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martedì 27 marzo 2018

Sciopero della fame per i diplomati magistrali: oltre settemila rischiano il posto

– Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che riguarda coloro che hanno conseguito il titolo di studio prima del 2001. In pericolo anche 22mila supplenti.
Sciopero della fame contro il licenziamento. I diplomati magistrali, stoppati per il ruolo e le supplenze dal Consiglio di Stato, tentano l’ultima carta: lo sciopero della fame. Domani 28 aprile presso la sede del Miur – il ministero dell’Istruzione a viale Trastevere a Roma – il Coordinamento diplomati magistrali abilitati daranno vita a una protesta per salvare il loro futuro. Una mossa che ha lo scopo di sensibilizzare il parlamento affinché trovi una soluzione politica a una vicenda tra le più ingarbugliate degli ultimi decenni. Perché i numeri di quello che si preannuncia come il licenziamento di massa più consistente della storia della scuola italiana sono impressionanti. Quasi 7mila e 500 docenti immessi in ruolo da uno o addirittura due anni potranno concludere l’anno scolastico e poi dovranno dire addio alla cattedra.
Una situazione che nessuno ricorda e che se non trova una via d’uscita, che a questo punto non può che essere legislativa, si trasformerà in un contenzioso infinito. Perché chi perderà il posto dopo avere assaporato la sicurezza dell’incarico a tempo indeterminato farà di tutto per non farsi estromettere. La storia è quella dei vecchi diplomati magistrali prima del 2001/2002 che sostengono il valore abilitante del proprio titolo di studio per l’insegnamento alla primaria e alla scuola dell’infanzia. Idea avvalorata dal Consiglio di Stato nel 2016. Per questa ragione si sono dapprima rivolti al Tar e successivamente al Consiglio di Stato per essere inclusi nelle liste ad esaurimento (le Gae) che danno accesso al ruolo. I giudici di Palazzo Spada hanno dapprima accolto in via cautelare la richiesta dei ricorrenti, che sono stati inseriti in graduatorie e assunti, per poi nel merito rigettare l’istanza.
Nel frattempo gli Uffici scolastici regionali avevano assunto in ruolo 7.479 maestri di scuole elementare e materna cui occorre aggiungere altri 22mila supplenti: quasi 9mila dalle liste provinciali e oltre 13mila dalle prime fasce delle graduatorie d’istituto. Per questi ultimi la prospettiva è quella di vedersi cancellare dalle graduatorie in cui sono stati inseriti per decisione temporanea dei giudici e ritornare nelle terze fasce d’istituto. Con chance ridotte di essere assunti anche per una semplice supplenza. Per chi è stato assunto in pianta stabile si preannuncia lo spettro del licenziamento perché, per la maggior parte di questi, nella nomina in ruolo c’era una postilla: la cosiddetta clausola risolutiva che sarebbe scattata in caso di giudizio negativo da parte del Consiglio di stato. Per salvare capra e cavoli l’unica soluzione sarebbe quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento. Ma senza un governo di riferimento l’ipotesi complicata. E il licenziamento di 7mila e 500 docenti è dietro l’angolo

di Salvo Intravaia, la Repubblica, 27.4.2018

giovedì 22 marzo 2018

23 marzo 2018 MAESTRE ANCORA IN SCIOPERO

Si intensifica la lotta delle Maestre/i Diplomate Magistrali: il 23 marzo, giorno di insediamento delle Camere e del parere dell’Avvocatura di Stato sulla iniqua sentenza del Consiglio di Stato, sciopero delle maestre/i della Scuola Primaria e dell’Infanzia. Alle ore 9.30 manifestazione a Montecitorio

Comunicato-stampa
Il 23 marzo sciopero della Scuola Primaria e dell’Infanzia. La questura vieta all’ultimo momento la manifestazione a Montecitorio. L’iniziativa si terrà al MIUR (V.le Trastevere) dalle 9.30.
Il 23 marzo, in occasione dell’insediamento delle Camere e del parere dell’Avvocatura di Stato sull’iniqua sentenza del Consiglio di Stato contro le maestre/i diplomate magistrali (DM), abbiamo indetto, come pure altre organizzazioni, lo sciopero nella scuola Primaria e dell’Infanzia: e in tale giornata volevamo manifestare davanti al Parlamento per inviare ai/alle nuovi/e deputati e senatori un messaggio forte e chiaro affinché vengano restituiti a decine di migliaia di maestre/i il diritto a insegnare e la sicurezza del posto di lavoro che si sono guadagnati in anni e anni di precariato mal retribuito. Ma la manifestazione, autorizzata in precedenza, è stata vietata all’ultimo momento dalla questura, forse per un intervento del ministro degli Interni che non ha voluto “turbare” la prima giornata dei neo-eletti/e, decidendo di “recintare” il Parlamento con un’ampia zona off limits per ogni sorta di protesta. Dopo le recenti esperienze in materia (in particolare le cariche al sit-in assolutamente pacifico dello scorso 10 novembre davanti al MIUR, con feriti, fermi e numerose denunce a nostro carico) abbiamo deciso di spostare l’iniziativa al MIUR (ore 9.30) ove una delegazione delle maestre/i incontrerà i responsabili ministeriali per ribadire le proprie richieste, verificare le intenzioni del MIUR e chiedere anticipazioni e/o valutazioni sul parere dell’Avvocatura di Stato a proposito dell’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato.
Dunque, dopo gli scioperi e le manifestazioni dell’8 gennaio e del 23 febbraio, il 23 marzo proseguirà la lotta delle maestre/i DM contro la sentenza del Consiglio di Stato che ne ha messo a forte rischio il posto di lavoro e i diritti acquisiti. Ferma restando la protesta più ampia, che coinvolge tutta la categoria docente ed ATA, contro un contratto miserabile sul piano economico e l’inserimento in esso delle imposizioni della legge 107, lo sciopero del 23 marzo ha come obiettivi immediati, da presentare ai nuovi parlamentari e al governo che verrà (o a quello in carica, se il “ricambio” dovesse tardare) la conservazione del posto in “ruolo” o nelle GAE per le maestre/i DM che vi si trovano, la riapertura delle GAE per tutti/e i precari/e abilitati e l’immissione immediata “in ruolo” per i precari/e con 3 anni di servizio. Infine, per valutare i risultati dell’incontro con il MIUR e decidere come proseguire la mobilitazione e le iniziative future, Assemblea alle 13 in sede Cobas (V.le Manzoni 55, Sala Convegni). .
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
21 marzo 2018

venerdì 9 marzo 2018

A proposito di un ignobile e delirante linciaggio mediatico e politico-elettorale

L’Esecutivo Nazionale dei COBAS della Scuola, a proposito dell’intollerabile e demenziale linciaggio mediatico e politico-elettorale che ha colpito l’insegnante Lavinia Flavia Cassaro, condivide la presa di posizione del gruppo che si autodefinisce ironicamente delle “Cattive Maestre”, che riportiamo qui di seguito e di cui auspichiamo la massima diffusione. 

In punta di diritto l’auspicato – da massmedia e politici – licenziamento é letteralmente fuori dal mondo: qualsiasi giudice cancellerebbe un provvedimento del genere. L’uscita di Renzi e di qualche altro politico minore è da squallida campagna elettorale, in linea con tutta la penosa propaganda dei principali partiti nelle ultime settimane: ma un conto sono le sparate per raccattare qualche voto in più, un conto i licenziamenti che dovrebbero poi passare sotto il naso di un giudice. Pur tuttavia, è utile sottolineare, come efficacemente fa il testo delle “Cattive Maestre”,  che al di fuori della scuola ognuno è un libero/a cittadino/a i cui atti politici o sociali possono essere eventualmente contestati nel merito ma non devono minimamente avere a che fare con i doveri e i diritti professionali che si esercitano esclusivamente nell’attività lavorativa scolastica. Si è buoni o cattivi maestri/e e insegnanti per quel che si fa nella scuola, non per i comportamenti, le prese di posizioni o gli atteggiamenti extra-scolastici: insomma, non si è maestre/i 24 ore su 24 e dappertutto. E il testo delle CM ricorda poi agli immemori, ai sordi e a ciechi il lungo elenco di pessimi “maestri” nelle fila dei politici e di tanti operatori dell’informazione che, essi sì davvero, hanno dato e danno, soprattutto negli ultimi tempi, sempre più pessimo esempio quotidiano a studenti, giovani e meno giovani. Infine, avendo visto e subito in questi anni numerosi stravolgimenti “in peius” di leggi, norme e regole giuridiche pur assai chiare, appare evidente che Flavia Cassaro debba comunque cautelarsi adeguatamente dal punto di vista legale. Come COBAS, dunque, le mettiamo a disposizione, qualora ce lo richieda, i nostri studi legali gratuitamente, fino alla conclusione positiva della vicenda.

sabato 3 marzo 2018

SOLIDALI CON LAVINIA FLAVIA CASSARO

I giuristi democratici: “Illegittimo il licenziamento della docente che urlava contro la polizia”

«Il lavoratore non vende se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario ivi previsto, restando irrilevante la sua vita extralavorativa»
I Giuristi Democratici esprimono «preoccupazione per il violento attacco con conseguente gogna mediatica da parte di personalità politiche e rappresentanti delle istituzioni che in questi giorni sta investendo la giovane docente di Torino, Lavinia Flavia Cassaro».
«Quel che indigna non è l’incitamento alla magistratura ad appurare l’eventuale commissione di reati: ciascuno è libero di farlo - meglio se tramite esposto che via Twitter -, ma l’intenzione di colpirla nella sua vita lavorativa, ponendo definitivamente fine al suo difficile e precario percorso lavorativo. E ciò al di là di qualsiasi eventuale processo e di qualsiasi condanna» si legge in una nota.
«Ciò che ha segnato la costituzionalizzazione del rapporto di lavoro è la sua contrattualizzazione: il lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario ivi previsto, restando irrilevante la sua vita extralavorativa -spiegano i Giuristi democratici -. Lavinia Flavia Cassaro, in una situazione di esasperazione (erano in corso cariche contro i manifestanti antifascisti), si è lasciata andare a un non condivisibile sfogo rabbioso: se verrà rilevato in ciò una condotta giuridicamente rilevante, ne risponderà all’esito del relativo processo».
«Licenziarla ora - conclude la nota dei Giuristi democratici- significherebbe invece solo mediaticamente segnare un’equidistanza tra fascismo e antifascismo, tra chi spara e chi grida a volto scoperto e mani nude, e questo non è accettabile. I Giuristi Democratici auspicano quindi l’immediata sospensione del procedimento disciplinare».