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venerdì 30 novembre 2012

INSEGNANTI CORPORATIVI E STUDENTI AVATAR

Un possibile processo costituente nella scuola e la generazione degli studenti facebook

INSEGNANTI CORPORATIVI E STUDENTI AVATAR Monti, Napolitano entrano nelle scuole con gli scarponi. Un possibile processo costituente nella scuola e la generazione degli studenti facebook

di Beppi Zambon
È noto che nei paesi in cima alle classifiche mondiali degli apprendimenti, come Finlandia e Corea, ma anche in moltissimi altri, i docenti vengono portati in palmo di mano e si investe molto sulla scuola come motore del progresso civile ed economico. Gli insegnanti italiani, invece, hanno subito in queste settimane un infido attacco nella legge di stabilità del governo Monti, solo uno scatto d’orgoglio, solo un rospo troppo grosso da ingerire ha permesso di rivitalizzare un corpo docente in grave sofferenza, se non in decomposizione. Quasi un alzati Lazzaro! Con in più gli studenti che ci hanno messo il carico da undici.
La ritirata sull’aumento di un terzo dell’orario di cattedra non è andata giù al Presidente del Consiglio, che si è prodotto in una velenosa accusa di corporativismo e conservatorismo contro gli insegnanti italiani, dimentico delle sue 6 ore settimanali di cattedratico universitario. A lui si è aggiunto anche Giorgio Napolitano, che da tempo ha smesso di osservare i limiti dei suoi compiti costituzionali, gettando il suo cappello a suffragio e copertura del suo Presidente del Consiglio: "Non si può restare prigionieri di conservatorismi e corporativismi, come proprio ieri ha sottolineato il presidente Monti". Ora, aspettiamo, in ambasce, l’angelus domenicale del Papa.
Aldilà delle facili battute, questi interventi potenti ci avvisano che la guerra non è vinta, quella che abbiamo portato a casa è la vittoria di una battaglia in un conflitto che si radicalizzerà a breve, dopo le elezioni politiche di primavera. Monti non si sbaglia quando parla di 2 ore anziché 6, quale obiettivo nel monte ore ordinario dei docenti, come non a caso si rincorrono le voci di un percorso d’istruzione superiore di 4 anni, in linea con la stragrande maggioranza degli altri paesi europei. Mischiate il tutto e troverete un risultato che riconduce i conti e i parametri della scuola italiana dentro la pianificata riduzione della spesa pubblica, voluta dalla BCE e liberamente interpretata da Monti. E allora, siamo fatti come i cachi di questa stagione? Non direi, anzi.
La mobilitazione delle scuole, partita dalle impossibili 24 ore, si è allargata, ha tracimato, è andata oltre, ha stoppato la legge sull’autonomia scolastica ‘la Ghizzoni-Aprea’, ha rimesso in gioco gli scatti d’anzianità, ha prodotto, sta producendo un rimescolamento delle carte, dove le organizzazioni sindacali concertative, sempre afasiche ma finalmente tagliate fuori, non hanno trovato di meglio da fare se non abbozzare a denti stretti: la lotta paga. Ma questa mobilitazione degli insegnanti porta con se anche un segno costituente, che va oltre la resistenza metro per metro alla destrutturazione della scuola pubblica, che pure è importante: di nuovo, con un movimento in piedi, si coordina ed usa la rete, riflette sul darsi degli strumenti organizzativi di Istituto [comitato, gruppo, etc] oltre le impastoiate rsu, si propone una possibile alternativa [vedi bozza in allegato] alla legge sull’autonomia scolastica, di nuovo si affacciano i contenuti propositivi della legge popolare [vedi LIP] per il rinnovamento della scuola pubblica in Italia. Non sono quisquilie le proposte costituenti sulla funzione della scuola, tanto meno oggi che siamo nella società della conoscenza, del general intellect. Vale, veramente, la pena di giocarci la partita.
Tanto più che gli studenti si sono presi sul serio e fanno per davvero, con un senso di responsabilità, di ponderazione, di allegria, di spensieratezza, di serietà, di mediazione, di interlocuzione, di decisione, di determinazione da lasciare basiti noi stessi che li frequentiamo per dovere e piacere. Questa generazione di studenti facebook si sono dimostrati, in queste settimane, assolutamente fuori dagli stereotipi a cui la vulgata ci aveva assuefatti, non sono avatar, sono veri: ci hanno stupefatto, tutti noi. L’impressione è che assemblee, autogestioni, cogestioni, manifestazioni, persino le occupazioni delle scuole non siano state quest’anno un refrain, prestabilito, finito il quale si ritornerà in classe a fare (o non fare) ciò che si faceva prima. In tutta Italia il 14 novembre hanno forzato il muro di costrizione e del silenzio; il 24 hanno apertamente sorriso festanti a tutti: i cortei, le botte, i tafferugli, le strade e le piazze piene di gioiosa determinazione e di disincantato desiderio di cambiamento, ci segnalano che una nuova leva si è messa in movimento, con cui è utile e costruttivo confrontarsi, ma che non dobbiamo pensare, neppure sognare, di indirizzare, di suggerire cosa fare: lo sanno già, lo hanno dimostrato, sono in grado di trovare la loro strada, senza maestri o professori che gli vogliano insegnare anche fuori dai banchi e dalle aule. Probabilmente siamo noi – immodesti e spesso autoreferenziali - che dobbiamo registrare la lunghezza d’onda e sintonizzarci meglio per ricevere forte e chiaro il messaggio [vedi anche].
Il confronto, i comune obiettivi, le assemblee, le occupazioni, le sperimentazioni, gli approfondimenti, le incomprensioni, le liti tra insegnanti e studenti ci stanno tutte, ci devono essere, altrimenti la dialettica su cosa si può fondare, ma ciascuno nella propria autonomia, nelle proprie individualità, nelle diversità sociali e dei ruoli che abbiamo e assumiamo, consapevoli, tutti, del conflitto sociale dentro cui la scuola è un asse centrale, di cui siamo parte, siamo una componente - con propri interessi, priorità, interpretazioni - tra le altre, di, almeno, pari importanza e dignità.
29/11/2012

QUANTE ORE FA DAVVERO UN DOCENTE?



Lezione

18 h
Correzione compiti
8 ore
Preparazione
compiti
9 ore
Ricevimento
genitori
1 ora
Riunioni

2 ore
TOTALE

38 h

ECCO IL CALCOLO:



Ogni disciplina viene insegnata per 3 ore settimanali. Ogni insegnante, quindi, in media insegna un totale di 6 discipline. Esempio: matematica e fisica comporta 3 classi di matematica e 3 classi di fisica.
Ore di lezione a settimana (minimo)
Ore per materia in ogni classe (media)
Discipline da insegnare
18 :
3 =
6
Gran parte delle materie richiede lo scritto. 3 scritti per ogni disciplina portano a 18 il totale degli scritti a quadrimestre per ogni insegnante.
Compiti in classe a quadrimestre (minimo)
Discipline da insegnare
Totale compiti in classe per quadrimestre
3 x
6 =
18
Ogni compito va pensato, scritto, e stampato e gli esercizi verificati prima di sottoporli agli studenti: minimo 1 ora per ogni compito per un totale di 18 ore ogni quadrimestre.
Ideazione, redazione, stampa, verifica esercizi
Compiti in classe per quadrimestre
Totale preparazione compiti in classe
1 ora x
(per ogni compito)
18 =
18
ore
450 sono i compiti in classe da correggere ogni quadrimestre, considerando una media di 25 alunni per classe.
Totale compiti in classe per quadrimestre
Media alunni per classe
Totale compiti in classe da correggere
18 x
25 =
450
Considerando un minimo di 15 minuti per correggere ogni compito, il tempo totale per correggere 450 compiti è di 6.750 minuti, cioè 112 ore a quadrimestre.
Correzione compiti in classe
Totale compiti in classe da correggere
Totale correzione compiti in classe
cioè
15 x
min. (minimo)
450 =
6750 minuti
112
ore
Le 112 ore di correzione si aggiungono alle 18 ore di preparazione, per un totale di 120 per ogni compito a quadrimestre.
Considerando  che ogni quadrimestre  è formato da 16 settimane, per ogni compito occorrono 8 ore a settimana.
Totale correzione compiti in classe
Totale preparazione compiti in classe
Totale per ogni compito (preparazione + correzione)
112 +
ore
18 =
ore
120 ore
 (a quadrimestre)
Totale per ogni compito (preparaz. + correzione)
Settimane per ogni quadrimestre
Totale per ogni compito
(preparazione + correzione)
120
ore (a quadrimestre)
16
8
ore (a settimana)
Per ognuna delle 18 ore settimanali di lezione consideriamo una media di 30 minuti per preparare ogni lezione, per un totale di 9 ore a settimana
Ore di lezione settimanali (minimo)
Preparazione di ogni lezione (media)
Totale preparazione lezioni
18
30 minuti
9 ore
(a settimana)
Il contratto prevede 80 ore di riunioni l’anno, che fanno una media di 2 ore di riunione la settimana
Totale riunioni ogni anno
Mesi di scuola
Riunioni al mese (media)
Riunioni a settimana (media)
80 ore:
10 =
8 ore
2 ore


























Il calcolo di 38 ore a settimana NON comprende:
-               Gli scrutini
-               Le ore di buco
-               L’obbligo di arrivare a scuola 5 minuti prima (da moltiplicare per 200 giorni)
-               La scrittura dei verbali delle riunioni
-               Scrivere la programmazione a inizio anno
-               Scrivere il programma svolto a fine anno
-               Scrivere le relazioni (1 per classe e per materia)
-               Scrivere le relazioni per gli alunni che hanno i corsi di recupero
-               Preparare, assistere  e correggere le prove per i corsi di recupero
-               Scrivere il documento della quinta per l’esame
-               Scrivere i giudizi di ogni studente della quinta classe
-               I colloqui col preside e col personale di segreteria
-               Preparare e correggere i test d’ingresso per le classi prime
-               Il lavoro aggiuntivo nelle classi con alunni diversamente abili o con DSA (dislessia, ecc.)
-               Esaminare gli alunni che si sono trasferiti da altro corso di studi
-               Riunirsi per decidere di questi trasferimenti
-               Incontrare fuori orario gli alunni (soprattutto quelli di quinta per le tesine)
-               Tenere aggiornato il registro personale
-               Preparare le esperienze di laboratorio e correggerle
-               Ecc. ecc.


    “Le ore di fiato messe sul mercato dai professori secondari è andata spaventosamente aumentando. […] Tutto ciò
     può sembrare ragionevole solo ai burocrati che passano 7 od 8 ore del giorno all'ufficio, seduti ad emarginare 
      pratiche.” (Luigi Einaudi, Corriere della Sera, 21 aprile 1913)

 

SCATTI DI COSA?

Ricordate quando i sindacati di governo CISL,UIL,SNALS e GILDA hanno revocato lo sciopero nazionale della scuola due giorni prima accontantandosi di un pugnodi mosche da pate di Profumo & c. Noi abbiamo invitato (e continuiamo a farlo) i lavoratori della scuola a restituire le tessere a quei sindacati crumiri che si erano accontentati di un pugno di mosche: la promessa di trovare i soldi per lo scatto del 2011 togliendoli al FIS ed al MOP. Beh dopo oltre una settimana neanche l'ombra delle mosche infatti ...

È passata una settimana dalla promessa fatta dal governo, nella sede istituzionale di palazzo Chigi, ai sindacati, di un’immediata emanazione della direttiva per il recupero degli scatti di anzianità maturati nell’anno 2011, ma ancora niente di nuovo
Ricordiamo che una nutrita rappresentanza governativa , con l’intento di scongiurare lo sciopero unitario del settore della scuola, giovedì scorso, aveva comunicato di aver già predisposto l’atto di indirizzo sul recupero della validità dell´anno 2011 ai fini delle progressioni di carriera e il relativo pagamento degli scatti per chi li ha maturati in quell’anno di riferimento. Sembrava tutto pronto, tanto da pensare che nel giro di qualche ora, al massimo di qualche giorno, l’atto di indirizzo dovesse essere emanato, con la benedizione dei ministri dell’ economia Grilli e della funzione pubblica Griffi, mentre a distanza di una settimana, ancora la misteriosa direttiva langue in qualche cassetto ministeriale e, nessuno chiede spiegazioni. A questo punto, visto che il Tesoro sta già provvedendo a predisporre l’ultima busta paga del 2012, è quasi certo che, gli scatti maturati nel 2011, arriveranno nel 2013. Si potrebbe dire che si tratta di uno scatto lento e forse anche ingannevole. Sulla lentezza non ci sono dubbi, visto le lungaggini , che sembrano protrarsi e non finire mai, sull’ingannevolezza, invece, aleggiano sospetti che non ci lasciano tranquilli. Si teme, infatti, che nell’atto di indirizzo, ci sia una “clausola” che conduca al via libera del pagamento degli scatti per il solo anno del 2011.
Qual è questa clausola che potrebbe comparire, in questo atto, che tanto tempo impiega ad essere reso pubblico? Si vocifera che nell’atto, venga introdotto, in barba ad ogni norma contrattuale, un maggiore impegno del personale della scuola, per il miglioramento della produttività. In poche parole il miglioramento della produttività si ottiene con un aumento degli orari di servizio a parità di stipendio. Quindi il miglioramento della produttività servirebbe a recuperare il 30% tagliato al FIS, che verrà utilizzato per pagare gli scatti di anzianità di un solo anno.
Quindi lo scatto lento potrebbe configurarsi come un “cavallo di Troia” per fare passare quello che è stato respinto nella legge di stabilità. Per fugare questi dubbi, che sanno tanto di grande imbroglio, chiediamo di conoscere questo fantomatico atto di indirizzo, che una settimana fa era già pronto per essere emanato, mentre oggi tutti si domandano perché questo scatto è così lento, cosa si cela dietro questa lentezza?

INVALSI.OLTRE IL DANNO ANCHE LE BEFFE

 Ancora una volta gli insegnanti della scuola pubblica vengono “schiaffeggiati” da un’istituzione di cui, tra l’altro, non sono diretti dipendenti. Le valutazioni degli esiti delle prove INVALSI somministrate lo scorso anno scolastico agli alunni delle terze classi implicano che i risultati di alcune classi sono da considerarsi, secondo l’Istituto di valutazione del sistema scolastico,“sospetti” e rivelano procedure anomale, cioè sono viziati da cheating, termine anglosassone per dire che gli alunni sono ignoranti ma copioni e gli insegnanti incapaci e scorretti.
Viene il dubbio che una tale accusa nasca dalla considerazione che forse alcuni dati sono solo statisticamente superiori alla media nazionale o a quella delle macroregioni di appartenenza o comunque non conformi a degli standard di riferimento che, secondo modelli statistici, vengono ritenuti “normali”, pertanto alcune classi risultano penalizzate o non comparendo affatto negli elenchi inviati alle rispettive scuole e pubblicati o sono presenti con un punteggio molto più basso di quello raggiunto, perché i conti debbano tornare in termini statistici e cioè si debba poter concludere che il livello ottenuto dalla singola istituzione sia quello previsto dalla statistica e che gli alunni della scuola pubblica e soprattutto della scuola pubblica del Sud siano mediocri e i loro insegnanti, mediocri come loro, siano anche degli imbroglioni, che permettono ai loro alunni di copiare o suggeriscono loro le risposte o manomettono gli esiti….Ebbene, noi non ci stiamo più a questo gioco al massacro.
Se si pensa che da qualche anno noi docenti siamo stati gravati di questo ulteriore onere, senza peraltro ottenere una remunerazione per l’enorme mole di lavoro aggiuntivo che la somministrazione, la correzione e la digitazione delle singole risposte comportano, se non una simbolica quota che alcuni dirigenti più sensibili attribuiscono prelevando le somme dal magro FIS, oggi al danno si aggiunge la beffa di sentirsi infangati e non rispettati nella nostra dignità professionale. Ma tanto, oggi è facile colpire la scuola con i suoi docenti, fa parte di una politica che già da qualche anno sta sistematicamente demolendo la scuola pubblica e i suoi docenti che, invece, continuano con dedizione e senso di responsabilità a preparare i propri allievi alla vita e anche alla roulette delle domande della prova INVALSI.
Non ci stiamo più ad essere valutati, insieme ad i nostri alunni, nei modi fin qui utilizzati, che peraltro falsano la veridicità delle cose e basterebbe incrociare i dati delle prove con le valutazioni di questi alunni nelle altre prove d’esame o con il successo scolastico degli stessi alle scuole secondarie di secondo grado, per capirlo. O anche queste variabili sono viziate di cheating? E’ così difficile concepire l’idea che alcune classi del Sud siano più preparate della media nazionale o degli alunni del Nord? Forse è statisticamente scorretto? Non è possibile sovvertire l’equazione alunni meridionali = ignoranti? Dobbiamo essere tutti standardizzati e omologati al sistema? Dove va a finire l’unicità del singolo alunno, che peraltro con i test INVALSI non viene valutato nelle sue capacità creative e nel suo senso critico?
Consapevoli della nostra dignità e del senso di responsabilità che il nostro lavoro ci richiede, indignati per le accuse che ci vengono mosse, suggeriamo all’agenzia valutativa INVALSI di provvedere con propri funzionari alla somministrazione delle prove ed alla relativa correzione e digitazione dei dati, per evitare qualunque “propensione al cheating”, in quanto non siamo più disposti a prestare un servizio che non fa parte dei nostri doveri contrattuali e che ci espone anche ad un’ ingiusta accusa da parte di coloro che dovrebbero invece essere grati ai docenti che gratuitamente lavorano per loro. Prof. Lucia Cordasco -

giovedì 29 novembre 2012

Il potenziale di salute del comune.

 Con la sua dichiarazione sulla non sostenibilità finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) Mario Monti, per conto della governance finanziaria,  ha voluto aprire, anche in Italia, la partita della messa  a valore della salute, tramite la sua concreta trasformazione da diritto  -acquisito con il ciclo di lotte degli anni 60 e 70 - a merce, acquisibile tramite polizze assicurative che garantiscano, così come avvenuto per pensioni, indennità di disoccupazione e accesso allo studio, l’indebitamento strutturale come impronta comune della rendita sulle nostre vite.
 
 Prima di addentrarci in una breve analisi dei processi che hanno portato a  questo passaggio  e dei suoi probabili punti di arrivo, è bene sottolineare  che questo attacco dal nostro punto di vista evidenzia in primo luogo l’incapacità della gestione tanto privata quanto “pubblica” di garantire la salute della moltitudine, mettendo così in risalto il potenziale di salute del comune
 
 Si apre pertanto un enorme spazio per lo sviluppo di lotte e pratiche sociali volte a costruire il comune in sanità, superando la lamentosa ed idealistica difesa del SSN, frutto di lotte sociali degli anni 60 e 70 che certamente rivendichiamo ma che. è bene ricordarlo,  sono state sostenute in condizioni socio economiche oggi non riproducibili in quanto specifiche del fordismo.
 
1.  L’attacco di Monti al Servizio sanitario nazionale è il punto di arrivo di un processo  lungamente preparato: la prima “manovra economica in sanità” – eufemismo con il quale si descriveva la volontà di disinvestire nella nostra salute - è operazione che risale ai tempi in cui Bettino Craxi era Presidente del Consiglio (1984): nel caso di specie si iniziò separando le spese sociali per la salute mentale da quelle sanitarie, portando così un primo duro colpo alla unitarietà tra assistenza sociale e quella sanitaria.
 Da quell’anno in poi non c’è stata finanziaria che non contenesse una norma tesa a limitare il diritto alla salute:
-         prima rinviando sine die  il varo dei numerosi decreti applicativi della legge 833/78, istitutiva del SSN;
-         poi abrogando i fondi per gli investimenti in conto capitale;
-         poi “aziendalizzando” la sanità;
-         poi disarticolando l’equità di accesso alle cure tramite il federalismo, la libera professione ed i tickets;
-         poi iniziando a depauperare i servizi – soprattutto quelli territoriali - di personale tramite i blocchi del tourn over,
-         poi recintando il diritto alla salute con  livelli essenziali di assistenza che già nel 2003 sancivano la privatizzazione della assistenza odontoiatrica, oggi costosissima;
-         poi, con una raffica di finanziarie fotocopia dei governi Prodi – Berlusconi,  precarizzando  gran parte del personale di nuova assunzione, esternalizzando i servizi di supporto e collocando in piani di rientro forzoso almeno otto regioni;
-         poi con i tagli messi in campo prima da Berlusconi e poi da Monti, che polverizzano i servizi sociali, tolgono circa 40 mld di €  nel triennio 2012-1014 al bilancio della sanità , obbligando il SSN allo squilibrio finanziario  e privatizzano di fatto, dato il micidiale mix tra costo dei ticket e lunghi tempi di attesa, la diagnostica di base e l’assistenza ambulatoriale  specialistica. Si  spende di meno e si attende di meno andando nei laboratori e negli ambulatori privati.
 
  Il senso di tutto ciò è reso bene da quanto avvenuto nel 2012: a fronte di 4,5 mld   circa  di tagli lineari alla sanità presentati sotto la retorica della “ spending review ”, con lo stesso decreto vengono stanziati 3,9 mld € di “Monti bond” per acquistare azioni del Monte dei Paschi di Siena ad un valore che favorisce la banca stessa. Come segnala Maurizio Lazzarato, operazioni di questo genere evidenziano la sostituzione dei fini cui viene sottoposto il sistema fiscale, che perde la sua funzione di redistribuzione progressiva a favore della estrazione forzosa di valore dal corpo sociale e la sua messa a disposizione della rendita, la cui valorizzazione langue da ormai sei anni a causa della incapacità della governance finanziaria di risolvere la crisi globale.
 
2.  E’ probabile che in questa fase il governo della rendita finanziaria si accontenti di sancire la privatizzazione della sola assistenza diagnostica  e della specialistica ambulatoriale, sia per portare a casa una situazione di fatto già acquisita, sia per saggiare la risposta sociale a questo loro ennesimo furto del comune , sia perché consapevoli del fatto che non vi sono le condizioni strutturali - al momento - per privatizzare l’assistenza di base e quella ospedaliera.
 Ma è chiaro che il punto a cui arriveranno non sarà dettato da una qualche remora etica, ma dal livello di lotta sociale che sapremo esprimere.
 Per parte sua una certa disponibilità in questa direzione il ceto politico la dimostra già, stando alle parole del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi , riportate dal sito Salute internazionale: “In questo senso non è escluso che si arrivi a chiedere un contributo responsabile a chi può pagare, in rapporto al reddito. E che si possa pensare che certe categorie di lavoratori possano fare un’assicurazione privata finalizzata a garantirsi specialistica e diagnostica. Servizi che ormai si trovano nel privato allo stesso prezzo del pubblico con i suoi ticket. I tempi cambiano, e in un quadro di crisi come quello attuale tutto gratis non può più essere”. Enrico Rossi , Presidente Regione Toscana, Il Tirreno, 1 Ottobre 2012.
 
 Vediamo quindi  che accanto all’azione politico amministrativa centrale a favore della rendita, la crisi dei modi di gestione privato e pubblico della sanità  si evidenzia:
-         nella corruzione che le cronache giudiziarie hanno rivelato essere consustanziale a “mostri sacri” del privato in sanità quali il San Raffaele ( che è bene ricordarlo ha dato due ministri alla sanità italiana di cui uno generosamente passato anche al sistema penitenziario per una storia di mazzette) e  le cui magagne amministrative hanno contribuito, in sinergia con quelle ordite dalla Fondazione Maugeri,  alla caduta di Formigoni;
-         nella generale deliquescenza dei processi di rappresentanza politica a livello di istituzioni regionali, intente a riprodurre i propri apparati politico amministrativi grazie alla arbitrarietà nelle assunzioni e negli appalti garantita da direttori generali di loro nomina e, come evidenzia la documentazione giudiziaria sulla strage di Taranto e le lotte di centinaia di comitati impegnati nella difesa della salute sui territori, talora complici nell’esporre popolazione e lavoratori ad inquinanti di cui è noto l’effetto nocivo per la salute e la cui prevenzione sarebbe  quindi un atto dovuto.
 Se passiamo dal locale al globale, abbondanti sono le  evidenze a sfavore dei modi di gestione pubblico e  privato. Qui basterà ricordare:
-         l’incessante lavorio  svolto  da gruppi di “esperti”  foraggiati da multinazionali e fondazioni, che si sono impegnati nella costruzione sociale di malattie cronico degenerative e di malattie mentali, ampliandone i criteri diagnostici in modo da includere quote sempre maggiori di soggetti, prima sani e poi arruolati tra i consumatori a vita di farmaci, dilatando a dismisura le spese dei servizi sanitari nazionali e generando sovra diagnosi e sovra trattamenti;
-         il supporto alla privatizzazione delle conoscenze sul vivente offerto dalle istituzioni a gruppi privati tramite la concessione del diritto a  brevettare interi sistemi di sapere comune sui processi biologici, peraltro mercificati spesso in una cornice di generale in appropriatezza ( pensiamo all’offerta di test genetici che “predicono” - poco e male - la predisposizione allo sviluppo di tumori o di altre patologie);
-         l’assoluta incapacità a fare fronte al cambiamento climatico (che ha implicazioni concrete per la salute di tutti) nei cui confronti non solo non vengono prese misure preventive globali, ma che oggi viene posto al centro, anche da parte OMS di politiche di adattamento allo stesso ( sic);
 
3.  A fronte delle molteplici evidenze, pur sommariamente esposte, sulla necessità di superare limiti e danni prodotti dalla gestione privata, da quella istituzionale o peggio dal mix tra iniziativa privata e iniziative istituzionali di servizio al privato che oggi sta al centro delle politiche tanto obamiane quanto della rappresentanza politica italiana, vi sono dunque le opportunità offerte da una gestione comune di salute e sanità.
 
 E chiaro che qui come altrove, il comune non sarà il frutto dello sviluppo progressivo della storia né della delega ad nuova e pertanto più etica rappresentanza  politica che sostituendo quella ora insediata negli scranni istituzionali ci garantirà il bene comune sanità,  ma il portato delle lotte sociali e dei percorsi di cooperazione e inclusione che sapremo mettere in campo.
 Assumendo il punto di vista del potenziale di salute del comune noi potremmo (ma è solo un modo per stimolare una discussione ed attivare sperimentazioni che dobbiamo decidere e valutare insieme):
-         superare le perdite di salute cui danno luogo le pratiche proprietarie e normalizzanti delle gestioni privata e istituzionale: una gestione comune della salute verifica la sua efficacia nella capacità di consentire una vita felice alle singolarità, rispettando la molteplicità dei bisogni di salute propria dei diversi contesti socio culturali in cui ognuno ha liberamente deciso di collocarsi, contesti culturali di cui viene assunta la necessità di decostruire i meccanismi identitari cui pure danno luogo di per sé ed i cui effetti sono esacerbati dalla gestione biocapitalistica della salute;
-         valorizzare le critiche rivolte ai processi di normalizzazione insiti nella definizione sociale della “malattia”.e nella sua gestione biocapitalistica, con tutto il portato di stigma, esclusione ed emarginazione sociale, ma anche di costruzione sociale della malattia  e produzione di classificazioni intrinsecamente corrotte  di cui dobbiamo e vogliamo liberarci.   Quello che qui ci interessa è decostruire, proprio a partire da una accezione policontesturale ed auto sovversiva di salute, tutte le classificazioni oggi esistenti, un lavoro che impegnerà molte e molti e di cui in questa sede importa sottolineare la necessità;
-         riappropriarci del valore comune che produciamo cooperando, quel valore che oggi la rendita ci sottrae operando al di sopra ed al di là degli stati nazionali, con la messa a valore delle nostre vite e la cui ricattura non rientra minimamente non solo nelle intenzioni di Monti (sarebbe troppo aspettarsi questo da un professore con tale curriculum), ma in nessuna delle piattaforme politiche su cui si esprime oggi la rappresentanza. Se è chiaro che la spending review, operando sulla riduzione delle spese ha per  obiettivo il trasferimento sulle nostre vite di  quelli che un tempo venivano chiamati “oneri sociali”, la gestione comune di salute e sanità ai diversi livelli cui dovrebbe svilupparsi ( locale, europeo, globale) trova le necessarie risorse in lotte che conquistino rendita sociale imponendo una “revisione e diversa allocazione delle entrate della rendita finanziaria”, così come le lotte negli anni 60 e 70 hanno prodotto autonomia a partire dalle lotte per il salario;
-         superare la delega nei momenti decisionali e l’autoreferenzialità di quelli valutativi attraverso il controllo sociale delle risorse. L’unica  condizione in cui ha senso parlare di partecipazione è quella in cui si esercita un controllo diretto sulla quota di ricchezza sociale prodotta in relazione ad una destinazione decisa in comune; fino ad oggi il mancato intervento contro il degrado delle condizioni ambientali e di vita e l’uso proprietario dei servizi da parte della rappresentanza o dei professionisti/ tecnici si è basato sul fatto che con la delega i cittadini, pur essendo esposti a rischi o portatori di bisogni di assistenza, hanno accettato un sistema di utilizzazione dei soldi destinati alla loro salute, che non solo non prevede alcun loro  ruolo, ma che  li esclude completamente da qualsiasi possibilità di intervento in merito sia alla scelte da fare che alla valutazione di impatto delle scelte fatte. Un  po’ come avviene nel caso dell’istituto giuridico dell’interdizione, in cui vista la attestata incapacità di intendere e di volere, l’uso del patrimonio viene inibito al soggetto interdetto, mentre la gestione di beni passa ad un tutore.
 
4. Su questi e sui  molti altri problemi associati ad una gestione comune di salute e sanità potrebbe essere opportuno ed anche urgente, dato l’attacco promosso da Monti al SSN,  attivare processi di interazione tra singolarità, associazioni  e comunità in lotta per la difesa di salute, ambinete  e territorio, valorizzando quanto abbiamo iniziato a  dirci alla Scuola estiva di Uninomade (http://www.uninomade.org/uninomade-estiva-2012/ ) su “Conricerca e biocapitalismo “ (ma senza per questo escludere il contributo di altri approcci visto che la con ricerca nel biocapitalismo è terreno di sperimentazione) e  ragionando insieme su come la sanità può contribuire alla nostra felicità. Non quindi un seminario verticale, ma un processo che combini riflessioni, esperienze di lotte e percorsi di cosoggettivazione che ci portino su un terreno di lotta non difensivo né nostalgico, perché teso a  valorizzare il potenziale di salute del comune.
Carlo Romagnoli PG