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Cobas: “la legge di bilancio offende il mondo della scuola”

giovedì 25 novembre 2021

Cobas: “la legge di bilancio offende il mondo della scuola”

La Legge di Bilancio per il 2022 dedica alcuni articoli alla scuola.

Contratti Covid

Si prevede di prolungare fino al termine delle lezioni i contratti COVID, ma solo per i docenti e non per il personale aggiuntivo ATA, necessario per le operazioni di sanificazione ma anche per la carenza cronica di personale. Attualmente parte del personale COVID ATA garantisce l’apertura dei plessi con orario prolungato che da gennaio non potrebbe più essere garantita. La soluzione di lasciare alle scuole la scelta se prolungare i contratti dei docenti o degli ATA, scaricherebbe sulle scuole i tagli decisi centralmente.  Tutto l’organico COVID  deve essere prorogato al 30 giugno, e poi  assunto a tempo indeterminato.

Educazione motoria scuola primaria

Si inseriscono dal prossimo anno scolastico due ore di educazione motoria nelle classi quinte della primaria (dall’anno successivo anche nelle quarte). Le due ore saranno aggiuntive per le classi a tempo normale e in compresenza per le classi a tempo pieno. I docenti saranno selezionati con un concorso a cui si accederà con le lauree magistrali LM-67, LM-68 LM-47 e, se i concorsi non saranno espletati, si potrà attingere alle graduatorie delle classi di concorso A048 e A049. Tutto questo però senza oneri per lo Stato: il governo con i fondi risparmiati per i pensionamenti coprirà i costi; con il risultato di avere un organico minore per gli altri insegnamenti e  ordini di scuola.

Dimensionamento scolastico

Sono previsti finanziamenti per abbassare i parametri per l’autonomia delle scuole (da 500 studenti a 300 per comuni montani e piccole isole); tali aumenti riguardano però solo l’anno 2022 (+ 40,84 milioni), mentre dal 2023 l’investimento verrà fortemente decurtato (+ 27,23 milioni). Nessun intervento strutturale contro le scuole monstrum formate da mille/duemila alunni e impossibili da gestire.

Classi Pollaio

Si apre alla revisione dei parametri stabiliti dalla Riforma Gelmini, che aveva imposto un incremento del numero di alunni per classe. La legge di bilancio rinvia a un successivo decreto in cui saranno stabiliti le nuove soglie massime di alunni per classe, ma esse varranno solamente per le scuole ad alta dispersione scolastica: il tutto senza oneri per lo Stato, contando sul calo demografico e sui pensionamenti. Il problema delle classi pollaio riguarda l’intero paese ed è impensabile risolverlo a costo zero. Dopo due anni di pandemia e mobilitazioni, in cui abbiamo chiesto massimo 20 alunni per classe (15 con studenti diversamente abili),  la montagna ha partorito il topolino!

Aumenti per i presidi

Dal 2022 si prevede uno stanziamento ulteriore a favore dell’aumento degli stipendi dei Dirigenti Scolastici pari a 20 milioni annue (all’incirca 200 euro al mese a testa). Ricordiamo che gli unici stipendi che in questi anni sono aumentati sono proprio quelli dei DS (+ 26,7%) e dei DSGA (+9,9%), mentre gli stipendi del personale docente e ATA hanno perso in potere d’acquisto dall’11% al 21%: per cui, l’ Italia, insieme all’UK , è il paese con maggiore forbice stipendiale tra dirigenti e docenti.

Aumenti per i docenti

Il progetto di differenziazione stipendiale dei docenti al fine di dividerli ulteriormente viene da lontano: fu già il ministro Berlinguer a proporla (fu costretto a dimettersi dalla mobilitazione che si determinò), ma poi il progetto è tornato fuori fino alla c.d. Buona scuola di Renzi del 2015, che ha modificato le funzioni del  Comitato di Valutazione inserendo la valutazione del merito dei docenti con uno stanziamento iniziale di 200 milioni l’anno. Ma, anche per effetto della mobilitazione e della contrarietà diffusa in una buona parte della categoria, nel 2018 questi fondi sono stati destinati alle risorse oggetto della contrattazione d’istituto senza alcun vincolo di destinazione. Come RSU Cobas ci siamo impegnati a distribuirli il più possibile in modo ugualitario, sganciandoli da valutazioni sulla “qualità” del lavoro, usando casomai riferimenti solo alla quantità di lavoro aggiuntivo. Ma in molte scuole vi è stata una forte concentrazione del FIS nelle mani dello staff del DS, che svolge funzioni di competenza dirigenziale, per le quali andrebbe retribuito non con soldi stornati dal CCNL di docenti e Ata, ma con i fondi stanziati per il contratto dei dirigenti. Ora, tutti i fondi destinati al personale sono oggetto di contrattazione, senza alcun vincolo di destinazione: ma è possibile che il nuovo CCNL intervenga con vincoli peggiorativi per la contrattazione d’istituto.

I finanziamenti per il merito

Ammontavano a 10 milioni per il 2018, a  20 milioni per il 2019 e a  30 milioni per il 2020 e il 2021. Ora dal 2022 in poi il governo stanzia 240 milioni annui, decuplicando i finanziamenti per imporre una trasformazione della scuola perseguita da tutti i governi da 20 anni. Si amplia la valorizzazione a) del contributo alla diffusione nelle istituzioni scolastiche di modelli per una didattica per lo sviluppo delle competenze; b) del costante aggiornamento professionale. Ritornano le parole chiave della “cattiva scuola”: la scuola delle competenze addestrative, del saper fare da acquisire e dismettere, in linea con la precarizzazione del mercato del lavoro. Contro questa devastazione serve un’innovazione che metta al centro lo sviluppo degli strumenti cognitivi e dello spirito critico, in linea con il ruolo che la Costituzione assegna alla scuola, che non è quello di formare il capitale umano, ma cittadini consapevoli, dotati di spirito critico e autonomia di giudizio. Non manca il riferimento al marketing (la promozione della propria scuola) al quale purtroppo non pochi colleghi dedicano le proprie energie, ben sapendo che stanno vendendo solo fumo ai genitori-clienti. Al limite del ridicolo è il parametro della dedizione all’insegnamento, che tanto odora di maestre angeli dell’aula, di un’idea passatista della professione docente.

Ricordiamo al ministro Bianchi, e ai sindacati che siederanno al tavolo per il rinnovo del contratto, che la reale situazione salariale nella scuola è mortificata da anni e che è inaccettabile dirottare aumenti significativi su un ridicolo e presunto merito dei docenti; c’è bisogno al contrario di aumentare le buste paga per tutti i lavoratori/trici della scuola che questa volta non accetteranno un’altra elemosina, come è stato negli ultimi rinnovi del contratto.

Cobas scuola

DA MESI I PRECARI CON SUPPLENZE BREVI NON RICEVONO LO STIPENDIO I COBAS OFFRONO CONSULENZA LEGALE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

lunedì 15 novembre 2021

 DA MESI I PRECARI CON SUPPLENZE BREVI NON RICEVONO LO STIPENDIO

I COBAS OFFRONO CONSULENZA LEGALE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione).

Il diritto ad una adeguata retribuzione è dunque garantito dalla Costituzione indipendentemente dalla tipologia di contratto, e non è un optional dipendente dagli umori ministeriali..

Il Ministero dell’Istruzione è in ritardo di mesi col pagamento degli stipendi dei dipendenti a tempo determinato, docenti e ATA della seconda e terza fascia che permettono, in molti casi dall’inizio dell’anno scolastico, il regolare svolgimento dell’attività didattica.

Da maggio il Ministero continua a rimandare, in maniera illegittima, l’ordine per effettuare i pagamenti ai lavoratori precari della scuola e molti di loro continuano a non ricevere gli stipendi per i mesi di lavoro effettuati, trovandosi in una situazione di difficoltà economica illegale e lesiva dei loro diritti di lavoratori.

I COBAS della Scuola mettono a disposizione dei precari iscritti che si trovano in attesa di stipendio una consulenza legale per presentare diffida e messa in mora.

Il personale interessato dovrà trasmettere la diffida, consegnandola al protocollo oppure inviandola con posta elettronica certificata PEC, o spedendola con raccomandata A/R alla Ragioneria territoriale della propria provincia e presso la scuola attuale sede di servizio.

Allo scadere degli otto giorni di tempo, entro cui l'amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, in caso di esito negativo, sarà possibile adire alle vie legali per il recupero forzoso delle somme non corrisposte.

Per informazioni e appuntamenti i precari iscritti che si trovano in questa condizione si mettano rapidamente in contatto con la sede COBAS  della propria provincia.


                                                                               COBAS -  Comitati di base della scuola

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

 Appello del sindacalismo di base e conflittuale

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

 Contro le misure economiche del governo Draghi

Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita

Cortei regionali nelle principali città

La libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

 

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le rendite finanziarie.

 

            Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.

 

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale.  

 

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).

 

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

 

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

 

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.

 

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

 

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare nei centri storici e sotto i palazzi delle istituzioni.

 

ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,

FUORI MERCATO, ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-CIT

VOI G20, NOI IL FUTURO SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

venerdì 29 ottobre 2021

 VOI G20, NOI IL FUTURO

SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

DA TERNI APPUNTAMENTO ORE 12,30 STAZIONE FS

Il 30 e 31 ottobre si riuniranno a Roma i governi del G20, ossia dei 20 Paesi che rappresentano i due terzi del commercio planetario, l’80% del PIL mondiale ma anche il 75% delle emissioni di gas serra globali. In quella sede i rappresentanti di soli 20 Paesi continueranno a decidere le sorti dell’intero pianeta, silenziando le richieste della società civile, sempre esclusa dalle discussioni e dalle decisioni.

Noi saremo in piazza all’interno di una grande coalizione di lavoratori/trici, studenti, giovani, ambientalisti, organizzazioni femministe, antirazziste, antifasciste, pacifiste, per la giustizia economica, sociale, ambientale, climatica, per la dignità delle persone e del lavoro, per costruire un futuro – quell’altro mondo possibile e necessario per cui ci siamo battuti, e ci battiamo, fin da Genova e Porto Alegre 2001 con il movimento altermondialista – libero da guerre, muri, razzismi, dittature e fascismi.

In particolare come COBAS ci rivolgeremo ai capi di governo e di Stato europei per ricordare loro, come abbiamo fatto nell’assai positivo sciopero generale dell’11 ottobre scorso insieme a tutto il sindacalismo conflittuale, che nel corso della pandemia l’Unione Europea con il Recovery Fund ha sì avviato una politica economica incentrata sulla spesa pubblica in deficit, in controtendenza rispetto alla fase dell’”austerità”, ma che il PNRR  italiano e degli altri paesi europei non costituisce affatto una svolta nell’uso pubblico e sociale dell’ingente massa di denaro a disposizione: anzi, prospetta una lunga serie di regalie ai settori più forti, economici e politici, della nostra società e delle altre europee.

 Noi, come già tramite lo sciopero generale citato, lottiamo – e lo ricorderemo in piazza il 30 ottobre ai signori del G20 – per una radicale inversione di tendenza, rivendicando l’utilizzo di tale rilevante massa monetaria per la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario; per garantire a tutti/e un lavoro dignitoso, con il contratto a tempo indeterminato come regola generale; per l’innalzamento dei salari reali e un salario minimo europeo; per la parità salariale per le donne; per un reddito universale, esteso anche alle/ai migranti; per una netta inversione di tendenza rispetto ai disastri ecologici e al cambiamento climatico; per massicci investimenti nella scuola e nella sanità pubbliche, contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione della sanità; per la sospensione dei brevetti e l’esportazione dei vaccini e della tecnologia per produrli in loco per la lotta alla pandemia.

Per dire tutto questo ai signori del G20, e in particolare ai rappresentanti dei governi europei e del governo Draghi nello specifico, saremo in piazza sabato 30 alle ore 15 a Porta San Paolo/Piramide per un corteo che raggiungerà Bocca della Verità, in un blocco unitario di tutto il sindacalismo di base e conflittuale, di nuovo insieme dopo il successo dello sciopero generale dell’11 ottobre e come ulteriore passaggio di un percorso che avrà altre tappe rilevanti nei mesi di novembre e dicembre durante la discussione e le decisioni alle Camere sulla manovra finanziaria e sull’uso delle risorse del PNRR.

PRIVATIZZARE IL SERVIZIO PUBBLICO, DEQUALIFICARE I SERVIZI E SFRUTTARE I LAVORATORI: ECCO LA POLITICA DEL COMUNE DI TERNI SU ASILI E SCUOLE D’INFANZIA.

 PRIVATIZZARE IL SERVIZIO PUBBLICO, DEQUALIFICARE I SERVIZI E SFRUTTARE I LAVORATORI: ECCO LA POLITICA DEL COMUNE DI TERNI SU ASILI E SCUOLE D’INFANZIA.

Il 6 ottobre è uscita la determina 2796 a firma della dirigente del welfare Donatella Accardo
che esprime la politica del Comune di Terni e nello specifico dell’assessore alla scuola Cinzia Fabrizi su “estensione del’appalto di somministrazione di lavoro temporaneo aggiudicato alla ditta Randstad Italia spa

Si tratta di un’inaccettabile dequalificazione dei servizi e un attacco alle lavoratrici degli asili nido e delle scuole per l’infanzia, che invece di accedere alle supplenze brevi da graduatorie dell’ente pubblico subiranno l’intermediazione dell’agenzia interinale Randstad Italia spa con relativa decurtazione degli stipendi.

Si tratta di una intollerabile scelta ideologica iperliberista verso la privatizzazione del personale e dei servizi, assolutamente non necessaria in quanto da una parte -con un inganno semantico- il Comune cerca si giustificare l’atto con la difficoltà a trovare nelle graduatorie la disponibilità per supplenze brevi, dall’altra si legge nella delibera che l’ agenzia interinale Randstad Italia spa dovrà prioritariamente attingere ai lavoratori tramite le graduatorie comunali stesse!

Se le graduatorie comunali sono esaurite il Comune di Terni dovrebbe riaprile per poter permettere l’accesso a personale e educatrici qualificate e garantire loro condizioni di lavoro previste dal rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, non con privati.

Ci chiediamo infatti quale lavoratore o lavoratrice preferirebbe lavorare e essere assunto da un’agenzia interinale invece che dall’ente pubblico? Sicuramente nessuno, ma la nefasta scelta del Comune è ispirata ad un’ideologia privatistica che attacca il diritto al lavoro, il principio delle graduatorie, la loro trasparenza e il loro scorrimento, il fatto che se le chiamate avvengono tramite pubbliche graduatorie si acquisisce la supplenza e il lavoro in base a titoli e servizi e senza clientelismi o favoritismi vengono chiamati gli “aventi diritto”, mentre con l’intermediazione di agenzie interinali questo importante principio giuslavorista viene meno.

Con questa scelta grave e sconsiderata il Comune di Terni sembra dimostrare che non è nelle sue priorità la qualifica del personale e la trasparenza degli atti amministrativi, la qualità del personale, le garanzie e le tutele e anche la giusta retribuzione per quest’ultimo.

E’ inaccettabile la scelta e la volontà politica espressa dall’assessore Fabrizi, che è anche dirigente di una scuola pubblica, di smantellare un sistema pubblico trasparente per proporre modelli privatistici falliti e fallimentari.

Riteniamo grave che la delibera sia legittimata anche tramite le “richieste sindacali manifestate in occasione dei numerosi incontri” perché i sindacati, a meno che non siano gialli o padronali, devono tutelare il servizio pubblico e i diritti lavoratori e non cooperare a smantellare il servizio e le graduatorie pubbliche aprendo le scuole dell’infanzia e gli asili comunali al lavoro interinale

Chiediamo al Comune di Terni di sospendere la privatizzazione del personale e di riaprire le graduatorie.

Invitiamo le lavoratrici e le famiglie alla protesta contro la dequalificazione delle condizioni di lavoro e quindi del servizio e informiamo che I COBAS offrono tutela legale per ricorrere contro questa scelta inaccettabile.


ESECUTIVO PROVINCIALE COBAS SCUOLA TERNI

NO OBBLIGO GREEN PASS- QUATTRO MEMBRI DELL’E. N. DEI COBAS SCUOLA SI FANNO SOSPENDERE PER GARANTIRE IL DIRITTO COSTITUZIONALE AL LAVORO

martedì 12 ottobre 2021

 NO AL GREEN PASS A SCUOLA - SI ALLA VACCINAZIONE VOLONTARIA

SÌ ALLA SICUREZZA ATTRAVERSO TEST GRATUITI PER I NON VACCINATI E PRESIDI SANITARI NELLE SCUOLE PER VALUTARE L’ANDAMENTO DELLA PANDEMIA E TUTELARE LA SALUTE DI LAVORATORI E STUDENTI

La regolamentazione dell'apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all' istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13).

Durante la pandemia, i Cobas Scuola si sono battuti perché le scuole fossero le ultime attività a chiudere, chiedendo interventi concreti per garantire ambienti sicuri.


All’apertura di questo nuovo anno scolastico ci ritroviamo nelle stesse pessime condizioni precedenti:

  • Personale (Docente e ATA) in numero insufficiente

  • Presenza diffusa delle classi pollaio

  • Nessun intervento significativo sull’edilizia scolastica

  • Mancato rispetto della distanza di un metro fra gli alunni, grazie alla possibilità di deroga quando le classi sono numerose e/o le aule piccole

  • Trasporti in condizioni disastrose

In queste condizioni, il ricorso a test gratuiti (salivari) per i non vaccinati, il rispetto del distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi (gel, mascherine, sanificatori dell’aria) possono garantire una situazione di sicurezza, senza imporre obblighi, come quello del green pass, che rompono delicati equilibri costituzionali

I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale, anche se non l’unico, per combattere la pandemia. Al tempo stesso, però, ritengono assolutamente inaccettabile il surrettizio obbligo vaccinale che è stato introdotto, col cosiddetto Green Pass (d.l. 111/2021), per una categoria, il personale scolastico, che volontariamente - parliamo di circa il 90% dei lavoratori - ha scelto di ricorrere al vaccino.

4 componenti dell’Esecutivo Nazionale dei Cobas Scuola si faranno pertanto sospendere, per ricorrere davanti al Giudice del lavoro e sollevare la questione di costituzionalità, con particolare riferimento alla sanzione della sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio dopo 5 giorni di assenza “ingiustificata”, che viola pesantemente il diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione, previsti dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Per sottolineare il carattere politico del ricorso, teso a garantire il diritto al lavoro (una rivendicazione che accomuna sia i vaccinati che i non vaccinati) 2 dei 4 membri dell’ EN hanno già deciso che, dopo la sospensione e l’avvio del ricorso, si sottoporranno a vaccinazione.

Attraverso queste sospensioni e la prosecuzione delle mobilitazioni in difesa della sicurezza nella scuola pubblica statale, i Cobas Scuola ribadiscono il loro impegno perché la scuola torni ad essere luogo di formazione del pensiero critico e perché le ingenti risorse del Recovery Plan vengano utilizzate diversamente da come sta avvenendo, invertendo quella logica

SCIOPERO GENERALE 11 OTTOBRE: Centinaia di migliaia di lavoratori/trici in sciopero e decine di migliaia in piazza in 30 città

 
Davvero una giornata di grande soddisfazione per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori/trici che hanno scioperato, e in particolare per le decine di migliaia di essi/e che hanno manifestato in almeno 30 città: l'unità dei COBAS e di tutto il sindacalismo di base e conflittuale ha pagato, convincendo a mobilitarsi lavoratori/trici non appartenenti a nessuna organizzazione ma attratti da questa positiva unità. E la stessa attrazione abbiamo esercitato verso settori studenteschi e giovanili, a partire dall'ambientalismo e dal climatismo. Particolarmente rilevanti i numeri delle manifestazioni di Roma e Firenze (circa 10 mila presenze in entrambe le città) ma anche quelle di Torino, Napoli, Bologna e Milano con 5 mila manifestanti, seguite da Palermo, Catania, Trieste, Cagliari, Padova e tante altre. In tutte le piazze e nei cortei si è levata la protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Draghi e sul tentativo di far credere che la vaccinazione di massa, pur utile e necessaria (ma senza imporla di fatto come obbligatoria per tutti/e), sia sufficiente a far sparire la pandemia se tale importante intervento vaccinale non è accompagnato dai provvedimenti che come COBAS e sindacalismo conflittuale rivendichiamo fin dall'inizio della pandemia. Soprattutto su questo si sono addensate le proteste, su quanto non è stato fatto in primo luogo nei tre settori chiave della vita associata: la scuola, la sanità e i trasporti. Per la scuola nessuna delle richieste che avanziamo da più di un anno e mezzo é stata accolta: nè la riduzione del numero di alunni/e per classe, nè l'aumento delle aule, nè la stabilizzazione dei precari docenti ed Ata per garantire più personale per più classi, nè gli indispensabili presidi sanitari nelle scuole. La stessa inadempienza ha colpito la Sanità il cui personale non è affatto aumentato, così come non è cresciuta quella medicina territoriale che può garantire una medicalità che non debba finire per intasare gli ospedali, se non nelle forme davvero gravi della pandemia. E altrettanto clamorosa l'assenza degli interventi nei trasporti urbani, il cui parco vetture avrebbe dovuto essere significativamente aumentato per evitare le carrozze-"bestiame" con centinaia di persone ammassate a massimo rischio contagio: processo che andava accompagnato dalla piena ripubblicizzazione del trasporto. Ma le manifestazioni hanno espresso anche la più ferma ostilità allo sblocco dei licenziamenti, richiedendo anzi la salvaguardia dei tanti lavoratori minacciati (come nel caso Alitalia, GKN, Ilva, Stellantis e altri) di pagare le colpe di gestioni sciagurate, che hanno dilapidato cifre enormi di denaro pubblico. Si è poi ricordato come i salari del lavoro dipendente siano fermi a venti anni fa, tra i più bassi d'Europa e con un tasso di precarietà sempre crescente e insopportabile. Oltre a vari altri temi, presenti nella piattaforma dello sciopero, abbiamo espresso la nostra indignazione per l'ignobile assalto alla sede della Cgil (alla quale è stata rinnovata la piena solidarietà), evento senza precedenti nella storia repubblicana, da parte di gruppi fascisti ben noti e che però hanno potuto utilizzare almeno la tolleranza di migliaia di manifestanti che volevano protestare contro vaccini e Green pass ma che non hanno saputo scindere le loro rivendicazioni da una gestione violenta di fascisti che hanno contato anche sul comportamento inqualificabile delle "forze dell'ordine" che li hanno lasciati agire indisturbati malgrado i loro intendimenti fossero chiari assai prima dell'assalto.

Infine, in particolare nella manifestazione romana, ci si è dati come prossimo impegno unitario l'organizzazione, insieme a tutte le altre forze disponibili, di una manifestazione a carattere nazionale in occasione del summit del G20 del 30 ottobre prossimo.


Per le scuole in sicurezza servono finanziamenti, ma il governo dice no. Il 20 settembre Cobas in piazza

martedì 7 settembre 2021

 

Per le scuole in sicurezza servono finanziamenti, ma il governo dice no. Il 20 settembre Cobas in piazza


Su Il Sole24ore del 10 agosto 2021 è uscito un articolo dettagliato sugli ingenti investimenti (2 miliardi e 886 milioni) a disposizione per la scuola italiana; si tratta di quei miliardi che ogni giorno il ministro non manca di sbandierare alla stampa, come la “prova” di quanto lui e il suo governo di unità nazionale stanno facendo per la scuola pubblica italiana. Ma in tal modo si mettono veramente in sicurezza le scuole? Si sta operando davvero in modo che non si torni alla DAD?

Qualche risposta si ottiene esaminando più da vicino la distribuzione di queste risorse:

VOCE SPESAMILIONI DI EURO% SUL TOTALE
SPESE      STRAORDINARIE PERSONALE758   400 → organico Covid   358     →     sostituzione personale non vaccinato26,2%
LOGISTICA E MESSA IN SICUREZZA (mascherine, sistemi di areazione, psicologi a scuola, edilizia leggera, , ecc.)700 150→ Decreto Sostegni 350→ Sostegni bis 200→ a Enti Locali    24,2%
SCUOLA DIGITALE64622,3%
PIANO ESTATE540 320→ da PON 150 → da Sostegni bis 70→ DM 48/21    18,7%
RIDUZIONE CLASSI POLLAIO142 50-PON per scuole statali e paritarie 22-riduzione numeri     alunni per classe (0,7%); 70-A enti locali per affitto spazi4,9%
 SCREENING100 3,4%



Le scelte di questo governo appaiono chiarissime:

  • 0,7% delle risorse per intervenire sulle classi pollaio, mentre il problema del distanziamento è il problema centrale che pone la pandemia! E anzi, il governo, insieme ai sindacati firmatari del Protocollo, ha deciso che si potrà derogare al distanziamento di 1 metro!
  • solo il 3,4% per svolgere gli screening nelle scuole, quando invece il tracciamento sarebbe uno strumento essenziale, insieme alle vaccinazioni, per il contenimento della pandemia: in Cina, (e lì di pandemie se ne intendono) processano milioni e milioni di tamponi perché sanno che è uno degli strumenti più importanti per contenere il Covid.
Dopo più di un anno di mobilitazioni in cui chiedevamo la riduzione degli alunni per classe e screening a tappeto, questa è la risposta del governo.

  • Il Governo si è guardato bene dal rendere strutturale l’aumento di personale, e anzi ha diminuito il “personale covid” da 75.000 a 42.000 unità, tra docenti e ATA, un personale super precario, assunto con contratti al 31 dicembre, a cui ha aggiunto i finanziamenti per sostituire i docenti non vaccinati. Ma siccome questi ultimi non riceveranno alcuno stipendio, la loro sostituzione con personale precario comporterà solo un risparmio! In entrambi i casi si tratta di docenti usa e getta, assunti per mettere una pezza, non certo per riqualificare la scuola pubblica.
  • Anche per gli edifici scolastici vengono programmati interventi di “edilizia leggera”, non gli interventi strutturali di cui la scuola italiana avrebbe urgente bisogno.
Dove sono gli investimenti che guardano alla scuola in senso positivo e prospettico? Li troviamo nella scuola digitale (22,3%), nonostante tutti ormai riconoscano il fallimento della DAD, e nel piano estate (18,7%), uno strumento per far entrare nelle scuole pubbliche le cooperative, e dunque i privati, anche se alcune scuole hanno ricorso perlopiù a personale interno o precario.

Il governo finanzia un piano scuola lontano anni luce dal progetto di una scuola pubblica di qualità, stravolgendo il carattere pubblico dell’istruzione.

E allora che cosa hanno ottenuto i sindacati che hanno firmato il Protocollo d’Intesa sulla sicurezza? Niente di nuovo: le risorse erano già stanziate. E le scelte operate mostrano quanto sia lontano il governo Draghi dalla volontà di risolvere le drammatiche condizioni in cui si trova la scuola italiana dopo la pandemia, che ha privato di fatto milioni di studenti e studentesse del diritto allo studio.

E’ inaccettabile che il governo pensi di risolvere i problemi della scuola con l’obbligo del green pass, uno strumento che, con il 90% dei docenti e Ata vaccinati volontariamente, serve a coprire proprio i mancati investimenti strutturali che, nonostante due anni di pandemia, questo governo non ha voluto e non vuole fare.

Per tutti questi motivi il 20 SETTEMBRE saremo in piazza in molte città con Priorità alla Scuola e invitiamo docenti, genitori, studenti e studentesse a partecipare.

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della scuola

COBAS: PRESIDIO IN PREFETTURA CONTRO OBBLIGO GREEN PASS E PER TAMPONI SALIVARI GRATUITI PER I LAVORATORI DELLA SCUOLA


COMUNICATO STAMPA

COBAS: PRESIDIO IN PREFETTURA CONTRO OBBLIGO GREEN PASS E PER TAMPONI SALIVARI GRATUITI PER I LAVORATORI DELLA SCUOLA

I COBAS Scuola hanno organizzato un presidio sotto la Prefettura contro l’obbligo del green pass e per chiedere test salivari gratuiti per i lavoratori della scuola a cui hanno partecipato un centinaio tra docenti e ATA e una cui delegazione con un rappresentante dei COBAS scuola, un docente e un ATA è stata ricevuta dalla capo di gabinetto del Prefetto, cui sono state presentate le ragioni della manifestazione, che verranno comunicate dalla Prefettura alla Presidenza del consiglio dei ministri in vista della conversione in legge del Dm 111/21 del 6/08.

Negli interventi susseguitesi durante il presidio si è ribadito che, per aprire le scuole in sicurezza, sono necessari ingenti finanziamenti per ridurre le classi a massimo 20 studenti, per ristrutturare e mettere in sicurezza gli edifici scolastici, per organizzare i trasporti ed evitare che gli studenti viaggino ammassati come fossero in carri bestiame e per assumere docenti e ATA precari.

Nulla di tutto questo è stato fatto dal governo Draghi, che invece cerca di ribaltare sui lavoratori un obbligo vaccinale per il personale scolastico (di cui il 90% ha scelto di vaccinarsi) prevedendo anche pesanti ed inaccettabili sanzioni economiche (dai 400 ai 1000 euro) e addirittura la sospensione dal servizio da parte di coloro che hanno legittimamente scelto di non vaccinarsi. Un governo che non ha investito nulla dei soldi del ricovery fund sulla scuola e che per coprire la propria latitanza, arroganza e insipienza cerca un capro espiatorio, costituito da una minoranza dei lavoratori che hanno scelto di non vaccinarsi.

I COBAS ribadiscono l’unità dei lavoratori per difendere i diritti di tutti e per una scuola pubblica sicura e la necessita di interventi per contrastare la didattica a distanza e tornare alla didattica in presenza.

Invitiamo i lavoratori della scuola a contattare i COBAS SCUOLA per la tutela anche legale dei propri diritti, contro le deriva autoritarie del governo e per costruire una scuola comunità educante lontana dalla scuola azienda che hanno cercato di imporci negli ultimi anni, unita alla scuola disciplinare e autoritaria che questo governo cerca di imporre tramite assurdi obblighi di “lasciapassare” per lavorare.


COBAS SCUOLA TERNI



il governo del banchiere scarica sul personale le sue mancanze

 Intervista a Franco Coppoli dei COBAS Scuola Terni ed esecutivo nazionale. 

“Filosofia in Agorà”: governo banchieri scarica sul personale sue mancanze

Franco Coppoli, COBAS SCUOLA Terni ed esecutivo nazionale COBAS

Forse non tutti conoscono Franco Coppoli, ma per chi è avvezzo alla lettura dei giornali e alle questioni riguardanti la scuola, non sarà sfuggita il 14 luglio 2021 la notizia di un docente di Terni che ha vinto in Cassazione un ricorso contro il MIUR, che ha stabilito che i dirigenti scolastici non hanno alcuna competenza disciplinare oltre la censura scritta e non possono irrogare sospensioni ai docenti, smontando il carattere disciplinare e intimidatorio delle leggi Brunetta e Madia.

Inoltre è in attesa di conoscere la decisione della sezioni unite della Cassazione del 6/07/21 su un’altra importante e lunga battaglia civile: nel 2009 è stato sospeso dal CNPI/MIUR per un mese dal servizio e dallo stipendio per aver rimosso il crocefisso dall’aula dove insegnava, considerandolo discriminatorio in una scuola pubblica di uno stato laico e chiedendo di insegnare in un ambiente scolastico inclusivo e non connotato da un simbolo religioso.

L’abbiamo intervistato sull’obbligo vaccinale e il green pass nella scuola e quello che ne deriva è la trascrizione di un terzo del suo eloquio, al quale non mancano certamente verve e argomenti.

Qual è la posizione del sindacato sui vaccini, sul green pass e sull’obbligo vaccinale del personale scolastico?

La posizione dei COBAS Scuola sul green pass e sull’obbligo vaccinale è il frutto di una dialettica interna molto accesa che ha portato, comunque, ad alcune posizioni condivise. La prima è l’assoluta contrarietà all’obbligo del green pass nella scuola, che viene considerato una misura discriminatoria, inoltre siamo a favore del fatto che chi non avesse fatto la scelta del vaccino abbia diritto, anche per la normativa sulla sicurezza sui posti di lavoro, a dei test salivari gratuiti, che andrebbero fatti non ogni due giorni, perché quella sembra veramente una vessazione per intimidire e costringere di fatto alla vaccinazione i lavoratori e le lavoratrici della scuola, ma almeno una volta a settimana. Quello che è inaccettabile, a prescindere dal fatto che ognuno poi possa decidere sulla questione del vaccino, è che con il dispositivo green pass l’obbligo vaccinale è stato spostato sul personale, mentre lo Stato, se avesse voluto, avrebbe potuto imporre una vaccinazione obbligatoria. Siccome però il vaccino è di fatto sperimentale, lo Stato preferisce spostare la responsabilità e quindi anche le conseguenze fattuali del vaccino sui lavoratori e sulle lavoratrici: questo è semplicemente inaccettabile.

Cosa perde e cosa guadagna il personale scolastico ad accettare di vaccinarsi e ad accettare un obbligo in materia sanitaria dal suo datore di lavoro?

Dietro quest’obbligo c’è un’operazione di tipo economico, un’operazione biopolitica cioè di governo delle esistenze delle persone. Oggi l’estrazione del valore da parte del capitale non avviene più solamente nella forma classica, quella del pluslavoro e del plusvalore, ma avviene anche in maniera più sottile attraverso il controllo della vita stessa. L’estrazione capitalistica del valore avviene attraverso quello che è un estrattivismo compulsivo sia in relazione alle risorse naturali sia in relazioni alle direzioni che prende la nostra vita, in una forma di controllo biopolitico che si trasforma in “necropolitica”, come afferma Achille Mbembe[1], aprendoci gli occhi su quella che è una logica tutta occidentale. Dobbiamo decolonizzare il nostro pensiero e le lotte: basti pensare che il 75% della popolazione mondiale non ha avuto accesso a questo vaccino ed è inaccettabile che il brevetto rimanga nelle mani delle case farmaceutiche.

Forse con il vaccino si guadagna una vita più tranquilla e rilassata. Tuttavia, io non entro nella questione vaccinale, perché ritengo che ognuno debba valutare se farlo o meno in base ai rischi e benefici. Quello che è veramente inaccettabile è l’operazione di imposizione, ma anche di discriminazione, di stigma, perché quello che sta venendo fuori è una vera e propria discriminazione contro chi ha delle più che legittime perplessità di sperimentare sul suo corpo il vaccino.

Sulla questione vi è anche un’altra operazione che è di tipo politico, infatti questo governo di banchieri e di tecnici, che non è assolutamente neutrale (come non è neutrale la scienza, come ci ricorda Marcello Cini[2]) in questa fase del neoliberismo propaga le peggiori strategie di concentrazione del potere e della ricchezza, che viene socialmente prodotta, ma poi non equamente redistribuita. Nel solco di queste politiche vi è di fatto una strategia “del capro espiatorio”, infatti questo governo non ha realizzato alcun intervento concreto per la scuola, ma individua in coloro che non si vaccinano i responsabili, gli untori, spostando il piano del discorso e colpevolizzandoli rispetto all’assenza di investimenti sulla scuola pubblica.

Appurato che chi si vaccina può contagiarsi e contagiare, è sufficiente l’obbligo vaccinale per non far tornare i ragazzi e le ragazze in didattica a distanza?

Assolutamente no! Io purtroppo sono convinto che questa non sia una malattia come la poliomielite che è stata debellata con un vaccino (senza brevetto, grazie a Albert B. Sabin), per la sindemia del  Covid-19 c’è discorso più strutturale da fare, che mette capo allo spillovercioè un “salto” tra specie diverse, che, da una parte, è un processo naturale e che ha favorito anche alcuni meccanismi evolutivi, ma dall’altra parte lo spillover nel tempo del capitalismo, dello sfruttamento del mondo animale diventato merce con allevamenti intensivi, chiaramente produce una risposta pericolosa dal punto di vista della salute umana. Questo salto, insieme alla questione climatica, cioè all’estrazione copiosa delle risorse naturali, che stanno portando al collasso climatico, determineranno la fine dell’antropocene o meglio del “capitalocene” come sarebbe più corretto chiamare questa fase in cui addirittura lo sviluppo capitalistico incide all’interno delle dinamiche geologiche.

Siamo all’interno di una fase storica caratterizzata da una lunga crisi capitalistica e quindi penso che parlare di vaccino come soluzione per una questione virale sia veramente una farsa, un inganno. Per arginare la situazione dovremmo arrivare a rivedere i rapporti con la natura e con le altre forme animali e dovremmo cambiare modello di sviluppo; dovremmo evitare l’uso capitalistico della crisi e dell’emergenza sanitaria, il rischio che il capitalismo e il neoliberismo sfruttino l’emergenza sanitaria per polarizzare di più la ricchezza nella parte più ristretta della società, secondo il modello della shock economy proposto da Naomi Klein[3].

Comincia ormai il terzo anno scolastico dall’irruzione della pandemia, cosa è stato fatto finora per rendere immune la scuola dal contagio?

Questo governo non ha fatto nulla, anzi l’invenzione del “capro espiatorio” dei non vaccinati è, di fatto, l’unica operazione mediatica e politica di intervento nella scuola. Non è stato speso un centesimo per quanto riguarda la riduzione degli alunni per classe; non è stato assunto personale docente e ATA e il precariato rimane indegnamente strutturale, nulla è stato fatto per garantire i trasporti in sicurezza; non è stato fatto nulla sulla gestione delle strutture, eppure noi abbiamo una percentuale di scuole che è assolutamente fuori norma per quanto riguarda la sicurezza strutturale per cui andrebbero valorizzati e ristrutturati gli edifici pubblici, che spesso vengono abbandonati. Invece il governo ha clonato i protocolli sulla sicurezza dell’anno precedente addirittura derogando la norma sul distanziamento, nel senso che si potrà annullare la distanza di un metro tra i banchi in caso non ci sia la possibilità da parte della scuola. Per questo parlo di “capro espiatorio”, proprio perché di fatto il governo e non ha speso nulla dei miliardi del Recovery Fund per la scuola, ma si è limitato ad un’operazione mediatica, quella della discriminazione di coloro che legittimamente ritengono di esercitare un principio di precauzione sul vaccino rispetto ad altri che, altrettanto legittimamente, hanno fatto altre valutazioni e si sono vaccinati.

Questa è un’operazione chiaramente politica che va attaccata, per questo anche molte sedi dei COBAS SCUOLA parteciperanno il 30 agosto ai presidi che si terranno in molte città sotto le prefetture e a Roma sotto il Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, per modificare il DL  n.111/2021 del 6 agosto durante la conversione in legge calendarizzata dal 6 settembre. Inoltre il 20 settembre i COBAS SCUOLA saranno di nuovo in piazza insieme a Priorità alla scuola sempre su queste tematiche e l’11 ottobre saranno anche questi i temi per i quali è stato, finalmente, indetto da parte di tutto il sindacalismo di base uno sciopero contro il governo del banchiere Draghi e dei grandi interessi del capitale.

Vorrei, tuttavia, ribadire che lo Stato non si prende la responsabilità e anche gli oneri della vaccinazione obbligatoria, ma sposta sui soggetti, sui lavoratori e le lavoratrici l’obbligo del green pass, facendo un’operazione biopolitica di governamentalità cioè di gestione delle nostre esistenze. È veramente una questione gravissima da un punto di vista politico e sociale.

Qual è la proposta del sindacato per riaprire a settembre in sicurezza scongiurando il ricorso alla didattica a distanza?

Sarà praticata dai COBAS anche la via giudiziaria con ricorsi campione contro l’obbligo del green pass, sulle questioni che riguardano l’incostituzionalità, la privacy e il contrasto con le norme europee, ma bisogna evitare di mandare allo sbaraglio i lavoratori e le lavoratrici con ricorsi di massa proposti da alcuni furbi avvocati o da sindacati “di avvocati”.

Questi due anni ci hanno insegnato una cosa rispetto ai mantra che volevano una scuola digitale, una didattica digitale sempre più spostata sulle piattaforme online: abbiamo sperimentato nella pratica che l’unica didattica possibile è quella in presenza, che è una buffonata il discorso sulla digitalizzazione degli ultimi dicasteri di viale Trastevere, insieme all’Invalsi, al Rapporto finale del 13 luglio 2020 e a tutti i vari Think Tank della scuola-azienda, tutti collegati tra l’altro a grandi gruppi industriali e a banche, come la Fondazione Agnelli e la Fondazione San Paolo.

Abbiamo avuto una massiccia sperimentazione di due anni sulla didattica digitale e, come diceva Fantozzi, oggi possiamo dire con cognizione di causa (come, del resto, abbiamo sempre affermato come COBAS) che la didattica digitale è “una cagata pazzesca”; è l’esatto contrario dell’attività didattica vera e propria. Bisogna riprendere l’attività didattica in presenza perché è l’unica attività didattica reale per una scuola pubblica della Costituzione e, quindi, bisogna lottare contro le “classi pollaio”, per classi di 20 persone, ridotte a 15 se ci sono bisogni educativi speciali, per la ristrutturazione degli edifici pubblici, per una distanza che garantisca nelle nostre aule una sicurezza reale dei lavoratori e delle lavoratrici. Bisogna gestire i trasporti pubblici perché siano veramente pubblici e non dei carri bestiame per studenti e studentesse ammassati uno sull’altra. Bisogna garantire la sicurezza di tutto il mondo della scuola attraverso degli screening di massa, possibilmente non invasivi, come quelli salivari, che devono essere comunque gratuiti e settimanali per i lavoratori/lavoratrici, come anche per gli studenti/studentesse.

Lo Stato deve garantire la sicurezza attraverso questi screening, giacché il 90% della categoria del personale scolastico che ha deciso di vaccinarsi non è immune dal contagio, ma soprattutto visto che la situazione si prolungherà nei prossimi anni, sono necessarie azioni e investimenti strutturali per classi meno numerose, scuole decenti e più sicure, più insegnanti e più personale ATA, monitoraggi tramite tamponi e screening continui e gratuiti, il tutto per mettere fine alla didattica digitale, che è assolutamente nefasta, con la totale rivalutazione della didattica di relazione, della didattica di comunità, cioè quella in presenza.

[1] A. Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte, Verona 2016.

[2] G. Ciccotti, M. Cini, M. de Maria, G. Jonia-Lasino, L’ape e l’architetto, Feltrinelli, Milano 1976.

[3] N. Klein, Shock economy, Rizzoli, Milano 2007.

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