Accà nisciuno è fesso. Riflessioni sul contratto “dopo nove anni”.

lunedì 12 febbraio 2018 · Posted in

C’è di che riflettere a leggere le interviste che hanno rilasciato venerdì – commentando a caldo il rinnovo del
Contratto appena siglato – i segretari di due dei sindacati che hanno partecipato alla trattativa, la Cgil (che ha firmato) e la Gilda (che non ha firmato).

Sinopoli-FLC CGIL
Francesco Sinopoli, si dichiara soddisfatto: E’ caduto – dice – un pezzo della 107, con una parte del bonus merito che andrà a confluire nello stipendio”. Si riferisce al fatto che una parte dei 200 milioni che la Legge 107 ha destinato al finanziamento del bonus meritocratico nel testo firmato venerdì viene destinata agli incrementi della Retribuzione Professionale Docenti (al massimo 15 euro lordi). I sindacati dicono che si tratterebbe di 80 milioni sui 200 complessivi, ma all’articolo 39 bis dell’ipotesi di contratto è scritto che saranno “40 milioni a regime”. Il punto è, però, che non è caduto nessun “pezzo della 107”, perché il bonus pseudo-meritocratico dispensato dai DS rimane, con tutta la sua carica divisiva: poco cambia che a “contrattare” i criteri dell’elargizione saranno le RSU e i DS, piuttosto che i comitati di valutazione (che, del resto, in base alla Legge 107, dal 2019 avrebbero passato la mano).
Altro motivo di soddisfazione è, per Sinopoli, il mancato aumento degli “orari di lavoro”: “Non c’era possibilità che firmassimo un contratto in cui si toccava l’aumento degli orari di lavoro, per questo possiamo ritenerci soddisfatti”. Dalla soddisfazione del segretario della FLC, si evince che le notizie che erano circolate non erano una campagna di disinformazione e fake news, ordita – come Sinopoli aveva sostenuto con sprezzo del ridicolo – da “alcune organizzazioni sindacali che puntano a delegittimare il negoziato ed erodere voti alle elezioni RSU”: visto che ora ci si dichiara soddisfatti per aver scampato (fino a quando?) il pericolo, evidentemente non era un’invenzione di demagoghi.

Di Meglio-GILDA
Anche il segretario di Gilda, Rino Di Meglio, che pure non ha sottoscritto l’ipotesi di accordo, non nega che poteva andare peggio. Alla domanda “ci sono punti positivi?”, risponde, riecheggiando Sinopoli, “Sì, il fatto di non aver peggiorato le cose”.
Assodato che non c’è nessuna novità veramente positiva – a cominciare dagli aumenti: niente più di un’umiliante elemosina, dopo 9 anni di blocco del contratto e la perdita del 20% del potere d’acquisto delle retribuzioni –, si tira un sospiro di sollievo per il fatto che il nuovo contratto (che la CGIL addirittura festeggia con enfasi degna di miglior causa: “Su le teste! Dopo nove anni abbiamo il contratto”) non peggiori la situazione.
Di Meglio, però, è più esplicito sull’effettivo tentativo dell’Aran di proporre un rinnovo “punitivo”: “Ad esempio è stata stralciata la parte della bozza in cui prevedeva aumenti di orario di servizio, quindi non vengono introdotti compiti aggiuntivi obbligatori e non retribuiti né per la formazione, né per l’Alternanza Scuola-Lavoro. Il Collegio dei Docenti mantiene la prerogativa di deliberare il piano delle attività e non viene modificata la funzione docente”. Facciamo attenzione al verbo usato da Di Meglio, ché il diavolo si nasconde nei dettagli: “stralciata”. Non “cassata”, “ritirata” o “annullata”, ma stralciata, cioè tolta dall’insieme della bozza, non si sa se per eliminarla o per esaminarla e considerarla separatamente.

Le nostre riflessioni
Neppure Sinopoli se la sente di esagerare con l’entusiasmo, quando dice che “ovviamente non è un contratto che risolve tutti i problemi, ma sicuramente è un buon punto di partenza”. Che non sia un contratto che risolve i problemi ce ne eravamo accorti: si può dire – al massimo e con incauto ottimismo – solo che ne evita di nuovi. Che sia un buon punto di partenza (dopo poche righe diventa addirittura “ottimo”), invece, è assai discutibile.
Il sospetto che ci assale, logico più che malizioso, è che ci sia stato un gigantesco (e miserabile) gioco delle parti: visto –devono essersi detti – che abbiamo solo briciole da offrire in termini di aumenti retributivi, che sono offensivi persino come mancetta pre-elettorale, carichiamo la categoria di aspettative negative – presentando una bozza smaccatamente peggiorativa – e poi caliamo l’asso (si fa per dire) del “non aver peggiorato le cose”: magari non ci cascheranno tutti, ma i più creduloni sì.
Il sospetto è corroborato dalla distanza siderale che c’è – più del solito – tra ciò che si dice e si scrive e la realtà che sarebbe sotto gli occhi di tutti. Un esempio. Gli aumenti di (massimo) 50 euro netti vengono considerati dal Miur buoni a garantire “l’obiettivo di dare il giusto e necessario riconoscimento professionale ed economico alle nostre lavoratrici e ai nostri lavoratori” . Pare che la ministra consideri i lavoratori della scuola una massa di imbecilli smemorati (o forse è convinta che non leggano i comunicati del Miur), già dimentichi delle allegre dichiarazioni rilasciate urbi et orbi meno di otto mesi fa: “Gli insegnanti dovrebbero percepire almeno il doppio di quello che prendono ora”. Nessuno, ovviamente, le aveva creduto: la credibilità della ministra che aveva promesso di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum costituzionale è, infatti, pari a zero.
Anche sul fronte sindacale, naturalmente, certe parole vengono pronunciate con leggerezza. La parte peggiorativa “stralciata” dalla proposta governativa, che fine ha fatto? È stata eliminata o è stata tolta per esaminarla separatamente, subito dopo le elezioni, considerato che questo contratto 2016-2018, ancora neanche nato, è praticamente già scaduto? È difficile credere alla buona fede di chi oggi esulta per la firma del contratto “dopo 9 anni” e non dice che, senza un intervento legislativo di abrogazione della 107, la nuova stagione contrattuale da aprire “a partire da giugno” non potrà che essere di lacrime e sangue. È difficile credere che il contratto firmato ieri non sia stato concepito solo come una (squallida e irresponsabile) merce di scambio elettorale, che ha tatticamente rinviato i “problemi” (le fregature) di qualche mese. 
Molte delle schifezze “stralciate”, infatti, non stavano solo nella bozza dell’Aran: sono nella Legge 107 (e nella Brunetta e nel Decreto Madia). I contratti non abrogano le leggi, ammesso (e non concesso) che chi esulta per inesistenti cadute di pezzi della 107 abbia davvero intenzione di chiederne la cancellazione: più di mille vacue parole, infatti, vale quello che quei sindacati NON hanno fatto dopo il grande sciopero del 5 Maggio 2015, a cominciare dall’abbandono di ogni forma di reale conflitto, già dall’Agosto 2015, passando per il sostanziale boicottaggio della raccolta delle firme dei referendum abrogativi, nella primavera del 2016, arrivando alla più attiva accettazione di tutto l’impianto della 107, eccezion fatta – almeno in parte – per le questioni inerenti la mobilità, sulle quali hanno cercato di lucrare consensi a buon mercato, contribuendo – in definitiva – alla trasformazione dei diritti in privilegi e alla balcanizzazione delle insegnanti e degli insegnanti.
Le schifezze, dicevamo, non sono destinate a rimanere “stralciate” a lungoLa schifezza dell’obbligo di Alternanza Scuola Lavoro è un regalo della Legge 107 (e dei suoi decreti delegati), così come lo è la funzione di tutor di classe in capo ai docenti (contro le quali la Cgil si è battuta così tanto da offrire il proprio contributo tanto agli studenti, organizzando in proprio attività di ASL, quanto ai docenti, offrendo loro formazione ): 
vogliono spiegarci lorsignori come pensano di lasciare fuori dagli obblighi di lavoro dei docenti il tutoraggio – previsto dalla legge 107 – delle attività di ASL, obbligatorie per gli studenti al pari (se non di più) della frequenza delle discipline curriculari dei piani di studio? 
Vogliono spiegarci come faranno lorsignori sindacalisti “rappresentativi” (e Sinopoli in particolare, che dichiara: “Non c’era possibilità che firmassimo un contratto in cui si toccava l’aumento degli orari di lavoro”) a non aumentare l’orario di lavoro obbligatorio quando, nel tavolo che partirà da Giugno, si dovrà contrattualizzare la formazione obbligatoria prevista dalla Legge 107
Possibile che i sindacati siano così potenti da imporre ai tavoli di contrattazione la cancellazione de facto di norme di legge che – latenti e debolissimi – non hanno contestato e osteggiato (o hanno fatto solo finta) quando i governi hanno messo la fiducia in Parlamento per approvarle?
La stessa domanda potremo porla per decine di altre questioni lasciate in sospeso da questo contratto, a cominciare dall’applicazione di quel TITOLO III sulla “Responsabilità disciplinare” che occupa ben 16 delle 26 pagine della “Parte comune” del nuovo contratto.
A questa domanda noi rispondiamo “accà nisciuno è fesso”, scioperando il 23 Febbraio.

Come i "ladri di Pisa" i sindacati di Palazzo firmano di notte un miserabile contratto elettorale.. e la mattina fingono di litigare

venerdì 9 febbraio 2018

Docenti ed ATA rispondano subito partecipando in massa allo SCIOPERO Generale del 23 febbraio e alla Manifestazione Nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30)
       Ci scuseranno i pisani/e se usiamo questo riferimento popolare ai “ladri di Pisa” di cui si dice che rubassero di notte insieme e poi di giorno fingessero di litigare.
      Però è l’immagine che ci è venuta subito in mente di fronte alla farsa ignobile messa in scena da sindacati che, dopo aver affermato che le trattative per il contratto non erano manco cominciate, le hanno poi chiuse di notte in una dozzina di ore; salvo poi, la mattina, farci assistere al “lamento” di una parte di essi per l’eccesso di fretta dell’operazione.
       Che però nella sua brutale essenzialità è maledettamente chiara: è stato firmato un miserabile contratto elettorale che serve al governo per cercare di raccattare qualche voto in più alle elezioni Politiche e ai sindacati di Palazzo per salvare la faccia in quelle RSU.
    Fermo restando che dovremo leggere tra le righe di un contratto di 176 pagine, le richieste più rognose del governo (80 ore di extra-cattedra obbligatorie ove infilare di tutto; attività di “potenziamento” e organizzative a totale discrezione dei presidi, così come l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria non pagata e fuori orario di servizio, nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio comminata dal preside), non sono state respinte ma solo,  rinviate alla fase post-elettorale.
       E nel contempo pesa come un macigno l’ignobile “mancetta” economica su cui lorsignori si sono accordati e che dimostra l’assoluto disprezzo che Palazzo e sindacati di Palazzo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi da dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti, dopo che in dieci anni di blocco contrattuale la categoria ha perso almeno il 20% del proprio salario, cioè alcune decine di migliaia di euro; e dopo che i carichi di lavoro e le responsabilità per docenti ed ATA si sono almeno raddoppiate.
      L’intollerabilità di questo umiliante affronto è resa ulteriore da quello che soprattutto la FLC sostiene: e cioè che tale “mancetta” verrà integrata dai soldi del “bonus” che finalmente – sostengono – potrà essere assegnata ai “migliori” e sottratta all’arbitrio dei presidi. In realtà su questo punto il contratto ci fa cadere dalla padella nella brace. Perché stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri/e, rendendolo un obbligo contrattuale e affidandone la gestione per lo più ai sindacati di Palazzo che, grazie alle regole assolutamente antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono gran parte.
        Di fronte a questo sconcio, lasciano allibiti i “lamenti” dello Snals che fino a ieri teneva lo stesso “sacco” degli altri. Sostiene Serafini di non aver firmato non perché trattasi di schifezze ma perché “ci sono stati passi avanti e risposte, ma non tutte...non è stato possibile approfondire le modifiche” e che comunque non esistono “solo i docenti e non si vive di solo pane” (boh???): quasi a sostenere che i docenti sono stati compensati con tanto “pane” ma non è chiara la sorte degli altri.
     Ora la parola passa a docenti e ATA che hanno una immediata occasione per ribellarsi e mandare un segnale forte, partecipando in massa allo SCIOPERO del 23 febbraio 2018, indetto dai COBAS e da altri sindacati conflittuali, e alla Manifestazione Nazionale a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9,30) e successivamente non votando nelle elezioni RSU, pur truccate, i sindacati di Palazzo dai quali -se davvero almeno per qualche giorno vogliono prendere le distanze- possono distinguersi Snals e Gilda invitando i/le loro aderenti a scioperare anch’essi/e il 23 febbraio.

Piero Bernocchi
portavoce nazionale COBAS

art. 15 c.2 CCNL 3 giorni di permessi e 6 di ferie

martedì 6 febbraio 2018

Ribadiamo il diritto dei docenti, ex art 15 comma 2 CCNL, a 3 giorni di permesso per motivi personali (autocertificati anche al rientro) e 6 di ferie sempre per motivi personali, senza alcun obbligo di sostituzione nè di negazione da parte dei dirigenti scolastici. 
Per i precari tali permessi sono un diritto ma non vengono retribuiti.
Nel corso di ciascun anno scolastico il dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, ai seguenti permessi retribuiti:
  • partecipazione a concorsi o esami: 8 giorni, compresi gli eventuali giorni di viaggio necessari;
  • lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, di affini entro il primo grado (Parenti di 1° grado: genitori-figli / Parenti di 2° grado: nonni- fratelli-nipoti / Affini di 1° grado: suoceri-nuore-generi), di soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente stabile: 3 giorni per ogni evento, anche non continuativi;
  • motivi personali o familiari: 3 giorni, esauriti i quali il dipendente può utilizzare 6 giorni di ferie (anche nei periodi di svolgimento delle attività didattiche), senza vincoli di spesa per l’Amministrazione (che può quindi -se necessario- nominare il supplente); le motivazioni vanno documentate, anche con autocertificazione;
  • matrimonio: 15 giorni consecutivi, fruibili -a richiesta dell’interessato- da una settimana prima a due mesi dopo l’evento.
I permessi:
  • non riducono le ferie;
  • sono valutati nell’anzianità di servizio;
  • danno diritto alla retribuzione intera, con esclusione dei compensi per le attività aggiuntive e dei compensi per le indennità di amministrazione, di lavoro notturno festivo, di bilinguismo e trilinguismo.
I permessi sono erogati a domanda, da presentarsi al dirigente scolastico da parte del personale docente ed ATA.
I TRE GIORNI PER MOTIVI PERSONALI O FAMILIARI, DEVONO ESSERE SEMPRE CONCESSI?
L’art. 15 comma 2 del CCNL comparto scuola recita quanto segue: Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.
L’intervento dell’ARAN in data 2 febbraio 2011 “…l’art. 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai tre giorni di permesso per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinato ad una richiesta (…a domanda) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.
Quindi, considerata la previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari” e la possibilità che la richiesta di fruizione possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell’Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell’ambito della propria fruizione – ai sensi dell’art. 1 del CCNL 11/4/2006 così come modificato dal CCNL 15/7/2010 relativo al personale dell’area V della dirigenza e ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs. 165/2011 – è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell’istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa.
Inoltre, considerato che:
  • Non è prevista dal Contratto la valutazione o la discrezionalità del dirigente sulle motivazioni addotte dal richiedente il permesso;
  • Non vi è nel Contratto (né in nessuna altra norma di legge) un’elencazione precisa di quali siano i motivi personali e/o familiari per cui è possibile fruire dei permessi;
  • Diverse sentenze dei tribunali e l’ARAN hanno chiaramente decretato che non vi è nessuna discrezionalità del dirigente nella concessione del permesso.
Pertanto, l’“apprezzabilità” o la “validità” dei motivi per cui il dipendente chiede di fruire del permesso non compete al dirigente. Quest’ultimo, infatti, deve limitarsi a un mero controllo di tipo formale.

giornale dei COBAS della scuola ONLINE

giovedì 1 febbraio 2018


Qui --> http://www.giornale.cobas-scuola.it/category/gennaio-2018/ trovate la versione online dell'ultimo numero del giornale COBAS SCUOLA, condivisibile via social, smartphone e canali telematici vari.
 Accedendo dalla home-page --> http://www.giornale.cobas-scuola.it è possibile visualizzare tutti gli articoli dal 2016, a partire dal più recente.

Il 23 febbraio sciopero generale di tutto il personale della scuola

lunedì 29 gennaio 2018



Concentrare la lotta delle diplomate/i magistrali, unificare gli obiettivi di tutto il precariato, impedire un contratto disastroso per docenti ed ATA
La nostra Assemblea Nazionale aveva fatto la settimana scorsa un appello alla massima responsabilità rivolto al movimento di lotta delle diplomate/i magistrali, all'intera area del precariato scolastico e ai sindacati che ne appoggiano le rivendicazioni affinché si concentrassero le iniziative intorno ad appuntamenti largamente condivisi e a obiettivi che unifichino il frammentato precariato. 
A tal proposito abbiamo ribadito la piattaforma presentata al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta: 
1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l'anno di prova devono conservare il posto, così come chi sta effettuando ora l'anno di prova; 
2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, delle maestre/i diplomate/i e riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/2002, laureati in Scienze della Formazione primaria Vecchio e Nuovo ordinamento,  PAS, TFA, ecc.); 
3) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.
Nell’ultima settimana le assemblee, le riunioni e la discussione sui social e nelle liste sono andate convergendo verso la convinzione che – avendo il MIUR assunto un atteggiamento “ponziopilatesco” a nome del governo Gentiloni, intenzionato a passare la “patata bollente” al prossimo governo - la lotta va intensificata e concentrata qui ed ora, evitando di restare bloccati in attesa statica dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi sussiste la massima incertezza.  E in base a questa consapevolezza è emersa chiaramente la richiesta di convocare un nuovo sciopero nel mese di febbraio. Verificata la convergenza su tale data della larga maggioranza dei sindacati che sostengono la lotta e dei gruppi, comitati e collettivi autorganizzati, i COBAS hanno dunque convocato lo sciopero generale di tutto il personale della scuola per l’intera giornata del 23 febbraio. Sull’organizzazione di tale giornata, sulle eventuali tappe intermedie (si è parlato di una mobilitazione nazionale il 10 febbraio con iniziative locali) e sulle modalità delle iniziative di piazza per il 23, ci auguriamo che l’Assemblea Nazionale convocata a Bologna per il 4 febbraio, alla quale abbiamo dato la nostra adesione, riesca ad esprimere le volontà convergenti del movimento di lotta e ad arrivare a decisioni unitarie e condivise.

Lo sciopero da noi convocato, seppure incentrato sulla lotta delle maestre/i diplomate/i magistrali, coinvolge tutti/e i docenti ed ATA delle scuole di ogni ordine e grado, non solo perché gli obiettivi della nostra piattaforma, presentata al MIUR, riguardano l’intero precariato docente ed ATA, ma anche perché esiste un giustificatissimo e forte allarme per un contratto con il quale il governo e i sindacati di Palazzo, in cambio di una miserabile mancetta di fronte ad un blocco decennale che ha fatto perdere il 20% del salario a docenti ed ATA, vorrebbero introdurre negli obblighi scolastici tutto il peggio della legge 107 e immiserire ulteriormente le condizioni di lavoro, al servizio della scuola-azienda e dei presidi padroni
Incombe dunque su docenti ed ATA una pesantissima minaccia, che va evitata con una risposta immediata, che rivendichi almeno il pieno recupero della perdita salariale dell’ultimo decennio e respinga l’introduzione nel contratto di tutte le nefandezze della “cattiva scuola” renziana.

Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS     
29 gennaio 2018

Le trattative per il rinnovo del Contratto: perché i lavoratori della scuola hanno ottimi motivi per essere preoccupati

mercoledì 24 gennaio 2018

i sindacati  "rappresentativi" mentre trattano per il contratto e le prebende
Le notizie (accreditate) che circolano sulle trattative per il rinnovo del CCNL Scuola, ci dicono che l'Aran, l'agenzia pubblica che rappresenta il governo nelle relazioni sindacali, ha presentato ai sindacati una proposta che non è azzardato definire "provocatoria" nei confronti della delegazione sindacale e "offensiva" nei confronti dei lavoratori
Dopo 9 anni di blocco contrattuale, il governo pare non essere in grado di mantenere neanche il misero impegno del 30/11/2016 e l’aumento di 85 euro lordi "medi", presentandosi con in mano 73 euro lordi, spalmati in tre anni: a regime, non più di 30/35 euro mensili netti
"In compenso", propone di aumentare il carico di lavoro e inglobare nell'orario obbligatorio (a parità di retribuzione) attività attualmente aggiuntive, non obbligatorie e retribuite (poco) extra.
La bozza proposta dal governo
Nel dettaglio, l'Aran propone:
- l'accorpamento delle ore per le attività funzionali alla didattica: non più 40+40 ore al massimo, ma 80 ore obbligatorie;
- che l'attività di Tutor interno per l’Alternanza Scuola Lavoro diventi un adempimento dovuto non retribuito, al pari della preparazione delle lezioni, della correzione delle verifiche e dei rapporti con le famiglie;
- che la formazione obbligatoria prevista dalla legge 107/15 sia non retribuita e fuori dall'orario di servizio (oltre che interamente basata sulla farlocca ideologia delle competenze e della primazia del mercato);
- che le attività per il Potenziamento dell'offerta formativa e quelle Organizzative e amministrative diventino obbligatorie: se il DS chiama un docente a collaborare per fare parte dello staff di presidenza, per la somministrazione dei test Invalsi, per l'orientamento degli alunni o per le ore di recupero, a prescindere dalla remunerazione delle stesse, il docente non potrà rifiutarsi.
Come se tutto questo non fosse già sufficientemente provocatorio e offensivo, l'Aran propone di introdurre la valutazione della performance individuale e di modificare il codice disciplinare, introducendo nuove fattispecie di comportamenti sanzionabili con la sospensione dal servizio e dallo stipendio sino a dieci giorni, con sanzioni che possono essere comminate – grazie al cosiddetto Decreto Madia (Dlgs 75/2017) – direttamente dal Dirigente Scolastico (prerogativa non riconosciuta a nessun altro dirigente del Pubblico Impiego). Per esempio, sarà sanzionabile lo scambio sui social media di messaggi non “coerenti con le finalità educative” dei docenti con i propri alunni o con i genitori degli alunni .
La reazione dei sindacati al tavolo delle trattative
Di fronte a questa evidente provocazione, come stanno reagendo i sindacati “maggiormente rappresentativi” che partecipano alla trattativa? La reazione ufficiale dei quattro maggiori sindacati (CGIL, CISL, UIL e SNALS) è stata affidata a tre comunicati stampa unitari, uno per ciascuno degli incontri realizzati sinora (123). Da tali comunicati, si evince che non ci sono state controproposte organiche alle proposte del governo da parte delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, se si eccettua quella che riguarda le relazioni sindacali (condivisa anche da GILDA). La sensazione è che i quattro sindacati che firmano i comunicati unitari abbiano fatto proprio il motto popolare siciliano secondo cui “la parola migliore è quella che non si dice”.. Fuor di metafora, dai comunicati ufficiali promanano giudizi “generici”, per lo più blandamente critici, sulle proposte esaminate, senza che in tali giudizi siano riconoscibili in modo incontrovertibile le posizioni da cui non si intende recedere: quei precisi paletti, per intenderci, senza i quali si ritiene impensabile la sottoscrizione di un accordo. D’altro canto, quel poco che viene detto non pare sufficiente a tranquillizzare gli animi, soprattutto se si considera che, in mancanza di una controproposta organica con i paletti di cui sopra, il compromesso al ribasso appare l’esito (disastroso) più probabile. Non possono non destare allarme, infatti, i segnali offerti sull’intenzione, condivisa dalle parti, di “favorire, come nelle attese di tutti, una conclusione positiva e in tempi brevi del negoziato”, per “giungere quanto prima alla firma del contratto”: perché mai, sulla base dei segnali smaccatamente “provocatori” del governo (modestissimi aumenti stipendiali a fronte di un consistente aggravio del carico di lavoro obbligatorio e del sostanziale recepimento in contratto delle pessime novità imposte unilateralmente ai lavoratori con la mala scuola e il decreto Madia) si auspica, da parte sindacale, una rapida sottoscrizione del contratto? Che vantaggio potrebbero mai averne i lavoratori della scuola?
Preoccupazione e sconcerto tra i lavoratori della scuola
Le notizie che arrivano sulla trattativa governo-sindacati hanno – naturalmente – creato allarme e malumore tra i docenti, che hanno trovato sfogo nei canali di comunicazione informale costituiti dai social media. I sindacati hanno provato a gettare acqua sul fuoco con dichiarazioni ufficiali alla stampa, tanto rasserenanti nelle intenzioni quanto reticenti nella sostanza: “Siamo alle prime schermaglie, la questione dell’orario non è stata affrontata”; “La trattativa per il rinnovo del contratto è in corso”; “Nella bozza di cui si parla in queste ore comunque non c’è alcun riferimento a un orario aggiuntivo frontale didattico”. Nei canali informali, invece, i quadri dei sindacati cosiddetti maggiormente rappresentativi, in comprensibile difficoltà di fronte alla preoccupazione e alle domande allarmate degli iscritti, farneticano di bufale e complotti orditi dai sindacati di base per screditare i grossi sindacati ed “erodere iscritti”.. Bugie dalle gambe assai corte.

POSTILLA CRITICA
La storia recente non induce all’ottimismo: il pesce puzza dalla testa
Vedremo come procederà questa trattativa “alle prime schermaglie”, iniziata veramente nel peggiore dei modi. Se guardiamo alla storia del sindacato degli ultimi anni, però, c’è poco da stare tranquilli: gli accordi capestro sottoscritti sono stati sempre propagandati come “grandi risultati” (basti pensare a come è stato “sterilizzato” il diritto di sciopero nei cosiddetti “servizi pubblici essenziali” con l’accordo dei “grandi sindacati”). Inoltre, i sindacati confederali hanno mostrato, nei fatti, di essere più lo strumento di folgoranti carriere personali (Mauro Moretti e Valeria Fedeli docent..) che baluardi dei diritti dei lavoratori, come certificano i pessimi esempi offerti da alcuni capi storici, molto più attenti agli affari propri che agli interessi legittimi dei propri rappresentati.
I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil  sono stati, in questo senso, emblematici: 
Raffaele Bonanni (segretario della Cisl dall'Aprile 2006 al settembre 2014), sempre pronto a frenare il conflitto negli anni bui dell'attacco ai diritti del lavoro, ha chiuso la sua carriera di sindacalista con uno “stipendio” lievitato, in pochi anni, da 118.186 euro a 336mila, “prodigio” che gli ha consentito di andare in pensione con un assegno mensile di 8.593 euro lordi. È notizia di questi giorni che sarà candidato “di prestigio” di Forza Italia, alle prossime elezioni politiche
Di Luigi Angeletti (segretario generale della Uil addirittura per 15 anni, dal giugno 2000 al novembre 2014) non si ricorderanno di certo le sue imprese di sindacalista a difesa dei lavoratori, ma le crociere e i gioielli pagati con i soldi del sindacato dei pensionati e del sindacato del pubblico impiego. 
Di Guglielmo Epifani (segretario generale della CGIL dal Settembre 2002 al novembre 2010) ricorderemo invece la sua profonda coerenza politico-sindacale: dopo aver contribuito (con il suo assai tiepido sostegno) a far fallire il quorum al referendum del 2003 per estendere le garanzie dell'art.18 alle imprese con meno di 16 dipendenti (tra i promotori c’era anche la Fiom Cgil), Epifani è passato in politica, nelle file del Partito Democratico (di cui è stato per un breve interregno pure segretario). Eletto deputato nell'attuale legislatura, ha coerentemente votato a favore del Jobs Act, “riforma” che, tra le tante meraviglie, ha definitivamente eliminato l'ingombro dell'articolo 18.
Sindacati “maggiormente rappresentativi”, what else

i COBAS non partecipano in alcun modo alla campagna elettorale e alle liste per le prossime elezioni politiche

martedì 23 gennaio 2018

 Nella giornata di domenica scorsa, il TG di Mentana (La 7) ha annunciato che i COBAS sarebbero tra i promotori della lista “Potere al popolo” per le prossime elezioni politiche nazionali. La notizia è falsa. Come hanno sempre fatto nei loro 31 anni di vita, i COBAS non solo non promuovono liste elettorali politiche, nazionali o locali, ma non vi partecipano, come organizzazione, in nessuna forma, né sostenendo liste, né facendo propaganda per qualcuna di esse, né mettendovi candidati/e. Naturalmente i COBAS non possono né vogliono impedire a chiunque tra le decine di migliaia di loro iscritti/e intenda candidarsi, di farlo. Precisiamo però che qualsiasi iscritto/a COBAS dovesse entrare a far parte di una lista elettorale,  lo farà a puro titolo personale, non riceverà da noi alcun sostegno nella propria campagna elettorale e dovrà lasciare eventuali cariche che dovesse ricoprire nei COBAS.
Invitiamo inoltre questi eventuali candidati/e a non fare alcuna confusione e/o sovrapposizione, durante la propria campagna elettorale, tra la loro collocazione nei COBAS e quella nelle liste per il prossimo Parlamento, specificando sempre che trattasi di una scelta individuale che non coinvolge minimamente i COBAS; nonché a fare autonomamente tale precisazione nel caso gli organi di informazione, soprattutto a livello locale, facciano confusione, per quel che li riguarda, tra i due livelli, ad esempio presentandoli come candidati/e COBAS, evitando così alla nostra organizzazione di dover intervenire con sgradevoli smentite ufficiali e formali.

La lotta delle diplomate/i magistrali è ad un passaggio cruciale: dall’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola un appello alla responsabilità

Concentrare le lotte, unificare le legittime richieste di tutto il precariato della scuola
L’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola, tenutasi a Roma il 20 e 21 gennaio, oltre a preparare la campagna per le imminenti elezioni delle RSU che si svolgeranno con meccanismi antidemocratici che favoriscono sfacciatamente i sindacati di Palazzo, e oltre ad aver valutato con estremo allarme la possibile chiusura, tra il governo e i suddetti sindacati, di un contratto catastrofico sia sul piano normativo che salariale, ha discusso a fondo della eccellente lotta delle diplomate/i magistrali, della grande importanza che tale lotta raggiunga i risultati che si prefigge, e della necessità di proporre obiettivi che unifichino il variegato e spesso inter-conflittuale precariato scolastico. Su tali basi, l’Assemblea Nazionale ha riconfermato la validità della piattaforma che abbiamo presentato al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta: 1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l'anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l'anno di prova in questo anno scolastico; 2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti; 3) riapertura delle GAE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento,  PAS, TFA, ecc.); 4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.
L’Assemblea ha anche preso atto che il MIUR, pur consapevole della totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato e le loro precedenti (che dimostra come si sia trattato di una spudorata e illegittima sentenza politica), sta applicando un atteggiamento “ponziopilatesco”: ossia prende tempo a nome del governo Gentiloni (il quale è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo governo. Di fronte a questa tattica dilatoria, la lotta va intensificata qui ed ora: non si può restare in attesa dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi, peraltro, sussiste la massima incertezza. Guardiamo però con forte preoccupazione alla miriade di indizioni di scioperi che si sovrappongono senza preoccuparsi di aver raggiunto un minimo di unità del movimento, in una “gara” sterile e dannosa. Nella ottima manifestazione dell’8 gennaio, avevamo avanzato la proposta di  una serie di assemblee territoriali che conducessero ad una Assemblea nazionale in grado di sintetizzare le proposte sulla piattaforma rivendicativa e sulle iniziative di lotta, dichiarandoci disponibili a sostenere quanto ne fosse emerso.  Per varie ragioni, non si è arrivati finora a taleAssemblea Nazionale, che però speriamo si possa tenere al più presto.
In assenza di una posizione unitaria del movimento, sono stati indetti numerosi scioperi “in concorrenza”. Tra questi, abbiamo valutato non utile lo sciopero degli scrutini che, oltre ad escludere la scuola dell’infanzia, si risolve in un semplice differimento di due giorni, di impatto nullo sulla scuola e sui “media”. Ben più validi appaiono gli scioperi proposti per il 23 febbraio e per il 23 marzo. Il primo risponde all’esigenza di non restare in attesa statica del nuovo governo e di richiedere un impegno esplicito all’attuale; il secondo, in coincidenza con l’insediamento delle Camere, intende esercitare una immediata pressione sui nuovi parlamentari. Però, soprattutto in presenza di un movimento di lotta in larga parte spontaneo, non si possono trattare gli scioperi con superficialità. Intanto perché, dopo il successo di quello dell’8 gennaio, il successivo deve fare ancor meglio o almeno essere all’altezza del precedente; e poi perché, da sempre, non è buona norma convocare tre scioperi in 40 giorni e annunciare il successivo quando il precedente è ancora da effettuare: in questo modo si fa capire che il primo sciopero sarà non decisivo e così lo si svaluta. Dunque, ci pare il caso di concentrarsi sullo sciopero del 23 febbraio: e se dalle Assemblee che si  svolgeranno in questa settimana localmente, verrà un chiaro segnale di condivisione da parte della larga maggioranza del movimento, lunedi prossimo noi lo convocheremo, rimanendo disponibili, dopo la verifica del 23 febbraio, anche per l’eventuale data successiva. Infine, sabato scorso, dalla bella e partecipata Assemblea di Roma con le/i diplomate/i magistrali del Lazio e delegazioni di varie province, era emersa la proposta di una manifestazione nazionale per sabato 10 febbraio senza sciopero. Ma dalle ultime notizie sembrerebbe che ci si orienti invece per iniziative locali il 10. Ci parrebbe la decisione migliore, visto che c’è la possibilità di manifestare a livello nazionale il 23 se sarà prevalente la proposta di scioperare in quella giornata.

VISITE FISCALI PUBBLICO IMPIEGO DOPO DL MADIA

lunedì 22 gennaio 2018

Informiamo su cosa cambia rispetto alle visite fiscali dopo l'ultimo "regalo" del governo contro i lavoratori del PIubblico Impiego (scuola compresa)!

– Riportiamo di seguito alcune bufale che girano in rete in questi ultimi tempi riguardo alle nuove disposizioni stabilite dal “Regolamento recante modalità per lo svolgimento delle visite fiscali” entrato in vigore il 13 gennaio 2018 con il decreto "Madia" del 17 ottobre 2017.

NON E’ VERO CHE si potranno effettuare più visite di controllo nella stessa giornata allo stesso lavoratore, ma è possibile che, come accade per il lavoratori del privato, vi siano più visite fiscali durante in periodo di malattia indicato nello stesso certificato medico”.
NON E’ VERO CHE siano stati previsti incentivi per i medici fiscali nel caso certifichino la riduzione dei giorni di assenza per malattia, così come il numero di visite quotidiane che il medico deve effettuare non è discrezionale ma è stabilito giornalmente dall’INPS in misura massima di 8 visite al giorno (4 per ogni fascia)”.
NON E’ VERO CHE potrà essere la polizia municipale ad accertare la presenza nella dimora indicata del lavoratore in malattia. Il compito del medico fiscale non è verificare se il dipendente è effettivamente reperibile all’indirizzo che ha indicato alla scuola, quanto piuttosto verificare se effettivamente sia ammalato.
NON E’ VERO CHE il medico fiscale ricerca gli assenteisti, né controlla se il lavoratore è in casa, ma valuta la sua idoneità o l’incapacità alla ripresa dell’attività lavorativa, tenendo in considerazione le mansioni svolte.
NON E’ VERO CHE sono stati modificati gli orari di reperibilità che restano per i dipendenti pubblici gli stessi di prima: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, anche nei giorni non lavorativi e festivi.

COSA CAMBIA
L’assenza dovuta a malattia per causa di servizio fa ora specifico riferimento alla nuova norma ed alle tabelle ad essa allegate, mentre prima era del tutto generica.
Per l‘assenza dovuta a malattia riconducibile ad un’invalidità riconosciuta ora viene precisata la percentuale minima di invalidità che deve essere pari o superiore al 67%. Si tratta perciò di una restrizione.
Anche i dipendenti in malattia per infortunio sul lavoro devono ora rispettare le fasce orarie di reperibilità, diversamente da quanto era previsto in precedenza.
Si vedano
Decreto 17 ottobre 2017, n. 206 – Gazzetta Ufficiale

D.P.C.M. 206 17.10.2017: Svolgimento visite fiscali e assenze malattia

Assenze per malattia, in vigore le nuove regole del 2018

– Dal 13 gennaio 2018, è entrato in vigore il Decreto n. 206 del 17 ottobre 2017 (cosiddetto decreto Madia), pubblicato in G.U. il 29 dicembre scorso che stabilisce le nuove procedure per l’accertamento delle assenze per malattia per tutti i comparti del Pubblico Impiego. 
Il decreto lascia invariate le fasce di reperibilità, non accogliendo l'”armonizzazione” invocata dal Consiglio di Stato nel parere rilasciato sul provvedimento, e conservando gli attuali orari (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18).

Chiariamo in nove punti gli aspetti principali del decreto:
1.  La richiesta di visita di controllo. 
La visita fiscale può essere richiesta, dal datore di lavoro pubblico, fin dal primo giorno di assenza dal servizio per malattia del dipendente pubblico mediante utilizzo del canale telematico messo a disposizione dall´INPS. La visita può essere disposta anche direttamente dall’Inps, su propria iniziativa, secondo le modalità predefinite da questo stesso Ente. (art. 1)
2. Visita fiscale, potranno essere ripetute durante la malattia. 
Le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale (art. 2). Con le nuove disposizioni, la visita fiscale può essere “ripetitiva” e quindi il medico fiscale può bussare alla porta anche più volte nel corso dello stesso periodo di malattia (NB: non lo stesso giorno).
3. Fasce orarie di reperibilità. 
Le fasce orarie di reperibilità restano fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per un totale di 7 ore. L´obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi (art. 3). 
4. Esclusione della reperibilità.
Sono esclusi dall´obbligo di reperibilità i dipendenti per i quali l´assenza è riconducibile ad una delle seguenti circostanze:
a. patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
b. causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all'ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al DPR n. 834/1981, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;
c. stati patologici sottesi  stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67% (art. 4).
Non sono più comprese, quindi, tutte quelle infermità più ricorrenti, come sindrome ansiosa, bronchite, gastrite, otite, cistite e tante altre di minore gravità che, riconosciute dipendenti da causa di servizio, consentivano di potersi assentare al riparo dalla preoccupazione della visita del medico fiscale.
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5. Modalità della visita.
Il medico è tenuto a redigere, nelle modalità telematiche indicate dall'INPS, il verbale contenente la valutazione medico legale relativa alla capacità o incapacità al lavoro riscontrata (art. 5). Il medico fiscale, redatto il verbale di accertamento con la valutazione circa la capacità o incapacità lavorativa riscontrata, lo trasmette all’Inps per via telematica che, con lo stesso sistema lo trasmette al Datore di Lavoro. Una copia viene messa a disposizione del dipendente..
6. Domicilio dichiarato
La variazione dell´indirizzo di reperibilità deve essere comunicata dal dipendente all´amministrazione presso cui presta servizio (art. 6).  E’ compito del dipendente ammalato comunicare all’Ufficio dove presta servizio l’eventuale variazione dell’indirizzo dove trascorrerà la malattia e dove resterà reperibile. L’Ufficio ne darà comunicazione immediata all’Inps per quanto di competenza e per evitare di inviare il medico fiscale ad un indirizzo sbagliato.
7. Assenza alla visita fiscale
Se il medico fiscale non troverà presente il dipendente al domicilio dichiarato, avviserà immediatamente il Datore di Lavoro e lascerà, al domicilio conosciuto, l’invito per il dipendente trovato assente a recarsi a visita ambulatoriale il primo giorno utile. In caso di mancata effettuazione della visita per assenza del lavoratore all´indirizzo indicato:
– è data immediata comunicazione motivata al datore di lavoro che l´ha richiesta;
– il medico fiscale rilascia apposito invito a visita ambulatoriale per il primo giorno utile presso l´Ufficio medico legale dell´INPS competente per territorio (art. 7).
8. Contestazione dell’esito della visita fiscale
Se il dipendente non accetta l’esito della visita di controllo, dovrà eccepirlo immediatamente in sede di visita domiciliare (o ambulatoriale, se era stato trovato assente). Il dissenso sarà annotato sul verbale di visita e il dipendente sarà invitato a presentarsi a visita di controllo presso l’Ufficio del Medico Legale dell’Inps per il giudizio definitivo. Se il dipendente si rifiuta di firmare il verbale, il medico fiscale informerà l’Inps e inviterà il soggetto interessato a presentarsi a visita presso il suindicato Ufficio Legale. 
Qualora il dipendente non accetti l´esito della visita fiscale, il medico è tenuto ad informarlo del fatto che:
– deve eccepire il dissenso seduta stante;
– il dissenso deve essere sottoscritto dal dipendente;
– deve sottoporsi a visita fiscale, nel primo giorno utile, presso l´Ufficio medico legale dell´INPS competente per territorio, per il giudizio definitivo (art. 8).
9. Rientro anticipato con nuovo certificato
Ai fini del rientro anticipato dal lavoro, per guarigione anticipata rispetto al periodo di prognosi inizialmente indicato nel certificato di malattia, il dipendente è tenuto a richiedere un certificato sostitutivo al medesimo medico che ha redatto la certificazione di malattia ancora in corso di prognosi oppure ad altro medico in caso di assenza o impedimento assoluto del primo (art. 9).

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