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giovedì 31 maggio 2012

DIRITTI DEI LAVORATORI IN CASO DI TERREMOTO

Il terremoto è una situazione di emergenza. E la legge prevede a carico del datore di lavoro e dei dirigenti di qualunque azienda obblighi specifici per la gestione di qualunque forma di emergenza, compreso i terremoti.
Visto che evidentemente c’è molta disinformazione e tale proposito (e l’ informazione secondo obbligo di legge la dovrebbero garantire datori di lavoro e dirigenti), voglio ricordare ai lavoratori e ai cittadini quanto segue.
 
L’ articolo 18 del D.Lgs.81/08 impone come obbligo penale per datore di lavoro e dirigenti di:
-        designare preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza;
-        adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
-        astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;
-        adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell'evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato: tali misure devono essere adeguate alla natura dell'attività, alle dimensioni dell'azienda o dell'unità produttiva, e al numero delle persone presenti.

L’ articolo 43 del Decreto prevede poi come obbligo penale per datore di lavoro e dirigenti di:
-        organizzare i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione dell'emergenza;
-        designare preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza;
-        fare sì che i lavoratori addetti alla gestione delle emergenze siano formati, in numero sufficiente e dispongano di attrezzature adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell'azienda o dell'unità produttiva;
-        informare tutti i lavoratori che possono essere esposti a un pericolo grave e immediato circa le misure predisposte e i comportamenti da adottare;
-        programmare gli interventi, prendere i provvedimenti e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato, possano cessare la loro attività, o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;
-        adottare i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave ed immediato per la propria sicurezza o per quella di altre persone e nell'impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, possa prendere le misure adeguate per evitare le conseguenze di tale pericolo, tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici disponibili;
-        astenersi dal chiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato.
 
Infine l’ articolo 44 del Decreto definisce chiaramente i diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato:
-        il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa;
-        il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell'impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave negligenza.
 
Quindi i lavoratori devono pretendere da datore di lavoro e dirigenti che:
-        esista e sia a conoscenza di tutti i lavoratori (anche gli esterni) dell’ azienda il documento formale “Piano di emergenza”, comprendente anche le procedure e le misure di comportamento (cosa fare e cosa non fare) in caso di terremoto;
-        siano designati i responsabili e gli addetti alla gestione dell’ emergenza, che devono gestire e coordinare tutte le azioni da intraprendere in caso di terremoto;
-        sia possibile abbandonare il posto di lavoro in condizioni di sicurezza;
-        non venga richiesto di rientrare nei luoghi di lavoro, se non dopo aver accertato tramite i Vigili del Fuoco o la Protezione Civile la sicurezza dei fabbricati, anche in vista di ulteriori scosse.
 
Anche nel caso di mancanza di una organizzazione aziendale della sicurezza, in caso di terremoto, i lavoratori devono:
-        al termine delle prime scosse (in cui devono pensare a ripararsi sotto tavoli, architravi, strutture portanti), anche se nessun responsabile dà l’ ordine di evacuazione, abbandonare immediatamente e senza indugi il fabbricato e portarsi a distanza di sicurezza (almeno 50 metri dallo stesso e da altri fabbricati;
-        se non fanno parte delle squadre degli addetti alla gestione dell’ emergenza, non prendere nessuna iniziativa, ma pensare solo ad abbandonare (dopo le prime scosse) il posto di lavoro senza indugio e senza nessuna preoccupazione per danni a macchinari o beni aziendali;
-        se fanno parte delle squadre degli addetti alla gestione dell’ emergenza, eseguire le azioni previste nel Piano di Emergenza, secondo la formazione ricevuta, ricordando comunque che non sono né Vigili del Fuoco, né infermieri professionisti;
-        se il fabbricato ha subito danni anche lievi (crepe, vetri rotti, distacchi di intonaco, evidenti inclinazioni o flessioni delle strutture portanti, ecc.) non rientrare all’ interno dello stesso, nemmeno se lo chiede il capo o il datore di lavoro, a meno che non vi sia autorizzazione formale (scritta) da parte dei Vigili del Fuoco o della Protezione Civile;
-        nel dubbio richiedere sempre l’ intervento dei Vigili del Fuoco o della Protezione Civile e non fidarsi di rassicurazioni generiche e non sopportate da fatti evidenti.

Visto che ormai terremoti importanti stanno interessando anche zone nel passato dichiarate non pericolose, i lavoratori, anche tramite i propri Rappresentanti per la Sicurezza (RLS) devono richiedere nell’ immediato futuro al datore di lavoro di certificare l’ idoneità dei luoghi di lavoro da un punto di vista strutturale (non necessariamente secondo la normativa antisismica, se non applicabile, ma secondo le leggi comunque vigenti e le norme applicabili, anche in zone classificate ufficialmente come non sismiche) e altrimenti devono pretendere che essi vengano peritati da enti o professionisti abilitati e richiedere i risultati della perizia.

 
Marco Spezia
sp-mail@libero.it

CONTRORIFORMA LAVORO: SENATO APPROVA LIBERTÀ DI LICENZIARE MENTRE I LAVORATORI MUOIONO SOTTO LE MACERIE DELLE FABBRICHE

 riceviamo dall'USB (unione sindacale di base) e pubblichiamo

Scandaloso e vergognoso il comportamento di quella stragrande
maggioranza di Senatori che ha ieri, per ben due volte, ha approvato la
fiducia alla Controriforma del Lavoro della Fornero e che oggi si appresta a
dire altri due sì alla libertà di licenziare, all'aumento della precarietà e
alla distruzione degli ammortizzatori sociali.
Tutto ciò mentre i lavoratori muoiono seppelliti sotto le fabbriche e mentre
USB e il sindacalismo di base, per evitare ulteriori disagi alle popolazioni
colpite dal sisma, sospendono lo sciopero indetto proprio contro le misure
del Governo sul lavoro.
Secondo USB, si tratta di un vergognoso esempio di disprezzo consapevole nei
confronti dei lavoratori, delle loro condizioni e del diritto. Come
vergognoso è ribadire la necessità di parate militari, proprio quando tanti
Vigili del Fuoco affermano di non voler marciare come militari e chiedono di
essere invece inviati ad aiutare chi si trova senza casa e senza lavoro in
Emilia Romagna.
Questi partiti e queste istituzioni sono lontane dalla gente comune, da chi
lavora e da chi sta soffrendo la morte di familiari e compagni di lavoro. Ai
Senatori USB rivolge un ennesimo appello: riflettete attentamente
sull'operazione che si sta consumando in Parlamento; non siate gli esecutori
di chi intende continuare a colpire il lavoro mentre aumentano i profitti di
pochi, mentre cresce da una parte la povertà e dall'altra la ricchezza e
l'evasione fiscale, mentre si salvano le banche e si lasciano fallire i
paesi. Senatori, fermatevi!

Il TAR della Toscana riconosce le prerogative degli organi collegiali della scuola contro le pretese manageriali del Dirigente Scolastico.



Il fatto: il Consiglio di Istituto del Galluzzo, in conformità allart. 10 del T.U. n. 297/94, aveva deliberato i criteri generali per la formazione dell'orario della scuola secondaria di primo grado, confermando per l'anno scolastico prossimo l'orario differenziato con due sezioni con l'orario su sei giorni le le altre con lorario su cinque giorni con il sabato libero.
Il Dirigente Scolastico, ritenendo erroneamente che per effetto del cd Decreto Brunetta il Dirigente Scolastico sia diventato nella scuola  un manager assoluto con il conseguente esautoramento del ruolo degli organi di democrazia scolastica, ha sostenuto  che il Consiglio di Istituto  non potesse più deliberare i criteri generali per la formazione dell'orario; tuttal più poteva esprimere un parere non vincolante.
A seguito del ricorso proposto dai genitori con l'assistenza dell'Avv. Corrado Mauceri, esponente del Tavolo Regionale per la difesa della scuola statale, con ordinanza n. 347/12, il TAR ha invece ritenuto che il Dirigente Scolastico deve tenere conto dei criteri generali validamente deliberati dal CdI ed ha ordinato al Dirigente Scolastico di provvedere ad adottare l'atto terminale del procedimento, ovviamente tenendo conto dei criteri generali deliberati dal CdI, entro 15 giorni.
E auspicabile che il Dirigente Scolastico si convinca che gli organi di democrazia scolastica esistono ancora e che le loro competenze devono essere rispettate.Peraltro se  la scuola deve essere per i giovani una palestra di democrazia, sarebbe opportuno che chi la dirige dia il buon esempio in tale senso.

TFA: LA TRUFFA FORMTIVA ATTIVA



Parlerò ora di una questione che riguarda migliaia di persone, donne e uomini, che vivranno sulla propria pelle quel senso dell'illusione che alimenta vane speranze e lucri incessanti per i soliti noti.
L'articolo 640 c.p. Al comma 1° specifica che Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032. 

Però esiste anche una Truffa non necessariamente penale, ma sostanziale, ovvero lucrare sulle speranze delle persone. 

Il TFA, ovvero Il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) è un corso abilitante all’insegnamento istituito dalle università. Esso ha durata annuale e attribuisce, tramite un esame finale il titolo di abilitazione all’insegnamento in base alla variegata normativa esistente.
Nel sito della Camera dei Deputati, quando si cerca la voce TFA, si legge nella premessa che il TFA altro non è che il regolamento relativo alla formazione iniziale degli insegnanti di tutti gli ordini di scuole, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 31 gennaio 2011, intende contemperare il rafforzamento delle conoscenze disciplinari con lo sviluppo di capacità didattiche, psico-pedagogiche, organizzative, relazionali e comunicative.

Nel corso del tempo si sono susseguiti una marea interminabile e sempre più irrequieta di faq, circolari, note, decreti, cercando di chiarire le modalità operative che caratterizzano il TFA.
I costi sono elevati, si parte dai circa 100 euro per ciascuna classe di abilitazione, ai 2500/3000 euro di media per iscriversi al TFA nel caso di esito positivo del test di ammissione e visti i tempi vigenti, drammatici, non si deve dimenticare che molte famiglie si indebitano per offrire una illusoria speranza ai propri figli ed indebitarsi oggi è un grave rischio sia sociale che morale.
E quello Stato che dice di operare come un buon padre di famiglia perchè non valuta tutto ciò?
La risposta è ovvia, perchè il profitto viene prima di ogni dignità.
Corsi ovviamente istituiti dalle Università, ma come sempre accade è nato un business immenso.
Corsi a pagamento di preparazione, libri, e tanto altro.
E per cosa?
Parliamo di migliaia di precari.
Migliaia di persone, molte delle quali già hanno insegnato ed insegnano ancora oggi nella scuola, che dovranno iscriversi a questi corsi, costosi, solo per maturare quell'abilitazione all'insegnamento da cui non discenderà alcun obbligo di assunzione in ruolo, ovvero di avere il contratto a tempo indeterminato.
In sostanza sono corsi che serviranno a qualificare meglio la precarietà, ad arricchire le casse dei soliti noti e favorire l'illusione di moltissime persone.
Già, perché molti, moltissimi precari, pensano che superando quel test potranno lavorare nella scuola ed ottenere un contratto a tempo indeterminato.
Perché è maturato questo convincimento?
E' una speranza onerosa ed illusoria.
Parlo di truffa perché si inducono migliaia di lavoratori, di laureati a sborsare cifre considerevoli per intraprendere un percorso che non è dato comprendere dove porterà.
Uno Stato serio , prima di organizzare detti corsi come minimo dovrebbe realizzare una situazione di trasparenza e chiarezza consistente nel fare comprendere quali siano le situazioni reali anche nel settore della scuola.
Esiste il problema dei soprannumerari, diecimila docenti, circa , per non parlare del problema dei docenti idonei ad altri compiti, 4500 circa, esiste il rischio di licenziamento, esiste il rischio di effettuare ancora tagli, ed allora come pensare di assumere nuove leve quando non si riescono ad impiegare le risorse umane già esistenti?
Per non parlare del problema di tutti qui ricorrenti che hanno vinto le cause per la stabilizzazione ed oggi ancora non sono stati assunti a tempo indeterminato.
Certo, a livello normativo non si dice che il TFA ti garantisce l'assunzione in ruolo, ma solo il conseguimento dell'abilitazione che poi in qualche tempo non compreso, potrà condurti ad una ipotetica immissione in ruolo dopo ed ancora dopo il superamento di un concorso pubblico.
Si dovrebbe attuare una riforma organica e strutturale della Scuola.
Per esempio riducendo il rapporto tra studenti e docenti, revisionando le classi di concorso, effettuando un monitoraggio reale ove sia possibile comprendere il reale fabbisogno della scuola.
Solo quando tutto ciò sarà compiutamente realizzato allora potrebbe avere forse un senso il TFA, altrimenti sarà solo una perdita di tempo, una grande ed immensa illusione ed un gran lucro per tutti quei soggetti che guadagneranno sulle speranze dei precari.
Sarebbe cosa giusta, vista la situazione economica e sociale vigente, vista la non chiarezza dei posti esistenti nella scuola, vista la non chiarezza sulla indizione o meno di un concorso pubblico successivo ai TFA, l'adozione di un provvedimento che comporti l'annullamento del TFA.
Ma come sempre accade in questo Paese il tutto si muove in direzione contraria.
Contraria ad ogni buon e razionale senso.
Buon senso razionale vorrebbe l'annullamento immediato dei TFA che non condurranno da nessuna parte, salvo favorire il business già in itinere a favore di quei soggetti anche universitari che lucreranno sulle speranze di migliaia di persone e parcheggiare i precari in un limbo dominato dal perenne dubbio del lavoro stabile sospirato nella Scuola Pubblica Statale italiana.

TFA ordinari e TFA speciali

L’avvio dei moduli aggiuntivi ai corsi di TFA, riservati ai docenti non abilitati, con servizio,  richiede una modifica del D.M. n. 249/2010 con un altro provvedimento regolamentare  di pari rango. L’ iter di approvazione, già avviato,non potrà concludersi in tempi brevi per la necessaria e prescritta acquisizione di tutti i pareri degli Organi Consultivi previsti.
L’approvazione del regolamento consentirà nella programmazione  2012- 13 l’istituzione di un doppio percorso di TFA, l’uno che prevede la selezione, la formazione in aula, il tirocinio e l’esame finale, l’altro che permette ai docenti con tre anni di servizio di accedere direttamente alla formazione in aula e all’esame finale.
Si precisa dunque che le uniche procedure di abilitazione attualmente in corso sono quelle di cui al D.M. 14 marzo 2012 i cui termini di iscrizione scadono, come noto, il 4 giugno p.v.

mercoledì 30 maggio 2012

Solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma

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COMUNICATO STAMPA

Solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma

Di fronte ai tragici eventi sismici che stanno investendo una vasta zona del nord del Paese, i promotori della manifestazione nazionale del 2 giugno  “In difesa dei referendum, per l’acqua , i beni comuni e la democrazia”, nell’esprimere il proprio dolore e la propria solidarietà alle popolazioni colpite, confermano l’appuntamento e le ragioni che lo hanno promosso.

Invitano tutte le donne e tutti gli uomini del paese a partecipare, per dire con ancora più forza che la vita e la salute delle persone, la tutela dei beni comuni e dei territori vengono prima di ogni profitto, spread o indice di Borsa.

A maggior ragione ritengono che la parata militare ufficiale, prevista per la medesima giornata, sia quest’anno, se possibile, ancor più priva di senso, e ne chiedono l’annullamento, nonché la destinazione dei fondi impegnati a favore delle popolazioni colpite dal terremoto.

Tutte e tutti in piazza per dire “La Repubblica siamo noi”.

Roma, 30 maggio 2012

lunedì 28 maggio 2012

TFA, domande entro il 4 giugno 2012: ultime istruzioni per l’uso


da Tuttoscuola, 28.5.2012 Sul sito del Cineca, Consorzio Interuniversitario per il Calcolo Automatico (vi aderiscono 51 università), incaricato di gestire la fase di preselezione per l’accesso ai TFA, compaiono alcuni utili chiarimenti in forma di risposta a domande frequenti (FAQ). Si riportano qui di seguito alcune delle risposte date ai dubbi e ai quesiti che sono stati, in queste settimane, più spesso proposti dagli interessati.
- Vi è incompatibilità tra il TFA 2011/2012 e l’iscrizione a corsi universitari per l’a.a. 2012/2013.
- I titoli di ammissione ai corsi possono essere conseguiti entro e non oltre il 4 giugno 2012.
- E’ possibile risiedere in una regione ed iscriversi al TFA di un’altra regione.
- Chi è già docente a tempo indeterminato può partecipare ai corsi TFA per prendere un'altra abilitazione, ma deve concordare modalità di frequenza che tengano conto della sua condizione ed esperienza.
- Se uno studente è iscritto a un corso di dottorato può frequentare anche il TFA solo se ‘congela’ il dottorato, mentre non può congelare l'iscrizione al TFA in attesa di terminare il dottorato.
- Chi ottiene l'accesso a più TFA deve sceglierne uno, e non potrà accedere agli altri TFA futuri, a cui ora decide di rinunciare, senza sostenere nuovamente il test di ammissione.
- I titoli di durata non inferiore a 60 cfu inerenti le metodologie didattiche sono valtabili come gli stessi titoli inerenti i contenuti disciplinari della classe di abilitazione.
- Il test di selezione per classi di abilitazione calendarizzate nello stesso giorno alla stessa ora avviene su un unico testo. Le prove selettive successive saranno differenziate.
- Tutti i cfu previsti quali requisiti minimi dal decreto n. 22/05 devono essere conseguiti, nel previsto settore disciplinare, entro la data di scadenza dell'iscrizione al fine della partecipazione al TFA.

Gli insegnanti sono tutti uguali ma quelli nominati dal vescovo sono più uguali degli altri

"Tra il 2009 e il 2010, con i tagli effettuati dall riforma Gelmini, lo Stato ha risparmiato sugli stipendi degli insegnati, tranne che su quelli dei presidi e dei professori di Religione Cattolica. Così certifica la Corte dei Conti nella sua Relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico.
Attraverso il taglio delle ore di lezione e del numero delle classi, che hanno visto di conseguenza l’aumento del numero degli alunni che le compongono, e la saturazione dell’orario di cattedra fino a 22 ore settimanali, l’erario ha risparmiato sui docenti di ruolo il 2,7%.
Mentre la spesa erogata per pagare gli stipendi ai docenti di Religione Cattolica, nello stesso periodo, fa registrare un incremento del 2,1% rispetto al 2009 e addirittura del 10 rispetto al 2008: 466 milioni di euro per i quasi 14mila docenti di Religione cattolica a tempo indeterminato, cui occorre aggiungere gli stipendi degli oltre 12mila supplenti. E dire che nello stesso periodo 2008/2010 gli alunni italiani che optano per le lezioni di Religione si sono ridotti di 80mila unità.
Così la spesa per pagare gli stipendi dei presidi ha subito un notevole incremento: più 11,5% in un solo biennio in relazione al rinnovo contrattuale, siglato a metà dell’esercizio 2010. Questo per coerenza con gli obiettivi assegnati al contratto, volti al riallineamento delle retribuzioni del personale dell’area V con quelle del restante personale dirigenziale.
Neanche a dirlo, è andata peggio ai supplenti annuali (meno 12,1%) e a quelli fino al termine delle attività didattiche (meno 7,1%). Allo stesso modo, è complessivamente diminuita la spesa per lo Stato per gli stipendi dei docenti di sostegno e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario".
tratto da "LAVORO MAGAZINE". 

domenica 27 maggio 2012

TFA Speciali Le anticipazioni per far risparmiare parecchi soldi ai precari


dal blog di Liborio Butera, 26.5.2012
Non è stata ancora resa nota la normativa che attiva i “TFA Speciali” rivolti a chi ha all’attivo i 36 mesi di servizio e l‘Università S.Pio V di Roma si è portata avanti fornendo una dettagliatissima informativa in grado di fare impallidire le stesse università. Università alle quali fanno parecchio comodo le risorse versate dai precari.
Precari dunque considerati sempre più limoni da spremere: fra ricorsi più o meno inutili, anzi utili a rimpinguare le tasche di qualcuno, corsi di perfezionamento e quant’altro sono sempre di più visti come “Bancomat” e non come categoria da difendere.
Allora proviamo noi a fare un ragionamento: ritornando alle indiscrezioni – secondo noi fondate – l’Università romana fissa come data di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione al 30 giugno. Visto che spesso e volentieri pure noi vi proponiamo informazioni di prima mano e in assoluta anteprima, confidiamo nel fatto che la stessa università attinga a fonti affidabili come le nostre. Precisato ciò, è quasi scontato pensare che il decreto che apre ai TFA Speciali possa essere emanato intorno ai primi giorni di giugno, per tale motivo invitiamo tutti i precari di procrastinare il più possibile il versamento della quota utile per affrontare i test selettivi. Naturalmente il consiglio è rivolto a chi è in possesso dei 36 mesi di servizio.
Per chi volesse saperne di più ed analizzare la propria situazione, mettiamo a disposizione un utilissimo documento riassuntivo (scaricalo da qui).

sabato 26 maggio 2012

Slavoj Zizek: Salvateci dai salvatori

Un articolo di Slavoj Žižek sull'Europa e i greci uscito nei giorni scorsi sulla London Review of books. 
Immaginate una scena di un film distopico che raffigura la nostra società nel prossimo futuro. Guardie in uniforme pattugliano le strade mezze vuote del centro durante la notte, a caccia di immigrati, criminali e vagabondi. Quelli che trovano vengono brutalizzati. Quella che sembra una fantasiosa immagine di Hollywood è una realtà nella Grecia di oggi. notte, vigilantes in camicia nera del movimento negazionista neo-fascista Golden Dawn – che si è aggiudicato il 7 per cento dei voti nell’ultimo turno di elezioni, e ha avuto il sostegno, si dice, del 50 per cento della polizia ateniese – sono stati pattugliando la strada e picchiando tutti gli immigrati che possono trovare: afghani, pakistani, algerini. Così questo è il modo con cui l’Europa viene difesa nella primavera del 2012.
Il problema nella difesa del la civiltà europea contro la minaccia degli immigrati è che la ferocia della difesa è una minaccia alla ‘civiltà’ maggiore di qualsiasi numero di musulmani. Con difensori amichevoli di questo tipo, l’Europa non ha bisogno di nemici.

Cento anni fa, G.K. Chesterton articolò la situazione di stallo in cui i critici della religione si trovano: ‘Gli uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità finiscono buttando via la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa … I laici (secularists) non hanno distrutto le cose divine; ma i laici hanno distrutto le cose secolari, se questo è un conforto per loro’. Molti guerrieri liberali sono così desiderosi di combattere il fondamentalismo anti-democratico che finiscono col sopprimere la libertà e la democrazia pur di combattere il terrore. Se i ‘terroristi’ sono pronti a distruggere questo mondo per amore di un altro, i nostri guerrieri contro il terrore sono pronti a distruggere la democrazia in odio per l’altro musulmano. Alcuni di loro amano la dignità umana, tanto che sono pronti a legalizzare la tortura per difenderla. Si tratta di una inversione del processo attraverso il quale i difensori fanatici della religione iniziano attaccando la contemporanea cultura secolare e finiscono per sacrificare le proprie credenziali religiose nel loro desiderio di sradicare gli aspetti della laicità che odiano.
Ma i difensori anti-immigrati della Grecia non sono il pericolo principale: sono solo un sottoprodotto della minaccia vera, la politica di austerità che hanno causato la situazione difficile della Grecia.

La prossima tornata di elezioni greche si terrà il 17 giugno. L’establishment europeo ci avverte che queste elezioni sono cruciali: non solo il destino della Grecia, ma forse il destino di tutta l’Europa è in bilico. Un risultato – quello di destra, essi sostengono – consentirebbe al processo doloroso ma necessario di ripresa attraverso l’austerità di continuare. L’alternativa – se il partito di ’sinistra estrema’ Syriza vince – sarebbe un voto per il caos, la fine del mondo (europeo) come lo conosciamo.
I profeti di sventura hanno ragione, ma non nel modo in cui intendono. I critici dei nostri attuali sistemi democratici lamentano che le elezioni non offrono una vera e propria scelta: ciò che si ottiene, invece, è la scelta tra un partito di centro-destra e di centro-sinistra, i cui programmi sono quasi indistinguibili. Il 17 giugno, ci sarà una vera e propria scelta: l’establishment (Nuova Democrazia e Pasok) da un lato, Syriza dall’altro. E, come avviene di solito quando una scelta reale è in offerta, l’establishment è in preda al panico: il caos, la povertà e la violenza seguiranno, dicono, se la scelta sbagliata è fatta. La semplice possibilità di una vittoria di Syriza si dice che abbia inviato onde di paura attraverso i mercati globali. La prosopopea ideologica ha il suo giorno: mercati parlano come se fossero persone, esprimendo la loro ‘preoccupazione’ su cosa accadrà se le elezioni non riescono a produrre un governo con il mandato di persistere con il programma UE-FMI di austerità fiscale e riforme strutturali. I cittadini della Grecia non hanno tempo per preoccuparsi di queste prospettive: hanno abbastanza di cui preoccuparsi nella loro vita quotidiana, che sta diventando miserabile ad un livello mai visto in Europa da decenni.

Tali previsioni sono previsioni che si auto-avverano, causando panico e portando così le eventualità stesse contro le quali mettono in guardia. Se Syriza vince, l’establishment europeo si augurerà che impariamo nel modo più duro che cosa accade quando viene effettuato un tentativo di interrompere il circolo vizioso di complicità reciproca tra tecnocrazia di Bruxelles e populismo anti-immigrazione. Questo è il motivo per cui Alexis Tsipras, leader di Syriza, ha chiarito in una recente intervista che la sua prima priorità, dovesse Syriza vincere, sarà quella di contrastare il panico: ‘Il popolo vincerà la paura. non soccomberà, non cederà ai ricatti’ Syriza ha un compito quasi impossibile. La loro non è la voce della ‘follia’ di estrema sinistra, ma della ragione che parla contro la follia dell’ideologia del mercato. Nella loro disponibilità a prenderlo, hanno bandito la paura della sinistra di prendere il potere, hanno il coraggio di chiarire la confusione creata da altri. Avranno bisogno di esercitare una formidabile combinazione di principi e pragmatismo, di impegno democratico e la disponibilità ad agire con rapidità e decisione, ove necessario. Se stanno per avere anche una minima chance di successo, avranno bisogno di una manifestazione di solidarietà tutta-europea: non solo un trattamento dignitoso da parte di ogni altro paese europeo, ma anche le idee più creative, come la promozione del turismo solidale questa estate. Nelle sue Notes towards the Definition of Culture, TS Eliot ha osservato che ci sono momenti in cui l’unica scelta è tra eresia e non credenza – vale a dire, quando l’unico modo per mantenere viva una religione consiste nell’eseguire una scissione settaria. Questa è la posizione in Europa oggi. Solo una nuova ‘eresia’ – rappresentata in questo momento da Syriza – può salvare ciò che vale la pena di salvare dell’eredità europea: la democrazia, la fiducia nelle persone, la solidarietà egualitaria ecc. L’Europa che verrà fuori se Syriza è meno abile dei suoi avversari è un ‘Europa con valori asiatici’- che, naturalmente, non ha nulla a che fare con l’Asia, ma tutto a che fare con la tendenza del capitalismo contemporaneo a sospendere la democrazia.
Ecco il paradosso che sostiene il ‘voto libero’ nelle società democratiche: uno è libero di scegliere, a condizione che si fa la scelta giusta. Per questo motivo, quando la scelta sbagliata è fatta (come quando l’Irlanda ha respinto la Costituzione europea), la scelta è trattata come un errore, e l’establishment chiede subito che il processo ‘democratico’ sia ripetuto in modo che l’errore possa essere corretto. Quando George Papandreou, allora primo ministro greco, ha proposto un referendum sull’accordo sul piano di salvataggio della zona euro alla fine dello scorso anno, lo stesso referendum è stato respinto come falsa scelta.
Ci sono due storie principali sulla crisi greca sui media: la storia tedesco-europea (i greci sono irresponsabili, pigri, spendaccioni, evasori fiscali etc, e devono essere portati sotto controllo e deve essere loro insegnata la disciplina finanziaria) e la storia greca (la nostra sovranità nazionale è minacciata dalla tecnocrazia neoliberista imposta da Bruxelles). Quando divenne impossibile ignorare la difficile situazione del popolo greco, una terza storia è emersa: i greci sono ora presentati come vittime umanitarie che hanno bisogno di aiuto, come se una guerra o una catastrofe naturale avesse colpito il paese. Mentre tutte e tre storie sono false, la terza è senza dubbio la più disgustosa. I greci non sono vittime passive: sono in guerra con l’establishment economico europeo, e ciò di cui hanno bisogno è la solidarietà nella loro lotta, perché è anche la nostra lotta. La Grecia non è un’eccezione. È uno dei principali banchi di prova per un nuovo modello socio-economico di applicazione potenzialmente illimitata: una tecnocraziadepoliticizzata in cui è consentito ai banchieri e altri esperti di demolire la democrazia. Salvando la Grecia dai suoi cosiddetti salvatori, salviamo anche l’Europa stessa. 


25/05/12 articolo originale dalla London Review of Books: Save us from the saviours
traduzione di Maurizio Acerbo

venerdì 25 maggio 2012

Test Invalsi: ecco tutti i testi delle prove 2012

 
 
Da oggi nel sito dell’Invalsi sono disponibili i testi di tutte le prove somministrate nei vari ordini di scuola a cavallo fra il 9 e il 16 maggio.
Forniamo di seguito i link ai test, alle griglie di correzione e ai questionari studente.
Probabilmente lo spirito con cui andrebbe preso tutto il carrozzone del servizio nazionale di valutazione è quello con cui ha risposto un’anonima studentessa (che ha fotografato il suo elaborato…) alla domanda D11 -b del questionario di Matematica per la classe seconda di scuola superiore e che trovate riprodotto nell’immagine che apre il post…
Divertitevi a cercare di rispondere ai vari quesiti nei diversi ordini di scuola e, se le griglie con le risposte non vi soddisfano o sono carenti, potete sempre scrivere all’Invalsi le vostre perplessità: buon lavoro! 
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
  
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INVALSI SENZA BARARE

un testo tratto da La voce.info di cui non condividiamo il giudizio si INVALSI ma che mostra cosa significa teach to test, insegnare per i quiz e legare aumenti di finanziamenti al risultato dei quiz...

di Marco Bertoni , Giorgio Brunello e Lorenzo Rocco 
 
(...)Uno studio mostra che nelle scuole dove era prevista la presenza di un osservatore esterno il tasso medio di risposte esatte si riduce. Non solo nella classe monitorata, ma in tutta la scuola. Accade in particolare al Sud. Le spiegazioni possono essere diverse, ma in quelle classi è anche meno probabile che molti studenti diano risposte simili, come invece avviene spesso in presenza di comportamenti scorretti. È un effetto di cui tener conto nel valutare i risultati.
A partire dall’anno scolastico 2009-2010 i test riguardano l’universo delle scuole primarie italiane. In quell’anno, l’Invalsi ha inviato un osservatore esterno in un campione rappresentativo di classi (e scuole) scelte in maniera casuale, con il compito di garantire il corretto svolgimento del test e di trasmetterne i risultati all’Istituto.
In un recente lavoro abbiamo usato i risultati dei test del 2009-2010 condotti nelle classi seconda e quinta della scuola primaria per valutare se e quanto la presenza di un osservatore esterno nelle classi selezionate abbia influito sui risultati sia della classe sorvegliata (effetto diretto) sia delle altre classi nella stessa scuola in cui non c’era un osservatore esterno (effetto indiretto). (1)
Abbiamo misurato l’effetto totale della presenza dell’osservatore esterno con la differenza nel tasso medio di risposte corrette tra classi selezionate e classi di scuole non selezionate (e quindi senza osservatore nella scuola), e l’effetto indiretto con la differenza nel tasso medio di risposte corrette tra classi non supervisionate di scuole in cui l’osservatore esterno è presente in un’altra classe e classi delle scuole non selezionate. L’effetto diretto è dato dalla differenza tra effetto totale e effetto indiretto.
Riportiamo i nostri risultati nella tabella 1, che riguarda il test di matematica delle classi seconde della scuola primaria (i risultati per le quinte sono simili). (2) Troviamo che la proporzione di risposte corrette nelle classi con osservatore esterno è di circa 5 punti percentuali più bassa rispetto alle classi delle scuole senza osservatore esterno, per le quali la proporzione di risposte corrette è circa il 63 per cento. Troviamo anche che il tasso di risposte corrette nelle classi senza osservatore esterno delle scuole selezionate – in cui l’osservatore è presente in un’altra classe – è inferiore di circa un punto percentuale al tasso osservato nelle scuole non selezionate. Concludiamo che l’effetto diretto della presenza di un osservatore esterno è di ridurre il tasso medio di risposte esatte di circa quattro punti percentuali (circa il 7 per cento del risultato medio nelle scuole non selezionate).
Quando disaggreghiamo per macro aree, troviamo che l’effetto totale della presenza di un osservatore esterno è decisamente maggiore al Sud (circa 9 punti percentuali o il 13 per cento in meno rispetto ai risultati medi delle classi senza osservatore esterno) che al Nord (2,5 punti percentuali) e al Centro (4,5 punti percentuali). L’effetto indiretto varia tra 1,5 punti percentuali al Sud e poco meno di un punto percentuale al Nord. (3)

Tabella 1
– Effetti dell’osservatore esterno sul tasso medio di risposte corrette
 
Nota: la variabile dipendente è la percentuale di risposte corrette ottenuta dagli studenti della classe nel test di matematica per la seconda primaria. L’unità di osservazione è la classe, e le stime sono pesate per la dimensione della classe. Gli errori standard robusti sono riportati tra parentesi. *** p<0.01, ** p<0.05, * p<0.1.
La tabella 2 riporta gli effetti della presenza dell’osservatore esterno sulla distribuzione dei risultati del test all’interno della classe, limitatamente al Sud Italia per ragioni di spazio. Notiamo come la deviazione standard, che misura la dispersione dei risultati del test all’interno della classe, sia significativamente maggiore nelle classi con osservatore esterno. Ciò suggerisce che in queste classi è meno probabile che molti studenti diano risposte simili, come spesso avviene in presenza di comportamenti scorretti.
Osserviamo anche come gli effetti della presenza di un osservatore esterno siano particolarmente significativi per gli studenti con risultati più modesti, che appartengono al primo quartile della distribuzione.
In presenza dell’osservatore esterno, questi studenti hanno un risultato inferiore di circa il 20 per cento al risultato medio conseguito da studenti dello stesso quartile in classi di scuole dove il test è condotto in assenza di controlli esterni.
Una possibile interpretazione di questi risultati è che la presenza di un estraneo che controlla la corretta esecuzione del test influenzi negativamente lo stato psicologico degli studenti, condizionandone in senso negativo i risultati. Ci sentiamo di escludere questa spiegazione in base ai risultati delle domande motivazionali rivolte agli studenti delle quinte che hanno svolto il test. Da questi dati emerge semmai che gli studenti nelle classi con un osservatore esterno sono meno ansiosi, più calmi e motivati a concludere in modo positivo l’esperienza.
Tabella 2 – Effetti dell’osservatore esterno sulla distribuzione delle risposte corrette. Sud Italia.
 
COME INTERVENIRE
Una interpretazione alternativa è che la presenza di un osservatore esterno possa avere influito sulla modalità di svolgimento del test. Infatti, secondo quanto riportato da Invalsi, le classi selezionate hanno dovuto svolgere il test in locali adeguati, possibilmente diversi dalle solite aule, al fine di garantire un’adeguata sorveglianza corretta. Poiché spesso le aule espongono elaborati, disegni, cartelloni inerenti ai programmi scolastici svolti dalla classe, lo spostamento potrebbe avere privato gli alunni di alcuni supporti a cui sono abituati.
La terza spiegazione è che in assenza di un osservatore esterno siano prevalsi comportamenti scorretti o da parte degli studenti o da parte dei docenti, che hanno il compito di sorvegliare lo svolgimento del test e di comunicare i risultati a Invalsi. È possibile, ad esempio, che il desiderio di ottenere risultati positivi per la classe o la scuola abbia spinto alcuni insegnanti a non sanzionare comportamenti scorretti, oppure a modificare o suggerire risposte a domande formulate, a loro giudizio, in modo confuso o non facilmente comprensibile dai loro studenti.
La presenza di un piccolo ma statisticamente significativo effetto indiretto dell’osservatore esterno sulle classi della stessa scuola senza osservatore può essere dovuta al fatto che i docenti in queste classi temono che la presenza di un osservatore esterno nella scuola possa implicare in qualche modo un controllo più attento del loro operato, sebbene l’osservatore non abbia alcun mandato di controllo al di fuori della classe in cui si trova. Oppure i docenti potrebbero voler evitare che dal test emerga una eccessiva eterogeneità nei risultati delle classi di una stessa scuola. In tal caso, ci sarebbe l’incentivo ad alterare in misura minore i risultati nella classe in cui amministrano il test al fine di impedire scostamenti eccessivi rispetto ai risultati della classe con l’osservatore esterno.
I nostri risultati mostrano che la presenza di un osservatore esterno ha effetti importanti sulla classe direttamente monitorata ed effetti indiretti anche sulle altre classi della stessa scuola. Se l’obiettivo del test è valutare le scuole sulla base dei risultati ottenuti, sembra chiaro che un ranking basato sul risultato medio di ogni scuola che prescinda dal fatto che solo in alcune classi e scuole è stato presente un osservatore indipendente non può essere considerato uno strumento affidabile. Dati gli attuali vincoli di bilancio e i problemi organizzativi, risulta improponibile estendere la presenza degli osservatori all’intero universo.
Quello che invece si può fare è utilizzare metodi di stima come quelli descritti in questo articolo per correggere il punteggio medio conseguito dalle classi e scuole che non hanno avuto l’osservatore esterno. (4)

(1) Bertoni M., Brunello G e Rocco L, (2012), “When the Cat is Near the Mice Will Play Less: The Effect of External Examiners in Italian Schools”, ISER Discussion Paper, Osaka University.
(2) Dalle analisi sono esclusi i risultati delle scuole della Valle D’Aosta e della Provincia di Bolzano, in cui tutte le classi sono state soggette a supervisione esterna.
(3) Secondo le nostre analisi, le notevoli differenze tra diverse Regioni del paese nell’effetto totale della presenza di un osservatore esterno sono correlate al diverso capitale sociale, ma anche alle differenti condizioni economiche locali.
(4)
Una proposta di correzione diversa per gli studenti di terza media, che non utilizza l’assegnazione casuale di osservatori esterni alle classi, è discussa ad esempio in Invalsi, 2011, “Esami di Stato I ciclo. Prime analisi”.