Archive for novembre 2021

Cobas: “la legge di bilancio offende il mondo della scuola”

giovedì 25 novembre 2021

Cobas: “la legge di bilancio offende il mondo della scuola”

La Legge di Bilancio per il 2022 dedica alcuni articoli alla scuola.

Contratti Covid

Si prevede di prolungare fino al termine delle lezioni i contratti COVID, ma solo per i docenti e non per il personale aggiuntivo ATA, necessario per le operazioni di sanificazione ma anche per la carenza cronica di personale. Attualmente parte del personale COVID ATA garantisce l’apertura dei plessi con orario prolungato che da gennaio non potrebbe più essere garantita. La soluzione di lasciare alle scuole la scelta se prolungare i contratti dei docenti o degli ATA, scaricherebbe sulle scuole i tagli decisi centralmente.  Tutto l’organico COVID  deve essere prorogato al 30 giugno, e poi  assunto a tempo indeterminato.

Educazione motoria scuola primaria

Si inseriscono dal prossimo anno scolastico due ore di educazione motoria nelle classi quinte della primaria (dall’anno successivo anche nelle quarte). Le due ore saranno aggiuntive per le classi a tempo normale e in compresenza per le classi a tempo pieno. I docenti saranno selezionati con un concorso a cui si accederà con le lauree magistrali LM-67, LM-68 LM-47 e, se i concorsi non saranno espletati, si potrà attingere alle graduatorie delle classi di concorso A048 e A049. Tutto questo però senza oneri per lo Stato: il governo con i fondi risparmiati per i pensionamenti coprirà i costi; con il risultato di avere un organico minore per gli altri insegnamenti e  ordini di scuola.

Dimensionamento scolastico

Sono previsti finanziamenti per abbassare i parametri per l’autonomia delle scuole (da 500 studenti a 300 per comuni montani e piccole isole); tali aumenti riguardano però solo l’anno 2022 (+ 40,84 milioni), mentre dal 2023 l’investimento verrà fortemente decurtato (+ 27,23 milioni). Nessun intervento strutturale contro le scuole monstrum formate da mille/duemila alunni e impossibili da gestire.

Classi Pollaio

Si apre alla revisione dei parametri stabiliti dalla Riforma Gelmini, che aveva imposto un incremento del numero di alunni per classe. La legge di bilancio rinvia a un successivo decreto in cui saranno stabiliti le nuove soglie massime di alunni per classe, ma esse varranno solamente per le scuole ad alta dispersione scolastica: il tutto senza oneri per lo Stato, contando sul calo demografico e sui pensionamenti. Il problema delle classi pollaio riguarda l’intero paese ed è impensabile risolverlo a costo zero. Dopo due anni di pandemia e mobilitazioni, in cui abbiamo chiesto massimo 20 alunni per classe (15 con studenti diversamente abili),  la montagna ha partorito il topolino!

Aumenti per i presidi

Dal 2022 si prevede uno stanziamento ulteriore a favore dell’aumento degli stipendi dei Dirigenti Scolastici pari a 20 milioni annue (all’incirca 200 euro al mese a testa). Ricordiamo che gli unici stipendi che in questi anni sono aumentati sono proprio quelli dei DS (+ 26,7%) e dei DSGA (+9,9%), mentre gli stipendi del personale docente e ATA hanno perso in potere d’acquisto dall’11% al 21%: per cui, l’ Italia, insieme all’UK , è il paese con maggiore forbice stipendiale tra dirigenti e docenti.

Aumenti per i docenti

Il progetto di differenziazione stipendiale dei docenti al fine di dividerli ulteriormente viene da lontano: fu già il ministro Berlinguer a proporla (fu costretto a dimettersi dalla mobilitazione che si determinò), ma poi il progetto è tornato fuori fino alla c.d. Buona scuola di Renzi del 2015, che ha modificato le funzioni del  Comitato di Valutazione inserendo la valutazione del merito dei docenti con uno stanziamento iniziale di 200 milioni l’anno. Ma, anche per effetto della mobilitazione e della contrarietà diffusa in una buona parte della categoria, nel 2018 questi fondi sono stati destinati alle risorse oggetto della contrattazione d’istituto senza alcun vincolo di destinazione. Come RSU Cobas ci siamo impegnati a distribuirli il più possibile in modo ugualitario, sganciandoli da valutazioni sulla “qualità” del lavoro, usando casomai riferimenti solo alla quantità di lavoro aggiuntivo. Ma in molte scuole vi è stata una forte concentrazione del FIS nelle mani dello staff del DS, che svolge funzioni di competenza dirigenziale, per le quali andrebbe retribuito non con soldi stornati dal CCNL di docenti e Ata, ma con i fondi stanziati per il contratto dei dirigenti. Ora, tutti i fondi destinati al personale sono oggetto di contrattazione, senza alcun vincolo di destinazione: ma è possibile che il nuovo CCNL intervenga con vincoli peggiorativi per la contrattazione d’istituto.

I finanziamenti per il merito

Ammontavano a 10 milioni per il 2018, a  20 milioni per il 2019 e a  30 milioni per il 2020 e il 2021. Ora dal 2022 in poi il governo stanzia 240 milioni annui, decuplicando i finanziamenti per imporre una trasformazione della scuola perseguita da tutti i governi da 20 anni. Si amplia la valorizzazione a) del contributo alla diffusione nelle istituzioni scolastiche di modelli per una didattica per lo sviluppo delle competenze; b) del costante aggiornamento professionale. Ritornano le parole chiave della “cattiva scuola”: la scuola delle competenze addestrative, del saper fare da acquisire e dismettere, in linea con la precarizzazione del mercato del lavoro. Contro questa devastazione serve un’innovazione che metta al centro lo sviluppo degli strumenti cognitivi e dello spirito critico, in linea con il ruolo che la Costituzione assegna alla scuola, che non è quello di formare il capitale umano, ma cittadini consapevoli, dotati di spirito critico e autonomia di giudizio. Non manca il riferimento al marketing (la promozione della propria scuola) al quale purtroppo non pochi colleghi dedicano le proprie energie, ben sapendo che stanno vendendo solo fumo ai genitori-clienti. Al limite del ridicolo è il parametro della dedizione all’insegnamento, che tanto odora di maestre angeli dell’aula, di un’idea passatista della professione docente.

Ricordiamo al ministro Bianchi, e ai sindacati che siederanno al tavolo per il rinnovo del contratto, che la reale situazione salariale nella scuola è mortificata da anni e che è inaccettabile dirottare aumenti significativi su un ridicolo e presunto merito dei docenti; c’è bisogno al contrario di aumentare le buste paga per tutti i lavoratori/trici della scuola che questa volta non accetteranno un’altra elemosina, come è stato negli ultimi rinnovi del contratto.

Cobas scuola

DA MESI I PRECARI CON SUPPLENZE BREVI NON RICEVONO LO STIPENDIO I COBAS OFFRONO CONSULENZA LEGALE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

lunedì 15 novembre 2021

 DA MESI I PRECARI CON SUPPLENZE BREVI NON RICEVONO LO STIPENDIO

I COBAS OFFRONO CONSULENZA LEGALE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione).

Il diritto ad una adeguata retribuzione è dunque garantito dalla Costituzione indipendentemente dalla tipologia di contratto, e non è un optional dipendente dagli umori ministeriali..

Il Ministero dell’Istruzione è in ritardo di mesi col pagamento degli stipendi dei dipendenti a tempo determinato, docenti e ATA della seconda e terza fascia che permettono, in molti casi dall’inizio dell’anno scolastico, il regolare svolgimento dell’attività didattica.

Da maggio il Ministero continua a rimandare, in maniera illegittima, l’ordine per effettuare i pagamenti ai lavoratori precari della scuola e molti di loro continuano a non ricevere gli stipendi per i mesi di lavoro effettuati, trovandosi in una situazione di difficoltà economica illegale e lesiva dei loro diritti di lavoratori.

I COBAS della Scuola mettono a disposizione dei precari iscritti che si trovano in attesa di stipendio una consulenza legale per presentare diffida e messa in mora.

Il personale interessato dovrà trasmettere la diffida, consegnandola al protocollo oppure inviandola con posta elettronica certificata PEC, o spedendola con raccomandata A/R alla Ragioneria territoriale della propria provincia e presso la scuola attuale sede di servizio.

Allo scadere degli otto giorni di tempo, entro cui l'amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, in caso di esito negativo, sarà possibile adire alle vie legali per il recupero forzoso delle somme non corrisposte.

Per informazioni e appuntamenti i precari iscritti che si trovano in questa condizione si mettano rapidamente in contatto con la sede COBAS  della propria provincia.


                                                                               COBAS -  Comitati di base della scuola

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

 Appello del sindacalismo di base e conflittuale

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

 Contro le misure economiche del governo Draghi

Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita

Cortei regionali nelle principali città

La libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

 

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le rendite finanziarie.

 

            Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.

 

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale.  

 

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).

 

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

 

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

 

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.

 

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

 

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare nei centri storici e sotto i palazzi delle istituzioni.

 

ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,

FUORI MERCATO, ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-CIT

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