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venerdì 29 ottobre 2021

VOI G20, NOI IL FUTURO SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

 VOI G20, NOI IL FUTURO

SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

DA TERNI APPUNTAMENTO ORE 12,30 STAZIONE FS

Il 30 e 31 ottobre si riuniranno a Roma i governi del G20, ossia dei 20 Paesi che rappresentano i due terzi del commercio planetario, l’80% del PIL mondiale ma anche il 75% delle emissioni di gas serra globali. In quella sede i rappresentanti di soli 20 Paesi continueranno a decidere le sorti dell’intero pianeta, silenziando le richieste della società civile, sempre esclusa dalle discussioni e dalle decisioni.

Noi saremo in piazza all’interno di una grande coalizione di lavoratori/trici, studenti, giovani, ambientalisti, organizzazioni femministe, antirazziste, antifasciste, pacifiste, per la giustizia economica, sociale, ambientale, climatica, per la dignità delle persone e del lavoro, per costruire un futuro – quell’altro mondo possibile e necessario per cui ci siamo battuti, e ci battiamo, fin da Genova e Porto Alegre 2001 con il movimento altermondialista – libero da guerre, muri, razzismi, dittature e fascismi.

In particolare come COBAS ci rivolgeremo ai capi di governo e di Stato europei per ricordare loro, come abbiamo fatto nell’assai positivo sciopero generale dell’11 ottobre scorso insieme a tutto il sindacalismo conflittuale, che nel corso della pandemia l’Unione Europea con il Recovery Fund ha sì avviato una politica economica incentrata sulla spesa pubblica in deficit, in controtendenza rispetto alla fase dell’”austerità”, ma che il PNRR  italiano e degli altri paesi europei non costituisce affatto una svolta nell’uso pubblico e sociale dell’ingente massa di denaro a disposizione: anzi, prospetta una lunga serie di regalie ai settori più forti, economici e politici, della nostra società e delle altre europee.

 Noi, come già tramite lo sciopero generale citato, lottiamo – e lo ricorderemo in piazza il 30 ottobre ai signori del G20 – per una radicale inversione di tendenza, rivendicando l’utilizzo di tale rilevante massa monetaria per la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario; per garantire a tutti/e un lavoro dignitoso, con il contratto a tempo indeterminato come regola generale; per l’innalzamento dei salari reali e un salario minimo europeo; per la parità salariale per le donne; per un reddito universale, esteso anche alle/ai migranti; per una netta inversione di tendenza rispetto ai disastri ecologici e al cambiamento climatico; per massicci investimenti nella scuola e nella sanità pubbliche, contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione della sanità; per la sospensione dei brevetti e l’esportazione dei vaccini e della tecnologia per produrli in loco per la lotta alla pandemia.

Per dire tutto questo ai signori del G20, e in particolare ai rappresentanti dei governi europei e del governo Draghi nello specifico, saremo in piazza sabato 30 alle ore 15 a Porta San Paolo/Piramide per un corteo che raggiungerà Bocca della Verità, in un blocco unitario di tutto il sindacalismo di base e conflittuale, di nuovo insieme dopo il successo dello sciopero generale dell’11 ottobre e come ulteriore passaggio di un percorso che avrà altre tappe rilevanti nei mesi di novembre e dicembre durante la discussione e le decisioni alle Camere sulla manovra finanziaria e sull’uso delle risorse del PNRR.

mercoledì 13 ottobre 2021

PRIVATIZZARE IL SERVIZIO PUBBLICO, DEQUALIFICARE I SERVIZI E SFRUTTARE I LAVORATORI: ECCO LA POLITICA DEL COMUNE DI TERNI SU ASILI E SCUOLE D’INFANZIA.

 PRIVATIZZARE IL SERVIZIO PUBBLICO, DEQUALIFICARE I SERVIZI E SFRUTTARE I LAVORATORI: ECCO LA POLITICA DEL COMUNE DI TERNI SU ASILI E SCUOLE D’INFANZIA.

Il 6 ottobre è uscita la determina 2796 a firma della dirigente del welfare Donatella Accardo
che esprime la politica del Comune di Terni e nello specifico dell’assessore alla scuola Cinzia Fabrizi su “estensione del’appalto di somministrazione di lavoro temporaneo aggiudicato alla ditta Randstad Italia spa

Si tratta di un’inaccettabile dequalificazione dei servizi e un attacco alle lavoratrici degli asili nido e delle scuole per l’infanzia, che invece di accedere alle supplenze brevi da graduatorie dell’ente pubblico subiranno l’intermediazione dell’agenzia interinale Randstad Italia spa con relativa decurtazione degli stipendi.

Si tratta di una intollerabile scelta ideologica iperliberista verso la privatizzazione del personale e dei servizi, assolutamente non necessaria in quanto da una parte -con un inganno semantico- il Comune cerca si giustificare l’atto con la difficoltà a trovare nelle graduatorie la disponibilità per supplenze brevi, dall’altra si legge nella delibera che l’ agenzia interinale Randstad Italia spa dovrà prioritariamente attingere ai lavoratori tramite le graduatorie comunali stesse!

Se le graduatorie comunali sono esaurite il Comune di Terni dovrebbe riaprile per poter permettere l’accesso a personale e educatrici qualificate e garantire loro condizioni di lavoro previste dal rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, non con privati.

Ci chiediamo infatti quale lavoratore o lavoratrice preferirebbe lavorare e essere assunto da un’agenzia interinale invece che dall’ente pubblico? Sicuramente nessuno, ma la nefasta scelta del Comune è ispirata ad un’ideologia privatistica che attacca il diritto al lavoro, il principio delle graduatorie, la loro trasparenza e il loro scorrimento, il fatto che se le chiamate avvengono tramite pubbliche graduatorie si acquisisce la supplenza e il lavoro in base a titoli e servizi e senza clientelismi o favoritismi vengono chiamati gli “aventi diritto”, mentre con l’intermediazione di agenzie interinali questo importante principio giuslavorista viene meno.

Con questa scelta grave e sconsiderata il Comune di Terni sembra dimostrare che non è nelle sue priorità la qualifica del personale e la trasparenza degli atti amministrativi, la qualità del personale, le garanzie e le tutele e anche la giusta retribuzione per quest’ultimo.

E’ inaccettabile la scelta e la volontà politica espressa dall’assessore Fabrizi, che è anche dirigente di una scuola pubblica, di smantellare un sistema pubblico trasparente per proporre modelli privatistici falliti e fallimentari.

Riteniamo grave che la delibera sia legittimata anche tramite le “richieste sindacali manifestate in occasione dei numerosi incontri” perché i sindacati, a meno che non siano gialli o padronali, devono tutelare il servizio pubblico e i diritti lavoratori e non cooperare a smantellare il servizio e le graduatorie pubbliche aprendo le scuole dell’infanzia e gli asili comunali al lavoro interinale

Chiediamo al Comune di Terni di sospendere la privatizzazione del personale e di riaprire le graduatorie.

Invitiamo le lavoratrici e le famiglie alla protesta contro la dequalificazione delle condizioni di lavoro e quindi del servizio e informiamo che I COBAS offrono tutela legale per ricorrere contro questa scelta inaccettabile.


ESECUTIVO PROVINCIALE COBAS SCUOLA TERNI

martedì 12 ottobre 2021

NO OBBLIGO GREEN PASS- QUATTRO MEMBRI DELL’E. N. DEI COBAS SCUOLA SI FANNO SOSPENDERE PER GARANTIRE IL DIRITTO COSTITUZIONALE AL LAVORO

 NO AL GREEN PASS A SCUOLA - SI ALLA VACCINAZIONE VOLONTARIA

SÌ ALLA SICUREZZA ATTRAVERSO TEST GRATUITI PER I NON VACCINATI E PRESIDI SANITARI NELLE SCUOLE PER VALUTARE L’ANDAMENTO DELLA PANDEMIA E TUTELARE LA SALUTE DI LAVORATORI E STUDENTI

La regolamentazione dell'apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all' istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13).

Durante la pandemia, i Cobas Scuola si sono battuti perché le scuole fossero le ultime attività a chiudere, chiedendo interventi concreti per garantire ambienti sicuri.


All’apertura di questo nuovo anno scolastico ci ritroviamo nelle stesse pessime condizioni precedenti:

  • Personale (Docente e ATA) in numero insufficiente

  • Presenza diffusa delle classi pollaio

  • Nessun intervento significativo sull’edilizia scolastica

  • Mancato rispetto della distanza di un metro fra gli alunni, grazie alla possibilità di deroga quando le classi sono numerose e/o le aule piccole

  • Trasporti in condizioni disastrose

In queste condizioni, il ricorso a test gratuiti (salivari) per i non vaccinati, il rispetto del distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi (gel, mascherine, sanificatori dell’aria) possono garantire una situazione di sicurezza, senza imporre obblighi, come quello del green pass, che rompono delicati equilibri costituzionali

I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale, anche se non l’unico, per combattere la pandemia. Al tempo stesso, però, ritengono assolutamente inaccettabile il surrettizio obbligo vaccinale che è stato introdotto, col cosiddetto Green Pass (d.l. 111/2021), per una categoria, il personale scolastico, che volontariamente - parliamo di circa il 90% dei lavoratori - ha scelto di ricorrere al vaccino.

4 componenti dell’Esecutivo Nazionale dei Cobas Scuola si faranno pertanto sospendere, per ricorrere davanti al Giudice del lavoro e sollevare la questione di costituzionalità, con particolare riferimento alla sanzione della sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio dopo 5 giorni di assenza “ingiustificata”, che viola pesantemente il diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione, previsti dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Per sottolineare il carattere politico del ricorso, teso a garantire il diritto al lavoro (una rivendicazione che accomuna sia i vaccinati che i non vaccinati) 2 dei 4 membri dell’ EN hanno già deciso che, dopo la sospensione e l’avvio del ricorso, si sottoporranno a vaccinazione.

Attraverso queste sospensioni e la prosecuzione delle mobilitazioni in difesa della sicurezza nella scuola pubblica statale, i Cobas Scuola ribadiscono il loro impegno perché la scuola torni ad essere luogo di formazione del pensiero critico e perché le ingenti risorse del Recovery Plan vengano utilizzate diversamente da come sta avvenendo, invertendo quella logica

SCIOPERO GENERALE 11 OTTOBRE: Centinaia di migliaia di lavoratori/trici in sciopero e decine di migliaia in piazza in 30 città

 
Davvero una giornata di grande soddisfazione per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori/trici che hanno scioperato, e in particolare per le decine di migliaia di essi/e che hanno manifestato in almeno 30 città: l'unità dei COBAS e di tutto il sindacalismo di base e conflittuale ha pagato, convincendo a mobilitarsi lavoratori/trici non appartenenti a nessuna organizzazione ma attratti da questa positiva unità. E la stessa attrazione abbiamo esercitato verso settori studenteschi e giovanili, a partire dall'ambientalismo e dal climatismo. Particolarmente rilevanti i numeri delle manifestazioni di Roma e Firenze (circa 10 mila presenze in entrambe le città) ma anche quelle di Torino, Napoli, Bologna e Milano con 5 mila manifestanti, seguite da Palermo, Catania, Trieste, Cagliari, Padova e tante altre. In tutte le piazze e nei cortei si è levata la protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Draghi e sul tentativo di far credere che la vaccinazione di massa, pur utile e necessaria (ma senza imporla di fatto come obbligatoria per tutti/e), sia sufficiente a far sparire la pandemia se tale importante intervento vaccinale non è accompagnato dai provvedimenti che come COBAS e sindacalismo conflittuale rivendichiamo fin dall'inizio della pandemia. Soprattutto su questo si sono addensate le proteste, su quanto non è stato fatto in primo luogo nei tre settori chiave della vita associata: la scuola, la sanità e i trasporti. Per la scuola nessuna delle richieste che avanziamo da più di un anno e mezzo é stata accolta: nè la riduzione del numero di alunni/e per classe, nè l'aumento delle aule, nè la stabilizzazione dei precari docenti ed Ata per garantire più personale per più classi, nè gli indispensabili presidi sanitari nelle scuole. La stessa inadempienza ha colpito la Sanità il cui personale non è affatto aumentato, così come non è cresciuta quella medicina territoriale che può garantire una medicalità che non debba finire per intasare gli ospedali, se non nelle forme davvero gravi della pandemia. E altrettanto clamorosa l'assenza degli interventi nei trasporti urbani, il cui parco vetture avrebbe dovuto essere significativamente aumentato per evitare le carrozze-"bestiame" con centinaia di persone ammassate a massimo rischio contagio: processo che andava accompagnato dalla piena ripubblicizzazione del trasporto. Ma le manifestazioni hanno espresso anche la più ferma ostilità allo sblocco dei licenziamenti, richiedendo anzi la salvaguardia dei tanti lavoratori minacciati (come nel caso Alitalia, GKN, Ilva, Stellantis e altri) di pagare le colpe di gestioni sciagurate, che hanno dilapidato cifre enormi di denaro pubblico. Si è poi ricordato come i salari del lavoro dipendente siano fermi a venti anni fa, tra i più bassi d'Europa e con un tasso di precarietà sempre crescente e insopportabile. Oltre a vari altri temi, presenti nella piattaforma dello sciopero, abbiamo espresso la nostra indignazione per l'ignobile assalto alla sede della Cgil (alla quale è stata rinnovata la piena solidarietà), evento senza precedenti nella storia repubblicana, da parte di gruppi fascisti ben noti e che però hanno potuto utilizzare almeno la tolleranza di migliaia di manifestanti che volevano protestare contro vaccini e Green pass ma che non hanno saputo scindere le loro rivendicazioni da una gestione violenta di fascisti che hanno contato anche sul comportamento inqualificabile delle "forze dell'ordine" che li hanno lasciati agire indisturbati malgrado i loro intendimenti fossero chiari assai prima dell'assalto.

Infine, in particolare nella manifestazione romana, ci si è dati come prossimo impegno unitario l'organizzazione, insieme a tutte le altre forze disponibili, di una manifestazione a carattere nazionale in occasione del summit del G20 del 30 ottobre prossimo.