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giovedì 31 ottobre 2013

LIBRETTI COOP, IL SOLO PATRIMONIO NON BASTA

Va attivata al più presto la garanzia suppletiva per i soci prestatori che è stata già prevista dalla Banca d'Italia

Il refuso sui dati del bilancio di Coop Adriatica

«Quali sono le tutele per i soci prestatori? Anche una grande Coop può fallire»? Come ormai puntualmente accade all'indomani della pubblicazione su PLUS24 dell'inchiesta sullo stato di salute delle Coop che emerge dall'analisi dei bilanci, anche quest'anno le mail arrivate in redazione e i commenti lasciati sul sito internet dai lettori manifestano tutta la preoccupazione dei soci prestatori nell'apprendere l'assenza di qualsiasi forma di garanzia sui capitali depositati nei prestiti sociali.

IL SOCIO NON INVESTE, FINANZIA
Non ci sono prestiti sociali sicuri, perché non esistono imprese cooperative troppo grandi da non poter fallire. Dopo il 15 settembre 2008, data del fallimento della banca Lehmann Brothers, e dopo una crisi finanziaria, due recessioni e la crisi dei debiti sovrani, sono rimasti in pochi a credere nel "too big to fail". Crisi dei consumi e finanza "strategica", come abbiamo visto nello speciale di sabato scorso, stanno erodendo la solidità delle grandi cooperative di consumatori. In questo scenario è naturale che i soci prestatori si chiedano quali siano le garanzie di quello che, in prevalenza, continuano a considerare un "investimento", piuttosto che un "finanziamento". Ed è proprio questo l'equivoco di fondo che non consente ai soci di percepire i rischi che si assumono: depositando le somme sui prestiti sociali non investono i risparmi, ma finanziano, concedono credito alla Coop di cui sono soci. L'unica garanzia è data dal patrimonio della cooperativa.

È GIÀ TUTTO SCRITTO NERO SU BIANCO
Difficile pensare che 1,2 milioni di soci prestatori, distribuiti in nove cooperative, possano maturare questa consapevolezza. Sarà anche per questo che la normativa di Banca d'Italia (istruzioni di vigilanza Titolo IX, Cap. 2, sez. V) contempla la possibilità di attivare "schemi di garanzia dei prestiti sociali" promossi dalle associazioni di categoria, ovvero direttamente dalle cooperative interessate, anche nell'ambito d'iniziative di tipo consortile. Si tratta di una forma di tutela che prevede, per le ipotesi di fallimento, liquidazione coatta amministrativa o concordato preventivo della cooperativa, il rimborso dei prestiti effettuati dai soci in una misura almeno pari al 30%, ma auspicabilmente superiore. Nell'ambito di ogni schema di garanzia, poi, è necessario che la somma dei prestiti sociali delle cooperative aderenti (non garantiti da soggetti vigilati) non superi un limite pari a tre volte la somma dei patrimoni delle cooperative medesime.

RISPARMIATORI DA TUTELARE
La disposizione, che attribuisce alle associazioni di categoria del movimento cooperativo un ruolo promozionale decisivo e che è rimasta sino a oggi lettera morta, ripropone, con una portata più contenuta, il modello mutualistico-consortile dei fondi di tutela che garantiscono ai clienti bancari il rimborso, fino a 100 mila euro e entro 20 giorni dal default (7 giorni secondo la proposta di nuova direttiva europea sui sistemi di garanzia dei depositi), delle somme depositate. In entrambi i casi, infatti, la ratio sembra essere quella di tutelare i piccoli risparmiatori inconsapevoli, incapaci di valutare la solidità della banca o della cooperativa

GARANTIRE IL SOCIO O LA COOP?
Resta aperta, per le associazioni di categoria, in presenza di consorzi fortemente coesi come Coop, la scelta fra un "sistema di mutua garanzia", che protegge la singola cooperativa e ne garantisce la solvibilità, e quello di un "sistema di garanzia dei depositi" che tutela i depositanti. Infatti se, grazie al sistema di mutua garanzia, una cooperativa non fallisce, non è necessario rimborsare i soci prestatori. Per contro, un "sistema di garanzia dei depositi" è attivato solo in caso di default dell'impresa cooperativa. Le soluzioni ci sono, basta attivarle.

Coop Adriatica in utile, ma alla Camera di commercio risultava il contrario

Nel servizio pubblicato lo scorso 19 ottobre, PLUS24 ha riportato un risultato netto di esercizio 2012 negativo per Coop Adriatica. Si tratta di un errore: la Cooperativa ha chiuso il 2012 con un risultato di pertinenza del Gruppo di 18,78 milioni nel Consolidato e di 26,59 milioni nel bilancio d'esercizio. L'errore è dovuto a un refuso nel solo conto economico di uno dei documenti di bilancio consolidato depositati alla Camera di commercio, e utilizzati come fonte da PLUS24. Il risultato invece è correttamente riportato sia nello stato patrimoniale dello stesso documento, sia in tutti gli altri atti di bilancio depositati alla Ccia, on line sul sito della cooperativa (www.adriatica.e-coop.it, sezione Chi siamo), negli stampati e comunicati stampa di bilancio. Coop Adriatica ha già provveduto a correggere il refuso anche presso l'organismo competente.

Ufficio stampa Coop Adriatica
Per l'inchiesta di sabato sono stati utilizzati i dati dei bilanci consolidati depositati e pubblicati presso il Registro delle Imprese, ciò proprio alfine di indicare solo dati ufficiali. Anche il risultato netto di pertinenza del gruppo Coop Adriatica (-2 milioni), pertanto, è stato rilevato dall'ultima riga del conto economico depositato. Rendiamo atto a Coop Adriatica di aver ammesso che il dato era erroneamente riportato, sia per l'anno 2012 che per il 2011, e che solo ora ne è stata chiesta la correzione. Precisiamo, conseguentemente, che anche L'ammontare complessivo del risultato netto aggregato di pertinenza dei gruppi delle nove Coop è una perdita di 132 e non di 153 milioni. Resta confermato tutto il resto, considerazioni comprese. (G.Ur.)

28 ottobre 2013, Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino, Il Sole 24 Ore

PAS: ATTIVAZIONE CORSI ABILITANTI SPECIALI

Il MIUR  ha emanato la nota  2352 del 30 ottobre concernente la rilevazione dell’offerta formativa da parte delle Università per l’attivazione dei PAS per l’a.a. 2013-2014

martedì 29 ottobre 2013

FERMIAMO i BES (Bisogna Eliminare il Sostegno)

Alcuni Dirigenti Scolastici hanno convocato (e talvolta riconvocato anche per la seconda o terza volta dall'inizio dell'anno scolastico) i Collegi dei Docenti al fine di "convincerli" a votare la costituzione dei GLI (Gruppi di Lavoro per l'Integrazione) ed i P.A.I. (Piani Annuali per l'Inclusività) per i BES (Bisogni Educativi Speciali.
Noi COBAS, da subito, abbiamo contrastato questa ennesima operazione truffaldina del MIUR che tende soltanto a ridurre (fino a farlo scomparire) il sostegno scolastico alle/ai disabili, ad aumentare i carichi di lavoro delle/i, sottopagate/i, docenti italiani e far lucrare un po' di amici (corsi di formazione, e soprattutto "alta formazione", software, libri e pubblicazioni varie, etc.).
Ricordiamo che i BES non hanno alcuna legittimità poiché sono stati inseriti in una Direttiva Ministeriale ed in successive circolari che, notoriamente, non sono fonte del diritto.
Come accaduto anche con altre materie (vedasi INVALSI) vogliono cercare di imporre alle scuole attività che non sono obbligatorie, non hanno alcuna forza imperativa per le scuole ed il personale docente e che anzi sono altamente pericolosi e nocivi per la scuola italiana.
Sulla pagina web del sito dei COBAS Scuola Sardegna
potrete scaricare alcuni materiali utili contro l'imposizione dei BES e tutte le "disposizioni" (direttiva e circolari) del MIUR e dell'USR Sardegna.

lunedì 28 ottobre 2013

Coordinatore di classe solo se consenziente

Ho ricevuto l’ordine di servizio per la nomina a coordinatore del consiglio di classe dal preside, che non ha accolto le motivazioni del mio rifi uto. Il preside sostiene l’irrinunciabilità della delega (art 5 comma 8 Dlgs 297/94), la collocazione della funzione di coordinatore nell’ambito dell’autonomia gestionale della scuola (art.117 e 118) e l’attribuzione in esclusiva al dirigente scolastico delle competenze relative alla gestione del personale (art 5 comma 2 D.lgs 165/2001 aggiornato ai sensi Dlgs 150/2009 art. 34). M. G. 
In via preliminare va chiarito che si sta discutendo di atti negoziali di diritto privato e che, in ogni caso, l’oggetto della discussione non è la competenza gestionale-organizzativa del dirigente scolastico. E’ pacifico, infatti, che il dirigente abbia titolo a conferire la delega. Resta il fatto, però, che il potere di delegare non costituisce diritto soggettivo potestativo, ma mera facoltà datoriale. Qualsivoglia delega, dunque, può dispiegare effetti solo ed esclusivamente se preceduta dallo scambio di proposta e accettazione di cui all’art.1326 del codice civile. A seguito della privatizzazione del rapporto di lavoro dei docenti della scuola statale, avvenuta nel 1993, il dirigente scolastico non agisce, infatti, facendo uso del potere autoritativo della pubblica amministrazione, ma solo ed esclusivamente con i poteri del privato datore di lavoro. Poteri che assumono rilievo solo se conseguenti alle pattuizioni contenute nel contratto collettivo nazionale di lavoro. Ciò in quanto, in costanza di rapporto di lavoro contrattualizzato, la fonte degli obblighi del dipendente pubblico, secondo l’insegnamento delle Sezioni unite della Cassazione (21744/2009), peraltro recepito pienamente dal legislatore (art. 54 del D.Lgs. 150/2009) è il contratto di lavoro. E nel contratto di lavoro non si fa alcuna menzione di obblighi in tal senso a carico dei docenti. Il rimedio per opporsi all’ordine di servizio è l’atto di rimostranza di cui all’art. 17 del decreto del Presidente della repubblica 3/57, applicabile alla scuola per effetto del rinvio operato dall’articolo 146 del vigente contratto di lavoro. Carlo Forte

Accesso agli atti senza vincoli

Il Garante sul caso di un docente che ha chiesto l'applicazione del codice sulla privacy

Accesso agli atti senza vincoli

Non serve l'interesse legittimo per conoscere dati personali 
Accesso agli atti senza vincoli, se i documenti amministrativi ai quali l'interessato chiede l'accesso contengono i dati personali del richiedente. É quanto si evince da un provvedimento emesso il 18 ottobre scorso dal Garante della privacy in accoglimento di un ricorso presentato da una docente (n. 365 reperibile su:http://www.garanteprivacy.it).
L'insegnante aveva avuto notizia di alcuni colloqui che si erano verificati tra il dirigente e alcuni genitori nei quali si sarebbe parlato di alcune situazioni personali che la riguardavano. Di tali colloqui era stato redatto un verbale. Ma il documento non era stato inserito nel fascicolo della docente perché, a seguito di tali colloqui, non era stato avviato a suo carico alcun procedimento collegato ai fatti narrati nel verbale. E anche per questo motivo la docente si era risolta a chiedere l'accesso invocando le disposizioni contenute nel codice della privacy e non le disposizioni contenute nella legge sulla trasparenza amministrativa. Per accedere agli atti depositati presso l'amministrazione scolastica la legge 241/90 prevede, infatti, che il richiedente l'accesso debba necessariamente vantare un interesse giuridico qualificato (articoli 22 e seguenti). Ma se l'interessato vuole semplicemente conoscere quali dei propri dati personali siano stati oggetto di discussione tra i genitori degli alunni e il dirigente scolastico, l'interesse qualificato non è necessario. E quindi basta presentare una mera istanza. Tale facoltà è prevista dal codice della privacy (decreto legislativo 196/2003).
In particolare, all'articolo 7, il codice dispone che l'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. Ma quando l'estrazione dei dati risulta particolarmente difficoltosa, il comma 4 dell'articolo 10 prevede che il riscontro alla richiesta dell'interessato può avvenire anche attraverso l'esibizione o la consegna in copia di atti e documenti contenenti i dati personali richiesti. E per questi motivi il garante, Antonello Soro, ha accolto il ricorso ed ha disposto la consegna della documentazione contenente i dati personali della richiedente.
Lo stesso articolo 10, però, dispone al comma 5 che il diritto di ottenere la comunicazione in forma intelligibile dei dati non riguarda dati personali relativi a terzi, salvo che la scomposizione dei dati trattati o la privazione di alcuni elementi renda incomprensibili i dati personali relativi all'interessato. E quindi il Garante ha ordinato all'istituzione scolastica convenuta di comunicare alla ricorrente i dati personali che riguardano la docente, contenuti nel verbale oggetto della richiesta d'accesso e nelle altre dichiarazioni rese dai genitori al dirigente scolastico, previo oscuramento dei dati riferiti a terzi, entro sessanta giorni dalla ricezione del provvedimento.
L'autorità per la protezione dei dati personali ha ricordato alla scuola la necessità di dare conferma all'autorità stessa dell'avvenuto adempimento del provvedimento (o dell'avvenuta proposizione dell'opposizione) entro sessanta giorni dalla ricezione del medesimo. Adempimento, questo, che è espressamente previsto dall'articolo 157 del codice e il relativo inadempimento è punito con una sanzione amministrativa. Ed ha avvertito l'amministrazione scolastica che l'inosservanza dei provvedimenti del Garante adottati in sede di decisione dei ricorsi è punita ai sensi dell'articolo 170 del codice in materia di protezione dei dati personali.
Infine, il Garante ha fatto presente che avverso il provvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo dove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all'estero.  di Antimo Di Geronimo  

POLTRONE IN COOP, SI CHIUDE IL GIRO DI VALZER



Con la nomina di Elio Gasperoni alla vicepresidenza di Coop Adriatica dovrebbe essersi concluso il valzer di poltrone iniziato con l'avvicendamento di Pedroni al posto di Tassinari alla presidenza di Coop Italia

Possiamo ricorrere a varie metafore, come citare il chimico Lavoisier e il suo conosciuto aforisma per cui nulla si distrugge, tutto si trasforma, oppure trattandosi di terra d'Emilia e Romagna non si può non nominare il maiale di cui notoriamente non si butta via nulla. In Coop pare suonare la stessa musica. I dirigenti, che siano bravi o dei brocchi assoluti, troveranno sempre una collocazione anche in età avanzata.
 
Per gli appassionati della sit-com "Poltrone in Coop", il giro dovrebbe essersi concluso con la nomina di Elio Gasperoni alla vicepresidenza di Coop Adriatica. Ma ricostruiamo con ordine.

Marco Pedroni è divenuto nel giugno scorso presidente di Coop Italia, lasciando la presidenza di Coop Consumatori Nordest alla guida della quale si era distinto per una potente e distruttiva 
passione per la finanzacaratteristica ricorrente in questi manager delle Coop, come abbiamo visto anche nei recenti articoli de il Fatto e de il Sole 24 Ore. Quindi con tali premesse, perché non promuoverlo alla presidenza di Coop Italia? Ma la passione, come canta il poeta, spesso conduce a soddisfare le proprie voglie e i soci della Coop Nordest si erano preoccupati specialmente sull'operazione Unipol-Fonsai.

Alla presidenza di Coop Nordest è andato
 
Paolo Cattabiani, che però ha lasciato vacante la poltrona alla presidenza di Lega Coop Emilia-Romagna prontamente rimpiazzata da Giovanni Montivicepresidente di Coop Adriatica, carica da cui si dimette, mantenendo però le seguenti: «Attualmente, Monti è presidente di Cometha, societa cooperativa che svolge attività finanziaria, e di Lima srl; è amministratore unico di Emiliana srl, fa parte dei consigli di amministrazione di: Unipol Assicurazioni Spa, Coopfond, Librerie.coop Spa, Coop Sicilia Spa, Enercoop Adriatica Spa, Unipol Banca Spa». E va beh, avrà un gran numero di segretarie.

Quindi il giro di valzer cooperativo dovrebbe essersi concluso, se non per qualche piccolo dettaglio di non rilevante significato, come chi andrà a sostituire Elio Gasperoni  che dall’anno scorso è presidente della Lega delle Cooperative di Ravenna, o se costui opterà per il doppio incarico, sulla scia del pluri incaricato Giovanni Monti.

Resta un tassello fuori, anzi un Tassinari. Il giro di poltrone prende il via proprio dal siluramento del 64enne ex presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, carica che ricopriva da 25 anni. Non dispiacetevi però, Tassinari ci rassicura sul suo futuro: non farò il pensionato che porta a spasso il cane, mi dedicherò a Saiagricola che è l’impresa di investimento in agricoltura del gruppo Unipol della quale sono presidente (faceva parte del gruppo Fonsai e vanta terreni adibiti a vigneti ed uliveti e splendide tenute tra Toscana, Umbria e Piemonte), inoltre rimarrò presidente di Centrale Italiana che è la centrale di acquisto di Coop, Sigma e Despar, continuerò nell’insegnamento alle Università della Bicocca di Milano e alla facoltà di Economia a Bologna oltre a far parte del consiglio di amministrazione di Caricento.

In Coop funziona così. D'altra parte però il resto del Paese non pare distinguersi altrimenti.

 

martedì 22 ottobre 2013

COOP, TUTTO QUELLO CHE I SOCI PRESTATORI DEVONO SAPERE




Nel 2012 è diminuita del 7% la raccolta del risparmio dai soci

Dalla finanza 371 milioni di svalutazioni


Come funziona il filo diretto con i lettori

Tutti i numeri delle 9 grandi Coop (Tabella)

La fiducia dei soci è linfa vitale per una Coop. Un attestato di stima che è tutto espresso negli 11 miliardi depositati nei prestiti sociali (anche se sarebbe più appropriato chiamarli libretti di risparmio per i soci), che rappresentano il vero motore per il funzionamento delle cooperative di consumatori che operano con il marchio Coop. Ma la fiducia va conquistata e conservata con fatti concreti e con la massima trasparenza.

Il socio che affida i suoi risparmi alla cooperativa per sostenerne lo sviluppo, ha diritto di sapere come sono utilizzati. Rispetto alle inchieste condotte da Plus24 sui bilanci 2010 e 2111 delle Coop (si vedano le pubblicazioni del 4 febbraio e del 29 dicembre 2012, nonché del 12 e 26 gennaio 20l3) solo Coop Lombardia si è aggiunta a Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense nella lista delle cooperative che mettono a disposizione sul proprio sito internet l'intera informativa di bilancio. Per le altre grandi Coop, i buoni Propositi espressi dopo le precedenti inchieste sono rimasti per il momento lettera morta un deficit di informazione e trasparenza che non va nella direzione dell'ostentata attenzione ai quasi 8 milioni di soci (di cui 1,2 milioni anche prestatori) rimarcata negli slogan della Coop. Non si è credibili se non si rendono facilmente recuperabili i bilanci e tutta la documentazione relativa al prestito sociale, comprese le policy d'investimento e di gestione dei rischi.

Anche perché dai bilanci consolidati 2012, emerge chiaramente il peso della finanza rispetto a quello della gestione commerciale: prestiti dei soci anche superiori al 150% del fatturato (Coop Nordest) e al 125% delle attività finanziarie (Unicoop Firenze), oppure pari a 4,9 volte il patrimonio consolidato (Unicoop Tirreno).

Volumi di raccolta di risparmio che surclassano quelli dell'8o% delle banche italiane: con i suoi 2,4 miliardi di prestiti, infatti, Unicoop Firenze si collocherebbe, per raccolta, fra le migliori 100 delle 693 banche italiane. Prestiti gestiti senza alcun presidio di vigilanza finanziaria e privi di un sistema di garanzia a favore dei depositanti. II ruolo di tutela è assegnato al solo patrimonio aziendale, peraltro completamente investito in immobili e beni strumentali che in caso d'insolvenza si deprezzano in modo considerevole. Banca d'Italia ha già fatto sapere, rinviando la palla al ministro dell'Economia, che non può intervenire nemmeno per il solo ripristino della trasparenza informativa e contrattuale.

Che cosa deve succedere perché il quadro delle regole e dei limiti sia adeguatamente ridefinito? Occorre attendere altri "imprevedibili" crack, come quelli descritti a pagina 6? Anche perché dai dati esposti in alto, estratti dagli ultimi bilanci disponibili delle nove grandi Coop emerge con evidenza non solo l'impatto della crisi sulla gestione commerciale e sull'ammontare delle somme raccolte (-7%), ma anche quello delle svalutazioni (spesate, ma ne rimangono anche di latenti) sugli investimenti della cosiddetta "finanza strategica'.

Libretti ma anche polizze, conti correnti e mutui

Ltro della Bce anche per Coop Lombardia e Unicoop Tirreno


Supermercato o banca? Oltre a depositare i propri risparmi nei prestiti sociali, negli spazi commerciali delle grandi Coop i soci possono ormai mettere nel carrello anche polizze, conti correnti, prestiti personali e mutui. Prodotti assicurativi e bancari che le Coop offrono ai soci grazie alla collaborazione con il Gruppo Unipol, di cui sono azionisti di riferimento.

In realtà le Coop non possono svolgere attività bancaria: possono autofinanziarsi attraverso i prestiti sociali solo per sostenere le attività svolte, offrendo ai soci libretti di risparmio a costo zero e con una remunerazione che, a seconda della Coop e degli importi versati, attualmente viaggia fra lo 0,65 e il 3,5% (al lordo della ritenuta del 20%). Da qualche anno alcune Coop propongono anche prestiti sociali vincolati, con rendimenti che non reggono però il confronto con quelli riconosciuti dai conti di deposito bancari con vincoli di pari durata, che in più offrono la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Rispetto alle banche, le Coop di consumo non possono esercitare l'attività creditizia, ovvero concedere finanziamenti. Eppure nel bilancio di Coop Lombardia viene sottolineato che nel 2012, attraverso personale specializzato, nei punti vendita sono giunte 73 domande di mutuo prima casa. Coop Liguria evidenzia che attraverso Unipol Banca, e con il supporto della cooperativa, nel 2012 sono stati erogati mutui per un milione e 156mila euro, sono state stipulate 1.030 polizze, per oltre 19 milioni di euro, e 197 piani pensionistici.
 
Coop Adriatica, invece, ha costituito insieme alla rete Assicoop e Unipol Banca, CoopCiConto Srl attraverso la quale nel 20l2 sono stati sottoscritti dai soci 4.498 polizze assicurative, 1.861 conti correnti e 391 prestiti e mutui. Un business creditizio che viene sempre più sviluppato nei punti vendita delle Coop, seppur indirettamente e con l'ausilio del Gruppo Unipol.

Sempre indirettamente, alcune coop (Coop Lombardia e Unicoop Tirreno), tramite Simgest e alcune banche, hanno tratto beneficio da operazioni correlate a quelle di Ltro attivate dalla Bce per consentire al sistema bancario di rifinanziarsi a condizione di favore. Cosa manca ai negozi Coop per aggiungere le insegne di sportelli bancari?

Il vaso di Pandora nei risultati della finanza strategica

Un quinto dei prestiti investito in Unipol, Monte de Paschi, Carige e Popolare di Spoleto


Nell'annus horribilis per i consumi, a pesare sui conti delle nove grandi sorelle Coop non è il risultato della gestione commerciale (+64 milioni di euro), ma la finanza "strategica" degli investimenti in grandi gruppi quotati, come Mps e Unipol. Le svalutazioni delle partecipazioni  (371 milioni) hanno fatto complessivamente chiudere i bilanci consolidati in perdita (153 milioni), nonostante lo straordinario saldo positivo della gestione finanziaria (221 milioni).

INVESTIMENTI «STRATEGICI»
Per comprendere la destinazione dei 10,4 miliardi di risparmi raccolti dai soci è utile parlare dei bilanci consolidati. Un aggregato con un attivo di 22,3 miliardi dove le attività finanziarie rappresentano l'investimento prevalente e pesano per il 52% distribuite tra disponibilità liquide (8%, compresi i depositi a tempo), titoli pubblici (15%), altri titoli e strumenti finanziari quotati e non (19%, di cui 7% immobilizzati) e, infine, partecipazioni (10%). Quest'ultime ammontano a 2,2 miliardi e, oltre ai fondi immobiliari, comprendono i cosiddetti investimenti strategici effettuati per complessivi 1,8 miliardi, in Mps (223 milioni suddivisi tra Unicoop Firenze 129 milioni e Coop Centro Italia 94 milioni), in Banca Carige (72 milioni di Coop Liguria) e in Unipol (1,5 miliardi, investimento presente in ogni Coop). Le partecipazioni assorbono in media il 16% del prestito dei soci, con punte superiori al 20% per Coop Adriatica e Coop Nordest. Sono tre le Coop che hanno chiuso il consolidato 2012 con una perdita significativa fatta eccezione per Unicoop Tirreno (-16 milioni), che evidenzia disequilibri persistenti già nella gestione caratteristica commerciale (-28 milioni), Unicoop Firenze e Coop Centro Italia hanno in comune rilevanti svalutazioni delle loro partecipazioni in Mps.

UNICOOP FIRENZE
Nel bilancio consolidato 2012, chiuso con una perdita di 131 milioni, la Coop ha iscritto una rettifica di valore della partecipazione Mps pari a 198 milioni, portando "prudenzialmente", dicono gli amministratori, il valore medio dell'azione da 0,76 euro a 0,30 (la quotazione di questi giorni è in area 0,25). Ma non si stratta della prima svalutazione. Già nel 2008 era stata spesata una rettifica di 203 milioni alle azioni e bond convertibili Mps. Nell'ultimo quinquennio le svalutazioni arrivano a 430 milioni e sale la preoccupazione, oltre che per il costo delle ambizioni strategiche e per i risparmi dei soci affidati alla Coop, per la consistenza del patrimonio aziendale che a fine 2012 ammonta sì a 1.419 milioni, ma che comprende una rivalutazione dei fabbricati di 749 milioni effettuata nel 2008 in contemporanea con la prima svalutazione e a crisi immobiliare non ancora conclamata, sulla base del 90% del valore di perizia.

COOP CENTRO ITALIA
La Coop Centro Italia chiude il consolidato 2012 con una perdita di 63 milioni innescata da 101 milioni di svalutazioni, di cui 77 su Mps. Ma la peculiarità della cooperativa e di possedere investimenti strategici oltre che in Mps (94 milioni) e Unipol (31 milioni), anche nella popolare di Spoleto (4 milioni) in amministrazione straordinaria dal febbraio 2013.
Per quanto riguarda Unipol, tuttavia, non avendo condiviso con Fonsai, la cooperativa non ha aderito hai relativi aumenti di capitale deliberati nel 2012 e ha mutato lo status delle azioni da partecipazioni strategiche a titoli del circolante. Nonostante la procedura in corso, invece, la Coop ha raccolto l'invito a partecipare all'operazione promossa dal veicolo societario Clitumnus Srl e da una cordata d'imprenditori e istituzioni, sottoscrivendo un accordo per l'acquisizione del controllo della Popolare di Spoleto. Confermato anche l'investimento in Mps, ma svalutato a causa della perdita ritenuta durevole, riducendo il valore delle azioni a 0,44 euro, importo maggiore del 50% del valore di 0,30 euro applicato da Unicoop Firenze.

L'UBIQUITA' DI UNIPOL

Ognuna delle grandi Coop detiene partecipazioni in Unipol, il conglomerato finanziario del settore assicurativo controllato dalle cooperative aderenti a Legacoop. L'ammontare va dai 356 milioni di Coop Adriatica ai 10 milioni di Unicoop Firenze. Effettuati prevalentemente tramite società partecipate (Finsoe, Lima, Holmo, Spring 2), gli investimenti sono valutati in bilancio al costo, perché inferiore al valore di stima. Il confronto con il "prezzo di mercato", in ogni caso, evidenzia rilevanti minusvalenze latenti, anche se con ampie fluttuazioni per la volatilità del mercato. A fine 2012, per esempio, Finsoe deteneva 225.307096 azioni ordinarie Unipol (partecipazione di controllo al 50,75%) al prezzo di carico di 9,954 euro, contro il prezzo medio di dicembre in Borsa di 1,467 euro. Risultato: una minusvalenza latente di 1,9 miliardi che, rapportata alla quota del 12,4% del capitale di Finsoe detenuta da Coop Adriatica, si traduceva, al 31 dicembre, in una minus di 237 milioni che, aggiornata ai prezzi attuali (in area 3,99), si riduce a 166 milioni. Fra le coop c'è quindi apprensione per le sorti degli investimenti "strategici".

19 ottobre 2013, Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino, Plus24-il Sole 24 Ore

MA QUANTE AZIONI MPS HA UNICOOP FIRENZE?

E quante COOP Centro Italia?

Rocca Salimbeni sede di Mps

I dati riportati dalla stampa sono spesso differenti

Dai documenti che postiamo, ad aprile scorso Unicoop Firenze risulta avere in portafoglio oltre 430 milioni di azioni Mps, pari al 3,68% del capitale


Sulla partecipazione azionaria di Unicoop Firenze in Monte Paschi si leggono percentuali che variano e i numeri sono spesso ballerini. Le dimissioni del presidente di Unicoop, Turiddo Campaini dal Cda dell'istituto senese, hannoriacceso una giostra di numeri e percentuali riportati dagli articoli pubblicati che in questi giorni hanno trattato la vicenda. Vediamo di fare un po' di chiarezza per quanto ci è possibile, seguendo un ordine cronologico.

Unicoop Firenze fino al 26 maggio 2011 deteneva 185.176.232 azioni Mps pari al 2,75% del capitale della banca (si veda a pag. 3 del verbale d'assemblea). Si arriva all'aumento di capitale deliberato il 15 giugno 2011 a cui Unicoop Firenze aderirà ritenendo che le azioni offerte in opzione agli azionisti a 0,446 euro nel rapporto di assegnazione di 18 nuove azioni ordinarie ogni 25 azioni possedute, sia una vera e propria occasione. Campaini infatti tralascerà una volta tanto di ribadire che quello della sua Coop in Mps è un investimento strategico, ma sia da considerare anche come operazione conveniente dal punto di vista finanziario(sic). Dopo la ghiotta occasione dell'aumento di capitale Unicoop Firenze detiene 318.503.114 azioni che corrispondono al 2,73% del capitale di Mps (si veda a pag. 16 del prospetto).
 
I risultati della conveniente operazione non tarderanno a palesarsi. Il titolo inforca con decisione una spirale ribassista sulla scia dell'esponenziale crescita dello spread e sulla fragilità della banca che si comincia già a intravedere con tutte le magagne che sappiamo e che magari Campaini, sedendo nel Cda avrebbe potuto anche fiutare. Il fiuto non lo sorregge neanche in borsa. Il titolo il 15 giugno 2011 chiude a 0,6223 euro per inabissarsi fino a minimi al di sotto di 0,15 euro nell'estate successiva.

Intanto i soci prestatori di Unicoop preoccupati hanno già cominciato a far defluire i soldi dai libretti (-16,4% dal 2010 al 2012), la stampa che da sempre ha ignorato l'argomento della partecipazione di Unicoop in Mps, comincia a svegliarsi. I nostri eroi paiono smarriti e si trincerano al solito nel mutismo tipico di chi non accetta intromissioni nelle proprie cose. Casomai i panni sporchi si lavano in famiglia, cioè tra Campaini e i soliti fidi che ricoprono ruoli apicali dai tempi dei tempi (per non stare a citare sempre Nixon). Improvvisamente qualcuno ha un lampo e se era conveniente comperare il titolo a 0,446 ora che è sotto i 20 centesimi di euro non si può mancare l'occasione.

Ed infatti si apprende in maniera inconsueta e nel solito mutismo peccaminoso che il consiglio di gestione di Unicoop Firenze presieduto da Golfredo Biancalani ha acquistato non proprio sui minimi ma attorno a 0,18 euro altre 111 milioni di azioni dell'istituto di Rocca Salimbeni.

Quindi a quanto siamo? Secondo l'aritmetica e questo prospetto (pag. 53) le azioni di Mps detenute da Unicoop dall'aprile scorso salgono a 430.403.114 pari al 3,68% del capitale della banca. Successivamente non si ha traccia su movimenti nella partecipazione azionaria di Unicoop in mps. Questo è quanto, nonostante alcuni giornalisti riprendano il dato riportato da Consob che non è aggiornato, infatti è obbligatorio dichiarare la partecipazione solo quando supera il 2% e in seguito il 5%. Meglio non pubblicizzare.

Perdite iscritte in bilancio. Le svalutazioni finora contabilizzate relativamente ad azioni Mps da Unicoop Firenze sono nel bilancio 2008'Nel bilancio 2008 Unicoop Firenze ha svalutato di 189 milioni la quota detenuta in Mps, da 2,52 a 1,5 euro per azione. Una svalutazione, ha precisato Campaini, ''prudenziale'' '(tradotto: un mero scrupolo contabile) - e nel bilancio 2012 (scorrere fino alla voce "Rettifiche di attività finanziarie") 'rettifiche di valutazione relative alla partecipazione in Banca Monte Paschi per circa € 197,9 milioni'. Quindi Unicoop dovrebbe aver già svalutato le proprie quote in Mps per complessivi 387 milion

mercoledì 16 ottobre 2013

Permessi personali top secret. Il dirigente non può indagare i motivi dell'assenza

Una nuova sentenza rafforza l'orientamento giurisprudenzuale e indica i paletti
La fruizione del diritto ai permessi per motivi personali e familiari è insindacabile. E dunque, i dirigenti scolastici, una volta ricevuta la domanda da parte del dipendente interessato, non possono fare altro che prenderne atto e disporre le relative sostituzioni. É quanto si evince da una sentenza del giudice del lavoro di Potenza depositata il 4 ottobre scorso (n.544/2013).
La pronuncia si inquadra in un vero e proprio orientamento giurisprudenziale, che vede l'amministrazione scolastica sistematicamente soccombente. E aggiunge un tassello importante. Il giudice del lavoro di Potenza, infatti, ha chiarito che il diritto insorge anche nel caso di mero motivo personale o familiare. E che in ogni caso, la scelta del tempo e del modo di fruizione spettano in via esclusiva al dipendente che ne fa domanda. Il caso riguardava una docente di lingua straniera, che aveva chiesto un permesso a ridosso delle vacanze di Pasqua per effettuare un viaggio all'estero ed esercitarsi nell'uso delle lingue. Ritenendo che il permesso fosse un suo diritto (escludendo, dunque, la possibilità che tale diritto le venisse precluso) aveva anche acquistato il biglietto dell'aereo. Il dirigente, però, aveva opposto un netto rifiuto, frapponendo ostacoli di carattere organizzativo e valutazioni di merito circa l'opportunità di differire la data del viaggio. La docente, però, non si era data per vinta e, pur rinunciando al viaggio, aveva presentato ricorso. E il giudice del lavoro le ha dato ragione su tutta la linea, censurando le argomentazioni del dirigente scolastico (dichiarandole inammissibili) e condannando l'ufficio scolastico, in solido con il dirigente, a pagare 1800 euro di spese legali, più Iva e cassa degli avvocati. Il giudice monocratico ha condannato l'amministrazione e il dirigente scolastico anche a risarcire alla docente il prezzo del biglietto, pari a 46.08 euro. Il tutto aggiungendo che: «Sulla predetta somma dovranno essere calcolati gli interessi legali, dal dovuto al saldo, trattandosi di crediti risarcitori, legati alla violazione di diritti derivanti da un rapporto di lavoro alle dipendenze di una Pubblica Amministrazione.».La fruizione dei permessi, infatti, è «condizionata dalla sussistenza di due soli presupposti: la richiesta preventiva e la autocertificazione della motivazione, personale o familiare.». E quindi, recita la sentenza, «il diritto ai tre giorni di permesso retribuito non è soggetto ad alcun potere -discrezionale - di diniego» da parte del dirigente scolastico al quale viene indirizzata l'istanza.
L'istituto dei permessi per motivi personali o familiari ha subito nel corso degli anni diverse trasformazioni. E solo nell'ultima tornata contrattuale è stato qualificato espressamente come diritto. Quando questo genere di assenze tipiche fecero il loro ingresso nel contratto di lavoro, nel 1995, la clausola negoziale di riferimento prevedeva che la fruizione fosse subordinata ad una previa concessione del dirigente scolastico «per particolari motivi personali o familiari debitamente documentati anche al rientro». Nella tornata successiva, nel 1999, le parti cancellarono le locuzioni «particolari» e «debitamente». Ma bisognerà attendere fino al 2002 per ottenere la cancellazione della previa concessione. Nella nuova formulazione i permessi venivano attribuiti e non più concessi. Infine nel 2003 i permessi sono stati qualificati come diritti. E ciò ha sgombrato definitivamente il campo dagli equivoci. Sebbene anche oggi vi siano dirigenti scolastici convinti che i permessi personali siano ancora soggetti a concessione. Tant'è che negli ultimi due anni si stanno accumulando le sentenze di condanna dell'amministrazione scolastica. La sentenza apripista, dopo l'ultima tornata negoziale, è del Tribunale di Monza: la 288 del 12 maggio 2011. Dopo di che è intervenuto il Tribunale di Lagonegro (4 aprile 2012, n.309). Successivamente il Tribunale di Terni (3 volte), quello di Campobasso (n.749 del 27 novembre 2012). E infine Potenza.

Il decreto istruzione sveste la scuola

Quando si parla del noto decreto scuola che attualmente è in fase di conversione in legge e dove probabilmente emergeranno alcune modifiche rispetto al testo originario, che ora commento, emerge una grande soddisfazione perché, così è stato da più voci detto, che finalmente si investe nella scuola ecc ecc.
Il punto è come si investe nella scuola.
Andando a leggere la relazione tecnica più che investimenti sostanziali nella scuola leggo sottrazione di risorse, come previste nel FIS, quindi di risorse già predestinate alla scuola, ed imposizione di nuovi obblighi per il personale scolastico a costo zero per lo Stato.
Alcuni esempi
In tema di programma di educazione alimentare si evince che verranno attivati nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Però le istituzioni scolastiche sceglieranno nella propria autonomia se partecipare a detti programmi e con che modalità. Dunque la scelta sarà rimessa alla discrezionalità delle scuole. E da cosa dipenderà questa scelta? Dalla dotazione del FIS ( fondo d'istituto= nella scuola considerata poiché “l’eventuale impegno aggiuntivo del personale docente verrà remunerato nell'ambito del Fondo delle istituzioni scolastiche. La norma non comporta quindi nuovi o maggiori oneri per le finanze pubbliche”.


Geografia
Una sorta di elemosina, presentata come una enorme novità.
Nella relazione tecnica si legge che considerato che le classi prime e seconde della scuola secondaria di secondo grado – tecnici e professionali – sono 26.530, che la quota parte ove non è già previsto l'insegnamento di geografia è di 10.300 classi, che l'incremento di un’ora è previsto solo in una tra le classi prima o seconda e quindi in complessive 5.150 classi, che il numero di ore aggiuntive è pari quindi a 5.150, che il numero di posti in più è pari a 5.150/18 = 287, che lo stipendio annuo lordo Stato di un docente di scuola secondaria di secondo grado supplente annuale è pari ad euro 34.400,46 lordo Stato, la norma comporta un maggiore onere per stipendi pari ad euro 287 x 34.400,46 = 9,9 milioni a decorrere dall’a.s. 2014/2015.


Progetti didattici nei musei e nei siti di interesse archeologico.

La norma prevede che le università, le accademie di belle arti e le scuole possano beneficiare di assegnazioni per complessivi euro 3 milioni nell’e.f. 2014 per la realizzazione di progetti didattici nei musei o nei siti di interesse archeologico. Detta somma integrerà gli stanziamenti per il funzionamento delle istituzioni interessate. Il personale scolastico ed AFAM coinvolto nei progetti verrà remunerato, ove l’impegno non rientri nella didattica ordinaria o nelle attività funzionali all’insegnamento, esclusivamente a valere sui fondi per la contrattazione integrativa di sede, nel rispetto delle relative procedure. Per i docenti universitari l’eventuale remunerazione del maggior impegno è a carico delle università, nell’ambito delle risorse ordinariamente disponibili incluse le assegnazioni per i progetti in questione.
Dunque o il tutto rientra nell'attività funzionale oppure nell'attività aggiuntiva, nel primo caso si tratta di attività già inclusa nella retribuzione base del personale docente nel secondo caso di una somma da finanziare con il FIS. E' importante sottolineare che per la realizzazione di questi progetti ed il contestuale concorso sono ammissibili eventuali cofinanziamenti da parte di fondazioni di origine bancaria o di altri enti pubblici o privati.



Apertura sperimentale pomeridiana della scuola

Il maggiore impegno richiesto al personale per l'apertura pomeridiana – flessibilità oraria, attività aggiuntive di insegnamento e funzionali all'insegnamento, prestazioni aggiuntive del personale ATA – è invece remunerato nell'ambito del Fondo dell'istituzione scolastica, a norma dell'articolo 88 del CCNL 29/11/2007 del comparto Scuola laddove non rientri nell’ambito dell’orario contrattuale d’obbligo (ad esempio nei periodi di sospensione delle lezioni) o delle attività funzionali all’insegnamento non aggiuntive. A titolo informativo si rappresenta che il FIS è pari, successivamente alle riduzioni apportate con CCNL 13/3/2013, ad euro 762,47 milioni lordo Stato e che le ore aggiuntive di insegnamento sono remunerate (cfr. tab. 5 allegata al CCNL 29/11/2007) in misura pari ad euro 46,45 euro l’ora lordo Stato. Sarà la contrattazione di sede a decidere quale porzione del FIS destinare alle attività in parola.

Anche in questo caso si attinge dal FIS.

Percorsi di orientamento

Le attività' inerenti ai percorsi di orientamento previste per gli studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado sono ricomprese tra le attivita' funzionali all'insegnamento non aggiuntive e riguardano l'intero corpo docente. Ove siano necessarie attivita' ulteriori, che eccedano l'orario d'obbligo, queste possono essere remunerate con il Fondo delle istituzioni scolastiche nel rispetto della disciplina in materia di contrattazione collettiva. La norma prevede che le attività di orientamento proprie delle istituzioni scolastiche rientrino tra quelle funzionali all'insegnamento, non aggiuntive e quindi ricomprese tra gli obblighi del personale docente.

Anche in questo caso o si tratta di attività obbligatoria quindi già inclusa nella retribuzione stipendiale  di base ferma al 2006, oppure aggiuntiva, se si eccede l'orario d'obbligo, ma retribuita con il FIS.
E' il caso di specificare che si registra per l'ennesima volta l'intrusione della Legge in materia riservata alla contrattazione collettiva poiché si impongono nuove mansioni, attività lavorative ai docenti non per via contrattuale ma per via legislativa ed a costo zero per lo Stato.

Stesso discorso per i corsi di formazione obbligatori.

Al fine di migliorare il rendimento della didattica, particolarmente nelle zone in cui i risultati dei test di valutazione sono meno soddisfacenti ed e' maggiore il rischio socio-educativo, e potenziare le capacita' organizzative del personale scolastico, per l'anno 2014 e' autorizzata la spesa di euro 10 milioni, oltre alle risorse previste nell'ambito di finanziamenti di programmi europei e internazionali, per attivita' di formazione obbligatoria del personale scolastico con particolare riferimento. I 10 milioni di euro serviranno  per retribuire i docenti che parteciperanno a corsi di formazione obbligatori, ( su ciò rimando a quanto scritto per quanto concerne gli esiti delle prove Invalsi) o per finanziare i formatori?
A tal proposito è il caso di specificare che questi corsi possono svolgersi anche attraverso convenzioni con le universita' statali e non statali, da individuare nel rispetto dei principi di concorrenza e trasparenza.


Compensi per i membri delle commissioni degli esami conclusivi dei corsi di studio della scuola secondaria di secondo grado.

La normativa esistente prevede che a coloro che impiegano un tempo superiore a 100 minuti per raggiungere la sede di esame spetti un compenso di euro 2.270,00 lordo Stato, mentre a coloro che impiegano tra 61 e 100 minuti per raggiungere la sede spetta un compenso di euro 908,00 lordo Stato.
Con riguardo ai commissari esterni, si sottolinea nel testo del decreto scuola che questi sono scelti in funzione delle classi di concorso corrispondenti alla materia tipica della seconda prova scritta. Poiché la stessa è solitamente riferita ad una tra le materie maggiormente caratterizzanti dell'ordine di scuola (es. matematica al liceo scientifico, latino o greco al liceo classico, ragioneria al commerciale, ecc...), la scelta del commissario esterno avviene nella maggioranza dei casi nell'ambito di classi di concorso molto numerose, per cui anche in questo caso è spesso possibile limitare detta scelta nell'ambito di un territorio distante dalla scuola sede di esame non oltre i 100 minuti.
Ed allora almeno 6.000 commissari, in attuazione della norma proposta, ricadranno a decorrere dal prossimo anno scolastico 2013/2014 nella fascia individuata da tempi di percorrenza compresi tra 61 e 100 minuti. Si verificherà quindi un risparmio di spesa par a 8,1 milioni poiché le nomine dei presidenti e dei commissari esterni verranno effettuate avuto riguardo, con esclusione dei presidenti e dei commissari provenienti da istituti scolastici appartenenti allo stesso distretto, nell'ordine, all'ambito comunale e provinciale.

Certo si investe nell'edilizia scolastica ma è anche vero che si prevede detraibilità dall’imposta lorda d’un importo pari al 19 per cento degli oneri sostenuti dai contribuenti per liberalità a favore delle istituzioni AFAM e delle università, purché finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia, all’ampliamento dell’offerta formativa.
Dunque i privati contribuiranno de facto al sistema scuola.
Certo si prevedono risorse per le borse di studio e qualcosa per il diritto allo studio , si interviene nella calda materia dei docenti idonei ad altri compiti e tante altre situazioni, si prevedono delle assunzioni di precari, ma i numeri previsti, rispetto al precariato vigente, sono irrisori e poi non dimentichiamoci che la Commissione europea ha rilevato che la legislazione italiana, per quanto concerne il regime dei contratti a tempo determinato nel settore della scuola, è in palese violazione con il dettato comunitario come normato dalla dalla clausola 5, punto n. 1, della direttiva UE che ha lo scopo di porre un limite all'utilizzo dei contratti a termine.

Insomma se questo è il modo di investire nella scuola che dire?
La scuola si sveste, è nuda e pronta per essere conquistata dal capitale privato. Si impongono nuove mansioni al personale scolastico, si violano le prerogative contrattuali e sindacali in materia, si riduce all'osso il FIS, cosa che da un lato può essere positiva, però si tratta già di soldi predestinati alla scuola e parlare di investimenti quando si attinge dal FIS è un qualcosa che dovrebbe indurre alla riflessione e seriamente.

martedì 15 ottobre 2013

I donatori di sangue non devono recuperare le assenze

Il personale della scuola che cesserà dal servizio a partire dal 1° settembre 2014 ma entro il 1° settembre 2017, con diritto a pensione anticipata e una età anagrafica inferiore a 62, non dovrà recuperare i giorni di assenza dal servizio retribuiti per donare il sangue  o per giorni di permesso Legge 104

Il 18 ottobre la scuola sciopera insieme a tutto il lavoro dipendente

No alla scuola-miseria, no alla scuola-quiz
Manifestazione a Roma da P. della Repubblica (ore 10) a P.S.Giovanni
 Il 18 ottobre la scuola si mobilita, insieme a tutto il lavoro dipendente, con uno sciopero dell’intera giornata e manifestazione nazionale a Roma indetti dai Cobas e da altri sindacati conflittuali. La distruttiva austerity, imposta all’Italia negli ultimi sei anni e che il governo Letta prosegue, può essere battuta solo da una grande rivolta popolare e da una mobilitazione di massa permanente. Come è dimostrato dalla vicenda degli insegnanti “inidonei” che , grazie a più di due anni di mobilitazione continua e decisa,  hanno fatto abrogare la loro “deportazione” dai ruoli docenti, conservando il posto di lavoro e impedendo il licenziamento dei precari Ata.
Scioperiamo per massicci investimenti nella scuola pubblica bene comune; un aumento di 300 euro mensili netti per docenti ed ATA, che hanno perso negli ultimi anni il 30% del loro salario, e la restituzione degli scatti di anzianità, che il governo Letta ha bloccato anche per il 2013 e 2014, con l’intenzione di eliminarli del tutto. Diciamo NO alla scuola-quiz e al Sistema nazionale di (S)valutazione. Vogliamo la cancellazione dell’art.16 del decreto legge Carrozza, secondo il quale gli insegnanti, i cui studenti non abbiano risposto a dovere agli assurdi indovinelli Invalsi, dovrebbero andare a ripetizione dagli Invalsiani stessi, che nulla sanno di didattica: un articolo che  impone l'addestramento coatto ai quiz, dimostrando come il governo voglia usare i quiz Invalsi per giudicare scuole, docenti e studenti.
Siamo contro i BES (“bisogni educativi speciali”), penoso espediente per eliminare progressivamente il sostegno agli studenti diversamente abili; contro l’aumento d’orario e la distruzione delle pensioni, con particolare riferimento all’allucinante vicenda dei “quota 96”,  docenti ed ATA che, a pochi passi dalla pensione, si sono visti allungare fino a sette anni la permanenza sul posto di lavoro e ai quali va restituito subito il diritto al pensionamento.
Vogliamo l’assunzione di tutti i precari (docenti ed ATA) su tutti i posti vacanti e disponibili; la cancellazione - per completare la vittoria degli “inidonei”- dal decreto Carrozza anche della assurda possibilità di essere deportati in altre amministrazioni pubbliche; il rispetto dell’obbligatorietà della materia alternativa alla religione cattolica che, se applicata in tutte le scuole, creerebbe migliaia di nuove cattedre; la piena regolarizzazione del lavoro dei “modelli viventi”; la democrazia sindacale per tutti/e, contro il monopolio dei sindacati di Stato.
 La scuola, con gli altri/e lavoratori/trici in lotta, manifesterà a Roma da P. della Repubblica (ore 10.00) a P. S. Giovanni.
Da Terni partiamo col treno, prenotate al 3286536553. 
L'appuntamento è alle ore 9.00 davanti stazione FS.

no all'INVALSI

Chi non ricorda l'esilarante tormentone della commedia «Miseria e nobiltà» di Eduardo Scarpetta (immortalata nella versione cinematografica con Totò e Sofia Loren)? Al piccolo Peppiniello è stato raccomandato di dire che è figlio di Vincenzo, ma lui, per non sbagliare, qualsiasi cosa gli si chieda risponde sempre: «Vincenzo m'è pate a me». La stessa cosa ormai accade quando si riaffaccia periodicamente la notizia che l'Italia è in cattiva posizione nelle graduatorie internazionali dell'istruzione. Secondo le recenti classifiche Ocse siamo all'ultimo e penultimo posto in competenze linguistiche e matematiche? Risposta: «Vincenzo m' è pate a me».  Che, nella fattispecie si declina così: occorre un legame più stretto tra università e industria, servono stage in azienda molto precoci, incrementare l'istruzione professionale a scapito dei licei, più valutazione (ovviamente con test), valorizzare il "capitale umano" con investimenti. Ci si mette anche il ministro Giovannini traendo la conclusione che siamo "con le ossa rotte" e che gli italiani sono "poco occupabili". In primo luogo, poiché siamo adulti, è saggio non prendere queste statistiche come oro colato. Come sono state fatte, con quali metodi, su quali contenuti? Nessuno lo spiega, eppure da questo dipende tutto. Il fatto che finisca in cattiva posizione un paese come la Francia che, per quanto decadente ha la tradizione che sappiamo fa nascere più di un sospetto. Ed è ancor più sospetto che venga messo sempre al primo posto il modello finlandese, ignorando che dalla stessa Finlandia sono venute voci autorevoli a spiegare che il successo nei test Ocse deriva dall'aver trasformato la matematica che s'insegna in un "oggetto didattico" che con la disciplina propriamente detta ha poco a che vedere e che prepara difficoltà serie a livello superiore. Tant'è che tutti questi trionfi scientifico -tecnologici finlandesi non sono visibili. Ma supponiamo pure che tutto sia attendibile e che noi si sia con le ossa rotte. In tal caso, il problema va affrontato nei nodi nevralgici e non ripetendo un «Vincenzo m'è pate a me». Se vi sono carenze sul piano linguistico e matematico occorre andare a vedere come e cosa s'insegna. Davvero qualcuno può farci credere che una carenza linguistica e matematica si risolva facendo uno stage in un'azienda di piastrelle? Chi può negare l'utilità di sviluppare gli istituti tecnico-professionali, dopo che sono stati massacrati da riforme demagogiche, ma perché mai questo dovrebbe accompagnarsi allo strangolamento dei licei? Un paese che non voglia suicidarsi non deve forse far avanzare tutto il fronte dell'istruzione? " Literacy" e "numeracy" miglioreranno scaricando tutto il problema sui tecnico-professionali e sugli stage? Non è serio pensarlo, e non è serio parlare a casaccio di investimenti, come se questi problemi si potessero risolvere con pioggerelle di quattrini su discutibili sperimentazioni didattiche o marchingegni gestionali. Chi voglia esaminare la situazione in modo serio non ha bisogno di perdere tempo per rendersi conto della situazione. Basta aprire le antologie di letteratura in uso nella scuola, ridotte a brani tratti da fonti di infimo livello, spezzettati in formato sms e alternati con quesiti a crocette. Basta analizzare come viene insegnata la matematica, ridotta a un ammasso di regolette, algoritmi, "leggi" che vengono moltiplicate in misura tale da disgustare la persona più ben disposta. Del resto veniamo da armi in cui cattivi maestri hanno predicato che correggere l'ortografia era un pregiudizio passatista e che la matematica non doveva essere considerata come una disciplina concettuale ma come una "scienza procedurale". Le ciliegie sulla torta le sta mettendo la pressione a studiare per superare le prove Invalsi che fanno dilagare l'insegnamento in funzione dei test. Nella vita quotidiana della scuola il dialogo disteso tra insegnante e allievi è sempre più rimpiazzato da un percorso meccanico sminuzzato in continue "verifiche" in cui prevale una visione burocratica e formale. Se si vuole affrontare la questione seriamente occorre andare a vedere il problema dov'è. Qualsiasi persona che abbia un'idea minimamente fondata di cosa sia la matematica non può stupirsi di nulla dopo aver letto le ultime Indicazioni nazionali per il primo ciclo, che peggiorano le già mediocrissime precedenti. Il male sta quindi in quello che s'insegna e nel modo con cui s'insegna, e di questo portano la responsabilità primaria coloro che controllano il sistema scolastico, incluso ora l'Invalsi con i suoi discutibili test e modelli statistici. In anni passati si parlò delle responsabilità di taluni pedagogisti "di stato". Viene quasi da rimpiangere quei tempi di fronte alla tendenza odierna a buttarla sull' economicistico e il manageriale, mettendosi nelle mani dei fabbricanti di test fuori controllo e di quell'ambigua categoria detta degli "economisti della scuola" che, a differenza dei pedagogisti, propinano ricette senza aver mai messo piede in una scuola e ignorando i contenuti dell'insegnamento. Se vogliamo giovani che sappiamo leggere, scrivere e far di conto, come possiamo pensare di istruirli se non ponendoci il problema dal punto di vista dei contenuti?
Giorgio Israel, Il Mattino