martedì 29 settembre 2026
Il sangue degli ultimi è trasparente
14 ore fa
NEOASSUNTI/E IN RUOLO: attenzione al «silenzio-assenso» di Espero

IL TRANELLO DEL «SILENZIO-ASSENSO» PER CHI ENTRA DI RUOLO
Oltre le consuete attenzioni da prestare nelle decisioni che gli Organi collegiali e la contrattazione d’istituto dovranno prendere all’inizio del nuovo anno scolastico [vedi QUI], una cattiva sorpresa attende il personale docente e ATA che entrerà in ruolo dal 1° settembre 2026. Anche per loro, infatti, come per ogni collega assunto/a con contratto a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2019, è prevista l’adesione automatica al Fondo pensione ESPERO attraverso il meccanismo truffaldino del silenzio-assenso.
Vista l’importanza della questione,
informiamo tutti/e i/le colleghi/e neoassunti/e
che potrebbero esserne all’oscuro!
Al momento della firma del contratto individuale di assunzione, l’amministrazione deve avere fornito una informativa su ESPERO «con specifico ed espresso riferimento all’adesione mediante silenzio-assenso».
Nei 9 mesi successivi si deve comunicare all’amministrazione la propria volontà di non aderire [come noi consigliamo per le ragioni che abbiamo illustrato qui, qui, qui e qui], seguendo le modalità indicate in questa Guida rapida del MIM.
Qualora, durante questi 9 mesi, non si esprima alcuna volontà, ci si ritrova iscritti “automaticamente” al Fondo.
Successivamente, si riceverà una comunicazione da ESPERO e da quel momento resteranno solo 30 giorni per poter recedere dal tranello dell’iscrizione automatica.
Attenzione allora, se non vogliamo perdere il nostro TFR e devolvere almeno l’1% della nostra retribuzione alle società di gestione del Fondo nella speranza di ottenere chissà quali benefici.
Esprimiamo solidarietà al compagno Roberto Aprile, denunciato per aver manifestato e parlato ad Amendolara il 6 giugno in ricordo dei quattro migranti uccisi alla stazione di benzina sulla Statale 106.
La questione è politica.
La denuncia è la risposta di un governo che con i decreti sicurezza del febbraio 2026 cerca di chiudere il dissenso, allineato a chi sceglie guerre e riarmo e che trova sponda in quel fronte sindacale e politico - CGIL e campo largo- che ha tagliato diritti per anni e che ad Amendolara ha fatto da scudo alla repressione.
Bobo Aprile affronterà il processo, rifiutando la multa. Noi lo sosteniamo perché il punto è il diritto di manifestare e chi decide chi può ricordare e chi no.
Confederazione Cobas Umbria
22.07.2026
i COBAS SCUOLA invitano le/i colleghe/i a tempo indeterminato a non accettare alcuna ora in più oltre le 18 ore di cattedra, evitando di cannibalizzare le cattedre per le/i precari/e.
Dobbiamo lottare per aumenti salariali di sostanza, con scioperi e boicottando tutte le attività aggiuntive, ma non sottrarre lavoro ai precari o introdurre il principio pauperistico che aumentano gli stipendi solo lavorando di più.
Con la Nota MIM n. 16054/2026, per la prima volta viene richiesta preventivamente al personale docente di ruolo la disponibilità a “cannibalizzare” le ore residue, e anche in assenza di spezzoni disponibili. Viene sondata apriori la disponibilità dei/lle docenti di ruolo a lavorare di più – a scapito di precari/e – per aumentare i propri miseri stipendi.
Infatti, la Nota ministeriale prevede che entro il 15 luglio «Il dirigente scolastico, interpellati tutti i docenti titolari nella istituzione scolastica per l’a.s. 2026/2027, ivi compresi coloro che hanno ottenuto la mobilità in ingresso, ne acquisisce formalmente la disponibilità a
svolgere ore aggiuntive oltre l’orario d’obbligo fino a un massimo di 6
nelle classi di concorso (ovvero sul sostegno) per le quali sono in
possesso dell’abilitazione (o della specializzazione). L’acquisizione
della disponibilità dei docenti deve riguardare tutte le classi di
concorso presenti nell’istituzione scolastica, a prescindere
dall’esistenza, all’atto della rilevazione, di spezzoni orari inferiori a
7 ore».
Acquisite queste disponibilità il ds dovrà poi comunicarle all’ambito territoriale competente entro il 20 luglio.
Da sempre siamo contrari a questa pratica proprio perché:
1.
le ore sono sottratte a colleghe/i precare/i che si troveranno senza la
possibilità di ricevere una supplenza sugli spezzoni fino a 6 ore e
accettarle mina la solidarietà tra lavoratori e lavoratrici.
2. si
legittima l’idea che le/gli insegnanti lavorino poco e che l’orario
possa essere esteso fino a 24 ore di lezione, come se niente fosse.
3. si avalla l’idea che il nostro problema salariale si risolva lavorando di più.
Ci sembrano ragioni più che valide per non compilare la dichiarazione di disponibilità o per revocare la comunicazione eventualmente già inviata.
Di seguito il comunicato del Coordinamento Precariə Scuola Bologna
* * *
Il “geniale” piano del MIM: chi è di ruolo lavora di più, chi è precario non lavora più e gli stipendi non crescono mai
Nell’ordinanza ministeriale n. 27 del 16
febbraio 2026 che disciplina l’assegnazione delle supplenze per il
biennio 2026-2028, il comma 3 dell’articolo 2 inizia con un
inequivocabile: «Al fine di ridurre il numero dei contratti a tempo determinato su spezzone orario […] e, al contempo, incrementare l’entità oraria delle supplenze […]».
Che cosa ha in mente il ministero dell’istruzione? Vuole fare in modo che «tutte le disponibilità orarie […] che non costituiscono posto intero o cattedra [siano] aggregate tra loro a livello territoriale per formare posti-orario; […] è privilegiata la formazione di posti interi e cattedre o, comunque, di aggregazioni con la maggior entità oraria possibile».
Tradotto: ci saranno accorpamenti di
cattedre non intere (cioè meno di 18 ore) per avere così meno supplenze
disponibili. E ci saranno anche cattedre che, in questo modo, si
formeranno su più scuole, costringendo chi è precariə a spostamenti
continui e incessanti per tappare i buchi del ministero dell’istruzione.
Insomma, si risparmia sulla già martoriata pelle di chi è precariə.
Questo piano di risparmio è ulteriormente incentivato: in questi giorni le scuole stanno chiedendo alle persone già di ruolo con cattedra intera (18 ore) se vogliono prendere delle ore aggiuntive tra quelle nella disponibilità della scuola (fino a 24 ore settimanali). Più richieste ci saranno in questo senso, meno disponibilità residue ci saranno poi per le cattedre dellə precariə, ovvero più persone disoccupatə.
Questa richiesta – lo capiamo benissimo anche noi – è molto invitante perché a causa del salario docente tra i più bassi d’Europa e dell’erosione continua dello stipendio reale dovuta all’inflazione, chi è di ruolo può trovare nell’assegnazione di ore aggiuntive una risorsa per arrivare a fine mese e arrotondare. Ma questa è una falsa soluzione perché alla fine tocca lavorare di più e lo stipendio resta sempre tra i più bassi d’Europa.
Con queste regole, nessunə vince il gioco: perdiamo tuttə. Accettare ore aggiuntive è un danno per noi precariə, persone che fanno lo stesso lavoro ma con molti meno diritti sociali (per esempio, per quanto riguarda la disoccupazione, i permessi di malattie, le ferie, gli scatti stipendiali). Il ministero non ha alcuna intenzione di investire sul lavoro dellə docenti e assicurare la qualità dell’educazione: invece di assumere più insegnanti e diminuire il numero di alunnə per classe, fa esattamente il contrario e decide di risparmiare ulteriormente. Per fare ciò, senza alcun pudore, taglia le cattedre di chi è precariə e crea le condizioni per dividere ancora di più la nostra categoria.
In un quadro così desolante per ogni docente, l’unico appello possibile è quello alla solidarietà. L’appello che facciamo allə nostre colleghə a tempo indeterminato è di non richiedere alcuna ora aggiuntiva per il prossimo anno scolastico: rispediamo al mittente la guerra tra poverə offerta dal ministero e ritroviamoci insieme per lottare per un lavoro a scuola con meno disuguaglianze, più diritti e stipendi più alti per tuttə.
Coordinamento Precariə Scuola Bologna
mail: precariescuola.bo@inventati.org
sito web : coordinamentoprecariescuolabologna.noblogs.org
Se non riuscite a far deliberare nei collegi docenti PTOF che tutelano la libertà di insegnamento potete avvalervi dell'opzione di minoranza ai sensi del comma 2 articolo 3 Dpr n. 275 e del comma 14 della legge 107/15.
Non si sarà così vincolati alle decisioni del PTOF e ai conseguenti obblighi di lavoro: corsi di aggiornamento, prove parallele, didattica standardizzata o per competenze…
Tali mozioni vanno presentate (non votate) al collegio docenti ed al protocollo della scuola.
scaricate
una MOZIONE CONTRO LE PROVE PER CLASSI PARALLELE
un' altra MOZIONE CONTRO LE PROVE PER CLASSI PARALLELE
la MOZIONE CONTRO L'OBBLIGO FORMATIVO E PER L'AUTOFORMAZIONE
BASTA CON I RICATTI DISCIPLINARI DA PARTE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI CHE INTIMIDISCONO DOCENTI ED ATA CON SOSPENSIONI CHE NON HANNO ALCUNA LEGITTIMITA'.
A TERNI IMPORTANTE SENTENZA (scarica qui) CHE SPUNTA L'ARMA DISCIPLINARE AI PRESIDI SCERIFFO E/O PODESTA'.
AL PRESIDE COMPETE LA SOLA CENSURA E NON LA SOSPENSIONE DA SERVIZIO E STIPENDIO
scaricate le 6 sentenze contro l'autoritarismo dei presidi che tentano di impedire di fruire un diritto sancito dall'art. 15 comma 2 del CNL
Lagonegro 309/12,
Terni 159/13
Non esiste alcuna norma contenuta in fonte primaria e/o secondaria del diritto, di natura legislativa e/o regolamentare, che preveda espressamente l’obbligo di presenza dei docenti e l’obbligo di vigilanza dei medesimi durante le assemblee studentesche. leggete qui
Docenti ed ATA nel caso di ordini palesemente illegittimi da parte dei dirigenti scolastici o dei DSGA, ad esempio in contrasto con le delibere degli Organi Collegiali, con le norme contrattuali, coi regolamenti, per opporvi è necessario protocollare una rimostranza scritta scarica qui
L'INSEGNAMENTO della RELIGIONE CATTOLICA NON DA DIRITTO AI CREDITI SCOLASTICI
sentenza del TAR n. 7076/09cobas.terni@pec.it
cobastr@yahoo.it
328 6536553
348 5635443
328 7148835
SEDE PROVINCIALE:
(davanti ex casa combattente)
apertura:
MARTEDI' 17:00/20:00
MERCOLEDI' 17:00/20:00 su appuntamento
GIOVEDI' 17:00/20:00 su appuntamento
MODULO ISCRIZIONE COBAS LAVORO PRIVATO
MODULO REVOCA ISCRIZIONE SINDACALE
per vertenze e consulenze gratuite non bisogna essere iscritti, meglio telefonare per concordare appuntamenti
i cobas sono composti da lavoratori, lavoratrici, precari e disoccupati che si autorganizzano e lottano nei posti di lavoro e nel territorio, non accettano né deleghe, né distacchi, né il sindacalismo di mestiere che è lontano dai reali interessi dei lavoratori e impone la linea dell'apparato concertata tra i sindacati di stato, i governi, i padroni e i dirigenti
Il Giudice del Tribunale di Terni Manuela Olivieri ha condannato la COOP CENTRO ITALIA per comportamento antisindacale e ha ordinato alla...