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venerdì 29 novembre 2013

Riparte il baraccone Invalsi

cONTINUIAMO A BOICOTTARE LA SCUOLA QUIZ
Con una nota inviata ai dirigenti scolastici l’Invalsi ha fornito un quadro informativo complessivo sulle rilevazioni periodiche degli apprendimenti. In particolare: date e modalità di svolgimento; restituzione dei risultati; sviluppo di medio termine delle rilevazioni. 
Con nota 18 novembre 2013 prot. n. 12537 l’Invalsi comunica che le prove si svolgeranno a maggio 2014 nelle classi II primaria, V primaria e II secondaria di secondo grado; nella III secondaria di primo grado la rilevazione sugli apprendimenti verrà invece condotta in giugno, all'interno dell'esame conclusivo del I ciclo. Per il presente anno scolastico, le prove della seconda secondaria di secondo grado rimangono ancora indifferenziate rispetto ai macro-indirizzi di studio, ma sono già in corso le azioni necessarie per giungere, a partire dal 2015, a una parziale differenziazione delle prove stesse in funzione delle diverse tipologie di scuola.
La misurazione degli apprendimenti va effettuata obbligatoriamente per tutte le classi dei predetti livelli scolastici, con la sola eccezione delle classi dei corsi serali e di quelle operanti nell'ambito dell'educazione degli adulti.
La partecipazione alle prove prevede l'iscrizione via web dalle ore 15.00 del 26 novembre su una pagina dedicata all'interno del sito dell’INVALSI (http://www.invalsi.it/areaprove/). Le funzioni rimarranno aperte fino alle ore 16.30 del 13 dicembre 2013.
Nel medesimo periodo di tempo andranno iscritte anche le classi terze della scuola secondaria di primo grado (Prova nazionale), con la possibilità di apportare in seguito eventuali modifiche dovute all'iscrizione di candidati esterni per l'esame di Stato conclusivo del primo ciclo d'istruzione.
Entro l'11 aprile 2014 l'INVALSI renderà disponibile materiale di supporto (protocollo di somministrazione, manuale del somministratore, manuale per la correzione delle prove).
Entro il 24 aprile 2014 le scuole riceveranno le prove da somministrare.
Questo il calendario delle rilevazioni:
6 maggio 2014
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II primaria: prova preliminare di lettura (prova scritta a tempo della durata di due minuti per testare la capacità di lettura/decodifica raggiunta da ciascun allievo) e prova di Italiano;
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V primaria: prova di Italiano.
7 maggio 2014
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II primaria: prova di Matematica;
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V primaria: prova di Matematica e Questionario studente.
13 maggio 2014
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II secondaria di secondo grado: prova di Italiano, di Matematica e Questionario studente.
19 giugno 2014
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III secondaria di primo grado: rilevazione sugli apprendimenti (Prova nazionale), condotta all'interno dell'esame conclusivo del I ciclo
L'invio dei risultati all’INVALSI avverrà esclusivamente per via elettronica, adoperando un'apposita maschera di caricamento degli stessi. Per uncampione di classi tale operazione, così come la correzione, avverrà a cura degli osservatori esterni presenti alle prove; per tutte le altre, le scuole, oltre a provvedere direttamente alla correzione delle prove, dovranno curare la trasmissione dei connessi risultati.
L’INVALSI ha il compito di effettuare le rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole: a tali fini è necessario considerare il possibile peso dei fattori del contesto socio-economico-culturale e degli atteggiamenti e motivazioni degli studenti medesimi. Le informazioni relative a questi fattori vengono acquisite dall'INVALSI in forma anonimizzata, con la collaborazione delle scuole: alle segreterie viene richiesto di raccogliere e inserire in apposite maschere elettroniche una serie di informazioni sugli studenti; agli studenti, a partire dalla classe V primaria, viene richiesto inoltre di compilare un questionario afferente ai seguenti ambiti: contesto familiare, attività dello studente, benessere a scuola, cognizioni riferite al sé, motivazioni e impegno nello studio. Sarà cura dell’INVALSI definire modalità di raccolta di tali informazioni che solo a mezzo di opportuni codici e senza quindi consentire l'individuazione del singolo alunno, possano consentirne l'abbinamento, necessario a fini analitici, coi risultati sugli apprendimenti.
Ulteriori novità riguardano i percorsi scolastici della primaria e della secondaria di primo grado e interverranno nei prossimi mesi:
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in via sperimentale verranno, infatti, restituiti alle scuole secondarie di primo grado i risultati conseguiti nella prova di V primaria, sostenuta a maggio 2013, dai loro attuali allievi che, nell'anno scolastico in corso, stiano frequentando la I secondaria di primo grado.
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per quelle situazioni per cui l'abbinamento tra rilevazioni condotte durante l'anno scolastico 2011-12 e l'anno scolastico 2012-13 sia funzionante, sempre in via sperimentale, verranno anche fornite alle scuole secondarie di primo grado le prime stime in termini di valore aggiunto dei loro risultati - ossia, una stima dei risultati delle I secondarie di primo grado 2012-13 che tenga conto del punto di partenza dei loro alunni, per come misurato dalle prove condotte in V primaria nell'a.s. 2011-12 da quegli alunni.
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specularmente, le scuole primarie riceveranno i risultati raggiunti dai loro ex allievi (dell'anno scolastico 2011-12) nelle prove svolte in I secondaria di primo grado nell'anno scolastico 2012-13.
Le attività e le sperimentazioni già prima descritte verranno portate a termine e generalizzate negli anni successivi. In particolare, si segnala l'estensione progressiva a tutte le classi in cui si svolgono le prove dei risultati ancorati diacronicamente e valutati in termine di valore aggiunto.
Sempre a partire dall'anno scolastico 2014-15 dovrebbe inoltre entrare a regime la rilevazione nella V secondaria di secondo grado, in relazione alla quale l'INVALSI sta continuando il percorso per la definizione di prove universali da condurre su computer e programmate per il gennaio-febbraio del 2015.

Spending review. Tagli al sostegno? BES e formazione curriculari vanno in questa direzione?


Sapphire-Slows-300x300da Orizzontescuola.it 21 novembre 2013

Che nel mirino dell’amministrazione ci sia il sostegno lo sospettiamo da anni e non è neppure un gran segretoTutto dipenderà dalle modalitàC’è chi sostiene che il processo è già iniziato con i BES
Le anticipazioni di OrizzonteScuola.it su possibili nuovi tagli nella scuola provenienti dalla prossima Spending reviewhanno messo in agitazione il mondo dell’integrazione scolastica, poiché tra le voci indicate ed oggetto di revisione c’è pure il sostegno.
Si tratta di quella nuova ondata di tagli-razionalizzazione che vedrà, per tutta l’amministrazione risparmi di spesa per il 2015 (3,6 miliardi), 2016 (8,3 miliardi) e 2017(11,3 miliardi).
Anche la scuola dovrà fare la sua parte, rivedendo la spesa per alcuni settori qualidimensione delle scuoleinsegnanti di sostegnodocenti inidoneiedilizia scolastica.
In cosa consisteranno questi interventi?  Ieri Cottarelli, il commissario che ha elaborato il piano della nuova Spending review, ha affermato”Il nostro approccio è quello di guardare a tutti i settori, quello che posso garantire è che non si tratterà di tagli lineari, ma di tagli mirati che andranno a vedere le aree di inefficienza e le aree in cui ci sono attività che non sono prioritarie per il cittadino”.
Tra le voci elencate, però, stentiamo a considerare come possibile “area di inefficienza” e “non prioritaria per il cittadino” il sostegno agli alunni disabili.
Come già affermato, si tratta ancora di aree indicate dal commissario, che dovranno poi essere declinate dalle varie commissioni.
E’, dunque, ancora presto per lanciare allarmi, ma certo è che i docenti di sostegno iniziano a non dormire sonni tranquilli.
Tanto più se si collega il tutto con quelle tendenze riformatrici del settore che molti segnali hanno dato in questi anni.
A partire dal 6 dicembre 2012, quando il Ministero stesso ha organizzato un seminario nazionale sull’inclusione scolasticaun momento di confronto sul futuro del sostegno.
Tra le novità prospettate, che dei ragazzi con disabilità se ne facciano carico anche i docenti curriculari lasciando ai docenti specializzati i casi “particolari” che richiedono specifiche competenze, come nel caso dell’autismo.
Centrali in questo modello sono stati indicati i CTS (Centri Territoriali di Supporto) cui farebbero capo gli specialisti, con il compito di gestire le tecnologie e le risorse finanziarie, nonchè di sportello per le famiglie.
Una riforma complessa, che non potrà essere certo realizzata attraverso una spending review.
Riforme di tali entità vengono attuate attraverso quella che Noam Chomsky definisce la “strategia della gradualità” che punta a far accettare cambiamenti radicali e a volte drastici applicandoli gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.
E a voler essere maligni, qualcuno potrebbe vedere in quella “rivoluzione ancora a metà” dei BES un tentativo di spostare le competenze dell’integrazione sui docenti curriculari.
Così come, potremmo vedere un secondo tassello nella formazione sul sostegno dei docenti curriculari, previsto nel Decreto istruzione, che punta in questa direzione e che personaggi autorevoli come Salvatore Nocera affermano che causerà una riduzione della richiesta di sostegno.
Insomma, pezzi che camminano singolarmente, ma che appartengono ad un unico disegno e che confluiranno in un unico grande progetto.
La rivoluzione è già iniziata?
Forse sì, e forse è già stato calcolato il risparmio in termini finanziari, almeno di una possibile prima fase.
Ci riferiamo a quelle affermazioni oggetto di scontro interpretativo presenti nel discorso programmatico pronunciato dal Ministro Carrozza in VII Commissione cultura che lasciavano prefigurare una riduzione di 11mila posti di sostegno grazie all’entrata a regime della normativa sui BES, cui affiancare una implementazione della “rete territoriale di supporto, della formazione per i docenti e della realizzazione dei Piani didattici ed educativi personalizzati”.
Non va, forse, in questa direzione il documento dell’USR Friuli che ha individuato due diverse categorie nella disablità gravequella straordinaria e quella eccezionale, assegnando rispettivamente alla prima un rapporto di un docente ogni due alunni e alla seconda un rapporto di un docente per alunno?
Insomma, ci siamo.
Sebbene qualcuno abbia interpretato il presunto taglio delle cattedre nella trasformazione in cattedre in deroga, da assegnare a personale precarioQuindi, non verrebbe modificata la quantità complessiva delle cattedre.
Vedremo, la spending di Cottarelli ci darà sicuramente un segnale.

giovedì 28 novembre 2013

tagliato della metà il MOF

Siglato l'accordo per il 2013/2014

Il taglio rispetto allo scorso anno è, per ora, del 50%, ma dopo la firma del CCNL sul riconoscimento degli scatti stipendiali potrebbe esserci qualche novità.
Tutto come previsto per il fondo di istituto 2013/2014: il taglio rispetto allo scorso anno sarà consistente, anche se per capire di quanto bisognerà aspettare la sottoscrizione del CCNL sul riconoscimento degli scatti stipendiali. Per intanto, però, le scuole potranno dare avvio alla contrattazione di istituto facendo riferimento alle somme conteggiate nell’accordo sottoscritto il 26 novembre che sono complessivamente pari a poco più della metà di quelle del 2012/2013. L’accordo di queste ore, infatti, mette a disposizione 521milioni di euro contro i 984 dello scorso anno.
Ed è proprio dall’importo di 984milioni che bisogna partire per capire se potrà esserci qualche soldo in più per il MOF. In effetti, secondo le stime attuali è probabile che dall’intero importo dovranno essere sottratti non meno di 230milioni di euro che, sommati ai 120 derivanti dai risparmi di sistema, dovrebbe servire per pagare gli scatti stipendiali. Quindi rimarrebbero a disposizione 754milioni di euro, 521 dei quali stanziati con l’accordo del 26 novembre. Nella migliore delle ipotesi, quindi, il MOF per il 2013/2014 potrebbe essere incrementato di altri 233milioni di euro, derivanti appunto dalla differenza fra la previsione di 754milioni e lo stanziamento già disposto di 521milioni. 
In concreto, nella migliore delle ipotesi, le somme indicate nella tabella potrebbero aumentare del 50%.
 

2013/14
2012/13
FUNZIONI STRUMENTALI
41.160.000
83.800.000
QUOTA BASE
1.226
2.365
QUOTA X COMPLESSITA'
598,40
1.244
QUOTA X NUMERO DOCENTI
38,49
78
 
 
 
INCARICHI SPECIFICI ATA
18.310.000
36.600.000
QUOTA PER ADDETTO
99
198
 
 
 
EDUCAZIONE FISICA
20.580.000
41.350.000
QUOTA X CLASSE
106,44
 
DOCENTI COORDINATORI
300.000
 
 
 
 
ORE ECCEDENTI
30.000.000
30.000.000
PRIMARIA+INFANZIA
9.120.000
 
SECONDARIA
20.880.000
 
 
 
 
FONDO ISTITUTO
381.256.412
688.570.000
IN PROPORZIONE AI PUNTI DI EROGAZIONE
73.959.000
131.530.000
QUOTA PER ADDETTO
250,31
445,88
QUOTA PER DOC. SUPERIORI
423,88
857
 
 
 
AREE A RISCHIO
29.730.000
42.060.000

Il liceo di 4 anni comporterebbe un ulteriore riduzione del tempo scuola per gli studenti per un totale di due anni e mezzo


basta
di Bruno Moretto e Giovanni Cocchi
27 novembre 2013
La Gelmini  ha tolto dal 2008 due anni di scuola a tutti gli alunni e ora il Ministro Carrozza  vuole tagliare un altro anno di scuola superiore.

Come è noto la “riforma Gelmini” è consistita essenzialmente in una diminuzione delle ore di lezione per tutti i gradi scolastici.
Alle elementari si è passati da 32/33 ore a 27, cioè -5×33 settimane x 5 anni=- 825 ore.
Alle medie da 33 a 30, cioè -3×33 settimane x 3 anni= – 297
Alle superiori c’è stato un taglio medio di almeno 4 ore settimanali x33 settimanex5anni= – 660 ore
Ora il Ministro sostiene il Progetto sperimentale del liceo a 4 anni (invece di 5) che comporterebbe  un taglio di altre 627 ore.
Sommando le ore (825+297+660+627= 2409 oree dividendole per 30 ore settimanali si ottengono -80 settimanecioè due anni e mezzo  in meno di scuolad’istruzionedi formazionedi socializzazionedi costruzione di sédi professionalitàdi chance per il futuro e chi più ne ha più ne metta.
L’alunno potrà forse rifarsi con le scuole serali o l’educazione adulta? No, eliminate per sempre anche quelle (alla faccia di chi dice che “occorre studiare tutta la vita”).
E’ stato recentemente reso noto il rapporto OCSE Piaac che dà un quadro drammatico  delle “competenze chiave ritenute fondamentali per vivere” ovvero di quelle in campo comunicativo e matematico della popolazione italiana 16-64 anni
Il  44% della popolazione attiva italiana possiede al massimo la licenza media, l’11% quella elementare (fonte OECD 2013).
Si pensa di affrontare questa emergenza che ci penalizza nella competizione internazionale riducendo ancor di più il numero delle ore di lezione per gli alunni e continuando a non fare nulla per gli analfabeti di ritorno?

mercoledì 27 novembre 2013

UNICOOP FIRENZE: REINTEGRATI DOPO AVER IMPUGNATO I CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI

LAVORATORI UNICOOP


Vinta la vertenza per tre contrattisti di Unicoop Firenze

Il Tribunale del Lavoro ha condannato l'azienda al reintegro
Che molti dei contratti a termine stipulati, non solo in Unicoop ma quasi ovunque, siano in realtà illegittimi lo sanno ormai in molti, ma non sono così tanti coloro che decidono di impugnarli alla scadenza. Lo hanno fatto invece almeno tre ex-dipendenti di Unicoop Firenze. Avevano tutti lavorato nell'ambito della logistica negli anni 2010 e 2011, con un susseguirsi di contratti p-time e f-time in vari reparti dei magazzini, al termine dei quali non erano più stati richiamati.

Proprio nel 2010 la legge 183/2010 (collegato al lavoro) introduceva conl'articolo 32 il termine di 60 giorni per poter impugnare i contratti fino ad allora stipulati e ritenuti illegittimi. Tutto ciò a partire dal 31 dicembre 2011 (decretoMilleproroghe art. 2 comma 54 legge 10/2011) chi non l'avesse fatto entro quella data avrebbe perciò perso definitivamente l'opportunità di ottenere un qualsiasi tipo di riconoscimento pregresso. Ricordiamo che ci fu anche una blanda campagna informativa condotta dai sindacati confederali all'interno di Unicoop, ma in realtà non portò a nessuna iniziativa degna di menzione.

Forse non è un caso che i nostri tre, fiutata l'aria, evitarono uffici vertenze dei suddetti sindacati, e preferirono rivolgersi ad uno studio legale privato (Conte-Martini-Ranfagni) che, una volta esaminati i contratti, decise di patrocinare le cause.

Sono stati necessari due anni di attesa ma ne è evidentemente valsa la pena. Per due di loro è stato deciso il reintegro con la formula del tempo indeterminato e con orario full time, mentre il terzo ha preferito un cospicuo risarcimento in fase conciliatoria. Le sentenze risalgono al 17 ottobre 2013 e sono la n° 1065 e 1067 della Sezione Lavoro del Tribunale di Firenze ed hanno, come detto, stabilito il reintegro dei due ricorrenti e condannato Unicoop Firenze al pagamento a ciascuno di un'indennità pari a tre mensilità da aggiungere alle canoniche spese di lite.

Vi domanderete qual è il difetto che rende un contratto a termine illegittimo. I motivi possono essere diversi, ma assai sovente, come nel caso specifico, possono essere ricondotti alla causale del contratto stesso. Il motivare la stipula di un contratto a causa di «[…] periodi di più intensa attività non ricorrenti nell'arco dell’anno, derivanti da richieste di mercato alle quali non si riesca a fare fronte con i normali organici aziendali, ivi comprese le aperture domenicali e festive ed i periodi interessati da iniziative commerciali e/o promozionali», può non essere sufficiente se poi l'azienda non è in grado di dimostrare che queste giustificazioni attengano alla realtà.

Per chiudere ricordiamo nuovamente che il citato art. 32 del Decreto 183/2010 ha definito in 60 giorni il tempo massimo entro il quale poter impugnare un contratto ritenuto illegittimo, perciò esortiamo i colleghi (o ex-colleghi) che ritengono di essere stati vittime di vicende simili a quella da noi raccontata e a quelli che lo saranno, a non perdere tempo e rivolgersi ad uno studio legale che si occupi di diritto del lavoro per far esaminare i contratti stipulati.

Certi, adesso più di prima, che vedersi riconosciuti i propri diritti si può e si deve fare, restiamo in attesa di altre risoluzioni di analoghe vertenze (è possibile che anche Filcams-Cgil, data la sua larga rappresentatività in Unicoop, possa averne patrocinate), delle quali non mancheremo di mettervi al corrente.


Sentenza nella causa di I Grado n° 1065

martedì 26 novembre 2013

Valutazione esterna e di sistema. Perché l’Invalsi è da buttare


inchiostro-macchia
di Vincenzo Pascuzzi da Lapoesiaelospirito
Mettiamo subito le mani avanti. Nei confronti della valutazione esterna, non esiste né una contrarietà preconcetta e pregiudiziale, né tanto meno paura. Questo perché chi critica le prove Invalsi se lo sente spesso rinfacciare. “Chi ha paura della valutazione nelle scuole?” titolava Paolo Sestito qualche mese fa (lavoce.info – 12.2.2013). Nessuno ha paura di una valutazione esterna seria, ma si contestano sia la validità e l’utilità dei test a scelta multipla – o quiz a crocette – finora usati dall’Invalsi, sia le modalità operative dell’Istituto di Villa Falconieri.
È però anche vero che “… la scuola per anni è vissuta senza valutazione ed ha funzionato benissimo. Avevamo una scuola elementare d’eccellenza e il suo [di Profumo] predecessore Gelmini l’ha rovinata cancellando i moduli e le compresenze” come osserva il d.s. Eugenio Tipaldi (“La mania di valutazione” – tecnicadellascuola.it – 6.3.2013). Perciò bisognerà monitorare i costi e il rapporto costi-benefici.
Veniamo al titolo, alla valutazione esterna e all’Invalsi da rifare, cioè da reinventare, riprogettare, ricostruire dalle fondamenta.
Anche il nome va cambiato: l’acronimo attuale, che appare logorato e irritante, va sostituito per una questione di immaginePerò niente Invalsi 2.0, infatti non si tratta di un upgrade, ma di una modifica più profonda e sostanzialeServe un nome del tutto nuovo, diversopotremmo chiamarlo, chessò… “Valentina“Anzi, poiché di Istituti di valutazione ce ne dovrebbero essere almeno due – come viene proposto di seguito – potremmo chiamarli uno “Valentina” e l’altro “Francesco”.
L’Invalsi, ora autoreferenziale, autoritario, dispotico, poco trasparentedovrebbe essere utilmente sostituito da almeno due enti rilevatori, indipendenti fra loro oltre che dal Miur, e che operino separatamente per consentire il confronto e la verifica dei loro risultatiUn po’ come gli Istituti demoscopici che sono più di uno e che effettuano sondaggi di vario tipo.
Finora l’Invalsi ha infiltrato gradualmente il sistema istruzione con una strategia precisa e identificabileDapprima le timide prove campionarie, poi divenute censuarie e imposte per legge, fino all’incestuoso ingresso nella valutazione di terza mediaLe progressive sperimentazioni dall’esito positivo scontato in partenza.Altra modalità ricorrente: gli annunci effettuati un anno prima per attività messe a regime l’anno successivo, in modo da spiazzare sia le possibilità di confronto che le protesteCon questi passi lenti, cauti e felpati, l’Invalsi conta di conquistare anche l’esame di maturità a partire dall’a.s. 2014-2015.
Più che all’edera, l’Invalsi può essere paragonato al… ficus strangolatore australiano (v. ficus watkinsiana).
L’attuale approccio fiscale, inquisitorio, da redde rationem, quasi l’Invalsi fosse uno sbirro o un gendarme, va sostituito da un approccio amichevole, fraterno, collaborativoNon più prove imposte, coatte, censuarie, all’unisono cioè nelle stesse date e in orario scolastico, ma ricominciare con prove campionarie e con il consenso dei docenti e degli alunni interessati. E prove per tutte le materie e che facciano riferimento agli argomenti svolti e alle valutazioni interne dai docentiMai più solo quiz a crocette!
Prove da effettuare con le sole risorse assegnate all’istituto rilevatore e non con le odiose servitù gratuite imposte alle scuole e che i d.s. scaricano disinvoltamente sui docentiProve i cui risultati possano essere riferiti a livelli di sufficienza-insufficienza, in sostituzione dei poco significativi riferimenti ai valori mediNiente più confronti, né riferimenti – folkloristici e da tifoseria calcistica – fra province, regioni, nord, sud, centro, nord-est, isoleDeve essere chiaro che non è in atto nessun campionato fra scuole o regioni, non c’è nessuna classifica da scalare, nessun orgoglio campanilistico da difendere, nessuna gogna da assegnare!
Tanto meno gli Invalsi possono rappresentare la “formula per cacciare i docenti incapaci“ come ha equivocato ingenuamente un preside modeneseDalla misurazione degli apprendimenti non si può passare semplicisticamente a giudicare, valutare, premiare o punire i singoli insegnantiNon sussiste epistemologicamente un tale criterio di causa-effetto.
Bisogna strappare e gettar via questo assurdo copione, accantonare il rituale pseudo-agonistico con inclusi i politici che tifano per le loro città o regioni!
Cosa c’è da cambiare, oltre la denominazione e le prove. Vediamo alcuni aspetti rilevanti.
Deve essere superata la endemica situazione di commissariamento dei vertici dell’Istituto, va ridotto il precariato cronico (anche 15 anni) dei collaboratori, non è opportuno il ri-utilizzo di dirigenti pensionati del Miur.
Miur e ministro devono definire, meglio concordare con gli interessati coinvolti, dei precisi protocolli di comportamento relativi a dette prove di valutazione esterne, non si possono lasciare questioni sospese rimettendole all’iniziativa, alla discrezione interpretativa, comportamentale e caratteriale dei presidiSe dovessero sorgere contrasti o incomprensioni tra preside e docenti, non possono essere rimessi al giudizio del preside stesso, che avrebbe il duplice ruolo di parte in causa e giudice monocratico di se stesso!
La valutazione esterna poi non deve essere ristretta e confinata ai soli risultati del rapporto insegnamento-apprendimento ma deve comprendere anche le condizioni in cui detto rapporto viene effettuatoconsistenza numerica delle classi (v. classi-pollaio), dotazioni della scuola (edifici, strutture, …), quanti docenti di ruolo e quanti precari, ed altri ancora.
La valutazione esterna deve riguardare ed esprimersi anche su tutto il sistema scuola, sulla sua organizzazione gerarchica, burocratica e procedurale sia centrale che periferica valutandone l’efficacia e i costi, compresi quelli sopportati da studenti, famiglie e personale scolasticoBisognerebbe individuare pochi, semplici e significativi parametri indicatori del livello di organizzazione e burocrazia. Questi potrebbero riguardare:
a) il numero di addetti alle funzioni burocratiche (cioè coloro che non risulltano coinvolti direttamente nell’interazione didattica);
b) il loro costo complessivo e quello unitario medio;
c) la normativa già esistente o prodotta (quante circolari);
d) il tempo e il numero di passaggi e autorizzazioni occorrenti per completare una certa procedura significativa.
Un esempio attuale è costituito dall’accorpamento di alcuni USRVeneto e Friuli; Marche e Umbria; Abruzzo e Molise; Puglia e BasilicataQuanto pensa di risparmiare lo Stato? È stato valutato il costo del trasferimento in un’unica sede? È stato anche valutato il maggior costo (in spostamenti e tempo) a carico di chi deve svolgere pratiche presso un USR più lontano? Si può escludere che a fronte di un risparmio teorico di 100 euro per il Miur, poi non ci sia una maggiore spesa complessiva 200 euro a carico degli italiani? Insomma il risparmio ipotizzato sulla carta verrà monitorato periodicamente e in seguito confermato, o smentito, da parametri significativi, oppure no?
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P.S. Un cenno a recenti vicende ministeriali e governativeSolo pochi giorni fa (15 novembre), la scuola è stata come investita da un vento siberiano, gelido e atroce.La notizia di “una legge delega – presentata da Carrozza al CdM l’8 nov. – che, bypassando il dibattito parlamentare e il confronto con i sindacati, punterebbe a riformare radicalmente il mondo della scuola e il rapporto di lavoro dei docenti“.
Si è subito diffuso l’allarme, poi sono venute decise le reazioni e le prese di posizioneIl ministro Carrozza, da Shanghai, ha dovuto fare marcia indietro e smentire. Così:
“Miur: Disegno di legge delega, testo che circola è superato. A seguito delle notizie di stampa sul Disegno di legge delega in materia di Istruzione, Università e Ricerca, il Ministero precisa che il testo a cui si fa riferimento è da ritenersi del tutto superato” (18 novembre).
La trappola, scoperta in tempo, non è scattata! Ma il testo della legge delega è stato solo superato e non ritiratoNe verrà proposto uno diverso ancora come legge delega oppure proseguirà come ddl normale come ha dichiarato il sottosegretario Gianluca Galletti (21 nov.)?

lunedì 25 novembre 2013

Agenzie interinali, gli stipendi dei precari che finiscono nelle casse dei sindacati

I versamenti a Cgil, Cisl e Uil costituiscono il "sostegno alle rappresentanze sindacali unitarie". Dicono di avere usato quei soldi, più di due milioni di euro nel 2012, per migliorare, tra l'altro, le regole su parità di trattamento, controlli e strumenti di sostegno al reddito. Ma la retribuzione dei 500mila che hanno sottoscritto il contratto di somministrazione lavoro non è ancora adeguata a quella dei dipendenti "normali"
di  |il fatto quotidiano
Quando in un contratto a guadagnarci sono soprattutto i sindacati le cose non funzionano come dovrebbero. Soprattutto se la prima firma di quel contratto è quella di Guglielmo Epifani (nel 2008, insieme a Bonanni e Angeletti). Eppure, leggendo tra le pieghe del “Contratto collettivo delle agenzie di somministrazione di lavoro”, le vecchie agenzie interinali, si scopre che viene previsto un trasferimento di denaro ai sindacati come “sostegno al sistema di rappresentanza sindacale unitaria”. Stiamo parlando di circa 2 milioni di euro l’anno corrisposti, ormai, dal 2002.
Potenza di un settore complicato come il lavoro super-precario, quello della somministrazione, dove non c’è un rapporto a due, dipendente-datore di lavoro, ma a tre: lavoratore, agenzia di somministrazione, impresa utilizzatrice. L’agenzia svolge una funzione di mediazione assumendo direttamente il dipendente e poi “prestandolo” all’impresa che ne fa richiesta generalmente per un contratto a tempo determinato. Stiamo parlando di oltre mezzo milione di persone (dati 2011 diAssolavoro, l’associazione datoriale delle Agenzie) per circa la metà collocate nell’industria manifatturiera (52%) e per il resto suddivise tra Servizi alle imprese e informatica (17%),Commercio (11%), Pubblica amministrazione, sanità e istruzione (9%) e tanti altri settori.
Il sistema è stato introdotto nel 1997 dall’allora ministro Treu e riformato dal centrodestra con la “legge Biagi” nel 2003. Anche questo comparto viene regolato da un Contratto collettivo nazionale siglato, per le agenzie, da Assolavoro e, per il sindacato, dal Nidil-Cgil, Felsa-Cisl, Uil-Temp. Trattandosi di un comparto fortemente spezzettato, con lavoratori che non prestano servizio presso il proprio specifico datore di lavoro (le agenzie) ma presso imprese disseminate sul territorio, non ci sono delegati sindacali di azienda o di fabbrica, ma direttamente nominati dal sindacato.
Per questo tipo di attività sindacale, già nel contratto del 2002, si stabilì che le organizzazioni firmatarie beneficiavano di un contributo pari a un’ora ogni 1700 lavorate, dal valore di 7,75 euro l’ora. Nel 2008 quel valore è stato innalzato a 10 euro l’ora. Facciamo due conti: nel 2011 sono state lavorate 316 milioni di ore. Facendo il dovuto rapporto se ne ricavano 1,8 milioni di euro trasferiti ai sindacati. Nel nuovo contratto del settembre 2013, si è migliorato ancora: il compenso verrà corrisposto per un’ora ogni 1500 lavorate. Un aumento del 13% che si somma al 30% precedente. Le ore complessive del 2012 sono diminuite a 302 milioni, ma l’importo suddiviso tra i tre sindacati è salito a 2 milioni.
Cosa fanno i sindacati con quei soldi? “Secondo una delibera del nostro comitato direttivo – spiega al Fatto Claudio Treves, segretario generale del Nidil Cgil –, il 70% è destinato a finanziare i nostri progetti territoriali”. Guardando il bilancio del sindacato di categoria, il più grande dei tre, non sembra sia così. Nel 2012 le entrate per “contributi sindacali” ammontano a 719.505 euro euro mentre alla voce “contributi a strutture” troviamo la somma di 301.842 euro. In realtà i fondi per “progetti territoriali” sono ancora di meno, 212.500 pari al 29,5% di quanto incassato. Il resto dei costi del sindacato è assorbito da spese per attività, spese generali e, soprattutto, spese per il personale e le collaborazioni: 760.122 euro. Complessivamente, il bilancio è in perdita per 286.274 euro.
Il Nidil parla di massima trasparenza dei fondi, ma non è chiaro se tutti i lavoratori conoscano il meccanismo. Per quanto riguarda gli stessi lavoratori i vantaggi della rappresentanza sono contestati. Il sindacato rivendica di aver finora “migliorato le regole circa la parità di trattamento sindacale, i controlli, gli strumenti di sostegno al reddito (maternità, disoccupazione), etc”. Un ex sindacalista che ha seguito il settore, però, ci fa notare come nel sistema di retribuzione dei lavoratori somministrati si nasconda un particolare che penalizza proprio questi ultimi.
La legge, infatti, prevede per gli interinali “un trattamento non inferiore a quello cui hanno diritto i dipendenti di pari livello dell’impresa utilizzatrice”. Questo principio fino al 2008 era ribadito con l’applicazione agli interinali dello stesso divisore contrattuale (il coefficiente che misura la paga oraria) che si applica ai contratti di categoria nella quale vengono inviati in missione. Nel contratto del 2008, invece, è stato introdotto un divisore contrattuale specifico per i lavoratori in somministrazione. Quando questo equivale a quello degli altri contratti (mediamente è così) non c’è problema. Ma quando il lavoratore si trova a fare i conti con divisori che nelle singole categorie rendono le paghe orarie più alte di quella di cui egli può beneficiare, il lavoratore viene svantaggiato. Accade così nel Commercio, nei Trasporti, nella Pubblica amministrazione, nell’Istruzione o nella Sanità, e in altri ancora. La differenza di salario per il lavoratore è minima, pochi centesimi. “Nessun lavoratore – spiega ancora l’ex sindacalista – intenterebbe una vertenza per pochi spiccioli con la prospettiva di perdere il lavoro”. Quei pochi centesimi moltiplicati per le decine di milioni di ore lavorate, però, possono portare a risparmi per le Agenzie nell’ordine di 10 o 20 milioni di euro l’anno. Nulla di illegale. Solo una delle tante contraddizioni che agitano il sindacato. Non a caso, in Cgil si è aperta una discussione sull’utilità o meno di un sindacato come il Nidil.