DOPO IL PACCO DI NATALE ARRIVA QUELLO DI CAPODANNO

martedì 13 gennaio 2026

A NATALE IL CCNL 2022-2024, A CAPODANNO IL CCNI SULLA SANITÀ INTEGRATIVA

Come abbiamo già scritto, il 23 dicembre è arrivato il pacco di Natale della sottoscrizione definitiva del nuovo CCNL Istruzione e ricerca, ma visto che le disgrazie non arrivano mai da sole ecco che per Capodanno riceviamo l’altro pacco del CCNI sull’assicurazione sanitaria integrativa del personale scolastico.

Infatti, il 29 dicembre i soliti sindacati “pronta-firma” [con la consueta temporanea assenza della Cgil, orfana del governo “amico” e della Uil che non aveva firmato il CCNL 2024] hanno sottoscritto definitivamente – anche in questo, caso senza avere mai interpellato il personale scolastico – un CCNI che estende anche alla Scuola l’avvio della privatizzazione dell’assistenza sanitaria, prevista dall’art. 14, comma 6, d.l. n. 25/2025.

Così, dopo aver introdotto il truffaldino meccanismo del «silenzio-assenso» di Espero per sottrarre il TFR al personale neoassunto regalandolo ai gestori dei fondi pensione integrativi, adesso arriva una nuova vagonata di milioni di euro per le assicurazioni private.

Infatti, a impinguare ulteriormente le loro casse, ci pensano ora il MIM e le OO.SS. firmatarie che hanno previsto una spesa complessiva di 320 milioni di euro per i quattro anni dal 2026 al 2029, che vengono sottratti alla Scuola di tutti e tutte per finire nelle tasche dei poveri assicuratori: 200.000.000 «mediante corrispondente riduzione del «Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche», 60.000.000 «utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’istruzione e del merito» nell’ambito dei fondi di riserva del MEF e 60.000.000 dal taglio da 7 a 5 dei componenti della commissione di esami al superiore.

Secondo Valditara sarebbe «un altro capitolo importante di una stagione di riforme che ha come obiettivo la valorizzazione del personale scolastico» e in un precedente comunicato il MIM stimava uno stratosferico «controvalore di oltre 3 mila euro all’anno per ogni beneficiario» [sic!], che moltiplicato per circa 1.200.000 destinatari, tutto il personale di ruolo e supplente fino al 31 agosto o 30 giugno, superebbe l’inconcepibile cifra di 3,6 mld annui.

Ma quale sarà la conseguenza di questi ulteriori tagli? Il funzionamento delle nostre scuole è già problematico, la diminuzione sarà mediamente di circa 30.000 euro per ogni istituzione e non potrà che far lievitare la richiesta del cosiddetto «contributo volontario» che troppo spesso ha ben poco di «volontario», viste le pressioni fatte sulle famiglie, ma ancora – e peggio – rischia di impoverire ancor di più le scuole frequentate dalle famiglie meno abbienti. Insomma, un’ulteriore discriminazione nei confronti di coloro che invece dovrebbero essere sostenuti e che tradisce l’art. 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi»
.

Anche in questo caso, come per la “previdenza” integrativa di Espero, le OO.SS. firmatarie – piuttosto che lottare per il reddito e il diritto di lavoratori e lavoratrici a una sanità efficiente e per tutti, gratuita e non regionalizzata – preferiscono acconsentire che centinaia di milioni della Scuola vadano a finire nelle mani di soggetti privati il cui principale interesse è fare profitti e non certo tutelare la nostra salute.


 

IL MINISTERO "DELLA GUERRA" HA detto NO all’aggiornamento organizzato per il 4 NOVEMBRE

venerdì 31 ottobre 2025

 

il MINISTERO ha detto NO all’aggiornamento organizzato per il 4 NOVEMBRE

di Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali

Ci è arrivata questa comunicazione afferente il CONVEGNO di aggiornamento, organizzato dal CESTES per il 4 novembre, titolato la “scuola non si arruola” in cui si riporta il diniego del Ministero al riconoscimento del convegno ai fini dell’aggiornamento del personale scolastico.
In questi tempi di ‘guerra mondiale a pezzi’ in cui sono attivi più di 50 conflitti guerreggiati, in cui assistiamo al genocidio, al massacro dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, in cui stiamo entrando nel 4° anno di guerra in Ucraina, questo diniego è particolarmente grave: una censura preventiva, una offesa  verso tutto il personale della scuola, un terribile segnale di involuzione autoritaria che entra a gamba tesa dentro il mondo della scuola.
Siamo esterefatti ma non domi: noi del CESP, forti del riconoscimento sociale ed istituzionale che abbiamo continueremo a produrre informazione, didattica e pensiero critico, così come abbiamo fatto negli oltre 20 anni di attività, ma certamente non ci esimiamo dal denunciare la prevaricazione che il CESTES ha subito e il restringimento degli spazi di democrazia e confronto per tutti che ne consegue.

Buongiorno,
siamo desolati di comunicare che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annullato il corso “4 novembre, la scuola non si arruola” che, infatti, non risulta più attivo sulla piattaforma Sofia. Pertanto non sarà possibile fruire del permesso per formazione che deve essere annullato da ognuno di voi.

Le motivazioni ufficiali sono che (si cita testualmente il decreto):

– l’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016.

Il MIM sta sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è oggetto di dibattito pedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra.
I legali del CESTES stanno operando per restituire il diritto alla formazione libera e consapevole ad ogni docente.
Riteniamo urgente questa prima comunicazione, per consentire a ognuno di ritirare il permesso per formazione già chiesto e non incorrere in conseguenze disciplinari. Forniremo maggiori informazioni e approfondimenti successivamente in altre sedi.
Siamo certi di potere confidare nel vostro sostegno.
Cordiali saluti

Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali

Scuola: invertire le tendenze, produrre sapere critico Contrastare le Nuove Indicazioni e le Linee Guida

mercoledì 3 settembre 2025

Il prossimo convegno nazionale di formazione Cesp a Bologna

Scuola: invertire le tendenze, produrre sapere critico -Contrastare le Nuove Indicazioni e le Linee Guida 

Le Nuove Indicazioni nazionali sono state rese pubbliche in bozza dal ministero l'11 marzo 2025.Attorno ad esse si è aperto subito un ampio dibattito, che ne ha contestato i principali elementi che le contraddistinguono. Sono le Indicazioni di "Solo l'Occidente conosce la storia", l'incredibile incipit della sezione dedicata alla storia che bene esprime il carattere etnocentrico del nuovo testo. 

Nonostante le numerose proposte di modifica la Commissione ha deciso in luglio di confermare sostanzialmente tutti gli elementi che contraddistinguono queste Indicazioni.

Come Cobas però riteniamo che la battaglia non sia per nulla perduta, ma sia da condurre nel medio periodo.

Il prossimo appuntamento di approfondimento che abbiamo organizzato è il convegno nazionale del 10 di ottobre a Bologna. Prima e dopo il convegno parteciperemo a tutte le iniziative che si indirizzeranno a contrastare i contenuti di queste Nuove Indicazioni, a partire da quelle organizzate insieme alla Rete bolognese per la scuola pubblica di cui facciamo parte.

Per iscriversi  cliccare qui

 


 

CORTEO NOTTURNO PER IL POPOLO PALESTINESE E CONTRO IL GENOCIDIO A GAZA. 2 LUGLIO ORE 21.30 PIAZZA REPUBBLICA TERNI

lunedì 30 giugno 2025

MERCOLEDÌ 2 LUGLIO alle ore 21:30 in Piazza della Repubblica a Terni partirà un CORTEO NOTTURNO fino a via Lanzi a monumento delle vittime dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale per chiedere lo stop immediato del genocidio a Gaza, dell'occupazione dei territori palestinesi da parte dell'esercito israeliano, la fine della pulizia etnica e del colonialismo di insediamento israeliani. Si chiede inoltre che la regione Umbria cessi qualsiasi rapporto di tipo economico, culturale o di altro tipo con lo Stato di Israele e promuova la campagna BDS-boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. 
Infine si chiede il cessate il fuoco e l'apertura immediata dei valichi per permettere all'onu di fornire viveri, medicine e beni di prima necessità alla popolazione palestinese che viene fatta morire di fame dallo Stato sionista di Israele, una popolazione che oltre alle bombe subisce un vero e proprio massacro nei centri di assistenza gestiti dagli USA e dall'esercito Israeliano e che sono diventate vere e proprie trappole mortali per le donne, i bambini e coloro che cercano viveri per sopravvivere. 
Il coordinamento Invita la popolazione a partecipare al corteo notturno portando bandiere, cartelli, kefiah, fiaccole e qualsiasi forma di solidarietà con il popolo palestinese.
COORDINAMENTO TERNANO PER LA PALESTINA

Lezioni finite. QUALI OBBLIGHI DI LAVORO per ATA e docenti

 

Le lezioni sono finite, ma come ogni anno non pochi dirigenti scolastici e/o DSGA pensano di poter utilizzare il personale ATA e docente a proprio piacimento, come se la fine delle lezioni corrispondesse con la fine delle regole stabilite dai contratti.
Troppo spesso assistiamo a: modifiche di orario, chiusure prefestive, spostamento dai plessi, obblighi di presenza ecc. imposti unilateralmente senza seguire le legittime procedure previste dalle norme vigenti.
Ma – ricordiamolo – il periodo che va dalla fine delle lezioni dell’a.s. 2024/2025 all’inizio di quelle dell’a.s. 2025/2026 rimane regolamentato da quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, dai Contratti Integrativi d’istituto e dalle delibere degli Organi collegiali [art. 7 e art. 10, d.lgs. n. 297/1994].

Anche quest’anno riepiloghiamo di seguito quali sono gli obblighi di lavoro del personale ATA e del personale docente nel periodo tra la fine delle lezioni e la ripresa delle stesse [analogo discorso vale anche per gli altri periodi di interruzione dell’attività didattica: festività natalizie, pasquali, ecc.].

E soprattutto non restiamo passivi di fronte a eventuali abusi
Contro un ordine di servizio illegittimo opponiamo una “rimostranza scritta
Per informazioni e supporto scrivere a cobastr@yahoo.it

PERSONALE ATA
Anche in questi mesi continua ovviamente a rimanere in vigore il «piano delle attività» [art. 63, CCNL 2024], che è stato proposto dal DSGA «in uno specifico incontro con il personale ATA» all’inizio dell’a.s. e poi è stato adottato dal dirigente scolastico, che ne ha verificato la congruenza al PTOF e avviato il confronto e la contrattazione con le RSU sugli specifici aspetti [art. 30, CCNL 2024]: articolazione dell’orario di lavoro; flessibilità oraria in entrata e in uscita; criteri per l’individuazione del personale da utilizzare nelle attività retribuite; criteri riguardanti le assegnazioni ai plessi; criteri per il conferimento degli incarichi, ecc.
Quindi, in questo «piano» devono essere indicati fin dall’inizio dell’a.s. tutti gli obblighi di servizio, che prevedono:
1) Attività o mansioni previste dall’area di appartenenza [art. 50, comma 5 e Allegato A, CCNL 2024; art. 51, CCNL 2007];
2) eventuali Attività aggiuntive [art. 88, comma 2, lett. e) CCNL 2007] «che consistono in prestazioni di lavoro oltre l’orario d’obbligo, ovvero nell’intensificazione di prestazioni lavorative dovute anche a particolari forme di organizzazione dell’orario di lavoro connesse all’attuazione dell’autonomia».
Ricordiamo che – ai sensi dell’art. 54, comma 4, CCNL 2007 – spetta solo al/la dipendente «richiedere, in luogo della retribuzione, il recupero di tali ore anche in forma di corrispondenti ore e/o giorni di riposo compensativo», che quindi non possono essere trasformate d’ufficio in “compensativo”.
Mentre le ore di «intensificazione» vanno sempre retribuite secondo quanto previsto dal contratto d’istituto;
3) eventuali Incarichi specifici [art. 54, CCNL 2024].

Quindi, le eventuali modifiche di orari, sedi di lavoro, ecc. non possono essere improvvisate al momento, ma devono essere già indicate nel «piano», tutelando i diritti del personale e la funzionalità della scuola.

PERSONALE DOCENTE
Analogamente al personale ATA, «Prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che possono prevedere attività aggiuntive. Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal collegio dei docenti … e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze» [art. 43, CCNL 2024]. Nel rispetto delle competenze degli OO.CC. su orario, assegnazione delle classi, ecc. [art. 7, comma 2, lett. b) e art. 10, comma 4, d.lgs. n. 297/1994], il «piano» diventa poi oggetto di confronto con le RSU.
Quindi, anche per il personale docente, prima dell’inizio delle lezioni sono «conferiti in forma scritta» tutti gli obblighi di lavoro, che sono «articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento»:
1) Attività di insegnamento [art. 43, comma 5, CCNL 2024 e art. 4, d.P.R. n. 275/1999];
2) Attività funzionali alla prestazione di insegnamento [art. 44, CCNL 2024];
3) eventuali Attività aggiuntive [art. 45, CCNL 2024];
4) eventuali Funzioni strumentali [art. 33, CCNL 2007];
5) eventuali Supplenze temporanee [art. 43, commi 5 e 6, CCNL 2024].

Quindi, durante i periodi di sospensione delle attività didattiche è evidente che non sussiste nessun obbligo derivante dalle «attività di insegnamento» [25, 22+2 o 18 ore settimanali] che non si svolgono, ma soltanto quello previsto per le «attività funzionali all’insegnamento»: scrutini, esami o riunioni già programmate dal Collegio dei docenti all’interno delle 40 + 40 ore.
Qui finiscono gli obblighi di lavoro. Non vi dovrebbero essere dubbi, ma sappiamo che non pochi dirigenti scolastici pensano che da giugno a settembre gli/le insegnanti debbano essere considerati in servizio secondo il loro orario di insegnamento e quindi impegnino colleghe e colleghi nei modi più svariati fino alla degradante pratica di andare a scuola a mettere la firma e poi andarsene.
Chi ha fatto in Collegio dei docenti una programmazione seria delle 40 + 40 ore ha sperimentato che non sono poche, soddisfano pienamente le esigenze e occupano non pochi giorni dei mesi di giugno e settembre.
Ancora una volta quindi attenzione alla formulazione e alla chiarezza delle delibere votate, perché una volta previste le attività aggiuntive, e quant’altro inserito nel piano delle attività [orario delle lezioni, corsi di recupero, riunioni degli organi collegiali, rapporti individuali con le famiglie, aggiornamento e formazione] tutti gli impegni diventano obbligatori.

Lo ribadiamo: questi impegni costituiscono tutti gli obblighi di lavoro oltre i quali non si può imporre alcuna presenza a scuola come sancito da molti anni dalle stesse indicazioni ministeriali [nota MPI n. 1972/1980: «Appare in contrasto con il sistema previsto dai Decreti Presidenziali 31 maggio 1974, numero 416 e 417, l’imposizione di obblighi di semplice presenza nella scuola che non siano dipendenti da iniziative programmate e attive e rispondenti a reali esigenze delle singole scuole. Si tratterebbe infatti di presenza permanente formale che, in tal caso, non terrebbe conto della peculiare caratteristica dell’istituzione scolastica, che si differenzia della prevalente attività (quella di insegnamento destinato agli alunni) prevista dal calendario scolastico»] e dalla giurisprudenza [sent. TAR Lazio-Latina n. 359/1984; sent. Cons. di Stato-sez. VI n. 173/1987: «… né è ipotizzabile l’imposizione dell’obbligo della semplice presenza nella scuola indipendentemente dall’impegno in attività programmate, non trovando ciò corrispondenza nel sistema delineato dal d.P.R. n. 417/1974»].

* * *

Qui alcune nostre risposte a quesiti su orario e obblighi di lavoro.

Attenzione a ESPERO IN ARRIVO IL SILENZIO-ASSENSO

Con un ritardo di quasi 19 mesi il ministero ha emanato la Nota n. 133215 dell'11.6.2025 con cui vengono definite le modalità di adesione automatica al Fondo Pensione ESPERO tramite il truffaldino meccanismo del SILENZIO-ASSENSO. Lo scorso 21 maggio si era svolto al ministero l'incontro con i sindacati di Stato “pronta-firma” su questa circolare, ma ci sono volute altre tre settimane per la sua emanazione. COSA FARE ORA E QUALI SARANNO I PROSSIMI PASSAGGI PER EVITARE IL SILENZIO-ASSENSO. Secondo quanto contenuto nella Nota in questione e nel sito di ESPERO: 
1. il Ministero deve ancora comunicare alle scuole l'apertura delle funzioni SIDI dedicate alla procedura del «silenzio-assenso» attraverso cui fornire la dichiarazione di non adesione; 
2. quindi, al momento non sono ancora iniziati i nove mesi successivi all'informativa entro cui si può volontariamente non aderire e non fare scatta il «silenzio-assenso»; 
3. la non adesione va fatta solo sul SIDI e il MIM non dovrà inserire chi l'ha fatta negli elenchi degli iscritti per «silenzio-assenso» da inviare a ESPERO; 
4. nel malaugurato caso di iscrizione automatica sarà poi ESPERO a comunicare all'interessato/a - attraverso la scuola di servizio - il link al proprio sito attraverso cui poter recedere dall'iscrizione al fondo.
 
Ciò significa prendere atto che le varie e multiformi circolari inviate dalle scuole in ordine sparso e indirizzate "al personale interessato" erano frutto di improvvisazione e non hanno valore, così come non hanno valore le dichiarazioni di non adesione che abbiamo inviato noi, ma che però hanno determinato la risposta e i chiarimenti di ESPERO. Quindi, solo quando si riceverà l’informativa, con una comunicazione da cui si  possa ricavare con certezza la data di ricezione, inizieranno a decorrere i 9 mesi per il «silenzio- assenso» e si potrà procedere utilizzando le modalità predisposte dal  MIM sul SIDI per dichiarare autonomamente la non adesione al fondo.  

In ogni caso consigliamo di contattarci presso le nostre sedi COBAS Scuola o all’email: cobastr@yahoo.it Trovate approfondimenti e motivi per non aderire ai fondi pensione su: https://cobasscuolapalermo.com/espero-silenzio- assenso/ 
 

 




 

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