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COBAS: PRESIDIO IN PREFETTURA CONTRO OBBLIGO GREEN PASS E PER TAMPONI SALIVARI GRATUITI PER I LAVORATORI DELLA SCUOLA


COMUNICATO STAMPA

COBAS: PRESIDIO IN PREFETTURA CONTRO OBBLIGO GREEN PASS E PER TAMPONI SALIVARI GRATUITI PER I LAVORATORI DELLA SCUOLA

I COBAS Scuola hanno organizzato un presidio sotto la Prefettura contro l’obbligo del green pass e per chiedere test salivari gratuiti per i lavoratori della scuola a cui hanno partecipato un centinaio tra docenti e ATA e una cui delegazione con un rappresentante dei COBAS scuola, un docente e un ATA è stata ricevuta dalla capo di gabinetto del Prefetto, cui sono state presentate le ragioni della manifestazione, che verranno comunicate dalla Prefettura alla Presidenza del consiglio dei ministri in vista della conversione in legge del Dm 111/21 del 6/08.

Negli interventi susseguitesi durante il presidio si è ribadito che, per aprire le scuole in sicurezza, sono necessari ingenti finanziamenti per ridurre le classi a massimo 20 studenti, per ristrutturare e mettere in sicurezza gli edifici scolastici, per organizzare i trasporti ed evitare che gli studenti viaggino ammassati come fossero in carri bestiame e per assumere docenti e ATA precari.

Nulla di tutto questo è stato fatto dal governo Draghi, che invece cerca di ribaltare sui lavoratori un obbligo vaccinale per il personale scolastico (di cui il 90% ha scelto di vaccinarsi) prevedendo anche pesanti ed inaccettabili sanzioni economiche (dai 400 ai 1000 euro) e addirittura la sospensione dal servizio da parte di coloro che hanno legittimamente scelto di non vaccinarsi. Un governo che non ha investito nulla dei soldi del ricovery fund sulla scuola e che per coprire la propria latitanza, arroganza e insipienza cerca un capro espiatorio, costituito da una minoranza dei lavoratori che hanno scelto di non vaccinarsi.

I COBAS ribadiscono l’unità dei lavoratori per difendere i diritti di tutti e per una scuola pubblica sicura e la necessita di interventi per contrastare la didattica a distanza e tornare alla didattica in presenza.

Invitiamo i lavoratori della scuola a contattare i COBAS SCUOLA per la tutela anche legale dei propri diritti, contro le deriva autoritarie del governo e per costruire una scuola comunità educante lontana dalla scuola azienda che hanno cercato di imporci negli ultimi anni, unita alla scuola disciplinare e autoritaria che questo governo cerca di imporre tramite assurdi obblighi di “lasciapassare” per lavorare.


COBAS SCUOLA TERNI



il governo del banchiere scarica sul personale le sue mancanze

 Intervista a Franco Coppoli dei COBAS Scuola Terni ed esecutivo nazionale. 

“Filosofia in Agorà”: governo banchieri scarica sul personale sue mancanze

Franco Coppoli, COBAS SCUOLA Terni ed esecutivo nazionale COBAS

Forse non tutti conoscono Franco Coppoli, ma per chi è avvezzo alla lettura dei giornali e alle questioni riguardanti la scuola, non sarà sfuggita il 14 luglio 2021 la notizia di un docente di Terni che ha vinto in Cassazione un ricorso contro il MIUR, che ha stabilito che i dirigenti scolastici non hanno alcuna competenza disciplinare oltre la censura scritta e non possono irrogare sospensioni ai docenti, smontando il carattere disciplinare e intimidatorio delle leggi Brunetta e Madia.

Inoltre è in attesa di conoscere la decisione della sezioni unite della Cassazione del 6/07/21 su un’altra importante e lunga battaglia civile: nel 2009 è stato sospeso dal CNPI/MIUR per un mese dal servizio e dallo stipendio per aver rimosso il crocefisso dall’aula dove insegnava, considerandolo discriminatorio in una scuola pubblica di uno stato laico e chiedendo di insegnare in un ambiente scolastico inclusivo e non connotato da un simbolo religioso.

L’abbiamo intervistato sull’obbligo vaccinale e il green pass nella scuola e quello che ne deriva è la trascrizione di un terzo del suo eloquio, al quale non mancano certamente verve e argomenti.

Qual è la posizione del sindacato sui vaccini, sul green pass e sull’obbligo vaccinale del personale scolastico?

La posizione dei COBAS Scuola sul green pass e sull’obbligo vaccinale è il frutto di una dialettica interna molto accesa che ha portato, comunque, ad alcune posizioni condivise. La prima è l’assoluta contrarietà all’obbligo del green pass nella scuola, che viene considerato una misura discriminatoria, inoltre siamo a favore del fatto che chi non avesse fatto la scelta del vaccino abbia diritto, anche per la normativa sulla sicurezza sui posti di lavoro, a dei test salivari gratuiti, che andrebbero fatti non ogni due giorni, perché quella sembra veramente una vessazione per intimidire e costringere di fatto alla vaccinazione i lavoratori e le lavoratrici della scuola, ma almeno una volta a settimana. Quello che è inaccettabile, a prescindere dal fatto che ognuno poi possa decidere sulla questione del vaccino, è che con il dispositivo green pass l’obbligo vaccinale è stato spostato sul personale, mentre lo Stato, se avesse voluto, avrebbe potuto imporre una vaccinazione obbligatoria. Siccome però il vaccino è di fatto sperimentale, lo Stato preferisce spostare la responsabilità e quindi anche le conseguenze fattuali del vaccino sui lavoratori e sulle lavoratrici: questo è semplicemente inaccettabile.

Cosa perde e cosa guadagna il personale scolastico ad accettare di vaccinarsi e ad accettare un obbligo in materia sanitaria dal suo datore di lavoro?

Dietro quest’obbligo c’è un’operazione di tipo economico, un’operazione biopolitica cioè di governo delle esistenze delle persone. Oggi l’estrazione del valore da parte del capitale non avviene più solamente nella forma classica, quella del pluslavoro e del plusvalore, ma avviene anche in maniera più sottile attraverso il controllo della vita stessa. L’estrazione capitalistica del valore avviene attraverso quello che è un estrattivismo compulsivo sia in relazione alle risorse naturali sia in relazioni alle direzioni che prende la nostra vita, in una forma di controllo biopolitico che si trasforma in “necropolitica”, come afferma Achille Mbembe[1], aprendoci gli occhi su quella che è una logica tutta occidentale. Dobbiamo decolonizzare il nostro pensiero e le lotte: basti pensare che il 75% della popolazione mondiale non ha avuto accesso a questo vaccino ed è inaccettabile che il brevetto rimanga nelle mani delle case farmaceutiche.

Forse con il vaccino si guadagna una vita più tranquilla e rilassata. Tuttavia, io non entro nella questione vaccinale, perché ritengo che ognuno debba valutare se farlo o meno in base ai rischi e benefici. Quello che è veramente inaccettabile è l’operazione di imposizione, ma anche di discriminazione, di stigma, perché quello che sta venendo fuori è una vera e propria discriminazione contro chi ha delle più che legittime perplessità di sperimentare sul suo corpo il vaccino.

Sulla questione vi è anche un’altra operazione che è di tipo politico, infatti questo governo di banchieri e di tecnici, che non è assolutamente neutrale (come non è neutrale la scienza, come ci ricorda Marcello Cini[2]) in questa fase del neoliberismo propaga le peggiori strategie di concentrazione del potere e della ricchezza, che viene socialmente prodotta, ma poi non equamente redistribuita. Nel solco di queste politiche vi è di fatto una strategia “del capro espiatorio”, infatti questo governo non ha realizzato alcun intervento concreto per la scuola, ma individua in coloro che non si vaccinano i responsabili, gli untori, spostando il piano del discorso e colpevolizzandoli rispetto all’assenza di investimenti sulla scuola pubblica.

Appurato che chi si vaccina può contagiarsi e contagiare, è sufficiente l’obbligo vaccinale per non far tornare i ragazzi e le ragazze in didattica a distanza?

Assolutamente no! Io purtroppo sono convinto che questa non sia una malattia come la poliomielite che è stata debellata con un vaccino (senza brevetto, grazie a Albert B. Sabin), per la sindemia del  Covid-19 c’è discorso più strutturale da fare, che mette capo allo spillovercioè un “salto” tra specie diverse, che, da una parte, è un processo naturale e che ha favorito anche alcuni meccanismi evolutivi, ma dall’altra parte lo spillover nel tempo del capitalismo, dello sfruttamento del mondo animale diventato merce con allevamenti intensivi, chiaramente produce una risposta pericolosa dal punto di vista della salute umana. Questo salto, insieme alla questione climatica, cioè all’estrazione copiosa delle risorse naturali, che stanno portando al collasso climatico, determineranno la fine dell’antropocene o meglio del “capitalocene” come sarebbe più corretto chiamare questa fase in cui addirittura lo sviluppo capitalistico incide all’interno delle dinamiche geologiche.

Siamo all’interno di una fase storica caratterizzata da una lunga crisi capitalistica e quindi penso che parlare di vaccino come soluzione per una questione virale sia veramente una farsa, un inganno. Per arginare la situazione dovremmo arrivare a rivedere i rapporti con la natura e con le altre forme animali e dovremmo cambiare modello di sviluppo; dovremmo evitare l’uso capitalistico della crisi e dell’emergenza sanitaria, il rischio che il capitalismo e il neoliberismo sfruttino l’emergenza sanitaria per polarizzare di più la ricchezza nella parte più ristretta della società, secondo il modello della shock economy proposto da Naomi Klein[3].

Comincia ormai il terzo anno scolastico dall’irruzione della pandemia, cosa è stato fatto finora per rendere immune la scuola dal contagio?

Questo governo non ha fatto nulla, anzi l’invenzione del “capro espiatorio” dei non vaccinati è, di fatto, l’unica operazione mediatica e politica di intervento nella scuola. Non è stato speso un centesimo per quanto riguarda la riduzione degli alunni per classe; non è stato assunto personale docente e ATA e il precariato rimane indegnamente strutturale, nulla è stato fatto per garantire i trasporti in sicurezza; non è stato fatto nulla sulla gestione delle strutture, eppure noi abbiamo una percentuale di scuole che è assolutamente fuori norma per quanto riguarda la sicurezza strutturale per cui andrebbero valorizzati e ristrutturati gli edifici pubblici, che spesso vengono abbandonati. Invece il governo ha clonato i protocolli sulla sicurezza dell’anno precedente addirittura derogando la norma sul distanziamento, nel senso che si potrà annullare la distanza di un metro tra i banchi in caso non ci sia la possibilità da parte della scuola. Per questo parlo di “capro espiatorio”, proprio perché di fatto il governo e non ha speso nulla dei miliardi del Recovery Fund per la scuola, ma si è limitato ad un’operazione mediatica, quella della discriminazione di coloro che legittimamente ritengono di esercitare un principio di precauzione sul vaccino rispetto ad altri che, altrettanto legittimamente, hanno fatto altre valutazioni e si sono vaccinati.

Questa è un’operazione chiaramente politica che va attaccata, per questo anche molte sedi dei COBAS SCUOLA parteciperanno il 30 agosto ai presidi che si terranno in molte città sotto le prefetture e a Roma sotto il Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, per modificare il DL  n.111/2021 del 6 agosto durante la conversione in legge calendarizzata dal 6 settembre. Inoltre il 20 settembre i COBAS SCUOLA saranno di nuovo in piazza insieme a Priorità alla scuola sempre su queste tematiche e l’11 ottobre saranno anche questi i temi per i quali è stato, finalmente, indetto da parte di tutto il sindacalismo di base uno sciopero contro il governo del banchiere Draghi e dei grandi interessi del capitale.

Vorrei, tuttavia, ribadire che lo Stato non si prende la responsabilità e anche gli oneri della vaccinazione obbligatoria, ma sposta sui soggetti, sui lavoratori e le lavoratrici l’obbligo del green pass, facendo un’operazione biopolitica di governamentalità cioè di gestione delle nostre esistenze. È veramente una questione gravissima da un punto di vista politico e sociale.

Qual è la proposta del sindacato per riaprire a settembre in sicurezza scongiurando il ricorso alla didattica a distanza?

Sarà praticata dai COBAS anche la via giudiziaria con ricorsi campione contro l’obbligo del green pass, sulle questioni che riguardano l’incostituzionalità, la privacy e il contrasto con le norme europee, ma bisogna evitare di mandare allo sbaraglio i lavoratori e le lavoratrici con ricorsi di massa proposti da alcuni furbi avvocati o da sindacati “di avvocati”.

Questi due anni ci hanno insegnato una cosa rispetto ai mantra che volevano una scuola digitale, una didattica digitale sempre più spostata sulle piattaforme online: abbiamo sperimentato nella pratica che l’unica didattica possibile è quella in presenza, che è una buffonata il discorso sulla digitalizzazione degli ultimi dicasteri di viale Trastevere, insieme all’Invalsi, al Rapporto finale del 13 luglio 2020 e a tutti i vari Think Tank della scuola-azienda, tutti collegati tra l’altro a grandi gruppi industriali e a banche, come la Fondazione Agnelli e la Fondazione San Paolo.

Abbiamo avuto una massiccia sperimentazione di due anni sulla didattica digitale e, come diceva Fantozzi, oggi possiamo dire con cognizione di causa (come, del resto, abbiamo sempre affermato come COBAS) che la didattica digitale è “una cagata pazzesca”; è l’esatto contrario dell’attività didattica vera e propria. Bisogna riprendere l’attività didattica in presenza perché è l’unica attività didattica reale per una scuola pubblica della Costituzione e, quindi, bisogna lottare contro le “classi pollaio”, per classi di 20 persone, ridotte a 15 se ci sono bisogni educativi speciali, per la ristrutturazione degli edifici pubblici, per una distanza che garantisca nelle nostre aule una sicurezza reale dei lavoratori e delle lavoratrici. Bisogna gestire i trasporti pubblici perché siano veramente pubblici e non dei carri bestiame per studenti e studentesse ammassati uno sull’altra. Bisogna garantire la sicurezza di tutto il mondo della scuola attraverso degli screening di massa, possibilmente non invasivi, come quelli salivari, che devono essere comunque gratuiti e settimanali per i lavoratori/lavoratrici, come anche per gli studenti/studentesse.

Lo Stato deve garantire la sicurezza attraverso questi screening, giacché il 90% della categoria del personale scolastico che ha deciso di vaccinarsi non è immune dal contagio, ma soprattutto visto che la situazione si prolungherà nei prossimi anni, sono necessarie azioni e investimenti strutturali per classi meno numerose, scuole decenti e più sicure, più insegnanti e più personale ATA, monitoraggi tramite tamponi e screening continui e gratuiti, il tutto per mettere fine alla didattica digitale, che è assolutamente nefasta, con la totale rivalutazione della didattica di relazione, della didattica di comunità, cioè quella in presenza.

[1] A. Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte, Verona 2016.

[2] G. Ciccotti, M. Cini, M. de Maria, G. Jonia-Lasino, L’ape e l’architetto, Feltrinelli, Milano 1976.

[3] N. Klein, Shock economy, Rizzoli, Milano 2007.

contro obbligo green pass a scuola presidio in Prefettura 30 agosto

Coppoli (Cobas): non siamo no-vax ma siamo contrari all’obbligo del Green Pass

 

“Il Green Pass obbligatorio è una strategia del governo per coprire una indecente politica di assenza dalla scuola pubblica. Non è stato investito nulla per la sicurezza nella scuola che significa classi di 20 persone,  assunzione dei precari docenti e ATA, aule e scuola in sicurezza, antisismiche,  trasporti che non siano carri bestiame per i nostri  studenti. Di tutto questo non è stato fatto niente in questi ultimi due anni. Il governo, con la strategia del capro espiatorio, cioè dello scontro fra i lavoratori, si è inventato l’obbligo del Green Pass che non tutela assolutamente rispetto al contagio, quella del vaccino è una scelta individuale che legittimamente  va fatta dai lavoratori ma non è quella la soluzione, non è il Green Pass la garanzia della sicurezza, della sanità a scuola. Noi siamo qui per dire che i soldi del Recovery Fund vanno dati, non ai padroni, ai soliti noti,  vanno invece spesi per i beni comuni , scuola, sanità, trasporti,  e la salute pubblica. Il Green Pass obbligatorio non garantisce tutto questo, garantisce solo la copertura di una politica assente del governo per una reale gestione della pandemia nella scuola.”

Lo ha detto , a margine di un presidio  che è stato tenuto questa mattina  davanti alla sede della Prefettura di Terni, il professor Franco Coppoli, referente Cobas-Scuola di Terni.

Personale della scuola ha manifestato per circa 2 ore  contro l’obbligatorietà del Green Pass per il personale scolastico e una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto di Terni.

“Non siamo no vax – sottolinea Coppoli – ognuno ha la libertà di scegliere se partecipare a questa vaccinazione che è sperimentale, noi siamo per togliere alle multinazionali questi vaccini perché ricordiamoci che se la pandemia è mondiale  il 75% della popolazione non ha accesso ai vaccini. Quindi noi siamo contro i brevetti ai vaccini, siamo per il vaccino sicuro e, visto che questa è una sperimentazione in corso,  riteniamo che ognuno possa scegliere se farlo, e lo ha fatto il 90% dei lavoratori della scuola, o non farlo.”

 

https://terninrete.it/notizie-di-terni-coppoli-cobas-non-siamo-no-vax-ma-siamo-contrari-allobbligo-del-green-pass/


venerdì 27 agosto 2021

NO AL GREEN PASS OBBLIGATORIO-SI AI TEST SALIVARI GRATUITI presidio 30 AGOSTO

 I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione debba essere frutto di una libera scelta considerato che -nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità- p essere uno strumento per combattere la pandemia, pur valutando negativamente che le autorizzazioni all’utilizzo dei vaccini non hanno potuto seguire le procedure previste, adeguati test e la dovuta tempistica e sia da superare .

I Cobas ritengono assolutamente inaccettabile l'obbligo vaccinale per il personale scolastico, con una sanzione la cui rapidità non è stata usata neanche per il personale sanitario: chi non è ammesso a scuola per mancanza del “lasciapassare” ovvero del green pass viene considerato assente ingiustificato e dopo 5 gg scatta la sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione con sanzioni e una pesante violazione del diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione stessa. Per ottenere il green pass si può ricorrere al tampone che, però, ha validità solo per 48 ore e dovrebbe essere ripetuto di continuo e non è gratuito, ma ad oggi a carico dei lavoratori mentre l’art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008 prevede cheLe misure relative alla sicurezza, all'igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori”.

Non sussistono le motivazioni che sono state usate per l’obbligo per il personale sanitario, che è a contatto con persone in condizioni di particolare fragilità, mentre non sono tali gli studenti. Ma l’introduzione dell’obbligo è particolarmente assurda perché lo stesso Ministro Bianchi rileva che il 90% del personale è già vaccinato e tale livello di vaccinazione, il rispetto delle norme sul distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi garantiscono il regolare svolgimento delle lezioni in presenza e in sicurezza (sicuramente maggiore di quella, per esempio, dei luoghi di culto per i quali non è previsto il green pass).

Il decreto non rispetta neanche la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 secondo cui: “i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera”.

La regolamentazione dell'apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all'istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e alla retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13).

La didattica in presenza va garantita riducendo il numero di alunni per classe, assumendo tutti i docenti con tre anni di servizio e gli ATA con due, investendo nell' edilizia scolastica e nei trasporti. Su questo il governo Draghi ha gravi responsabilità politiche non avendo usato a tali scopi le ingenti somme del Recovery fund.

I Cobas chiedono che nella conversione in legge del DM del 6/08 venga cancellato l’obbligo del green pass e vengano garantiti gratuitamente i tamponi salivari ai lavoratori della scuola.


LUNEDÌ 30/08 ORE 11-13 PRESIDIO c/o PREFETTURA VIA DELLA STAZIONE 1, TERNI

COBAS SCUOLA TERNI

venerdì 6 agosto 2021

NO all'obbligo vaccinale e alla sospensione dello stipendio per i lavoratori della scuola,SI alla vaccinazione volontaria.

La regolamentazione dell'apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all' istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e alla retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13).
I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale per combattere la pandemia. Come sostiene anche Medicina Democratica, “le vaccinazioni disponibili sono, allo stato delle conoscenze, uno strumento essenziale, non l’unico, per il contrasto della diffusione della pandemia da Covid 19 e, nel contempo, per ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e permettere un graduale ritorno alle attività lavorative, ludiche e culturali.(..) Pur considerando che le autorizzazioni all’utilizzo dei vaccini non hanno potuto seguire le procedure previste e adeguati test, la necessità di avere questo strumento disponibile in tempi brevi è stata confermata dall’efficacia in particolare nella riduzione della occupazione delle strutture sanitarie anche in presenza di incrementi nella diffusione.”
Ma, al tempo stesso, i Cobas ritengono assolutamente inaccettabile l'obbligo vaccinale per il personale scolastico con una sanzione la cui rapidità non è stata usata neanche per il personale sanitario: chi non è ammesso a scuola per mancanza del green pass viene considerato assente ingiustificato e dopo 5 gg scatta la sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione con una pesante violazione del diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione stessa. E’ vero che il vaccino può essere sostituito dal tampone che, però, ha validità solo per 48 ore e dovrebbe essere ripetuto di continuo e non è gratuito, ma costa 15 euro. Sarebbe, in ogni caso, opportuno garantire la gratuità dei tamponi.
Non sussistono le motivazioni che sono state usate per l’obbligo per il personale sanitario, che è a contatto con persone in condizioni di particolare fragilità, mentre non sono tali gli studenti. Ma l’introduzione dell’obbligo è particolarmente assurda perché lo stesso Ministro Bianchi rileva che l’86% del personale è già vaccinato e stima che siamo di fatto al 90% perché molti docenti e Ata si sono vaccinati registrandosi per fascia di età o altro. Tale livello di vaccinazione, il rispetto delle norme sul distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi garantiscono il regolare svolgimento delle lezioni in presenza e in sicurezza (sicuramente maggiore di quella, per esempio, dei luoghi di culto per i quali non è previsto il green pass).
E’, inoltre, un ossimoro la richiesta di consenso informato per chi si vaccina per poter lavorare: se si tratta di obbligo non si può chiedere il consenso e deve essere lo Stato ad assumersene la responsabilità.
Il decreto non rispetta neanche la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 secondo cui: “i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera”.
La didattica in presenza andava e va garantita riducendo il numero di alunni per classe, assumendo tutti i docenti con tre anni di servizio e gli ATA con due, investendo nell' edilizia scolastica e nei trasporti. Su questo il governo Draghi ha gravi responsabilità politiche come il governo Conte, ma con l'aggravante di non aver usato a tali scopi le ingenti somme del Recovery fund.
I Cobas sosterranno i lavoratori della scuola colpiti con la sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio.
Roma, 6 agosto 2021
Esecutivo nazionale dei Cobas – Comitati di base della scuola