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lunedì 31 ottobre 2011

IL 17 NOVEMBRE LAVORATORI DELLA SCUOLA E STUDENTI IN SCIOPERO E IN PIAZZA INSIEME


NO ALLA LETTERACCIA E AL DIKTAT FRANCO-TEDESCO
 
La “letteraccia” portata servilmente a Bruxelles dal governo Berlusconi, in ossequio alle imposizioni di Francia e Germania, è il proclama di un ulteriore massacro sociale. Essa contiene la piena libertà di licenziamento in tutti i settori lavorativi, pubblico impiego e scuola compresi; il trasferimento coatto da una Amministrazione all’altra di dipendenti pubblici, con l’introduzione anche nel lavoro pubblico della Cassa Integrazione; l’annullamento dei contratti nazionali e dei diritti del lavoro; il peggioramento ulteriore del sistema pensionistico; la cancellazione degli effetti dei referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare; la svendita del patrimonio naturale e artistico collettivo. Il centrosinistra di fatto non si oppone al disastroso progetto, a parte qualche flebile lamento sulla libertà assoluta di licenziare.
Per la scuola a tutto questo va aggiunto il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità fino al 2014, che stanno imponendo a docenti ed ATA condizioni di sottosalario intollerabili e la perdita di decine di migliaia di euro nell’arco dell’intera carriera; l’intenzione, già anticipata dalla ministra Gelmini nei giorni scorsi, di differenziare gli stipendi degli insegnanti e il finanziamento alle scuole sulla base dei risultati dei grotteschi quiz Invalsi, che nella primavera scorsa mostrarono davanti all’opinione pubblica la loro assoluta cialtroneria  didattica; un ulteriore massacro degli organici, che accentua l’intollerabilità di una scuola-miseria oramai incapace di rispondere alle richieste di istruzione di qualità per tutti/e; la vigliacca deportazione dei docenti “inidonei” per gravi motivi di salute dal loro lavoro a mansioni che non possono né devono svolgere; l’espulsione in massa dei precari.
 
C’E’ UN’ALTRA VIA DI USCITA DALLA CRISI, FACENDOLA PAGARE A CHI HA CONTINUATO AD ARRICCHIRSI ANCHE IN QUESTI ANNI.
 
Il 10% degli italiani/e possiede circa il 55% della ricchezza nazionale, con un patrimonio globale valutato intorno ai 5000 miliardi di euro. Basta una tassa patrimoniale di un 1% per recuperare 50 miliardi di euro l’anno. L’evasione fiscale è stimata tra i 300 e i 400 miliardi di euro annui. Con i mezzi a disposizione, se li si usa davvero, un taglio, fosse pure solo del 20%, metterebbe a disposizione circa 70 miliardi annui. La corruzione nelle strutture pubbliche, assaltate da un esercito di clientele, divora almeno 200 miliardi annui: impedendola anche qui almeno al 20%, otterremmo altri 40 miliardi di euro. Ponendo limiti alle “pensioni d’oro” si risparmierebbero decine di miliardi l’anno; e lo stesso avverrebbe con la cancellazione delle missioni di guerra e la drastica riduzione delle spese militari.
Con questi soli cinque provvedimenti ci sarebbero oltre 200 miliardi annui in più, non solo per aggiustare il bilancio pubblico senza stermini sociali, ma per avere salari e pensioni adeguate, investimenti importanti nella scuola e nella sanità pubblica, nei servizi sociali, nei beni comuni, nella tutela del patrimonio naturale ed artistico; si potrebbe porre fine alla precarietà lavorativa, garantendo l’occupazione stabile, un reddito minimo per tutti/e e il benessere sociale.
 
Il 17 è la giornata mondiale di lotta degli studenti ed in tutta Italia si svolgeranno manifestazioni di centinaia di migliaia di giovani delle scuole e dell’Università. E’ la migliore occasione per avere in piazza insieme lavoratori/trici e studenti in un fronte comune contro la “letteraccia” e il gravissimo scempio sociale che annuncia.

Il 17 NOVEMBRE CONVOCHIAMO, INSIEME ALLA CUB, LO SCIOPERO GENERALE DELL’INTERA GIORNATA DI TUTTO IL LAVORO DIPENDENTE E MANIFESTEREMO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA
 
COBAS  - Comitati di Base della Scuola

domenica 30 ottobre 2011

APPELLO ALL'UNITA' DELLE LOTTE


 
Non si può chiedere a un popolo di suicidarsi per non disturbare l'ordinato scorrere dell'economia, né a un governo di prestarsi a fare da killer a tempo indeterminato.
Nel gioco di specchi della finanza globale un popolo dalla grande storia, dalle modeste dimensioni, dalla modestissima economia, rompe col suo “esser contro” la trama del nuovo ordine in costruzione. Un popolo che da un anno e mezzo non ha cessato un momento di lottare e che, a un certo punto, obbliga il proprio governo a chiedere un'autorizzazione a proseguire sulla stessa strada.
 
Solo l’annuncio del referendum del primo ministro greco, George Papandreu, sul piano di salvataggio messo a punto dall'Unione europea, con il rischio che il progetto possa essere bocciato provocando il default dello Stato ellenico, manda al tappeto i listini europei. Francoforte cede il 3,88%, Parigi il 3,65%, Madrid il 3,56% e Londra il 2,36%. Ancora peggio fa Milano, Piazza Affari perde il 7%.
 
“Facciamo come in Grecia”, ora, non significa più “facciamo casino e basta”, come viene scritto sui giornali perbenisti di centrosinistra, ma assume il valore di un'indicazione politica praticabile, che rovescia i termini del dilemma “debito”. Ora si può e si deve tornare in piazza e dire “noi il debito non lo paghiamo”. Siamo tutti più forti, oggi. E il fatto che le borse se ne lamentino è la dimostrazione che siamo dal lato giusto della Storia.
 
Non siamo convinti che bastino gli incidenti di Piazza San Giovanni del 15 ottobre scorso a giustificare questo modo assurdo di atteggiarsi, tanto è vero che gli unici che continuano a parlarne tra loro in modo insistente sono i soggetti di movimento e se ne parla solo nelle assemblee.
Il tema della violenza è sparito dai media, dai salotti televisivi, dai giornali e sì che, si era visto sin dalle ore successive, era un tema che poteva tornare comodo per distogliere lo sguardo dalla sostanza vera della crisi economica.
Ci viene il dubbio che avvedutamente le centrali informative di questo paese abbiano capito che sarebbe opportuno dare altro spazio a quel tipo di reazione sociale applicando leggi selvaggiamente repressive ed eccezionali, soprattutto in una fase in cui la oppressione sociale dei ceti più deboli è già alta ed è destinata a raggiungere limiti molto pericolosi.
 
Bene, “loro” lo hanno capito che in un momento come questo la “macelleria sociale” che stanno preparando non può essere accompagnata anche da una feroce repressione poliziesca e da leggi speciali, ma anzi bisogna offrire un’ immagine rassicurante, come con il “poliziotto buono” e il “poliziotto cattivo”.
E allora ecco banchieri e industriali che chiedono di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di una “patrimoniale”, una volta cosa da comunisti (patrimoniale sì, ma assieme all’innalzamento dell’età pensionabile e alla riforma del mercato del lavoro), o esponenti dell’opposizione parlamentare che si affannano a rassicurare “se verremo chiamati, ci prenderemo le nostre responsabilità”.
“Loro” di violenza nelle piazze non ne parlano più, sono più interessati a recitare tutti le loro parti in commedia avendo lo stesso univoco scopo, colpire sempre dalla stessa parte, cioè noi
 
Ma NOI LO ABBIAMO CAPITO? Se lo avessimo capito il dibattito inconcludente su violenza sì - violenza no avrebbe attraversato solo per qualche giorno le nostre assemblee e non avrebbe dilaniato il movimento così come sta facendo, e a quest’ora avremmo ripreso il cammino unitario e popolare che pure la giornata del 15 ottobre aveva mostrato con forza e compattezza, staremmo a parlare di come e quali forme di lotta contro le imposizioni del governo, contro l’asservimento dei sindacati di regime, contro l’ipocrisia delle forze politiche che ci chiedono ora un voto per un’alternativa che in realtà dovrà continuare a soddisfare i desideri famelici della finanza e della speculazione internazionali.
E invece ci ritroviamo rinchiusi nei nostri “storici” orticelli, ognuno falsamente appagato della propria inconsistenza.
La situazione è talmente grave che non possiamo fare a meno di rinnovare un appello urgente non solo a ritrovare e ricostruire uno spirito unitario, ma anche e soprattutto a trovare modalità di reazione sociale a questo sfacelo che vadano ad incidere materialmente sui bisogni delle persone.
 
COBAS INPSAP

DOMANDE PER INSEGNARE/LAVORARE ALL'ESTERO PER DOCENTI ED ATA, SCADENZA 7 NOVEMBRE


scadono il 7 novembre le domande per iscriversi alle prove di lingua (inglese, francese, spagnolo e tedesco) per insegnare (docenti) e lavorare (ATA) nelle scuole ed università all'estero. 
Consultate il decreto interministeriale del 7/10/2011 prot. 4377.
Per isciversi alle varie tipologie  è necessario farlo esclusivamente online al sito del  ministero esteri , prima registratevi, poi  compilate il form nella sezione "vai alle domande". 
scaricate la "guida per la compilazione" è tutto piuttosto semplice, ma nel caso contattateci.

BOCCIAMO I QUIZ INVALSI. NO AL LORO INSERIMENTO NEL POF

Non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi (MARIASTELLA GELMINI, “La Repubblica” 9/10/2011)
Si erano affannati a dire che non era vero, ma ormai il progetto è dichiarato e chiaro a tutti: mentre si massacra la scuola pubblica -insieme alle pensioni, alla sanità, agli stipendi e ai diritti dei lavoratori- si cerca di far passare un modello meritocratico per il quale, se la tua scuola non ha soldi e il tuo stipendio è una miseria, la colpa è anche (anzi soprattutto) tua.
D’altra parte ciò era chiarissimo anche analizzando la manovra estiva, quando Tremonti, mentre tagliava ancora una volta le risorse alle scuole e bloccava contratti e stipendi continuando ad espellere i colleghi precari, trovava però il modo di aumentare le risorse per l’istituto INVALSI ponendolo sempre più al centro dei processi di ristrutturazione della scuola pubblica e cavallo di Troia per l’applicazione della legge Brunetta nella scuola pubblica, una sorta di riedizione, ancora peggiore, del concorsaccio di Berlinguer.
E un’altra, allarmante conferma ci viene dalla recentissima lettera di Berlusconi alla UE, laddove si afferma che tra le proprie azioni prioritarie il governo italiano assume il rafforzamento della valutazione delle scuole sulla base degli INVALSI, con finanziamenti differenziati a seconda del merito e già a partire dal prossimo anno, con azioni di “ristrutturazione” per quelle che andranno male (proprio sul fallimentare modello USA, che ha prodotto le charter school, al quale là si sta cercando di porre rimedio); vi si dice anche che si procederà all’aumento “dell’impegno didattico”, che si agirà sul “livello stipendiale” e che si introdurranno nuove forme di reclutamento (= la chiamata diretta dei presidi).
Stanno facendo pagare la crisi ai lavoratori e stanno distruggendo pezzo per pezzo i servizi pubblici, mentre salvano  e ingrassano quella finanza virtuale delle banche e banchieri che sono i primi responsabili del disastro delle nostre economie. Devono riscrivere un intero modello di società e hanno bisogno di abolire il concetto di “diritto”: alla scuola, alla salute alla vecchiaia. E’ lo stesso modello che si ripropone per i finanziamenti all’istruzione: si tagliano decine di migliaia di cattedre, si colpisce la didattica, si tagliano gli stipendi, ma si finanziano coloro che pretendono di  misurare i nostri risultati. Il “merito” per pochi al posto dei diritti di tutti.
NOI LA CRISI NON LA VOGLIAMO PAGARE e VOGLIAMO DIFENDERE LA SCUOLA BENE COMUNE.
Noi docenti abbiamo la possibilità di dare subito un segnale forte e concreto di contrapposizione netta riprendendo la mobilitazione contro i quiz INVALSI e votando contro l’introduzione delle prove nel POF, così come già sta accadendo in molte scuole italiane. I presidi nei collegi proveranno a ripetere il ritornello dell’obbligatorietà, ma ricordiamo a loro e ai colleghi che respingere le prove è un atto completamente legittimo così come anche confermato dalla Direttiva annuale del MIUR (n.88) e dalla la Nota n. 6830 (18.10.2011) che confermano che è il Collegio docenti a decidere. Il PAA, piano annuale delle attività  contiene delle attività obbligatorie (partecipazione a collegi, a consigli di classe, ecc.) per le quali non si percepisce nessun salario aggiuntivo, sono i nostri obblighi di lavoro previsti dal contratto nazionale; tutte le attività invece che vengono pagate in base alla contrattazione di istituto sono “aggiuntive”;  queste attività hanno due caratteristiche: 1) non sono obbligatorie 2) devono essere deliberate dalla scuola e inserite nel POF.
Dunque nei collegi chiediamo di votare contro i quiz INVALSI; è naturalmente più che legittimo respingere alcune parti del POF e approvarne altre. Se il governo vuole rendere obbligatori i quiz, faccia una legge, ma non si aspettino che siano i docenti italiani, massacrati negli stipendi e nei diritti, a legalizzarli.
Intanto il carrozzone INVALSI ha già dovuto rallentare dietro la mobilitazione dello scorso anno: la Gelmini aveva dichiarato che i quiz sarebbero stati introdotti agli esami di Stato (in sostituzione della terza prova), poi si era ridimensionata dicendo che per il 2012 si sarebbero svolti i quiz solo in alcune quinte campione; ma le quinte del 2012 possono stare tranquille: il MIUR svolgerà solo un’analisi a campione dei temi svolti; hanno avuto paura che l’opposizione ai quiz si rafforzasse con la presenza degli alunni e delle famiglie dell’ultimo anno delle superiori. Retromarcia anche nell’implementazione dei quiz per l’esame di terza media: tutto resta come prima e non ci sarà il quiz né per inglese né per scienze.
Il mondo della scuola sono anni che vive i quiz come un corpo estraneo alla didattica e sono anni che ne testa l’approssimazione e la scarsa scientificità; l’istituto INVALSI è un carrozzone che sbanda senza sosta: dopo i pastrocchi all’esame di terza media (risposte sbagliate, telefonate convulse alle scuole e raddoppio del lavoro per gli insegnanti), ecco l’incredibile vicenda del concorso a presidi, gestito da un baraccone privato il Formez: quiz sbagliati, approssimativi, oscuri, annullati, reinseriti); e noi dovremmo dare in mano a loro la valutazione dei nostri allievi, del nostro lavoro, delle nostre scuole?
Bocciate i quiz INVALSI oppure fate passare una mozione contro: ESEMPIO DI MOZIONE PER IL C.D.D.
Il Collegio Docenti dell’Istituto……………………………. riunito il ……………………………………., esprime un giudizio negativo sulle prove INVALSI,  in quanto le stesse non si presentano solamente come strumenti esterni di rilevazione degli apprendimenti, ma interferiscono nell’atto didattico-educativo e rappresentano uno strumento che, in vista delle rilevazioni,  modifica l’attività didattica e le sue metodologie proponendo una standardizzazione degli insegnamenti e mettendo in secondo piano le capacità di analisi, sintesi ed elaborazione critica degli allievi.  Pertanto le prove INVALSI non paiono coerenti con il piano educativo e didattico della nostra istituzione scolastica e dunque, in base ai poteri conferiti al Collegio Docenti dal Decreto Legislativo, n. 297/1994 e dall’art. 28  c.4 del CCNL
delibera
di non inserire nel piano annuale delle attività/nel POF relativo all’a.s. 2011/2012 le attività di somministrazione e correzione delle prove INVALSI.
Nel caso la mozione andasse in minoranza nel Collegio, fatela verbalizzare con i nominativi dei colleghi che la sostengono e motivate il vostro personale rifiuto come “opzione metodologica di gruppo minoritario” che, come recita l’art. 8 dpr 275, entra a far parte del POF. Nessuno poi vi potrà obbligare a somministrare e/o correggere le prove.

NO AI PRESIDI PADRONI, RIPRENDIAMOCI I COLLEGI DOCENTI, DIFENDIAMO LA LIBERTA’ D’INSEGNAMENTO E LA QUALITA’ DELLA DIDATTICA

GIU’ LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA BENE COMUNE
LA CRISI SIA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE

venerdì 28 ottobre 2011

l'INVALSI NELLA LETTERA DEL BERLUSCA ALL'EUROPA:SERVE ALLA GERARCHIZZAZIONE DI SCUOLE E DOCENTI...

l'accountability(responsabilità) delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo);si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.

Promozione e valorizzazione del capitale umano




SECONDO NO AI TEST INVALSI: L’I.I.S. GANDHI DI NARNI SCALO RIMANDA AL MITTENTE I QUIZ DELLA VERGONA


Mercoledì 26 ottobre anche l'I.I.S. Gandhi di Narni scalo ha votato  a grande maggioranza di non aderire ai quiz INVALSI. Dopo l'IISAG di Terni è la seconda scuola dell'Umbria che si unisce alle centinaia di scuole d'Italia che si sono rifiutate di aderire alla logica perversa dell' INVALSI che pretende di valutare con medesimi quiz la  "preparazione" di studenti che appartengono a diversi ordini di scuole, senza tener conto delle capacità di analisi, sintesi ed elaborazione critica.
Ciò che ha "indignato" gli insegnanti è stata la recente intervista della ministra Gelmini (quella che ha confuso i neutrini con un "neutreno" sotterraneo tra il Gran Sasso e la Svizzera) a la Repubblica in cui ha affermato che non ci sono i soldi per un aumento degli stipendi degli insegnanti (che infatti rimarranno congelati per 3 anni) ma che verrà istituito un "sistema premiale" basato sui risultati dei test INVALSI. I quiz Invalsi non hanno nessuno spessore didattico né scientifico, rischiano, limitando la libertà di insegnamento, di ridurre l’attività dei docenti a preparare gli studenti a rispondere a quiz a risposte chiuse, quello che negli USA, dove questo sistema è fallito 15 anni fa, si chiama teaching  to test. Significa che i pochi euro di aumento verranno dati solo agli insegnanti i cui alunni hanno avuto buone "performances" nei test, con buona pace delle differenze di partenza che dipendono dalla situazione sociale ed economica e dal tipo di ordine di studi: se i tuoi alunni non "azzeccano" i test (magari perché sono in una situazione di svantaggio socio-culturale), è colpa tua, quindi non ti meriti l'aumento (ma forse anche una penalizzazione....). Inoltre se gli stipendi sono collegati ad un quiz a premi si è visto che gli stessi docenti tendono a suggerire le risposte, annullando qualsiasi valore delle prove…
Rifiutare i test INVALSI si può, anzi si deve per insegnare a questo governo (ed al prossimo) che bisogna occuparsi seriamente della scuola destinandovi i fondi necessari ed anche per uno stipendio dignitoso degli insegnanti, in linea con il resto dell'Europa.

NON SONO OBBLIGATORI, SONO DANNOSI, SONO PERICOLOSI PER LA COMUNITA’ SCOLASTICA. BOCCIAMO I TEST INVALSI NEI COLLEGI DOCENTI!

mercoledì 26 ottobre 2011

NO AI QUIZ INVALSI. I DOCENTI DELL­'IISAG DI TERNI LI RISPEDISCONO AL MITTENTE

Lunedì 24 ottobre  il collegio docenti dell'IISAG, Istituto di Istruzione Superiore Artistico e per Geometri di Terni ha deliberato a larghissima maggioranza di non effettuare le prove INVALSI.  
Contro i quiz INVALSI, inconsistenti da un punto di vista didattico e vero cavallo di troia per differenziare il salario accessorio dei docenti nella scuola/azienda, dall’anno scorso si è sviluppato nella scuola pubblica italiana un vasto movimento di opposizione.
I Quiz INVALSI non sono obbligatori per docenti e scuole, evitiamo forme di collaborazionismo con il MIUR che da anni realizza tagli pesantissimi e tenta lo smantellamento della scuola pubblica, finanziando le scuole private e cercando di introdurre meccanismi premiali che rompano la collegialità dell’insegnamento verso un modello concorrenziale già fallito nei paesi anglosassoni che si cerca di introdurre, ormai a tempo scaduto, in Italia.
La delibera del collegio docenti dell’IISAG è la prima a Terni e nell’intera regione Umbria, i docenti hanno deciso di rifiutare di subordinare la didattica ai quiz.
Il primo di tanti no che anche in Umbria dovranno bocciare irrimediabilmente la ministra dei tunnel fantasma, che in tre anni ha tagliato, su mandato di Tremonti, alla scuola pubblica 8 miliardi di € e 150.000 posti di lavoro tra docenti ed ATA precari.
Un importante gesto in difesa della libertà di insegnamento e della scuola pubblica che i COBAS invitano a ripetere in tutte le scuole della provincia.

COBAS DELLA SCUOLA  Terni
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NO ALLA RIACCENSIONE DELL’INCENERITORE TERNI/ENA A MARATTA


NO ALLA RIACCENSIONE DELL’INCENERITORE
TERNI/ENA A MARATTA
La salute è un diritto, dobbiamo difenderlo!


Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, approvato dalla Regione Umbria e accettato da tutti i comuni dell’ATI4, prevede che il ciclo dei rifiuti abbia come ‘esito finale’ la discarica di Orvieto (proprietà ACEA Spa), e l’inceneritore TERNI/ENA a Maratta ( proprietà ACEA).

Cio’ significa che la conca ternana -di nuovo- sarà sottoposta a continue emissioni di sostanze nocive dovute alla combustione dei rifiuti (CDR) mettendo in serio pericolo la salute di chi vive e lavora nella zona circostante l’impianto, e con essi l’intera popolazione.

A Terni come nel resto del Paese, si continua ad assistere a chiusure di impianti di incenerimento perche’, nonostante sembra che nessuno sappia mai cosa viene bruciato, quando lo si scopre, puntualmente, non sono mai solo rifiuti urbani (comunque nocivi) ma anche rifiuti speciali e pericolosi. La storia dell’impianto di ASM di Via del suffragio insegna....
Impianti “di nuova generazione” propagandati come sicuri per la salute e l’ambiente, nel giro di pochi anni si riscoprono obsoleti e nocivi.

Crediamo sia giunto il momento di dire basta alla scellerata politica di gestione dei rifiuti.

Crediamo sia necessario avviare subito la raccolta differenziata porta a porta con relativo invio dei rifiuti ai consorzi del recupero. Con un’adeguata opera di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’effetto immediato che tale strategia otterrà, sarà una drastica riduzione di ciò che finisce in discarica. Esperienze già consolidate in comuni non molto differenti dal nostro ci mostrano come questo non sia un percorso impossibile, ma anche come non sia compatibile con la presenza di un inceneritore sul territorio. Per di più genera molti più posti di lavoro di quanto faccia un impianto, e sicuramente senza rischi per la salute di chi ci lavora.
Molti i motivi per rigettare la logica e la pratica dell’incenerimento; tante le forme e le proposte con cui ciascuno di noi può partecipare alla protesta.

Chi vive o lavora attorno all’inceneritore è tra i più colpiti dalle emissioni dell’inceneritore.
Non siamo indifferenti!

ASSEMBLEA PUBBLICA
Sabato 29 ottobre 2011 ore 17,00
Parrocchia Immacolata Concezione, di fronte alla Polymer
Interverrà il Dott. Vantaggi, medico specializzato in nano particelle
COMITATO NO INCENERITORI-Terni
facebook “no inceneritori tr”

Cicl.in prop. Via del Lanificio 19/a