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sabato 10 agosto 2013

la crisi è l'alibi perfetto per continuare a tagliare salari e diritti....

Letta, Monti, Berlusconi ecc. uniti nei tagli... bloccati per un altro anno e mezzo, sino al 31 dicembre 2014, i "meccanismi di adeguamento retributivo, classi e scatti di stipendio, le progressioni di carriera comunque denominate del personale contrattualizzato e di quello in regime di diritto pubblico."
La crisi è un'ottima copertura per tagliare diritti e salari....


La decisione è stata presa - un po' a sorpresa - dal Consiglio dei Ministri dell'8 agosto.
Per scuola e pubblico impiego la riunione del Consiglio dei Ministri dell’8 agosto è andata molto peggio di ogni previsione.
Fino a un paio di giorni addietro pareva che tutto fosse pronto per una rapida approvazione del cosiddetto “decreto D’Alia” che avrebbe dovuto dare una risposta ai problemi del precariato, dei “Quota 96” e dei docenti inidonei.
Poi nella serata del 7 agosto è arrivata la doccia fredda: nell’ordine del giorno della riunione del Governo non era previsto l’esame del provvedimento.
Ma la vera gelata è arrivata poche ore fa quanto è stato reso noto il comunicato integrale dell’intera seduta.
“Il Consiglio - si legge nel sito del Governo - ha approvato in esame definitivo, a seguito del parere espresso dalle Commissioni parlamentari e dal Consiglio di Stato, un regolamento che proroga il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti”. Insomma, non solo non ci sono misure a favore della scuola ma c’è addirittura un provvedimento che peggiora ulteriormente la situazione.
Il regolamento prevede non solo il blocco di ogni forma di adeguamento retributivo, classi, scatti di stipendio e progressioni di carriera comunque denominate, ma anche una ulteriore riduzione dell’ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale (per la scuola si tratta del fondo di istituto).
Stando alle ultime indiscrezioni pare che sul “decreto D’Alia” sia intervenuto persino il Quirinale per segnalare che il decreto stesso suscitava non poche perplessità. Per quanto si era potuto capire, infatti, il provvedimento conteneva norme piuttosto eterogenee e non per tutte si giustificava l’urgenza. D’altronde è un po’ difficile giustificare l’urgenza di disposizioni che in questo stesso momento sono all’esame del Parlamento.
Sta di fatto che di tutto questo si riparlerà, nella migliore delle ipotesi, fra una decina di giorni e non prima.
E con quali esiti è davvero difficile prevedere.

Comunicato stampa del Governo - Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta dell’8 agosto haapprovato un regolamento che proroga il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti sino al 31 dicembre 2014Blocco stipendio e fermo al Decreto D'Alia. Ieri giornata nera per la scuola, le prime reazioni dei sindacati
Il Consiglio ha approvato in esame definitivo, a seguito del parere espresso dalle Commissioni parlamentari e dal Consiglio di Stato, un regolamento che proroga il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti. L’adozione del regolamento si rende necessaria per la particolare contingenza economico-finanziaria, che richiede interventi non limitati al solo 2013, i cui effetti sono stati già scontati sui saldi di finanza pubblica.
Sussistono infatti condizioni di eccezionalità tali da giustificare la proroga al 31 dicembre del 2014 di una serie di misure in materia di pubblico impiego, comunque con un orizzonte temporale limitato, come richiesto nei pareri delle Commissioni parlamentari che hanno espresso parere favorevole sul provvedimento. In particolare vengono prorogati:
  • il blocco dei trattamenti economici individuali;
  • la riduzione delle indennità corrisposte ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri e l’individuazione del limite massimo per i trattamenti economici complessivi spettanti ai titolari di incarichi dirigenziali;
  • il limite massimo e la riduzione dell’ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale;
  • i blocchi riguardanti meccanismi di adeguamento retributivo, classi e scatti di stipendio, le progressioni di carriera comunque denominate del personale contrattualizzato e di quello in regime di diritto pubblico.

giovedì 8 agosto 2013

Rinviato il libro digitale

L'ennesima bufala di Monti & co... altro che scuola digitale o 2.0


Quello che è certo è che ci sarà un rinvio. Il ministro dell'istruzione Maria Chiara Carrozza, in un incontro con gli editori, ha annunciato di voler rinviare l'adozione dei libri di testo digitali, fissata dal suo predecessore Francesco Profumo per settembre 2014, causa difficoltà tecniche.  Il provvedimento di Profumo sull'obbligo di adottare testi scolastici digitali entro un anno va rivisto, perché nel contesto scolastico italiano «in non pochi casi non si ha neppure il collegamento internet necessario». 
 Il che significa, spiegano le ricerche internazionali, realizzare nuovi ambienti di apprendimento attraverso l'uso dell'Ict, di linguaggi multimediali e contenuti digitali. Dove gli ebook scolastici siano libri digitali veri, non applicazioni pdf di sola lettura o cd/dvd allegati al libro di carta. Una strada in salita. L'evoluzione tecnologica scolastica italiana, ricorda l'Ocse, è una delle più lente d'Europa: in Inghilterra, ad esempio, l'80% delle classi è digitalizzato. «L'aspetto più problematico», aggiunge Gianni Nicolì, responsabile scuola dell'AGe, associazione nazionale genitori, «è la capacità di uso efficace degli strumenti digitali nella didattica da parte dei docenti, oltre al limite delle risorse. Questi sistemi costano, invecchiano in fretta e hanno bisogno di manutenzione qualificata».

Sul sostegno assunzioni al 100%

Nel decreto spuntano anche altre graduatorie a esaurimento, quelle dei conservatori

In tre anni, copertura totale dei posti attivati nel 2006 

Aumento del 40% circa dell'organico dei docenti di sostegno; via libera all'assunzione dei vincitori del concorso per ispettore; trasformazione ad esaurimento delle graduatorie dei precari dei conservatori e delle accademie; sblocco dei fondi per i conservatori privati e per la formazione sulle tecnologie informatiche nelle scuole.
Sono queste alcune delle novità più importanti contenute in una bozza di decreto legge che sarà posto in discussione nella prossima riunione del consiglio dei ministri. Il decreto, per quanto riguarda la parte scuola, mette in pratica in larga misura quanto annunciato in audizione in parlamento dal ministro dell'istruzione, MariaChiara Carrozza.
Più posti di sostegno in 3 anni
La dotazione organica di diritto relativa ai docenti di sostegno sarà progressivamente rideterminata, nel triennio 2013/2015, fino al raggiungimento, nell'anno scolastico 2015/2016, di una consistenza organica pari al 100% del numero dei posti complessivamente attivati nell'anno scolastico 2006/2007. É previsto, dunque, un aumento complessivo di circa il 40% rispetto al limite complessivo attualmente in vigore, che prevede una consistenza massima dell'organico pari al 70% dei posti attivati nel 2006/2007. In ogni caso, eventuali nuove assunzioni dovranno passare al vaglio del regime autorizzatorio previsto dall'articolo 30, comma 3-bis della legge 449/1997. Che prevede l'adozione di un decreto del presidente del consiglio dei ministri che determini il numero dei dipendenti da assumere tenendo conto delle esigenze di bilancio.
Valutazione, dentro 59 nuovi ispettori
Il provvedimento dispone anche l'assunzione dei vincitori del concorso per dirigenti tecnici (gli ispettori). Il bando metteva a concorso 145 posti, a fronte di circa 220 posti liberi ( l'organico è di 335 posti). I candidati che avevano sostenuto la prova scritta sono stati circa 2700. Di questi, solo 79 sono stati ammessi agli orali e i vincitori sono risultati appena 59 (si veda il decreto dirigenziale 17 aprile 2013). Il ministero dell'istruzione, dunque, pochi giorni fa si è visto costretto a rinnovare molti contratti a tempo determinato, a suo tempo stipulati con esperti esterni tramite il meccanismo della cooptazione, per fare fronte alle necessità.
Assunzioni e finanziamenti nei conservatori
La bozza di decreto prevede, inoltre, la trasformazione a esaurimento ( in analogia con quanto avvenuto con le graduatorie permanenti della scuola) delle graduatorie nazionali dei precari che aspirano ad insegnare nei conservatori e nelle accademie. Graduatorie che sono state istituite dall'articolo 2-bis del decreto legge 97/2004. Le assunzioni a tempo indeterminato e determinato saranno disposte tramite lo scorrimento dei nuovi elenchi ad esaurimento. Fermo restando il criterio dell'alternanza previsto dall'articolo 270 del testo unico (metà tramite concorso e l'altra metà scorrendo la graduatoria permanente) e la priorità da dare alle assunzioni da disporre applicando tale ultima norma. L'ipotesi di decreto prevede anche che i contratti a tempo determinato in essere nell'anno accademico 2012/2013 stipulati con il personale docente delle istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) che abbiano maturato almeno 3 anni accademici in incarichi di insegnamento, potranno essere rinnovati per il solo anno accademico 2013/2014 per la copertura dei posti che risultano disponibili. In subordine alle nomine disposte tramite lo scorrimento delle graduatorie nazionali. La bozza di provvedimento prevede anche la possibilità di assumere con contratto a tempo indeterminato il personale che abbia superato un concorso pubblico per l'accesso all'area «Elevata professionalità» o alla terza area di cui all'allegato a del contratto 4 agosto 2010. Salvi anche i finanziamenti per i conservatori privati per i quali il governo ha stanziato 3 milioni di euro che saranno distribuiti secondo il numero degli alunni iscritti.
10 milioni per la formazione
Infine, per l'anno 2014 sarà autorizzata la spesa di euro 10 milioni per la formazione del personale scolastico con particolare riferimento ai temi della digitalizzazione e dell'innovazione tecnologica. Un piccolos egnale, visto che la scuola conta circa 700 dipendenti in pianta stabile.

Dimensionamento alla svolta

Nessun automatismo, decideranno regioni e miur insieme
Tra le norme urgenti in materia di istruzione che il governo Letta vorrebbe varare non poteva mancarne una sul dimensionamento della rete scolastica, materia divenuta competenza regionale dopo la riforma del 2001 del titolo quinto della Costituzione, governo Amato, con la Consulta che ha via via annullato provvedimenti legislativi tutte le volte che parlamento e governi sono usciti dai loro limiti istituzionali. La Corte, la maggior parte delle volte che le regioni le si sono rivolte per contestare provvedimenti legislativi troppo invasivi, ha dato loro ragione con decisioni che, pur non annullando sempre le norme contestate, hanno però sempre inteso salvaguardare l'autonomia di tali enti territoriali, le loro specificità, le loro prerogative costituzionali. Come l'ultima decisione, la n. 215 del 18 luglio scorso, che l'alta corte ha preso su ricorso della regione Friuli Venezia Giulia, dichiarando inapplicabile la norma del decreto legge n. 95 del 2012, governo Monti, che al momento di ordinare la ristrutturazione della rete scolastica aveva operato un'irragionevole discriminazione tra minoranze linguistiche. E così per evitare ulteriori decisioni sfavorevoli e rimediare continue brutte figure sotto il profilo istituzionale e dei rapporti con le regioni, dal prossimo anno scolastico, è il proposito del governo e di Maria Chiara Carrozza, ministro dell'istruzione, non si definiranno più criteri per l'individuazione delle istituzioni scolastiche ed educative sede di dirigenza scolastica e di direttore dei servizi generali e amministrativi senza il preventivo accordo con regioni, città e autonomie locali, che i dicasteri di viale Trastevere e di via XX settembre dovranno adottare in sede di conferenza unificata. Sono quindi archiviati gli interventi legislativi sul dimensionamento dei due governi Berlusconi e Monti, i cui effetti vengono circoscritti e limitati al corrente anno scolastico. Le misure urgenti del ministero in carica, infatti, tuttora in fase di predisposizione, stabiliscono che cessa con l'anno scolastico 2012/2013 la disposizione sul numero minimo di alunni per l'assegnazione di dirigenti scolastici e direttori amministrativi. La cessazione è introdotta con l'articolo 21 del provvedimento, a parziale modifica della disposizione con la quale il governo Berlusconi aveva individuato tale numero minimo: 500 alunni, ridotto fino a 300 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche (art. 19, commi 5 e 5-bis, del decreto legge n. 98 del 2011). Numero minimo che il governo Monti aveva elevato, rispettivamente, a 600 e 400 (legge di stabilità n. 183 del 2012). Ora vedremo quel che si deciderà per il prossimo anno, a decorrere dal quale si vuole voltare pagina. Per ottenere lo scopo, il provvedimento del governo Letta aggiunge al decreto legge Berlusconi-Monti un ulteriore comma, il 5-ter, dichiarando che dall'anno prossimo i dimensionamenti si faranno con il concorso delle autonomie locali, pur nelle rispetto degli obiettivi finanziari che con la legge di stabilità del 2012 si intendevano perseguire. La spesa dovrà restare invariata ma almeno le regioni avranno voce in capitolo per decidere le sorti delle istituzioni scolastiche che accolgono gli alunni dei loro territori.

Assegnazioni, salta il divieto per chi ha figli fino a 8 anni


Il divieto di accesso alle assegnazioni provvisorie interprovinciali, previsto dal decreto legge 70/2011, non si applica ai genitori di bambini fino ad 8 anni di età. Il chiarimento viene dalla direzione generale del personale il 25 luglio scorso (Prot. n. A00DGPER 7712). E consiste in una deroga all'inamovibilità per 5 anni prevista dal decreto sviluppo del 2011. Una preclusione contenuta nel comma 21, dell'articolo 9, il quale «riguarda i docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato a decorrere dall'anno scolastico 2011/2012» si legge nella relazione illustrativa presentata al Parlamento all'atto della discussione del provvedimento «prevedendo che la possibilità di chiedere il trasferimento, l'assegnazione provvisoria o l'utilizzazione in una provincia diversa da quella di cui sono titolari inizia dopo cinque anni di effettivo servizio». Tale divieto è stato recepito nell'articolo 2, comma 2, del contratto sui trasferimenti e i passaggi di ruolo. Fatte salve le precedenze. Che tutelano i disabili, gli assistenti dei disabili e altre categorie di personale che versino in determinate situazioni di stato. E si applica anche alle utilizzazioni e le assegnazioni. Idem per le eccezioni in favore dei titolari di precedenza. Nel contratto sulla mobilità annuale, però, che c'è una precedenza aggiuntiva che attribuisce una priorità al genitore se il bambino non ha più di tre anni. E che, per gli stessi motivi, consente la mobilità interprovinciale ai genitori di bambini piccoli o, comunque fino ad 8 anni di età. Tale ultima deroga vale per le lavoratrici madri o, in alternativa i lavoratori padri anche adottivi o affidatari, assunti con decorrenza giuridica 1° settembre 2011, che hanno figli di età superiore a tre anni e fino ad otto. Il tenore letterale della clausola negoziale aveva indotto alcuni funzionari degli uffici periferici ad escludere che la deroga si applicasse anche agli immessi in ruolo negli anni successivi al 2011. E dunque, l'amministrazione centrale ha ritenuto di interpretare tale agevolazione in modo estensivo.

martedì 6 agosto 2013

Ultimo comunicato del Nuovo Comitato Articolo 33


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Per oltre due anni ci siamo battuti per riuscire a dare ai bolognesi e alle bolognesi la possibilità di esprimersi su un tema molto importanteil diritto all’istruzione e la destinazione dei fondi comunali per la scuola.
In tutto questo tempo abbiamo costruito un percorso di partecipazione che ha visto coinvolte tantissime personee che a Bologna e in Italia ha riacceso il dibattito intorno al tema della scuola pubblica, per troppo tempo trascurato e considerato secondario.
Nel corso della campagna referendaria il dibattito cittadino è stato animato da articoli sui giornali locali e nazionali, trasmissioni televisive e radiofoniche, incontri nei quartieri, nelle parrocchie, manifestazioni di piazza.
L’impresa referendaria che abbiamo realizzato è un meraviglioso esempio di azione partecipata e di democrazia dal basso che chiama in causa i vertici della politica cittadinaCome tale resterà nella memoria di chi vi ha preso parte e di chi ha dovuto subirla.
Il 26 maggio scorso 86mila bolognesi hanno inteso esprimersi sul tema in questione e sono andati a votareCon il 59%, la maggioranza ha affermato che il diritto all’istruzione dei bambini e delle bambine sarebbe meglio garantito se i fondi comunali attualmente stanziati per le scuole paritarie private venissero invece investiti nelle scuole comunali e statali.
Il risultato delle urne è chiaro, proprio come lo erano il quesito che interpellava la cittadinanza e le rispettive posizioni in campo.
L’obiettivo che ci eravamo prefissi dunque è stato raggiuntoQuesta è l’ultima comunicazione del Nuovo Comitato Articolo 33 e la facciamo da qui, dalla Piazza che ci ha visti tante volte organizzare iniziative e che, ancora nelle 72 ore precedenti alla seduta del Consiglio di lunedì scorsoci ha visti alternarci davanti all’ingresso del Comune nella veste di statue viventi, con una sola semplice richiestarispetto per il referendum.
Perché quello del 26 maggio è stato un referendum consultivo, che non vincola l’amministrazione e il Consiglio comunale, ma senza dubbio chiama in causa il rapporto politico tra gli eletti e il popolo bologneseLa cittadinanza si è espressa, ora tocca alla politica scegliere se ascoltarla oppure fare orecchio da mercanteLa responsabilità di tale scelta appartiene a ciascun gruppo consigliare e alla coscienza di ciascun consigliere.
Da parte nostra, ci limitiamo a constatare che sulle politiche per l’istruzione, Bologna è oggi governata da una maggioranza PD-PdLun segno che prefigura scenari da larghe intese, come già avviene a livello nazionale.
Se dal dibattito in Consiglio comunale risulterà che la classe politica bolognese non è disposta a recepire né in toto né in parte l’espressione dei cittadini e delle cittadine, e se davanti a tale presa d’atto non vi sarà alcuna conseguenza politica, allora l’ultima richiesta del Nuovo Comitato Articolo 33 è che l’intero Consiglio, maggioranza e opposizione, voti per la cancellazione dello strumento del referendum consultivo dallo statuto comunale di Bologna.
Mantenere uno strumento formale di consultazione della cittadinanza e poi ignorare ciò che emerge dall’esercizio di tale strumento democratico è un atto di ipocrisia istituzionale, oltreché uno spreco di risorse pubblicheSi abbia il coraggio della coerenza e si agisca conformemente.
Il Nuovo Comitato Articolo 33 si ferma qui, riservandosi soltanto di verificare la legittimità degli atti emanati dal Consiglio e la loro conformità al regolamento comunale e alla CostituzioneNon si ferma invece la lotta per la scuola pubblica bolognese e italianaTanto meno si cancellerà dalla memoria dei bolognesi la considerazione per il loro pronunciamento di cui il ceto politico avrà dato provaPotete stare certi che, comunque vada, noi non perderemo occasione di ricordarglielo.
Bologna non dimentica.
Grazie a tutti e tutte coloro che hanno condiviso il nostro cammino e questa straordinaria esperienza politica.
Arrivederci nelle lotte.
Nuovo Comitato Articolo 33, Bologna, 29 luglio 2013.

giovedì 1 agosto 2013

PAS (EX TFA SPECIALI) IN GAZZETTA UFFICIALE: DOMANDE ON LINE ENTRO IL 29 AGOSTO

L’atteso testo è contenuto all’interno della 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n. 60 del 30/7/2013 e conferma in toto quanto preannunciato con alcuni giorni d’anticipo. Sul n. 24 della rivista “La Tecnica della Scuola”, fruibile anche on line, è possibile consultare una accurata guida utile per conoscere i titoli necessari per l’accesso ai corsi abilitanti e le indicazioni per una corretta compilazione della domanda da presentare. Nella stessa rivista troverete, inoltre, il sempre utile calendario scolastico regionale, un focus sugli organici del prossimo anno scolastico e tanto altro ancora.
L’atteso decreto dirigenziale per l’attivazione di corsi speciali per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento, cui sono interessati almeno 80mila candidati, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale: il testo è contenuto all’interno 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n. 60 del 30/7/2013 e conferma in toto quanto preannunciato con alcuni giorni d’anticipo. Ad iniziare dal comma 4 dell’art. 1: “nelle more della revisione dei requisiti di accesso relativi al servizio, gli aspiranti potranno dichiarare anche i servizi relativi all’anno scolastico 2012/13”.
Sono interessati ai percorsi coloro che, in possesso dei titoli di studio richiesti, abbiano prestato servizio, a questo punto a partire dall’anno scolastico 1999/2000 sino a quello in corso, almeno tre anni di servizio col possesso del prescritto titolo di studio in scuole statali, paritarie o centri di formazione professionale limitatamente ai corsi per l'assolvimento dell'obbligo (per quest'ultimo solo però a partire dal 2008/09). Almeno un anno dovrà essere stato obbligatoriamente svolto sulla classe di concorso per la quale ora si chiede di abilitarsi. Per presentare la propria candidatura ai corsi c'è tempo fino al 29 agosto. Per farlo è indispensabile attivare una propria posizione personale con il sistema telematico ministeriale "Istanze on line": chi non ne fosse ancora in possesso può recarsi in una qualsiasi scuola, in un Ufficio scolastico provinciale o regionale di A.G. La Tecnica della Scuola 30.7.2013