NO
ALLA CONTRORIFORMA DEI
TECNICI E DEI
PROFESSIONALI A 4 ANNI - NO AL RITORNO ALL’AVVIAMENTO PROFESSIONALE E ALLA SCUOLA DI
CLASSE
Il 7 dicembre il governo,
scavalcando l’iter parlamentare, ha emanato un decreto con
carattere di urgenza per la riforma degli Istituti Tecnici e
professionali, riforma che è stata avviata con il DDL 144 del 2022 e
che, nel quasi silenzio generale, stravolge ulteriormente il fine
Costituzionale della Scuola, ovvero contribuire a rimuovere “gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la
libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti
i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese”(art 3). Il Governo infatti vorrebbe estendere il
modello introdotto nel 2017 con la Riforma dei Professionali a tutto
il sistema dell’istruzione tecnica e professionale.
Evidentemente gli effetti di quella trasformazione non sono
considerati negativi, mentre persino gli ultimi risultati degli
Ocse Pisa ne dimostrano il fallimento: complessivamente, negli
istituti professionali e nella formazione professionale il 60% di
studenti non raggiunge le competenze minime in matematica e in
lettura. Con il DDL 924 nasce la filiera formativa
tecnologico professionale, la quale – già dai termini –
nulla ha a che vedere con principi educativi e pedagogici che
dovrebbero essere alla base di qualunque percorso di istruzione.
COSA
SONO? Sono l’ennesimo tentativo per separare la
formazione pensata per il lavoro dall’istruzione,
asservendo il sistema scolastico, ancora una volta,
alle aziende. Infatti crea percorsi sperimentali che dovrebbero
realizzare gli obiettivi del “Piano nazionale “Industria 4.0”,
a cui le Regioni possono aderire in base alle “esigenze specifiche
del territorio” ovvero, in base agli interessi dei soggetti privati
che ne condizionano le decisioni politiche. Si prevede di istituire
reti (chiamate retoricamente campus) costituite da: gli
attuali istituti tecnici e istituti professionali statali; la
formazione professionale (IeFP); i percorsi di istruzione e
formazione tecnica superiore (IFTS); gli ITS Academy; “altre
istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado” (i Licei,
se interessati, in particolare il liceo del “Made in Italy”); le
Università e le Accademie ed eventuali enti pubblici e privati
presenti sul territorio (città metropolitane, comuni, imprese,
fondazioni, onlus, istituti bancari ecc.). Inoltre, la
sperimentazione prevede l’obbligo di attivare percorsi didattici
tenuti direttamente dalle aziende. Tradotto: la scuola pubblica
si fonde con gli interessi privati affinché anche l’istruzione
tecnica e professionale siano esclusivamente volte a formare
lavoratori e lavoratrici utili alle aziende specifiche di quel
territorio.
COME?
Gli Istituti Tecnici e Professionali avranno durata
quadriennale e chi li frequenterà potrà muoversi, “orizzontalmente
e verticalmente”, tra tutte le istituzioni del campus (vedi sopra).
Le 1056 ore del quinto anno verranno spalmate nei quattro precedenti
con lezioni che potrebbero essere svolte allungando il calendario
scolastico nei mesi estivi oppure prolungando, nel pomeriggio,
l’orario settimanale. Queste ore potranno anche essere appaltate
agli altri soggetti della rete, con l’utilizzo massiccio degli
esperti esterni e sono previsti accordi di partenariato con i privati
che prevedono la possibilità di assolvere all’obbligo scolastico
tramite degli stage in azienda a partire dai 15 anni. Inoltre, per
permettere tutto questo gli/le insegnanti dovranno predisporre
percorsi flessibili, personalizzati e certificati attraverso le Unità
di Apprendimento (UDA). Tradotto: ti iscrivi a un tecnico o a un
professionale, puoi frequentare “pacchetti formativi” a scuola o
presso gli altri componenti istituiti della tua Regione, gli/le
insegnanti saranno sommersi dall’inutile burocrazia delle UDA, gli
esperti esterni ti faranno lezioni e una volta compiuti 15 anni,
potresti entrare in azienda sottopagat* e privat* di una cultura
generale che, nella vita, aiuta a non essere manipolat*. Se poi
sei iscritto/a alla formazione professionale (IeFP), sarà l’INVALSI
a valutare se hai raggiunto le competenze previste per accedere agli
ITS Accademy o – senza esame preliminare – all’Esame di Stato.
Cogliete l’aberrazione? Una
cosa è, come era in passato, fare un breve stage aziendale, altra
cosa è essere formati solo ed esclusivamente per e dalle aziende.
Ciò significa da un lato che si acquisiscono solo competenze
specifiche richieste dalle imprese di quel territorio, dall’altro
che quella parte che la Costituzione chiama “sviluppo della persona
umana”, viene lasciata solo a chi frequenta i Licei.
COSA
CAMBIA PER NOI INSEGNANTI? Innanzitutto il nostro orario
di lavoro verrà rivoluzionato (art 1 c. 2). La relazione tecnica su
questo è chiarissima: la riduzione di un anno nella durata del corso
di studi è controbilanciata da: a) un maggiore numero di ore
settimanali di lezione da realizzare nel pomeriggio; b) oppure, un
maggiore numero annuale di giorni di lezione da fare durante
l’estate. La burocrazia aumenta vertiginosamente a causa del
sistema delle certificazioni che riguarderà sia tutte le unità di
apprendimento (UDA) sia la personalizzazione delle 1056 ore che gli
/le studenti dovranno svolgere all’interno dei percorsi offerti
dalla filiera tecnologico-professionale. Nonostante il DDL specifichi
che questi cambiamenti non andranno a intaccare i posti degli/delle
insegnanti di ruolo, possiamo già prevedere che ci sarà un calo
drastico dei posti in organico di fatto: che ne sarà di quelle
migliaia di precari/e che hanno permesso, ogni anno, il funzionamento
della scuola? Il tutto avviene ovviamente senza ulteriore oneri
per la finanza pubblica quindi ci pagheranno sempre la stessa
miseria.
POSSIAMO
ANCORA FARE QUALCOSA? SÌ, DOBBIAMO. Questo decreto
(e il Decreto Legge in discussione in Senato) prevedeva la delibera
di adesione da parte dei collegi entro il 30 dicembre. Ma viste le
adesioni non amplissime da parte dei collegi è probabile che governo
e ministero torneranno all’attacco sulla questione. Se, quando ci
verrà proposto, diremo di no a qualsiasi sua articolazione, allora
avremo contribuito a fermare questa deriva. Ma ATTENZIONE. I
grimaldelli che i DS useranno saranno allettanti: ci diranno che le
scuole aderenti alla sperimentazione acquisiscono prestigio;
proveranno a introdurre la sperimentazione solo in una sola
sezione; ci diranno di non preoccuparci, che ci sarà da fare qualche
ora in più, massimo un paio di settimane a giugno o a settembre; ci
diranno che poi non possiamo lamentarci se gli italiani pensano che
non lavoriamo mai e abbiamo tre mesi di vacanze pagate; e infine ci
diranno che lo dobbiamo fare per il bene dei/delle nostri/e studenti.
Lo faremo ancora? Accetteremo la degradazione del nostro lavoro e la
rovina della scuola pubblica?
DICIAMO
NO. FERMIAMO LA SPERIMENTAZIONE ALL’INTERNO DEI NOSTRI COLLEGI
DOCENTI E RIPRENDIAMOCI LA DIGNITÀ PROFESSIONALE CHE LA COSTITUZIONE
CI HA DATO.