NO ALLA CONTRORIFORMA DEI TECNICI E DEI PROFESSIONALI A 4 ANNI- NO AL RITORNO ALL’AVVIAMENTO PROFESSIONALE E ALLA SCUOLA DI CLASSE

martedì 7 gennaio 2025

NO ALLA  CONTRORIFORMA DEI TECNICI E DEI PROFESSIONALI A 4 ANNI - NO AL RITORNO ALL’AVVIAMENTO PROFESSIONALE E ALLA SCUOLA DI CLASSE

Il 7 dicembre il governo, scavalcando l’iter parlamentare, ha emanato un decreto con carattere di urgenza per la riforma degli Istituti Tecnici e professionali, riforma che è stata avviata con il DDL 144 del 2022 e che, nel quasi silenzio generale, stravolge ulteriormente il fine Costituzionale della Scuola, ovvero contribuire a rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(art 3). Il Governo infatti vorrebbe estendere il modello introdotto nel 2017 con la Riforma dei Professionali a tutto il sistema dell’istruzione tecnica e professionale. Evidentemente gli effetti di quella trasformazione non sono considerati negativi, mentre persino gli ultimi risultati degli Ocse Pisa ne dimostrano il fallimento: complessivamente, negli istituti professionali e nella formazione professionale il 60% di studenti non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. Con il DDL 924 nasce la filiera formativa tecnologico professionale, la quale – già dai termini – nulla ha a che vedere con principi educativi e pedagogici che dovrebbero essere alla base di qualunque percorso di istruzione. 

COSA SONO? Sono l’ennesimo tentativo per separare la formazione pensata per il lavoro dall’istruzione, asservendo il sistema scolastico, ancora una volta, alle aziende. Infatti crea percorsi sperimentali che dovrebbero realizzare gli obiettivi del “Piano nazionale “Industria 4.0”, a cui le Regioni possono aderire in base alle “esigenze specifiche del territorio” ovvero, in base agli interessi dei soggetti privati che ne condizionano le decisioni politiche. Si prevede di istituire reti (chiamate retoricamente campus) costituite da: gli attuali istituti tecnici e istituti professionali statali; la formazione professionale (IeFP); i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS); gli ITS Academy; “altre istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado” (i Licei, se interessati, in particolare il liceo del “Made in Italy”); le Università e le Accademie ed eventuali enti pubblici e privati presenti sul territorio (città metropolitane, comuni, imprese, fondazioni, onlus, istituti bancari ecc.). Inoltre, la sperimentazione prevede l’obbligo di attivare percorsi didattici tenuti direttamente dalle aziende. Tradotto: la scuola pubblica si fonde con gli interessi privati affinché anche l’istruzione tecnica e professionale siano esclusivamente volte a formare lavoratori e lavoratrici utili alle aziende specifiche di quel territorio.

COME? Gli Istituti Tecnici e Professionali avranno durata quadriennale e chi li frequenterà potrà muoversi, “orizzontalmente e verticalmente”, tra tutte le istituzioni del campus (vedi sopra). Le 1056 ore del quinto anno verranno spalmate nei quattro precedenti con lezioni che potrebbero essere svolte allungando il calendario scolastico nei mesi estivi oppure prolungando, nel pomeriggio, l’orario settimanale. Queste ore potranno anche essere appaltate agli altri soggetti della rete, con l’utilizzo massiccio degli esperti esterni e sono previsti accordi di partenariato con i privati che prevedono la possibilità di assolvere all’obbligo scolastico tramite degli stage in azienda a partire dai 15 anni. Inoltre, per permettere tutto questo gli/le insegnanti dovranno predisporre percorsi flessibili, personalizzati e certificati attraverso le Unità di Apprendimento (UDA). Tradotto: ti iscrivi a un tecnico o a un professionale, puoi frequentare “pacchetti formativi” a scuola o presso gli altri componenti istituiti della tua Regione, gli/le insegnanti saranno sommersi dall’inutile burocrazia delle UDA, gli esperti esterni ti faranno lezioni e una volta compiuti 15 anni, potresti entrare in azienda sottopagat* e privat* di una cultura generale che, nella vita, aiuta a non essere manipolat*. Se poi sei iscritto/a alla formazione professionale (IeFP), sarà l’INVALSI a valutare se hai raggiunto le competenze previste per accedere agli ITS Accademy o – senza esame preliminare – all’Esame di Stato.

Cogliete l’aberrazione? Una cosa è, come era in passato, fare un breve stage aziendale, altra cosa è essere formati solo ed esclusivamente per e dalle aziende. Ciò significa da un lato che si acquisiscono solo competenze specifiche richieste dalle imprese di quel territorio, dall’altro che quella parte che la Costituzione chiama “sviluppo della persona umana”, viene lasciata solo a chi frequenta i Licei.

COSA CAMBIA PER NOI INSEGNANTI? Innanzitutto il nostro orario di lavoro verrà rivoluzionato (art 1 c. 2). La relazione tecnica su questo è chiarissima: la riduzione di un anno nella durata del corso di studi è controbilanciata da: a) un maggiore numero di ore settimanali di lezione da realizzare nel pomeriggio; b) oppure, un maggiore numero annuale di giorni di lezione da fare durante l’estate. La burocrazia aumenta vertiginosamente a causa del sistema delle certificazioni che riguarderà sia tutte le unità di apprendimento (UDA) sia la personalizzazione delle 1056 ore che gli /le studenti dovranno svolgere all’interno dei percorsi offerti dalla filiera tecnologico-professionale. Nonostante il DDL specifichi che questi cambiamenti non andranno a intaccare i posti degli/delle insegnanti di ruolo, possiamo già prevedere che ci sarà un calo drastico dei posti in organico di fatto: che ne sarà di quelle migliaia di precari/e che hanno permesso, ogni anno, il funzionamento della scuola? Il tutto avviene ovviamente senza ulteriore oneri per la finanza pubblica quindi ci pagheranno sempre la stessa miseria.

POSSIAMO ANCORA FARE QUALCOSA? SÌ, DOBBIAMO. Questo decreto (e il Decreto Legge in discussione in Senato) prevedeva la delibera di adesione da parte dei collegi entro il 30 dicembre. Ma viste le adesioni non amplissime da parte dei collegi è probabile che governo e ministero torneranno all’attacco sulla questione. Se, quando ci verrà proposto, diremo di no a qualsiasi sua articolazione, allora avremo contribuito a fermare questa deriva. Ma ATTENZIONE. I grimaldelli che i DS useranno saranno allettanti: ci diranno che le scuole aderenti alla sperimentazione acquisiscono prestigio; proveranno a introdurre la sperimentazione solo in una sola sezione; ci diranno di non preoccuparci, che ci sarà da fare qualche ora in più, massimo un paio di settimane a giugno o a settembre; ci diranno che poi non possiamo lamentarci se gli italiani pensano che non lavoriamo mai e abbiamo tre mesi di vacanze pagate; e infine ci diranno che lo dobbiamo fare per il bene dei/delle nostri/e studenti. Lo faremo ancora? Accetteremo la degradazione del nostro lavoro e la rovina della scuola pubblica?

DICIAMO NO. FERMIAMO LA SPERIMENTAZIONE ALL’INTERNO DEI NOSTRI COLLEGI DOCENTI E RIPRENDIAMOCI LA DIGNITÀ PROFESSIONALE CHE LA COSTITUZIONE CI HA DATO.

PRESENTIAMO LISTE COBAS SCUOLA ALLE ELEZIONI RSU !

venerdì 27 dicembre 2024

La Scuola pubblica subisce da quasi trenta anni profonde trasformazioni di stampo neoliberista tese a modificarne la funzione sociale, il carattere collegiale ed egualitario e a trasformarla da luogo di soggettivazione critica a officina di addestramento alle competenze e ai lavori.


Questo progetto si sta realizzando attraverso la gerarchizzazione del personale, la nefasta didattica delle competenze indirizzata all’addestramento al lavoro e subordinata ad un presunto orientamento, lo spostamento della centralità dell’istruzione dall’insegnamento all’apprendimento [Gert J.J. Biesta, Riscoprire l’insegnamento], la standardizzazione e l’INVALSIzzazione dell’insegnamento, l’acritica acquiescenza nei confronti dell’uso di nuove tecnologie, con conseguente adeguamento della didattica e necessità di aggiornamenti coatti, la dilatazione a dismisura dei tempi di lavoro in un contesto di pesante riduzione del potere di acquisto delle nostre retribuzioni. L’ultimo attacco alla Scuola della Costituzione, alla Scuola per tutti è rappresentato dalle riforme dei tecnici e dei professionali che insieme al resto si iscrivono coerentemente all’interno del percorso avviato negli anni ’90, a partire dalla cosiddetta “privatizzazione” del rapporto di lavoro [d.lgs. n. 29/1993], che nella Scuola è culminato con l’Autonomia scolastica [d.P.R. n. 275/1999] di Luigi Berlinguer e l’introduzione in chiave aziendalistica delle RSU nelle singole scuole. Un progetto poi proseguito in continuità con Moratti [taglio di ore e personale della scuola elementare e media], Gelmini [anche qui col taglio di ore e personale ma della scuola superiore] e Renzi [con la “BuonaScuola”, l. n. 107/2015].
Molte di queste pseudo-riforme però si sono in parte arenate per l’impossibilità di disarticolare del tutto l’impianto collegiale e democratico della Scuola, per mancanza di risorse e per le lotte e la resistenza di docenti, ATA e studenti in difesa della Scuola pubblica.

Ma la spinta verso il modello imprenditoriale è ripresa con forza in questi ultimi anni con l’uso politico dell’emergenza Covid, e le ingenti risorse del PNRR che hanno introdotto “tutor”, “orientatori”, “mentori”, “docenti temporaneamente e stabilmente incentivati” insieme allo sproloquiare sulla retorica del “merito”,della ”rivoluzione digitale” e delle varie “transizioni”.
Oggi, anche nella Scuola il lavoro è su un piano inclinato:«Poveroframmentatorobotizzatoiper-sfruttato… Come ripensare il diritto del lavoro per far sì che anche il contenuto delle proprie mansioni – quel che si fa, come lo si fa, la ragione per cui lo si fa – torni a contare? Come ricostruire il nesso tra lavoro, riconoscimento sociale e partecipazione politica?» [da A. Honnet, R. Sennett, A. Supiot, Perché lavoro?]. Sono domande a cui non è facile dare una risposta, soprattutto se si rinuncia a cercarla insieme nei propri luoghi di lavoro, nelle nostre scuole che dovrebbero essere le palestre per l’esercizio di una cittadinanza democratica e solidale.
Non sarà la soluzione definitiva, ma la partecipazione alle prossime elezioni delle RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE RSU [14, 15 e 16 aprile ‘25] offre la possibilità di esprimere un punto di vista diverso, critico, non acquiescente di fronte allo smarrimento che molti/e di noi provano nella quotidiana fatica del lavoro docente e ATA.
Come COBAS SCUOLA abbiamo sempre evidenziato i limiti delle RSU e in generale dell’introduzione della contrattazione decentrata a livello delle istituzioni scolastiche – in particolare oggi vista la sproporzione tra il fondo di istituto e la marea di fondi che provengono invece dal PNRR indirizzati prevalentemente a digitalizzare gli ambienti educativi e ad incidere sulla libertà di insegnamento disarticolando il lavoro docente in mansioni sconnesse: orientamento, tutoraggio, mentoring, ecc. – ma al tempo stesso abbiamo sempre riconosciuto quanto fosse importante utilizzare ogni mezzo a disposizione per contrastare la crescita di potere dei dirigenti, la subordinazione di docenti e ATA, l’esautoramento degli organi collegiali di autogoverno della Scuola democratica.

Le RSU possono rappresentare in questo senso uno strumento che consente di creare aggregazione e conflittualità all’interno di un mondo, quello delle scuole, per certi aspetti diventato irriconoscibile rispetto a quello che era e che dovrebbe essere. 

Presentare liste RSU è innanzitutto una scelta pratica, legata alla tutela della dignità e dei diritti di una categoria sempre più sottomessa, disunita e degradata, costretta non di rado a subire comportamenti illegittimi di capi e capetti o l’ingerenza indebita dei genitori-clienti. 

Le scuole oggi, a più di vent’anni dall’inizio delle grandi trasformazioni neoliberiste, sono divenute spesso luoghi di lavoro opprimenti, governati dal dirigente e dal “cerchio magico” dei suoi collaboratori come se fossero aziende. Anche per il cosiddetto “dimensionamento”, che ha creato megastrutture in cui la governamentalità prevale sulla didattica, si è creata una distanza sempre più marcata tra il dirigente e il suo staff da una parte e il resto delle persone che lavorano a scuola, i primi con compiti organizzativi, i secondi con compiti esecutivi. Di fronte a un ministro dell’istruzione e del merito che cerca di limitare la libertà di insegnamento e di espressione utilizzando provvedimenti disciplinari e denunce, anche le scelte didattico-organizzative, in piena violazione dell’articolo 33 della Costituzione, sono sempre più spesso frutto di decisioni della dirigenza. La funzione degli organi collegiali nel corso degli anni si è sempre più svilita, ridotta a momento burocratico di ratifica e legittimazione di decisioni prese e discusse altrove e accettate con rassegnazione o disinteresse. Il modello partecipativo fondato sul funzionamento degli organi collegiali e sulla nomina collegiale di colleghe e colleghi con ruoli organizzativi è ormai un lontano ricordo e non costituisce più un’esperienza di riferimento, vissuta in prima persona, per la maggior parte della categoria.

Le stesse RSU possono diventare parte di questa nuova divisione del lavoro nelle scuole: le abbiamo viste troppo spesso essere parte dello staff o diventarne un’appendice, coinvolte nell’organizzazione del funzionamento delle scuole perdendo la loro funzione democratica e conflittuale che, in una scuola aziendalizzata, deve essere quella di cercare di riaggregare quella maggioranza di insegnanti e ATA che non ha ormai più una propria voce. Quindi un’ulteriore ragione per la presentazione di LISTE RSU COBAS SCUOLA è proprio questa: occupare posti che potrebbero finire nelle mani sbagliate con conseguenze negative per tutti/e.

A questa deriva è possibile resistere, come ci ricorda Daniela Tafani, «opponendole “l’orgoglio per il proprio lavoro, la totalità del proprio lavoro” e chiamando le cose con il loro nome. Serve, per ciò, quella sottovalutata virtù che Weizenbaum chiamava il “coraggio civile“: “È una credenza diffusa, ma tristemente erronea, quella per cui il coraggio civile trova modo di esercitarsi soltanto nel contesto di avvenimenti che scuotono il mondo. Al contrario, il suo esercizio più arduo ha spesso luogo in quei piccoli contesti in cui la sfida è quella di superare i timori indotti da futili preoccupazioni di carriera, delle nostre relazioni con coloro che sembrano aver potere su di noi, o di qualsiasi cosa che possa turbare la tranquillità della nostra esistenza quotidiana».

PER TUTTE QUESTE RAGIONI
PER DIFENDERE IL NOSTRO LAVORO E I NOSTRI DIRITTI
PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA
PRESENTIAMO E CANDIDIAMOCI NELLE LISTE COBAS entro il 17 marzo
VOTIAMOLE E FACCIAMOLE VOTARE il 14, 15 e 16 aprile 2025

SCIOPERO GENERALE venerdì 29 novembre SCIOPERA ANCHE LA SCUOLA

mercoledì 27 novembre 2024

 

SCIOPERO GENERALE


venerdì 29 novembre


SCIOPERA ANCHE LA SCUOLA


Venerdì 29 novembre i COBAS, insieme ad altri sindacati di base, hanno proclamato lo SCIOPERO GENERALE di tutto il lavoro pubblico e privato contro le politiche antipopolari dell’attuale Governo, che continuano ad attaccare salari, Sanità, Scuola e servizi.
Insieme alla lotta contro l’Autonomia differenziata, che rischia di frantumare l’unitarietà del Paese e mettere in pericolo la solidarietà e l’uguaglianza dei diritti, contrastiamo le scelte economiche di questo Governo che, in sostanziale continuità con quelle di Draghi, prevedono nella nuova legge finanziaria poche risorse per il rinnovo dei contratti pubblici e tagli per organici e servizi, mentre stanziano sostanziosi finanziamenti per oltre 2 miliardi di euro per le spese militari.

Per quanto riguarda in particolare la Scuola, per cui sono previsti ulteriori tagli agli organici [- 5.660 docenti e – 2.174 ATA], scioperiamo per:

  • investimenti utili a risolvere le concrete esigenze strutturali [edifici sicuri con servizi adeguati] e organizzative [organici del personale docente e ATA sufficienti] piuttosto che regalare miliardi di euro alle grandi aziende informatiche;
  • l’assunzione dei docenti e ATA precari/e su tutti i posti vacanti e disponibili, la semplificazione e la modifica delle procedure di reclutamento, fortemente condizionate dall’acquisto di certificazioni per “fare punti” e sul mercimonio di titoli che spesso lasciano a desiderare sulla loro effettiva capacità formativa;
  • aumenti contrattuali dignitosi, dopo che – dalla “contrattualizzazione” del nostro rapporto di lavoro – il potere di acquisto degli stipendi di docenti e ATA ha perso mediamente oltre il 30%, mentre quello dei dirigenti ha avuto un significativo aumento di oltre il 19%.

Un impoverimento generalizzato che colloca i docenti italiani, ad esempio, ben al di sotto della media tra tutti i paesi OCSE [- 20%] e lontanissimi dal livello medio delle retribuzioni delle nazioni del G7 [-37%].

  • difendere la previdenza pubblica, contro i fondi pensione negoziali come Espero che mettono nelle mani del mercato finanziario anche il nostro futuro e ci tendono il tranello del silenzio-assenso;
  • riaffermare la natura collegiale del nostro lavoro, fermando l’inserimento di quelle ulteriori gerarchie e ruoli forzosamente introdotti con le risorse del PNRR [tutor, orientatori, “docenti incentivati”, ecc.]. “Figure di sistema” che, insieme ai già esistenti “referenti”, “collaboratori”, “delegati”, ecc. nati con l’istituzione del Fondo dell’Istituzione Scolastica-FIS e cresciuti nell’era dell’Autonomia scolastica, contribuiscono a scardinare l’impianto partecipativo su cui si basa la Scuola disegnata dalla Costituzione;
  • evitare la riduzione del tempo scuola potenziando mense, trasporti e servizi per tutte le istituzioni scolastiche, contrastando illogici tagli e accorpamenti tra istituti eterogenei o distanti, e improvvisate “riforme” come l’accorciamento a quattro anni degli istituti tecnici e professionali o la nascita di improbabili Licei del Made in Italy;
  • il rispetto della libertà di insegnamento, di espressione e di dissenso, contro la deriva autoritaria che si sta diffondendo sempre più nella società [d.d.l. n. 1660/2024] come nella Scuola, dove con l’inasprimento del Codice di comportamento [d.P.R. n. 62/2013] e delle sanzioni disciplinari per docenti e ATA si intende mettere a tacere le voci critiche e dissenzienti rispetto a quei valori conservatori così ben delineati nelle nuove Linee guida per l’Educazione civica del ministro Valditara, incentrate sull’individualismo e la competizione;
  • limitare l’introduzione delle tecnologie digitali alle sole effettive esigenze didattiche e organizzative, evitando che il “tecno-ottimismo” diffusosi acriticamente a causa dei finanziamenti miliardari del PNRR comporti una surrettizia trasformazione e standardizzazione della didattica, l’aumento dei carichi di lavoro per docenti e ATA, l’estensione del tempo di lavoro ben oltre i limiti fissati dai contratti.

SCIOPERO GENERALE 29 Novembre 2024 – intera giornata

 SCIOPERO GENERALE

29 Novembre 2024 – intera giornata

Altro che consociativismo e concertazione di Cgil e Uil:

SERVE UNA GRANDE MOBILITAZIONE CONTRO

LE POLITICHE DI AUSTERITY DEL GOVERNO MELONI

  • Fermare la Guerra e l’Economia di Guerra
  • Aumentare salari e pensioni
  • Respingere i Tagli alla Sanità, Scuola e Trasporti
  • Garantire salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
  • Impedire lo Scippo del TFR
  • Contrastare le privatizzazioni
  • Difendere il diritto di manifestare e scioperare
  • Vietare le discriminazioni di genere
  • Rilanciare l’edilizia popolare
  • Favorire le libertà sindacali nei luoghi di lavoro
  • Difendere l’ambiente e l’integrità dei territori

Cub, Sgb, AdL Cobas Varese Confederazione Cobas, Clap, Sial Cobas hanno indetto lo SCIOPERO GENERALE per l’intera giornata del 29 novembre 2024 per una mobilitazione generale e generalizzata, a sostegno di una articolata piattaforma che segni la distanza politica e di intervento da Cgil e Uil: firma-dopo-firma colpevoli dell’impoverimento dei lavoratori e del peggioramento delle loro condizioni di lavoro.

E’ ora di mobilitarsi contro: una Legge di Bilancio, fatta di tagli e sacrifici per i lavoratori e le masse popolari, contro le politiche belliciste del Governo Meloni, le spese militari e l’economia di guerra imposte senza alcun mandato , contro l’ipocrita silenzio sul massacro del popolo Palestinese e Libanese, nonché contro l’invio delle armi in Ucraina con cui si alimenta un pericoloso conflitto nel cuore dell’Europa

BASTA RINNOVI DEI CCNL A PERDERE FIRMATI DAI SOLITI NOTI

E’ ora di scioperare per un sostanziale aumento dei salari e delle pensioni (…altro che scippo del TFR a beneficio dei fondi integrativi di Cgil,CislUilUgl e affini) e il superamento delle norme sulla precarietà. Servono un potenziamento dei controlli ispettivi per garantire tutele e sicurezza nei luoghi di lavoro, fino alla approvazione della legge sugli omicidi sul lavoro.

NO A PRIVATIZZAZIONI E SVENDITE

L’assenza di una politica industriale è una piaga asfissiante per milioni di lavoratori e disoccupati: non si garantisce il futuro chiudendo e delocalizzando le filiere aziendali. LE privatizzazioni di Sanità, Scuola, Trasporti e Welfare non sono la soluzione ma sono un danno per lavoratori e masse popolari. Serve la ripubblicizzazione di ciò che è stato irresponsabilmente svenduto.

NO ALLE POLITICHE SECURITARIE E ALL’ATTACCO DELLA COSTITUZIONE

E’ urgente archiviare il D.L. 1660la crescente emergenza sociale non è e non può essere una questione di ordine pubblico, pur di imporre una involuzione autoritaria.

Le modifiche costituzionali sul Presidenzialismo sono una iattura ed evidenziano l’intenzione di stravolgere la Costituzione: mobilitarsi è un dovere oltre che una necessità.

IL PROBLEMA DELLA CASA NON SI RISOLVE CON GLI ARRESTI

La mancanza di alloggi e del caro affitti si contrasta con lo sviluppo dell’edilizia popolare e non perseguendo chi cerca di assicurarsi un tetto.

LE DISCRIMINAZIONI DI GENERE NEGANO DEMOCRAZIA E UGUAGLIANZA

Le discriminazioni di genere che colpiscono le donne sul lavoro e nella società sono destinate ad aumentare se non si impone un superamento della gestione paternalista della questione femminile: è paradossale che il Governo smani, addirittura, per rivedere la legge sull’aborto pur di mettere le mani sul corpo delle donne.

NO ALLA AUTONOMIA DIFFERENZIATA CHE FA MALE AI LAVORATORI

E’ necessario fermare l’approvazione della legge sull’Autonomia Differenziata che punta ad allargare le differenze sociali tra territori: si affannano a parlare di “nazione” ma quando si tratta di favorire gli interessi degli speculatori sono disposti rinnegare se stessi.

E’ URGENTE GARANTIRE LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO

E’ urgentassicurare la democrazia nei luoghi di lavoro pubblici e privati: è inaccettabile il monopolio alle OO.SS. scelte dalle controparti e il divieto imposto ai lavoratori di scegliere da chi e come farsi rappresentare, peraltro impedendo l’esercizio del diritto di sciopero.

NON ESISTE L’EMERGENZA IMMIGRATI MA IL PERICOLO RAZZISTA

La tanto agitata emergenza immigrazione e la vergognosa soluzione del Governo fascio-leghista con le deportazioni in Albania sono ormai messe alla sbarra, non solo dalla magistratura ma addirittura da Confindustria. Gli sproloqui di Salvini manifestano il vuoto cosmico delle politiche del Governo.

LE DEVASTAZIONI AMBIENTALI SONO IL RISULTATO DELLO SFRUTTAMENTO

Le devastazioni ambientali sono diventate una realtà con cui siamo costretti a fare i conti ormai ogni giorno: serve avviare immediatamente il risanamento e la messa in sicurezza dei territori, nonché è diventato impellente imporre una tutela reale dell’ambiente contro uno sviluppo predatorio e indiscriminato.

SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO

29 NOVEMBRE 2024 – INTERA GIORNATA

LE SIGLE DEL SINDACALISMO DI BASE

ORGANIZERANNO MANIFESTAZIONI, INIZIATIVE, ASSEMBLEE

LA PAROLA PASSA A NOI! CE LO CHIEDE LA STORIA!

CUB –SGB-ADL COBAS – CONFEDERAZIONE COBAS – SIAL COBAS 

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