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lunedì 30 marzo 2015

Un punto a favore dei lavoratori della logistica

Un punto a favore dei lavoratori della logisticadi CARLOTTA BENVEGNÙ. Il lungo ciclo di lotte nel settore della logistica si sta giocando su più piani. Da un lato la resistenza quotidiana nei posti di lavoro, dall’altro la contrattazione collettiva. Scioperi, picchetti e manifestazioni nel corso degli ultimi anni hanno garantito il raggiungimento di alcuni obiettivi che si condensano nel recente documento di intenti firmato qualche settimana fa dai sindacati di base, Si Cobas e Adl Cobas, con tre delle maggiori aziende del settore della logistica, TNT, BRT e GSL, mentre la trattativa continua per DHL e SDA. Il Il documento costituisce un netto miglioramento per i lavoratori occupati nelle mansioni di facchinaggio, tanto più in una fase di recessione durante la quale la contrattazione collettiva ha subito un rapido deterioramento. Si tratterà ora di far applicare le nuove norme ad aziende e cooperative che non solo si sono mostrate fin qui alquanto refrattarie, ma che continuano, quando possono, a cercare nuove strade per eliminare ogni forma di organizzazione operaia. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quanto accaduto alla SDA di Bologna verso la fine di febbraio, quando l’azienda ha provato a sostituire la cooperativa, che attualmente movimenta le sue merci, con due consorzi. Comprensibile quindi che uno dei punti fondamentali del nuovo contratto sia l’obbligo per le aziende subentranti nel caso di un cambio di appalto ad assumere i lavoratori già occupati a parità di condizioni e con il mantenimento dell’anzianità di magazzino. Si tratta di un nodo centrale poiché i contratti a tempo indeterminato nelle cooperative non solo non garantiscono il mantenimento del posto di lavoro quando l’appalto volge a termine, ma la fine di un appalto può anche essere, ed è stato usato, come strumento per allontanare gli operai più combattivi. Per questo rimane fondamentale il tavolo congiunto nel quale si discuterà del superamento della figura del socio lavoratore. Anche se il governo con il Jobs Act ha giocato d’anticipo assicurando facili licenziamenti per tutti, indipendentemente dal contratto di lavoro, l’abolizione della figura del socio-lavoratore mira ad eliminare la proliferazione di regolamenti interni delle cooperative che finiscono per peggiorare le condizioni di lavoro.
Il documento stabilisce il passaggio automatico di livello in base all’anzianità con un impatto diretto sui salari, ma che punta soprattutto a erodere il potere discrezionale e l’arbitrarietà dei dirigenti. In effetti, il passaggio di livello è stato sovente usato in modo premiale o punitivo sulla base della disponibilità dei lavoratori ad accodarsi alle richieste aziendali. In luoghi di lavoro fortemente razzializzati questa misura potrebbe incrinare la politica aziendale di gestione della forza lavoro su base ‘etnica’. Non è un caso che la richiesta di passaggio di livello contrattuale basato sull’anzianità sia stata una delle parole d’ordine degli operai afro-americani negli Stati Uniti.
logisticaI punti del documento riguardanti malattia e infortuni rimettono al centro del dibattito la questione dell’usura dei corpi in un settore dove il lavoro e già di per sé pericoloso e duro, e dove le aziende sembrano puntare generalmente sull’abbassamento dei costi della manodopera più che sugli investimenti produttivi.
I periodi di malattia e di infortunio precedentemente retribuiti da Inps e Inail solo a partire dal quarto giorno e per una quota pari a circa la metà del salario, saranno remunerati al 100% fin dal primo giorno, sebbene con qualche limitazione.
Si tratta di un documento che migliora in molti punti quello nazionale firmato dai sindacati confederali e sostituisce gli accordi precedenti nel settore del facchinaggio, almeno nei magazzini dove sono presenti i sindacati di base firmatari. Ma quello che ci sembra più rilevante è che ciò sia stato possibile grazie fondamentalmente alle lotte dei lavoratori migranti sostenuti da organizzazioni sindacali di base solitamente escluse dai tavoli della trattativa. In un contesto di mobilitazioni e scioperi nella logistica, ma anche di forte repressione (di qualche settimana fa la notizia dell’aggressione da parte della polizia di due lavoratori a margine di un picchetto organizzato da SiCobas a Modena), questo risultato pur circoscritto ai lavoratori delle aziende firmatarie può fungere da esempio e incoraggiamento riempendo il vuoto di rappresentanza sindacale, non solo in questo settore. La straordinaria capacità mostrata dai lavoratori migranti nell’organizzazione delle lotte in questi ultimi anni ha quindi un suo registro delle conquiste ottenute: non solo crescita di consapevolezza e abilità di coordinamento, ma anche un sostegno materiale. La decisione di TNT, BRT e GSL di sottoscrivere questo documento con i sindacati di base evidenzia infatti come se da un lato la disarticolazione delle componenti della produzione attraverso lo spazio e il tempo, e il conseguente sviluppo del settore logistico, hanno reso il lavoro sempre più duro, precario e razzializzato, dall’altro hanno aumentato il potere dei lavoratori migranti che si trovano in una posizione strategica. I loro corpi rendono sì possibile il movimento di merci, ma possono anche bloccarlo.

giovedì 26 marzo 2015

contributo sui costi del Servizio Idrico Integrato

IMPORTANTE: trovate qui  il modulo di domanda ed ulteriori informazioni


Dal giorno 23 Febbraio 2015 e non oltre le ore 13.00 del giorno 15 Giugno 2015  possono essere presentate le richieste per la concessione di un contributo sui costi del Servizio Idrico Integrato a favore dei titolari di utenze domestiche residenti che versano in condizioni di disagio sociale ed economico Anno 2014, a valere sui relativi consumi. 
Possono accedere a tali contributi, dietro presentazione di specifica domanda, le famiglie o nuclei familiari che alla data del 01/01/14 risultano avere la residenza del nucleo familiare nei Comuni della provincia di Terni serviti dall’ATI 4 Umbria  e il cui indicatore ISEE dell’anno 2013, in corso di validità, rilasciato dal Comune di residenza o da altri soggetti abilitati, ai sensi del DPCM 159/13, dell’intero nucleo familiare, sia inferiore o uguale a € 12.000,00nonché le Organizzazioni di volontariato ONLUS, le Associazioni di promozione sociale (APS) o equipollenti che gestiscono immobili in cui vengono ospitate, a fini abitativi, persone e/o nuclei familiari in disagio socio economico.
Bisogna presentare
 1. Domanda di partecipazione sottoscritta dal titolare dell’utenza o da suo delegato; 
2. Copia attestazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) dell’anno 2013, in corso di validità, del nucleo familiare del richiedente; 
3. Copia dell’ultima bolletta idrica in possesso dell’utente; 
4. Copia documento di identità del richiedente in corso di validità; 5. Presentazione del Modello C, nel caso di utenza condominiale; 
6. Presentazione del Modello F, nel caso di Organizzazioni di volontariato ONLUS, Associazioni di promozione sociale (APS) o equipollenti; 
7. Atto di delega nel caso di consegna della domanda da parte di terzi
Le agevolazioni saranno erogate nei limiti della dotazione del Fondo di solidarietà, secondo l’ordine della suddetta graduatoria.
Le domande dovranno essere presentate: 
 invio per posta elettronica, con allegato documento di identità del richiedente in corso di validità, a segreteriasii@arubapec.it, entro il termine previsto; 
 invio per posta elettronica certificata a segreteriasii@arubapec.it, entro il termine previsto; 
 raccomandate A/R, indirizzata alla Direzione e sede legale SII scpa, Via I Maggio, n. 65, 05100 Terni, inviata entro il termine previsto per il quale farà fede il timbro postale; 
 consegna a mano presso le sedi della SII scpa. Nel caso di consegna da parte di soggetti terzi, la consegna a mano dovrà essere corredata di apposito atto di delega. 
 consegna a mano presso la sede della Consulta dei Consumatori in Via D. Bramante, n. 43 in Terni, nei giorni di venerdì dalle ore 9.00 alle 12.00, per il periodo di validità del bando.  
 Mediante consegna a mano presso gli uffici della Cittadinanza dei Comuni, presso gli Uffici Protocollo degli stessi, del territorio dell’ATI 4 Umbria.
 

domenica 22 marzo 2015

QUANTE ASSUNZIONI? 50 MILA DOCENTI PER L’ORGANICO FUNZIONALE

Ne parla la relazione tecnica allegata al ddl di riforma, Tuttoscuola, 21.3.2015
La relazione tecnica di accompagnamento del ddl Buona Scuola puntualizza, tra l'altro, la portata del piano straordinario di assunzioni.
L’articolo 8 del ddl prevede l’assunzione di 100.701 unità di personale docente, inclusi i soggetti da assumere sui posti di sostegno. Parte di quei 100 mila tra i soggetti iscritti nelle Graduatorie di Merito – GdM – del concorso a posti docente bandito nel 2012, nonché di alcuni dei soggetti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento – GaE.
Mancano 23 mila posti di scuola dell’infanzia, accantonati in funzione della riforma 0-6 anni (che arriverà non in breve tempo visto che è prevista in norma delegata).
Sono previsti circa 50 mila posti (esattamente 48.812) destinati all’organico funzionale: in media circa 6 posti per scuola, ma saranno di più nella secondaria di II grado (almeno 7).
Saranno assunti 18.536 su posti liberi a seguito di cessazioni, 8.895 su nuovi posti di sostegno, 16.835 su posti già vacanti e disponibili, 7.623 su posti stabili già attivati (spezzoni), 48.812 su nuovi posti di organico, aggiuntivi.
Totale 100.701, di cui 37.234 per infanzia e primaria, 17.885 per secondaria di I grado, 44.298 per secondaria di II grado (sono molti i docenti delle GAE e dei concorsi) e 1.284 insegnanti tecnico pratici.
arriverà non in breve tempo visto che è prevista in norma delegata).
Sono previsti circa 50 mila posti (esattamente 48.812) destinati all’organico funzionale: in media circa 6 posti per scuola, ma saranno di più nella secondaria di II grado (almeno 7).
Saranno assunti 18.536 su posti liberi a seguito di cessazioni, 8.895 su nuovi posti di sostegno, 16.835 su posti già vacanti e disponibili, 7.623 su posti stabili già attivati (spezzoni), 48.812 su nuovi posti di organico, aggiuntivi.
Totale 100.701, di cui 37.234 per infanzia e primaria, 17.885 per secondaria di I grado, 44.298 per secondaria di II grado (sono molti i docenti delle GAE e dei concorsi) e 1.284 insegnanti tecnico pratici.

giovedì 12 marzo 2015

DOCENTI, 16 EURO IN PIÙ OGNI TRE ANNI PER I "MERITEVOLI"

Ecco la nuova progressione economica che ha immaginato il governo Renzi per gli insegnanti con la
Buona scuola 
di Salvo Intravaiala Repubblica 
Docenti, 16 euro in più ogni tre anni per i "meritevoli"Da 21 a 30 euro mensili (lordi) di aumento, ogni tre anni, per i docenti meritevoli. Solo 10 euro al mese di incremento, sempre ogni tre anni e sempre lordi, per coloro che resteranno al palo. Ecco la nuova progressione economica che ha immaginato il governo Renzi per i docenti con la Buona scuola. A decrittare l’algoritmo sui nuovi scatti stipendiali per il personale docente la Uil scuola. Che ha semplicemente utilizzato il testo ufficioso del decreto-legge abortito venerdì scorso e aggiunto le somme di cui parla l’articolo 20: quello che ridisegna appunto la carriera degli insegnanti e i nuovi aumenti stipendiali. In altre parole, secondo i calcoli del sindacato, i docenti meritevoli della scuola 2.0 guadagnerebbero meno di quanto non guadagnino attualmente tutti: meritevoli e non meritevoli.
Perché un docente di scuola superiore che supera l’ottavo anno di servizio, attualmente, si vede calare 195 euro lordi mensili in più sullo stipendio per il semplice motivo che ha già prestato otto anni di servizio. Euro di aumento che calano a 156 mensili lordi per una docente di scuola dell’infanzia e primaria. “E’ la realtà dei numeri la vera ragione per cui vogliono evitare il contratto ed emanare un editto”, dichiara Massimo Di Menna riferendosi al governo. Il conteggio estrapola dalle pieghe del decreto il nuovo meccanismo di attribuzione delle risorse – che restano le stesse di oggi – agli insegnanti. I 350 milioni all’anno che servono per pagare gli scatti stipendiali dei docenti che maturano l’anzianità prevista si riducono a 280 perché 70 spettano al personale Ata: amministrativo tecnico e ausiliario.
Questi 280 milioni vengono suddivisi in un 30 per cento – pari a 84 milioni – che serviranno a pagare gli scatti in base all’anzianità a tutti i docenti in servizio. Per un totale di 125 euro lordi mensili di aumento, ogni tre anni. La restante parte, 196 milioni di euro, pari al 70 per cento, sarà appannaggio dei docenti più attivi e meritevoli. Ma prima di ripartire la somma a quell’80 per cento di super docenti presenti in ogni scuola occorre sottrarre le somme per le nuove figure che l’esecutivo intende introdurre: i due docenti mentori e il docente staff per scuola. Una semplice moltiplicazione che decurta di 66 milioni di euro i 196 destinati al merito. Con i 130 milioni annui rimanenti si potranno pagare gli scatti di merito che corrisponderanno a 16 euro mensili di aumento, ogni tre anni, se si prevede un’unica fascia.
Undici, 13 e 20 euro mensili di aumento, sempre ogni tre anni e lordi, se le fasce di merito saranno tre. In questo modo, un docente meritevole potrà ottenere da 21 a 30 euro di aumento mensili ogni tre anni. I meno bravi soltanto 10 euro lordi in più al mese, ogni tre anni. “Coloro che avranno ottenuto crediti formativi e professionali, quanti avranno raggiunto i requisiti per un riconoscimento da parte del Nucleo di valutazione, che sarà costituito a tal scopo, potranno contare su 16 euro medi di aumento ‘per merito’. Ogni tre anni”, sottolinea Di Menna. “Il mentor e il docente di staff avranno 200€ medi lordi al mese in più sullo stipendio, che sostituiscono quanto oggi ricevono in quanto funzioni obiettivo e di collaboratori del dirigente scolastico. Sono queste le cifre del progetto del governo per riconoscere il lavoro che si fa a scuola. La realtà dei numeri – conclude – è la vera ragione per cui vogliono evitare il contratto ed emanare un editto”.

La leggenda dei due motociclisti che spararono e il tentativo di cambiare la storia di via Fani – 4a puntata

Da quei primi novanta secondi in cui, la mattina del 16 marzo 1978, le Brigate rosse riuscirono a neutralizzare la scorta e portare via il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, il tentativo di cambiare la storia di via Fani non è mai cessato. Oggi raccontiamo la lunga storia delle parole inaffidabili dell’ingegner Alessandro Marini, da sempre ritenute una delle testimonianze più attendibili e ancora oggi utilizzate per dare corpo alle letture cospirazioniste del sequestro. La leggenda dei due motociclisti che sparano e di un parabrezza che va in frantumi restano uno dei pezzi forti attorno al quale si dipana la narrazione dietrologica.  Leggi qui le precedenti puntate (1), (2), (3)

Paolo Persichetti
Il Garantista 12 marzo 2015 (versione integrale)
13 Motorino03 copiaUna moto Honda di grossa cilindrata con due persone a bordo passò davvero in via Fani la mattina del 16 marzo 1978? Se la risposta è affermativa, chi c’era sopra quel mezzo? Due brigatisti mai identificati o due ignari motociclisti piombati nel luogo sbagliato al momento sbagliato? Oppure, come sostengono i dietrologi, i centauri erano uomini dei servizi in appoggio al commando brigatista? La questione tiene banco da anni e recentemente è tornata d’attualità dopo una campagna sensazionalistica ripresa dai media. Un clamore che ha provocato prima l’avocazione dell’inchiesta, ferma da tempo, e poi la richiesta di archiviazione formulata dal pg Luigi Ciampoli (ne abbiamo parlato sul Garantista del 1 marzo 2015). Ora il gip, Donatella Pavone, accogliendo il ricorso del nuovo procuratore generale Antonio Marini (fortemente polemico con il suo predecessore), ha deciso la riapertura delle indagini. Un ping pong tra magistrati della procura segnato da rivalità, sgambetti e divergenze. Se l’attuale pg, “protempore”, Marini si mostra sempre convinto della presenza della motocicletta e che a bordo vi fossero due brigatisti rimasti impuniti, l’ex pm Antonio Ionta, lo scorso 3 marzo, di fronte alla nuova commissione parlamentare d’inchiesta ha manifestato grosse perplessità.
Dal punto di vista storico e politico, se si accertasse che la moto passò e che era guidata da due brigatisti rimasti ignoti, non cambierebbe nulla. La questione rivestirebbe solo un residuale interesse giudiziario. Tuttavia i brigatisti hanno sempre smentito l’impiego di una motocicletta quella mattina. D’altronde a cosa sarebbe servita? Non certo per confermare l’imminente arrivo del convoglio che a volte sceglieva itinerari alternativi, perché la moto sarebbe dovuta rimanere troppo vicina alla scorta di Moro col rischio di insospettirla. Per questo le Brigate rosse scelsero una soluzione più discreta, impiegando una giovane militante in cima a via Fani con un mazzo di fiori in mano. Agitandoli, avrebbe dato il segnale. Una presenza talmente discreta che nessuno dei 34 testimoni la notò, e furono gli stessi brigatisti a indicarla quando, ritenuto concluso il ciclo politico della lotta armata, intesero favorire un lavoro di storicizzazione di quelle vicende.
Era superfluo anche l’impiego di una staffetta mobile per verificare che la strada fosse sgombera da presenze inopportune. Il declivio di via Fani consente una visibilità ottima a chi è più in basso. D’altronde intralci improvvisi ci furono, come la 500 che procedeva troppo lentamente, sorpassata dalla 128 giardinetta dei Br e poi con una manovra un po’ avventata dalla scorta di Moro. Il rischio di variabili era stato preso in considerazione, come la possibilità che una qualche vettura anticipasse la giardinetta di Moretti e il convoglio, piazzandosi davanti a tutti all’altezza dello stop. In quel caso l’assalto sarebbe stato portato qualche metro più in alto, all’altezza del furgone del fioraio Spiriticchio. Furgone al quale vennero bucati i pneumatici la sera prima perché non fosse presente quella mattina.
Infine, è al di fuori di qualsiasi schema d’azione brigatista ipotizzare che due militanti a cavallo di una moto si potessero fare strada con le armi in pugno, allertando chiunque li avesse visti e vanificando così quell’effetto sorpresa che forniva loro la supremazia militare, per poi sparare come dei cowboy, addirittura nemmeno contro la scorta di Moro ma verso un inerme testimone.
Come se non bastasse, tutti i mezzi impiegati durante l’azione sono stati abbandonati dopo un breve tragitto, ma della moto invece non si è mai trovata traccia. Non è pensabile immaginare che i due militanti delle Br abbiano attraversato la città su quel mezzo, segnalato da alcuni testimoni, senza mai effettuare un cambio. Pur non avendo risolto queste contraddizioni, la sentenza conclusiva del primo processo Moro, che riunisce le inchieste Moro e Moro bis, stabilì che quella moto ci fu, che sopra c’erano due militanti delle Brigate rosse che spararono ad un testimone, l’ingegner Alessandro Marini, fermo all’incrocio sul lato basso di via Fani. Almeno questo dichiarò il teste perché le perizie balistiche non confermarono mai la presenza di spari nella sua direzione. Insomma i giudici si fidarono ciecamente delle parole di Marini e condannarono anche per concorso in tentato omicidio tutti i componenti del commando brigatista, ritenendo che ve ne fossero altri due ancora da scovare e consegnare all’ergastolo.
Collocazione dei testimoni in via Fani (via Fani 9.02)
Collocazione dei testimoni in via Fani (Fonte via Fani 9.02)
La presenza della moto fu confermata solo da tre testimoni: Luca Moschini che mentre attraversa perpendicolarmente l’incrocio di via Fani, prima che scattasse l’azione, avvista una Honda di colore bordeaux accanto a due avieri (due Br) che stanno sul marciapiede antistante il bar Olivetti. Non vede armi e non sente sparare; l’ingegner Marini, per il quale invece l’Honda è di colore blu, partecipa all’assalto e addirittura sfreccia dietro la 132 blu che porta via Moro; il poliziotto del reparto celere Giovanni Intrevado che colloca il passaggio della motocicletta ad azione conclusa. Il 5 aprile 1978 riferisce di una moto di grossa cilindrata con due persone a bordo che gli «sfrecciò vicino» quando era già sceso dalla sua 500 e correva verso le tre macchine ferme. All’epoca non scorge armi e descrive i due a volto scoperto. Solo nel maggio 1994, sollecitato sulla questione, fa mettere a verbale che i due a bordo della moto procedevano lentamente guardandosi attorno e ricorda qualcosa che assomigliava al caricatore di un mitra posizionato verticalmente tra i due passeggeri, anche se «l’uomo che sedeva dietro teneva le braccia avvinte al guidatore». Circostanza che contrasta apertamente con la scena descritta dall’ingegner Marini, il quale alterna la posizione del passeggero col passamontagna: nella prima deposizione era quello posteriore che gli avrebbe sparato; nella seconda è il guidatore. Nel 1994 non è più sicuro e rimanda a quanto detto negli anni precedenti. Intrevado e Marini, che pure sono entrambi fermi allo stop, non si accorgono mai uno dell’altro. Nessuno degli altri 31 testimoni scorge la moto, durante l’assalto o subito dopo, come per esempio il giornalaio Pistolesi o il benzinaio Lalli. Nemmeno Conti, che dalla sua abitazione alle 9.02 chiama per primo il 113 e avverte che hanno colpito l’auto di Moro.
Domanda: quando è passata la moto? Siccome le tre testimonianze non sono sovrapponibili, stabilirlo è dirimente, perché solo se è passata durante l’azione si può ritenere, senza ombra di dubbio, che la moto facesse parte del commando. Se invece è passata prima, o dopo, non si ha più alcuna certezza. Fino ad oggi la magistratura ha sottovalutato queste divergenze cronologiche dando credito alla versione dell’ingegnere sul motorino.
Ma davvero Marini è così attendibile? In realtà, la sua affidabilità fu già messa in discussione dalla corte d’appello del primo processo Moro, che qualificò la sua testimonianza di «ricostruzione “a posteriori” del fatto». Le deposizioni di Marini hanno tutte una caratteristica particolare: oltre a confondere e sovrapporre le varie fasi dell’assalto brigatista, moltiplicandone i partecipanti, tendono a ricostruire la sequenza degli eventi con una forte carica egocentrica che viene a situarlo al centro di un episodio che ha cambiato la storia.
Il 16 marzo 1978 egli riferì del passeggero posteriore di una moto Honda blu munito di passamontagna che avrebbe esploso dei colpi contro di lui, perdendo un caricatore a terra che poi disse di aver indicato agli investigatori.
Marini 2
Marini 2.1
Il 26 settembre successivo dichiarò: «La persona che viaggiava sul sellino della “Honda”, dietro il conducente, sparò alcuni colpi di arma da fuoco dei quali uno colpì anche la parte superiore del parabrezza del motorino rompendolo. Io non sono stato colpito perché nel frattempo istintivamente mi ero abbassato. Conservo ancora a casa i frammenti del parabrezza che mantengo a disposizione della giustizia».
1. Caricatore e cappello copiaPerò del caricatore di cui parla Marini non si è mai vista traccia. L’unico caricatore ritrovato in via Fani, e ritratto nelle foto accanto al berretto da aviere, è quello del mitra che aveva in mano Raffaele Fiore. Il solo dei quattro del commando che doveva fare fuoco che non riuscì a sparare un solo colpo perché la sua arma si inceppò per due volte, anche dopo il cambio di caricatore, come attestano le perizie balistiche e conferma lo stesso Fiore nel libro di Aldo Grandi, L’ultimo brigatista(Bur).
Caricatore copiaIl 17 maggio 1994 l’ingegner Marini, sentito nuovamente dalla procura che stava conducendo nuove indagini, fa una rivelazione che ribalta completamente la storia dei colpi di pistola esplosi dalla Honda: «Riconosco nei due pezzi di parabrezza che mi vengono mostrati, di cui al reperto nr.95191, il parabrezza che era montato sul mio motorino il giorno 16 marzo 1978. Ricordo in modo particolare lo schoch che io stesso ho apposto al parabrezza che nei giorni precedenti era caduto dal cavalletto incrinandosi. Prima di sostituirlo ho messo momentaneamente questo schoch per tenerlo unito. Ricordo che quel giorno, in via Fani, il parabrezza si è infranto cadendo a terra proprio dividendosi in questi due pezzi che ho successivamente consegnato alla polizia». Dunque non sono più i colpi di pistola ad aver distrutto il parabrezza.
Dep Marini 0 1994Dep Marini 1994
Dep Marini 2 1994
4. Motorino 1 copiaTra le tante foto che ritraggono via Fani subito dopo l’assalto brigatista, in alcune si può scorgere, proprio dietro l’Alfasud beige della digos parcheggiata sul lato sinistro della via, un motorino accostato al muretto che separa il bar Olivetti dalla strada con un parabrezza nastrato che assomiglia moltissimo alla descrizione fatta da Marini, il quale nella deposizione del 1994 non ricordava «quando sono andato a ritirare il motorino che avevo lasciato incustodito all’incrocio con via Fani e via Stresa». E’ il suo?
Se, come dice l’ingegner Marini con 16 anni di ritardo, il parabrezza era già incrinato prima di quella mattina, e si danneggia ulteriormente perché impaurito dall’assalto armato lascia cadere il motorino, viene meno l’unico labile indizio richiamato fino a quel momento come prova dei colpi sparati dalla Honda contro di lui. E crolla la versione della Honda con i brigatisti a bordo che avrebbero partecipato al rapimento.8 Motorino nastrato-1 copiaBoxer nastrato
9 Motorino nastrato-2 copia
12 Motorino02 copiaSe così stanno le cose, l’attuale procuratore generale, Antonio Marini, che ha ripreso inmano le indagini, ha una grande opportunità: fornire un decisivo contributo alla verità approfittando dell’occasione per chiedere la revisione delle condanne per tentato omicidio dell’ingegner Marini emesse nel primo processo Moro.
Appare sempre più chiaro che su quella moto c’erano persone ignare di quel che stava accadendo, passate nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Eliminare l’ipoteca penale costituita del coinvolgimento nel rapimento e l’uccisione dei cinque uomini della scorta permetterebbe, a chi quella mattina si trovò lì per puro caso, di ammettere che, senza volerlo, transitò dentro la storia che stava cambiando.
4/continua
Le altre puntate
 5a puntata

domenica 8 marzo 2015

Elezioni RSU scuola: i voti alle liste COBAS aumentano del 25%

 Contro la “cattiva scuola” di Renzi, per un immediato decreto per l’assunzione dei precari, manifestazione al Parlamento il 10 marzo
Contro i quiz Invalsi sciopero della scuola a maggio  
Mancano ancora i risultati delle scuole chiuse per maltempo, ma i dati a nostra disposizione sono già sufficienti per affermare che queste elezioni RSU della scuola per i COBAS sono state decisamente positive, con un incremento di voti del 25% rispetto al 2012. Risultato tanto più soddisfacente se si tiene conto che ancora una volta i sindacati monopolistici hanno imposto elezioni con modalità del tutto anti-democratiche, impresentabili in qualsiasi altro sistema elettorale, sindacale o politico, d’Europa. Infatti in Italia, nella scuola e in tutto il Pubblico Impiego, la rappresentanza nazionale dei sindacati non viene conteggiata nell’unico modo democratico possibile, cioè dando all’elettore/trice, oltre alla scheda per la rappresentanza nel posto di lavoro, anche quella per la rappresentanza nazionale. Assurdamente si calcola quest’ultima solo sul voto per la RSU di scuola, che, però, si può dare ad un sindacato solo se c'è chi è disposto a fare il sindacalista nell'istituto. E, oltre ad un meccanismo escludente che apparirebbe folle in elezioni politiche, i COBAS devono “combattere” con le mani legate perché non hanno diritto neanche di campagna elettorale e di assemblea nelle scuole, né hanno la marea di distaccati dei "rappresentativi" (mestieranti sindacali che per giunta possono anche partecipare alle trattative di istituto) che hanno le porte aperte per girare nelle scuole in cerca di candidati/e; mentre i COBAS, oltre ad essere stati privati dei diritti elementari di assemblea e di contrattazione, non hanno, né vogliono, sindacalisti di professione retribuiti ma solo docenti ed Ata in servizio o pensionati/e che difendono gratuitamente i lavoratori/trici e la scuola pubblica.
E ciò malgrado siamo riusciti a presentare 3500 candidati/e in più di 1000 scuole di 70 province (lo stesso numero del 2012, ma allora le scuole erano 10250 e oggi sono 8500, circa il 16% in meno). In queste scuole, che costituiscono un campione assolutamente rappresentativo per varietà territoriale e di ordini e gradi di scuola, abbiamo raggiuntol’ottima e significativa media del 23%, che è l’indice di quanto potremmo effettivamente raggiungere se ci venisse data la possibilità di “competere” su tutto il territorio nazionale con libertà di parola e di accesso alle scuole, e in una elezione su scheda nazionale che consentisse a tutti/e di esprimersi sul “gradimento” dei singoli sindacati. Comunque, incrementiamo anche il dato percentuale assoluto dello 0.6%, malgrado le tante scuole ove non hanno potuto votare per noi, mentre gli eletti/e alla fine saranno circa 700.
Pur con i limiti al dialogo con l’intera categoria per il divieto di assemblee, la nostra campagna RSU ha evidenziato la diffusa opposizione alla “cattiva scuola” di Renzi, alla misera scuola-quiz dei grotteschi quiz Invalsi (contro cui abbiamo già convocato gli scioperi di maggio, 5 e 6 nella scuola dell’infanzia ed elementare, e 12 per le medie e superiori), e la richiesta generalizzata di assunzione di tutti i precari che da tempo lavorano nella scuola, tramite un immediato decreto che intanto mantenga le promesse renziane delle 150 mila assunzioni (e per questo manifesteremo davanti al Parlamento il 10 marzo quando il CdM delibererà in merito), del recupero dei contratti e degli scatti di anzianità e il rifiuto delle demenziali gerarchie interne tra docenti, inutili o dannose per la didattica, che il governo vorrebbe introdurre.
I nostri/e eletti RSU continueranno a difendere docenti ed Ata contro i meccanismi distruttivi e sovente illegali della scuola-azienda e delle gestioni autoritarie di tanti presidi-padroni, e ad essere veicoli nelle scuole della lotta in difesa e per il miglioramento della scuola pubblica e delle condizioni di lavoro e di studio dei suoi protagonisti.


lunedì 2 marzo 2015

ATTENZIONE AL NUCLEO DI (S)VALUTAZIONE!

Quest'anno dovrebbe partire il Sistema Nazionale di (S)valutazione: le scuole saranno valutate in base a parametri decisi dall'INVALSI; non c'è praticamente nulla di autovalutazione in quanto è arrivato dall'INVALSI in formato digitale il format immodificabile da riempire.
Il piano Renzi è molto chiaro: Il finanziamento per l'offerta formativa sarà in parte legato all'esito del piano di miglioramento scaturito dal processo di valutazione.
Così le scuole che si adegueranno ai parametri richiesti dall'INVALSI, avranno finanziamenti maggiori. I presidi non mancheranno certo di spingere, visto che i loro stipendi saranno legati proprio a questo risultati: Il livello di miglioramento raggiunto dall'Istituto influenzerà in maniera premiale la retribuzione dei dirigenti.
Non solo: le scuole che si porranno sotto i parametri standard saranno di fatto commissariate e sottoposte a visite di ispettori e esperti (il nucleo di valutazione esterna) e a sedicenti piani di miglioramento a suon di corsi obbligatori per il personale.
Saranno sottoposte alla cura il 10% delle scuole italiane (circa 800 scuole ogni anno), di cui il 7% quelle che risulteranno sotto i parametri di qualità e il restante 3% su base casuale. Il tutto sotto l'ombrello soffocante dei risultati dei QUIZ INVALSI che saranno il parametro principale di valutazione.
Ma non ci avevano detto, per anni, che erano solo un termometro del sistema scuola?
Ma non e tutto perché il piano Renzi prevede che il Nucleo di valutazione avra potere sul nostro stipendio: saranno i membri del Nucleo a stilare la classifica dei docenti migliori e peggiori in base alla quale si deciderà chi in ogni scuola apparterrà al 66% dei meritevoli o al 34% degli asini. Solo i meritevoli avranno un aumento di stipendio, anche se è ormai chiaro che gli attuali scatti di anzianità (benché ormai da troppo tempo bloccati) sono decisamente più convenienti.
Per questi motivi dobbiamo prestare particolare attenzione nei Collegi Docenti quando si parlerà di questi Nuclei.
I Nuclei di Valutazione non sono previsti da nessuna normativa; le uniche fonti normative sono il d.P.R. n. 80/2013 e la Direttiva n. 11 del 18 settembre 2014: essi impongono alle scuole l'obbligatorietà dell'autovalutazione, ma non dicono assolutamente nulla di chi e come dovrà svolgerla. L'accenno ai Nuclei viene fatto nella Circolare Ministeriale 47 del 21 ottobre 2014: Le scuole si doteranno di un'unità di autovalutazione, costituita preferibilmente dal dirigente scolastico , dal docente referente della valutazione e da uno o più docenti con adeguata professionalità individuati dal Collegio dei docenti, ma le Circolari non hanno nessun valore impositivo, si tratta semplicemente di indicazioni che l'amministrazione comunica al suo interno. Dunque nessuno ci impone di costituire questi Nuclei, per imporcelo dovrebbero modificare la legge sugli organi collegiali (che al momento è solo una proposta di legge, la tristemente famosa legge Aprea ...).
Non freghiamoci da soli anticipando la legge Aprea nella nostra scuola.
Ricordiamo anche che i membri dei Nuclei di Valutazione, cosi come quelli di qualunque altra commissione o gruppo di lavoro della scuola, devono essere deliberati dal Collegio e il preside non puo assolutamente nominarli unilateralmente.
IL SNV SARA UNA ROVINA PER LA SCUOLA ITALIANA, I QUIZ INVALSI NON POSSONO DIVENTARE UN METRO DI MISURA DELLA QUALITÀ DI UNA SCUOLA E DEL NOSTRO LAVORO!

IL PIANO RENZI E PERICOLOSO E VA FERMATO

MOBILITA’ DOCENTI ED ATA A.S. 2015/16

CONSULENZA COBAS TERNI

I COBAS SCUOLA di TERNI organizzano la consulenza sulle operazioni di mobilità  del personale docente: trasferimenti, passaggi di cattedra, passaggi di ruolo, attribuzione della sede definitiva per i neo immessi in ruolo con decorrenza giuridica 1 settembre 2014. 

La scadenza di presentazione delle domande dei DOCENTI è Lunedì 16 Marzo  2015. 
Le domande di mobilità dovranno essere prodotte da tutti i  docenti via web utilizzando l’applicazione del MIUR "Istanze online” http://archivio.pubblica.istruzione.it/istanzeonline/index.shtml

Per l’utilizzo della funzionalità web, sono state previste due fasi:
1.    la registrazione nel servizio “Istanze On Line” da parte del personale interessato
2.    la della presentazione della domanda via Web.

Si precisa che la registrazione richiede il possesso di una casella di posta elettronica …………@istruzione.it. 

Per tali procedure rinviamo alla nota tecnica del MIUR n° 511 del 18 Febbraio  2014.

La consulenza si tiene presso la  sede provinciale Cobas Scuola di in Via del Lanificio 19 Terni, dalle ore 17  alle ore 19,30  e viene fatta solamente dietro prenotazione  telefonando al numero 348 5635443  concordando giorno ed orario.

Sono disponibili presso la sede Cobas anche i modelli e gli allegati.
LA CONSULENZA E’ RISERVATA AGLI/ALLE ISCRITTI/E COBAS  E A CHI  DECIDE DI ISCRIVERSI. 
Quest’anno i tempi sono strettissimi: abbiamo appena due settimane, vi chiediamo perciò  di prenotarvi il più presto possibile. 
Per il personale ATA la scadenza è fissata tra il 18 marzo ed il 15 aprile.
Gli ATA possono contattarci/prenotare dal 17 marzo
 qui trovate le informazioni ed i moduli
 

COBAS - comitati di base della scuola di Terni