Percorsi condivisi e più peso alla maturità: ecco le 10 proposte delle imprese per migliorare l’alternanza

Sappiamo che la malascuola di Renzi, la legge 107 l'ha scritta Confindustria e la lobby di Treelle. Ecco gli imperativi padronali sulla scuola azienda.
Dobbiamo costruire barricate in ogni scuola ccontro l'attacco frontale alla scuola come comunità educante con l'obiettivo della formazione del soggetto critico e la sua trasformazione in agenzia di addestramento del lavoratore precario.
13 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLE E MANIFESTAZIONE NAZIONALEE A ROMA
COBAS TERNI

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di Eugenio Bruno e Claudio Tucci,  Il Sole 24 Ore   14.10.2015.  
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La riforma Renzi-Giannini ha reso l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria per tutti gli studenti a partire dalle classi terze delle scuole superiori. Le ore di formazione “on the job” sono salite ad almeno 400 negli istituti tecnici e professionali (almeno 200 nei licei) e il Miur ha da pochi giorni inviato ai presidi una circolare di 94 pagine per illustrare tutte le novità in vigore da settembre. Adesso tocca alle imprese.
Il vademecum per le aziende
L’alternanza infatti si farà prevalentemente nelle aziende: ma i datori sono pronti? A loro guarda Confindustria che ha voluto dedicare a questo tema la seconda giornata dell’Education che si è svolta ieri a Roma all’università Luiss. Per l’occasione è stato preparato un manuale di istruzioni per gli imprenditori; una sorta di “vademecum” che offre suggerimenti pratici per le imprese e una rassegna di buone pratiche, già realizzate, che possono rappresentare modelli di riferimento nel lungo cammino sulla via italiana dell’alternanza scuola-lavoro.
Il cambio di paradigma
Finora i periodi di “studio e lavoro” hanno interessato una fetta marginale degli alunni italiani, poco più di 200mila, pari al 10% circa degli studenti delle superiori. Con l’alternanza obbligatoria cambia il paradigma di riferimento culturale, organizzativo e didattico: il “vademecum” di Confindustria riassume, quindi, vantaggi e benefici che la “nuova” alternanza potrà apportare a scuole e imprese, la cui reciproca collaborazione è ora indispensabile.
Le istruzioni agli imprenditori
Nel manuale pratico si fornisco i dettagli su come attivare i percorsi di alternanza scuola-lavoro: a partire dalla co-progettazione che coinvolge, su piani di comune responsabilità, scuole e imprese che nel vademecum possono trovare un riferimento utile per capire come incontrarsi. La guida chiarisce inoltre aspetti pratici quali le norme di sicurezza, la gestione dei costi di trasporto, la formazione di tutor scolastici e aziendali. C’è anche un paragrafo dedicato alla co-valutazione, responsabilità di scuola e impresa, che potrà esprimersi anche in occasione dell’esame di Stato: un’occasione per garantire agli studenti che seguono percorsi di alternanza una valutazione completa sulle competenze sviluppate durante il percorso formativo.
Le 10 proposte di Confindustria per migliorare l’alternanza
Le imprese sono, quindi, pronte a dare il loro contributo per garantire veri percorsi di alternanza e non semplici gite scolastiche. Per questo, Confindustria chiede al governo di migliorare alcuni aspetti contenuti nella riforma Renzi-Giannini. In particolare, si formulano 10 proposte. Le imprese sono disponibili ad aprire le porte dell’azienda agli studenti. Ma per supportare questo sforzo chiedono un aiuto all’esecutivo: incentivi e sgravi fiscali. Si chiede poi di inserire la formazione sulla sicurezza nei programmi scolastici di tutte le scuole secondarie superiori. Un’altra richiesta è quella di inquadrare i progetti di alternanza scuola-lavoro nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa tenendo conto delle differenze tra piccola e grande impresa. Si chiede anche di prestare attenzione non solo alla fase di orientamento e di preparazione/progettazione del percorso di alternanza, ma anche alla sua realizzazione e alla restituzione dei risultati per dare significato all’esperienza, curando la motivazione degli studenti e responsabilizzando il tutor/referente della scuola.
Nuova didattica
Va poi avviata una sperimentazione per individuare quali possano essere – a legislazione vigente – le tipologie di prova più adatte alla valutazione delle esperienze di alternanza scuola-lavoro in sede di esame di Stato. È importante poi attribuire alle organizzazioni di rappresentanza delle imprese il ruolo di regia locale organizzativa per il coordinamento, la co-progettazione e la pianificazione dei percorsi di alternanza prevedendo contestualmente una sufficiente copertura finanziaria. Un’altra richiesta è quella di articolare la seconda prova dell’esame di maturità sulla base di una tematica generale definita a livello centrale lasciando alle singole scuole la redazione di dettaglio. Si chiede poi di inserire la partecipazione dello studente a un percorso di alternanza scuola-lavoro tra le motivazioni valide ai fini dell’integrazione del punteggio attribuibile dal consiglio di classe in sede di maturità nel rispetto del massimale di 20 punti complessivi
E ancora: Confindustria chiede di prevedere per le attività di alternanza effettuate all’interno del normale percorso curriculare che la prestazione del medico sia pagata da fondi dello Stato e delle Regioni sul modello di quanto previsto dalla normativa sugli stage rispetto alla posizione Inail. La decima e ultima richiesta delle imprese sull’alternanza è quella di definire uno status dello studente in alternanza scuola-lavoro che lo distingua dal lavoratore.

Società post-sindacale

Un interessante articolo sulla post-democrazia. La domanda da porsi è: quanto hanno contribuito i sindacati concertativi negli ultimi  20 anni a creare le condizioni per la morte del conflitto e l'egemonia del neoliberismo e del capitale, per l'attacco ai diritti, ai salari, alle pensioni ed ai servizi, per la precarizzazione del lavoro e delle nude vite?

 Franco Coppoli, Cobas Terni


sindacato-1000x480Lelio Demichelis dalla rivista Alfa+
La società non esiste, era il credo di Margaret Thatcher negli anni ’70 del secolo scorso. E alla fine, passo dopo passo, la società non esiste davvero (quasi) più. Non esiste più la polis, l’agorà è stata occupata dal mercato e dalla rete, i corpi intermedi e la vecchia società civile sono diventati un fastidio che deve essere rimosso. Il partito novecentesco è stato sostituito da un rapporto verticale e populista tra gli elettori e il leader, la politica è diventata spettacolo, la comunicazione è una compulsione di tweet che nascondono una finzione di ascolto e di partecipazione.
Il disegno è chiaro, la democrazia partecipativa è da rottamare e da sostituire pienamente con il modello-impresa, dove la democrazia non deve entrare, dove le decisioni sono assunte rapidamemente, dove anche il sindacato deve essere eliminato (o integrato nel sistema). Perché è corpo intermedio ancora autonomo, perché è parte della società civile, perché è a volte ancora espressione di una volontà di partecipazione dal basso e di controllo democratico di ciò che accade nell’impresa (e fuori). E così come Taylor, cento e più anni fa considerava inutile il sindacato se nelle imprese fosse stata introdotta la sua organizzazione scientifica del lavoro – era infatti irrazionale e antiscientifico opporsi a qualcosa di scientifico e di scientificamente organizzato – così oggi, nella nuova organizzazione scientifica della vita (non solo del lavoro) che è la rete, irrazionale è ancora il sindacato (già indebolito per i propri errori ma soprattutto per la trasformazione del lavoro e la sua ulteriore scomposizione e individualizzazione), così come la difesa dei diritti.
Due esempi rendono bene la profondità del cambiamento (culturale, antropologico) intervenuto negli ultimi trent’anni di neoliberismo. Il primo, è quello famoso di metà settembre, quando un’assemblea sindacale del personale di custodia del Colosseo di Roma ha impedito ai turisti di entrare, bloccandoli per alcune ore fuori dai cancelli. Nulla di irregolare, tutto secondo le procedure. Eppure, subito si era scatenata l’ira della politica e dei media. “Ora basta, la misura è colma". E ancora: "Non lasceremo la cultura in ostaggio dei sindacalisti contro l'Italia". "Uno sfregio per il nostro paese". Era stata durissima la prima reazione del ministro della Cultura Dario Franceschini, del premier Matteo Renzi e del sindaco di Roma Ignazio Marino. A poco serviva la smentita della Sovrintendenza: "Non si è trattato di chiusura ma solo di apertura ritardata. Siamo dispiaciuti per i disagi ma era impossibile vietare l'assemblea". Ormai la caccia al sindacato era partita, accusato di non rispettare la cultura e i turisti, di subordinare l’economia ai diritti sindacali.
Secondo esempio, speculare al primo e citato da Tomaso Montanari su la Repubblica del 9 ottobre: “Giovedì scorso i turisti sono rimasti chiusi fuori dalla Villa della Regina a Torino, importantissimo monumento barocco e sito dell’Unesco. Un cartello informava, infatti che la Villa e il Parco, progettati per Maurizio di Savoia nel 1615 sarebbero rimasti chiusi perché ospitavano i giovani manager del Programma di formazione Uniquest di Unicredit. I futuri capitani del capitale però ‘collaborano alla semina di un prato fiorito… in una ideale restituzione di risorse, non solo economiche, della banca verso il territorio’. Tradotto: Unicredit prende in esclusiva per un’intera giornata un monumento nazionale, chiudendolo al pubblico e senza sborsare un euro. Possibile?” Sì, possibile, ma non solo perché (ancora Montanari) “l’affitto a privati del patrimonio storico e artistico della nazione è totalmente deregolamentato: ogni direttore fa come gli pare”, quanto, e piuttosto perché ormai il modello-impresa è dominante, egemone.
Un’assemblea sindacale che chiude solo per poche ore un bene artistico crea sconcerto e reazione incattivita contro i lavoratori e contro il sindacato. L’affitto per una’intera giornata di un altro bene culturale, ma a un privato come una banca non produce alcuna reazione (a parte Montanari e pochi altri). Nessuno ha gridato: Ora basta, la misura è colma. Non possiamo essere ostaggio dell’impresa. No, l’impresa ha sempre ragione. Il sindacato ha sempre torto. Perché questo è il senso comune che deve essere prodotto. Perché questo è lo storytelling che viene raccontato dal neoliberismo e dai media. Il sindacato è ormai l’obiettivo, facile facile, troppo facile per le sue stesse debolezze. L’impresa invece è il nuovo sovrano ed ha costruito un consenso per sé tanto condiviso che nessuno (o pochissimi) contesterà all’impresa ciò che invece viene contestato al sindacato.
Due esempi: per dimostrare che il sindacato e la società civile e i corpi intermedi e la partecipazione dal basso e i diritti sociali devono morire. Perché sono un ostacolo al buon funzionamento del mercato. Perché il mercato non ama la democrazia. Perché il mercato deve occupare ogni spazio, ogni tempo di vita, sciogliere ogni valore alternativo; mentre l’impresa ha in sé valori positivi sempre e comunque, a prescindere (e infatti, le retoriche dominanti insegnano non ad essere se stessi – come dovrebbe essere in una società umana e umanistica - ma imprenditori di se stessi). Perché – come ha scritto Dario Di Vico sul Corriere della sera del 27 settembre, condividendolo - il sogno dell’impresa è una società post-sindacale, un’impresa da vivere come una comunità che deve obbedire al mercato coltivando allo stesso tempo una responsabilità sociale verso i propri dipendenti, oggi chiamati collaboratori perché devono appunto collaborare con l’impresa e smetterla di opporsi al suo comando (e a quello del mercato), piuttosto introiettandolo.
In fondo, uno dei sei zeri da cercare di raggiungere nella fabbrica toyotista era l’eliminazione del conflitto sindacale. Oggi possiamo dire: obiettivo (quasi) raggiunto. Sogno (quasi) realizzato. Nell’impresa. E nella società.

Rinnovo contratti, 10 euro al mese di aumenti.

giovedì 15 ottobre 2015 · Posted in ,

Risultati immagini per miseriaMentre ai presidi/podestà l'aumento consistente è garantito dal comma 86 della legge 107, i salari di docenti ed ATA, bloccati dal 2009, prevedono come aumento medio procapite meno di 10 euro a persona. La legge di stabilità (finanziaria) prevede sgravi ai padroni e ai possessori di immobili, a prescindare dal reddito, mentre per ai lavoratori della pubblica amministrazione si prevede il nulla! La scuola azienda è scuola miseria per docenti ed ATA- cobas Terni


Sarebbero solo 300 mln gli euro che il Governo avrebbe intenzione di utilizzare per il rinnovo del contratto del pubblico impiego.

Una cifra che non soddisfa i sindacati che hanno fatto i conti in tasca agli impiegati statali italiani che avrebbero un beneficio tra gli 8 e i 10 euro al mese.

Retribuzione per i Dirigenti in arrivo 160milioni

Mentre i lavoratori della scuola negli ulimi 25 anni hanno perso oltre il 20% del valore dia cquisto degli stipendo nella scuola azienda di Renzi l'unico consistente aumento salariale è concesso ai dirigenti/podestà, figure centrali per imporre la nefasta malascuola autoritaria e gerarchica - cobas terni

Si è svolto l'incontro tra Ministero e Sindacati relativamente al fondo FUN per il 2014/15 e le risorse della legge 107.
Secondo i resoconti dei sindacati, i soldi le risorse per il 2014/15 ammontano a € 161.387.442,47 (lordo Stato) che corrispondono a € 117.727.736,02 lordo dipendente.
Inoltre, l’amministrazione risulta debitrice nei confronti delle categoria dei dirigenti delle scuole di oltre 61 milioni di euro. Si tratta delle risorse relative agli anni 2012-2014 fin qui "trattenute” dall’amministrazione in ragione della controversia relativa all’interpretazione della Legge 78/2010.
Per il 2014-15 non sono state calcolate le RIA per il periodo gennaio - agosto 2015. Si tratta di una ulteriore immotivata sottrazione di risorse stabilita arbitrariamente dalla Ragioneria dello Stato.
Per quanto riguarda il 2015/16, i sindacati hanno sollecitata la predisposizione delle operazioni, visto anche l’incremento delle risorse previste dalla legge 107/2015 (comma 86), che l’Amministrazione ha garantito essere in avanzato stato di elaborazione

Manifesto per la difesa della scuola pubblica, statale, libera e democratica

martedì 13 ottobre 2015

La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha sop­presso la libertà e la demo­cra­zia nella scuola pub­blica di Stato.
Nell’approvarla nono­stante il netto e pres­so­ché una­nime dis­senso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue com­po­nenti, il Par­la­mento ha com­piuto il lungo per­corso di dismis­sione della fun­zione civile dell’istruzione sta­tale avviato con l’autonomia sco­la­stica. L’autonomia orga­niz­za­tiva e gestio­nale ha can­cel­lato l’unitarietà del sistema e ha posto i sin­goli isti­tuti sco­la­stici in com­pe­ti­zione tra loro, pri­vando l’istruzione della sua natura di diritto/dovere e tra­sfor­man­dola in una merce, sog­getta alle leggi della domanda e dell’offerta.
Ampu­tata della pro­pria fun­zione civile, l’istruzione pub­blica è stata ridotta alla mera fun­zione eco­no­mica, per il con­trollo della quale si è isti­tuito il Sistema Nazio­nale di Valu­ta­zione, che deter­mina gli obiet­tivi didat­tici e com­mis­sa­ria gli isti­tuti sco­la­stici che ad essi non si conformino.
Con la legge n. 107/2015 il Par­la­mento è inter­ve­nuto su mate­ria di rango costi­tu­zio­nale, qual è la scuola, mal­grado la sua com­po­si­zione risul­tasse dele­git­ti­mata oltre l’ordinaria ammi­ni­stra­zione dalla sen­tenza n. 1/2014 della Corte Costi­tu­zio­nale.
La legge n. 107/2015:
- ha sot­to­po­sto i docenti pre­cari al ricatto della scelta tra lavoro e diritti;
– sog­gioga i lavo­ra­tori alle scelte arbi­tra­rie del Diri­gente sco­la­stico che può di fatto a pro­pria discre­zione col­lo­carli in mobi­lità, deman­sio­narli, san­zio­narli con pro­ce­dura mono­cra­tica;
– con l’Alternanza Scuola-Lavoro, ha pie­gato il diritto allo stu­dio in sfrut­ta­mento del lavoro mino­rile, attri­buendo alle scuole l’esercizio di un capo­ra­lato isti­tu­zio­nale;
– ha espro­priato i docenti della pro­pria auto­no­mia pro­fes­sio­nale tra­sfe­rendo all’INVALSI la tito­la­rità dei para­me­tri di giu­di­zio dell’attività di insegnamento.
La legge n. 107/2015 palesa nel suo stesso arti­co­lato, che con­sta di un unico arti­colo con 212 commi – di cui 11 di dele­ghe gene­ri­che al Governo — la vio­lenza eser­ci­tata sulle pro­ce­dure legi­sla­tive pre­vi­ste dall’Ordinamento. La mani­fe­sta vio­la­zione dei prin­cipi costi­tu­zio­nali dell’identificazione del lavoro come valore fon­dante della Repub­blica (Art. 1), dell’eguaglianza dei cit­ta­dini davanti alla legge (Art. 3), del diritto al lavoro (Art. 4), del diritto alla mani­fe­sta­zione libera del pro­prio pen­siero (Art. 21), della libertà di inse­gna­mento (Art. 33), del vin­colo per l’iniziativa eco­no­mica pri­vata a non potersi svol­gersi in con­tra­sto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana (art. 41), della pere­qua­zione con­tri­bu­tiva (Art. 53), del diritto del Par­la­mento di defi­nire prin­cipi, cri­teri diret­tivi e vali­dità tem­po­rale della delega affi­data all’Esecutivo (Art. 76), dell’imparzialità dell’Amministrazione (Art. 97) impone alle cit­ta­dine e ai cit­ta­dini che si rico­no­scano nei valori della Repub­blica nata dalla Resi­stenza, di con­trap­porsi con ogni mezzo lecito all’attuazione della sud­detta legge, in virtù di quel prin­ci­pio non scritto, mai riget­tato e pie­na­mente vigente, che nei lavori dell’Assemblea Costi­tuente si con­densò nella seguente formulazione:
“Quando i poteri pub­blici vio­lino le libertà fon­da­men­tali ed i diritti garan­titi dalla Costi­tu­zione, la resi­stenza all’oppressione è diritto e dovere del cit­ta­dino.” (onn. Giu­seppe Dos­setti e Mario Cevolotto)
Le cit­ta­dine e i cit­ta­dini, le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori che si rico­no­scono in que­sto Mani­fe­sto, dichia­rano di dare imme­diato avvio a tutte le pra­ti­che di cor­retta infor­ma­zione, resi­stenza e di disob­be­dienza civile intese a disar­ti­co­lare l’impianto della scuola dise­gnato dalla sud­detta legge, nella chiara e con­vinta con­sa­pe­vo­lezza di agire nell’interesse della comu­nità, per la difesa dei prin­cipi di ugua­glianza, libertà e di giu­sti­zia sociale a cui sono stati edu­cati e in cui pro­fes­sano fede, su di un fronte che non con­sente alcun mar­gine di com­pro­messo e nel quale a cia­scuno viene chie­sto di sce­gliere di col­lo­carsi in soli­da­rietà alla lotta, fino alle ultime conseguenze.
Con­te­stual­mente, le cit­ta­dine e i cit­ta­dini, le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori che si rico­no­scono in que­sto Mani­fe­sto si impe­gnano, nelle isti­tu­zioni sco­la­sti­che e nella società civile, ad ela­bo­rare e spe­ri­men­tare espe­rienze di didat­tica col­la­bo­ra­tiva, inclu­siva, egua­li­ta­ria e cri­ti­ca­mente for­ma­tiva per la costi­tu­zione della scuola in comu­nità edu­cante libera e demo­cra­tica.
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Ludo­vico Chia­nese, Lucia Fama, Fer­di­nando Goglia, Mar­cella Raiola, Mas­simo Mon­tella per il gruppo di lavoro Cobas Scuola Napoli, Coor­di­na­mento napo­le­tano per la difesa della Scuola pub­blica e Coor­di­na­mento Pre­cari Scuola Napoli.
Primi fir­ma­tari: Giu­seppe Ara­gno, sto­rico, Piero Bevi­lac­qua, ordi­na­rio Sto­ria Con­tem­po­ra­nea Uni­ver­sità La Sapienza, Roma; Roberto Cic­ca­relli, gior­na­li­sta del Mani­fe­sto e filo­sofo; Erri De Luca, scrit­tore; Luigi De Magi­stris, Sin­daco di Napoli; Angelo D’Orsi, ordi­na­rio di Sto­ria del pen­siero poli­tico, Uni­ver­sità di Torino; Cri­stiana Fia­mingo, Sto­ria delle rela­zioni inter­na­zio­nali, Uni­ver­sità Sta­tale, Milano; Fer­di­nando Impo­si­mato, magi­strato, Ugo Oli­vieri, docente di Let­te­ra­tura ita­liana, Uni­ver­sità Fede­rico II, Napoli; Vale­ria Pinto, docente di filo­so­fia teo­re­tica Uni­ver­sità Fede­rico II, Napoli; Ros­sana Ros­sanda, gior­na­li­sta e scrit­trice; Sara Sap­pino, sto­rica, Enzo Scan­durra, ordi­na­rio di Urba­ni­stica Uni­ver­sità degli Studi La Sapienza, Roma, padre Alex Zano­telli, mis­sio­na­rio com­bo­niano.
Per ade­rire scri­vere a geppinoaragno@​libero.​it.

MOZIONE COLLEGIO DOCENTI O CONSIGLIO ISTITUTO SU COMITATO VALUTAZIONE

CONSIDERATO CHE la Legge n. 107/2015 prevede:
- l'istituzione di un Comitato per la valutazione dei docenti presieduto dal dirigente scolastico e composto da tre docenti (di cui due scelti dal Collegio docenti e uno dal Consiglio di Istituto), da due rappresentanti dei genitori (da un genitore e uno studente per la scuola secondaria superiore di secondo grado) e da un componente esterno individuato dall'USR;
- che il dirigente scolastico, sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti, assegni annualmente ai docenti che ritiene meritevoli una quota del fondo istituito per la valorizzazione del merito;

CONSIDERATO INOLTRE CHE
i criteri sui quali si procederа alla valutazione dei docenti devono essere individuati sulla base:
a) della qualitа dellinsegnamento e del contributo al miglioramento dellistituzione scolastica, nonchй del successo formativo e scolastico degli studenti;
b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dellinnovazione didattica e metodologica, nonchй della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche;
c) delle responsabilitа assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

CONSIDERATO INFINE CHE
i docenti cosiddetti meritevoli riceveranno un premio in denaro per il quale il governo ha stanziato complessivamente 200 milioni di euro.

IL COLLEGIO DEI DOCENTI ( o IL CONSIGLIO DISTITUTO) RITIENE
    tale sistema di valutazione comporta uno sterile aumento della competizione individuale tra i docenti, mentre al contrario una scuola di qualitа ha bisogno di effettiva collegialitа e cooperazione;
    siffatto meccanismo di valutazione spingerebbe i docenti ad uniformare l'attivitа didattica adattandola a priori ai criteri prestabiliti, sacrificando di fatto la pluralitа e la libertа d'insegnamento, nonchй le reali e specifiche peculiaritа della singola classe e dei singoli alunni;
    il potere deliberante sullassegnazione dei premi dei dirigenti scolastici (che presiedono anche il Comitato, decidono sullesito dellanno di prova, scelgono i docenti a cui conferire lincarico triennale) determini una forte gerarchizzazione e aziendalizzazione della scuola pubblica, minandone il pluralismo e la democrazia previsti dalla Costituzione.
IL COLLEGIO DEI DOCENTI (o IL CONSIGLIO DISTITUTO) DELIBERA:
di non procedere alla designazione dei membri del Comitato di propria competenza, per garantire effettivamente la libertа di insegnamento, il pluralismo e la democrazia previsti alla Costituzione.
O IN ALTERNATIVA:
per garantire effettivamente la libertа di insegnamento, il pluralismo e la democrazia previsti alla Costituzione, di procedere alla designazione dei membri del Comitato di propria competenza con il seguente vincolo di mandato:
- limitare esplicitamente il proprio operato all'espressione del proprio parere sul superamento del periodo di formazione e di prova per il personale docente ed educativo (art. 11, comma 4 del d.lgs. n. 297/1994 come modificato dalla l. 107/2015).
OPPURE:

- oltre ad esprimere il parere sul periodo di prova dei docenti neo assunti, indicare come criterio unico di distribuzione dei fondi le responsabilitа assunte nel coordinamento organizzativo e didattico, destinandoli principalmente a tutti i coordinatori e segretari dei Consigli di classe.

LA SCUOLA PUBBLICA TRA AUTORITARISMO ED AZIENDALISMO convegno cesp docenti ed ATA

lunedì 12 ottobre 2015 · Posted in


Sede Nazionale: Viale Manzoni, 55 - 00185 ROMA, Tel. 06/70452452 - Fax 06/77206060 
Sede Provinciale:via del Lanificio 19-05100 TERNI,tel.3485635443 cesp.terni@gmail.com

MARTEDI’ 13 Ottobre 2015  ore 8.30 - 13.00

 AULA MAGNA IISPTC “CASAGRANDE-CESI”largo Paolucci 1 (viale Trento) – Terni

 CORSO NAZIONALE DI FORMAZIONE  E  DI AGGIORNAMENTO PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA PUBBLICA STATALE

LA SCUOLA PUBBLICA TRA AUTORITARISMO ED AZIENDALISMO
Nuovi poteri ai Dirigenti, valutazione dei docenti, organico potenziato, mobilità…
Come  sta  cambiando  la  scuola con la Legge 107
 e come fronteggiare i rischi peggiori         
• ore  8.30 – 9.00  Accoglienza e registrazione delle/dei partecipanti
• ore  9.00 – 9.30  LA CATENA DI COMANDO, Franco Coppoli (docente),
• ore  9.30 – 10.00 DAL PRECARIATO ALLA DISOCCUPAZIONE, Elisabetta Grimani (docente)
ore 10.00 – 11.15 IMPEDIRE L’IMMISERIMENTO DELLA DIDATTICA E LA DISTRUZIONE DELLA COLLEGIALITÀ E DELLA COOPERAZIONE NELLE SCUOLE, Anna Grazia Stammati, RESPONSABILE  NAZIONALE CESP
• ore  11.15-11.30 pausa
• ore 11,30-13.00  Dibattito
 Al termine lavori rilascio attestati di partecipazione

Il CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola   (D M 25/07/06 prot.869)
ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE ISPETTIVO, DIRIGENTE, DOCENTE E ATA CON DIRITTO ALLA SOSTITUZIONEin base all’art.64 comma 4-5-6-7 CCNL2006/2009 - CIRC. MIUR PROT. 406 del 21/02/06

Il comma 5 dell’art.64 del CCNL qualifica la fruizione di 5 gg per la partecipazione dei docenti come un diritto non subordinato  a condizioni ostative da parte dei  Dirigenti Scolastici, salvo l’applicazione di criteri predeterminati di fruizione, previsti nella contrattazione integrativa.
Per la preiscrizione inviare la domanda via mail a cobastr@yahoo.it , è possibile iscriversi anche la mattina stessa.
Al termine dei lavori verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente.
scaricate qui il modello per l'esenzione dal servizio da consegnare in segreteria

I COBAS DELLA SCUOLA, SOSTENGONO LA MOBILITAZIONE NAZIONALE DEGLI STUDENTI DEL 9 OTTOBRE 2015 CONTRO LA “MALA SCUOLA” DI RENZI

COBAS DELLA SCUOLA SOSTENGONO LA MOBILITAZIONE NAZIONALE DEGLI STUDENTI DEL 9 OTTOBRE 2015 CONTRO LA “MALASCUOLA” DI RENZI
I docenti ed ATA dei cobas della scuola ribadiscono la ferma opposizione di tutti coloro che vivono e fanno la scuola nei confronti della L.107/15, che introduce nel nostro Paese un modello autoritario e aziendalistico di istruzione.
I Cobas denunciano in particolare:
  • la negazione del diritto costituzionale ad una scuola pubblica, gratuita e finanziata dallo Stato, con l’ingresso delle imprese private nel finanziamento e nella gestione della vita scolastica come vogliono Renzi e la ministra Giannini;
  • il permanere di flussi sempre più̀ consistenti di finanziamento pubblico alle scuole private, in deroga all’art. 33 della Costituzione;
  • l’estensione dell’obbligo della formazione scuola/lavoro, che fornisce manodopera gratuita alle aziende dietro il falso pretesto di facilitare l’ingresso degli studenti nel mondo del lavoro;
  • la riduzione degli spazi di democrazia e confronto negli organi collegiali scolastici, con l’ulteriore accentuazione del ruolo autoritario del dirigente scolastico/manager;
  • l’inefficienza crescente del sistema dell’istruzione introdotta dalle logiche del risparmio.
I lavoratori della scuola dei Cobas difendono i diritti democratici della Costituzione e criticano l’attacco alla funzione della scuola pubblica che questo governo vuole trasformare da comunità educante dove si forma la cittadinanza critica a un’agenzia di addestramento del futuro lavoratore precario, tramite quiz, falsa meritocrazia ed autoritarismo, adottando modelli già falliti all’estero che rischiano di distruggere un importante e fondamentale patrimonio educativo. 
 COBAS DELLA SCUOLA TERNI

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