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lunedì 29 gennaio 2018

Il 23 febbraio sciopero generale di tutto il personale della scuola



Concentrare la lotta delle diplomate/i magistrali, unificare gli obiettivi di tutto il precariato, impedire un contratto disastroso per docenti ed ATA
La nostra Assemblea Nazionale aveva fatto la settimana scorsa un appello alla massima responsabilità rivolto al movimento di lotta delle diplomate/i magistrali, all'intera area del precariato scolastico e ai sindacati che ne appoggiano le rivendicazioni affinché si concentrassero le iniziative intorno ad appuntamenti largamente condivisi e a obiettivi che unifichino il frammentato precariato. 
A tal proposito abbiamo ribadito la piattaforma presentata al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta: 
1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l'anno di prova devono conservare il posto, così come chi sta effettuando ora l'anno di prova; 
2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, delle maestre/i diplomate/i e riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/2002, laureati in Scienze della Formazione primaria Vecchio e Nuovo ordinamento,  PAS, TFA, ecc.); 
3) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.
Nell’ultima settimana le assemblee, le riunioni e la discussione sui social e nelle liste sono andate convergendo verso la convinzione che – avendo il MIUR assunto un atteggiamento “ponziopilatesco” a nome del governo Gentiloni, intenzionato a passare la “patata bollente” al prossimo governo - la lotta va intensificata e concentrata qui ed ora, evitando di restare bloccati in attesa statica dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi sussiste la massima incertezza.  E in base a questa consapevolezza è emersa chiaramente la richiesta di convocare un nuovo sciopero nel mese di febbraio. Verificata la convergenza su tale data della larga maggioranza dei sindacati che sostengono la lotta e dei gruppi, comitati e collettivi autorganizzati, i COBAS hanno dunque convocato lo sciopero generale di tutto il personale della scuola per l’intera giornata del 23 febbraio. Sull’organizzazione di tale giornata, sulle eventuali tappe intermedie (si è parlato di una mobilitazione nazionale il 10 febbraio con iniziative locali) e sulle modalità delle iniziative di piazza per il 23, ci auguriamo che l’Assemblea Nazionale convocata a Bologna per il 4 febbraio, alla quale abbiamo dato la nostra adesione, riesca ad esprimere le volontà convergenti del movimento di lotta e ad arrivare a decisioni unitarie e condivise.

Lo sciopero da noi convocato, seppure incentrato sulla lotta delle maestre/i diplomate/i magistrali, coinvolge tutti/e i docenti ed ATA delle scuole di ogni ordine e grado, non solo perché gli obiettivi della nostra piattaforma, presentata al MIUR, riguardano l’intero precariato docente ed ATA, ma anche perché esiste un giustificatissimo e forte allarme per un contratto con il quale il governo e i sindacati di Palazzo, in cambio di una miserabile mancetta di fronte ad un blocco decennale che ha fatto perdere il 20% del salario a docenti ed ATA, vorrebbero introdurre negli obblighi scolastici tutto il peggio della legge 107 e immiserire ulteriormente le condizioni di lavoro, al servizio della scuola-azienda e dei presidi padroni
Incombe dunque su docenti ed ATA una pesantissima minaccia, che va evitata con una risposta immediata, che rivendichi almeno il pieno recupero della perdita salariale dell’ultimo decennio e respinga l’introduzione nel contratto di tutte le nefandezze della “cattiva scuola” renziana.

Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS     
29 gennaio 2018

mercoledì 24 gennaio 2018

Le trattative per il rinnovo del Contratto: perché i lavoratori della scuola hanno ottimi motivi per essere preoccupati

i sindacati  "rappresentativi" mentre trattano per il contratto e le prebende
Le notizie (accreditate) che circolano sulle trattative per il rinnovo del CCNL Scuola, ci dicono che l'Aran, l'agenzia pubblica che rappresenta il governo nelle relazioni sindacali, ha presentato ai sindacati una proposta che non è azzardato definire "provocatoria" nei confronti della delegazione sindacale e "offensiva" nei confronti dei lavoratori
Dopo 9 anni di blocco contrattuale, il governo pare non essere in grado di mantenere neanche il misero impegno del 30/11/2016 e l’aumento di 85 euro lordi "medi", presentandosi con in mano 73 euro lordi, spalmati in tre anni: a regime, non più di 30/35 euro mensili netti
"In compenso", propone di aumentare il carico di lavoro e inglobare nell'orario obbligatorio (a parità di retribuzione) attività attualmente aggiuntive, non obbligatorie e retribuite (poco) extra.
La bozza proposta dal governo
Nel dettaglio, l'Aran propone:
- l'accorpamento delle ore per le attività funzionali alla didattica: non più 40+40 ore al massimo, ma 80 ore obbligatorie;
- che l'attività di Tutor interno per l’Alternanza Scuola Lavoro diventi un adempimento dovuto non retribuito, al pari della preparazione delle lezioni, della correzione delle verifiche e dei rapporti con le famiglie;
- che la formazione obbligatoria prevista dalla legge 107/15 sia non retribuita e fuori dall'orario di servizio (oltre che interamente basata sulla farlocca ideologia delle competenze e della primazia del mercato);
- che le attività per il Potenziamento dell'offerta formativa e quelle Organizzative e amministrative diventino obbligatorie: se il DS chiama un docente a collaborare per fare parte dello staff di presidenza, per la somministrazione dei test Invalsi, per l'orientamento degli alunni o per le ore di recupero, a prescindere dalla remunerazione delle stesse, il docente non potrà rifiutarsi.
Come se tutto questo non fosse già sufficientemente provocatorio e offensivo, l'Aran propone di introdurre la valutazione della performance individuale e di modificare il codice disciplinare, introducendo nuove fattispecie di comportamenti sanzionabili con la sospensione dal servizio e dallo stipendio sino a dieci giorni, con sanzioni che possono essere comminate – grazie al cosiddetto Decreto Madia (Dlgs 75/2017) – direttamente dal Dirigente Scolastico (prerogativa non riconosciuta a nessun altro dirigente del Pubblico Impiego). Per esempio, sarà sanzionabile lo scambio sui social media di messaggi non “coerenti con le finalità educative” dei docenti con i propri alunni o con i genitori degli alunni .
La reazione dei sindacati al tavolo delle trattative
Di fronte a questa evidente provocazione, come stanno reagendo i sindacati “maggiormente rappresentativi” che partecipano alla trattativa? La reazione ufficiale dei quattro maggiori sindacati (CGIL, CISL, UIL e SNALS) è stata affidata a tre comunicati stampa unitari, uno per ciascuno degli incontri realizzati sinora (123). Da tali comunicati, si evince che non ci sono state controproposte organiche alle proposte del governo da parte delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, se si eccettua quella che riguarda le relazioni sindacali (condivisa anche da GILDA). La sensazione è che i quattro sindacati che firmano i comunicati unitari abbiano fatto proprio il motto popolare siciliano secondo cui “la parola migliore è quella che non si dice”.. Fuor di metafora, dai comunicati ufficiali promanano giudizi “generici”, per lo più blandamente critici, sulle proposte esaminate, senza che in tali giudizi siano riconoscibili in modo incontrovertibile le posizioni da cui non si intende recedere: quei precisi paletti, per intenderci, senza i quali si ritiene impensabile la sottoscrizione di un accordo. D’altro canto, quel poco che viene detto non pare sufficiente a tranquillizzare gli animi, soprattutto se si considera che, in mancanza di una controproposta organica con i paletti di cui sopra, il compromesso al ribasso appare l’esito (disastroso) più probabile. Non possono non destare allarme, infatti, i segnali offerti sull’intenzione, condivisa dalle parti, di “favorire, come nelle attese di tutti, una conclusione positiva e in tempi brevi del negoziato”, per “giungere quanto prima alla firma del contratto”: perché mai, sulla base dei segnali smaccatamente “provocatori” del governo (modestissimi aumenti stipendiali a fronte di un consistente aggravio del carico di lavoro obbligatorio e del sostanziale recepimento in contratto delle pessime novità imposte unilateralmente ai lavoratori con la mala scuola e il decreto Madia) si auspica, da parte sindacale, una rapida sottoscrizione del contratto? Che vantaggio potrebbero mai averne i lavoratori della scuola?
Preoccupazione e sconcerto tra i lavoratori della scuola
Le notizie che arrivano sulla trattativa governo-sindacati hanno – naturalmente – creato allarme e malumore tra i docenti, che hanno trovato sfogo nei canali di comunicazione informale costituiti dai social media. I sindacati hanno provato a gettare acqua sul fuoco con dichiarazioni ufficiali alla stampa, tanto rasserenanti nelle intenzioni quanto reticenti nella sostanza: “Siamo alle prime schermaglie, la questione dell’orario non è stata affrontata”; “La trattativa per il rinnovo del contratto è in corso”; “Nella bozza di cui si parla in queste ore comunque non c’è alcun riferimento a un orario aggiuntivo frontale didattico”. Nei canali informali, invece, i quadri dei sindacati cosiddetti maggiormente rappresentativi, in comprensibile difficoltà di fronte alla preoccupazione e alle domande allarmate degli iscritti, farneticano di bufale e complotti orditi dai sindacati di base per screditare i grossi sindacati ed “erodere iscritti”.. Bugie dalle gambe assai corte.

POSTILLA CRITICA
La storia recente non induce all’ottimismo: il pesce puzza dalla testa
Vedremo come procederà questa trattativa “alle prime schermaglie”, iniziata veramente nel peggiore dei modi. Se guardiamo alla storia del sindacato degli ultimi anni, però, c’è poco da stare tranquilli: gli accordi capestro sottoscritti sono stati sempre propagandati come “grandi risultati” (basti pensare a come è stato “sterilizzato” il diritto di sciopero nei cosiddetti “servizi pubblici essenziali” con l’accordo dei “grandi sindacati”). Inoltre, i sindacati confederali hanno mostrato, nei fatti, di essere più lo strumento di folgoranti carriere personali (Mauro Moretti e Valeria Fedeli docent..) che baluardi dei diritti dei lavoratori, come certificano i pessimi esempi offerti da alcuni capi storici, molto più attenti agli affari propri che agli interessi legittimi dei propri rappresentati.
I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil  sono stati, in questo senso, emblematici: 
Raffaele Bonanni (segretario della Cisl dall'Aprile 2006 al settembre 2014), sempre pronto a frenare il conflitto negli anni bui dell'attacco ai diritti del lavoro, ha chiuso la sua carriera di sindacalista con uno “stipendio” lievitato, in pochi anni, da 118.186 euro a 336mila, “prodigio” che gli ha consentito di andare in pensione con un assegno mensile di 8.593 euro lordi. È notizia di questi giorni che sarà candidato “di prestigio” di Forza Italia, alle prossime elezioni politiche
Di Luigi Angeletti (segretario generale della Uil addirittura per 15 anni, dal giugno 2000 al novembre 2014) non si ricorderanno di certo le sue imprese di sindacalista a difesa dei lavoratori, ma le crociere e i gioielli pagati con i soldi del sindacato dei pensionati e del sindacato del pubblico impiego. 
Di Guglielmo Epifani (segretario generale della CGIL dal Settembre 2002 al novembre 2010) ricorderemo invece la sua profonda coerenza politico-sindacale: dopo aver contribuito (con il suo assai tiepido sostegno) a far fallire il quorum al referendum del 2003 per estendere le garanzie dell'art.18 alle imprese con meno di 16 dipendenti (tra i promotori c’era anche la Fiom Cgil), Epifani è passato in politica, nelle file del Partito Democratico (di cui è stato per un breve interregno pure segretario). Eletto deputato nell'attuale legislatura, ha coerentemente votato a favore del Jobs Act, “riforma” che, tra le tante meraviglie, ha definitivamente eliminato l'ingombro dell'articolo 18.
Sindacati “maggiormente rappresentativi”, what else

martedì 23 gennaio 2018

i COBAS non partecipano in alcun modo alla campagna elettorale e alle liste per le prossime elezioni politiche

 Nella giornata di domenica scorsa, il TG di Mentana (La 7) ha annunciato che i COBAS sarebbero tra i promotori della lista “Potere al popolo” per le prossime elezioni politiche nazionali. La notizia è falsa. Come hanno sempre fatto nei loro 31 anni di vita, i COBAS non solo non promuovono liste elettorali politiche, nazionali o locali, ma non vi partecipano, come organizzazione, in nessuna forma, né sostenendo liste, né facendo propaganda per qualcuna di esse, né mettendovi candidati/e. Naturalmente i COBAS non possono né vogliono impedire a chiunque tra le decine di migliaia di loro iscritti/e intenda candidarsi, di farlo. Precisiamo però che qualsiasi iscritto/a COBAS dovesse entrare a far parte di una lista elettorale,  lo farà a puro titolo personale, non riceverà da noi alcun sostegno nella propria campagna elettorale e dovrà lasciare eventuali cariche che dovesse ricoprire nei COBAS.
Invitiamo inoltre questi eventuali candidati/e a non fare alcuna confusione e/o sovrapposizione, durante la propria campagna elettorale, tra la loro collocazione nei COBAS e quella nelle liste per il prossimo Parlamento, specificando sempre che trattasi di una scelta individuale che non coinvolge minimamente i COBAS; nonché a fare autonomamente tale precisazione nel caso gli organi di informazione, soprattutto a livello locale, facciano confusione, per quel che li riguarda, tra i due livelli, ad esempio presentandoli come candidati/e COBAS, evitando così alla nostra organizzazione di dover intervenire con sgradevoli smentite ufficiali e formali.

La lotta delle diplomate/i magistrali è ad un passaggio cruciale: dall’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola un appello alla responsabilità

Concentrare le lotte, unificare le legittime richieste di tutto il precariato della scuola
L’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola, tenutasi a Roma il 20 e 21 gennaio, oltre a preparare la campagna per le imminenti elezioni delle RSU che si svolgeranno con meccanismi antidemocratici che favoriscono sfacciatamente i sindacati di Palazzo, e oltre ad aver valutato con estremo allarme la possibile chiusura, tra il governo e i suddetti sindacati, di un contratto catastrofico sia sul piano normativo che salariale, ha discusso a fondo della eccellente lotta delle diplomate/i magistrali, della grande importanza che tale lotta raggiunga i risultati che si prefigge, e della necessità di proporre obiettivi che unifichino il variegato e spesso inter-conflittuale precariato scolastico. Su tali basi, l’Assemblea Nazionale ha riconfermato la validità della piattaforma che abbiamo presentato al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta: 1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l'anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l'anno di prova in questo anno scolastico; 2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti; 3) riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento,  PAS, TFA, ecc.); 4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.
L’Assemblea ha anche preso atto che il MIUR, pur consapevole della totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato e le loro precedenti (che dimostra come si sia trattato di una spudorata e illegittima sentenza politica), sta applicando un atteggiamento “ponziopilatesco”: ossia prende tempo a nome del governo Gentiloni (il quale è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo governo. Di fronte a questa tattica dilatoria, la lotta va intensificata qui ed ora: non si può restare in attesa dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi, peraltro, sussiste la massima incertezza. Guardiamo però con forte preoccupazione alla miriade di indizioni di scioperi che si sovrappongono senza preoccuparsi di aver raggiunto un minimo di unità del movimento, in una “gara” sterile e dannosa. Nella ottima manifestazione dell’8 gennaio, avevamo avanzato la proposta di  una serie di assemblee territoriali che conducessero ad una Assemblea nazionale in grado di sintetizzare le proposte sulla piattaforma rivendicativa e sulle iniziative di lotta, dichiarandoci disponibili a sostenere quanto ne fosse emerso.  Per varie ragioni, non si è arrivati finora a taleAssemblea Nazionale, che però speriamo si possa tenere al più presto.
In assenza di una posizione unitaria del movimento, sono stati indetti numerosi scioperi “in concorrenza”. Tra questi, abbiamo valutato non utile lo sciopero degli scrutini che, oltre ad escludere la scuola dell’infanzia, si risolve in un semplice differimento di due giorni, di impatto nullo sulla scuola e sui “media”. Ben più validi appaiono gli scioperi proposti per il 23 febbraio e per il 23 marzo. Il primo risponde all’esigenza di non restare in attesa statica del nuovo governo e di richiedere un impegno esplicito all’attuale; il secondo, in coincidenza con l’insediamento delle Camere, intende esercitare una immediata pressione sui nuovi parlamentari. Però, soprattutto in presenza di un movimento di lotta in larga parte spontaneo, non si possono trattare gli scioperi con superficialità. Intanto perché, dopo il successo di quello dell’8 gennaio, il successivo deve fare ancor meglio o almeno essere all’altezza del precedente; e poi perché, da sempre, non è buona norma convocare tre scioperi in 40 giorni e annunciare il successivo quando il precedente è ancora da effettuare: in questo modo si fa capire che il primo sciopero sarà non decisivo e così lo si svaluta. Dunque, ci pare il caso di concentrarsi sullo sciopero del 23 febbraio: e se dalle Assemblee che si  svolgeranno in questa settimana localmente, verrà un chiaro segnale di condivisione da parte della larga maggioranza del movimento, lunedi prossimo noi lo convocheremo, rimanendo disponibili, dopo la verifica del 23 febbraio, anche per l’eventuale data successiva. Infine, sabato scorso, dalla bella e partecipata Assemblea di Roma con le/i diplomate/i magistrali del Lazio e delegazioni di varie province, era emersa la proposta di una manifestazione nazionale per sabato 10 febbraio senza sciopero. Ma dalle ultime notizie sembrerebbe che ci si orienti invece per iniziative locali il 10. Ci parrebbe la decisione migliore, visto che c’è la possibilità di manifestare a livello nazionale il 23 se sarà prevalente la proposta di scioperare in quella giornata.

lunedì 22 gennaio 2018

VISITE FISCALI PUBBLICO IMPIEGO DOPO DL MADIA

Informiamo su cosa cambia rispetto alle visite fiscali dopo l'ultimo "regalo" del governo contro i lavoratori del PIubblico Impiego (scuola compresa)!

– Riportiamo di seguito alcune bufale che girano in rete in questi ultimi tempi riguardo alle nuove disposizioni stabilite dal “Regolamento recante modalità per lo svolgimento delle visite fiscali” entrato in vigore il 13 gennaio 2018 con il decreto "Madia" del 17 ottobre 2017.

NON E’ VERO CHE si potranno effettuare più visite di controllo nella stessa giornata allo stesso lavoratore, ma è possibile che, come accade per il lavoratori del privato, vi siano più visite fiscali durante in periodo di malattia indicato nello stesso certificato medico”.
NON E’ VERO CHE siano stati previsti incentivi per i medici fiscali nel caso certifichino la riduzione dei giorni di assenza per malattia, così come il numero di visite quotidiane che il medico deve effettuare non è discrezionale ma è stabilito giornalmente dall’INPS in misura massima di 8 visite al giorno (4 per ogni fascia)”.
NON E’ VERO CHE potrà essere la polizia municipale ad accertare la presenza nella dimora indicata del lavoratore in malattia. Il compito del medico fiscale non è verificare se il dipendente è effettivamente reperibile all’indirizzo che ha indicato alla scuola, quanto piuttosto verificare se effettivamente sia ammalato.
NON E’ VERO CHE il medico fiscale ricerca gli assenteisti, né controlla se il lavoratore è in casa, ma valuta la sua idoneità o l’incapacità alla ripresa dell’attività lavorativa, tenendo in considerazione le mansioni svolte.
NON E’ VERO CHE sono stati modificati gli orari di reperibilità che restano per i dipendenti pubblici gli stessi di prima: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, anche nei giorni non lavorativi e festivi.

COSA CAMBIA
L’assenza dovuta a malattia per causa di servizio fa ora specifico riferimento alla nuova norma ed alle tabelle ad essa allegate, mentre prima era del tutto generica.
Per l‘assenza dovuta a malattia riconducibile ad un’invalidità riconosciuta ora viene precisata la percentuale minima di invalidità che deve essere pari o superiore al 67%. Si tratta perciò di una restrizione.
Anche i dipendenti in malattia per infortunio sul lavoro devono ora rispettare le fasce orarie di reperibilità, diversamente da quanto era previsto in precedenza.
Si vedano
Decreto 17 ottobre 2017, n. 206 – Gazzetta Ufficiale

D.P.C.M. 206 17.10.2017: Svolgimento visite fiscali e assenze malattia

Assenze per malattia, in vigore le nuove regole del 2018

– Dal 13 gennaio 2018, è entrato in vigore il Decreto n. 206 del 17 ottobre 2017 (cosiddetto decreto Madia), pubblicato in G.U. il 29 dicembre scorso che stabilisce le nuove procedure per l’accertamento delle assenze per malattia per tutti i comparti del Pubblico Impiego. 
Il decreto lascia invariate le fasce di reperibilità, non accogliendo l'”armonizzazione” invocata dal Consiglio di Stato nel parere rilasciato sul provvedimento, e conservando gli attuali orari (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18).

Chiariamo in nove punti gli aspetti principali del decreto:
1.  La richiesta di visita di controllo. 
La visita fiscale può essere richiesta, dal datore di lavoro pubblico, fin dal primo giorno di assenza dal servizio per malattia del dipendente pubblico mediante utilizzo del canale telematico messo a disposizione dall´INPS. La visita può essere disposta anche direttamente dall’Inps, su propria iniziativa, secondo le modalità predefinite da questo stesso Ente. (art. 1)
2. Visita fiscale, potranno essere ripetute durante la malattia. 
Le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale (art. 2). Con le nuove disposizioni, la visita fiscale può essere “ripetitiva” e quindi il medico fiscale può bussare alla porta anche più volte nel corso dello stesso periodo di malattia (NB: non lo stesso giorno).
3. Fasce orarie di reperibilità. 
Le fasce orarie di reperibilità restano fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per un totale di 7 ore. L´obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi (art. 3). 
4. Esclusione della reperibilità.
Sono esclusi dall´obbligo di reperibilità i dipendenti per i quali l´assenza è riconducibile ad una delle seguenti circostanze:
a. patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
b. causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all'ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al DPR n. 834/1981, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;
c. stati patologici sottesi  stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67% (art. 4).
Non sono più comprese, quindi, tutte quelle infermità più ricorrenti, come sindrome ansiosa, bronchite, gastrite, otite, cistite e tante altre di minore gravità che, riconosciute dipendenti da causa di servizio, consentivano di potersi assentare al riparo dalla preoccupazione della visita del medico fiscale.
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5. Modalità della visita.
Il medico è tenuto a redigere, nelle modalità telematiche indicate dall'INPS, il verbale contenente la valutazione medico legale relativa alla capacità o incapacità al lavoro riscontrata (art. 5). Il medico fiscale, redatto il verbale di accertamento con la valutazione circa la capacità o incapacità lavorativa riscontrata, lo trasmette all’Inps per via telematica che, con lo stesso sistema lo trasmette al Datore di Lavoro. Una copia viene messa a disposizione del dipendente..
6. Domicilio dichiarato
La variazione dell´indirizzo di reperibilità deve essere comunicata dal dipendente all´amministrazione presso cui presta servizio (art. 6).  E’ compito del dipendente ammalato comunicare all’Ufficio dove presta servizio l’eventuale variazione dell’indirizzo dove trascorrerà la malattia e dove resterà reperibile. L’Ufficio ne darà comunicazione immediata all’Inps per quanto di competenza e per evitare di inviare il medico fiscale ad un indirizzo sbagliato.
7. Assenza alla visita fiscale
Se il medico fiscale non troverà presente il dipendente al domicilio dichiarato, avviserà immediatamente il Datore di Lavoro e lascerà, al domicilio conosciuto, l’invito per il dipendente trovato assente a recarsi a visita ambulatoriale il primo giorno utile. In caso di mancata effettuazione della visita per assenza del lavoratore all´indirizzo indicato:
– è data immediata comunicazione motivata al datore di lavoro che l´ha richiesta;
– il medico fiscale rilascia apposito invito a visita ambulatoriale per il primo giorno utile presso l´Ufficio medico legale dell´INPS competente per territorio (art. 7).
8. Contestazione dell’esito della visita fiscale
Se il dipendente non accetta l’esito della visita di controllo, dovrà eccepirlo immediatamente in sede di visita domiciliare (o ambulatoriale, se era stato trovato assente). Il dissenso sarà annotato sul verbale di visita e il dipendente sarà invitato a presentarsi a visita di controllo presso l’Ufficio del Medico Legale dell’Inps per il giudizio definitivo. Se il dipendente si rifiuta di firmare il verbale, il medico fiscale informerà l’Inps e inviterà il soggetto interessato a presentarsi a visita presso il suindicato Ufficio Legale. 
Qualora il dipendente non accetti l´esito della visita fiscale, il medico è tenuto ad informarlo del fatto che:
– deve eccepire il dissenso seduta stante;
– il dissenso deve essere sottoscritto dal dipendente;
– deve sottoporsi a visita fiscale, nel primo giorno utile, presso l´Ufficio medico legale dell´INPS competente per territorio, per il giudizio definitivo (art. 8).
9. Rientro anticipato con nuovo certificato
Ai fini del rientro anticipato dal lavoro, per guarigione anticipata rispetto al periodo di prognosi inizialmente indicato nel certificato di malattia, il dipendente è tenuto a richiedere un certificato sostitutivo al medesimo medico che ha redatto la certificazione di malattia ancora in corso di prognosi oppure ad altro medico in caso di assenza o impedimento assoluto del primo (art. 9).

domenica 21 gennaio 2018

sabato 20 gennaio 2018

continua la mobilitazione delle maestre contro la sentenza del consiglio di Stato. 2 e 9 febbraio in piazza

A Terni continua la mobilitazione delle maestre contro l'indegna sentenza del consiglio di stato.
Qui sotto il comunicato approvato dall'assemblea MAT (maestre d'acciaio Terni) che rilancia le iniziative sul territorio.

TERNI: CONTINUA LA MOBILITAZIONE DELLE MAESTRE CONTRO LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO. Il 2 ed il 9 febbraio di nuovo in piazza
Giovedì 18 gennaio per discutere della situazione e rilanciare forme di lotta e mobilitazione si è riunita l’assemblea autorganizzata del “comitato maestre d’acciaio”, dopo l’importante partecipazione allo sciopero e alla manifestazione dell’8 gennaio sotto il MIUR a Roma.
Dopo una intensa ed articolata discussione sulla scandalosa sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria che ha annullato il valore abilitante del diploma magistrale e sulle sue nefaste ed inaccettabili conseguenze su oltre 50.000 maestre -900 delle quali in Umbria- che da anni garantiscono il funzionamento delle scuole per l’infanzia e primaria, l’assemblea ha concordato sulla seguente piattaforma:
1.    richiesta di un decreto legge immediato che garantisca il mantenimento del posto di lavoro per chi è stato immessa in ruolo o deve superare l’anno di prova nel corrente a.s.
2.    permanenza nelle GAE, in base al servizio acquisito con scioglimento delle riserve
3.    immissione in ruolo per tutti i precari della scuola con 3 anni di servizio
Oltre alla piattaforma l’assemblea auspica la convocazione di un’assemblea nazionale che definisca forme di lotta collettive.
Si promuove la stesura di un documento da proporre in delibera ai collegi docenti delle scuole.
A livello provinciale il comitato organizza:
La prossima assemblea del coordinamento MAT – Maestre d’Acciaio Terni è fissata per il giorno lunedì 29 gennaio alle ore 17 presso la sala Laura del centro La Siviera, via Carrara 2, Terni
Per il giorno venerdì 2 febbraio è prevista una fiaccolata alle ore 18 nel centro di Terni
Venerdì 9 febbraio dalle ore 16 in piazza del Popolo a Terni “LA SCUOLA AD OSTACOLI” rivisitazione del gioco dell’oca e presidio con distribuzione di materiale, laboratori per bambini dai 3 ai 10 anni.
Si chiede al Consiglio regionale dell’Umbria ed ai consigli comunali di deliberare e prendere posizione sulla questione delle 897 diplomate magistrali che insegnano in Umbria, coinvolte dalla sentenza del CDS.
Si lancia la promozione di forme di informazione e sensibilizzazione dei genitori e degli alunni.
Le maestre, i docenti, genitori, bambini e bambine sono invitati a partecipare per la difesa della scuola pubblica e delle maestre che insegnano da anni
Assemblea autorganizzata Maestre di acciaio-Terni

scarica il comunicato qui

giovedì 18 gennaio 2018

L’ATLANTE NAZIONALE DELLE STRAGI NAZI-FASCISTE LA RESISTENZA IN UMBRIA e ad ORVIETO Vicende storiche e Protagonisti

Convegno Nazionale di Formazione per il personale ISPETTIVO,
DIRETTIVO, DOCENTE ed ATA della Scuola pubblica statale


L’ATLANTE NAZIONALE DELLE STRAGI NAZI-FASCISTE
LA RESISTENZA IN UMBRIA e ad ORVIETO
Vicende storiche e Protagonisti

Orvieto, 26 Gennaio 2017, Liceo Classico “F. A. Gualterio”, Piazza Ippolito Scalza

IL CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola (Decreto Ministeriale 25/07/06 prot. 869)

ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE ISPETTIVO, DIRIGENTE,  DOCENTE E ATA

con diritto alla sostituzione, ai sensi dell’art. 64, commi 4-5-6-7 del CCNL 2006/09 - CIRC. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06)


Orvieto, 26 Gennaio 2017

PROGRAMMA DEI LAVORI         Ore 8.45  –  13.00


Ore 8,45 – 9.15
Registrazione partecipanti
9.15 - 10.15
"Saluti e Introduzione", prof.ssa Catia Coppo, presidente CESP di Terni;
prof.ssa Anna Maria Chiasso, Cobas della Scuola.
"La Resistenza nell’Orvietano e i Martiri Antifascisti", dott. Mirko Pacioni, Associazione Centro di Documentazione Popolare di Orvieto.

10.15 - 10.30 Pausa

10.30 - 12.30
"L’Umbria nell’Atlante Nazionale delle Stragi Nazi-Fasciste" prof. Angelo Bitti, ricercatore ISUC. Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea


"Il contributo dei Partigiani slavi nelle Brigate umbre" prof. Renato Covino, Università degli Studi di Perugia

scaricate QUI l'esonero dal servizio da consegnare in segreteria

LA SENTENZA “POLITICA” DEL CONSIGLIO DI STATO COINVOLGE IN UMBRIA 900 MAESTRE IN RUOLO O CHE INSEGNANO DA ANNI. IL MIUR SCARICA LA QUESTIONE AL PROSSIMO GOVERNO. SUBITO UN DECRETO-LEGGE DA QUESTO GOVERNO, CHE RENDA GIUSTIZIA ALLE DIPLOMATE MAGISTRALI E A TUTTI I PRECARI

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell'8 gennaio il MIUR ha convocato ieri i COBAS, assieme ad altri sindacati conflittuali, per affrontare la questione dei diplomati magistrali. 
Le rappresentanti del MIUR hanno fornito i dati del monitoraggio delle iscritte in GaE e dei contratti a tempo indeterminato stipulati da cui si evince che in Umbria le docenti coinvolte sono in totale 897:
·        59 sono le docenti già assunte a tempo indeterminato con clausola risolutiva che rischiano il posto di lavoro.
·        149 sono le iscritte a pieno titolo nelle GAE (149 scuola infanzia e 20 scuola primaria)
·        689 sono le iscritte con riserva alle GAE (graduatorie ad esaurimento) di cui 624 alla scuola per l’infanzia e 631 ala scuola primaria;
 
Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di  proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri”, i COBAS hanno prima fatto presente come la convocazione del tavolo fosse un atto dovuto, data la totale non rappresentatività dei sindacati concertativi in materia, totalmente assenti dalle mobilitazioni di queste settimane ; ed hanno poi esposto una piattaforma unificante sia per le diplomate/i magistrali sia per tutti i precari/e della scuola, basata sui seguenti punti: 
1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l'anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l'anno di prova in questo anno scolastico;
2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva;
3) riapertura delle GAE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.);
4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.
 
I COBAS hanno poi ribadito la totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ed i precedenti giudicati dello stesso Consiglio, che dimostra come si sia trattato di una spudorata sentenza “politica”, come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi in conflitto tra loro. Abbiamo inoltre sottolineato che lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare a coloro che “lasciano” la scuola (in una categoria pesantemente sottopagata) e dunque stabilizzare definitivamente tutte/i le/gli abilitate/i che si sono guadagnate/i sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento. Le rappresentanti del MIUR hanno risposto che il Ministero ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che a sua volta ha chiesto agli USR ulteriori dati, in particolare sui numeri delle sentenze dei Giudici del Lavoro.
E’ apparso lampante che il MIUR, con tale richiesta all’Avvocatura (che dovrebbe esprimersi entro marzo, cioè dopo le elezioni politiche) sta applicando una politica “ponziopilatesca”: ossia lavarsene le mani e prendere tempo a nome di Gentiloni e del governo ancora in carica (il quale, lo ricordiamo, è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge urgente che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo Governo post elezioni (se e quando entrerà in carica). Nel contempo, sempre a copertura del governo, il MIUR cerca di evitare il caos di fine anno, ben sapendo che LICENZIARE ora migliaia di persone, oltre a provocare una risposta ancora più dura da parte delle maestre/i, provocherebbe una rivolta delle famiglie degli alunni e il disastro totale nelle scuole e negli Uffici territoriali scolastici, assolutamente non in grado di gestire la drammatica situazione che si creerebbe.
La delegazione COBAS ha espresso la sua totale insoddisfazione per la tattica dilatoria e “ponziopilatesca” del MIUR e per la smaccata irresponsabilità di un governo che avrebbe l’occasione di sanare, almeno in parte, il malfatto pluridecennale dello Stato nei confronti dei precari, sottolineando peraltro come tanti posti si renderanno disponibili nei prossimi anni, a maggior ragione se si estendesse il lavoro usurante (anticipando la pensione) a lavoratori/trici di altri segmenti scolastici, in particolare nelle scuole elementari. Abbiamo anche evidenziato le gravi implicazioni che a breve si dovranno affrontare in relazione al divieto della prosecuzione dei contratti oltre i 36 mesi, e che proprio i numeri delle iscritte/i nelle GaE, consegnatici nell’incontro, confermano che, ove disgraziatamente non si trovasse una soluzione positiva, il prossimo anno interi territori sarebbero privi di insegnanti. Infine, di fronte al pilatesco “non possumus” del MIUR, i COBAS hanno ribadito che in assenza dell’indispensabile e urgente Decreto-legge, che eviti intollerabili licenziamenti e che sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno dei precari/e, la mobilitazione si intensificherà e si “indurirà”.
In tal senso i COBAS di Terni rilanceranno le proposte e le indicazioni che verranno dall’assemblea provinciale organizzata dal comitato delle “maestre d’acciaio” oggi 18/01 alle 17.30 c/o la sala Laura della Siviera, in via Carrara 2 a Terni, collegandole con le mobilitazioni previste per le prossime settimane.