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lunedì 19 settembre 2022

I Cobas alle manifestazioni dello “sciopero climatico” del 23 settembre


 Il 23 settembre i Cobas, come nelle precedenti occasioni, parteciperanno alla mobilitazione indetta a livello internazionale da Friday for Future.

Prendiamo atto che nulla è stato fatto in concreto nonostante sull’onda delle giornate internazionali di lotta, come quelle del prossimo 23 e di quelle che le hanno precedute, negli ultimi anni si sia parlato molto di “transizione ecologica” e/o “transizione energetica”.

 

L’attuale situazione di stato di emergenza da guerra ha fornito l’occasione di rilanciare, sull’onda di una paventata “crisi energetica”, le peggiori pratiche deleterie per l’equilibrio climatico, quali il ritorno al carbone e l’uso del GNL (gas naturale liquido); mentre alcuni addirittura millantano di un fantomatico, quanto improponibile dal punto di vista scientifico, nucleare di quarta generazione che garantirebbe sicurezza.

Mentre si continuano a ignorare le possibilità degli approvvigionamenti energetici alternativi da fonti rinnovabili e a basso impatto ambientali, assistiamo al dirottamento investimenti dal potenziamento di queste fonti rinnovabili ancora verso i combustibili fossili; assistiamo, altresì, ad enormi speculazioni che generano profitti stratosferici per le compagnie energetiche.

 

Tutto questo a fronte di una situazione reale dove i cambiamenti climatici si manifestano in maniera palese attraverso eventi estremi che, ormai ben lungi dall’essere eccezionali, si producono con preoccupante regolarità provocando stragi e danni enormi; dalla sparizione e crolli dei ghiacciai, a periodi di siccità che portano il più grande dei fiumi a livelli di scarsità di acqua senza precedenti che vengono seguiti da repentine inondazioni provocate da un regime di piogge totalmente impazzito che i territori sovra sfruttati e fortemente antropizzati non sono assolutamente in grado di reggere e la lista potrebbe essere molto lunga.

Tutte queste non sono calamità, non sono né imprevedibili né inattese, sono semplicemente la logica conseguenza di una crisi ambientale e climatica che è prodotta dall’attuale modello di sviluppo capitalistico e mercantile; modello che nei secoli ha considerato tutto l’ecosistema planetario come una frontiera da saccheggiare continuamente attraverso un estrattivismo senza limiti e come un pozzo senza fondo in cui riversare ogni tipo di scorie e rifiuti.

 

La misura è colma, i limiti planetari e la capacità dell’ecosistema di fornire risorse e assorbire gli scarti sono ormai stati raggiunti; l’unica possibilità è di produrre un radicale cambio della e nella società, devono cambiare i modi di produzione, di consumo, di trasporto e approvvigionamento energetico, si devono azzerare le emissioni climalteranti e la produzione di scarti e rifiuti; si deve mutare il sistema delle culture agricole e della produzione di cibo, in particolare rivedendo l’insostenibile meccanismo degli allevamenti intensivi.

In una parola si tratta di andare oltre il modello capitalistico, per questo siamo a fianco di chi manifesta il 23 settembre e saremo sempre più partecipi e attivi in tutte le battaglie ambientali che si prospettano per il futuro; anche nella nostra attività nelle scuole, “l’educazione ambientale” sarà per noi una “educazione ai conflitti ambientali”.             

COBAS SCUOLA-CONFEDERAZIONE COBAS

GIULIANO, UN ALTRO STUDENTE MORTO DI PCTO-Non vogliamo aspettare altri incidenti, basta con i PCTO, fermiamo i procedimenti contro gli studenti.

GIULIANO, UN ALTRO STUDENTE MORTO DI PCTO-Non vogliamo aspettare altri incidenti, basta con i PCTO, fermiamo i procedimenti contro gli studenti.

Giuliano De Seta, 18 anni studente di Portogruaro, è morto a Noventa di Piave (VE), colpito da una lastra di metallo.

Come scrivono i giornali: “era impegnato in un'esperienza sul campo che gli avrebbe permesso di acquisire i crediti per il diploma”.
Quante altre morti dovranno esserci prima dell’abolizione dei PCTO (ex Alternanza Scuola Lavoro), utili solo per addestrare futuri lavoratori, che dovranno essere disponibili a lavori precari, senza diritti, sottopagati…
Non ci uniamo al coro di chi oggi piange lacrime di coccodrillo. L’Alternanza scuola lavoro è figlia della controriforma della scuola del governo Renzi e, di fatto, è stata accettata, nonostante le evidenti contraddizioni, e i tanti incidenti anche mortali, dalla quasi totalità delle forze politiche e sindacali.
A gennaio 2022, dopo la morte di Lorenzo Parelli, abbiamo scioperato insieme con gli studenti. Alcuni cortei hanno subito le cariche delle forze dell’ordine e molti studenti sono ancora oggi sottoposti a ingiusti provvedimenti giudiziari.
Non vogliamo aspettare altri incidenti, basta con i PCTO, fermiamo i procedimenti contro gli studenti.
Esecutivo Nazionale Cobas Scuola

Ennesima morte di uno studente in “Alternanza – Sfruttamento – Lavoro”

Giuliano De Seta, studente di 18 anni è morto ieri, 16 settembre 2022, a Noventa di Piave schiacciato da una lastra metallica mentre lavorava come tirocinante in una fabbrica metalmeccanica in evidente assenza di misure di sicurezza.

Giuliano è il terzo studente che dall’inizio dell’anno è stato ucciso sul luogo di sfruttamento - lavoro e va a sommarsi a tutti gli altri lavoratori e lavoratrici che hanno subito la stessa sorte (più di 600 fino a luglio 2022), nell’impunità e il disinteresse di chi invece dovrebbe tutelarli.

Basta morti sul lavoro

Basta con le micidiali esperienze di“Alternanza – Sfruttamento – Lavoro”

Il sindacalismo di base e conflittuale verso lo Sciopero Generale per arginare lo sfruttamento sociale, operaio e studentesco in un contesto regolato dall’Economia di guerra che colpisce i salari, incrementa e giustifica lo sfruttamento, azzera i diritti.

ADL Varese, A.L. COBAS, COBAS SARDEGNA, CONFEDERAZIONE COBAS, CUB,LMO (LAVORATORI METALMECCANICI ORGANIZZATI), SGB (SINDACATO GENERALE DI BASE),SGC (SINDACATO GENERALE DI CLASSE), SICOBAS, SOA (SINDACATO OPERAI AUTORGANIZZATI)UNICOBAS-CIB, USB, USI-CIT

L’ALGORITMO DELLE DISCRIMINAZIONI

 L’ALGORITMO DELLE DISCRIMINAZIONI

R.G., L.O., S.B. e S.M. hanno figli, in alcuni casi molto piccoli. Sono docenti precarie e quest’anno NON lavoreranno. Non lo hanno deciso loro. Per loro l’algoritmo ha deciso che la scuola non c’era. Ma quella scuola, invece, c’era per chi ha anche 20 punti in meno di loro!

Quando Rigoberta, Lidia, Sandra e Silvia (i nomi sono di fantasia) hanno espresso le loro preferenze, come tutti gli altri, hanno dovuto farlo “al buio”, ovvero senza sapere quali sarebbero state le scuole effettivamente disponibili.

Hanno “scelto” ad agosto, ma le scuole disponibili si sono sapute a settembre, contemporaneamente alla loro esclusione da parte dell’algoritmo.

Rigoberta, Lidia, Sandra e Silvia, nella loro scelta “al buio” avevano deciso di non indicare le scuole troppo lontane. In un Paese con servizi sociali sempre più scarsi, lavorare troppo lontano da casa vuol dire rinunciare alla vita familiare. Quando è arrivato il loro turno di nomina, l’algoritmo ha analizzato le loro scelte e, poiché – in quel momento – nessuna delle scuole da loro indicate, un mese prima “al buio”, era disponibile, le ha escluse e considerate “rinunciatarie” su tutte le scuole della provincia, anche quelle che avevano scelto. Al turno successivo, però, le scuole da loro espresse come preferenze sono magicamente riapparse. Questo è potuto accadere grazie al perverso meccanismo dell’algoritmo, per cui chi rinuncia ad una scuola al primo turno di nomina (perché magari nel frattempo ha vinto il concorso o altro) rende disponibile la scuola solo per il secondo turno di nomina, cioè per coloro in posizione più bassa in graduatoria.

Ma Rigoberta, Lidia, Sandra e Silvia, ma anche Francesco, Beppe... sono tutt’altro che “rinunciatarie/i”: semplicemente l’algoritmo le/i ha discriminate/i perché mamme o papà o semplicemente cittadine/i che hanno scelto di conciliare la vita familiare o personale col lavoro.

A questa discriminazione, si aggiunge che centinaia di precari in tante province hanno dovuto chiedere la correzione del loro punteggio in graduatoria. Si aggiunge anche che l’algoritmo ha generato centinaia di errori nell’assegnazione delle scuole. Addirittura è accaduto che il supplente sia stato nominato dove il posto non c’era. Tutto ciò ha prodotto un superlavoro di rettifiche che alcuni uffici periferici del ministero hanno svolto con disponibilità, ma in affanno, viste le riduzioni di organico subite negli anni; altri, invece, si sono chiusi a riccio, sbattendo materialmente i telefoni in faccia ai precari, non rispondendo ai reclami inviati via PEC… per difendere l’indifendibile!

Per citare un altro esempio: è successo, in particolare in alcune classi di concorso, che molti colleghi abbiano “flaggato”, nella scelta delle 150 preferenze (in pieno periodo ferragostano), un contratto con minimo 12 ore. Ora, succede che in una di quelle classi di concorso sia rimasto solo uno spezzone di 7 ore, cosa fa l’Algoritmo? Va avanti fino a che “scova” qualche collega che aveva indicato di accettare spezzoni anche di 7 ore: nel frattempo però il sistema ha saltato almeno 30/40 docenti che avevano un punteggio maggiore. Ma, oltre il danno c’è anche la beffa perché il candidato che non aveva indicato lo spezzone di 7 ore, viene automaticamente e inderogabilmente considerato rinunciatario per quella classe di concorso e non potrà più ricevere nomina da GPS per quella specifica cdc, anche in caso di ulteriore turno di scorrimento, per l’intero anno scolastico.

Le convocazioni in presenza avrebbero permesso di evitare tutto questo con la possibilità di cambiare le scelte al mutare della situazione. Ciò avveniva in molte province perfino nel primo anno della pandemia. Un sistema informatizzato non può gestire tutte le variabili per la determinazione degli incarichi, perché molti aspiranti sono inseriti in diverse graduatorie, con una posizione diversificata e un numero di posti disponibili molto eterogeneo.

Il ministero ha voluto dare un’apparenza di efficienza, ma in realtà sta producendo sfaceli. L’esperienza degli ultimi 2 anni dimostra che, con le procedure online, le nomine sono diventate sottoposte al gioco del caso. Lo scorso anno, appena pubblicati i primi esiti delle operazioni, abbiamo chiesto ai vari ATS di rettificare le nomine. Qualcuno ha negato l’evidenza dei fatti, altri uffici hanno ammesso che non erano in grado di intervenire. E quando si è chiesto l’accesso agli atti relativi all’algoritmo che ha regolato la procedura: gli uffici hanno risposto che non ne avevano la minima idea.

Fino a quando il TAR del Lazio, con ordinanza 4816/2022 pubblicata il 21 aprile 2022, condividendo integralmente la tesi dei Cobas, ha condannato il Ministero a esibire e consegnare i file sorgente del software e/o l’algoritmo utilizzati dall’amministrazione centrale per le convocazioni telematiche ed il conferimento degli incarichi di supplenza ai candidati presenti nelle graduatorie per le supplenze (GPS) per l’anno scolastico 2021/2022.

Chiediamo nuovamente che si torni alle convocazioni in presenza, in ordine di punteggio e nel rispetto delle riserve e precedenze, per scegliere la scuola nella quale andare a lavorare, sulla base dei posti (anche di sostegno) che saranno resi noti almeno 24 ore prima.

Ai dirigenti scolastici chiediamo analoghe convocazioni in presenza anche per il personale Ata.

ESECUTIVO NAZIONALE COBAS SCUOLA

Visite specialistiche, i permessi fruibili da docenti e personale ata

 

Per le visite specialistiche il docente può prendere la giornata di malattia non soggetta a visita fiscale, per il personale Ata è stata introdotta una norma ad hoc nel CCNL scuola 2016-2018.

Visita specialistica e permessi fruibili dai docenti

Il docente che deve assentarsi per una visita specialistica, per una terapia o per esami diagnostici può chiedere, ai sensi dell’art.17 comma 16 sempre del CCNL scuola 2006/2009, una giornata di malattia in cui si specifica la non presenza a casa nelle fasce di reperibilità per la visita fiscale.

È utile ricordare che l’articolo 55 -septies , comma 5 -ter , del decreto legislativo 165/2001, aggiunto dall’articolo 16, comma 9, del D.L. 6 luglio 2011 n. 98 e successivamente modificato dall’articolo 4, comma 16-bis, lettere a), b) e c), del D.L. 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013, n. 125 , specifica che nel caso in cui l’assenza del docente per malattia abbia luogo per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici il permesso è giustificato mediante la presentazione di attestazione, anche in ordine all’orario, rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione o trasmessa da questi ultimi mediante posta elettronica.

È bene specificare che se l’assenza del docente per visita specialistica viene richiesta come una giornata di malattia, questa è soggetta alla trattenuta stipendiale ai sensi del comma 1 dell’art. n. 71 del decreto n. 112/08 e convertito in L. 133/08, per cui il docente ha diritto soltanto alla corresponsione del solo trattamento economico fondamentale soggetto a decurtazione di ogni indennità o emolumento, di carattere fisso e continuati. Si tratta di una trattenuta che oscilla tra i 5 e i 9 euro circa, a seconda della classe stipendiale.

In alternativa alla malattia il docente può chiedere una giornata di permesso retribuito (per i docenti a tempo indeterminato), ai sensi dell’art.15 comma 2 del CCNL scuola 2006/2009, oppure può chiedere anche un permesso breve (anche per i docenti a tempo determinato) ai sensi dell’art.16 del medesimo contratto.

Visita specialistica e permessi fruibili dal personale ata

È utile ricordare che con il CCNL scuola 2016-2018, all’art. 33, è stata introdotta una norma ad hoc sulle assenze per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici per il personale ATA.

Al comma 1, del suddetto art.33 del CCNL scuola, è specificato che ai dipendenti ATA sono riconosciuti specifici permessi per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore per anno scolastico, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro. Nel caso di rapporto di lavoro part-time il monte ore viene riproporzionato.

Tali permessi sono assimilati alle assenze per malattia ai fini del computo del periodo di comporto e   sono sottoposti alla medesima decurtazione prevista dalla vigente legislazione per i primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia.

Se l’assistente amministrativo, il tecnico di laboratorio o l’ausiliario dovesse decidere di prendere un permesso orario per una visita specialistica, piuttosto che l’intera giornata di lavoro, allora questi permessi orari non sono assoggettati alla decurtazione del trattamento economico accessorio prevista per le assenze per malattia nei primi 10 giorni. Nel comma 4 dell’art.33 del CCNL scuola 2016-2018 è scritto che ai fini del computo del periodo di comporto, sei ore di permesso fruite su base oraria corrispondono convenzionalmente ad una intera giornata lavorativa.

Nell’ipotesi di controllo medico legale, l’assenza dal domicilio è giustificata dall’attestazione di presenza presso la struttura. Nel caso di dipendenti che, a causa delle patologie sofferte, debbano sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie comportanti incapacità al lavoro, è sufficiente un’unica certificazione, anche cartacea, del medico curante che attesti la necessità di trattamenti sanitari ricorrenti comportanti incapacità lavorativa, secondo cicli o calendari stabiliti.

lunedì 12 settembre 2022

STOP ALLE NOMINE DEI SUPPLENTI CON ALGORITMO INADEGUATO E PRIVO DI TRASPARENZA !

 Maggiore trasparenza e chiarezza nelle procedure è quello che chiedono migliaia di precari che nel mese di maggio avevano compilato la domanda telematica di inserimento nelle Graduatorie Provinciali per l’assegnazione delle supplenze. La tempistica però è stata, anche quest’anno, infelice, in quanto la scelta delle preferenze è avvenuta in corrispondenza di Ferragosto senza che i precari potessero conoscere le disponibilità dei posti, i plessi di effettivo servizio e le eventuali cattedre frazionabili.

La trasparenza e la correttezza delle procedure sono venute meno perché gli Uffici Scolastici e le segreterie delle scuole, con organici falcidiati dai tagli e costretti a lavorare in tempi molto ristretti, non hanno completato le operazioni propedeutiche che avrebbero permesso di effettuare la scelta delle sedi e delle preferenze dopo una completa e accurata correzione dei numerosi errori riscontrati nelle graduatorie provvisorie.

In Umbria, come nel resto del paese, nei giorni scorsi, abbiamo così assistito ad un inusuale e apparentemente positivo anticipo delle assegnazioni delle cattedre al 30 giugno e al 31 agosto agli aspiranti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), ma sono stati molti i docenti che hanno ottenuto posti peggiori rispetto a quelli cui avrebbero avuto diritto o, ancor peggio, che non hanno ricevuto assegnazioni di cattedre, quando con punteggi e posizioni ben inferiori, un anno fa, avevano ottenuto un posto di lavoro.

Il Ministero ha voluto dare una parvenza di efficienza, ma in realtà ha causato danni e disagi, cui gli Uffici Scolastici stanno cercando di porre rimedio, nei limiti del possibile. Ancora oggi i docenti precari stanno aspettando una rettifica definitiva da parte dell’Ufficio Scolastico Territoriale alle assegnazioni fatte il 1 settembre e una seconda nomina in quanto numerose cattedre disponibili per i precari erano state erroneamente assegnate a docenti già assunti “in ruolo”. Al contempo le singole scuole hanno iniziato a convocare per le supplenze brevi, ingenerando ulteriore confusione e situazioni di criticità.

Due anni di esperienza con cattedre attribuite non in presenza ma mediante algoritmo dimostrano che le nomine sono assoggettate più al caso che ai diritti acquisiti !

Lo scorso anno, appena pubblicati i primi esiti delle operazioni, i COBAS Scuola avevano avviato la raccolta di innumerevoli segnalazioni di anomalie nelle procedure e organizzato un partecipato presidio sotto l’Ufficio Scolastico Territoriale di Terni con la richiesta di rettificare le nomine e di tornare alle convocazioni in presenza.

L’algoritmo con cui purtroppo si procede alle nomine è rimasto segreto e solo a seguito di vertenze il TAR del Lazio (ordinanza 4816/2022 pubblicata il 21 aprile 2022) -condividendo integralmente quanto sostenuto dai COBAS Scuola- ha condannato il Ministero dell’Istruzione a esibire e consegnare i file sorgente del software e/o l’algoritmo utilizzati dall’amministrazione centrale per le convocazioni telematiche ed il conferimento degli incarichi di supplenza ai candidati presenti nelle graduatorie per le supplenze (GPS) per l’anno scolastico 2021/2022.

Nel sistema informatizzato basato su un algoritmo dai meccanismi ancora poco chiari si presentano problemi irrisolvibili:

  • Non si possono gestire tutte le variabili per la determinazione degli incarichi, perché molti aspiranti sono inseriti in diverse graduatorie, con una posizione diversificata e un numero di posti disponibili molto eterogeneo. Inoltre, le nomine con algoritmo generano inevitabilmente errori
  • Con le convocazioni in presenza la procedura è più flessibile e consente di aggiornare in tempo reale le disponibilità dei posti dopo ogni scelta o rinuncia del posto. Invece, con l’algoritmo le assegnazioni avvengono in blocco ed eventuali rinunce possono essere verificate solo a posteriori, dopo il conferimento di tutte le nomine. Quindi, poiché non è possibile ripetere le operazioni, si procede ad una surroga, in cui il posto è reso disponibile non a coloro che seguono immediatamente in graduatoria, ma a chi non ha in un primo momento avuto assegnazioni perché collocato più in basso, venendo paradossalmente favorito rispetto a chi occupa una posizione superiore. Le rinunce, inoltre, spesso sono dovute al fatto che si è costretti a indicare preventivamente le sedi del possibile incarico, inducendo molte persone a inserire anche sedi poco gradite che poi, all’atto della nomina, non vengono accettate.
Il Ministero quest’anno ha tentato di limitare le rinunce con un vergognoso e discriminatorio inasprimento delle sanzioni in caso di rinunce e/o abbandoni: sanzioni che determinano scelte familiari spesso drammatiche, rischiando di escludere dal lavoro chi ha impegni familiari più stringenti. In ogni caso, si apprende delle rinunce solo quando chi ha ricevuto la nomina non prende servizio, costringendo gli Uffici Scolastici a ripetere le operazioni e a fare surroghe anche ripetute, tanto che l’anno scorso in alcune province le code sono arrivate al 31 dicembre (termine massimo consentito dalle norme) e talvolta anche oltre. La cosa è verosimilmente destinata a ripetersi anche quest’anno e molte classi potrebbero avere la nomina di loro insegnanti solo con molto ritardo.


Premesso tutto questo, oltre alle dovute rettifiche di errori, non è più rimandabile un definitivo ritorno alle convocazioni in presenza oppure, in alternativa, a quelle online ma con gli aspiranti collegati in modalità sincrona (soluzione adottata due anni fa dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Lucca e rivelatasi trasparente, affidabile ed efficace). Ciò garantirebbe agli aspiranti la possibilità di scegliere, in ordine di punteggio e nel rispetto delle riserve e delle precedenze, la scuola nella quale andare a lavorare, sulla base dei posti (anche di sostegno) resi noti almeno 24 ore prima.

Scuole e famiglie vedrebbero limitare fortemente il caos che caratterizza l’inizio di ogni anno scolastico, alcuni precari avrebbero circa due mesi di stipendio in più (visto che in certi casi le supplenze annuali sono state assegnate in prossimità del Natale), per le segreterie (già al limite del collasso per la carenza di personale) ci sarebbe una diminuzione del carico di lavoro e agli studenti verrebbe garantita la presenza del docente in aula.

Il mondo del precariato, che, va ricordato, tiene in piedi la scuola italiana, chiede che sia tutelato il diritto al lavoro: è anche migliorando procedure di reclutamento e stabilizzazione che sarà possibile iniziare a risanare le ferite della nostra martoriata scuola.

A tal proposito, i COBAS Scuola ribadiscono per l’ennesima volta la necessità di stabilizzare il personale docente precario con 36 mesi di servizio e gli ATA con 24, in ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza del 2014 della Corte Europea di Giustizia che ha condannato il governo italiano per abuso di ricorso a lavoro precario e in totale controtendenza rispetto al perverso, costoso e lunghissimo percorso a ostacoli introdotto dalla riforma del reclutamento contenuta nel cosiddetto Decreto Aiuti dello scorso luglio.

COBAS SCUOLA TERNI