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lunedì 21 marzo 2016

CONCORSO: I COBAS PROMUOVONO RICORSO GRATUITO PER I DOCENTI NON ABILITATI

CONCORSO SCUOLA: 
I COBAS PROMUOVONO RICORSO GRATUITO PER I DOCENTI NON ABILITATI

Il concorso che oltre 200.000 precari, già in possesso di abilitazione, si apprestano a sostenere, è un'operazione di macelleria sociale che servirà di fatto ad espellere 140.000 precari storici dalla scuola garantendo l'assunzione di soli 63.700 docenti con le nefaste regole della legge 107/15, la Malascuola del governo e di Confindustria, che i sindacati concertativi si sono affrettati a legittimare con la firma del contratto mobilità 2016.
Oltre alla beffa anche il danno, l'iscrizione al concorso è preclusa ai docenti di 3° fascia e a tanti altri precari ed è vincolata a livello regionale.
Ci opponiamo a questa operazione iniqua e inaccettabile, come sindacato di base contestiamo le logiche selettive del concorso e promuoviamo il ricorso per coloro che non possedendo l’abilitazione si vedono vietato l’accesso al concorso e che rischiano, dopo anni di docenza, l'espulsione dal mondo della scuola.

In particolare il ricorso riguarda:

·        docenti con almeno 360 giorni di servizio che non hanno potuto partecipare ai PAS;
·        docenti con almeno tre anni di servizio;
·        laureati prima del 1999;
·        laureati che hanno conseguito il titolo di studio (diploma/laurea) PRIMA dell’A.A. 2001/2002 (vecchio ordinamento);
·        laureati che hanno conseguito il titolo di studio (diploma/laurea) DOPO l’A.A. 2001/2002 (vecchio ordinamento);
·        gli  ITP con tre anni di servizio;
·        Chi sta svolgendo o ha svolto un dottorato di ricerca;
·        Gli appartengo alla classe di concorso L2-LS
·        Diplomati magistrali indirizzo linguistico;
·        gli abilitandi al PAS ultimo scaglione.

TUTTI I PRECARI/E INTERESSATI/E AL RICORSO SONO INVITATI CONTATTARE IMMEDIATAMENTE I COBAS- COMITATI BASE DELLA SCUOLA DI TERNI:

il ricorso patrocinato dai cobas è gratuito e riservato agli iscritti.

Elisabetta 328 7148835
Catia 348 5635443
Franco 328 6536553

scarica qui la scheda anagrafica

martedì 15 marzo 2016

Campagna referendaria per il diritto all’istruzione pubblica, per il rispetto della democraziae della tutela dell’ambiente

Si parte, finalmente.
   Raccolta delle firme dal mese di aprile; quattro quesiti definitivamente concordati, che
nei prossimi giorni verranno depositati in Cassazione; una compagine composita ma coesa, costituita da COBAS, Comitato nazionale di sostegno alla LIP per una buona scuola per la Repubblica, Flc-CGIL, Gilda, Unicobas, USB, SGB, CUB, Il sindacato è un’altra cosa (area congressuale Flc-CGIL), UdS, Link, Coordinamento nazionale Scuola della Costituzione, Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica, Adam, Adida, AND, Mida, Retescuole, Cesp, Illumin’Italia.
IL REFERENDUM SULLA SCUOLA È DEFINITIVAMENTE COSA CERTA.
Ecco sinteticamente cosa proporranno i quattro quesiti abrogativi.
POTERI DEL DIRIGENTE SCOLASTICO: formulazione che abroghi la chiamata diretta degli insegnanti da parte del dirigente scolastico sugli ambiti territoriali per incarichi solo triennali;
ALTERNANZA SCUOLA-LAVOROabrogazione dell’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionale, lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come hanno sempre fatto;
VALUTAZIONE DEL MERITO DA PARTE DEL DIRIGENTE SCOLASTICO:abrogazione parziale dei relativi commi, allo scopo di ripristinare le funzioni precedenti del comitato di valutazione secondo il T.U. (Dl 297/94) e attribuzione del fondo per la valorizzazione dei docenti alla contrattazione.
– SCHOOL BONUS: si chiederà di cancellare un beneficio di fatto riservato alle scuole private: le erogazioni liberali non dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all'intero sistema scolastico, scongiurando così anche la possibilità che le scuole private sfruttino tali meccanismi per eludere le tasse su una parte delle rette;
 Si tratta soprattutto di rilanciare un nuovo modello sociale per contrastare quello che il Governo Renzi ha affermato a colpi di voto di fiducia nelle principali zone di espressione dell’interesse generale: ambiente, diritti, scuola, democrazia.
Affinché la parola ritorni ai cittadini, il referendum contro la 107 si collocherà perciò in una campagna allargata e plurale, oltre ai quesiti sulla scuola, uno per fermare gli incentivi alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali; uno per cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare, opzione “trivelle zero”.
Referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che in questi anni ciascun movimento e soggetto sociale, con la propria autonomia e i propri percorsi, ha portato avanti.
Referendum comuni capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.

COBAS - COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA TERNI

lunedì 7 marzo 2016

QUATTRO QUESITI REFERENDARI CONTRO LA LEGGE 107 e LA CATTIVA SCUOLA


La straordinaria mobilitazione dello scorso anno scolastico aveva come obiettivo centrale
il ritiro del ddl sulla Buona Scuola e lo stralcio delle assunzioni dei precari con un decreto legge. Ma non si poteva chiedere per via referendaria l’abrogazione dell’intera legge perché la Corte costituzionale non accetta quesiti “non omogenei e non univoci”, perché ad esempio l’elettore/trice può essere d’accordo per l’abrogazione del premio di “merito”, ma favorevole all’obbligo della formazione. Oltretutto, sarebbe stato assurdo chiedere anche l’abrogazione delle assunzioni. Si è trattato, quindi, di scegliere dei quesiti che colpissero il cuore del modello di scuola proposto dalla 107: aziendalizzazione, gerarchizzazione, competizione individuale tra i docenti e competizione tra le scuole per la ricerca di finanziamenti sul mercato. 
In tal senso, i primi due quesiti intendono abrogare i due più importanti superpoteri del preside: la scelta diretta dei docenti (chiamata nominativa) per incarichi solo triennali anche non rinnovabili e il premio del c.d. merito individuale. La non rinnovabilità dell’incarico mette i docenti in una condizione di continua ricattabilità sia negli organi collegiali che nel lavoro in classe. Se il primo quesito verrà approvato, sarà l’USR a conferire gli incarichi ai docenti, con criteri oggettivi e predeterminati. La formulazione finale del secondo quesito è sostanzialmente quella proposta dai Cobas: abrogazione del premio di “merito”, del potere del preside di assegnarlo, della competenza del Comitato di valutazione sui criteri per individuarlo. Il Comitato tornerebbe quello che era prima della 107: un organo composto da docenti e dal preside, che esprime un parere sul periodo di prova dei neo-assunti. Ipotesi diverse, sostenute da altre organizzazioni, sono state scartate per motivi di contenuto o per forti rischi di inammissibilità. Ad esempio, scegliendo l’abrogazione totale del comma sul Comitato, si sarebbe creato un vuoto legislativo sulla valutazione dell’anno di prova, rischiando di lasciare tutto il potere in merito ai soli presidi, o addirittura di sospendere l’assunzione stabile di tanti docenti “in prova” in attesa di una futura regolamentazione dai contenuti incerti. Nel caso di approvazione del secondo quesito resterebbe comunque in vigore lo stanziamento del fondo di 200 milioni annui e la natura di salario accessorio della relativa erogazione, rinviata alla contrattazione integrativa nazionale e tesa alla “valorizzazione del personale docente” anche precario, senza riferimenti al “merito”, che potrebbe comportare, con una adeguata mobilitazione, anche un aumento in paga base uguale per tutti. 
La trattativa sul secondo quesito è stata laboriosa perché altre organizzazioni hanno proposto l’abrogazione del potere del preside di assegnare il premio, ma lasciando in piedi la valutazione del “merito” anche da parte di studenti e genitori. Abbiamo condotto una dura battaglia politico-culturale per far capire che il quesito proposto non era una rivendicazione “corporativa dei docenti” (come è stato detto), ma una difesa della scuola della Costituzione. Nella scuola pubblica vi sono diverse idee sulla programmazione didattica, sui saperi disciplinari, sulla tendenza a semplificare l’approccio o a preparare alla complessità, sull’approccio induttivo o deduttivo, sui criteri di valutazione. Se il preside giudica, premia e punisce il lavoro di un docente è altamente probabile che una buona parte dei docenti assimilerà le idee e i criteri di valutazione di chi dovrà giudicarli, con una drastica riduzione del pluralismo, della libertà di insegnamento e della democrazia collegiale.

La Costituzione ha dato centralità alla scuola pubblica perché garantisca il pluralismo,  perché lo studente venga a contatto con diverse visioni del sapere, al contrario di quello che accade nelle scuole private di tendenza o in quelle “di mercato”, che vendono titoli di studio e non istruzione. Da questo modello ci allontaneremmo ancora di più se, poi, le valutazioni discrezionali dei presidi fossero caratterizzate da fattori personalistici, clientelari e servili.
Il terzo quesito richiede l’abrogazione dell’obbligo di almeno 400 ore di “alternanza scuola-lavoro” per il triennio di tecnici e professionali e di almeno 200 ore per i licei. Per i Cobas la formazione aziendale comporta il rischio della subordinazione degli obiettivi didattici e culturali agli interessi imprenditoriali. Gli studenti devono potersi inserire nella realtà lavorativa, forniti di strumenti cognitivi per capire in quale contesto si collocano, per chi si produce, per quali scopi, in quale modo. Invece, la formazione aziendale si caratterizza in genere per l’apprendimento generico di nozioni o di un “saper fare” decontestualizzati, da abbandonare rapidamente per adeguarsi a lavori massimamente flessibili e precari; oppure diventa crudamente richiesta di lavoro gratuito (come già accade in tanti “stage” aziendali dei tecnici e dei professionali) o sottopagato, come in varie sperimentazioni dell’apprendistato. Il quesito approvato, però, escludeun’abrogazione di tutta la normativa sull’”alternanza”, che comporterebbe alti rischi di inammissibilità e significativi problemi di consenso politico. Per cui, si propone l’abrogazione dell’obbligo alle 400/200 ore, un monte orario che comporta il rischio di una significativa riduzione delle ore d’insegnamento e che impedisce anche un’ efficace selezione di soggetti che garantiscano almeno una formazione organica con l’indirizzo di studio. Anche qui si è faticato a trovare un consenso unanime nel Comitato promotore perché un’organizzazione si è battuta fortemente per abrogare anche la possibilità di effettuare l’”alternanza” durante il periodo di sospensione dell’attività didattica, con l’intenzione – per i Cobas davvero inaccettabile - di riconoscerle una piena valenza didattica, alla stessa stregua dell’attività di insegnamento. Abbiamo sostenuto, insieme alla grande maggioranza delle altre organizzazioni, che l’alternanza può essere attività complementare, ma non sostitutiva dell’insegnamento curricolare e che tale proposta comportava una forte subordinazione delle finalità della scuola pubblica alle esigenze aziendali.
Il quarto quesito  riguarda le “erogazioni liberali” alle singole scuole sia pubbliche che paritarie, per le quali la 107 prevede una consistente incentivazione fiscale. Con una sapiente operazione “taglia e cuci”, viene abrogata la destinazione alle singole scuole, senza toccare il credito d’imposta che è materia che non può esser oggetto di referendum. La donazione andrebbe al sistema nazionale di istruzione, che poi la assegnerebbe alle scuole secondo criteri generali di ripartizione, evitando la scelta della scuola da parte del donatore e una modalità privatistica di finanziamento. Non avremmo, così, scuole in competizione tra loro per accaparrarsi i denari sul mercato, con  conseguenze didattiche immaginabili nella logica di mercato, e con la creazione di scuole di serie A di serie B, in base alla provenienza socio-economica degli studenti. Ma soprattutto eviteremmo il potenziamento economico delle scuole private, che con meccanismi elusivi potrebbero far risultare come donazione una parte delle spese di iscrizione, per le quali vi è già una detrazione d’imposta fino a 400 €. Cumulando i due meccanismi su 5000 € di iscrizione quasi la metà sarebbero di fatto a carico dello Stato e, in pratica, di tutti i contribuenti.

La Buona scuola introduce forme di sfruttamento minorile

La riforma della “buona scuola” non cessa mai di stupirci. E non solo per il suo nome: che, nella
miglior tradizione orwelliana, chiama le cose con i nomi invertiti (“la guerra è pace”“la schiavitù è libertà”, ecc.).
A destare stupore e, insieme, scandalo, è un altro aspetto della riforma con cui il governo ha scelto consapevolmente di “rottamare” la scuola, la formazione e l’istruzione, peraltro proseguendo con coerenza sulla linea dei precedenti governi di centro-destra e di centro-sinistra.
Il fanatismo economico mira a distruggere la scuola e l’università come momenti etici. I continui tagli dei finanziamenti destinati alla cultura e all’istruzione – tagli coerenti con il paradigma neoliberista e con l’assunzione del momento economico come unica sorgente di senso – rispondono essi stessi a questo programma politico di annichilimento della formazione come momento etico, opportunamente mascherato dietro le leggi anonime dell’economia.
Il potere nichilistico della finanza e del capitale mira a decapitare ogni testa pensante, sostituendola con il “cretinismo economico” (Gramsci) delle teste calcolanti, organiche alla nuova razionalità neoliberista: ecco perché tra gli obiettivi ministeriali della scuola figura la promozione del “pensiero computazionale” (sic!).
Il capitale non può accettare l’esistenza di teste pensanti, di soggetti formati e portatori di identità culturale e di spessore critico, consapevoli delle loro radici e della falsità del tempo presente.
Aspira, invece, a vedere ovunque il medesimo, vale a dire atomi di consumo senza identità e senza cultura, pure teste calcolanti e non pensanti, in grado di parlare unicamente l’inglese dei mercati e della finanza.
Per questo, nell’ultimo ventennio la scuola è stata sottoposta a una radicale dinamica di aziendalizzazione, che l’ha rapidamente riconfigurata nelle sue stesse fondamenta. Da istituto di formazione di esseri umani in senso pieno, consapevoli del proprio mondo storico e della propria storia, la si è trasformata in azienda erogatrice di abilità e competenze indisgiungibilmente connesse con il dogma utilitaristico del “servire-a-qualcosa”.
È, dunque, del tutto coerente con questa dinamica che la neo-orwelliana riforma detta della “buona scuola” ha introdotto un aspetto sul quale troppo poco si è insistito. Ed è questo: i commi dal 33 al 41 prevedono l”alternanza scuola-lavoro’.
In concreto, i minorenni dovranno per legge lavorare gratis per 200 ore nelle aziende se frequentanti i licei, e 400 ore se frequentanti gli istituti professionali. Sarà il dirigente scolastico a individuare le imprese disponibili all’attivazione di percorsi di alternanza e a stipulare apposite convenzioni.
L’alternanza si farà in azienda, di modo che i giovani si abituino a quel mondo aziendale sul quale la scuola stessa è sempre più massicciamente modellata e che diventa paradigma universale delle esistenze esse stesse aziendalizzate. L’alternanza potrà essere svolta durante la sospensione dell’attività didattica, anche con la modalità – ancora con gergo neo-orwelliano- dell’“impresa formativa simulata”.
Si tratta, è evidente, dell’introduzione di nuove forme di lavoro coatto minoriledi pura estorsione di pluslavoro peraltro non retribuito. Ritorna la corvée, peraltro ai danni dei minorenni, un po’ come con lo stage, che è anch’esso una forma di volgare sfruttamento del lavoro di giovani per di più umiliati dall’ossequiosità che è loto richiesta.
Definire criminale la “alternanza scuola-lavoro” come sfruttamento del lavoro minorile significa, in fondo, essere ancora politicamente corretti.   
di Diego Fusaro,  Il Fatto Quotidiano   6.3.2016 

MOBILITA' 2016/17: PRIMO VADEMECUM


In attesa della pubblicazione dell'ordinanza ministeriale sulla mobilità, proviamo a capire
cosa è cambiato rispetto agli altri anni e quali saranno le nuove fasi con cui si attua la mobilità, sia territoriale che professionale, per il personale docente .
Ci saranno quattro fasi (A, B, C, D) che differenzieranno modalità e tempi di presentazione delle domande.  
Una disparità di trattamento già presente all’interno del testo della Legge 107/2015 che tra l’altro, nel comma 196, dichiara inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla legge stessa, ma che viene accentuata da queste norme. E’ evidente che questa ulteriore disparità dipende dall’impostazione data dalle parti contrattuali e condiviso o accettato dalle organizzazioni sindacali firmatarie, perché si sono introdotte anche per i trasferimenti differenziazioni e disparità, con relative deroghe e precedenze, che non erano previste dalla legge 107, che si limitava a regolamentare esclusivamente le modalità delle immissioni in ruolo.

Chiediamo ai firmatari del contratto il senso di una ulteriore divisione della categoria, che introduce differenzazioni anche tra i neoimmessi in ruolo, che generano veri e propri conflitti di interesse.
scaricate il vademecum
scaricate la scheda riassuntiva

sabato 5 marzo 2016

giovedì 3 marzo 2016

MARTEDÌ 8 MARZO INIZIANO I
GRUPPI DI STUDIO AUTOGESTITI E GRATUITI
PER LA PREPARAZIONE AL
CONCORSO A CATTEDRE 2016
ore 17-20 c/o sede cobas  via del lanificio 19-Terni

Il concorso a cattedre 2016 è una scandalosa ghigliottina che per il governo dovrebbe servire ad espellere i due terzi dei precari storici dalla scuola. Già si intravedono i soliti furbetti che vendono corsi a pagamento. Oltre al danno anche la beffa di chi fa soldi nella formazione che, come risaputo, serve a chi la organizza per dragare fondi privati o della UE.
Sappiamo che la preparazione ai corsi e la riflessione sulla scuola pubblica e sul mestiere docente si realizza meglio attraverso corsi autogestiti cui partecipano colleghi per condividere saperi e competenze.
I DAT docenti autorganizzati ed i Cobas della scuola di Terni organizzano corsi autogestiti e gratuiti aperti alla libera partecipazione di tutti e tutte le candidati/e interessati/e.
I corsi avranno cadenza settimanale e si terranno tutti i martedì dall’8 marzo dalle ore 17 alle ore 20 presso la sede provinciale dei cobas della scuola in via del lanificio 19.
Per informazioni ed iscrizioni tel. 328 7148835

DAT- docenti autorganizzati Terni
COBAS DELLA SCUOLA



informazioni sul concorso tagliaprecari