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sabato 26 novembre 2011

INVALSI BOCCIATA ANCHE AL LICEO SCIENTIFICO R. DONATELLI DI TERNI


Venerdì 25 novembre il collegio docenti del Liceo scientifico R. Donatelli di Terni ha votato quasi all'unanimità  (5 voti favorevoli su 60 professori) la non disponibilità dei docenti e del liceo ai  quiz INVALSI.
La scelta è stata motivata dalla consapevolezza della inutilità di tali prove, dal loro essere un modo subdolo di valutazione del docente e della scuola, ma soprattutto ha pesato la necessità di discutere dei reali problemi della scuola e dei tagli pesanti alla scuola stessa. Tra l’altro quei due o tre docenti che l'anno passato avevano somministrato e corretto le prove INVALSI e non hanno ricevuto alcun incentivo in denaro, forte è stata la delusione di non aver visto i risultati finali, aver constatato gli errori nella somministrazione e non aver ricevuto neanche i correttori!

Sempre più scuole e docenti anche della provincia di Terni rifiutano la truffa dei quiz INVALSI, rinviandoli al mittente, presentati da MIUR e dirigenti scolastici come obbligatori (ma non lo sono!) strumenti di valutazione degli studenti, in verità veri e propri cavalli di troia per valutare invece scuole e docenti e riproporre una gerarchia (ranking) stipendiale mutuata dalle imprese, che nelle scuole USA si è rivelata completamente fallimentare per la didattica e le scuole stesse già 20 anni fa.
Nel 2000 i docenti licenziarono il ministro L. Berlinguer che cercò di gerarchizzare la categoria col nefasto concorsaccio. Oggi prima la Moratti, poi Fioroni, la Gelmini ed infine, il neoministro F. Profumo, di estradizione economico-aziendalistica, tentano lo stesso colpo, prima espellendo (e cancellando) posti di lavoro e cattedre per decine di migliaia di precari docenti ed ATA e, proponendo una sorta di bestiale darwinismo sociale tra docenti ed istituti scolastici, che attacca il carattere collegiale dell’insegnare. Lorsignori stanno tentando una gerarchizzazione pseudomeritocratica (attraverso l’INVALSI!!) dei docenti, promettendo le briciole ai più conformi e tagli agli altri, un attacco frontale alla la finalità più alta della scuola riconosciuta dall’art.3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Ricordiamo le dichiarazioni della ex ministra Gelmini ““Non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi”. Un’ulteriore conferma l’abbiamo avuta quando finalmente il MIUR ha reso disponibile sul suo sito lo statuto dell’Invalsi (decreto n. 11 prot. 5657 del 2/9/11). Il documento, formato da 20 articoli, ne definisce natura giuridica, composizione, missione e obiettivi. All’articolo 2 leggiamo che l’Invalsi “concorrere alle azioni di sviluppo della cultura del merito promosse dalla Fondazione per il merito…” e all’articolo 4 comma e si aggiunge che l’Invalsi ha anche l’obiettivo di collaborare  “… alle attività di valutazione del sistema scolastico al fine di realizzare iniziative di valorizzazione del merito …”. Più chiaro di così: mentre si massacra la scuola pubblica (e insieme ad essa le pensioni, la sanità, gli stipendi, i diritti dei lavoratori), si cerca di far passare un modello meritocratico per il quale, se la tua scuola non ha soldi e il tuo stipendio è una miseria, la colpa alla fin fine è di chi ci lavora. Nel discorso di insediamento ricordiamo le parole di Monti sulla scuola pubblica(NB non sta parlando di un’azienda): “Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori. La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli d’istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall’INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti.”  Più chiaro di così? Boicottiamo e bocciamo i quiz INVALSI.

Il numero "magico" 40 è già stato superato.




«il Governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile»
Belle parole.
Peccato che la realtà è diversa.
Numeri, 40 per le pensioni, 18 per il licenziamento ( mi riferisco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori), numeri che nascondono in realtà  storie e conquiste di diritti sociali fondamentali per i lavoratori o ex lavoratori.
Ma sia il 40, gli anni per ottenere la pensione di anzianità, che il 18 per la reintegra dei lavoratori, ahimè, sono stati superati sia dalla sostanza che dalla realtà dei fatti.
Il numero 18 è stato superato da altro numero quale  il famoso articolo 8 della finanziaria  ma anche dall'accordo concertativo firmato da tutti i sindacati confederali nel mese di ottobre, ratificando l'intesa del 28 giugno 2011. 
Si è vero si parla di libera volontà delle parti, ma sono intenzioni destinate a perdersi nella voracità del ricatto padronale.
Il numero 40 invece è stato, nella sostanza,superato dalla manovra finanziaria di Tremonti. 
Nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 16 settembre 2011 è stata pubblicata la legge 14 settembre 2011, n. 148 di conversione, con modificazioni, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 (d’ora innanzi decreto legge), recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 
L'INPDAP con una specifica circolare ha fornito  delucidazioni sul punto.
La disposizione in esame ha introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2012, per il personale del comparto scuola che matura il diritto a pensione entro il 31 dicembre di ogni anno, la c.d. finestra mobile, prevedendo l’accesso al pensionamento dalla data di inizio dell’anno scolastico o accademico  dell’anno successivo a quello in cui si maturano i requisiti per la pensione.
Pertanto per coloro che maturano i requisiti per il diritto a pensione a partire dal 1° gennaio 2012, l’accesso al trattamento pensionistico avverrà al primo settembre o primo novembre dell’anno successivo alla maturazione dei requisiti.
Ma se non bastasse lo stesso dicasi per il TFR.
L'INPDAP, con nota operativa n. 41 del 26 ottobre 2011, fornisce alcuni chiarimenti e precisazioni in merito ai nuovi termini di liquidazione e pagamento dei trattamenti di fine servizio e fine rapporto, dopo le modifiche all'art. 3, commi 2 e 5, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito in legge 28 maggio 1997, n. 140, operate dall'art. 1, commi 22 e 23, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito in legge dall’art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148

 Ai sensi del nuovo art. 3, comma 2, della legge n. 140 del 1997, “alla liquidazione dei trattamenti di fine servizio comunque denominati, ………, l’ente erogatore provvede decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Alla corresponsione agli aventi diritto l’ente provvede entro i successivi tre mesi, decorsi i quali sono dovuti gli interessi”.
La regola generale, pertanto, è che i trattamenti di fine servizio o di fine rapporto possono essere pagati non prima che siano decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione dal servizio e non oltre i successivi 90 giorni.
Sono soggette a tale termine le cessazioni per dimissioni volontarie o avvenute a causa del recesso del datore di lavoro (come ad esempio il licenziamento o la destituzione), intervenute a partire dal 13 agosto 2011, di soggetti che maturano il diritto a pensione successivamente al 12 agosto 2011, ovvero al 31 dicembre 2011 se si tratta di personale della scuola (comprese le scuole comunali) e delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM).

Detto in breve anche se si hanno i 40 anni di contributi per la pensione di anzianità questa verrà pagata dopo 12 mesi! E di norma in tale periodo si lavora altrimenti come si campa? Visto e rilevato che per avere il TFR si devono attendere ben 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro!

Ed allora, per cortesia umana, non prendeteci in giro. Numero magico?
Non siamo tutti mica rincitrulliti, o forse lo siamo, visto che abbiamo fatto passare queste manovre senza batter ciglio?

Marco Barone

venerdì 25 novembre 2011

Chi è Francesco Profumo?



Francesco Profumo è Rettore del Politecnico di Torino dall’ottobre 2005 (ora in aspettativa per l’incarico governativo); *
Dal 2007 ad oggi è membro del Consiglio di Amministrazione di FIDIA S.p.A.;
dal 2007 al 2009 è stato membro del Consiglio di Amministrazione del Sole 24 Ore;
dal 2008 al 2010 è stato membro del Consiglio di Amministrazione di Unicredit Private Bank;
Dal Febbraio 2011 è membro del Comitato Consultivo Divisionale Private Banking di UniCredit Banca;
è membro dell’Advisory Board del Fondo Innogest e di Reply S.p.A;
Consigliere di Amministrazione di Pirelli & C. S.p.A. dal 21 aprile 2011;
Consigliere di Amministrazione di Telecom Italia dal 12 aprile 2011.
Dopo anni di governo dell’Ateneo, aprendone le porte a FIAT, MOTOROLA, GENERAL MOTOR , PIRELLI e promuovendo un incubatore d’impresa all’avanguardia a livello nazionale, nel 2010 ha tenuto sulle spine tutti prospettando la sua disponibilità alla candidatura a Sindaco del Comune di Torino nelle liste del PD. Candidatura che, pur avendo l’appoggio trasversale di Centro-sinistra, dei vertici imprenditoriali, nonché di ampi settori della CGIL cittadina, ha ritirato a causa della sua indisponibilità ad affrontare le elezioni primarie. Chiuso il capitolo delle elezioni comunali, è stato poi nell’agosto 2011 nominato dal MIUR alla Presidenza del CNR.
Il rapporto privilegiato di Profumo con la Gelmini è testimoniato dal fatto che il Politecnico, durante il mandato dell’allora Direttore Amministrativo Dott. M. Tomasi, si è classificato ai vertici della graduatoria degli Atenei italiani, diventando miracolosamente primo nel 2010, quando Tomasi è entrato ufficialmente nell’entourage della Gelmini, andando a ricoprire l’incarico di Direttore Generale del ministero di Viale Trastevere.
Affermare che Profumo ha avuto un ruolo determinante nella stesura della riforma Gelmini viene spontaneo, se si esamina il piano strategico del Politecnico che già nel 2007 impegnava l’Ateneo ad investire nella ricerca applicata, attirando finanziamenti privati che attualmente superano per entità quelli pubblici. Sempre in tale direzione l’Ateneo ha iniziato, prima ancora dell’approvazione della legge 240, una riorganizzazione che ha comportato la chiusura di sedi decentrate, l’adozione del sistema contabile economico-patrimoniale e di un regime aziendalistico propri della Legge Gelmini. Tale percorso è stato attuato ignorando il malessere di Studenti, Ricercatori e Personale Tecnico-Amministrativo, disattendendo accordi integrativi di Ateneo e ignorando scioperi e manifestazioni. 
L’attuale bozza di statuto del Politecnico, ha vissuto un travagliato iter ed è stata di fatto respinta nel referendum dall’80% del personale tecnico-amministrativo, passando per un “pelo” solo grazie al peso dei voti (erano necessari 7 voti del personale tecnico ed amministrativo per fare un voto di un docente).
Dulcis in fùndo informiamo che il giorno prima (15 novembre 2011) della cessazione del mandato della Gelmini, il MIUR ha inviato al Politecnico il suo parere sulla bozza di statuto, offrendo così al Magnifico Prof. Profumo, la possibilità di approvare, nella sua nuova veste di Ministro, la versione finale dello statuto del Politecnico di Torino.
In conclusione, non possiamo condividere l’ottimismo di certi gruppi politici e sindacali che si aspettano dal nuovo Ministro dell’Istruzione del Governo Monti segnali di discontinuità nel processo oramai ventennale di dismissione dell’Università pubblica a spese di studenti, precari e personale tecnico-amministrativo.
E’ necessario, viceversa, alzare la guardia, mobilitare i lavoratori, i precari, gli studenti, poiché Profumo non sarà meglio di Gelmini.
La deriva aziendalistica e privatistica della scuola e dell’università, perseguita da tutti i governi negli ultimi 20 anni, con il Prof. Francesco Profumo ministro, uomo delle banche e di confindustria, rischia una brusca accelerazione e di giungere a compimento.
Le RSU del Politecnico di Torino, in lotta contro le politiche del rettore Profumo, contro i tagli al salario accessorio, contro la riorganizzazione unilaterale dell’organizzazione del lavoro, per il rispetto degli accordi sindacali e contro il licenziamento dei precari, hanno indetto lo stato di agitazione e nei prossimi giorni saranno programmate in tutte le sedi del Politecnico una serie di assemblee e di incisive azioni di lotta, che assumono oggi una valenza più generale.
Torino, 20 novembre 2011
RSU Politecnico Torino

lunedì 21 novembre 2011

I PERMESSI PERSONALI SONO UN DIRITTO: quattro sentenze contro l'autoritarismo dei presidi

I Cobas della scuola hanno ottenuto un importante riconoscimento del diritto dei lavoratori ai permessi per motivi personali con la sentenza 299/11 del 10.05.11 del Tribunale di Terni che ha condannato il MIUR ed il dirigente scolastico pro tempore, G.M. dell'IIS Casagrande di Terni, al pagamento delle spese e ha dichiarato illegittimo l'atto con cui non aveva riconosciuto i motivi personali ad un docente che si era recato a Torino alla manifestazione sindacale per l'eccidio della Thyssenkrupp

La sentenza riconosce la legittimità delle motivazioni personali per partecipare ad iniziative sindacali, culturali e per attività di assistenza, affermando che:
  "Il riferimento ai motivi personali è di tale ampiezza da indurre a ritenere giustificata la richiesta di permesso ogniqualvolta la richiesta sia finalizzata a perseguire interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico. E poichè è pacifico che nel caso in questione la giornata di permesso è stata usata dal **** per partecipare a Torino ad una manifestazione sindacale organizzata per commemorare un grave evento luttuoso avvenuto un anno prima in uno stabilimento industriale della città, non c'è dubbio che l'istanza sia stata finalizzata a perseguire interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico, interessi di rango addirittura costituzionale, atteso che la libertà di riunione è espressamente tutelata dall'art. 17 della Costituzione..";
"..l' istituto del permesso per motivi personali può essere utilizzato in qualsiasi caso in cui il dipendente non possa usufruire di permessi ad altro titolo, purché l' interesse perseguito sia meritevole di tutela secondo ordinamento giuridico. Ad esempio il dipendente che intenda partecipare al funerale di un congiunto e non abbia diritto ad usufruire di un giorno di permesso per lutto ai sensi dell'art. 15 I CO del CCNL per difetto del vincolo di parentela con il deceduto a tal fine richiesto dalla norma, ben potrà chiedere di usufruire di 1 giorno di permesso per motivi personali ed altrettanto potrà fare il dipendente che intenda partecipare ad un convegno e non abbia titolo per usufruire di 1 giorno di permesso per motivi di studio, essendo tale permessi previsti unicamente per partecipare a concorsi o esami...". 
Il diritto ai permessi per motivi personali dei docenti e degli ATA è spesso limitato dalla boria dei dirigenti che cercano  di imporre sostituzioni gratuite da parte dei colleghi.
Ricordiamo che i permessi  per motivi personali (ed anche le ferie) sono regolati
dall'art. 15 comma 2 del CCNL "il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari 

documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all'art. 13 comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma".
Una ulteriore vittoria contro l'arroganza di quei dirigenti che cercano di limitare i nostri diritti.... 




Suddivisione alunni in altre classi: è ora di dire basta!

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
Sempre più spesso ci giungono segnalazioni da docenti e genitori di varie scuole relative ad una non corretta gestione delle supplenze (brevi, ma spesso più che brevi…) adottata dai Dirigenti Scolastici.
Il fenomeno, già presente in passato, ha subito una netta accelerazione sotto il ministero Gelmini negli ultimi tre anni; quest’anno sembra però riproporsi in una misura decisamente preoccupante (e sono passati solo quaranta giorni dall’inizio delle lezioni….).
Di cosa si tratta?
In caso di assenza del personale insegnante sta diventando quasi la normalità accorpare le classi, compromettendo innanzitutto il diritto allo studio degli studenti.
Di fatto, mentre nella Scuola Primaria si interrompe l’ordinario svolgimento dell’attività didattica sia nella classe “smantellata”, sia nelle classi ospitanti, nelle Scuole Superiori, oltre a questo, si adotta largamente il metodo di far entrare gli studenti qualche ora dopo l’inizio delle lezioni o di farli uscire qualche ora prima del termine dell’orario scolastico.
In merito al problema vorremmo richiamare alcune cose:
  • la soluzione di accorpamento delle classi, che non è prevista da nessuna normativa (potete verificarlo consultando gli articoli 478 e, per la scuola primaria anche 131, del Testo Unico, che, seppur datato, è tuttora vigente), comporta una modifica non legittima dell’organico, la costituzione di pluriclassi non autorizzate, la violazione del CCNL degli insegnanti (vedi art. 28 del CCNL 2006/2009) e, soprattutto, delle norme sulla sicurezza (infatti, secondo la normativa vigente, un’aula di dimensioni standard non potrebbe contenere più di 26 persone, compreso il docente);
  • a sostegno di tale pratica illegittima e oltremodo antididattica, talvolta i Dirigenti Scolastici, o chi per loro, usano l’argomentazione che i docenti della scuola sarebbero corresponsabili della vigilanza di tutti gli allievi dell’Istituto, e non solo delle loro classi: questa affermazione può ritenersi valida nelle situazioni in cui non si svolge attività didattica (ricreazione, mensa, ingresso/uscita), ma durante le ore di lezione ogni docente è responsabile soltanto degli allievi delle classi in cui esercita l’attività didattica, perché è un insegnante, non un vigilante;
  • a volte i Dirigenti Scolastici impongono le sostituzioni, vietate da tutte le norme vigenti, anche agli insegnanti di sostegno che svolgono una funzione delicata e indispensabile alla piena integrazione degli alunni disabili e che in nessun modo devono essere utilizzati in altri compiti (vedi la nota prot. N. 4274 del 4/08/2009, pag.15: “…l’insegnante di sostegno non può essere utilizzato per svolgere altro tipo di funzione se non quelle strettamente connesse al progetto d’integrazione, qualora tale diverso utilizzo riduca anche in minima parte l’efficacia di detto progetto”);
  • la mancanza di vigilanza e di sicurezza è l’effetto della politica finanziaria di questo Governo: evidentemente non basta la perdita di titolarità di molti docenti, non basta l’aumento del numero degli alunni per classe, con oggettivo aumento del carico di lavoro e di responsabilità, non è sufficiente la perdita del diritto dei docenti, ma anche degli studenti, alla continuità didattica: le procedure di accorpamento delle classi al danno uniscono la beffa;
  • l’utilizzo indiscriminato della pratica della suddivisione è da considerare un insulto alla qualità e all’efficacia dell’attività didattica, poiché si tratta di una vera e propria riduzione delle ore di lezione cui i nostri figli, i nostri alunni, hanno pieno ed assoluto diritto; in proposito, si ritiene opportuno ribadire quanto richiamato con nota prot. 3338 del 25 novembre 2008, e cioè che “…- ferma restando l’esigenza di contenere il conferimento delle supplenze nella misura del possibile – va comunque assicurato l’ordinato svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento, giacché il diritto allo studio va in ogni caso garantito“.
  • l’esiguità delle risorse finanziarie, non può essere una giustificazione per pregiudicare il fondamentale diritto all’istruzione e per interrompere un pubblico servizio così come chiarito nella Nota Miur prot. 14991 del 6/10/2009 e nella Nota Miur prot. 9839 dell’8/11/2010: “…Pertanto, nel rispetto della normativa e delle procedure richiamate nella stessa nota, nel caso in cui le soluzioni indicate (sostituzione con personale in esubero, con ore a disposizione, con attribuzione di ore eccedenti nel limite delle risorse assegnate) non risultino praticabili o sufficienti, i dirigenti scolastici, al fine di garantire ed assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola anche nel caso di assenza del titolare per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola primaria, come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL e a 15 giorni nella scuola secondaria, fermo restando quanto previsto in merito alla procedura semplificata per la nomina del supplente nella scuola dell’infanzia e primaria per assenze fino a 10 giorni dall’art. 5, c. 6 e art. 7, c. 7 del vigente Regolamento delle supplenze”.
Sottolineiamo che, come abbiamo sopra richiamato, i supporti normativi per agire in modo diverso (attribuzione di ore eccedenti da svolgere a pagamento e/o nomina di personale supplente) ci sono; aggiungiamo anche, sempre in base a quanto stabilito dalle note ministeriali, che il Dirigente Scolastico dovrebbe “rendicontare” alla fine di ogni mese quanto ha speso per queste operazioni, al fine di poter chiedere un’integrazione ai (risibili…) stanziamenti che ad inizio anno scolastico il MIUR attribuisce a tutte le scuole.
Perché, dunque, i Dirigenti Scolastici non agiscono in questo modo?
Forse perché il loro operato ogni tre anni è soggetto al giudizio dell’amministrazione, con il rischio (piuttosto remoto, lasciatecelo dire…) di un cambio (se non di una rimozione…) dell’incarico?
In questa situazione pensiamo che sia doveroso agire, cercando di farlo in modo coordinato fra docenti, genitori, studenti (alle scuole superiori), organizzazioni sindacali; vi proponiamo, quindi, questa scaletta operativa:
per i docentiogni volta che la classe viene smistata ed accorpata ad altre pretendere un ordine di servizio scritto del Dirigente Scolastico prima di accogliere gli studenti;
per i genitori: inviare al Dirigente Scolastico e alle RSU d’istituto una segnalazione della prassi poco ortodossa seguita, chiedendo di essere avvisati tramite comunicazione sul libretto personale dei propri figli ogni volta che le classi vengono suddivise o accolgono, diffidando la Dirigenza dal continuare, illegittimamente, a smistare le classi, riservandosi di adire le vie legali al fine di garantire il diritto ad un percorso formativo di qualità di tutte/i gli alunni frequentanti l’istituzione scolastica; trovate qui un modello già predisposto per tale uso, che va ovviamente contestualizzato per la propria situazione;
per gli studenti delle scuole superiori: documentare gli episodi di assenze degli insegnanti “non coperte”. La documentazione dovrebbe riportare:
1. i giorni, le ore e le materie in cui si sono verificate assenze non coperte da supplenti;
2. se gli alunni sono stati lasciati senza sorveglianza (come accade spesso), nel caso  siano minorenni.
L’idea è quella di costruire un database che registri quello che sta avvenendo nelle istituzioni scolastiche della nostra provincia, con l’intento di “andare a battere cassa” all’UST e di rendere pubblica la situazione ai media locali.
Aggiungiamo che in questo senso si è mossa anche l’organizzazione sindacale Cobas della Scuola di Padova, che ha recapitato la diffida che potete scaricare qui a tutti i Dirigenti Scolastici della provincia, al Dirigente dell’USP di Padova dott. Jacolino, al Dirigente dell’UST del Veneto dr.ssa Beltrame.
Altro materiale utile per approfondire la questione lo potete trovare qui e qui.

Supplenze su posti di sostegno, il Miur rettifica

   Supplenze su posti di sostegno, il Miur rettifica
In assenza di docenti non specializzati viene  confermato solo il docente in servizio con nomina fino all´avente diritto dalle graduatorie definitive di I fascia 

Con nota prot. n. 9498 del 18 Novembre 2011   il Miur, in riferimento ai quesiti sollevati circa il mantenimento o meno, su posto di sostegno, del supplente privo di titolo di specializzazione nominato "in attesa dell´avente titolo", rettifica la nota 9379 del 15 novembre e fornisce indicazioni alle scuole affinché, in carenza assoluta di aspiranti specializzati, si provveda alla conferma definitiva sui predetti posti di sostegno solo per coloro che erano stati individuati dalle graduatorie di I fascia già definitiva . Per gli stessi posti, invece, ricoperti da supplenti eventualmente attinti dalle precedenti graduatorie di seconda e terza fascia  si dovrà procedere alla loro sostituzione e all’attribuzione di nuovi contratti a titolo definitivo scorrendo integralmente le nuove graduatorie definitive.
Nota prot. 9498 del 18 novembre 2011
Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per il Personale scolastico – Ufficio III
Prot. n. AOODGPER 9498 Roma, 18 Novembre 2011
Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali
Ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e
grado
LORO SEDI

Oggetto: Pubblicazione graduatorie definitive di circolo e di istituto per il triennio scolastico 2011/14. – posti di sostegno. Precisazione.-

Facendo seguito alla nota n. 9379 del 15.11.2011 si chiarisce che le disposizioni di conferma su posti di sostegno del personale privo di titolo già in servizio sui posti stessi con contratto “in attesa dell’avente titolo” riguardano, ovviamente, i docenti a suo tempo individuati come destinatari in quanto inclusi nella prima fascia delle graduatorie di circolo e di istituto vigenti per il corrente triennio scolastico. Per gli stessi posti, invece, ricoperti da supplenti eventualmente attinti dalle precedenti graduatorie di seconda e terza fascia si dovrà procedere all’attribuzione di nuovi contratti a titolo definitivo scorrendo integralmente le nuove graduatorie definitive.

f.to IL DIRETTORE GENERALE
Luciano Chiappetta

domenica 20 novembre 2011

Ma che "Profumo" di austerity... qui c'è puzza di zolfo!

Berlusconi è caduto da qualche giorno, il governo tecnico si è insediato e Monti invita tutti a fare sacrifici e ad un senso di “responsabilità nazionale” per far uscire il Paese dalla crisi. Fra chi vuole la patrimoniale per creare un minimo di consenso e prepararsi alle prossime elezioni e chi la tassa sui redditi proprio non la vuole, fra riforme del sistema pensionistico, smantellamento dei diritti dei lavoratori, privatizzazioni e liberalizzazioni, tagli alla scuola e all’università pubblica, il nuovo governo fortemente voluto dall’Europa (in particolare dall’asse franco-tedesco) e dalla BCE, dei quali deve seguire le direttive, non sembra intenzionato a prendere delle misure “popolari”, ovviamente ciò non ci sorprende.

In effetti, basterebbe leggere anche solo le biografie dei personaggi che Monti ha chiamato per formare il governo per capire in che direzione andremo: Giampaolo di Paola, presidente del Comitato Militare NATO, alla Difesa; Paola Severino, vice rettore della LUISS, alla Giustizia; Lorenzo Ornaghi, il rettore dell’università Cattolica, ai Beni Culturali; Corrado Passera, membro del CdA della Bocconi, consigliere e membro del Comitato Esecutivo dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana), ex amministratore delegato di Banco Ambrosiano Veneto, Poste Italiane, consigliere delegato e Chief Executive Officer di Intesa Sanpaolo (fino all'incarico di Ministro), allo Sviluppo Economico e, ad interim, alle Infrastrutture e Trasporti; e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino, all’istruzione. 

Ed è proprio su quest’ultimo che ci vogliamo soffermare, perché il suo nome non ci è nuovo: in molti lo ricordiamo per il vertice G8 sull’università a Torino nel 2009, quando, in piena crisi economica (la stessa di ora!) il "magnifico rettore" del Politecnico di Torino accolse i “grandi” della Terra in pompa magna, fregandosene delle contestazioni che ci sarebbero state (e che poi ci sono state) e rinchiudendosi nel loro palazzo mentre fuori la polizia prendeva a manganellate migliaia di studenti! (qui alcuni appunti di ritorno dal G8 University Summit)

Ricordiamo le sue dichiarazioni sul ruolo che l’Università dovrebbe avere in tempo di crisi, un ruolo centrale e di snodo per uscire dalla crisi stessa. Peccato che, riprendendo la dichiarazione di Sapporo dell’anno precedente, il chiarissimo Profumo affermava che le università devono “collaborare con una varietà di portatori di interessi, inclusa la società civile e il settore privato”. Di chiaro, Profumo, ha sicuramente i propri  interessi! Basterebbe, infatti, dare uno sguardo al suo curriculum per capire che il manager-rettore non seguirà una linea diversa dalla Gelmini: ha cominciato la carriera nella Ricerca e Sviluppo all’Ansaldo di Torino, ha aperto il Politecnico ad una serie di aziende (la Microsoft e la Motorola, in particolare), ma è anche presidente del CNR, presidente del Panel 09 (il comitato di ingegneria) CIVR (Comitato di Indirizzo e Valutazione della Ricera),  del Forum Torino, consigliere del Sole 24 ore e di Pirelli, membro del Consiglio di d’Amministrazione (CdA) di Telecom nonché ex membro dei CdA di Unicredit, Reply e FIDIA S.p.A. 

Non è certamente uno sprovveduto, il caro Francesco, e in questi mesi sicuramente non  deluderà le nostre aspettative: più privati, più tagli, più tasse. Ma nemmeno noi deluderemo le sue. Non mancheremo all’appello di responsabilità e coesione. Saremo responsabili e difenderemo i nostri diritti di studenti e futuri lavoratori e saremo coesi con tutte le lotte e i soggetti che stanno pagando la crisi!
Non abbiamo governi amici, che siano i padroni a fare i sacrifici! Eat the Rich!

venerdì 18 novembre 2011

23 novembre MAELSTROM DI S. RICCIARDI

mercoledì 23 novembre alle ore 17,00 presso il cs Germinal Cimarelli, via del Lanificio 19 i COBAS ed il CS Cimarelli presentano il  libro di SALVATORE RICCIARDI:
MAELSTROM,  SCENE DI RIVOLTA E DI AUTORGANIZZAZIONE IN ITALIA 1960-80.
INTERVENGONO: L'AUTORE E ORESTE SCALZONE.


qui sotto la recensione di M. Clementi del Manifesto del 3 luglio 2011
Maelstrom di Salvatore Ricciardi, è un salto nella storia sociale e politica del nostro paese vista con gli occhi di chi, per un quindicennio, ha tentato di mutarne gli assetti istituzionali ed economici. Il sottotitolo è esplicativo: si tratta di «scene di rivolta e autorganizzazione di classe in Italia dal 1960 al 1980» (DeriveApprodi, pp. 369, euro 22). Ricciardi è stato un militante delle Brigate rosse, ma il suo non è l’ennesimo libro di ricordi sull’organizzazione armata, «versione del militante» che racconta in soggettiva il proprio cammino. L’autore prova a ricostruire, intrecciando ricerca storica e sociologica, il percorso di almeno due generazioni, trovando negli anni Sessanta i prodromi di quello che poi sarebbe accaduto nel decennio successivo, cosa fino ad ora troppo spesso evitata da quanti si sono occupati dei cosiddetti «anni di piombo». In molte ricerche la complessità dei rapporti sociali e di classe è stata infatti sacrificata in nome di ricostruzioni che passavano da un fatto di sangue all’altro limitandosi all’analisi della spinta personale e usando una categoria, quella di violenza politica, che nulla ha di storico e poco di sociologico. Maelstrom invece corre su un doppio binario, quello dell’esperienza carceraria, che si lega al rapimento del giudice d’Urso operato dalle Br nel 1980 e alla conseguente rivolta nello «speciale» di Trani, e quello delle lotte sociali che toccarono l’Italia a partire dalla crisi del cosiddetto boom economico. Crisi alla quale la classe dirigente non seppe reagire e che innescò una serie di fenomeni inediti che mutarono il volto del paese, dal sindacalismo di base alle rivolte studentesche, fino al periodo delle stragi, segnate dal tragico dicembre 1969. Fu la perdita dell’innocenza, si chiede Ricciardi? La risposta è diretta: «nel paese e in Europa non c’era traccia d’innocenza. Dopo il massacro della guerra ci presentarono l’altra scena, quella della ricostruzione. L’arrivismo egoistico, l’accaparramento senza timore, il profitto sui morti, la borsa nera, l’affamamento e il supersfruttamento, l’arricchimento sulla pelle altrui (…). Era questo ciò che le generazioni precedenti ci avevano lasciato in dote. Dove stava l’innocenza?». Non è l’unico caso nel quale l’autore rovescia il significato di termini entrati oggi nell’immaginario collettivo con un preciso senso. Per esempio, la «memoria» per un carcerato è qualcosa da evitare: «stop ai pensieri sul passato, e se hai una pena lunga o l’ergastolo, anche quelli sul futuro». Lo «scontro di civiltà», espressione divenuta famosa grazie al libro di Samuel Huntigton, viene visto da Ricciardi come la contrapposizione tra chi era sfruttato e chi sfruttava. Anche l’espressione «morti bianche», usata per i caduti sul lavoro, viene rovesciata. Il ricordo di un giovanissimo collega caduto da un’impalcatura, il colpo secco che gli spezza la schiena e il sangue sparso sulla terra (che una volta uscito non rientra più), danno un senso di rabbia al sentire questa locuzione: si tratta dell’ipocrisia di chi vuole addolcire l’accaduto, mentre la verità è che sono persone uccise, «assassinate». Anche il concetto degli opposti estremismi viene criticato. Altro che «rossi» e «neri»: in quegli anni, per l’autore, era in gioco la rivoluzione proletaria, abbattere il capitalismo e costruire una società diversa, senza le galere, la scuola selettiva, le morti sul lavoro, le gerarchie e le guerre. I «neri», i fascisti, entrarono in quella dinamica «con lo stesso ruolo che hanno i guardioni agli ingressi delle discoteche: aggredire chiunque non si conforma alle regole e all’ordine esistente, alle gerarchie e alla proprietà». Da Piazza Statuto ai morti di Reggio Emilia, dalla strage di piazza Fontana alla bomba alla stazione di Bologna, il libro ripercorre gli strappi che l’Italia ha patito con il distacco dello studioso, senza cercare giustificazioni per le scelte dell’autore, il suo impegno nella guerriglia, la parabola prima ascendente e poi impietosamente discendente dell’organizzazione alla quale è appartenuto.
Ricciardi non racconta però la storia delle Br, ma la inserisce all’interno di quella italiana, evitando di cadere nel tranello teso da anni ai lettori italiani dalla dietrologia, che vede in quella organizzazione armata il braccio esecutivo di un grande complotto finalizzato a fermare l’ingresso del Pci al governo. Eppure il Partito comunista italiano in quel governo c’era stato, dal 1944 al 1947; aveva contribuito a ricostruire il paese, governato importanti città e regioni, sostenuto, infine, esecutivi democristiani nella metà egli anni Settanta in cambio della presidenza di commissioni parlamentari. E non perché ci fossero le Brigate rosse ma perché, come disse in più di un’occasione Aldo Moro, dalle urne nel 1976 erano usciti due vincitori, la Dc e il Pci. Non si trattava del compromesso storico berligueriano, visto da Ricciardi come il «punto di arrivo di una strategia elaborata dal Pci fin dal dopoguerra», ma di una visione pragmatica della realtà politica. La Dc non poteva governare da sola e solo il sostegno dei comunisti, mantenuti comunque fuori dal governo, avrebbe garantito quella stabilità necessaria a politiche di sacrifici in un paese con una inflazione a due cifre. Il brigatismo cercò di inserirsi in questa dialettica con il rapimento di Aldo Moro, ma non raggiunse lo scopo di una trattativa con i partiti della maggioranza, che si ritrovarono uniti nel rendere inoffensive le parole che il leader democristiano stava scrivendo dal cosiddetto «carcere del popolo». Fu una grande sconfitta politica per le Br e l’uccisione dell’ostaggio riuscì, forse, a dilazionarne lo sfaldamento per un paio di anni. Per Ricciardi, il 1967 è l’anno mirabilis. Perché venne ucciso il Che, perché Israele vinse la guerra dei sei giorni, perché in Grecia un manipolo di colonnelli sovvertì la democrazia, instaurando un regime terroristico, sebbene non fascista e il 2 Giugno a Berlino Ovest la polizia uccise lo studente Benno Ohnesorg durante le proteste per la visita del golpista persiano Reza Pahlavi. Il Pci non riesce a dare risposte esaustive a tutto ciò e slogan prima portati come vessilli diventano logori. Quando il giovane Ricciardi scoprì l’inganno del falso mito della Resistenza tradita, la sua delusione fu enorme. Lesse più volte con altri compagni che il Pci, durante la lotta di liberazione non voleva condurre a termine una rivoluzione sociale ma collaborare con le altre forze antifasciste per nascita di una nuova Italia. Era tutto vero: nessuno aveva mai avuto intenzione di trasformare quella lotta in qualcosa di diverso, di fare come Tito in Jugoslavia, e il mito nato con lo scoppio della guerra fredda era dovuto esclusivamente alla scelta di mantenere un rapporto privilegiato con l’Unione Sovietica: una bella storia da raccontare ai giovani, nulla di più. Le risposte, dunque, giunsero da fuori: in Viet-Nam gli Stati Uniti stavano incontrando una resistenza inattesa, mentre in Cina, Mao Tze Dong lanciò la rivoluzione culturale. Tutto ciò si tradusse in Italia nella ricerca dell’indipendenza dal sistema del capitale e nella lontananza proprio dalla politica del Partito comunista. Tutto si mise in movimento e nacquero, da lì a pochi anni, molte organizzazioni, alcune armate, altre no. Ricciardi annota solo che tra la crescita quasi esponenziale delle Br e la la loro repentina caduta passarono pochi anni, ma sembrano decenni. Lo Stato reagì con una legislazione speciale e, in alcuni casi circoscritti e giudicati dalla magistratura, con la tortura. Poi vennero le prime delazioni, il fenomeno del pentitismo e quello della dissociazione, una «diarrea di dissociazioni» le definisce Ricciardi. Furono le dissociazioni a dare il colpo di grazia all’organizzazione, portando via con i protagonisti anche le singole storie, che pezzo dopo pezzo hanno demolito la verità storica e la memoria di quella esperienza. Anche per dire no a tutto questo Salvatore Ricciardi ha sentito la necessità di comporre la propria biografia, ma collocandola con accuratezza dentro il risultato di una ricerca sul proprio passato e su quello del suo paese.
Recensioni – Inquieto ralenti di un assalto al cielo: Maelstrom, Scene di lotta di classe in Italia dal 1960 al 1980, di Salvatore Ricciardi, DeriveApprodi 2011

PER ORA MONTI PIACE A TUTTI, MENO CHE AI COBAS

A.G.18/11/2011
Il programma del nuovo Governo (investire sul capitale umano, favorire la mobilità, rivedere la selezione dei docenti e valorizzarli) non trova il consenso dei comitati di base: hanno scioperato e sfilato contro un programma ritenuto ultra-liberista. Pollice verso anche per il neo ministro Profumo: un esaltatore della scuola-azienda.

Il Governo di Mario Monti ed il neo ministro Francesco Profumo hanno sinora collezionato consensi. Ma non all’unisono. Nella giornata Internazionale dell’educazione, contrassegnata ancora una volta da scontri (stavolta per fortuna di lieve entità) tra gli studenti manifestanti e le forze dell’ordine (in particolare a Milano e Palermo), i Cobas della scuola hanno espresso tutto il loro disappunto per la scelta fatta dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di affidare il dopo Berlusconi a quelli che definiscono un pool di tecnici con un programma ultra-liberista.
Quasi in corrispondenza della presentazione del programma del nuovo Governo, con il neo presidente del Consiglio impegnato a parlarne quasi un’ora al Senato (tra le priorità investire su capitale umano e talenti, favorire la loro mobilità geografica, rivedere la selezione dei docenti e valorizzarne la professione), i Cobas assieme ai Cub hanno scioperato e sfilato per le vie di diverse città: la maggior parte dei manifestanti si è concentrata a Roma, dove il corteo (in cima al quale c’era lo striscione “la crisi va pagata da chi l'ha provocata”) non ha risparmiato cori contro il Governo bipartisan Monti, nelle stesso ore in cui riceveva invece la fiducia delle principali forze parlamentari (tranne la Lega).
Particolarmente bersagliato è stato anche il nuovo ministro dell’Istruzione, ex rettore del Politecnico di Torino e presidente del Cnr, Francesco Profumo: secondo Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, siamo di fronte ad un “esaltatore della scuola-azienda e dell’Università-impresa, uno che parla in italo-inglese, che si autodefinisce ‘marketing oriented’ e ‘incubatore di imprese’, che si vanta di aver creato al Politecnico 109 imprese interne e 14 fondi finanziari e che si lamenta perché nelle sue facoltà gli studenti non vengono ancora formati come imprenditori”. Sempre su Profumo, il portavoce dei Cobas ha quindi annunciato che “se questa è anche la sua idea di pubblica istruzione noi ci opporremo. Prevedo il massacro dei servizi pubblici e la corsa alla privatizzazione. E tutto questo senza toccare i grandi interessi industriali e finanziari”.

SCIOPERO E MANIFESTAZIONI CONTRO IL GOVERNO DELLE BANCHE



A nostra memoria mai un governo è stato sfiduciato nelle piazze con tanta rapidità. Che le caratteristiche aziendali e ultra-liberiste del governo Monti siano cristalline lo hanno dimostrato oggi in piazza gli studenti che manifestavano a livello internazionale  ed i lavoratori/trici COBAS e CUB in sciopero generale, che hanno manifestato in molte città. La partecipazione ai cortei è stata particolarmente rilevante a Roma e Napoli, ma migliaia di studenti e lavoratori erano presenti anche nelle strade di Torino, Milano, Bologna, Firenze, Palermo, Cagliari, Salerno, Genova, Bari, Catania. Le manifestazioni sono state assolutamente pacifiche, salvo laddove, come a Milano, Torino e Palermo, la polizia ha sciaguratamente caricato i manifestanti, provocando anche alcuni feriti. La protesta è stata corale contro il governo bipartisan Monti, che oggi ha ricevuto invece la fiducia delle principali forze parlamentari (tranne la Lega) sulla base di un programma ultra-liberista e presentando una lista di ministri che sono stati finora esponenti ai massimi livelli di gruppi finanziari e banche, del Vaticano e del capitalismo di Stato e privato e che da sempre predicano le politiche antipopolari che hanno provocato la catastrofica crisi.
Particolarmente bersagliato oggi da studenti e insegnanti il neo-ministro della Pubblica Istruzione, fino a ieri Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, esaltatore della scuola-azienda e dell’ Università-impresa, uno che parla in italo-inglese, che si autodefinisce “marketing oriented” e “incubatore di imprese”, che si vanta di aver creato al Politecnico 109 imprese interne e 14 fondi finanziari e che si lamenta perché nelle sue facoltà gli studenti non vengono ancora formati come imprenditori; ma anche il ministro dello Sviluppo Economico e Infrastrutture il super-banchiere di Intesa Corrado Passera; o quello dei Beni culturali Ornaghi, fino a ieri Rettore della Cattolica, braccio culturale del Vaticano; o Clini ministro dell’Ambiente che, in spregio alla volontà degli italiani, straparla di nucleare da introdurre e TAV da fare a tutti i costi.
Abbiamo salutato con soddisfazione la caduta del governo Berlusconi. Ma il governo Monti si annuncia altrettanto (se non più) micidiale: vuole imporre la libertà totale di licenziare, il collocamento dei dipendenti pubblici in “esubero” in Cassa Integrazione, anticamera del licenziamento dopo 24 mesi, l’eliminazione delle pensioni di anzianità e del sistema retributivo, la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali malgrado i risultati dei referendum, la svendita del patrimonio naturale e artistico e le distruttive Grandi Opere, la re-introduzione dell’ICI sulla prima casa, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità e la retribuzione dei docenti in base ai grotteschi quiz Invalsi.
LA CRISI E IL DEBITO VANNO PAGATI DA CHI LI HA PROVOCATI E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.
Nella manovraccia approvata dalla casta bipartisan non c’è neanche un provvedimento che faccia pagare la crisi a chi l’ha provocata e a chi ci si arricchisce. Con una seria patrimoniale, recuperando gran parte della evasione fiscale, riducendo drasticamente la corruzione dilagante nelle strutture pubbliche, riducendo le “pensioni d’oro”, cancellando le missioni di guerra e tagliando le spese militari avremmo alcune centinaia di  miliardi annui non solo per aggiustare il bilancio ma per salari e pensioni adeguati, investimenti nell’istruzione e nella sanità, nei servizi sociali, nella tutela del patrimonio naturale ed artistico; per porre fine alla precarietà e garantire un reddito minimo per tutti/e.
Particolare soddisfazione ci ha procurato, infine, l’andamento della manifestazione romana, ove studenti e lavoratori/trici dei COBAS e della CUB hanno posto fine agli intollerabili divieti del sindaco Alemanno che per un mese aveva sottratto ai cittadini/e il diritto di manifestare liberamente. Il corteo unitario è arrivato fino a 50 metri dall’ingresso del Senato dove Monti presentava il suo nefasto programma e il suo governo aziendale. Diffidiamo comunque Alemanno dal reiterare i divieti di manifestare pacificamente nelle vie della città. Fin d’ora diciamo che come COBAS ci batteremo contro qualsiasi limitazione a tale democratico diritto.

giovedì 17 novembre 2011

CAMBIA IL GOVERNO, RIMANE L'INVALSI....

Il passaggio sulla scuola (tutto il discorso di Monti  www.ilpost.it)
Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori. La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli d’istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall’INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti.
 

Monti ha risposto in modo puntuale alle due domande (13 e 14) fatte dalla UE; è tutto più che chiaro ...

…allocami il calzino!


di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
17 novembre 2011
Oggi alle ore 14.00 il neo presidente del Consiglio Mario Monti ha presentato il suo governo al Senato. Lo ha fatto con un discorso di 44 minuti. Il voto di fiducia è atteso in serataDomani avverrà il passaggio alla Camera.
Con l’aiuto di TuttoScuola riportiamo le poche frasi che sintetizzano il programma del nuovo esecutivo in tema di istruzione e università: “Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattoriLa valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli d’istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani”.
Per raggiungere questi obiettivi, ha spiegato Monti, occorreranno “interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall’Invalsi, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnantiNell’università, varati i decreti attuativi della legge di riforma approvata lo scorso anno, è ora necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d’incentivazione basati sulla valutazione, previsti dalla riforma”.
  • interventi mirati sulle scuole anche mediante i test elaborati dall’Invalsi?
  • revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti?
  • è  necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d’incentivazione basati sulla valutazione?
Tutto cambia per non cambiare niente.
Non ci bastava essere stati razionalizzatiora dobbiamo essere valorizzati ed infine allocati.
Se il buon giorno inizia dal mattino….

mercoledì 16 novembre 2011

QUIZ INVALSI: SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA






Lo scorso anno scolastico, i Cobas tramite il Cesp, suo centro studi, hanno tenuto decine di convegni per spiegare ai lavoratori della scuola i pericoli per la scuola pubblica connessi alla somministrazione dei quiz Invalsi. Tra l’altro sostenevamo che tra gli obiettivi dei quiz c’era quello di creare un sistema per differenziare economicamente i finanziamenti alle scuole e i salari dei docenti. Qualche collega non condivideva tale analisi affermando che tale fine, per noi evidente e naturale, non era dichiarato da nessuna parte.
Ebbene, le scorse settimane sono giunte ben due conferme alla nostra tesi.
La prima sotto forma di un’intervista all’ormai ex ministro Gelmini, su La Repubblica del 9/10/2011 nella quale la povera donna afferma: “Non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi”.
La seconda è giunta il 2 novembre scorso, quando il Miur ha reso disponibile sul suo sito lo statuto dell’Invalsi (decreto n. 11 prot. 5657 del 2/9/11). Il documento, formato da 20 articoli, ne definisce natura giuridica, composizione, missione e obiettivi. All’articolo 2 leggiamo che l’Invalsi “concorrere alle azioni di sviluppo della cultura del merito promosse dalla Fondazione per il merito…” e all’articolo 4 comma e si aggiunge che l’Invalsi ha anche l’obiettivo di collaborare  “… alle attività di valutazione del sistema scolastico al fine di realizzare iniziative di valorizzazione del merito …”. Più chiaro di così: mentre si massacra la scuola pubblica (e insieme ad essa le pensioni, la sanità, gli stipendi, i diritti dei lavoratori), si cerca di far passare un modello meritocratico per il quale, se la tua scuola non ha soldi e il tuo stipendio è una miseria, la colpa alla fin fine è di chi ci lavora.
D’altra parte ciò era evidente con le manovre estive che tagliava ancora una volta le risorse alle scuole e bloccava contratti e stipendi continuando ad espellere i colleghi precari ma riusciva a trovare magicamente il modo di aumentare le risorse per l’Invalsi ponendolo sempre più al centro dei processi di ristrutturazione della scuola pubblica.
E un’altra, allarmante conferma ci viene dalla recente lettera di Berlusconi alla UE, laddove si afferma che tra le proprie azioni prioritarie il governo assume il rafforzamento della valutazione delle scuole sulla base dei quiz Invalsi, con finanziamenti differenziati a seconda del merito e, già a partire dal prossimo anno, con azioni di “ristrutturazione” per quelle che andranno male (proprio sul modello USA, disastroso e al quale là si sta cercando di porre rimedio); vi si dice anche che si procederà all’aumento “dell’impegno didattico”, che si agirà sul “livello stipendiale” e che si introdurranno nuove forme di reclutamento (= la chiamata diretta dei presidi).
Stanno facendo pagare la crisi ai lavoratori in carne e ossa e stanno distruggendo pezzo per pezzo i servizi pubblici, mentre salvano  e ingrassano quella finanza virtuale delle banche e banchieri che sono i primi responsabili del disastro delle nostre economie. Devono riscrivere un intero modello di società e hanno bisogno di abolire finanche il concetto di “diritto” (alla scuola, alla vecchiaia, alla salute).
È un modello che si ripropone per i finanziamenti all’istruzione: si taglia il corpo vivo della scuola, si colpisce la didattica, si tagliano gli stipendi, ma si finanzia il fumo di coloro che pretendono di  misurare i nostri risultati. Il merito per pochi al posto dei diritti di tutti.
Nel frattempo il MIUR ha fissato le date per lo svolgimento dei quiz per il corrente anno scolastico:
data
Grado di scuola
Ambito dei quiz
8 maggio 2012
Classe II Secondaria di secondo grado
ITALIANO
MATEMATICA
QUESTIONARIO STUDENTE
9 maggio 2012
Classe II Primaria
PROVA PRELIMINARE DI LETTURA E DI ITALIANO
Classe V Primaria
ITALIANO
10 maggio 2012
Classe I Secondaria di primo grado
ITALIANO
MATEMATICA
QUESTIONARIO STUDENTE
11 maggio 2012
Classe II Primaria
MATEMATICA
Classe V Primaria
MATEMATICA
QUESTIONARIO STUDENTE

Come si evince dalla tabella, la minaccia gelminesca di introdurre i quiz anche per l’esame di maturità si è rivelata un’altra bufala: per le classi 5^ delle superiori il Miur (con la direttiva n. 88 del 18 ottobre scorso titolata Obiettivi delle rilevazioni nazionali INVALSI sugli apprendimenti degli studenti – a.s. 2011/2012) prevede che l’INVALSI valuterà, limitatamente all’italiano, “i livelli di apprendimento degli studenti a conclusione dei percorsi dell’istruzione secondaria superiore, utilizzando un campione significativo di prove scritte delle diverse tipologie, relativo a tutti gli ordini e gli indirizzi di studio del secondo ciclo di istruzione. La rilevazione avrà come riferimento gli obiettivi di apprendimento propri dei percorsi di studio del vecchio ordinamento e riguarderà alcune province del nord, del centro e del sud del Paese”.
Insomma, niente test ma solo una indagine a campione delle diverse prove scritte d’italiano. La stessa direttiva, però, minaccia che l’Invalsi realizzerà uno studio di fattibilità per l’introduzione dei quiz per l’esame di maturità.
Retromarcia anche nell’allargamento dei quiz per l’esame di terza media: tutto resta come prima e non ci sarà il quiz né per Inglese né per Scienze.
La citata direttiva, inoltre, ricorda che
1) nelle singole scuole è richiesta “la collaborazione dei docenti per la raccolta e l’inserimento dei dati, la somministrazione delle prove e la trascrizione dei risultati sui fogli risposta”;
2) “gli impegni connessi allo svolgimento delle rilevazioni dovranno trovare adeguato spazio di programmazione nell’ambito del piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente scolastico e deliberato dal collegio dei docenti
3) “l riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in sede di contrattazione integrativa di istituto, ai sensi degli artt. 6 e 88 del vigente CCNL
Resta quindi pienamente confermato quanto abbiamo sostenuto lo scorso anno scolastico: per i docenti non c’è alcun obbligo né di somministrazione né di inserimento dei dati, tanto è vero che “il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in sede di contrattazione integrativa di istituto“, cioè come retribuzione per attività aggiuntive e, in quanto tali, da svolgersi solo su base volontaria.
Trova, dunque conferma, la campagna dei Cobas avviata ad inizio di quest’anno scolastico contro la somministrazione dei quiz Invalsi e contro l’inserimento nel Piano Annuale delle Attività del lavoro necessario al loro svolgimento.
Come trovano conferma tutte le altre iniziative messe in campo con successo nello scorso anno scolastico, dato che da un punto di vista normativo è cambiato poco.
L’unica prova obbligatoria per legge è quella dell’esame di terza media. Per poter svolgere le altre occorre una mozione favorevole del collegio dei docenti e l’approvazione del Piano Annuale delle Attività che preveda le attività connesse ai quiz.
Attenzione, dunque, nei collegi a non far passare i quiz Invalsi. Sono già numerose le scuole che si sono espresse in questo senso (trovate alcuni esempi a questo url http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article253) e quest’anno saranno più numerose di quello precedente.
Importante è anche il ruolo dei genitori che possono opporsi tramite tre modalità:
1)  non mandando i figli a scuola il giorno dello svolgimento del quiz;
2) inviando una diffida al DS in cui ci si oppone per vari motivi a che i propri figli siano sottoposti ai quiz (in una prossima mail manderò un modello che stiamo predisponendo, aggiornando quello dello scorso anno)
3) inviando una diffida al DS in cui ci si oppone alla somministrazione del questionario alunni avvalendosi dell'articolo 7 del codice privacy (anche questo modello sarà inviato in una prossima mail).
Ricordiamo che i Miur sta cercando di recuperare il consenso perduto e ha stanziato molto soldi per organizzare una propaganda capillare scuola per scuola, per spiegare la bontà, serietà e necessità dei quiz.
Ma il mondo della scuola sono anni che vive i quiz come un corpo estraneo alla didattica e sono anni che ne testa l’approssimazione e la scarsa scientificità; l’INVALSI è un carrozzone che sbanda senza sosta: dopo i pastrocchi all’esame di terza media (risposte sbagliate, telefonate convulse alle scuole e raddoppio del lavoro per gli insegnanti), ecco l’incredibile vicenda del concorso a presidi (quiz sbagliati, approssimativi, oscuri, annullati, reinseriti); e noi dovremmo dare in mano a loro la valutazione dei nostri allievi, del nostro lavoro, delle nostre scuole?