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martedì 28 febbraio 2012

pubblicate le graduatorie provvisiorie ATA III Fascia. ricorsi entro 9.03

Prot. n. 1647                                                                 
U.O 1
Ordinamento ed istituzioni
Responsabile del procedimento
Daniela LUZZI                                                       
Oggetto: graduatorie d’istituto di III fascia personale ATA – provvisorie –


          In data odierna lo scrivente ha prenotato la diffusione telematica delle graduatorie d’istituto di cui all’oggetto. 
I dirigenti Scolastici pubblicheranno con proprio provvedimento le graduatorie medesime il giorno 28 febbraio 2012. Dalla stessa data decorreranno i dieci giorni previsti dall’art. 9 del D.M. 104/2011 per la presentazione di eventuali reclami avverso l’esclusione, l’inammissibilità o per la correzione di errori materiali; tali reclami dovranno essere presentati pertanto entro il 9 marzo 2012 al Dirigente dell’istituzione scolastica che gestisce la domanda.

lunedì 27 febbraio 2012

L’Invalsi e il falso paragone con il colesterolo

Partiamo dall’articolo di Matteo Acmé ”Nessuno mi può giudicare. Agli insegnanti non piacciono le verifiche. Ma la valutazione del lavoro può migliorare la scuola” (1) per fare alcune considerazioni e riflessioni.

Premessa. Già c’è stato chi ha paragonato i test Invalsi al metro della sarta (2) e chi al termometro (3). Ora c’è chi li paragona all’analisi del colesterolo: Roberto Ricci responsabile dell’Invalsi e Vanni Savazzi prima di lui (1) (4). Ora il paragone è una figura retorica utile a chiarire un nuovo concetto o una nuova situazione riferendola a un termine di paragone simile e già noto. Però se si estendono le prerogative e l’utilità del paragone oltre all’azione chiarificatrice, cioè si cerca anche di trarre conclusioni da una situazione nota per applicarla all’altra nuova, è possibile facilmente cadere in errore, essere ingannati o ingannare altri. E, a volte, l’inganno non è casuale ma è intenzionale e voluto.
La pioggia nel pineto. Wikipedia.org come esempio di paragone cita versi di D’Annunzio: “e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre” (La pioggia nel pineto) (5). Ciò va benissimo ed pure poesia! Ma a nessuno salterebbe in mente di estendere oltre il paragone chiome-ginestre. Cioè, ad esempio, pettinare o fare lo sciampo ai rami giunchiformi delle ginestre, oppure cercare a primavera fiori gialli nelle chiome.
Il colesterolo. Leggiamo prima sul weblog di Vanni Savazzi: «Dal punto di vista strettamente materiale, contrastare un test sulle competenze di comprensione della lettura e sulle competenze logico-matematiche assomiglia un po’ alla paura di fare test del sangue per paura del colesterolo» (4 ). Paragone che troviamo ripreso nell’articolo di Matteo Acmé: «Secondo Roberto Ricci (Responsabile SNV-Invalsi) è come per il colesterolo: “Non basta fare le analisi del sangue per guarire. Serve anche qualcuno che ci dica come fare. I test Invalsi sono le analisi, poi però serve il medico” . E per la cura ci vuole tempo» (1). Se i test Invalsi fossero effettivamente come le analisi del colesterolo, i ragionamenti dei due autori filerebbero tranquilli portando alla conclusione da loro prospettata: uno screening di massa utile, necessario e obbligatorio. Ma non è così. Intanto, in quello che dice Ricci, ci sono delle evidenti imprecisioni e omissioni. Normalmente le analisi sono richieste dal medico (non lasciate all’iniziativa dal paziente o dall’analista), ed è lo stesso medico che poi le valuta e prescrive la eventuale terapia farmaceutica o altro. Ma il paragone test-colesterolo crolla completamente su un’osservazione più essenziale e anche più semplice: la seguente.
Quantificare la qualità?! La misura del colesterolo si può fare perché si tratta di una “quantità” esprimibile con un numero e riferita a un’unità di misura definita. Esistono tanti laboratori di analisi che in genere danno lo stesso risultato. Invece gli apprendimenti o le competenze (sia in assoluto che in riferimento a una situazione di partenza o a una condizione sociale) sono delle “qualità”, per di più complesse e difficili da definire. Di conseguenza i test Invalsi non possono essere né un termometro, né il metro della sarta e nemmeno la colesterolemia totale. I loro risultati non sono oggettivi e non sono riproducibili. Anche perché esiste un “solo” Invalsi autoreferenziale, con aspirazioni di onnipotenza , non valutabile né valutato da nessuno . La differenza tra “quantità” (misurabile) e “qualità” (non misurabile oggettivamente) è stata segnalata autorevolmente e ripetuta. Basta cercare in rete, ad esempio, gli articoli numerosi di Giorgio Israel. In uno di questi, l’autore nega a) che i test siano uno strumento come il termometro e b) che le “competenze” siano grandezza definibile oggettivamente: “il termometro non pretende affatto di misurare nella sua complessità e globalità le qualità di un oggetto, bensì soltanto una grandezza precisa: la temperatura. Che cosa misurano i test? Le competenze direbbe Ichino. E come può darsi in modo oggettivo una definizione oggettiva e comunemente accettata, almeno operativa, di competenze?” (6).
Italiano e matematica. I test Invalsi sono limitati a due sole materie italiano e matematica che all’incirca occupano il 20% dell’orario scolastico e al superiore hanno importanze e finalità diversificate fra i vari tipi di scuola. Le altre materie, che pure non sono meno importanti e costituiscono l’80% rimanente dell’orario, risulterebbero fuori dell’indagine ipotizzata “oggettiva”. Sarebbe come, proseguendo il paragone improprio dell’analisi del sangue, misurare appunto il colesterolo e ignorare glicemia, azotemia, albumina, ferritina, PSA; sono circa cento gli esami possibili.
L’approccio unilaterale e autoritario. Però chi si è invaghito o è interessato ai test Invalsi non sente ragioni, non considera le osservazioni contrarie e ripropone continuamente le sue tesi. Di recente, il decreto governativo sulla semplificazione ha potenziato (?!) l’Invalsi …. gratis (!!) scaricandone ambiguamente le funzioni operative sulle scuole e sugli insegnanti, con l’ovvia contrarietà di questi (7) e la compiaciuta approvazione di altri (8). Di più, l’Invalsi avrebbe così perfezionato i suoi test da poter valutare il “valore aggiunto” e saper depurare i risultati dai “vantaggi sociali” (9). Tutto ciò con complessi algoritmi statistici e soprattutto …. autocertificato. Ovvie e fisiologiche le contrarietà e le prese di distanza (10)÷ (14).
Domande e ipotesi. Quali i motivi di tanta incomprensibile perseveranza o ostinazione? Forse solo malintesa coerenza per gli annunci dati in precedenza? Oppure il cercare facili diversivi o surrogati a più impegnative e costose ma vere azioni di potenziamento della scuola? O ancora stilare comunque classifiche di scuole e docenti per attribuire a chi sta nella parte bassa le responsabilità? E così accrescere, a danno dei docenti, il potere della burocrazia, della gerarchia e dei presidi? E classificando scuole e docenti, non si attenuerebbero le responsabilità degli studenti meno volenterosi rispetto allo studio? Questi non potrebbero sempre accampare a loro giustificazione la responsabilità della scuola o troppo scadente o troppo brava?
Roma, 16 febbraio 2012
Vincenzo Pascuzzi

LINK
1) Nessuno mi può giudicare. Agli insegnanti non piacciono le verifiche http://www.flcgil.it/rassegna-stamp...
2) Sulle prove INVALSI - di Daniela Notarbartolo – 23 marzo 2011 http://atuttascuoladuepuntozero.blo...
3) La scuola all’esame dei risultati - di Andrea Ichino – 25 giuno 2011 http://www.ilsole24ore.com/art/comm...
4) Spread immateriale - Vanni Savazzi – 2 novembre 2011 http://www.vannisavazzi.org/drupal/...
5) Paragone – Figura retorica http://it.wikipedia.org/wiki/Figura...
6) Non facciamo dei test Invalsi un’altra ideologia - Un commento http://gisrael.blogspot.com/2011/06...
7) Non scaricare sui docenti compiti dell’Invalsi – Gilda http://www.tuttoscuola.com/portali/...
8) Invalsi e Valore Aggiunto: a che punto siamo? - di Tiziana Pedrizzi – 6 febbraio 2012 http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/...
9) Test Invalsi, entra il "valore aggiunto". Risultati al netto dei "vantaggi sociali" http://www.repubblica.it/scuola/201...
10) La scuola-quiz tra le sperimentazioni fallite e la trappola INVALSI - Cobas Scuola http://www.cobas-scuola.it/index.ph...
11) L’anomalia italiana nella valutazione delle scuole - Bruno Moretto http://www.retescuole.net/contenuto...
12) Elogio della carta igienica - Cosimo de Nitto http://www.didaweb.net/fuoriregistr...
13) Vales: un infuso di camomilla contro una broncopolmonite... - Maurizio Tiriticco http://www.didaweb.net/fuoriregistr...
14) Il filo bianco. Da Fioroni a Profumo passando per la Gelmini - Bruno Moretto http://www.retescuole.net/contenuto...

INVALSI:NON CE LO CHIEDE NESSUNO

Passepartout dialettici.  “Ce lo ha chiesto l’Europa” questa frase, questa semplice espressione sta diventando ricorrente nel linguaggio politico scritto o verbale. Viene usata come scorciatoia, lubrificante o passepartout quando si vuole forzare una conclusione a vantaggio delle proprie tesi. Viene usata in termini generici, senza riferimenti temporali, legislativi o normativi per (cercare di ) sorprendere e mettere k.o. l’interlocutore che, quasi sempre, per non fare la figura del male-informato, tace e rinuncia a porre domande esplicative sui detti riferimenti. 
« …. appena sento dire: “ce lo chiede l’Europa”. Subito mi chiedo: “dov’è la fregatura?”» (1) di recente, così ha concluso una sua nota un prof attento osservatore di fatti politici e scolastici.
Ma per fortuna, l’allerta è stato percepito e trasmesso anche da altri sia recentemente (2) che già da prima anche se per una situazione diversa (3).
L’Invalsi e l’Europa. Anche i sostenitori dei test o prove Invalsi hanno adottato, a mo’ di slogan, la frasetta magica: “ce lo ha chiesto l’Europa”. L’affermazione però non risponde al vero e cerchiamo di appurarlo ricostruendo i fatti.
La vicenda comincia il 26 ottobre 2011 con la lettera di intenti del governo italiano alla Ue, dove al punto B. (“CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA”) e comma a. (“Promozione e valorizzazione del capitale umano”) viene riportato: «L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento. Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore. Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011» (4). Solo questa decina di righe e nient’altro!
Il 4 novembre 2011, il Commissario Ue Olli Rehn chiede chiarimenti all’Italia. Tra gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano” . Ecco il testo letterale:
«13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?»
«14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?» (5) (6) (7).I punti 15 e 16 sono relativi all’università.
Si capisce facilmente che alla Ue non interessa tanto l’Invalsi e i suoi test, ma “il programma di ristrutturazione delle scuole”. E’ come se l’Ue ci dicesse: “individuate (come volete voi) le scuole insoddisfacenti ma diteci come intendete potenziarle”. E ciò significa due cose: risorse economiche e conseguenti programmi di potenziamento«sembrerebbe che per le scuole risultate più deboli venga avviato un programma di “ristrutturazione”: e ciò significherebbe che per tali scuole verranno dati maggiori finanziamenti?» (8). Invece, il governo e il Miur o non hanno capito o fingono. Si stanno concentrando sulla diagnostica potenziando l’Invalsi ed estendendo a tappeto i suoi test senza dire una parola sulla successiva terapia. Esplicitamente: su quante e quale scuole intendono intervenite, in che modo e con quanti soldi. E’ come se volessero misurare la febbre a tutti (ammesso ma non concesso – come ad alcuni piace sostenere – che i test Invalsi siano assimilabili a termometri) senza avere a disposizione nemmeno un’aspirina generica da somministrare.
Olimpiadi e Invalsi. Il sindaco di Roma Alemanno & c. (costruttori) hanno dovuto rassegnarsi alla rinuncia governativa alle Olimpiadi 2020. Ben potrebbero Miur e ministro Profumo non rinunciare ma soprassedere sulle prove Invalsi  e approfondire riguardo ai rischi concreti di invalsizzazione della scuola, dei libri di testo  e della didattica cioè il c.d. teaching to the test e la congruità con la valutazione di sistema (9) (3) (8). Una pausa di riflessione potrebbe consentire il confronto con chi si oppone all’Invalsi (10), di verificare gli aspetti normativi (11) (12) e valutare l’opportunità o meno di procedere d’autorità o con il consenso degli interessati.
La dispersione. Non si capisce perché, in alternativa alle indagini Invalsi, che richiedono ulteriori risorse e soprattutto tempo, si tralascia di intervenire da subito sulla dispersione scolastica (pari a circa il 20%, la più alta in ambito Ue). I cui dati sono già disponibili, facilmente organizzabili e interpretabili. Il governo e il Miur si potrebbero concentrare all’inizio sulle 10 o 20 province più bisognose con programmi almeno triennali di recupero e rafforzamento delle situazioni più critiche. Di certo si otterrebbero risultati anche a medio termine e la Ue non potrebbe che approvare.

Tentato omicidio: ecco la risposta delle lobby del TAV alla grande manifestazione in val Susa di sabato.

Tentato omicidio: ecco la risposta delle lobby del TAV alla grande manifestazione in val Susa di sabato.
Con i resistenti contro il TAV e con Luca.

27 febbraio 2012 13:51


Questa mattina intorno alle 8 la polizia in assetto antisommossa è uscita
dalle reti ed ha circondato la Baita Clarea, intimando ai No Tav di
andarsene. Intendono prendere la Baita e occupare l'intera zona per
avviare i lavori del tunnel  geognostico.
Un compagno salito su un traliccio dell'alta tensione, per rallentare
l'azione della polizia viene inseguito da un carabiniere. Il compagno,
Luca,  lo invita ripetutamente a desistere, perchè mette a rischio la sua
incolumità. Poco prima era in diretta a Radio Blackout.
Ascolta la registrazione della diretta alla radio
scarica il file
Il carabinere ignora l'avvertimento e continua ad arrampicarsi. Luca sale
più in alto, cade da una decina di metri dopo essere stato folgorato.
Dopo 45 minuti non è ancora arrivata l'ambulanza. La polizia impedisce ai
compagni di avvicinarsi.
Manganelli ha detto che i No Tav vogliono il morto, questa mattina
l'intervento di un carabiniere ha quasi ucciso un No Tav.
Numerosi No Tav si stanno raccogliendo a Giaglione per dirigersi alla Baita.
L'intervento criminale della polizia è l'indice della volontà di stroncare
ad ogni costo una lotta popolare che sabato 25 febbraio ha portato in
piazza diverse decine di migliaia di persone, che hanno detto in modo
chiaro e forte di non volere il Tav, di non volere le grandi opere
inutili, che arricchiscono i soliti pochi con solide amicizie al governo
come all'apposizione.
Un movimento unito nella solidarietà agli arrestati del 26 gennaio, un
movimento che il giorno dopo in assemblea a Villarfocchiardo ha ribadito
la propria volontà di mettersi in mezzo di impedire che i lavori abbiano
inizio.
La polizia per timore della resistenza popolare ha anticipato l'attacco a
questa mattina.
Chi può vada a Giaglione subito.
Per chi non può l'appuntamento è alle 18 aBussoleno.
Facciamo appello perché in tutta Italia ci siano iniziative di sostegno.

Aggiornamenti alle 9,30.
L'ambulanza ha caricato Luca per portarlo al CTO di Torino. Luca è
cosciente, ma grave. Lo hanno sedato e intubato.
Sulla strada delle Gorge c'è un check point che blocca chi arriva. Alla
Baita i compagni sono circondati, le ruspe si sono messe al lavoro.

Aggiornamenti ore 9,58. L'elicottero è partito con Luca a bordo. Le ruspe
stanno spianando i terreni intorno alla baita, tra cui l'appezzamento
acquistato da Luca.

Aggiornamenti ore 10,10. L'elicottero con a bordo Luca è atterrato al CTO.
Blindati della polizia si sono posizionati alla barriera della A32 ad
Avigliana.
Check point sulla strada di Giaglione. Le statali sono libere.

Aggiornamenti ore 10,29.  A Chiomonte la polizia ha bloccato l'accesso a
strada dell'Avanà dalla statale 24 e ha chiuso il ponte prima della
centrale idroelettrica. Dal lato Giaglione tutti i sentieri sono bloccati.

Aggiornamenti ore 10,47. Luca è entrato in camera operatoria.

Aggiornamenti ore 11,15. Luca ha fratture multiple e una grave emorragia
interna. E' uscito dalla camera operatoria ma presto ci tornerà per un
intervento per cercare di  fermare l'emorragia.
I Cobas della Azimut di Avigliana proclamano sciopero.
Anche la CUB e i Cobas ha dichiarato sciopero generale
Appuntamento per un'assemblea e iniziative alle 11,30 a Bussoleno località
Vernetto

Aggiornamenti ore 11,30. Gli studenti del liceo Des Ambrois di Oulx stanno
bloccando i treni
Pare - ma la notizia è da verificare - che in Clarea stiano abbattendo la
baita.
A Bussoleno i No Tav stanno bloccando la statale 25, altri manifestanti
stanno salendo sull'autostrada con l'intenzione di bloccare i cambi della
polizia.

Aggiornamento ore 12,02. Smentitala notizia dell'abbattimento della Baita,
nella quale si sono barricati i No Tav presenti al momento dell'attacco
della polizia

Aggiornamenti ore 12,15. L'autostrada è bloccata a Bussoleno in località
Vernetto. I manifestanti chiedono a chi sale di portare acqua e cibo. E'
importante resistere ad oltranza.

per info:
http://anarresinfo.noblogs.org

La TAV costruita sui nostri corpi

Massimo Zucchetti*
Questa notte è avvenuto un blitz militare per l’allargamento del cantiere TAV in Valle Clarea, pressi di Giaglione, Valle di Susa.
C’era un gran numero di forze dell’ordine e militari, ruspe, mezzi militari, saliti anche mentre sabato 75000 persone manifestavano pacificamente contro quest’opera assurda, inutile, dannosa, costosa. Invano.
La cieca convinzione di portare  avanti un allargamento del non-cantiere illegittimo ha visto l’opposizione nonviolenta dei pochi ragazzi che erano presenti sul posto. La grande mobilitazione del movimento NOTAV sarebbe infatti dovuta avvenire questa sera, questa notte, con una fiaccolata notturna ed una permanenza sul posto ad oltranza. Gli anziani della valle erano disposti ad incatenarsi agli alberi, ad oltranza. Avendolo probabilmente saputo, gli invasori hanno deciso di provare a forzare i tempi.
Luca Abbà, 37 anni, agricoltore della Valsusa, molto conosciuto in Valle per la sua fiera ma nonviolenta opposione alla TAV, si è arrampicato su un traliccio per provare ad opporsi alla cieca determinazione degli invasori. Sentivamo la diretta della sua voce alla Radio (Radio Black-Out). Diceva, rivolto a quelli di sotto: “se non la piantate, io da quassù non me ne vado, avete capito?”. Poi, rivolto agli ascoltatori: “Ciao, vi saluto, UN POLIZIOTTO-ROCCIATORE mi sta incalzando da sotto”.
Gli invasori lo hanno incalzato da sotto, spingendolo a salire più in alto. E’ rimasto folgorato dall’alta tensione. Sotto il traliccio non era stata posta alcuna protezione prima di incalzarlo. Avevano molta fretta, si vede. Luca è caduto a terra con un volo di molti metri. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime.
I soccorsi, ritardati dai blocchi delle forze dell’ordine, hanno molto tardato ad arrivare. Alla fine è stato soccorso, intubato e trasportato all’ospedale CTO di Torino.
Nemmeno dopo la caduta e le gravissime condizioni in cui versava Luca, c’è stato uno stop dei lavori. Questo appare incredibile, in spregio ad ogni norma di sicurezza e di prudenza,  oltre che di rispetto.
Ripetiamo: Luca è caduto dopo essersi arrampicato su un traliccio per resistere allo sgombero dei terreni ANCHE SUOI, ed è caduto perché incalzato dai militari che lo hanno inseguito sul traliccio stesso, costringendolo a salire più in alto.
Luca è grave e la responsabilità della sua salute sono da attribuire esclusivamente a chi ha ordinato ed eseguito il blitz, mettendo, come poi è stato, a repentaglio la vita delle persone. Luca Abbà è grave ed è all’ospedale a Torino. E’ stato colpito da elettricità a media tensione, muove le gambe, è cosciente e orientato, ha una sospetta lesione interna con versamento, vasta emorragia interna, probabili fratture sterno e costole, ustioni di secondo grado. E’ stato posto in coma farmacologico e le notizie contradditorie di queste ore lo danno comunque in prognosi riservata ma non in pericolo di vita: è cosciente e risponde ai medici.
Luca Abbà è un agricoltore che vive a Cels, dove da diversi anni ha deciso di ritornare a coltivare la terra. Abbà, ha iniziato da tempo a condurre la sua battaglia contro l’alta velocità, diventando in breve tempo il leader del Comitato No Tav Alta Valle. I famigliari, gli amici, i conoscenti ma soprattutto tutti quei colleghi che nel corso degli ultimi anni, insieme a lui, avevano dato inizio a questa battaglia per tutelare il proprio territorio dall’arrivo dell’alta velocità sono stati sconvolti dalla notizia e accorsi in ospedale, dove solamente nelle prossime ore si potranno conoscere ulteriori elementi.
Nel frattempo, nella Baita in Val Clarea a ridosso del non-cantiere in fase di allargamento, quindici ragazzi resistenti si sono chiusi dentro per impedirne l’abbattimento con le ruspe. Si temono azioni estreme che possano metterli in pericolo.
Tutta l’Italia civile si sta mobilitando in solidarietà a Luca ed ai resistenti NOTAV.
Questo blitz militare è l’esempio di come s’intende la democrazia da parte dei propugnatori del TAV: senza alcuna copertura legale, militarmente, disprezzando anche la vita umana.
La TAV dovrebbe quindi essere costruita passando sui nostri corpi. Violentando non solo la natura della Val Susa, oltre che ogni normale regola di buon senso, ma anche i nostri stessi corpi: passando sui corpi dei valsusini, sui corpi di tutti coloro che opponendosi a quest’operazione militare – che ormai nulla ha più a che vedere con un cantiere – verranno calpestati non solo nei diritti ma anche di fatto, nel fisico e nell’incolumità.
Saremo noi, che ci opporremo fino all’estremo, che quindi dovremo costituire i piloni e il pavimento del buco TAV nella montagna.
*professore del Politecnico di Torino

domenica 26 febbraio 2012

INVALSI: Studenti e Cobas dichiarano aperte le ostilità

Roberto Ricci ha presentato a Roma,  presso la libreria Assaggi, il progetto Invalsi, di cui è responsabile nazionale. Lo abbiamo accolto come meritava, con una contestazione civile ma eclatante
Dopo il maldestro tentativo del finto ‘ governo tecnico’ di Monti di far entrare i Quiz Invalsi nella didattica, definendoli nel decreto sulla Semplificazione, “ attività ordinaria”, studenti e Cobas hanno infatti deciso di stipulare un’alleanza per fermare il distruttivo modello di valutazione, che impoverisce la didattica e non riqualifica la scuola.
Come insegnanti dei Cobas e studenti di Alternativa Ribelle (Giovani Comunisti e Fgci) abbiamo affollato una sala altrimenti vuota, mettendo Ricci di fronte alle sue responsabilità e ribattendo punto su punto alle favole che ci ha raccontato. Nel fuoco di fila di una contestazione che ha messo in discussione i metodi statistici applicati alla didattica, il concetto di misurazione, la valutazione delle competenze, la semplificazione, l’impoverimento e la banalizzazione del processo formativo, abbiamo chiarito che ci sarà una battaglia a tutto campo che sarà portata nei collegi e nelle classi, ma anche fuori dalle scuole. Da statistico qual è dovrebbe fare due calcoli: la stragrande maggioranza di quella sala era contro i Quiz Invalsi. La stragrande maggioranza degli studenti e degli insegnanti di questo Paese è contro l’ Invalsi.Lo dimostreremo nelle prossime settimane: con la contestazione di ieri è partita la nostra campagna di mobilitazione nazionale e il nostro obiettivo è fare franare il sistema boicottando le giornate di somministrazione dei test tra l’8 e l’11 maggio prossimi.
Come studenti e docenti abbiamo sottolineato quali sono le vere cause che determinano le attuali ‘sofferenze delle scuole’ ( tagli del personale e dei finanziamenti alla scuola pubblica statale, aumento degli alunni per classe, eliminazione del tempo pieno e prolungato, diminuzione del sostegno agli alunni diversamente abili ).
Il progetto Invalsi è uno dei tasselli decisivi della costruzione di un modello aziendale di istruzione che premia i benestanti e la formazione di élite. Un modello di cultura impoverita, banalizzata, volgarizzata, funzionale al progetto di costruire in provetta un popolo di ignoranti (e per questo motivo più facilmente governabili). Noi abbiamo un’altra idea di istruzione: pubblica, gratuita, di massa, di qualità. Lotteremo scuola per scuola per ottenerla.
Alternativa Ribelle ( giovani Comunisti- Fgci) -  Cobas-Scuola

sabato 25 febbraio 2012

"NUOVI" BUROCRATI AL MIUR

Ufficio Stampa Miur - Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro Profumo ha nominato stamattina due nuovi Capi Dipartimento del Miur. A dirigere il Dipartimento per l'Istruzione è stata nominata la dott.ssa Lucrezia Stellacci mentre al Dipartimento per l'Università, l'AFAM e per la Ricerca il dott. Raffaele Liberali.
Lucrezia Stellacci, fino ad ora Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico della Puglia ha una lunga esperienza direttiva all'interno dell'amministrazione, dove ha diretto tra gli altri gli uffici regionali di Emilia Romagna, Calabria e Puglia.
Raffaele Liberali, fino ad ora direttore per l'Energia presso la Direzione Generale per la Ricerca e l'Innovazione della Commissione Europea, ha invece una consolidata esperienza negli organismi dell'Ue.
Il Ministro Profumo, proponendo queste due nomine, ha quindi voluto valorizzare da un lato l'esperienza maturata nei territori a contatto con le diverse problematiche del mondo della scuola, dall'altro portare nell'amministrazione un'esperienza europea, dimensione questa sempre più necessaria nell'attuale fase storica.

venerdì 24 febbraio 2012

I precari della scuola di nuovo in piazza il 24 febbraio

Cambiano i governi, cambiano i ministri, ma a viale Trastevere non si respira aria di novità e non si intravede alcuna inversione di rotta che miri ad una seria politica di investimenti finalizzata alla riqualificazione di tutto il settore dell’Istruzione Pubblica. La Scuola Pubblica Statale Italiana da anni versa infatti in condizioni di estrema difficoltà a causa delle miopi e dissennate politiche scolastiche dei precedenti governi ed in particolare dei provvedimenti legislativi dell’ultimo governo Berlusconi, rispondenti essenzialmente a logiche di carattere economico che hanno portato dal 2008 al taglio di 150.000 lavoratori tra docenti ed Ata .
Situazione particolarmente delicata e perciò degna di una riflessione lucida e ragionata da parte del neoministro Profumo e del suo staff, ma del tutto disattesa come si evince dalle repentine e fumose dichiarazioni dello stesso e dai primi provvedimenti intrapresi, in linea con le scelte economiche del nuovo governo tecnico, destinate ad aggravare la situazione già caotica della scuola pubblica. Il ministro Profumo infatti, lungi dal proporre un necessario rifinanziamento ed il ritiro dei tagli frutto della riforma Gelmini, ha invece ventilato, “per dare spazio ai giovani”, l’idea di un concorso per un numero esiguo di posti, reso ulteriormente modesto dall’aumento dell’età pensionabile; modalità di reclutamento che tra l’altro pone attualmente in discussione i diritti acquisiti dai precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di quanti lavorano nella scuola pubblica da anni. L’attuale governo ha inoltre proposto, nel “decreto Semplificazioni”, il potenziamento dell’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di scuole e la definizione di un organico di rete, provvedimenti allarmanti che, in linea con il progetto di Legge Aprea, sembrano prefigurare la chiamata diretta dei presidi, primo passo verso la privatizzazione della scuola pubblica. Chiamata diretta che rischia di diventare una inaccettabile realtà in Lombardia, dove la proposta di legge presentata dal presidente Formigoni, prevede espressamente che “a partire dall’a.s. 2012/2013 le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali” e che “è ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di ciascun istituto scolastico”. Progetto di carattere regionale che tuttavia non può non rimandare direttamente al più generale “profumo” di aziendalizzazione annusato fin dai primi interventi pubblici del Ministro e dai provvedimenti economici del nuovo Governo tecnico.
Di fronte a tali dichiarazioni e proposte, i lavoratori del Coordinamento dei precari della Scuola e di altre variegate realtà, riunitisi in un’assemblea nazionale molto partecipata a Roma il 15 gennaio scorso, rilanciano la lotta in difesa della Scuola Pubblica Statale in quanto bene comune e prima ed imprescindibile garanzia di reale democrazia.

mercoledì 22 febbraio 2012

La democrazia secondo il procuratore Caselli


caselliApprendiamo dalle agenzie di stampa che il procuratore Caselli ha definito, dietro il paravento del "sembra", non democratico il fatto che gli si dia del boia contestandolo. Come capita nei media, il procuratore dovrebbe saperlo, il "sembra" nei titoli è scomparso. Ma conta l'effetto: chi gli dà del boia appare, nel Caselli pensiero, non democratico.
Il procuratore, nelle sue affermazioni, è confortato dal consenso della totalità dei media mainstream italiani. Tutta questa totalità ha molto poco di democratico ma a questo Caselli sembra non badare.
Come sembra non badare ad un dettaglio. Se la magistratura mettesse davvero gli occhi sul complesso dell'operazione Tav molto difficilmente, ad esser buoni, potrebbe partire l'inutile mostro tecnologico così come appetito da cooperative di area PD e grandi imprese. Nel perseguire i manifestanti, senza concentrarsi sulla Tav, la magistratura torinese non fa quindi una scelta puramente giuridica ma una politica e di tutela di precisi interessi. A prescindere dalle indicazioni dell'ordinamento. Tutto molto democratico vero Mr. Caselli?
Come era democratico l'ordinamento che Caselli difendeva alla fine degli anni settanta. Quello che prevedeva "la pena aumentata della metà" in automatico non appena si gridasse alla finalità di terrorismo rispetto al reato commesso. Oppure la sospensione di ogni diritto civile nelle carceri (il famigerato articolo 90 della riforma penintenziaria che aboliva gli altri 89 in caso di necessità cioè sempre).
Si potrebbe continuare a lungo sul concetto di democrazia difeso da Caselli, sul bel mondo che ci ha regalato questo tipo di difesa.
Ma fermiamoci a questa concezione di Caselli. Dargli del boia non gli "sembra democratico", bontà sua. Resta un problema, forse non contemplato da tanto fior di galantuomo. E se uno lo pensa, crede spontaneamente che Caselli sia un boia? Cosa deve fare? Dirlo con il linguaggio dei gesti come per i tg dove c'è anche l'edizione per i diversamente abili?
Semplimente, come capita da quando esiste la politica, se uno lo pensa lo dice o lo scrive.
Anche un uomo delle istituzioni lo potrebbe capire. Ma quando ci sono da tutelare interessi veri, per quanto inutili e dannosi, qualche forzatura è nel conto. Vero Mr. Caselli?
Difenda pure la sua democrazia fatta di gare d'appalto, profitti gonfiati, project financing e di laghi di cemento su territori verdi. Se le piace tanto e magari la difenda convintamente, dica al mondo che appalto è bello senza pararsi dietro le procedure giuridiche. Però ci risparmi di dire agli altri cosa è democratico o no. La Valsusa è un territorio compatto che non vuole la Tav. Cercare di giocare con qualche battuta per dare dell'antidemocratico a chi si è visto sottrarre ogni norma elementare di democrazia non è credibile. Fa ridere, se questo lo consola. tratto da senza soste (red)21 febbraio 2012

lunedì 20 febbraio 2012

RESPINGIAMO DENTRO I COLLEGI DOCENTI LA NUOVA SPERIMENTAZIONE VALES!


 Il 4 novembre 2011 (c’erano ancora la Gelmini e Berlusconi) la UE poneva all’Italia 39 domande con le quali chiedeva dettagli sui provvedimenti annunciati dal governo; le domande 13 e 14 riguardavano la scuola:
13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?
14.Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?
Tra tutti i problemi della scuola italiana, questo era ed è al centro degli interessi della UE e, come ci siamo già accorti, è al centro anche della politica scolastica del governo Monti.
Per quanto riguarda la domanda n. 14 il MIUR ha dichiarato di aver cancellato il ridicolo progetto “Valorizza” basato su questionari di gradimento compilati da genitori e studenti; i collegi docenti di mezza Italia l’avevano già respinto lo scorso anno, ma la sperimentazione era comunque partita con una manciatina di scuole collaborazioniste.
Il MIUR ha dichiarato che per il momento sospende la questione legata al merito dei docenti, mentre ha messo a punto un nuovo progetto sperimentale per rispondere alla domanda n. 13: si tratta del progetto VALeS, con il quale si prova ancora una volta a far penetrare nelle scuole quella che si ostinano a chiamare “cultura della valutazione” che non è altro che una politica meritocratica (si tagliano i fondi per tutti per premiare solo alcuni: dicono che dobbiamo guarire dal “virus dell’egualitarismo”…)
Dunque il progetto triennale VALeS (300 scuole che volontariamente aderiranno) serve a mettere a punto un sistema di “ristrutturazione” per le scuole che vanno male ai quiz; oggi i Collegi docenti sono chiamati a votare se aderire o meno, ma domani saranno i risultati dei quiz invalsi ad indicare le scuole a cui applicare la “cura”, cura che prevede 3 fasi: ● analisi (risultati dei quiz invalsi + ispettori ed esperti in valutazione che visitano le scuole, effettuano interviste, sottopongono il personale a questionari preparati dall’Invalsi e stilano un Rapporto di Valutazione Iniziale); ● piano di miglioramento (attuato con finanziamenti del MIUR da 10.000 a 20.000 euro: una task force di supporto esterna alla scuola, una sorta di commissariamento stile UE/Grecia, definisce «gli obiettivi di miglioramento che dovranno necessariamente essere numericamente ridotti, rilevabili e misurabili»; ● una valutazione finale in cui gli ispettori diranno se la scuola ha raggiunto o meno gli obiettivi del piano.
E’ il sistema della qualità totale TQM (Total Quality Management) applicato alla scuola che azienda non è e perciò fa resistenza; dunque il MIUR ha bisogno di argomenti propagandistici per non trovare lo stesso muro di NO incontrato nelle sperimentazioni proposte alle scuole lo scorso anno:
1)    “Daremo i soldi a tutte le 300 scuole, non alle migliori, anzi daremo più soldi alle scuole più in difficoltà”; questo accadrà nella fase sperimentale, ma l’obiettivo resta fare una classifica, alimentare la competizione tra le scuole: i risultati infatti saranno sul sito MIUR all’interno de “La scuola in chiaro”, la vetrina in cui i genitori-clienti si affacceranno per scegliere il prodotto-scuola per i propri figli. L’obiettivo vero è attuare meccanismi di privatizzazione e dunque di competizione: per farlo hanno bisogno di creare sistemi (alla fin fine non importa molto quali e basati su che cosa) che rendano ben visibile la differenza tra le scuole; ma nessuno ha aperto un dibattito nel paese che risponda a una domanda preliminare e necessaria se si vuol parlare seriamente di qualità: “Cos’è che rende una scuola migliore?”, nessuna persona sensata risponderebbe i quiz …
2)    “I test Invalsi terranno conto del contesto sociale”(i tecnici e professionali che risulterebbero migliori dei licei): il sistema è ritenuto inaffidabile da molti studiosi che parlano di “stime troppo instabili” (Board on Testing and Assessment of the National Academy of Sciences) per essere messe scientificamente alla base di seri processi valutativi (ed infatti non è utilizzato in nessun sistema di valutazione all’estero); ma il punto vero è che, contesto sociale o meno, i quiz Invalsi non possono assolutamente essere un parametro per decidere la qualità di una scuola o di un docente! Se accettiamo questo, nel giro di pochi anni la scuola sarà ridotta a un testificio;
3)    “Il progetto VALeS valuterà anche i dirigenti e i suoi staff”; è un vero e proprio bluff visto che ad essere valutato non sarà il singolo preside, ma l’area della dirigenza, in base a criteri peraltro opinabili;
Ma soprattutto Profumo non dice che succederà, una volta che il sistema sarà a regime, a quelle scuole che non raggiungeranno gli obiettivi; un’indicazione ci può venire dalla risposta che l’allora ministro Tremonti diede alla UE proprio in relazione alla sua domanda n. 13: « Gli Ispettori valuteranno i risultati e proporranno le misure più appropriate che potranno includere […] una ristrutturazione dell’Istituzione compresa la ridefinizione della dimensione delle singole scuole»(G. TREMONTI, "Chiarimenti sulla lettera del primo ministro Silvio Berlusconi",13.11.11). Nei paesi anglosassoni le scuole che continuano a dare risultati insoddisfacenti nei quiz dopo la ristrutturazione, vengono chiuse e i docenti licenziati; d’altra parte la legge Brunetta dice chiaramente che, una volta messa  a punto la modalità di misura della performance, il dipendente pubblico che abbia ottenuto ripetutamente risultati bassi, può essere licenziato.
Chi vive il mondo vero della scuola non fa fatica ad immaginare cosa diventerebbe la scuola italiana se un sistema del genere andasse a regime … come possono parlare di qualità? Mentono ben sapendo di mentire!
I colleghi che nei Collegi alzeranno la mano per dire sì, collaboreranno alla messa a punto di un meccanismo che nei sistemi anglosassoni ha già mostrato la sua portata distruttiva per la scuola pubblica.
Stanno, pezzo per pezzo, preparando la privatizzazione della nostra scuola, della scuola dei nostri figli, della scuola pubblica italiana della Costituzione.
Vogliono trasformarci in intrattenitori, in orientatori, in certificatori di competenze, con stipendi adeguati all’abbassamento del ruolo. Vogliono cancellare la scuola come bene comune, la scuola di qualità per tutti deve appartenere al passato; oggi serve una scuola fortemente legata al sistema produttivo, capace di formare forza lavoro o ad alta specializzazione o fortemente riconvertibile o scarsamente qualificata, disponibile ad occupare gli scalini più bassi senza troppe pretese.
 Per costruire questa scuola hanno bisogno dei docenti italiani; ma oggi noi nei nostri Collegi possiamo/dobbiamo dire NO.
NOI NON COLLABORIAMO, DIFENDIAMO LA SCUOLA BENE COMUNE  E VOTIAMO “NO” NEI COLLEGI DOCENTI!

domenica 19 febbraio 2012

LA NEVE NON CONGELA I DIRITTI DEI LAVORATORI !

Sembra che il gelo e le nevicate delle scorse settimane abbiano congelato le menti di alcuni dirigenti scolastici che vedono le scuole come una sorta di monarchie di cui loro sono i dittatori e docenti ed ATA dei servi atti ad obbedir tacendo...
Facciamo chiarezza sulla questione dell’interruzione dell’attività didattica per neve che, nel comune di Terni, è stata deliberata tramite tre ordinanze del sindaco, per 5 giorni : 3 e 4, 10 e 11 e 13 febbraio.
Premettiamo -come già precisato in un precedente comunicato- che aver deliberato l’interruzione dell’attività didattica e non la chiusura delle scuole ha comportato l’obbligo di presenza per il solo personale ATA.
  Una presenza inutile ed in parte « punitiva » che ha prodotto l’apertura delle scuole vuote, inutili spese per i riscaldamenti ed aumentato il rischio di infortuni.
Abbiamo visto i più fantasiosi interventi da parte dei dirigenti scolastici: qualcuno, in aperta violazione delle norme contrattuali, avrebbe imposto illecitamente ai docenti di essere presenti a scuola o chiedere coattivamente permessi o ferie. Si ricorda che i dirigenti devono applicare la normativa vigente ed il CCNL che rispetto all’obbligo di servizio dei docenti è assolutamente chiaro: non c’è nessun obbligo di presenza a scuola durante l’interruzione delle attività didattiche e questo vale per le ordinanze sulla neve, per le assemblee scolastiche e per il periodo precedente o successivo (settembre e giugno) all’inizio/fine delle lezioni. Solo il collegio docenti è sovrano e può deliberare sull’obbligo di presenza durante i periodi di interruzione dell’attività didattica (con eventuale pagamento delle spettanze dovute). Eppure, in spregio delle norme, se ne sono sentite di tutti i colori, sino ad arrivare alla minaccia di riduzione delle vacanze di pasqua.
Vediamo le norme : la chiusura o l’interruzione delle attività diattiche per neve rientra nelle cause di forza maggiore e quindi i giorni di interruzione dell’attività didattica restano validi ai fini del computo dei 200 giorni di lezione necessari per la vaidità dell’anno scolastico (cfr. nota USR E.R. 18697 18.12.02). Inoltre per le assenze degli studenti imputabili a cause di forza maggiore si applicano le deroghe previste dall’art.11 comma 1 del DLgs 59/04 «per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequanza di almeno ¾ dell’orario annuale personalizzato (…) per casi eccezionali, le istituzioni scolastiche possono stabilire motivate deroghe al suddetto limite». In questi casi rientrano le gravi situazioni metereologiche che dunque non pregiudicano la possibilità di procedere alla valutazione degli studenti interessati se vi sono sufficienti elementi di verifica della preparazione degli studenti da parte dei docenti (art.14, c. 7-DPR 122/09).
I COBAS GARANTISCONO L’ASSISTENZA SINDACALE E LEGALE AI DOCENTI CHE VOLESSERO CONTESTARE ORDINI DI SERVIZIO E PROVVEDIMENTI ILLEGITTIMI DEI DIRIGENTI SCOLASTICI, CONTATTATE LE SEDE O I REFERENTI DEI COBAS.

INVALSI: NON ESISTE ALCUN OBBLIGO

Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, risponde sull’INVALSI a R. Palermo su La Tecnica della Scuola

1) L’articolo 51 del decreto semplificazioni  prevede che la somministrazione delle prove Invalsi debba essere considerata come “attività ordinaria” per le istituzioni scolastiche. Cosa ne pensano i Cobas ? Fin dallo sciagurato rilancio dell'Invalsi da parte di Fioroni, il MIUR e tanti presidi cercano di imporre illegalmente a scuole, studenti e docenti l'obbligatorietà dei quiz. L'anno scorso il "must" in materia era un articoletto, peraltro falsificato, di Laura Paolucci, dell'Avvocatura di Stato che tanti capi di istituto sbandieravano per dimostrare tale obbligo. Dopo la sentenza della magistratura che, su un nostro ricorso, confermava la non obbligatorietà, il MIUR fu costretto a tirare le orecchie ai presidi che non avevano convocato i Collegi docenti per deliberare sull'Invalsi e che pretendevano di imporli a tutti. Questa frasetta, infilata in un decreto che niente a che fare ha con il tema, ha la stessa irrilevanza dei pareri "alla Paolucci". Anche le gite scolastiche sono "attività ordinaria". Ma i Collegi docenti devono stabilire se è il caso di farle e come, e non possono obbligare nessun docente o Ata a parteciparvi. Lo stesso vale per i quiz. Nè il MIUR nè i presidi possono rendere legge l'obbligatorietà dei quiz, che si scontra sia con il contratto per gli obblighi di lavoro , sia - e soprattutto - con la Costituzione: art.117 sull'autonomia delle istituzioni scolastiche e art.33 sulla libertà di insegnamento, in base ai quali gli Organi collegiali e i singoli docenti hanno libertà di decisione su qualsiasi "attività ordinaria", compresa la valutazione sull'apprendimento degli studenti. I quiz restano non obbligatori per docenti e studenti.
2) A questo punto quali “contromisure” pensate di attivare ? Ovviamente al MIUR sanno benissimo come stanno le cose e pensano con quella frasetta (l'hanno fatta inserire apposta a Monti) di ingannare docenti e studenti. Dunque, innanzitutto continueremo nella nostra campagna per fare circolare il più possibile l'informazione nelle scuole, come abbiamo fatto in questi giorni raccogliendo (molto positivamente) le liste RSU. Purtroppo il MIUR e i sindacati monopolisti ci negano il diritto di libera assemblea e limitano l'opera di chiarificazione. Ma l'epicentro dello scontro tra i difensori della scuola pubblica e i sostenitori della scuola-miseria e della scuola-quiz ci sarà tra l'8 e l'11 maggio quando il Ministero e molti presidi cercheranno di imporre i quiz agli istituti, ai docenti e agli studenti. Stiamo discutendo con varie organizzazioni studentesche e di genitori come organizzare il più ampio boicottaggio dei quiz e le forme di esso, compresa la possibilità di uno sciopero per i primi due giorni dei quiz (l'8 i quiz riguarderanno le superiori, il 9 una parte delle elementari).
3) Ormai in Europa la valutazione di sistema è un fatto assodato e scontato.  E voi pensate davvero di continuare ad opporvi alla valutazione di scuole, docenti e studenti ? Assolutamente sì. La valutazione non è per nulla "fatto assodato e scontato". La pubblicistica USA (gli inventori dei quiz per la carriera militare, lavorativa e scolastica) è piena di testi che negli ultimi anni hanno stroncato la valutazione quizzarola. Un bravo docente è uno che: 1) sa la sua materia e la sa mettere in relazione con un sapere più ampio, oltre che con la realtà sociale esterna; 2) la sa trasmettere efficacemente, raccogliendo anche gli spunti che vengono dagli studenti; 3) sa comunicare, motivare e calamitare l'attenzione della classe; 4) è capace di gestire il gruppo-classe, e non solo o soprattutto sul piano disciplinare; 5) ha empatia verso i suoi studenti, è davvero interessato a che migliorino non solo le propria conoscenze ma anche le relazioni reciproche e le doti di solidarietà e collaborazione essenziali per una società migliore. Nessun quiz o esame orale e scritto sarà mai in grado di valutare tutte queste doti. L'unico modo per farlo è partecipare ad un intero ciclo di lezioni e vedere gli effetti sulla classe. Ogni altra pretesa valutazione è truffaldina ed ha altri scopi. Nello specifico, la scuola-quiz impone una istruzione-miseria, impoverita materialmente (i micidiali tagli bipartisan dell'ultimo ventennio: allora su 100 lire che lo stato spendeva circa 13 andavano all'istruzione, oggi su 100 euro ne vanno meno di 9) e culturalmente, ridotta a infarinatura culturale e disciplinamento di futuri precari senza pretese e disposti ad accettare ogni imposizione padronale; mentre il destino degli insegnanti sarebbe quello standardizzato di "fornitori di servizi educativi", anch'essi dequalificati e disponibili per ogni servizio "educativo".

venerdì 17 febbraio 2012

giovedì 16 febbraio 2012

Profumo rilancia Tfa e concorsi. Poi rassicura: in Lombardia nessuna ‘fuga in avanti’




di A.G. La Tecnica della Scuola, 16.2.2012 Durante un question time sul reclutamento: stiamo accertando le disponibilità; subito dopo il bando sui posti vacanti, tenendo conto delle aspettative di chi uscirà dai Tfa, in fase di attivazione. Frenata sul progetto Formigoni sulle assunzioni locali: devo sentire tutte le regioni.
A distanza di un paio di mesi scarsi dal primo annuncio, il ministro dell’Istruzione torna a rilanciare i maxi-concorsi pubblici per diventare insegnante entrando dalla porta principale. L’occasione per farlo è stato un question time postogli alla Camera dal Pd sulla stagnazione del nuovo reclutamento del personale: "Una volta accertata la consistenza delle disponibilità – ha detto Profumo - è mia ferma intenzione procedere immediatamente all'indizione dei concorsi sui posti vacanti e disponibili, tenendo conto delle legittime aspettative dei giovani che usciranno dai corsi di tirocinio formativo attivo, in fase di attivazione".
Profumo ha aggiunto che "si valuterà anche l'opportunità di introdurre elementi di semplificazione della procedura concorsuale" e ha ricordato che "sul reclutamento del personale docente della scuola è in corso, su mia precisa indicazione, un approfondito esame da parte dell'amministrazione, anche al fine di individuare modalità appropriate per consentire l'accesso ai ruoli dei docenti più giovani".
Le parole di Profumo sono state bene accolte. Ad iniziare da chi le aveva sollecitate: l’on. Giovanni Bachelet (Pd), ha replicato al Ministro direttamente in Aula, esprimendo una certa soddisfazione. Ma anche chiedendo anche di monitorare il prima possibile lo stato delle graduatorie per le varie classi di concorso alle medie e alle superiori, in particolare evidenziando quelle esaurite.
Sempre durante il question time, il ministro Profumo ha colto l’occasione chiarire la sua posizione sul progetto di legge della regione Lombardia, in base al quale i docenti dovrebbero essere assunti per mezzo di concorsi differenziati in base al titolo di studio. Il responsabile del Miur ha detto che l’incontro avuto con il Presidente Formigoni è stato solo il primo di una lunga serie, in vista dell’attuazione della revisione del Titolo V della Costituzione, che sul fronte istruzione dà ampi poteri decisionali alle regioni. Anche sulla gestione del personale scolastico. Profumo ha tenuto a sottolineare che rimarrà sempre inalterato la competenza dello Stato nella selezione ed assunzione del personale scolastico.
“Sentire il Ministro dell’Istruzione che la competenza nella assunzione del personale rimane ad esclusivo appannaggio dello Stato ci rassicura. Sono parole importanti, perché stoppano sul nascere certe ‘fughe in avanti’ incostituzionali”, ha commentatoMarcello Pacifico, Presidente dell’Anief. Il leader degli educatori in formazione ha apprezzato comunque il passo indietro fatto dal Ministro: “significa che finalmente, sempre anche grazie alle nostre pressioni, l’entourage di Profumo ha compreso l’altissimo rischio di rigetto di questa modalità di selezionare il personale perchè incostituzionale. Inoltre, se il Ministro, come ha detto oggi, ascolterà le altre regioni si renderà conto che quella della Lombardia è un’iniziativa isolata”.
Prima delle parole di Profumo, anche la Cisl Scuola, tramite il suo segretario generale, Francesco Scrima, aveva espresso grosse perplessità sul modello di assunzione proposto da Formigoni. E sulla posizione possibilista di Profumo. “Viene da chiedersi: ma sul reclutamento il Governo e il Ministro hanno una linea? E se sì, quale? Crediamo sia giunto il momento di fare un minimo di chiarezza, perché le attese di chi vorrebbe lavorare nella scuola sono tante, mentre le opportunità di impiego non lo sono”. A poche ore di distanza la risposta è arrivata. Vediamo ora quando seguiranno i fatti.

VOTA COBAS


 Si è conclusa lo scorso 8 febbraio la fase relativa alla presentazione delle liste per il rinnovo delle RSU delle scuole e del Pubblico Impiego.
Nonostante le evidenti difficoltà per noi Cobas - che abbiamo dovuto impegnarci nella presentazione delle liste senza avere la possibilità di parlare ai lavoratori per la mancanza del diritto di convocare assemblee in orario di lavoro, diritto sottratto dai sindacati concertativi a tutti i lavoratori della scuola di poter scegliere a quali assemblee partecipare – alla fine siamo riusciti a presentare liste Cobas in un consistente numero di scuole.
Vogliamo ringraziare i lavoratori della scuola che hanno sottoscritto le nostre liste e quanti si sono candidati per dare la possibilità a chi si riconosce nelle lotte dei Cobas di poterli votare.
Non potranno votare i Cobas i tanti lavoratori nelle cui scuole non sono state presentate liste Cobas, per colpa di un meccanismo fatto per privilegiare i sindacati concertativi. Basterebbe così poco per rendere un tantino più democratico il meccanismo: votazioni su doppia scheda: la prima nazionale uguale per tutte le scuole per scegliere il proprio sindacato e determinare la rappresentatività;  la seconda con le liste per scegliere la RSU d’istituto.
Nonostante queste condizioni per noi discriminanti, abbiamo deciso lo stesso di parteciparvi con l’intento di rendere la contrattazione d’istituto un altro luogo in cui portare il conflitto per la difesa della scuola pubblica, contro i processi di immiserimento culturale e materiale in cui versa.
Chiediamo, perciò, a tutti i lavoratori che hanno condiviso le nostre iniziative di sostenere e votare nei giorni 5. 6 e 7 marzo 2012 le liste Cobas comitati di base della scuola.