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lunedì 10 maggio 2021

Il “Piano estate”: uno strumento per la privatizzazione della scuola italiana - La scuola non è un centro estivo!

Stanno arrivando nei Collegi Docenti delle scuole italiane le richieste di adesione al “Piano per l’estate” spacciato e propagandato dal governo come uno strumento per riparare ai danni prodotti dalla chiusura prolungata delle scuole o dalle continue quarantene che hanno martoriato il percorso scolastico di quest’ultimo anno e mezzo. La scadenza per l’adesione delle scuole è prevista per il 21 maggio 2021, ma i Collegi Docenti e i Consigli di Istituto potranno deliberare anche in una fase successiva.
Si tratta di un finanziamento veramente cospicuo, pari a più di mezzo miliardo di Euro. Ma non si tratta di un interesse sincero ai problemi reali della scuola: tutti sappiamo, anche il governo, che le scuole in questa delicatissima fase necessitano di interventi urgenti in grado di garantire una ripartenza a settembre in condizioni di sicurezza.
Ma se il governo dimostra di non essere interessato ai problemi reali e urgenti della scuola italiana, qual è la finalità di questi finanziamenti? Ciò che il ministro vuole ottenere, come già ha realizzato in Emilia Romagna dove era assessore regionale, è l’ingresso del privato di cooperativa dentro la scuola: è esplicitamente prevista infatti “la possibilità di coinvolgere soggetti pubblici e privati, quali amministrazioni centrali e locali, associazioni, fondazioni, enti del terzo settore, università, centri di ricerca, reti già presenti a livello locale”. Le scuole cioè saranno chiamate a “giudicare” ed inserire dentro i propri PTOF progetti che prevedono la compresenza di personale docente e lavoratori di cooperativa, in una sorta di equiparazione tra le funzioni specifiche della scuola e le attività che, da sempre, sono rimaste separate e gestite autonomamente dai comuni. E infatti la domanda centrale è proprio questa: perché il governo, giustamente preoccupato della perdita di socialità sofferta dai più giovani, ha deciso di finanziare le scuole e non i Comuni? Perché finanziando le cooperative attraverso le scuole si sdogana l’idea dell’equiparazione della formazione formale e informale, benché la prima sia pubblica e la seconda privata: i centri estivi comunali hanno una loro dignità e finalità, ma restano servizi molto diversi rispetto alle finalità educative/culturali della scuola. E’ un progetto strutturale e infatti il piano estate va ben oltre l’estate: “le attività proposte possono essere realizzate dalla data di autorizzazione da parte del Ministero dell’istruzione e fino al termine dell’anno scolastico 2021-2022, usufruendo, in particolare, dei periodi di sospensione della didattica curricolare e di quello estivo”.
Se poi confrontiamo il “piano estate” con il rapporto Bianchi (manifesto programmatico del nuovo Ministro) il progetto diventa sempre più chiaro: “occorre procedere ad una forte essenzializzazione del curricolo […]rivisitare i curricoli, andare all’essenziale delle competenze, […]agire sulla durata delle lezioni inserita in una prospettiva di organizzazione che tenda a superare lo schematismo degli orari, che lasci spazio ad attività personalizzate nei confronti di ciascun allievo in una logica di raccordo con attività sul territorio”.Insomma, ridurre tempo scuola a favore dell’ingresso dei privati: perché continuare a pagare docenti se è possibile sfruttare a basso costo la manodopera delle cooperative? Perché pagare i docenti di musica, di arte, di educazione motoria se gli studenti possono usufruire di corsi forniti dal terzo settore? Oggi stanno arrivando molti soldi nelle scuole, e molti ne arriveranno con i fondi del Recovery; la scuola finora si è salvata dagli appetiti privati perché a differenza di altri settori, ad esempio la sanità, è sempre stata povera: ora i soldi ci sono e gli appetiti non solo si svegliano, ma vengono solleticati proprio dai finanziamenti pubblici. Il processo sarà simile a quello intrapreso nella sanità, con esternalizzazione di una parte dei servizi: noi al contrario ci battiamo perché i lavoratori di cooperativa che già lavorano nella scuola senza diritti e con salari da fame siano internalizzati; oggi assistiamo invece all’immissione nella scuola di soldi pubblici per favorire la privatizzazione del pubblico, unitamente a una ridefinizione complessiva della scuola, così come sta per essere definita dal Patto che i sindacati confederali e il governo si apprestano a firmare.
Il piano estate (che durerà in realtà per tutto il prossimo anno scolastico) è molto pericoloso e va respinto. E’ necessario che gli organi democratici della scuola (che ancora non sono riusciti a riformare) prendano in modo deciso posizione e dunque invitiamo le scuole, nel caso decidano di utilizzare questi fondi:
- A non votare “a scatola chiusa” né il piano estate né i famigerati patti educativi di comunità
- A pretendere di conoscere i contenuti dei progetti ed eventualmente chiedere il rinvio del voto, in quanto la scadenza per le delibere può essere anche successiva al 21 maggio
- A non inserire nel PTOF della scuola nessuna attività che preveda il coinvolgimento di privati e/o cooperative; per tali attività devono essere finanziati i Comuni e la scuola non deve esprimere nessun parere didattico che legittimerebbe il processo di privatizzazione
- Qualunque sia la scelta di utilizzo dei finanziamenti (sia per il recupero degli apprendimenti per mitigare l’enorme danno dei livelli di preparazione, in particolar modo per gli alunni maggiormente in difficoltà sia per per sollecitare processi di socializzazione e condivisione del lavoro, rispondendo così ai problemi determinati dall'isolamento subito in questi due anni scolastici) la questione centrale riguarda l’individuazione del personale che potrà essere, così come già avviene per la scuola secondaria superiore, personale volontario interno o, in caso di assenza di disponibilità, personale qualificato individuato tramite graduatorie le quali sono piene di docenti precari qualificati e in possesso di competenze specifiche anche per quanto riguarda la musica, la pittura, l’educazione motoria, ecc.
Rispediamo al mittente il tentativo di far entrare i privati nella scuola con la “scusa” della pandemia; chiediamo al governo interventi urgenti e indispensabili per rientrare a settembre in sicurezza: diminuzione del numero di alunni per classe, un piano straordinario di assunzioni del personale precario, interventi urgenti per l’edilizia scolastica finalizzati al reperimento/adeguamento/ realizzazione di nuovi ambienti scolastici per garantire il distanziamento e dunque lo studio e il lavoro in sicurezza; chiediamo liquidità immediata per l’acquisto di tutti quei dispositivi di sicurezza di cui le scuole, dopo un anno e mezzo, sono ancora sprovviste come le mascherine Ffp2(acquistate autonomamente da personale docente, ATA e dalle famiglie degli studenti), impianti di aereazione e ricambio aria e interventi di edilizia leggera; chiediamo il potenziamento dei trasporti pubblici in grado di garantire lo spostamento anche del 100% degli studenti e delle studentesse, nonché la ridefinizione, quanto più condivisa dal basso, del protocollo di sicurezza e l’attivazione di presidi sanitari in tutte le scuole.
Questo deve fare il governo! Non saremo complici della privatizzazione della scuola!
Vogliamo che da settembre il diritto allo studio sia garantito! Vogliamo rientrare e rientrare in sicurezza. A settembre avranno il coraggio di parlare ancora di situazione emergenziale?
Esecutivo Nazionale Scuola
Cobas-Comitati di Base

INVALSI: DICHIARAZIONE NON DISPONIBILITA’ A SOMMINISTRARE E CORREGGERE O TABULARE LE PROVE INVALSI E DI NON ESSERE DISPONIBILE

 Nonostante le richieste di moratoria , le sollecitazioni, le motivazioni pandemiche, le dichiarazioni di avversità, la dichiarazione di sciopero dai COBAS della scuola per il 6 maggio, data fissata centralmente e nazionalmente, per lo svolgimento della prova per la scuola primaria di !° grado, il Ministero intende dar luogo alle prove INVALSI. 

A sostegno dello sciopero al fine di evitare i ventilati recuperi e quant’altro, abbiamo predisposto questa dichiarazione di indisponibilità che può essere depositata o inviata al dirigente scolastico.

Al Dirigente Scolastico

OGGETTO: rilevazione degli apprendimenti INVALSI 2021

DICHIARAZIONE DI NON DISPONIBILTA’ ALLA SOMMINISTRAZIONE E ALLA TABULAZIONE E CORREZIONE

Il/la sottoscritto/a docente________________________________________, in relazione all’oggetto,
Viste le date di Somministrazioni delle prove dell’INVALSI per il corrente anno scolastico;

Rilevato che:

  • l’attività di somministrazione, tabulazione e/o correzione esula dalla funzione docente e non è contemplata nel CCNL scuola ancora vigente;
  • tale attività non rientra nel mansionario del docente e non può intendersi come attività obbligatoria per il personale docente;
  • “attività ordinaria” (come varie norme definiscono le attività relative alle prove Invalsi) non significa che tale attività sia obbligatoria;
  • infatti, per esempio, anche la partecipazione ai viaggi d’istruzione o agli stage linguistici all’estero rientrano tra le attività ordinarie, ma pacificamente non sono ritenute obbligatorie;
  • la stessa può essere svolta dal docente solo in caso di disponibilità espressa;

DICHIARA LA PROPRIA NON DISPONIBILITA’
A SOMMINISTRARE E CORREGGERE O TABULARE LE PROVE INVALSI
E DI NON ESSERE DISPONIBILE

a rinunciare alle proprie ore disciplinari di lezione per lo svolgimento delle prove INVALSI stesse, poiché nel qual caso si inficerebbe la libertà di insegnamento.
Nel caso in cui la S.V. intenda indicare il sottoscritto per lo svolgimento delle varie attività relative alle prove Invalsi, si chiede l’emissione di Ordine di Servizio e/o la Reiterazione di Ordine di servizio. A tal proposito, questa dichiarazione deve intendersi rimostranza scritta ai sensi del DPR n° 3 del 1957 articolo 17.

Data, ______________
firma________________________

CESP-COBAS e Telefono Viola: scuola e residui manicomiali

 Nell’ultimo articolo, scritto per Tecnica della Scuola, sulla Medicalizzazione del disagio scolastico segnalavo la presenza sempre più rilevante nelle scuole, di adolescenti e pre-adolescenti con “disturbi” nell’apprendimento, un fenomeno preoccupante dal punto di vista educativo, sul quale il CESP, il centro culturale e sociale dei COBAS, dal 2018 ha aperto un’importante riflessione che ha portato l’associazione a svolgere seminari di approfondimento sulla tematica, il che ha permesso un confronto ampio con la categoria in tante città. Hanno partecipato ai seminari, pedagogisti, psicoterapeuti, psichiatri, avvocati esperti in diritto psichiatrico, docenti e tutti hanno preso atto della trasformazione delle modalità di apprendimento, del crescente disagio sociale e della deriva che sta conducendo la scuola all’adozione di misure di controllo terapeutico delle difficoltà dei giovani, con il rischio, nel quale la scuola spesso incorre, di leggere i comportamenti degli studenti e delle studentesse con la lente deformante della diagnosi clinica, trasformando dirigenti e docenti in agenti di controllo per l’adattamento “alla norma e alla salute”.

Quanto accaduto – e di cui ha scritto anche TdS – allo studente diciottenne di Fano, sottoposto di forza ad un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) per essersi rifiutato di indossare la mascherina in classe, è l’esemplificazione di questa tendenza (che travalica la scuola e diviene marchio sociale) che interpreta ogni atteggiamento divergente come atto patologico da controllare e reprimere attraverso la coercizione fisica e non come manifestazione di una diversità da comprendere. Ma la vicenda rivela anche il permanere in Italia di una “questione psichiatrica” che si ripropone ogni volta in cui qualcuno, di fronte al manifestarsi di un pensiero “altro”, si sente autorizzato ad alzare nuovamente quel muro che separa il pensiero del singolo da quello degli altri, per evitare “pericolose” contaminazioni, attraverso quel residuo manicomiale costituito dal TSO. Per questi motivi il CESP, su invito della Società Gruppo-AntropoAnalitica Italiana (SGAI) ha avviato , insieme al gruppo SGAI, un dialogo da riportare all’interno della scuola, per il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze come occasione di sviluppo della propria ed altrui identità. I temi che si stanno trattando e che potranno essere integrati nel procedere del confronto tra CESP, COBAS, SGAI, Telefono Viola, sono quelli che appaiono emergere in questa fase storica:

a) la dispersione scolastica, nelle sue radici didattiche, relazionali e socio culturali;

b) la medicalizzazione del disagio psico-relazionale;

c) la Didattica a Distanza, come problema motivato dalla pandemia;

d) l’attiva e corretta relazione con le famiglie.

Dal confronto iniziato emergono problematiche interessanti e “cogenti” relative all’insegnamento come una professione “impossibile”, una professione, cioè, che non può essere definita semplicemente tramite un approccio tecnico o normativo, perché ha come destinatari individui, soggettività che implicano una relazione che ha bisogno di senso e tale senso non può essere ottenuto attraverso la tecnologia e la DaD, che possono fornire nozioni, ma non relazioni; al rapporto intercorrente tra Informazione, Relazione e utilizzo gruppale dell’informazione ricevuta, elemento che deve sempre essere tenuto in debito conto nella relazione educativa; le profonde trasformazioni della funzione docente dovute alla rivoluzione tecnologica, che ha minato alla base una professione che stenta a ritrovare quell’autorevolezza che l’ha caratterizzata in passato; l’uso della tecnologia nella generazione dei millennials, che in realtà ha un rapporto esclusivo con i social e i giochi play station, ma non sa utilizzarla come fonte di apprendimento, con evidenti ricadute psico-relazionali, il che implicherebbe, da parte dei docenti, un approccio che problematicizzi il cambiamento e non lo stigmatizzi; le conseguenze dell’improvvisa accelerazione impressa dalla pandemia all’uso della tecnologia, che ha provocato diseguaglianze e dislivelli nell’apprendimento, cosa di fronte alla quale ogni scuola ha reagito diversamente pur raggiungendo, seppur con tempi diversi, la diffusa certezza che la Dad non è uno strumento didattico adeguato, che rivela le profonde differenze nell’approccio alla didattica digitale nelle diverse fasi evolutive dell’apprendimento e della necessaria riflessione sulle ricadute di questa nelle varie fasce d’età.

Su questi temi le associazioni hanno deciso di continuare gli incontri, per farne materia di progettazione ed esecuzione di percorsi di aggiornamento e formativi, finalizzati a successivi seminari/convegni con appuntamenti settimanali da svolgere in più città e territori, nel tentativo anche di comprendere cosa rimane oltre l’istituzione psichiatrica nella società (e nella scuola), di quelle disposizioni, correlazioni e reti di “potere” che autorizzano la gestione dell’individuo.

Anna Grazia Stammati presidente del CESP e del Telefono Viola


martedì 4 maggio 2021

la scuola dei padroni e delle competenze....


La DaD non finirà più, ci sarà pure dopo il Covid. Bianchi: sì, ma non come oggi. E le aziende vogliono formare i prof

La didattica a distanza non finirà più, anche se dopo il Covid prenderà delle sembianze diverse da quelle degli ultimi 14 mesi ed in particolare del periodo del lockdown: a farlo intendere è stato il ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi.

Il ministro: non sarà più come l’anno scorso

Durante un’intervista a Sky Tg 24, concessa domenica 2 maggio, il titolare del Mi ha detto che nella scuola del futuro la didattica a distanza sarà presente, ma non sarà “quella che abbiamo visto l’anno scorso”.

Il passaggio dalla DaD alla didattica digitale integrata, del resto, già c’è stato: l’insegnamento da ‘remoto’ è stato legittimato anche a livello contrattuale ed ogni istituto ha plasmato la sua offerta digitale interattiva sulla base delle esigenze del Ptof e delle strutture tecnologiche in dotazione. Tra le priorità per il futuro, ha spiegato Bianchi, vi sarà di sicuro “la capacità da parte di tutti di usare tutti gli strumenti, altrimenti sarà un altro modo di discriminazione”.

Bianchi: serve più senso critico

Proprio per evitare che si possa allungare il gap di apprendimenti, secondo il ministro dell’Istruzione è necessario trasmettere “il senso critico nell’uso degli strumenti, anche degli strumenti che usiamo oggi. E gli strumenti vanno usati, perché ci permettono di allargare la nostra visione”. Il riferimento del ministro dell’Istruzione è chiaramente rivolto all’utilizzo poco ragionato in particolare delle tecnologie telematiche, che portano sempre più giovani (e non solo) ad esporsi a pericoli continui, oltre che ad una fruizione priva di vantaggi in chiave di crescita e formazione personale.

Leonardo chiede al ministero di collaborare Nel corso della giornata, sempre il ministro Patrizio Bianchi aveva partecipato all’evento digitale “Dialoghi matematici”, durante il quale Leonardo – azienda dell’aerospazio, difesa e sicurezza – ha annunciato la volontà di contribuire “a spiegare ai professori la digitalizzazione, che in Italia rappresenta ancora un’importante barriera alla conoscenza”. Leonardo si è detta quindi pronta a collaborare con il ministero dell’Istruzione “per consentire agli insegnanti di aggiornarsi sulle competenze richieste dalle aziende”.

Iarlori: serve più sensibilità matematica

“Da noi ci sono tante competenze Stem e potremmo aiutare molto a formare i professori”, ha sottolineato Simonetta Iarlori, chief people organisation and trasformation officer di Leonardo. “Dobbiamo allargare la capacità e la sensibilità matematica non solo dei ragazzi, ma prima di tutto degli insegnanti”.
“Come Leonardo – ha detto Iarlori – ci impegniamo a proporre una migliore spiegazione delle competenze di cui abbiamo bisogno, che sono trasversali”.

sabato 1 maggio 2021

W 1° MAGGIO INTERNAZIONALISTA , ANTIRAZZISTA E ANTICAPITALISTA

 Come per il 25 Aprile, migliaia di antagonisti  sono tornati a riempire le piazze d'Italia il 1° Maggio, nel segno dell'opposizione al governo Draghi e alla modernità capitalista annunciata nel "recovery plan", assecondata da tutto l'arco parlamentare e giubilata da Cgil,Cisl Uil, che proprio il 1° Maggio hanno mostrato la faccia del loro asservimento ai piani padronali facendosi finanziare il concertone dall'ENI, multinazionale dell'estrattivismo fossile e della corruzione,


La manifestazione più partecipata è stata quella di Torino con le motivazioni della rinnovata lotta NO TAV dopo le vincenti battaglie di S. Didero e le solite aggressioni delle forze dell'ordine . Non da meno è stato il partecipato corteo del 1° Maggio a Milano ; così come le manifestazioni di Brescia, Bologna , Firenze, Pisa e Napoli largamente unitarie; a Roma eravamo in p.za S. Apostoli a sostenere la lotta dei lavoratori Alitalia, con la delegazione curda a rappresentare il valore universale del 1° Maggio; a Taranto per chiudere la fabbrica di morte ex Ilva, che il 22-23 maggio porterà a Roma la protesta; iniziative a Cosenza, Messina, Padova,....

1° Maggio vietato in Turchia , con arresti e feriti a Istambul,Izmir, Dyarbakir,...; in Palestina si è lottato "il venerdì del ritorno" e contro Israele+ ANP che impediscono le elezioni; in Colombia sotto assedio" contro la riforma fiscale", in Cile, Perù e Ecuador ; in Europa 150.000 in piazza a Parigi e scontri....; a Madrid e Barcellona;

Primo maggio: migliaia in piazza per un futuro libero da sfruttamento e devastazione

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Oggi primo maggio migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per rivendicare la necessità di un cambio di direzione nella politica istituzionale a fronte della pandemia che sta sconvolgendo il nostro modo di vivere e rendendo evidenti le contraddizioni della società.

Mentre sindacati ed istituzioni celebravano il primo maggio rinchiusi nel Comune di Torino proiettando il comizio su un megaschermo in Piazza San Carlo, cifra distopica della distanza che esiste oggi tra queste componenti e la sofferenza sociale che da Nord a Sud riguarda milioni di persone, due piazze vive e partecipate da lavoratori e lavoratrici, facchini, giovani, migranti e No Tav hanno scelto di condividere lo spirito originario di lotta di questa giornata.

Da piazza Vittorio è partito un corteo di almeno 1500 persone che ha ricordato quanto sta succedendo in Val Susa, la devastazione del cantiere di San Didero, l’allargamento del cantiere di Chiomonte ed i rischi che questi rappresentano per la salute pubblica della valle e per le casse del paese. Mentre viviamo un evento storico che dovrebbe farci ripensare interamente il sistema di sviluppo odierno, la logica delle grandi opere sottrae risorse e possibilità ad una sanità territoriale che sia in grado a rispondere all’emergenza, a scuola ed università, alla riconversione ecologica ed ad un lavoro che non sia sfruttamento e precarietà, ma che sia utile e giusto.

Fridays for Future è intervenuto durante il corteo contestando il piano per la transizione ecologica che dietro il green washing nasconde le solite logiche di finanziamento delle produzioni inquinanti, in barba alla necessaria decarbonizzazione, e delle grandi opere inutili che ancora una volta dentro il recovery plan rivestono un ruolo centrale nonostante le enormi emissioni di CO2 che comportano. La transizione ecologica di questo governo è una farsa dietro cui si nascondono i soliti grandi interessi come quelli di Eni e di Enel, come quelli degli speculatori e devastatori della terra.

In questo primo maggio è stato necessario ancora una volta sottolineare “che c’è lavoro e lavoro”, che esiste lavoro utile, degno, che costruisce condizioni di vita migliori per tutti e che questo lavoro andrebbe liberato dallo sfruttamento, mentre altri lavori significano solo impoverimento, devastazione e inquinamento.

Il corteo di Piazza Vittorio ha poi raggiunto Piazza Castello incontrandosi con i lavoratori e le lavoratrici, gli studenti e le studentesse che hanno condiviso dai microfoni le esperienze di lotta e di sfruttamento che hanno vissuto durante la pandemia.

La manifestazione ha provato a dirigersi verso il Comune dove si teneva la celebrazione istituzionale per rivendicare la necessità di un cambio di direzione rispetto le politiche che sono state messe in campo nel PNRR nazionale e regionale. La polizia ha caricato il corteo a freddo ferendo tre manifestanti alla testa. La solita gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura torinese impegnata come sempre a tenere la legittima rabbia popolare lontana dai responsabili della crisi, delle privatizzazioni e di una gestione della pandemia fallimentare.

La volontà di lottare in questa giornata si è affiancata alla consapevolezza di quanto questo sistema di sviluppo sia insostenibile, di quanto larga parte della popolazione stia pagando le scelte della politica, dei sindacati asserviti al potere e delle lobbies finanziarie e speculatrici del nostro paese. Sappiamo bene come questo momento storico ci imponga una scelta, quella di lottare per salvarci dalla crisi, dalla devastazione ambientale e dalla malattia. Come recitava lo striscione in testa al corteo, per salvarci dobbiamo cambiare sistema.

AVANTI  NO TAV

 

BOLOGNA , alle 10 in via Matteotti la la manifestazione indetta da Cobas,Sgb, Usi,  Unione Inquilini , Comitato emiliano-romagnolo No Autonomia Differenziata, Prc, Pcl, Pci e Nessuno resti indietro.

 

Milano importante manifestazione organizzata dai sindacati conflittuali,con alcune migliaia di lavoratori e altri movimenti sociali da p.za Cairoli nonostante la pioggia battente .

Una quindicina gli organizzatori: tra gli altri, Non una di meno, i lavoratori dello spettacolo, Cantiere, Lume, la Camera del non lavoro e la brigata Lena Modotti, i sindacati Usb,S.I. Adl ,Sial e Slai Cobas, Usi e Cub,Rifondazione, Partito Comunista dei Lavoratori e Partito Comunista. I rider partecipano con una delegazione.

 

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Primo maggio, manifestazione dei lavoratori dello spettacolo al ‘Rendano’ di Cosenza

La rete composta da Approdi, collettivo di lavoratori dello spettacolo e della cultura della Calabria, insieme ad altre realtà e associazioni di base dell’area urbana, oltre a singole individualità del territorio regionale, si è riappropriata simbolicamente per un giorno del Teatro Rendano di Cosenza. “Dopo un anno di incontri, di riflessioni e mobilitazioni dal basso – raccontano gli operatori del comparto – crediamo sia arrivato il momento di ritrovarsi fisicamente per prendere nuovamente la parola”.

Sulla facciata del teatro cosentino è stato esposto uno striscione con scritto “Senza cultura l’anima muore. Lavoro, reddito, diritti, tutele”. Nel pomeriggio, un dibattito all’interno del teatro cosentino e per consentire l’accesso a chi vorrà partecipare – sempre nel rispetto del distanziamento sociale – sono stati eseguiti dei tamponi rapidi, in modo da consentire lo svolgimento della manifestazione in totale sicurezza.

“Senza un intervento definitivo – spiegano gli organizzatori – e il più possibile unitario, le conseguenze di questa crisi saranno drammatiche. Stiamo già assistendo a ricadute insostenibili sulla vita dei lavoratori, sulla salute dell’intero comparto dello spettacolo, specie per le attività più piccole che non hanno la possibilità e la forza di riaprire senza sostegni concreti”.

 

Padova l’appuntamento dato da Adl Cobas, Maestranze dello Spettacolo, Priorità alla Scuola, realtà sportive popolari cittadine e dalla rete di mutualismo All You Can Care è nel piazzale della stazione. Qui, in contemporanea con l’inizio del concentramento, è stato montato l gazebo di Granma, il laboratorio di salute popolare, che ha fatto tamponi con l’obiettivo di tutelare la manifestazione, ma soprattutto per garantirli a tutte quelle categorie di lavoratori e lavoratrici a rischio a cui viene negato un servizio così basilare.

Primo Maggio, rendere visibili gli invisibili nella convergenza delle lotte

Il primo maggio c'è. A Milano, Bologna, Roma e in altre città in piazza movimenti, sindacati e auto-organizzati. Dal pomeriggio in tutto il paese sfila un'ampia e eterogenea rappresentanza di un quinto stato ancora frammentato. E' la festa programmatica di chi, al di là delle vertenze settoriali, cerca una rivendicazione comune come il reddito di base e le politiche per superare la precarietà

1° MAGGIO IN TURCHIA:

Primo maggio, Turchia: centinaia di persone fermate per il corteo La polizia in tenuta anti sommossa intorno alle strade ha fermato centinaia di manifestanti Tweet 01 maggio 2021 I numeri di quanti siano stati fermati non sono certi. Alcuni parlano di 100, altri di 200 persone. Secondo l'ufficio del governatore della città turca, sarebbero 212 le persone fermate a Istanbul. Quello che è certo è che nonostante il lockdown, molti sfidando il blocco, sono scesi per le strade per corteo per il 1° maggio a Istanbul. Un corteo che si è trovato davanti transenne e polizia in tenuta anti sommossa. Bloccate le strada che portano a piazza Taksim, luogo simbolo della protesta, e in altre aree vicine, compresa la popolare Istiklal Avenue. Non sono mancati momenti di tensione. Gli arresti sarebbero avvenuti in diverse aree intorno alla piazza, dove i manifestanti hanno cercato di superare gli schieramenti di polizia, i cui agenti in servizio dopo aver invitato più volte le persone a rispettare il lockdown, sono passati alla carica, prima di procedere con gli arresti. La cronaca parla di focolai di scontri tra poche centinaia di manifestanti e le forze dell'ordine in diversi quartieri attorno alla piazza.

 

 

PALESTINA, Abbas rinvia le elezioni palestinesi. I giovani protestano

il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato che le elezioni saranno rinviate fino a quando non ci sarà la garanzia che il voto possa aver luogo nella Gerusalemme est occupata, ritardando ulteriormente le votazioni in un Paese che è andato alle urne per l’ultima volta nel 2006.

Rivolgendosi a una riunione delle fazioni palestinesi, Abbas ha affermato di aver esortato la comunità internazionale a spingere Israele a consentire la campagna elettorale e il voto a Gerusalemme est, un’area annessa dallo Stato ebraico nel 1967 che i palestinesi rivendicano come loro futura capitale.

Abbas ha aggiunto che il processo elettorale non può proseguire perché Israele non ha fornito garanzie riguardo a Gerusalemme prima delle elezioni legislative e presidenziali – indette rispettivamente per il 22 maggio e il 31 luglio.

Abbiamo deciso di rinviare le elezioni fino a quando non ci sarà una garanzia su Gerusalemme”, ha dichiarato il leader palestinese di 85 anni.

I palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele e nella Striscia di Gaza bloccata hanno espresso la speranza che le elezioni, dopo 15 anni di attesa, potrebbero aiutare a risanare il sistema politico palestinese e le divisioni interne.
Le elezioni erano state indette a seguito di un accordo tra il movimento Fatah, di Abbas, che controlla la Cisgiordania, e il suo rivale di lunga data Hamas, che amministra la Striscia di Gaza bloccata da Israele.

Hamas ha affermato mercoledì che rifiuterà “qualsiasi tentativo di rinviare le elezioni”.

Un ritardo rischia di infiammare le tensioni nella società palestinese politicamente fratturata e i manifestanti a Ramallah hanno prontamente denunciato la mossa di Abbas.
“Abbiamo un’intera generazione di giovani che non sa cosa significano le elezioni”, ha detto all’Afp il manifestante Tariq Khudairi.

“Questa generazione ha il diritto di eleggere i suoi leader”, ha aggiunto.

I critici di Abbas hanno avvisato che avrebbe usato la questione di Gerusalemme per guadagnare tempo poiché le prospettive di Fatah sono state minacciate da fazioni interne.
Hamas è visto come meglio organizzato di Fatah e in una buona posizione per guadagnare terreno in Cisgiordania.

Abbas deve anche affrontare le sfide delle scissioni all’interno di Fatah, tra cui una guidata da Nasser al-Kidwa, nipote dell’iconico leader palestinese Yasser Arafat, e un’altra da un potente ex capo della sicurezza di Fatah in esilio, Mohammed Dahlan.

1 Maggio: 150mila in piazza in Francia, tensioni a Parigi

Lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla

© ANSA

 

Quest'anno il ritorno delle manifestazioni di piazza e dei cortei dopo lo stop dello scorso anno a causa del covid-19: alle 18 la Confederation Generale du Travail (Cgt), la principale sigla sindacale in Francia, conta 150mila partecipanti ai raduni in tutto il Paese, 25mila a Parigi dove si sono registrate anche tensioni e 34 fermi, stando a Le Parisien. Melenchon interrvistato" Francia e Italia sbagliano su ex terroristi,l'estradizione è una inutile vendetta".

1° Maggio in Colombia,proteste e scontri   contro la riforma fiscale

Mobilitazioni in tutto il paese contro la proposta di legge del presidente Ivan Duque. Se approvata, comporterà l’aumento dei prezzi dei generi alimentari in un paese già gravemente colpito dalla crisi pandemica e dalla violenza di Stato .