Il 7 agosto è stato definitivamente approvato alla Camera il D.L. 6 luglio 2012, n.95 sulla cosiddetta “spending review”, che … oltre a tutto il resto, rappresenta un pesante attacco al reddito e ai diritti dei precari della scuola. L’art. 5 comma 8 dispone che, nel Pubblico Impiego, “le ferie, i riposi e i permessi spettanti al personale sono obbligatoriamente fruiti e non danno luogo in alcun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con una Nota del 24 luglio scorso, ha dato indicazione ai Dipartimenti Provinciali del Tesoro di bloccare la liquidazione delle ferie maturate e non godute del personale scolastico con contratto a tempo determinato. Si dà il caso che, nella scuola, si possa fruire delle ferie solo nei mesi di luglio e agosto in occasione della sospensione delle lezioni e che ai precari quindi, supplenti temporanei o supplenti fino al termine delle attività didattiche – 30 giugno – al momento della cessazione del contratto (licenziamento), vengano retribuiti i giorni di ferie maturati e non goduti. Si tratta di una somma, spettante in proporzione ai giorni di servizio effettuati, che, assieme alla “miseria” dell’indennità di disoccupazione e alla quota di TFR spettante alla cessazione del contratto, consente ai precari della scuola di sopravvivere nei mesi estivi, in attesa, con l’anno scolastico successivo, di poter accedere ad altre supplenze. Il blocco del pagamento delle ferie maturate e non godute, si connota quindi come un attacco senza precedenti al reddito dei precari della scuola. Questo ennesimo atto discriminatorio verso i precari provoca tra gli stessi una profonda indignazione per uno Stato – datore di lavoro – che continua, non solo a sfruttare il lavoro di docenti e ata precari (ricordiamo che allo Stato un precario della scuola, tra i mesi estivi non retribuiti e il non godere della progressione di carriera – scatti di anzianità -, costa mediamente 8.000 euro in meno di un dipendente a tempo indeterminato e che mediamente, per un docente o ata che abbia lavorato per tutto l’anno scolastico, la liquidazione delle ferie maturate corrisponda ad altri 1000 €), ma anche sottrarre ulteriormente quote di reddito, tra l’altro garantite da norme contrattuali vigenti, confermando di volere far pagare la crisi e il debito pubblico, generato da altri, sempre ai più deboli e ricattati. Questa poi di considerare una norma, introdotta il 7 di luglio 2012 con un decreto legge, retroattiva per contratti di lavoro a tempo determinato scaduti al termine delle lezioni o comunque entro il 30 di giugno, è una vera e propria aberrazione giuridica che lede un diritto- quello al riposo compensativo- tutelato dalla Costituzione. Nel frattempo un’altra amministrazione dello Stato – l’INPS – ha invece dato indicazione di retribuire i giorni di ferie maturati dai propri dipendenti precari che hanno cessato il lavoro entro il 7 luglio. Nel messaggio n.12486 del 26 luglio 2012 l’Inps precisa che gli effetti del decreto legge n.95 del 6 luglio 2012 non possono essere retrattivi, per cui il pagamento delle ferie non godute per chi ha cessato il lavoro prima del 7 luglio devono necessariamente essere retribuite. Questo è quanto disposto per i dipendenti dell’ente di previdenza sociale. Lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica, in data 6 agosto, con il parere 32937, ha chiarito che al personale del pubblico impiego spetta il pagamento delle ferie maturate e non fruite prima del 6 luglio, data di entrata in vigore del Decreto legge 95/2012 che, secondo il parere della Funzione Pubblica, non può avere decorrenza retroattiva. Per il comparto scuola restano salvi i diritti al pagamento delle ferie per tutti i supplenti (docenti ed ATA) che hanno maturato le ferie entro il 30 giugno e non le hanno potute fruire. Ed hanno diritto al pagamento anche i supplenti fino al 30 giugno che hanno avuto la proroga del contratto oltre il 7 di luglio per gli esami di stato. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze con circolare del 25 marzo 2003, n. 17 affermava che l'accordo di interpretazione autentica dell'articolo 19 del C.C.N.L. - comparto scuola - sottoscritto il 4 agosto 1995, ha lo scopo di equiparare dal punto di vista della fruizione delle ferie il personale docente a tempo determinato con quello a tempo indeterminato. I docenti a tempo determinato, nominati fino al 30 giugno o fino al completamento degli esami di maturità, non hanno quindi la possibilità di fruire dei giorni di ferie nel periodo luglio-agosto, ma, allo stesso tempo e al pari dei docenti a tempo indeterminato, non hanno l'obbligo di chiederne la fruizione nei periodi di sospensione delle lezioni. Proprio per tali motivazioni l'accordo integrativo stabilisce che si dia luogo al pagamento sostitutivo. Ora è necessario che il MIUR intervenga presso il Ministero del Tesoro affinché sblocchi immediatamente il pagamento delle ferie maturate e non fruite dal personale precario della scuola. I Cobas – Comitati di Base della Scuola – nel ribadire di continuare la lotta contro la precarietà nella scuola, che non sarà di certo scalfita dalla recente autorizzazione ad assumere a tempo indeterminato solo 21.112 docenti – e ad oggi non è stato ancora approvato il contingente ATA - dal prossimo 1 settembre, a fronte delle decine di migliaia di assunzioni a termine che saranno effettuate per poter garantire l’inizio delle lezioni (per esempio, a fronte di ben 40.000 posti vacanti per il sostegno ai disabili, le assunzioni in ruolo previste saranno solo 1991), intendono battersi con tutti i mezzi ( a partire dalla formale diffida presentata al MIUR e al Ministero del Tesoro) contro questo vergognoso e vero e proprio furto delle ferie maturate spettanti ai precari. Intanto invitiamo tutti i docenti ed ata interessati a inviare al più presto ai propri dirigenti scolastici (l’ultima scuola di servizio) la richiesta delle ferie maturate ma non fruite, utilizzando il fac-simile in allegato e presentando la richiesta o direttamente alle scuole con tanto di ricevuta del protocollo o con raccomandata con ricevuta di ritorno. Questo è il primo passo necessario per far valere i propri diritti e serve anche come strumento di pressioni nei confronti dell’Amministrazione e del Ministero del Tesoro. E se MIUR e Ministero del Tesoro “faranno orecchie da mercante” con l’inizio del prossimo anno scolastico troveremo assieme nuove ed efficaci forme di lotta, e, se necessario, ricorreremo anche ad interventi sul versante giurisdizionale. Sarà comunque curioso, tra l’altro, verificare come il prossimo anno scolastico si comporterà l’Amministrazione di fronte all’obbligo per i docenti ed ata supplenti a godere delle ferie – costituzionalmente garantite – durante il periodo delle lezioni: saranno chiamati i supplenti per i supplenti in ferie? E se i supplenti chiederanno ferie tutti assieme nello stesso periodo come forma di lotta, la scuola intera si bloccherà?
Legge Aprea: uno “strike” che piace al PD e la scuola dov’è?
Esautoramento degli organi collegiali attraverso «il principio della distinzione tra funzioni di indirizzo, funzioni di gestione e funzioni tecniche», autonomia statutaria delle scuole che frantuma l’unitarietà dell’istruzione in tutto il territorio così come sancita dalla Costituzione, ridefinizione del Consiglio di Istituto come «Consiglio di Autonomia» con l’ingresso dei privati, chiamata diretta degli insegnanti mascherata dietro alla definizione di «gestione delle risorse umane» da parte del «Dirigente scolastico, sotto la propria responsabilità». Inoltre, spazzata via la collegialità, il Dirigente scolastico è membro di diritto del Consiglio di Autonomia, la rappresentanza di genitori e insegnanti è paritetica, e «agli studenti è assicurata la rappresentanza», genericamente, ma attenzione, sarà lo Statuto di ogni singola scuola a definire le modalità di partecipazione delle componenti. E non è finita qui, perché il Consiglio nazionale della pubblica Istruzione, cancellato con gli altri organi collegiali, viene sostituito dal Consiglio nazionale delle Autonomie scolastiche presieduto, udite udite, dal Ministro. Come dire: dalla scuola della Repubblica alla scuola del Governo. Non solo, ma il suddetto Consiglio raduna rappresentanti degli enti locali e provinciali, oltre al Presidente dell’Invalsi.
E la scuola dov’è? A distanza siderale, alla faccia dell’autogoverno e dell’autonomia, che si profila ormai definitivamente come autonomia dei governi dalla scuola stessa, chiamata in causa solo per essere retta da chi lavora. Una per tutte proprio la questione dei test Invalsi, bocciati da centinaia di delibere dei collegi dei docenti, senza contare le innumerevoli iniziative di boicottaggio messe in piedi da genitori e studenti. Come se niente fosse. Esattamente come da prassi del precedente ministro Gelmini, evidentemente adottata dall’attuale ministro Profumo, il cui sottosegretario Rossi Doria, lunedì in sede di Commissione ha accolto «favorevolmente il provvedimento, – si legge nel rapporto della seduta – che contribuisce fortemente alla tenuta del sistema scolastico e alla relazione dello stesso con le realtà territoriali». Altrettanto va detto della deputata Pd Maria Coscia, secondo la quale il testo «non reca una riforma complessiva del sistema scolastico, introducendo importanti elementi di innovazione e di cambiamento». Contro invece l’on. Zazzera dell’Idv, che ha denunciato «fortemente il fatto che sia stato richiesto il trasferimento in sede legislativa di un provvedimento cruciale per la realtà delle istituzioni scolastiche senza garantire un opportuno confronto con le istituzioni scolastiche stesse», demolendo «l’istituzione scolastica, dequalificando fortemente l’offerta formativa». Anche la Goisis, Lega nord, si era opposta al trasferimento in sede legislativa, «soprattutto per lo svilimento del ruolo dei docenti», che a suo avviso «perdono rappresentatività». L’unico riconoscimento che viene da orizzontescuola.it, sito che ospita spesso posizioni Pd, è quello dell’ondata di proteste che corre sul filo del web, via facebook e contro i singoli profili degli esponenti di partito. Forse perché appartiene al virtuale, ma si tratta solo di aspettare la riapertura delle scuole. E perché no, le elezioni.
E la scuola dov’è? A distanza siderale, alla faccia dell’autogoverno e dell’autonomia, che si profila ormai definitivamente come autonomia dei governi dalla scuola stessa, chiamata in causa solo per essere retta da chi lavora. Una per tutte proprio la questione dei test Invalsi, bocciati da centinaia di delibere dei collegi dei docenti, senza contare le innumerevoli iniziative di boicottaggio messe in piedi da genitori e studenti. Come se niente fosse. Esattamente come da prassi del precedente ministro Gelmini, evidentemente adottata dall’attuale ministro Profumo, il cui sottosegretario Rossi Doria, lunedì in sede di Commissione ha accolto «favorevolmente il provvedimento, – si legge nel rapporto della seduta – che contribuisce fortemente alla tenuta del sistema scolastico e alla relazione dello stesso con le realtà territoriali». Altrettanto va detto della deputata Pd Maria Coscia, secondo la quale il testo «non reca una riforma complessiva del sistema scolastico, introducendo importanti elementi di innovazione e di cambiamento». Contro invece l’on. Zazzera dell’Idv, che ha denunciato «fortemente il fatto che sia stato richiesto il trasferimento in sede legislativa di un provvedimento cruciale per la realtà delle istituzioni scolastiche senza garantire un opportuno confronto con le istituzioni scolastiche stesse», demolendo «l’istituzione scolastica, dequalificando fortemente l’offerta formativa». Anche la Goisis, Lega nord, si era opposta al trasferimento in sede legislativa, «soprattutto per lo svilimento del ruolo dei docenti», che a suo avviso «perdono rappresentatività». L’unico riconoscimento che viene da orizzontescuola.it, sito che ospita spesso posizioni Pd, è quello dell’ondata di proteste che corre sul filo del web, via facebook e contro i singoli profili degli esponenti di partito. Forse perché appartiene al virtuale, ma si tratta solo di aspettare la riapertura delle scuole. E perché no, le elezioni.
di Anna Maria Bruni,da Il Manifesto,9 agosto 2012
Scarica il testo unificato elaborato in sede referente, adottato come nuovo testo base
assunzioni a tempo indeterminato nella scuola: tabella delle cattedre e classi di concorso
mercoledì 8 agosto 2012
· Posted in
ASSUNZIONI,
cattedre oltre 18 ore,
province,
regioni,
RUOLO,
scuola,
tempo indeterminato
ecco la lista delle cattedre delle assunzioni a tempo indeterminato nella scuola.
Regioni e province
Regioni e province
TARANTO INSEGNA: SI AI DIRITTI NO AI RICATTI SALUTE AMBIENTE REDDITO OCCUPAZIONE
TARANTO INSEGNA: SI AI DIRITTI NO AI RICATTI SALUTE AMBIENTE REDDITO OCCUPAZIONE
I lavoratori autorganizzati, i Cobas della Thyssenkrupp e la confederazione Cobas di Terni esprimono solidarietà ai lavoratori dell’Ilva e ai tarantini in lotta che, prendendosi la parola, hanno ricacciato al mittente il ricatto: o lavoro o salute, o morire di fame o morire avvelenati devastando la salute collettiva ed il territorio.
Da Taranto parte un esempio per voltare pagina rispetto alla gestione della crisi che non deve essere - com’è stata sino ad oggi- un’opportunità per il padronato e la casta politica neoliberista di tagliare diritti, pensioni e salari ma deve fornire la possibilità, attraverso un conflitto sociale di massa, di imporre un nuovo modello di sviluppo non più basato sulla devastazione ambientale, sulle morti di lavoro e lo sfruttamento dell’uomo e del territorio.
Da Taranto viene un bellissimo esempio che mette paura a chi ha gestito la crisi tutelando gli interessi delle caste economiche sindacali e politiche e non è un caso che -attaccando il diritto costituzionale della libera espressione- si tenti di criminalizzare chi si oppone a padron Riva ed ai suoi compari del sindacato di stato denunciando/intimidendo decine di manifestanti per interruzione di comizio sindacale, quando il vero comizio è stato quello che il “comitato dei lavoratori e dei cittadini” ha portato in piazza.
Un vento caldo del sud soffia da Taranto operaia, auspichiamo che si diffonda nel paese e nelle fabbriche contro un sindacato di stato che sempre di più serve a tutelare padroni ed interessi economici forti.
Cicliprop. via del lanificio 19
elenco scuole che parteciperanno al progetto VALES
in allegato l'elenco delle scuole che parteciperanno al progetto vales con questionario valutazione per docenti. Si continua, dal concorsaccio di Berlinguer, a disarticolare il carattere critico e collegiale dell'istruzione, cercando di applicare le fallimentari logiche dell'impresa. Vales, ovvero tre anni di ispettori nelle scuole per stilare una classifica (ranking) di docenti: i più bravi o i più ruffianì? Opponiamoci a che nelle scuole passi la logica competitiva invece di quella partecipativa e di condivisione del sapere e della conoscenza.
Tabelle ripartizione nazionale contingente docenti immissioni in ruolo 2012-13
IN ALLEGATO LE
Tabelle ripartizione nazionale
contingente docenti immissioni in
ruolo 2012-13
IN PROVINCIA DI TERNI SONO 108, 7 SCUOLE INFANZIA, 31 SCUOLA PRIMARIA ,39 SCUOLA "MEDIA", 23 "SUPERIORI" , 8 SOSTEGNO
Comunicato stampa della Confederazione Cobas di Taranto sulla manifestazione del 2 agosto
venerdì 3 agosto 2012
La Confederazione Cobas in relazione alla manifestazione del 2 agosto intende chiarire quanto segue:
- La scrivente Organizzazione Sindacale condivide e sostiene pienamente il percorso iniziato dal “Comitato dei lavoratori e cittadini” che ha partecipato alla manifestazione del 2 Agosto in pieno e legittimo dissenso con l’unanimismo pro-Riva che tale manifestazione proponeva. Anzi propri rappresentanti sono parte integrante ed attiva del citato Comitato contribuendo attivamente alla nascita ed agli obiettivi dello stesso
- E’ improprio ed è riduttivo affermare che la contestazione di piazza sia stata solo della scrivente. La contestazione è stata di tutto il Comitato che è composto da lavoratori Ilva della fiom e senza tessera, di precari, studenti, disoccupati,lavoratori di altri settori pubblici e privati, ambientalisti, appartenenti a strutture di area sociale e di tante/i donne e uomini che pur non appartenendo al Comitato hanno condiviso gli obiettivi dello stesso durante il corteo e alla fine dello stesso, posizionandosi da subito dietro lo striscione: SI AI DIRITTI NO AI RICATTI: OCCUPAZIONE AMBIENTE REDDITO SALUTE. Ovviamente la scrivente ha condiviso tutto di questa parte dissenziente del corteo, compresa la riappropriazione della piazza per dare voce a quella parte della città e di lavoratori Ilva (a nostro parere la maggioranza) stanca di dover subire le angherie in fabbrica, le devastazioni ambientali nel territorio e le conseguenze gravissime sia sulla salute dei cittadini e che su altre forme di economia (mitilicoltura, pescicoltura, agricoltura, allevamenti di bestiame, produzione casearia etc.) perpetrate da Riva e dalla sua azienda in piena consapevolezza ed in nome del profitto (così come ha scritto nel suo dispositivo la Dott.ssa Todisco)
- La scrivente, pertanto, dissente fortemente da chi ha criticato forme e contenuti di chi ha interrotto il comizio dei sindacati confederali, riuscendo peraltro benissimo a parlare ai lavoratori che sono rimasti in piazza ad ascoltare questa altra campana, fregandosene di spostarsi in altra piazza, come indicato dai sindacati confederali, dando chiara indicazione sulle responsabilità di Riva e dei suoi complici: questo perché chi critica queste forme e questi contenuti si mette oggettivamente dalla parte di chi (politica, istituzioni e burocrati sindacali) da sempre sono stati al servizio ed agli ordini di Riva, ed in questa vicenda artatamente hanno messo in contraddizione la difesa dell’occupazione con la difesa dell’ambiente e della salute, provando a mettere lavoratori contro cittadini. Dunque la Confederazione Cobas è orgogliosa di aver contribuito alla piena riuscita nella forma e nei contenuti del corteo dall’inizio alla fine, compresa la riappropriazione della piazza, così come proposto dal Comitato, senza peraltro sentire la necessità di mettere”bandierine” e/o “coppole” sulla iniziativa. Anzi finalmente si è praticata l’autorganizzazione dal basso e finalmente si è nell’ordine di idee che solo un controllo popolare dl basso con la partecipazione attiva ed autorganizzata dal basso sulle scelte economiche politiche e sociali sono garanzia di diritti, occupazione, reddito, totale ecocompatibilità: questi concetti sono il dna della Confederazione Cobas che sin dalla sua nascita si batte perché diventino forme e pratiche diffuse, e quando, come nel caso della manifestazione del 2 agosto questi concetti diventano pratica di massa c’è piena soddisfazione per questo risultato.
Taranto 03.08.2012
Per la Confederazione COBAS
Salvatore STASI
Grillo con i Cobas dell’Ilva: “La polizia difendeva i padroni, oggi i sindacati”
ROMA - Beppe Grillo si scopre a favore dei Cobas dell’Ilva e dice: ”Se i lavoratori non si sentono più rappresentati dai sindacati un motivo ci sarà. Un tempo la Polizia difendeva i padroni, oggi la triplice sindacale”.
Grillo commenta così sul suo blog le vicende di questa mattina a Taranto, durante la manifestazione sull’Ilva. Grillo pubblica la sua frase insieme all’intervento di un lettore del blog, che scrive: ”Taranto. Contestati i sindacati, incluso Landini e manifestazione sospesa con uscita dei sindacalisti scortati dalla polizia. Camusso e company rappresentano loro stessi”.
Grillo quindi sta con i Cobas che in mattinata hanno interrotto la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil a Taranto per la riapertura dell’Ilva. Il segretario della Fiom Maurizio Landini è stato costretto a interrompere il suo intervento dal palco in cui chiedeva, in accordo con gli altri sindacati confederali, di tenere aperta la fabbrica dell’Ilva a tutti i costi. I lavoratori iscritti ai Cobas (contrari invece alla riapertura dell’Ilva), insieme a militanti dei centri sociali sono arrivati in piazza con un motocarro ed hanno iniziato a lanciare fumogeni. Le forze dell’ordine sono intervenute, mentre alcuni dei contestatori salivano sul palco scandendo slogan come “La rovina dell’Italia siete voi”.
Grillo commenta così sul suo blog le vicende di questa mattina a Taranto, durante la manifestazione sull’Ilva. Grillo pubblica la sua frase insieme all’intervento di un lettore del blog, che scrive: ”Taranto. Contestati i sindacati, incluso Landini e manifestazione sospesa con uscita dei sindacalisti scortati dalla polizia. Camusso e company rappresentano loro stessi”.
Grillo quindi sta con i Cobas che in mattinata hanno interrotto la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil a Taranto per la riapertura dell’Ilva. Il segretario della Fiom Maurizio Landini è stato costretto a interrompere il suo intervento dal palco in cui chiedeva, in accordo con gli altri sindacati confederali, di tenere aperta la fabbrica dell’Ilva a tutti i costi. I lavoratori iscritti ai Cobas (contrari invece alla riapertura dell’Ilva), insieme a militanti dei centri sociali sono arrivati in piazza con un motocarro ed hanno iniziato a lanciare fumogeni. Le forze dell’ordine sono intervenute, mentre alcuni dei contestatori salivano sul palco scandendo slogan come “La rovina dell’Italia siete voi”.
LE CONVOCAZIONI PER LE IMMISSIONI IN RUOLO AVVERRANNO ANCHE TRAMITE LE MODALITA’ TRADIZIONALI
COME MINIMO SARANNO PUBBLICATE SUL SITO DEGLI U.P.S.
SI ALLEGA LA NOTA MINISTERIALE N. 5909 DEL 2.8.2012
Prot. n.AOODGPER 5909 Roma, 2/8/2012
D.G. per il personale scolastico Uff. III
Ai Direttori Generali degli U.S.R.
Ai Dirigenti delle sedi provinciali degli U.S.R.
LORO SEDI
Oggetto: Immissioni in ruolo a.s. 2012/13 – Convocazione del personale tramite PEC. - Precisazioni
In riferimento alla nota prot. n. 5838 del 31 luglio u.s., relativa alla nuova modalità di convocazione del personale interessato alla stipula dei contratti a tempo indeterminato per l’a.s. 2012/2013, si precisa che l’utilizzo di tale modalità (invio della convocazione all’indirizzo di posta elettronica certificata dell’interessato) è sicuramente auspicabile - sia per i motivi illustrati nella nota di cui sopra, sia perché si inquadra nel progetto di informatizzazione in atto del rapporto tra P.A e cittadino - ma non può considerarsi esclusivo.
Di conseguenza, nel caso si verificasse che il personale interessato non fosse provvisto di PEC, gli uffici adotteranno le modalità tradizionali di convocazione.
f.to IL DIRETTORE GENERALE
Luciano Chiappetta
Taranto, il paradosso del treruote: una storia di alternativa
giovedì 2 agosto 2012
di FRANCESCO FERRI*
Due emozioni distinte segnano il tempo di una mattinata intensa, quella del 2 agosto, che genera un possibile punto di non ritorno per i movimenti – non solo locali – e un’opportunità per tutti, con la contestazione diretta al comizio unitario delle organizzazioni sindacali e la forte presa di parola collettiva di un comitato nato tutto al di fuori delle rappresentanze politiche e sindacali.
La prima emozione – un insieme di tensione, attesa per il divenire moltitudine e fiducia nel possibile – avvolge l’aria intorno al punto di ritrovo degli eretici, estranei alle litanie dei dirigenti sindacali e politici. È il segno palpabile di un desiderio che si realizza collettivamente, prende forma in uno spezzone autonomo rispetto al discorso dominante e si mette in cammino.
La seconda sensazione ha invece il segno chiaro e limpido di un lunghissimo istante di gioia, capace di avvolge tutti coloro che, dopo la possente presa di parola collettiva, proseguono il corteo lungo via D’Aquino, si incontrano in Piazza Giordano Bruno e, sulle note dei 99 Posse e di Rino Gaetano, si perdono in salti ritmati, abbracci tra estranei e pianti di libertà.
In mezzo c’è stato il manifestarsi di un evento, cosi chiaro e limpido che per una volta anche i tentativi di narrare altro rispetto alla realtà, attribuendo l’esito della giornata a poche centinaia di persone, ai cobas, e ai centri sociali, viene travolto dall’emersione di un discorso di verità così netto e rigoroso da rendere infruttuoso il triste chiacchiericcio dei contestati.
Un gruppo disomogeneo di operai (aumentati esponenzialmente con l’avanzare del corteo) insieme ad altre categorie professionali, disoccupati, precari e studenti e ha prima preteso e poi preso la parola, durante il comizio conclusivo della manifestazione intersindacale. Nessun atteggiamento brutale, nessun comportamento barbaro, nessuna prepotenza: solo l’avanzare preciso e inarrestabile di una moltitudine in divenire che, senza titubanze, tra gli applausi di una rilevante parte della piazza sindacale (come riportato da giornalisti locali e nazionali non allineati) si è materializzata davanti ad un palco tremendamente distante, sordo, vuoto. Per una volta, anche Repubblica è costretta ad ammettere come non fosse presente “nessun black bloc, né no global. La contestazione alla manifestazione di Cgil Cisl e Uil ha le facce stanche di operai Ilva”.
Ciò che resta della giornata di mobilitazione è l’emersione di un discorso di dignità, cosi preciso, spontaneo e netto, da coinvolgere nella contestazione anche chi era in piazza per ascoltare i sindacati, addirittura qualcuno del servizio d’ordine della Cgil. Non solo: allo stesso tempo la giornata del 2 segna l’inizio di una narrazione autogestita dei propri desideri da parte dei tantissimi che, dopo il proprio intervento politico, scelgono di celebrare altrove, in forma separata, i propri riti, disertando la piazza del comizio dei sindacati, che inesorabilmente si svuota.
Bonne nuit. Al momento dell’ingresso in piazza dello spezzone autogestito, il segretario generale della Fiom Landini si apprestava ad iniziare il suo intervento. La circostanza (casuale) suggerisce una riflessione: è il sintomo di un distacco in (inesorabile) fase di ampliamento tra rappresentanza sindacale (tutta) e lavoratori. Ieri anche la Fiom è rimasta travolta dal meccanismo in atto, e le posizioni (parzialmente) divergenti assunte sulla tematica risultano inevitabilmente schiacciate dalla scelta di fare fronte comune con gli altri sindacati, manifestando addirittura insieme anche a chi nei giorni scorsi, rischiando il linciaggio da parte degli operai, ha espresso solidarietà a Riva e continua a sostenerne gli interessi della proprietà dell’Ilva.
La sinistra tutta, ovviamente, reagisce fin da subito in maniera scomposta. Oltre l’avversione atavica per tutto ciò che può essere un frammento di rivolta e di messa in discussione dell’esistente (nella triste convinzione che il mondo si possa cambiare a suon di comunicati stampa e dibattiti) si avverte un certo loro fastidio per il linguaggio usato dagli operai – diretto, fuori dal solito politichese e slegato dalle formule di rito – e per l’orgogliosa volontà da parte del comitato – il peccato originale – di farsi la politica da sé.
Fa specie che chi fino a ieri ha (stra)parlato di Syriza oggi condanni la mobilitazione, facendo finta di ignorare che il partito della sinistra greca si è conquistato il suo consenso proprio alimentando le rivolte degli ultimi contro l’1%.
Il treruote è la perfetta rappresentazione di questa frattura: le classi dirigenti proprio non riescono a comprendere come un esercito di sognatori dotato di barcollante apecar abbia ricevuto un consenso così diffuso tanto da diventare, nel giro di qualche ora, il punto di riferimento di chi vuole provare a costruire altro rispetto alle macerie dell’esistente.
Le forme dell’informale. La strada da compiere, in ogni caso, resta in salita, ed è bene ricordarselo sempre. La giornata di ieri rappresenta l’inizio di un possibile percorso di salvezza, ed è necessario ora organizzare fin da subito un discorso politico chiaro e netto sul piano dell’alternativa. Non è affatto il momento della responsabilità: bisogna invece continuare a navigare in mare aperto, mettere sul piatto della bilancia e far pesare gli umori e i desideri di una città che vuole, con estrema dignità, emergere dalla melma dell’esistente.
Da questo punto di vista, la pratica delle assemblea pubbliche in piazza, alimentate da discorsi chiari e netti, e la collocazione fuori dalle rappresentanze (elementi che segnano affinità con lo stile dell’Occupy spagnolo e americano), producono immediatamente un distacco nei confronti di chi, ancora oggi, pensa di poter riprodurre all’infinito la politica della ragion di Stato, degli incontri separati e delle passioni tristi.
Il sottrarsi da ciò che finora ha dominato le nostre vite, rendendole infelici, è un processo, non un evento, e proprio per questo, oltre a raccontare e raccontarsi l’ampiezza e la portata delle gestualità messe in scena il 2, bisogna tener presente che abbiamo, sul piano della mobilitazione e del consenso, tutto da conquistare.
La sottrazione dal discorso dominante è il punto di partenza, necessario ma non sufficiente. Sono già presenti elementi in divenire capaci di essere potenzialmente programma politico, e quanto questo discorso di dignità possa diventare alternativa reale dipende dalla disponibilità di tutti per iniziare la costruzione, a partire dalle miserie dell’esistente, di una città e un mondo nuovi e più giusti.
Si riparte da subito, con un nuovo appuntamento pubblico in piazza (questa volta nel quartiere Tamburi, il più soggetto all’inquinamento, praticamente contiguo con la fabbrica). É il continuare la produzione di un racconto chiaro: i nostri corpi sono qui e si oppongono, inesorabilmente, ai vostri ricatti; continuano a conoscersi e si organizzano.
Non è bastato l’allarmismo su presunti arrivi di black bloc a fermare la partecipazione spontanea allo spezzone eretico in coda al corteo intersindacale, non basteranno le impacciate piroette dei contestati a formulare un ordine del discorso diverso rispetto ai bisogni e ai desideri che si sono affermati pubblicamente in piazza. Non ci nascondiamo più, non retrocediamo, non possiamo permettercelo: è proprio questo il paradosso del treruote. Il suo procedere titubante diventa, improvvisamente, un’andatura possente, sicura, sulla spinta dei desideri del divenire 99%.
Due emozioni distinte segnano il tempo di una mattinata intensa, quella del 2 agosto, che genera un possibile punto di non ritorno per i movimenti – non solo locali – e un’opportunità per tutti, con la contestazione diretta al comizio unitario delle organizzazioni sindacali e la forte presa di parola collettiva di un comitato nato tutto al di fuori delle rappresentanze politiche e sindacali.
La prima emozione – un insieme di tensione, attesa per il divenire moltitudine e fiducia nel possibile – avvolge l’aria intorno al punto di ritrovo degli eretici, estranei alle litanie dei dirigenti sindacali e politici. È il segno palpabile di un desiderio che si realizza collettivamente, prende forma in uno spezzone autonomo rispetto al discorso dominante e si mette in cammino.
La seconda sensazione ha invece il segno chiaro e limpido di un lunghissimo istante di gioia, capace di avvolge tutti coloro che, dopo la possente presa di parola collettiva, proseguono il corteo lungo via D’Aquino, si incontrano in Piazza Giordano Bruno e, sulle note dei 99 Posse e di Rino Gaetano, si perdono in salti ritmati, abbracci tra estranei e pianti di libertà.
In mezzo c’è stato il manifestarsi di un evento, cosi chiaro e limpido che per una volta anche i tentativi di narrare altro rispetto alla realtà, attribuendo l’esito della giornata a poche centinaia di persone, ai cobas, e ai centri sociali, viene travolto dall’emersione di un discorso di verità così netto e rigoroso da rendere infruttuoso il triste chiacchiericcio dei contestati.
Un gruppo disomogeneo di operai (aumentati esponenzialmente con l’avanzare del corteo) insieme ad altre categorie professionali, disoccupati, precari e studenti e ha prima preteso e poi preso la parola, durante il comizio conclusivo della manifestazione intersindacale. Nessun atteggiamento brutale, nessun comportamento barbaro, nessuna prepotenza: solo l’avanzare preciso e inarrestabile di una moltitudine in divenire che, senza titubanze, tra gli applausi di una rilevante parte della piazza sindacale (come riportato da giornalisti locali e nazionali non allineati) si è materializzata davanti ad un palco tremendamente distante, sordo, vuoto. Per una volta, anche Repubblica è costretta ad ammettere come non fosse presente “nessun black bloc, né no global. La contestazione alla manifestazione di Cgil Cisl e Uil ha le facce stanche di operai Ilva”.
Ciò che resta della giornata di mobilitazione è l’emersione di un discorso di dignità, cosi preciso, spontaneo e netto, da coinvolgere nella contestazione anche chi era in piazza per ascoltare i sindacati, addirittura qualcuno del servizio d’ordine della Cgil. Non solo: allo stesso tempo la giornata del 2 segna l’inizio di una narrazione autogestita dei propri desideri da parte dei tantissimi che, dopo il proprio intervento politico, scelgono di celebrare altrove, in forma separata, i propri riti, disertando la piazza del comizio dei sindacati, che inesorabilmente si svuota.
Bonne nuit. Al momento dell’ingresso in piazza dello spezzone autogestito, il segretario generale della Fiom Landini si apprestava ad iniziare il suo intervento. La circostanza (casuale) suggerisce una riflessione: è il sintomo di un distacco in (inesorabile) fase di ampliamento tra rappresentanza sindacale (tutta) e lavoratori. Ieri anche la Fiom è rimasta travolta dal meccanismo in atto, e le posizioni (parzialmente) divergenti assunte sulla tematica risultano inevitabilmente schiacciate dalla scelta di fare fronte comune con gli altri sindacati, manifestando addirittura insieme anche a chi nei giorni scorsi, rischiando il linciaggio da parte degli operai, ha espresso solidarietà a Riva e continua a sostenerne gli interessi della proprietà dell’Ilva.
La sinistra tutta, ovviamente, reagisce fin da subito in maniera scomposta. Oltre l’avversione atavica per tutto ciò che può essere un frammento di rivolta e di messa in discussione dell’esistente (nella triste convinzione che il mondo si possa cambiare a suon di comunicati stampa e dibattiti) si avverte un certo loro fastidio per il linguaggio usato dagli operai – diretto, fuori dal solito politichese e slegato dalle formule di rito – e per l’orgogliosa volontà da parte del comitato – il peccato originale – di farsi la politica da sé.
Fa specie che chi fino a ieri ha (stra)parlato di Syriza oggi condanni la mobilitazione, facendo finta di ignorare che il partito della sinistra greca si è conquistato il suo consenso proprio alimentando le rivolte degli ultimi contro l’1%.
Il treruote è la perfetta rappresentazione di questa frattura: le classi dirigenti proprio non riescono a comprendere come un esercito di sognatori dotato di barcollante apecar abbia ricevuto un consenso così diffuso tanto da diventare, nel giro di qualche ora, il punto di riferimento di chi vuole provare a costruire altro rispetto alle macerie dell’esistente.
Le forme dell’informale. La strada da compiere, in ogni caso, resta in salita, ed è bene ricordarselo sempre. La giornata di ieri rappresenta l’inizio di un possibile percorso di salvezza, ed è necessario ora organizzare fin da subito un discorso politico chiaro e netto sul piano dell’alternativa. Non è affatto il momento della responsabilità: bisogna invece continuare a navigare in mare aperto, mettere sul piatto della bilancia e far pesare gli umori e i desideri di una città che vuole, con estrema dignità, emergere dalla melma dell’esistente.
Da questo punto di vista, la pratica delle assemblea pubbliche in piazza, alimentate da discorsi chiari e netti, e la collocazione fuori dalle rappresentanze (elementi che segnano affinità con lo stile dell’Occupy spagnolo e americano), producono immediatamente un distacco nei confronti di chi, ancora oggi, pensa di poter riprodurre all’infinito la politica della ragion di Stato, degli incontri separati e delle passioni tristi.
Il sottrarsi da ciò che finora ha dominato le nostre vite, rendendole infelici, è un processo, non un evento, e proprio per questo, oltre a raccontare e raccontarsi l’ampiezza e la portata delle gestualità messe in scena il 2, bisogna tener presente che abbiamo, sul piano della mobilitazione e del consenso, tutto da conquistare.
La sottrazione dal discorso dominante è il punto di partenza, necessario ma non sufficiente. Sono già presenti elementi in divenire capaci di essere potenzialmente programma politico, e quanto questo discorso di dignità possa diventare alternativa reale dipende dalla disponibilità di tutti per iniziare la costruzione, a partire dalle miserie dell’esistente, di una città e un mondo nuovi e più giusti.
Si riparte da subito, con un nuovo appuntamento pubblico in piazza (questa volta nel quartiere Tamburi, il più soggetto all’inquinamento, praticamente contiguo con la fabbrica). É il continuare la produzione di un racconto chiaro: i nostri corpi sono qui e si oppongono, inesorabilmente, ai vostri ricatti; continuano a conoscersi e si organizzano.
Non è bastato l’allarmismo su presunti arrivi di black bloc a fermare la partecipazione spontanea allo spezzone eretico in coda al corteo intersindacale, non basteranno le impacciate piroette dei contestati a formulare un ordine del discorso diverso rispetto ai bisogni e ai desideri che si sono affermati pubblicamente in piazza. Non ci nascondiamo più, non retrocediamo, non possiamo permettercelo: è proprio questo il paradosso del treruote. Il suo procedere titubante diventa, improvvisamente, un’andatura possente, sicura, sulla spinta dei desideri del divenire 99%.
* attivista di Occupy ArcheoTower
Taranto: libera! Ovvero: alla manifestazione in difesa dell'Ilva di padron Riva - sindacati, politici di destra e di sinistra, giornalisti di pastette varie, vescovi e sagrestani uniti nella lotta - qualcosa di inaspettato è accaduto.
di Chiara Vozza
Il corteo ha già cominciato ad avanzare, arrivo da una traversa giusto
all'altezza di uno spezzone che non riconosco: alcune centinaia di persone,
lì per lì penso che siano militanti dei centri sociali, ma no, certo non
tutti, certo non la maggior parte, lo stile, le facce, non sono quelli, e le
ragazze sono pochissime, si contano sulle dita delle mani.
E poi, il mezzo con gli amplificatori non è uno dei soliti che aprono i
cortei con il sound system, mi avvicino, passo avanti, mi faccio largo e
guardo meglio, questo è un ape car, sì insomma un treruote, con una scritta
davanti: "Angelo 'o Siciliano - Trasporti e Traslochi" (traslochi? certo che
il signor Angelo dev'essere uno che non si ferma davanti a banali
limitazioni di ordine pratico, o magari chissà, forse ha ragione lui, forse
c'è sempre più gente che per un trasloco le basta un treruote).
Ah, ecco, dimenticavo, lo striscione di apertura dice: SI AI DIRITTI NO AI
RICATTI - SALUTE AMBIENTE REDDITO OCCUPAZIONE, e slogan che mandano
affanculo padroni, politici e sindacati.
Insomma, forse ci sono un po' di ragazzi dei centri sociali, ma tutti gli
altri no: tutti gli altri chi sono?
Davanti, le bandiere della Cgil e Cisl e Uil, la testa del corteo è arrivata
in piazza della Vittoria, quando lo spezzone che sto pedinando si avvicina
sono già cominciati i comizi: loro entrano nella piazza compatti al grido di
ven-du-ti-ven-du-ti, e incredibilmente la piazza si apre, li fa passare, dal
mio posto di osservazione esterno non ho sentore di tafferugli o grida di
oltraggio, i lavoratori al seguito della Triplice non li respingono, non li
rifiutano - anzi ai margini della piazza sento mormorii della serie "e
c'hanno pure ragione.".
Mi allargo, mi allontano, torno alla piazza su un altro lato, un gruppetto
di operai con le casacche Ilva sta discutendo della cosa, uno chiede a un
altro: "Ma chi sono?" (ecco, finalmente!), e l'altro: "Operai dell'Ilva!"
"Ma si' sicuro?" "E come no? Sicuro, sicuro, so' colleghi!". Mi intrufolo:
"Scusa, ho capito bene, quelli che stanno contestando i sindacati sono
operai dell'Ilva?" "Sì, dell'Ilva, come no, tanti li conosco" . Un altro:
"Però non va bene, perché non li fanno parlare? Sono operai pure loro, anche
se non sono d'accordo con il sindacato hanno diritto di spiegare i loro
motivi, poi i sindacalisti possono sempre rispondere" - già, perché adesso
il bailamme è che i 'dissidenti' vogliono la parola, i funzionari sul palco
non vogliono dargliela, allora quelli cominciano con i fumogeni e il casino,
così manco quelli sul palco possono parlare - "See, e da dove te ne vieni tu
col 'diritto'? - interviene un altro del gruppetto - Non li possono fare
parlare, se li fanno parlare lo sanno che non possono rispondere niente, lo
sappiamo tutti che si sono venduti per anni e loro lo sanno che lo sappiamo,
mo' ci tocca stare qua perché il posto non lo possiamo perdere, ma mica
siamo deficienti".
Alla fine dal palco una voce arriva: "La manifestazione è terminata!" - non
ci posso credere. E infatti dopo poco un'altra voce sempre dal palco
rettifica: "La manifestazone si sposta in Piazza Garibaldi! - ohibò, e come
fanno a traslocare da un momento all'altro questo ambaradam con baracca e
burattini? Neanche lo penso e già intorno a me lo dicono. "Ci spostiamo
nell'altra piazza? E come cazzo facciamo a spostarci in questa situazione?"
"Ma che vuoi stare a sentire a questi? Sciamen (andiamocene) va".
Intanto gli autorganizzati si sono presi la parola dal loro treruote,
gridano dal loro microfonoquello che, appunto, sanno tutti, cioè che in
quindici anni questi sindacati non hanno mai organizzato uno sciopero in
difesa dei diritti dei lavoratori, che si muovono solo adesso che guardacaso
ci sono di mezzo gli interessi dei padroni, qualcuno si appella a tutti i
colleghi presenti perché ricordino questo, e quello, e quella volta che, e
quando abbiamo provato a chiedere con, e quando ci volevamo ribellare a, e
ogni tessera del mosaico vergognoso che si va disegnando è intercalata da
vi-ricordate-colleghi?! I cenni delle teste dicono che sì, si ricordano, si
ricordano tutto.
E quando le voci dal treruote cominciano a parlare dei colleghi morti, dei
figli malati, i cenni di assenso non bastano più, si alzano le voci, si
levano le mani ad applaudire, mi guardo intorno, ci sono facce contratte,
occhi rabbiosi.
A questo punto chi sta parlando viene interrotto, una comunicazione
concitata: "Abbiamo ancora due minuti e poi ci caricano, allora solo
un'ultima cosa: se domani la magistratura chiude l'Ilva, che sia lo Stato a
farsi carico dei lavoratori!" .
E mi sembra anche giusto, e persino ovvio dovrebbe essere, se c'è
un'emergenza sociale, si tirino fuori i soldi per affrontarla, come si fa
per le emergenze ambientali, catastrofi e terremoti - intanto nella piazza
c'è confusione, sconcerto: "come ci caricano?" "ci mandano contro la
polizia? a noi?".
E no, non si capisce più chi sono quelli con i sindacati e chi sono quelli
con i 'dissidenti', le voci, le facce, la rabbia ora sono le stesse: proprio
le stesse.
Gli autorganizzati cominciano a defluire dalla piazza, qualcuno non
vorrebbe, si incazza, "ma possibile che debbano sempre averla vinta loro?"
Ma quelli del treruote hanno ragione, non si può rischiare una carica in
questa situazione, sarebbe un massacro e ci andrebbe di mezzo chiunque, così
alla fine cominciamo a defluire dalla piazza, lo spezzone degli
autorganizzati, io che continuo a pedinarlo e tanti altri alla spicciolata,
un operaio anziano, in casacca Ilva pure lui, incita altri ad andarsene,
grida stravolto, come se questa della minaccia della carica fosse la goccia
che fa traboccare il vaso, l'umiliazione ultima che dà la stura a tutte le
umiliazioni ingoiate negli anni, e mentre se ne va con gli altri dietro, lo
sento gridare qualcosa che non capisco e poi, chissà per quale ragionamento,
chissà qual è il legame con l'immagine dei celerini che già stanno
avanzando: "I nostri figli non sono rifiuti!".
Il treruote percorre via D'Aquino, si attesta in quella piazza che per un
breve periodo di gloria è stata piazza Giordano Bruno ma oramai è Maria
Immacolata.
Una signora prende il microfono, parla di Franco, un amico di suo figlio che
lei conosceva bene, un ragazzo meraviglioso, morto di Ilva, chiede che
"questa vittoria" - sì, dice proprio così, testualmente: "questa vittoria" -
sia dedicata a lui. Un attimo di silenzio, poi i ragazzi che circondano il
treruote cominciano a scandire, con voci dure, arrabbiate: "Uno di noi/lui
era uno di noi.".
Risalgo per via D'Aquino, voglio vedere il corteo di quelli rimasti nella
piazza, voglio vedere quanti sono, incrocio invece gente che viene giù alla
spicciolata, parte dello spezzone autorganizzato immagino, stanno sparsi per
la via ma uniti da uno slogan che continuano a ripetere: "Taranto/libera!
Taranto/libera!".
Avanzo ancora, mi fermo, aspetto, del corteo autorizzato-come-previsto non
c'è traccia, aspetto ancora, alla fine eccoli. Cioè, ecco che avanza uno
schieramento serrato di celerini, dietro intravedo i 'manifestanti'.
Allora decido che non me ne importa niente di vederli, contarli, me ne torno
a casa piuttosto: tanto non importa quanti siano quelli che avanzano
protetti dalla polizia, la storia di questa giornata l'hanno fatta quegli
altri.
ECCO IL COMUNICATO:
SI AI DIRITTI, NO AI RICATTI
SALUTE, AMBIENTE, REDDITO, OCCUPAZIONE
Il 30 luglio 2012 si è costituito il comitato spontaneo e apartitico
"Cittadini e lavoratori liberi e pensanti". Abbiamo scelto questo nome
perché crediamo che, mai come ora, sia necessario superare il conflitto
ambiente/lavoro, che fino ad ora ha visto gli operai contrapposti ai
cittadini.
Il comitato nasce con questi obiettivi: tutela della salute e dell'ambiente,
coniugata al reddito di cittadinanza e alla piena occupazione. Il comitato
riunisce operai Ilva, lavoratori, disoccupati, precari, studenti, cittadini
che d'ora in poi, per la prima volta insieme, pretendono di essere al centro
di ogni decisione politica sul futuro della città di Taranto.
Siamo uomini e donne stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute.
Imputiamo all'intera classe politica di essere stata complice del disastro
ambientale e sociale che da cinquant'anni costringe la città di Taranto a
dover svendere diritti in cambio del salario. Siamo stanchi di essere
rappresentati da sindacalisti che invece di difendere i diritti dei
lavoratori salvaguardano i profitti dell'azienda. Pretendiamo che chi ha
generato questo dramma, lo Stato prima, la famiglia Riva poi, paghi per il
disastro prodotto. Non vogliamo più pagare con le nostre vite e con i nostri
corpi le conseguenze di una crisi ambientale, economica e sociale di cui si
conoscono i colpevoli.
Il 2 agosto saremo in piazza non per contestare la decisione della
magistratura, né tanto meno per difendere gli interessi della proprietà e
le posizioni dei sindacati, ma per reclamare il rispetto di diritti
fondamentali fino ad oggi calpestati.
Invitiamo tutti coloro che considerano una vergogna il ricatto occupazionale
a cui siamo stati costretti fino ad oggi e che vogliono immaginare e
costruire insieme un'altra idea di città, a scendere per strada e a sfilare
dietro il nostro striscione: "Sì ai diritti, no ai ricatti: Salute,
Ambiente, Reddito, Occupazione".
Il corteo ha già cominciato ad avanzare, arrivo da una traversa giusto
all'altezza di uno spezzone che non riconosco: alcune centinaia di persone,
lì per lì penso che siano militanti dei centri sociali, ma no, certo non
tutti, certo non la maggior parte, lo stile, le facce, non sono quelli, e le
ragazze sono pochissime, si contano sulle dita delle mani.
E poi, il mezzo con gli amplificatori non è uno dei soliti che aprono i
cortei con il sound system, mi avvicino, passo avanti, mi faccio largo e
guardo meglio, questo è un ape car, sì insomma un treruote, con una scritta
davanti: "Angelo 'o Siciliano - Trasporti e Traslochi" (traslochi? certo che
il signor Angelo dev'essere uno che non si ferma davanti a banali
limitazioni di ordine pratico, o magari chissà, forse ha ragione lui, forse
c'è sempre più gente che per un trasloco le basta un treruote).
Ah, ecco, dimenticavo, lo striscione di apertura dice: SI AI DIRITTI NO AI
RICATTI - SALUTE AMBIENTE REDDITO OCCUPAZIONE, e slogan che mandano
affanculo padroni, politici e sindacati.
Insomma, forse ci sono un po' di ragazzi dei centri sociali, ma tutti gli
altri no: tutti gli altri chi sono?
Davanti, le bandiere della Cgil e Cisl e Uil, la testa del corteo è arrivata
in piazza della Vittoria, quando lo spezzone che sto pedinando si avvicina
sono già cominciati i comizi: loro entrano nella piazza compatti al grido di
ven-du-ti-ven-du-ti, e incredibilmente la piazza si apre, li fa passare, dal
mio posto di osservazione esterno non ho sentore di tafferugli o grida di
oltraggio, i lavoratori al seguito della Triplice non li respingono, non li
rifiutano - anzi ai margini della piazza sento mormorii della serie "e
c'hanno pure ragione.".
Mi allargo, mi allontano, torno alla piazza su un altro lato, un gruppetto
di operai con le casacche Ilva sta discutendo della cosa, uno chiede a un
altro: "Ma chi sono?" (ecco, finalmente!), e l'altro: "Operai dell'Ilva!"
"Ma si' sicuro?" "E come no? Sicuro, sicuro, so' colleghi!". Mi intrufolo:
"Scusa, ho capito bene, quelli che stanno contestando i sindacati sono
operai dell'Ilva?" "Sì, dell'Ilva, come no, tanti li conosco" . Un altro:
"Però non va bene, perché non li fanno parlare? Sono operai pure loro, anche
se non sono d'accordo con il sindacato hanno diritto di spiegare i loro
motivi, poi i sindacalisti possono sempre rispondere" - già, perché adesso
il bailamme è che i 'dissidenti' vogliono la parola, i funzionari sul palco
non vogliono dargliela, allora quelli cominciano con i fumogeni e il casino,
così manco quelli sul palco possono parlare - "See, e da dove te ne vieni tu
col 'diritto'? - interviene un altro del gruppetto - Non li possono fare
parlare, se li fanno parlare lo sanno che non possono rispondere niente, lo
sappiamo tutti che si sono venduti per anni e loro lo sanno che lo sappiamo,
mo' ci tocca stare qua perché il posto non lo possiamo perdere, ma mica
siamo deficienti".
Alla fine dal palco una voce arriva: "La manifestazione è terminata!" - non
ci posso credere. E infatti dopo poco un'altra voce sempre dal palco
rettifica: "La manifestazone si sposta in Piazza Garibaldi! - ohibò, e come
fanno a traslocare da un momento all'altro questo ambaradam con baracca e
burattini? Neanche lo penso e già intorno a me lo dicono. "Ci spostiamo
nell'altra piazza? E come cazzo facciamo a spostarci in questa situazione?"
"Ma che vuoi stare a sentire a questi? Sciamen (andiamocene) va".
Intanto gli autorganizzati si sono presi la parola dal loro treruote,
gridano dal loro microfonoquello che, appunto, sanno tutti, cioè che in
quindici anni questi sindacati non hanno mai organizzato uno sciopero in
difesa dei diritti dei lavoratori, che si muovono solo adesso che guardacaso
ci sono di mezzo gli interessi dei padroni, qualcuno si appella a tutti i
colleghi presenti perché ricordino questo, e quello, e quella volta che, e
quando abbiamo provato a chiedere con, e quando ci volevamo ribellare a, e
ogni tessera del mosaico vergognoso che si va disegnando è intercalata da
vi-ricordate-colleghi?! I cenni delle teste dicono che sì, si ricordano, si
ricordano tutto.
E quando le voci dal treruote cominciano a parlare dei colleghi morti, dei
figli malati, i cenni di assenso non bastano più, si alzano le voci, si
levano le mani ad applaudire, mi guardo intorno, ci sono facce contratte,
occhi rabbiosi.
A questo punto chi sta parlando viene interrotto, una comunicazione
concitata: "Abbiamo ancora due minuti e poi ci caricano, allora solo
un'ultima cosa: se domani la magistratura chiude l'Ilva, che sia lo Stato a
farsi carico dei lavoratori!" .
E mi sembra anche giusto, e persino ovvio dovrebbe essere, se c'è
un'emergenza sociale, si tirino fuori i soldi per affrontarla, come si fa
per le emergenze ambientali, catastrofi e terremoti - intanto nella piazza
c'è confusione, sconcerto: "come ci caricano?" "ci mandano contro la
polizia? a noi?".
E no, non si capisce più chi sono quelli con i sindacati e chi sono quelli
con i 'dissidenti', le voci, le facce, la rabbia ora sono le stesse: proprio
le stesse.
Gli autorganizzati cominciano a defluire dalla piazza, qualcuno non
vorrebbe, si incazza, "ma possibile che debbano sempre averla vinta loro?"
Ma quelli del treruote hanno ragione, non si può rischiare una carica in
questa situazione, sarebbe un massacro e ci andrebbe di mezzo chiunque, così
alla fine cominciamo a defluire dalla piazza, lo spezzone degli
autorganizzati, io che continuo a pedinarlo e tanti altri alla spicciolata,
un operaio anziano, in casacca Ilva pure lui, incita altri ad andarsene,
grida stravolto, come se questa della minaccia della carica fosse la goccia
che fa traboccare il vaso, l'umiliazione ultima che dà la stura a tutte le
umiliazioni ingoiate negli anni, e mentre se ne va con gli altri dietro, lo
sento gridare qualcosa che non capisco e poi, chissà per quale ragionamento,
chissà qual è il legame con l'immagine dei celerini che già stanno
avanzando: "I nostri figli non sono rifiuti!".
Il treruote percorre via D'Aquino, si attesta in quella piazza che per un
breve periodo di gloria è stata piazza Giordano Bruno ma oramai è Maria
Immacolata.
Una signora prende il microfono, parla di Franco, un amico di suo figlio che
lei conosceva bene, un ragazzo meraviglioso, morto di Ilva, chiede che
"questa vittoria" - sì, dice proprio così, testualmente: "questa vittoria" -
sia dedicata a lui. Un attimo di silenzio, poi i ragazzi che circondano il
treruote cominciano a scandire, con voci dure, arrabbiate: "Uno di noi/lui
era uno di noi.".
Risalgo per via D'Aquino, voglio vedere il corteo di quelli rimasti nella
piazza, voglio vedere quanti sono, incrocio invece gente che viene giù alla
spicciolata, parte dello spezzone autorganizzato immagino, stanno sparsi per
la via ma uniti da uno slogan che continuano a ripetere: "Taranto/libera!
Taranto/libera!".
Avanzo ancora, mi fermo, aspetto, del corteo autorizzato-come-previsto non
c'è traccia, aspetto ancora, alla fine eccoli. Cioè, ecco che avanza uno
schieramento serrato di celerini, dietro intravedo i 'manifestanti'.
Allora decido che non me ne importa niente di vederli, contarli, me ne torno
a casa piuttosto: tanto non importa quanti siano quelli che avanzano
protetti dalla polizia, la storia di questa giornata l'hanno fatta quegli
altri.
ECCO IL COMUNICATO:
SI AI DIRITTI, NO AI RICATTI
SALUTE, AMBIENTE, REDDITO, OCCUPAZIONE
Il 30 luglio 2012 si è costituito il comitato spontaneo e apartitico
"Cittadini e lavoratori liberi e pensanti". Abbiamo scelto questo nome
perché crediamo che, mai come ora, sia necessario superare il conflitto
ambiente/lavoro, che fino ad ora ha visto gli operai contrapposti ai
cittadini.
Il comitato nasce con questi obiettivi: tutela della salute e dell'ambiente,
coniugata al reddito di cittadinanza e alla piena occupazione. Il comitato
riunisce operai Ilva, lavoratori, disoccupati, precari, studenti, cittadini
che d'ora in poi, per la prima volta insieme, pretendono di essere al centro
di ogni decisione politica sul futuro della città di Taranto.
Siamo uomini e donne stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute.
Imputiamo all'intera classe politica di essere stata complice del disastro
ambientale e sociale che da cinquant'anni costringe la città di Taranto a
dover svendere diritti in cambio del salario. Siamo stanchi di essere
rappresentati da sindacalisti che invece di difendere i diritti dei
lavoratori salvaguardano i profitti dell'azienda. Pretendiamo che chi ha
generato questo dramma, lo Stato prima, la famiglia Riva poi, paghi per il
disastro prodotto. Non vogliamo più pagare con le nostre vite e con i nostri
corpi le conseguenze di una crisi ambientale, economica e sociale di cui si
conoscono i colpevoli.
Il 2 agosto saremo in piazza non per contestare la decisione della
magistratura, né tanto meno per difendere gli interessi della proprietà e
le posizioni dei sindacati, ma per reclamare il rispetto di diritti
fondamentali fino ad oggi calpestati.
Invitiamo tutti coloro che considerano una vergogna il ricatto occupazionale
a cui siamo stati costretti fino ad oggi e che vogliono immaginare e
costruire insieme un'altra idea di città, a scendere per strada e a sfilare
dietro il nostro striscione: "Sì ai diritti, no ai ricatti: Salute,
Ambiente, Reddito, Occupazione".
Ilva, il giorno della protesta sciopero e cortei a Taranto. Autorganizzati e Cobas bloccano comizio
TARANTO – I lavoratori dell’Ilva hanno iniziato la mobilitazione
uscendo dalla fabbrica per preparare i due cortei in coincidenza con lo
sciopero di ventiquattro ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil e dai
sindacati di categoria dei metalmeccanici (alla manifestazione aderisce
anche l’Ugl) dopo il sequestro di sei impianti dell’area a caldo
imposto dalla magistratura per disastro ambientale.
I due cortei partiranno dal Ponte di Pietra, nella città vecchia e
dal piazzale antistante l’arsenale militare. Alla testa di uno dei due
cortei, nella fase conclusiva della manifestazione, ci saranno i
segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele
Bonanni e Luigi Angeletti; nell’altro corteo i segretari nazionali dei
sindacati dei metalmeccanici, Maurizio Landini (Fiom), Giuseppe Farina
e Franco Bentivoglio (Fim) e Rocco Palombella (Uilm).
Contemporaneamente a Bari il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini,
insieme alla governatore della Puglia, Nichi Vendola, terrà una serie
di incontri alla presidenza della Regione Puglia. Clini incontrerà in
mattinata i rappresentanti degli enti locali, una delegazione di
parlamentari ed il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante; nel pomeriggio
avrà un confronto con i leader sindacali nazionali e con
Confindustria.
ORE 9:20 - MIGLIAIA DI PERSONE IN STRADA
Migliaia di lavoratori dell’Ilva stanno attraversando la città
vecchia di Taranto in uno dei due cortei organizzati per la
manifestazione di protesta dopo il sequestro di sei impianti a caldo
dello stabilimento siderurgico. Gli operai, sventolando le bandiere
delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil intonano spesso lo
slogan 'Il lavoro non si toccà e stanno raggiungendo il centro
cittadino, dove si uniranno all’altro corteo partito dal piazzale
antistante l’arsenale militare.
ORE 9:30 - PARTITO SECONDO CORTEO DA ARSENALE TARANTO
E' partito poco fa dal piazzale antistante l’Arsenale militare di
Taranto il secondo dei due cortei organizzati dai sindacati confederali
e metalmeccanici a sostegno dei lavoratori dell’Ilva. Sono migliaia i
manifestanti muniti di fischietti, bandiere e striscioni che stanno
sfilando nel centro cittadino. In testa campeggia un grande manifesto
con la scritta: “Difendere il lavoro per tutelare salute, sicurezza e
ambiente”. E’ atteso anche l’arrivo dei tre segretari nazionali di Fim,
Fiom e Uilm. Al corteo partecipano molte donne. C'è un imponente
servizio d’ordine con carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa
per scongiurare possibili problemi di ordine pubblico.
ORE 9:35 - CAMUSSO: PROBLEMA RIGUARDA ASSETTO INDUSTRIALE PAESE
“Il problema dell’Ilva è il problema dell’assetto industriale del
nostro Paese. Dobbiamo sapere che se non si trovassero soluzioni
saremmo costretti a importare acciaio dall’estero”. Lo ha detto il
segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che partecipa ad uno
dei due cortei organizzati dai sindacati a Taranto dopo il sequestro
dell’area a caldo del siderurgico.
«E' essenziale che l’azienda cambi atteggiamento, perchè troppo
spesso ha avuto quello di chi voleva fare tutto ciò che desiderava,
senza attenzione ai problemi e anche all’innovazione tecnologica
fondamentale per fare produzione di qualità». «Speriamo – ha aggiunto –
che i segnali di questi giorni siano positivi, perchè occorrono
risorse, scelte e rispetto per tutti i soggetti in campo».
ORE 10:00 - LANDINI (FIOM): L'AZIENDA DIA SEGNALI CON INVESTIMENTI
«Abbiamo deciso di scioperare e manifestare nella città e di
discutere con la città proprio perchè vogliamo unire il diritto al
lavoro col diritto alla salute e allo sviluppo del territorio». Lo ha
detto il leader nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a margine
della manifestazione in corso a Taranto.
«Non è facile – ha proseguito Landini – perchè ci sono anni di
ritardi, ma bisogna provare a voltare pagina. Noi ci rivolgiamo
direttamente all’azienda, al nuovo presidente dell’Ilva, perchè dicano
delle cose chiare. Per abbattere le polveri c'è bisogno di fare degli
investimenti, si sa dove agire, dai parchi alla cokeria, e di fronte a
un impegno preciso dell’Ilva anche le istituzioni, a partire dal
governo, faranno la loro parte». Landini ha precisato che i sindacati
vogliono «difendere il lavoro e dire che l’idea di fermare lo
stabilimento non sta in piedi. Sappiamo che i problemi non si risolvono
in pochi giorni ma è il momento di fare delle cose concrete. Non è il
momento di dividere – ha sottolineato il leader della Fiom – ma di
unire per recuperare dei ritardi anche nostri».
10:05 - BENTIVOGLI (FIM): MANIFESTAZIONE IMPONENTE
«C'è già un concentramento straripante di lavoratori, accompagnati
dai loro familiari, e altre duemila persone sono in attesa davanti ai
cancelli dell’azienda per raggiungere il corteo». Lo ha detto il
segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che sta
partecipando a Taranto al corteo a sostegno dei lavoratori dell’Ilva.
«E' una manifestazione imponente, di portata storica. Da questa
partecipazione – ha aggiunto Bentivogli – si percepisce il forte
consenso dei cittadini che hanno compreso le istanze di chi vuol
difendere il posto di lavoro. Bisogna dare continuità allo
stabilimento».
Bentivogli ha poi fatto presente che la manifestazione «è contro l’
inquinamento e a tutela dell’occupazione. La città non accetta il fatto
che per molte cose non realizzate, a pagare siano solo i lavoratori».
ORE 10:15 - CORTEI CONGIUNTI IN PIAZZA DELLA VITTORIA
I due cortei partiti separatamente si sono congiunti in Piazza della
Vittoria dove sta per cominciare il comizio che verrà concluso dai
segretari nazionali di Cigl, Cisl e Uil. La piazza è gremita da
migliaia di persone.
ORE 10:20 - ANGELETTI: NON ACCETTEREMO CHIUSURA
«Non accetteremo per nessuna ragione la chiusura dell’Ilva. Molto
spesso parlano persone che non conoscono quello che dicono». Lo ha
detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, dal palco di
Piazza della Vittoria a Taranto durante il comizio conclusivo della
manifestazione per l’Ilva.
«Non vogliamo fare pressioni su nessuno, ma abbiamo il diritto non
solo di dire ciò che vogliamo ma di dire che se non ci fanno lavorare,
noi non spariremo in silenzio, se non ci fanno stare nelle fabbriche
noi staremo nelle piazze». Lo ha detto il leader nazionale della Uil,
Luigi Angeletti, alla manifestazione di Taranto contro la chiusura dell’
Ilva. Non si può pensare di chiudere la fabbrica - ha aggiunto «perchè
al disastro ambientale si aggiungerebbe il disastro sociale».
ORE 10:30 - CONTESTAZIONE CON FUMOGENI: SOSPESO COMIZIO
Un gruppo di contestatori dei Cobas ha fatto una incursione con
fumogeni nella piazza della Vittoria dove era in corso il comizio dei
leader sindacali confederali. Il comizio è stato sospeso.
La manifestazione sindacale è stata conclusa in seguito all’
incursione di un centinaio di contestatori appartenenti a Cobas e
centri sociali. Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno
impedito che i contestatori raggiungessero il palco. L’interruzione è
avvenuta durante l’intervento del segretario Fiom Landini.
I contestatori, giunti nel cuore della piazza a bordo di un
furgoncino da cui diffondevano fumogeni colorati, sono stati invitati
dagli organizzatori della manifestazione sindacale a prendere la parola
dal palco. Si tratta di formazioni che sostengono la necessità di
chiusura immediata dell’Ilva per interrompere la diffusione di
inquinanti e contestano la posizione dei sindacati che vogliono
salvaguardare lavoro e ambiente.
I contestatori che hanno interrotto la manifestazione sindacale di
Taranto sono giunti in piazza facendosi largo tra la folla a bordo di
un Apecar. Hanno diffuso fumogeni e lanciato uova contro il palco da
dove era in corso il comizio. Secondo quanto riferito dal segretario
della Fiom, Maurizio Landini, durante l’incursione i contestatori hanno
staccato fili del sistema di amplificazione. L’incursione era stata
preceduta da fischi durante il comizio del leader della Cisl, Raffaele
Bonanni.
ORE 11:00 - CONCLUSO BLITZ CONTESTATORI, PIAZZA TARANTO SI SVUOTA
L'incursione dei contromanifestanti si è conclusa ed ora il gruppo di
contestatori sta indietreggiando raggiungendo i margini della piazza
scortato dalle forze di polizia. Uno dei contestatori, in piedi
sull'Apecar, ha letto un volantino contro i sindacati accusati di
essere troppo vicini all’Ilva e di difendere l’azienda più che la
salute dei cittadini e dei lavoratori.
Dal momento dell’interruzione della manifestazione sindacale la
piazza si è andata progressivamente svuotando.
11:05 - CONTESTAZIONE, RIPRENDE COMIZIO TARANTO
Dopo l’uscita dalla piazza della Vittoria dei contestatori che hanno
interrotto la manifestazione organizzata dai sindacati confederali, è
ripreso da pochi minuti il comizio dei leader sindacali. Dal palco
erano riusciti a parlare il leader della Cisl Buonanni e della UIl
Angeletti, e il leader della Fiom, Landini. E’ in corso ora l’
intervento del segretario della Cgil, Susanna Camusso.
ORE 11:05 - LANDINI (FIOM), CONTESTAZIONE NON ACCOLTA DA PIAZZA
“E' stata una contestazione premeditata, non accolta però dal resto
della piazza”. Lo ha detto ai giornalisti il leader nazionale della
Fiom, Maurizio Landini commentando la sospensione del comizio in
seguito all’arrivo di un gruppo di contestatori.
“Quella di oggi – ha aggiunto – è stata comunque una grande
manifestazione. L'inquinamento non è solo dell’Ilva. Si pagano anche
gli inquinamenti e gli errori fatti quando l’azienda è nata ed era
pubblica”.
“Erano anni che non si vedeva una manifestazione di questo genere. E’
stato un errore interromperla”. “La nostra controparte è l’Ilva – ha
aggiunto – noi siamo per unire la città. La Fiom non nasconde che c'è
un problema di recuperare il rapporto con i lavoratori. Ma per il fatto
che la magistratura debba supplire alla politica, non si può
dimenticare quello che non ha fatto la politica in passato”.
ORE 11:20 - BONANNI (CISL): IMPENSABILE PERDERE 20MILA POSTI LAVORO
“E' impensabile che si possano perdere ventimila posti di lavoro.
Questa manifestazione vuole richiamare l’attenzione su un’emergenza
nazionale”. Lo ha detto il segretario nazionale della Cisl Raffaele
Bonanni prima dell’interruzione del comizio in piazza della Vittoria a
Taranto. “Questa – ha proseguito – è una grande manifestazione di
piazza e di popolo. Una città che si stringe attorno alla sua certezza.
Con queste premesse ce la faremo”.
ORE 11:25 - CAMUSSO: NON SI RISANA IMPIANTO FERMANDOLO
«Non si risana impianto siderurgico fermandolo. C'è bisogno di
investimenti che devono essere fatti con lo stabilimento in marcia,
chiediamo al governo investimenti e chiediamo che ciascuno faccia la
sua parte». Lo ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso, nel
suo intervento che ha concluso la manifestazione di Taranto contro la
chiusura dell’Ilva.
«Una situazione così non ce la saremmo mai immaginata: svegliarci una
mattina e chiederci se una delle più grandi fabbriche del paese sarebbe
rimasta aperta o no». «Questa non è una gara a chi urla di più – ha
aggiunto – è una difficilissima vertenza sindacale che ha bisogno di
unità del lavoro, dei sindacato e dei lavoratori e delle lavoratrici».
«Bisogna resistere un minuto di più di una controparte che non vuole
fare le cose. Serve la straordinaria compostezza della classe operaia
di Taranto. Cambiare si può e lo faremo».
«Non è giusto e non è legittimo impedire lo svolgimento di una
manifestazione». «E' sempre facile dire – ha aggiunto – che si poteva
fare qualcosa di più. Non è ammissibile però che in una vicenda così
complicata si faccia del sindacato e dei lavoratori il capro
espiatorio. Così loro (riferito ai contestatori, ndr) hanno ottenuto
una visibilità che altrimenti non avrebbero avuto».
“Non si può contrapporre lavoro a salute – ha detto ancora – ma
bisogna continuare a investire e vogliamo conoscere il piano dell’
azienda. Bisogna intervenire sul parco minerali e non si può continuare
a dire che non è possibile. Lo fanno altre aziende e vale anche per l’
Ilva”.
ORE 11:35 - CONTESTATORE: QUESTI SINDACATI NON CI RAPPRESENTANO
«Questi sindacati non ci rappresentano». Lo ha detto uno dei
contestatori, operaio dell’Ilva, che hanno interrotto il comizio dei
segretari confederali e dei metalmeccanici a Taranto. «Hanno tirato il
peggio di noi, il peggio di questa città . In quella fabbrica - ha
aggiunto – non ci sono diritti, non c'è dignità. C'è abbandono totale.
Noi conosciamo i nostri problemi e chi ci rappresenta. Se un segretario
interviene a un’assemblea manifestando solidarietà a otto persone che
ci hanno sottomessi, perseguitati, minacciati e avvelenati – ha
concluso il lavoratore – è un sindacato che non conosce i nostri
diritti o è troppo assoggettato all’azienda».
ORE 11:36 - CONCLUSA MANIFESTAZIONE
Si è conclusa a Taranto la manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e
Uil a sostegno dei lavoratori dell’Ilva. L’ultima a prendere la parola
è stato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. La
manifestazione è terminata senza disordini. I contestatori - poco più
di un centinaio – si sono allontanati dalla piazza seguiti dalle forze
dell’ordine in tenuta antisommossa.
ORE 11:50 - FERRANTE: BISOGNA USARE BUONSENSO
«Bisogna sempre conservare e usare molto buon senso, chi interviene
per turbare non fa un grande servizio alle ragioni dei lavoratori e
della democrazia»: così il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, a Bari
ha risposto alle domande dei cronisti sulla interruzione, da parte di
un centinaio di contestatori, della manifestazione che si è tenuta
stamani a Taranto. Nella sede della Regione Puglia Ferrante parteciperà
ad un incontro con il governatore, Nichi Vendola, e il ministro dell’
Ambiente, Corrado Clini.
Ferrante ha aggiunto che “le manifestazioni dei lavoratori sono
giuste, legittime e danno l'idea della volontà di essere presenti per
conservare il posto di lavoro”. “Ben vengano – ha proseguito il
presidente dell’Ilva – queste manifestazioni che io vedo con grande
favore”.
Parlando con i cronisti, Ferrante ha sottolineato che “bisogna sempre
rispettare il diritto a manifestare. Chi interviene per turbare gli
animi – ha ribadito Ferrante – non fa un grande servizio alle ragioni
dei lavoratori e alle ragioni della democrazia”.
La dirigenza dell’Ilva «è vicinissima ai lavoratori e con loro
combatteremo per far valere le nostre ragioni». «Confermo – ha
proseguito Ferrante – la nostra precisa e decisa volontà di tutelare i
livelli occupazionali e la vita dell’impresa». «Il nostro impegno è
quello di coniugare lavoro, salute, impresa ed ambiente: sono – ha
sottolineato - termini non in contrasto; in un Paese moderno questi
termini non possono essere in contrasto». «Con le istituzioni – ha
concluso – continueremo il dialogo per far valere le nostre ragioni».
ORE 12:17 - LAVORATORI DITTE APPALTO BLOCCANO PONTE TARANTO
Un centinaio di lavoratori delle ditte d’appalto dell’Ilva, che ha
partecipato alla manifestazione dei sindacati, ha presidiato il ponte
girevole bloccandolo su entrambi i lati e non consentendo la
circolazione delle auto. Poi hanno tolto il presidio in coincidenza con
la fine dello sciopero previsto per oggi. La circolazione dei veicoli è
ripresa ora regolarmente.
uscendo dalla fabbrica per preparare i due cortei in coincidenza con lo
sciopero di ventiquattro ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil e dai
sindacati di categoria dei metalmeccanici (alla manifestazione aderisce
anche l’Ugl) dopo il sequestro di sei impianti dell’area a caldo
imposto dalla magistratura per disastro ambientale.
I due cortei partiranno dal Ponte di Pietra, nella città vecchia e
dal piazzale antistante l’arsenale militare. Alla testa di uno dei due
cortei, nella fase conclusiva della manifestazione, ci saranno i
segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele
Bonanni e Luigi Angeletti; nell’altro corteo i segretari nazionali dei
sindacati dei metalmeccanici, Maurizio Landini (Fiom), Giuseppe Farina
e Franco Bentivoglio (Fim) e Rocco Palombella (Uilm).
Contemporaneamente a Bari il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini,
insieme alla governatore della Puglia, Nichi Vendola, terrà una serie
di incontri alla presidenza della Regione Puglia. Clini incontrerà in
mattinata i rappresentanti degli enti locali, una delegazione di
parlamentari ed il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante; nel pomeriggio
avrà un confronto con i leader sindacali nazionali e con
Confindustria.
ORE 9:20 - MIGLIAIA DI PERSONE IN STRADA
Migliaia di lavoratori dell’Ilva stanno attraversando la città
vecchia di Taranto in uno dei due cortei organizzati per la
manifestazione di protesta dopo il sequestro di sei impianti a caldo
dello stabilimento siderurgico. Gli operai, sventolando le bandiere
delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil intonano spesso lo
slogan 'Il lavoro non si toccà e stanno raggiungendo il centro
cittadino, dove si uniranno all’altro corteo partito dal piazzale
antistante l’arsenale militare.
ORE 9:30 - PARTITO SECONDO CORTEO DA ARSENALE TARANTO
E' partito poco fa dal piazzale antistante l’Arsenale militare di
Taranto il secondo dei due cortei organizzati dai sindacati confederali
e metalmeccanici a sostegno dei lavoratori dell’Ilva. Sono migliaia i
manifestanti muniti di fischietti, bandiere e striscioni che stanno
sfilando nel centro cittadino. In testa campeggia un grande manifesto
con la scritta: “Difendere il lavoro per tutelare salute, sicurezza e
ambiente”. E’ atteso anche l’arrivo dei tre segretari nazionali di Fim,
Fiom e Uilm. Al corteo partecipano molte donne. C'è un imponente
servizio d’ordine con carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa
per scongiurare possibili problemi di ordine pubblico.
ORE 9:35 - CAMUSSO: PROBLEMA RIGUARDA ASSETTO INDUSTRIALE PAESE
“Il problema dell’Ilva è il problema dell’assetto industriale del
nostro Paese. Dobbiamo sapere che se non si trovassero soluzioni
saremmo costretti a importare acciaio dall’estero”. Lo ha detto il
segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che partecipa ad uno
dei due cortei organizzati dai sindacati a Taranto dopo il sequestro
dell’area a caldo del siderurgico.
«E' essenziale che l’azienda cambi atteggiamento, perchè troppo
spesso ha avuto quello di chi voleva fare tutto ciò che desiderava,
senza attenzione ai problemi e anche all’innovazione tecnologica
fondamentale per fare produzione di qualità». «Speriamo – ha aggiunto –
che i segnali di questi giorni siano positivi, perchè occorrono
risorse, scelte e rispetto per tutti i soggetti in campo».
ORE 10:00 - LANDINI (FIOM): L'AZIENDA DIA SEGNALI CON INVESTIMENTI
«Abbiamo deciso di scioperare e manifestare nella città e di
discutere con la città proprio perchè vogliamo unire il diritto al
lavoro col diritto alla salute e allo sviluppo del territorio». Lo ha
detto il leader nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a margine
della manifestazione in corso a Taranto.
«Non è facile – ha proseguito Landini – perchè ci sono anni di
ritardi, ma bisogna provare a voltare pagina. Noi ci rivolgiamo
direttamente all’azienda, al nuovo presidente dell’Ilva, perchè dicano
delle cose chiare. Per abbattere le polveri c'è bisogno di fare degli
investimenti, si sa dove agire, dai parchi alla cokeria, e di fronte a
un impegno preciso dell’Ilva anche le istituzioni, a partire dal
governo, faranno la loro parte». Landini ha precisato che i sindacati
vogliono «difendere il lavoro e dire che l’idea di fermare lo
stabilimento non sta in piedi. Sappiamo che i problemi non si risolvono
in pochi giorni ma è il momento di fare delle cose concrete. Non è il
momento di dividere – ha sottolineato il leader della Fiom – ma di
unire per recuperare dei ritardi anche nostri».
10:05 - BENTIVOGLI (FIM): MANIFESTAZIONE IMPONENTE
«C'è già un concentramento straripante di lavoratori, accompagnati
dai loro familiari, e altre duemila persone sono in attesa davanti ai
cancelli dell’azienda per raggiungere il corteo». Lo ha detto il
segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che sta
partecipando a Taranto al corteo a sostegno dei lavoratori dell’Ilva.
«E' una manifestazione imponente, di portata storica. Da questa
partecipazione – ha aggiunto Bentivogli – si percepisce il forte
consenso dei cittadini che hanno compreso le istanze di chi vuol
difendere il posto di lavoro. Bisogna dare continuità allo
stabilimento».
Bentivogli ha poi fatto presente che la manifestazione «è contro l’
inquinamento e a tutela dell’occupazione. La città non accetta il fatto
che per molte cose non realizzate, a pagare siano solo i lavoratori».
ORE 10:15 - CORTEI CONGIUNTI IN PIAZZA DELLA VITTORIA
I due cortei partiti separatamente si sono congiunti in Piazza della
Vittoria dove sta per cominciare il comizio che verrà concluso dai
segretari nazionali di Cigl, Cisl e Uil. La piazza è gremita da
migliaia di persone.
ORE 10:20 - ANGELETTI: NON ACCETTEREMO CHIUSURA
«Non accetteremo per nessuna ragione la chiusura dell’Ilva. Molto
spesso parlano persone che non conoscono quello che dicono». Lo ha
detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, dal palco di
Piazza della Vittoria a Taranto durante il comizio conclusivo della
manifestazione per l’Ilva.
«Non vogliamo fare pressioni su nessuno, ma abbiamo il diritto non
solo di dire ciò che vogliamo ma di dire che se non ci fanno lavorare,
noi non spariremo in silenzio, se non ci fanno stare nelle fabbriche
noi staremo nelle piazze». Lo ha detto il leader nazionale della Uil,
Luigi Angeletti, alla manifestazione di Taranto contro la chiusura dell’
Ilva. Non si può pensare di chiudere la fabbrica - ha aggiunto «perchè
al disastro ambientale si aggiungerebbe il disastro sociale».
ORE 10:30 - CONTESTAZIONE CON FUMOGENI: SOSPESO COMIZIO
Un gruppo di contestatori dei Cobas ha fatto una incursione con
fumogeni nella piazza della Vittoria dove era in corso il comizio dei
leader sindacali confederali. Il comizio è stato sospeso.
La manifestazione sindacale è stata conclusa in seguito all’
incursione di un centinaio di contestatori appartenenti a Cobas e
centri sociali. Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno
impedito che i contestatori raggiungessero il palco. L’interruzione è
avvenuta durante l’intervento del segretario Fiom Landini.
I contestatori, giunti nel cuore della piazza a bordo di un
furgoncino da cui diffondevano fumogeni colorati, sono stati invitati
dagli organizzatori della manifestazione sindacale a prendere la parola
dal palco. Si tratta di formazioni che sostengono la necessità di
chiusura immediata dell’Ilva per interrompere la diffusione di
inquinanti e contestano la posizione dei sindacati che vogliono
salvaguardare lavoro e ambiente.
I contestatori che hanno interrotto la manifestazione sindacale di
Taranto sono giunti in piazza facendosi largo tra la folla a bordo di
un Apecar. Hanno diffuso fumogeni e lanciato uova contro il palco da
dove era in corso il comizio. Secondo quanto riferito dal segretario
della Fiom, Maurizio Landini, durante l’incursione i contestatori hanno
staccato fili del sistema di amplificazione. L’incursione era stata
preceduta da fischi durante il comizio del leader della Cisl, Raffaele
Bonanni.
ORE 11:00 - CONCLUSO BLITZ CONTESTATORI, PIAZZA TARANTO SI SVUOTA
L'incursione dei contromanifestanti si è conclusa ed ora il gruppo di
contestatori sta indietreggiando raggiungendo i margini della piazza
scortato dalle forze di polizia. Uno dei contestatori, in piedi
sull'Apecar, ha letto un volantino contro i sindacati accusati di
essere troppo vicini all’Ilva e di difendere l’azienda più che la
salute dei cittadini e dei lavoratori.
Dal momento dell’interruzione della manifestazione sindacale la
piazza si è andata progressivamente svuotando.
11:05 - CONTESTAZIONE, RIPRENDE COMIZIO TARANTO
Dopo l’uscita dalla piazza della Vittoria dei contestatori che hanno
interrotto la manifestazione organizzata dai sindacati confederali, è
ripreso da pochi minuti il comizio dei leader sindacali. Dal palco
erano riusciti a parlare il leader della Cisl Buonanni e della UIl
Angeletti, e il leader della Fiom, Landini. E’ in corso ora l’
intervento del segretario della Cgil, Susanna Camusso.
ORE 11:05 - LANDINI (FIOM), CONTESTAZIONE NON ACCOLTA DA PIAZZA
“E' stata una contestazione premeditata, non accolta però dal resto
della piazza”. Lo ha detto ai giornalisti il leader nazionale della
Fiom, Maurizio Landini commentando la sospensione del comizio in
seguito all’arrivo di un gruppo di contestatori.
“Quella di oggi – ha aggiunto – è stata comunque una grande
manifestazione. L'inquinamento non è solo dell’Ilva. Si pagano anche
gli inquinamenti e gli errori fatti quando l’azienda è nata ed era
pubblica”.
“Erano anni che non si vedeva una manifestazione di questo genere. E’
stato un errore interromperla”. “La nostra controparte è l’Ilva – ha
aggiunto – noi siamo per unire la città. La Fiom non nasconde che c'è
un problema di recuperare il rapporto con i lavoratori. Ma per il fatto
che la magistratura debba supplire alla politica, non si può
dimenticare quello che non ha fatto la politica in passato”.
ORE 11:20 - BONANNI (CISL): IMPENSABILE PERDERE 20MILA POSTI LAVORO
“E' impensabile che si possano perdere ventimila posti di lavoro.
Questa manifestazione vuole richiamare l’attenzione su un’emergenza
nazionale”. Lo ha detto il segretario nazionale della Cisl Raffaele
Bonanni prima dell’interruzione del comizio in piazza della Vittoria a
Taranto. “Questa – ha proseguito – è una grande manifestazione di
piazza e di popolo. Una città che si stringe attorno alla sua certezza.
Con queste premesse ce la faremo”.
ORE 11:25 - CAMUSSO: NON SI RISANA IMPIANTO FERMANDOLO
«Non si risana impianto siderurgico fermandolo. C'è bisogno di
investimenti che devono essere fatti con lo stabilimento in marcia,
chiediamo al governo investimenti e chiediamo che ciascuno faccia la
sua parte». Lo ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso, nel
suo intervento che ha concluso la manifestazione di Taranto contro la
chiusura dell’Ilva.
«Una situazione così non ce la saremmo mai immaginata: svegliarci una
mattina e chiederci se una delle più grandi fabbriche del paese sarebbe
rimasta aperta o no». «Questa non è una gara a chi urla di più – ha
aggiunto – è una difficilissima vertenza sindacale che ha bisogno di
unità del lavoro, dei sindacato e dei lavoratori e delle lavoratrici».
«Bisogna resistere un minuto di più di una controparte che non vuole
fare le cose. Serve la straordinaria compostezza della classe operaia
di Taranto. Cambiare si può e lo faremo».
«Non è giusto e non è legittimo impedire lo svolgimento di una
manifestazione». «E' sempre facile dire – ha aggiunto – che si poteva
fare qualcosa di più. Non è ammissibile però che in una vicenda così
complicata si faccia del sindacato e dei lavoratori il capro
espiatorio. Così loro (riferito ai contestatori, ndr) hanno ottenuto
una visibilità che altrimenti non avrebbero avuto».
“Non si può contrapporre lavoro a salute – ha detto ancora – ma
bisogna continuare a investire e vogliamo conoscere il piano dell’
azienda. Bisogna intervenire sul parco minerali e non si può continuare
a dire che non è possibile. Lo fanno altre aziende e vale anche per l’
Ilva”.
ORE 11:35 - CONTESTATORE: QUESTI SINDACATI NON CI RAPPRESENTANO
«Questi sindacati non ci rappresentano». Lo ha detto uno dei
contestatori, operaio dell’Ilva, che hanno interrotto il comizio dei
segretari confederali e dei metalmeccanici a Taranto. «Hanno tirato il
peggio di noi, il peggio di questa città . In quella fabbrica - ha
aggiunto – non ci sono diritti, non c'è dignità. C'è abbandono totale.
Noi conosciamo i nostri problemi e chi ci rappresenta. Se un segretario
interviene a un’assemblea manifestando solidarietà a otto persone che
ci hanno sottomessi, perseguitati, minacciati e avvelenati – ha
concluso il lavoratore – è un sindacato che non conosce i nostri
diritti o è troppo assoggettato all’azienda».
ORE 11:36 - CONCLUSA MANIFESTAZIONE
Si è conclusa a Taranto la manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e
Uil a sostegno dei lavoratori dell’Ilva. L’ultima a prendere la parola
è stato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. La
manifestazione è terminata senza disordini. I contestatori - poco più
di un centinaio – si sono allontanati dalla piazza seguiti dalle forze
dell’ordine in tenuta antisommossa.
ORE 11:50 - FERRANTE: BISOGNA USARE BUONSENSO
«Bisogna sempre conservare e usare molto buon senso, chi interviene
per turbare non fa un grande servizio alle ragioni dei lavoratori e
della democrazia»: così il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, a Bari
ha risposto alle domande dei cronisti sulla interruzione, da parte di
un centinaio di contestatori, della manifestazione che si è tenuta
stamani a Taranto. Nella sede della Regione Puglia Ferrante parteciperà
ad un incontro con il governatore, Nichi Vendola, e il ministro dell’
Ambiente, Corrado Clini.
Ferrante ha aggiunto che “le manifestazioni dei lavoratori sono
giuste, legittime e danno l'idea della volontà di essere presenti per
conservare il posto di lavoro”. “Ben vengano – ha proseguito il
presidente dell’Ilva – queste manifestazioni che io vedo con grande
favore”.
Parlando con i cronisti, Ferrante ha sottolineato che “bisogna sempre
rispettare il diritto a manifestare. Chi interviene per turbare gli
animi – ha ribadito Ferrante – non fa un grande servizio alle ragioni
dei lavoratori e alle ragioni della democrazia”.
La dirigenza dell’Ilva «è vicinissima ai lavoratori e con loro
combatteremo per far valere le nostre ragioni». «Confermo – ha
proseguito Ferrante – la nostra precisa e decisa volontà di tutelare i
livelli occupazionali e la vita dell’impresa». «Il nostro impegno è
quello di coniugare lavoro, salute, impresa ed ambiente: sono – ha
sottolineato - termini non in contrasto; in un Paese moderno questi
termini non possono essere in contrasto». «Con le istituzioni – ha
concluso – continueremo il dialogo per far valere le nostre ragioni».
ORE 12:17 - LAVORATORI DITTE APPALTO BLOCCANO PONTE TARANTO
Un centinaio di lavoratori delle ditte d’appalto dell’Ilva, che ha
partecipato alla manifestazione dei sindacati, ha presidiato il ponte
girevole bloccandolo su entrambi i lati e non consentendo la
circolazione delle auto. Poi hanno tolto il presidio in coincidenza con
la fine dello sciopero previsto per oggi. La circolazione dei veicoli è
ripresa ora regolarmente.
ILVA: PRIMA DELLA MANIFESTAZIONE DEL 2 AGOSTO
mercoledì 1 agosto 2012
I sindacati Cgil, Cisl e Uil preparano per il 2 agosto una processione storica alla
quale hanno invitato tutti: operai, famiglie, sindaci con i gonfaloni, religiosi,
commercianti, artigiani, e così via, “perché se chiude l’Ilva ne risente tutta la
città”! Alla manifestazione circense parteciperanno i pluripremiati capipagliacci:
Camusso, Bonanni, Angeletti.
Il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante assicura in conferenza stampa “che siamo
disponibili al dialogo e il Gruppo Riva resterà a Taranto”. I Riva non hanno
interesse a perdere i profitti che accumulano giorno per giorno a Taranto sulla pelle
e sulla salute degli operai.
Corrado Clini, ministro per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare, dice in
parlamento che “è tutto da verificare se ci sia una reale connessione fra gli
scarichi dell’Ilva e l’inquinamento del territorio e le morti e malattie registrate
in quel territorio e che il governo farà di tutto affinché l’Ilva rimanga aperta”.
Negando ciò che eminenti scienziati ormai testimoniano, appunto quella stretta
“connessione”, si è assicurato una pensione d’oro a vita pagata dai Riva.
La Chiesa di Taranto organizza per la sera del 1° agosto una fiaccolata per tenere
alta la luce “su una questione tanto importante come quella dell’Ilva”. E il
monsignore Stefano Santoro, dopo aver ricordato la visita di papa Giovanni Paolo II
(che prima si intrattenne con i dirigenti della fabbrica e poi pranzò con gli operai
in una mensa tirata a lucido per l’occasione), invita tutti a stemperare gli animi e
a dare una risposta illuminata e non irata. Gli unici veramente irati sono gli
operai, quindi è a loro che si rivolge. È impaurito (e non è l’unico) che gli operai
si ribellino ai sindacati e cerchino la strada per organizzarsi in maniera
indipendente.
I componenti del movimento ambientalista tarantino Altamarea vogliono anch’essi una
bella processione, infatti temono “possibili infiltrazioni nella manifestazione”. Il
presidente di Altamarea, Biagio De Marzo, scrive al prefetto di Taranto che “abbiamo
raccolto voci circa la sussistenza di seri rischi di “contaminazione” durante le
prossime manifestazioni a Taranto ed in particolare sulla presenza di black block che
potrebbero mettere a ferro e fuoco la città già parecchio preoccupata per quanto sta
accadendo. Chiediamo di voler verificare l’attendibilità di tali voci e di valutare
l’opportunità di emanare opportune misure in via preventiva vietando l’ingresso in
città di “estranei”, sotto qualunque veste, in particolare nei giorni dal 1° al 3
agosto”. Pur di apparire i primi della classe nella difesa dell’ambiente invocano il
ritorno al feudalesimo e al fascismo!
E gli operai? Gli operai, nel corso dell’assemblea interna tenuta in mattinata in
fabbrica, attaccano duramente i dirigenti sindacali, locali e territoriali, di
connivenza continua, pluridecennale, con i padroni della fabbrica, prima lo Stato,
poi i Riva, e di voluto menefreghismo verso i problemi degli operai. Non vogliono
partecipare a una compunta processione e assicurano che alla manifestazione
attaccheranno anche i vertici nazionali dei sindacati, dei quali i sindacalisti
quelli locali sono stati e sono emanazione diretta.
quale hanno invitato tutti: operai, famiglie, sindaci con i gonfaloni, religiosi,
commercianti, artigiani, e così via, “perché se chiude l’Ilva ne risente tutta la
città”! Alla manifestazione circense parteciperanno i pluripremiati capipagliacci:
Camusso, Bonanni, Angeletti.
Il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante assicura in conferenza stampa “che siamo
disponibili al dialogo e il Gruppo Riva resterà a Taranto”. I Riva non hanno
interesse a perdere i profitti che accumulano giorno per giorno a Taranto sulla pelle
e sulla salute degli operai.
Corrado Clini, ministro per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare, dice in
parlamento che “è tutto da verificare se ci sia una reale connessione fra gli
scarichi dell’Ilva e l’inquinamento del territorio e le morti e malattie registrate
in quel territorio e che il governo farà di tutto affinché l’Ilva rimanga aperta”.
Negando ciò che eminenti scienziati ormai testimoniano, appunto quella stretta
“connessione”, si è assicurato una pensione d’oro a vita pagata dai Riva.
La Chiesa di Taranto organizza per la sera del 1° agosto una fiaccolata per tenere
alta la luce “su una questione tanto importante come quella dell’Ilva”. E il
monsignore Stefano Santoro, dopo aver ricordato la visita di papa Giovanni Paolo II
(che prima si intrattenne con i dirigenti della fabbrica e poi pranzò con gli operai
in una mensa tirata a lucido per l’occasione), invita tutti a stemperare gli animi e
a dare una risposta illuminata e non irata. Gli unici veramente irati sono gli
operai, quindi è a loro che si rivolge. È impaurito (e non è l’unico) che gli operai
si ribellino ai sindacati e cerchino la strada per organizzarsi in maniera
indipendente.
I componenti del movimento ambientalista tarantino Altamarea vogliono anch’essi una
bella processione, infatti temono “possibili infiltrazioni nella manifestazione”. Il
presidente di Altamarea, Biagio De Marzo, scrive al prefetto di Taranto che “abbiamo
raccolto voci circa la sussistenza di seri rischi di “contaminazione” durante le
prossime manifestazioni a Taranto ed in particolare sulla presenza di black block che
potrebbero mettere a ferro e fuoco la città già parecchio preoccupata per quanto sta
accadendo. Chiediamo di voler verificare l’attendibilità di tali voci e di valutare
l’opportunità di emanare opportune misure in via preventiva vietando l’ingresso in
città di “estranei”, sotto qualunque veste, in particolare nei giorni dal 1° al 3
agosto”. Pur di apparire i primi della classe nella difesa dell’ambiente invocano il
ritorno al feudalesimo e al fascismo!
E gli operai? Gli operai, nel corso dell’assemblea interna tenuta in mattinata in
fabbrica, attaccano duramente i dirigenti sindacali, locali e territoriali, di
connivenza continua, pluridecennale, con i padroni della fabbrica, prima lo Stato,
poi i Riva, e di voluto menefreghismo verso i problemi degli operai. Non vogliono
partecipare a una compunta processione e assicurano che alla manifestazione
attaccheranno anche i vertici nazionali dei sindacati, dei quali i sindacalisti
quelli locali sono stati e sono emanazione diretta.
SALUTI OPERAI DALLA PUGLIA
TFA? Rispondi A
Niente. Non si smentiscono mai. I produttori seriali di pasticci si concentrano ormai da tempo in viale Trastevere. Argomento? TFA, Tirocini Formativi Attivi.
Che cos’è mai? Il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) è un corso abilitante all’insegnamento istituito quest’anno nelle università. Esso ha durata annuale e attribuisce, tramite un esame finale – sostenuto davanti a una commissione mista composta da docenti universitari, un insegnante “tutor” in ruolo presso gli istituti scolastici e un rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) o del MIUR – il titolo di abilitazione all’insegnamento in una delle classi di abilitazione all’insegnamento (leggi per ciascuna materia) . Il TFA è attivato per ciascuna classe di abilitazione secondo il fabbisogno. L’accesso è a numero chiuso ed è stato programmato dal MIUR. Il MIUR ha comunicato entro il mese di febbraio agli USR le esigenze di reclutamento per ogni classe di abilitazione e in base a quelle esigenze ha fissato i “numeri” di posti disponibili per ciascuna classe di concorso.
Non fatevi venire il mal di testa. Tutto quello che riguarda la parola “MIUR” e “Ministero” è sempre stata macchinosa e oscura, come se, capirne le dinamiche e il linguaggio, fosse una delle prove da superare per diventare insegnante. Inizio dalla conclusione: diventare insegnante è come attraversare una favola dei fratelli Grimm, tra streghe e draghi, con la sicurezza però che alla fine non tutti vivranno felici e contenti. Molti ci rinunciano, in genere i migliori. Come rifletteva ieri la scrittrice Silvia Avallone, aspirante docente, in un’amara lettere sul Corriere della Sera, è’ più facile diventare scrittrice apprezzata e di successo piuttosto che docente della scuola italiana. Come dire: chi ha detto che a scuola non c’è merito aveva ragione da vendere, peccato che chi lo ha detto e chi provoca questi disastri in genere coincida. Schizofrenia dovuta all’età o alle mancate, famigerate, competenze?
Torniamo ai TFA. Nel mese di luglio, cioè adesso, si stanno svolgendo i test preselettivi per poi essere ammessi agli esami a settembre per poi essere ammessi ai corsi annuali che iniziano a ottobre e, infine, per poi, dopo aver frequentato l’anno, essere ammessi all’esame finale, padre di tutti gli esami, che fornirà la benedetta abilitazione. Ripeto: non diventi insegnante, ti prendi solo l’abilitazione. Cioè allunghi la fila delle graduatorie dei precari. Il ministro smentisce, assicura che avranno proprio la cattedra. Concedeteci scetticismo.
Dunque, in questi giorni si svolgono i test preselettivi. E…Il caos: le “batterie” di 50 domande e di due testi con relative ulteriori domande contengono qualche strafalcione qua e là. Non so perchè ma ce lo aspettavamo, non dateci delle Cassandre, ma dopo il pasticcio dei test preselettivi della prova da Dirigente scolastico, se tanto mi da tanto…
Il Ministero si affanna a dichiarare che loro no, per carità, poco c’entrano: tutto era stato deciso prima, cioè nell’era Gelmini. Eppure, a fine marzo, il MIUR aveva bocciato i test della batteria preparati, ormai da tempo da Cineca ( Consorzio Interuniversitario – senza scopo di lucro- costituito da 51 Università italiane), perchè giudicati “troppo facili”.
Dunque chi di dovere chi di dovere si era messo all’opera per riformulare i quiz ( di fatto la riunione in cui il MIur ha respinto i test, si è tenuta il 21 marzo scorso), in tempo utile per giugno/luglio. E infine si era prodotto il bando con le regole delle preselezioni:
“il test preliminare mira a verificare le conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento di ciascuna classe di concorso e le competenze linguistiche di lingua italiana. [...]è costituito da 60 quesiti, ciascuno formulato con 4 opzioni di risposta , tra le quali il candidato ne deve individuare l’unica esatta. Un numero pari a 10 quesiti sono volti a verificare le competenze in lingua italiana, anche attraverso quesiti inerenti la comprensione di uno o più testi scritti. Gli altri quesiti sono inerenti alle discipline oggetto di insegnamento della classe di concorso. La risposta corretta ad ogni domanda vale 0,5 punti, la risposta non data o errata vale 0 punti. La durata del test è di 3 ore“.
Adesso, giusto per farvi capire la follia burocratica a cui va incontro il 25enne brillante appena laureato, che decide di intraprendere il percorso ad ostacoli del diventare insegnante, vi elenco una serie di disposizioni che doveva conoscere (se a te, lettore, sono venute le traveggole salta direttamente l’elenco che segue e leggi solo le conclusioni):
1. la definizione dei posti disponibili per il TFA, è il prodotto della somma di fabbisogno delle scuole (posti liberi e pensionamenti) e delle proposte delle Università. Il risultato è stato l’assenza di alcune classi di concorso ed eccesso di posti per altre (in alcuni casi in esubero a livello nazionale)
2. Non è stata prevista l’attivazione del TFA per tutte le discipline artistiche e musicali ( di cui si occupa l’AGAM), rinviata al 2012/2013
3.Attivazione solo a partire dal 2012/2013 delle lauree magistrali relative alla scuola secondaria di I grado
4. Il calendario delle prove di accesso al TFA in preparazione prevede il primo step nei test tra il 20 giugno ed il 20 luglio 2012 ( saranno evitate le giornate in coincidenza con gli esami di stato)
5. Per i docenti con 360 giorni di servizio, sono in corso approfondimenti normativi sulle modalità di svolgimento delle prove e sull’accesso al TFA (il Ministro è intenzionato a proporre un emendamento nel decreto semplificazioni in discussione al Senato)
6. l’acquisizione di crediti/esami mancanti deve avvenire prima dell’iscrizione alle prove del TFA
7. per la lingua straniera nella scuola secondaria di I grado,i corsi del TFA saranno distinti per singola lingua.La doppia lingua ( quindi inglese + altra lingua comunitaria) sarà prevista solo nella futura laurea magistrale
8. sarebbe auspicabile che le Università trovassero un accordo sul costomedio dei corsi per il TFA (quindi assimilarlo a quello di un singolo anno accademico)
9. il decreto relativo ai tutor organizzatori ed ai tutor dei tirocinanti è già stato firmato, mentre non c’è ancora nessuna novità per i tutor di scuola, sia per la loro selezione che per il riconoscimento del lavoro svolto
10. le procedure per la ridefinizione delle classi di concorso sono ancora in corso e presumibilmente sarà un iter lungo in quanto, a causa delle tante modifiche subite dal testo approvato nel 2009, è prevista una nuova “prima lettura” in Consiglio dei Ministri è allo studio una proposta interna alla Direzione del personale in merito all’idoneità/abilitazione degli insegnanti di laboratorio (ITP), che non erano stati inclusi nel D.M.249/10 sulla formazione iniziale
Andiamo avanti. Dunque siamo alla fase “primo step”, i test preselettivi.
In questi giorni dai candidati alle prove preselettive ci arrivano notizie che le cose non stiano andando proprio nel verso giusto e segnalano:
errori nella formulazione delle domande, mancanza di unicità nella possibilità della risposta, un eccessivo nozionismo che non denota certo attenzione alla peculiarità dell’azione didattica e della sua ricaduta nell’ambito della formazione della persona.
Però gli esaminandi lo sanno che tra test di questo genere e il Trivial Pursuit non c’è poi molta differenza. Mentre c’è un abisso tra le declamazioni a favore di una scuola all’avanguardia, moderna, innovativa e basata sul merito e la mediocrità solita delle vicende di cui leggiamo. A parte che le domande e le risposte del Trivial Pursuit in genere sono sempre esatte.
Prese dalla curiosità abbiamo consultato il sito del Cineca. Giusto per capire di cosa stiamo parlando. E vi si trovano tutte le batterie dei test svolti finora con relativi quesiti e risposte ( https://tfa.cineca.it/pubb_compiti.php ). Le leggiamo uno per uno, anche quelle famigerate in arabo. Tanto c’è poco da capire.
Alla fine dei quesiti, infatti, ciascuna batteria di test (non una, ma tutte) reca la dicitura :
“IN TUTTI I QUESITI PROPOSTI LA SOLUZIONE E’ LA RISPOSTA ALLA LETTERA A)
*************FINE DELLE DOMANDE********* ”
Leggo il primo test e, alla fine c’è questa dicitura. Leggo il secondo: la stessa dicitura. Il terzo pure. Il quarto…. Tutti.
Bastava, e basterà, visto che i test sono ancora in corso per le altre discipline, segnare con una X sempre e solo la risposta corrispondente alla A).
Ma è possibile? Dei veri geni questi del Cineca, al di là del contenuto e della formulazione di domande e risposte, su cui tanti, sindacati, esaminandi, docenti, si stanno interrogando, questa ci sembra, come direbbe un mio alunno qualunque “Prof!! Una figata pazzesca!! Il test è molto più facile dell’INVALSI!! Basta mettere sempre e solo la crocetta nello stesso posto!!”
Qualcuno mi dice: ma no, tranquilla, è per semplificare, poi le risposte vengono mescolate nei singoli test…Sì? La scuola del merito. Sì, certo.
di Mila Spicola - 26 luglio 2012
LUNEDI’ 6 AGOSTO 2012 SCIOPERO NAZIONALE DI 24 ORE DI TUTTI I LAVORATORI DI POSTE ITALIANE SPA
a difesa del servizio pubblico postale e dell’occupazione
LA POSTA CHE NON ARRIVA E LE FILE ALL’UFFICIO POSTALE.
DUE CONSEGUENZE DI UN’AZIENDA CHE STA ABBANDONANDO IL SERVIZIO PUBBLICO.
POSTE ITALIANE : un’azienda nata per garantire il servizio pubblico postale e tutelare il piccolo risparmio, divenuta S.p.A. 1998, ma ancora interamente di proprietà del Ministero dell’Economia, unico azionista e quindi a tutti gli effetti pubblica che nonostante gli utili di bilancio degli ultimi 8 anni
chiude più di 1100 uffici postali “minori” e taglia altri
12.000 POSTI di lavoro NEL RECAPITO ENTRO FINE ANNO.
QUESTO IL PROGETTO DI POSTE ITALIANE PER ATTREZZARSI CON UNA PIU’ MARCATA LOGICA DI MERCATO ALLA LIBERALIZZAZIONE IN ATTO.Quasi 100.000 posti di lavoro persi dal 1998 ad oggi con conseguente aumento del carico di lavoro su chi è rimasto e una logica diminuzione della qualità del servizio offerto
Dopo la “riorganizzazione” del 2006, si è passati da 5.048 uffici di recapito del 2005 ai 2.924 del 2011 ed il processo di accorpamento ancora non è concluso. Sono sempre di più gli utenti che devono percorrere decine di chilometri per recuperare pacchi, raccomandate e posta che arriva sempre più in ritardo.
Nel recapito, l’ultima riorganizzazione risale ad appena 21 mesi fa (luglio 2010) ed ha causato il taglio di 5.857 unità e la soppressione del servizio il sabato, le sue conseguenze negative ancora affliggono dipendenti e cittadini.
Nel bancoposta, il personale, rimasto quantitativamente invariato da sempre, è soffocato da decine di servizi e prodotti nuovi che mettono in secondo piano i servizi peculiari delle Poste (libretti, buoni postali, pensioni, bollettini); le file diverranno ancora più lunghe negli uffici dove si riverseranno i “cittadini minori” degli uffici chiusi e più gravoso sarà il carico di lavoro.
Se non interviene una inversione di tendenza a difesa del servizio pubblico sarà la fine del servizio postale universale e della tutela del piccolo risparmio garantiti da Poste Italiane.
Eppure, il bilancio dell’azienda, dai 292 milioni di euro di attivo del 2005 è salito in un crescendo continuo, fino ai 1.081 milioni nel 2010 ed ai 846 nel 2011, nonostante la crisi dichiarata dall’azienda a giustificazione dei tagli.
Quale uso faccia di questo denaro una società che deve garantire il servizio postale e tutelare il piccolo risparmio non è dato sapere.
Sicuramente una gallina dalle uova d’oro sulla quale già da tempo, con l’avallo della politica istituzionale, hanno messo gli occhi i poteri bancari e finanziari.
È infatti pronto il progetto di trasformazione del bancoposta in banca e lo spacchettamento del recapito a favore di tutti i soggetti, grandi e piccoli, che vorranno appaltarsi solo i territori ed i servizi più fruttuosi.
Per 12.000 lavoratori (il 10% dei posti di lavoro che si stima di perdere in Italia nel prossimo anno a causa della crisi) con la riforma dell’articolo 18 e la presunta passività del recapito, si prospettano mobilità, cassa integrazione e cessione di ramo d’azienda e non più prepensionamenti, dopo lo svecchiamento del 2010, gli esodati, le nuove leggi e l’aumento dell’età pensionabile, o ricollocamento nel bancoposta, destinato a tagli ben peggiori con la trasformazione in banca.
Noi abbiamo sempre combattuto il clientelismo politico che ha fatto scempio del danaro e del servizio pubblico e contro la privatizzazione di Poste ed a favore di un ritorno ad una gestione pubblica e ci battiamo ora contro questo progetto che di fatto cancella poste Italiane come soggetto pubblico garante dei servizi postali e di bancoposta e da il via ad una vera e propria privatizzazione totale dei servizi postali.
Per informare i cittadini, le amministrazioni, i movimenti e le associazioni, di quanto sta accadendo, abbiamo organizzato diverse iniziative pubbliche a livello locale, ora è necessario dare un respiro nazionale ai diversi momenti di informazione e lotta prodotti su tutta la penisola
LUNEDI’ 6 AGOSTO SCIOPERO NAZIONALE DI 24 ORE
DI TUTTI I LAVORATORI DI POSTE ITALIANE S.P.A
MANIFESTAZIONE A FIRENZE PIAZZA STROZZI ORE 10,30
Confidiamo nel supporto dei mezzi di informazione per estendere la sensibilizzazione e l’informazione su questa iniziativa a tutte le amministrazioni, i cittadini, i lavoratori a difesa del servizio pubblico postale e dell’occupazione.Cobas Lavoro Privato – Cobas Poste
NUOVE MODALITA’ DI CONVOCAZIONE PER LE PROSSIME OPERAZIONI DI NOMINA A TEMPO INDETERMINATO NELLA SCUOLA :
LE CONVOCAZIONI AVVERRANNO TRAMITE CASELLA DI POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA
SI ALLEGA LA NOTA MINISTERIALE N. 5838 DEL 31.7.2012
Prot. n. AOODGPER 5838 Roma, 31/7/2012
D.G. per il personale scolastico
Uff. III
Ai Direttori Generali degli U.S.R.
Ai Dirigenti delle sedi provinciali degli U.S.R.
LORO SEDI
Oggetto: Immissioni in ruolo a.s. 2012/13 del personale Docente e A.T.A., iscritto in graduatorie concorsuali, ad esaurimento e permanenti. – Nuove indicazioni operative.
Si premette che, come ogni anno, questa Direzione ha provveduto ad inoltrare la prevista richiesta di autorizzazione per il numero di posti da destinare alle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2012/13.
Nelle more della definizione delle aliquote dei posti da destinare alle nomine sulle singole tipologie di posto, si invita il personale presumibilmente in attesa di nomina a:
- dotarsi di casella di posta elettronica certificata. Al riguardo si precisa che può essere utilizzata la casella di postacertificat@ gratuita e finalizzata al colloquio fra cittadini e Pubblica Amministrazione. Tale casella può essere richiesta accedendo al sito https://www.postacertificata.gov.it/home/index.dot. Si ricorda che nel caso in cui si scegliesse di usufruire di questo servizio, , l’operazione di registrazione dovrà essere completata tramite un ufficio postale qualsiasi;
- comunicare il nome della casella di posta elettronica certificata attraverso il sito delle istanze on line, al link http://archivio.pubblica.istruzione.it/istanzeonline/, accedendo con utenza e password (si ricorda che occorre essere regolarmente registrati) e utilizzando l’apposita funzione disponibile al percorso: “Gestione UtenzaàGestione Indirizzo di Posta Certificata . Si ricorda che, dopo avere inserito il proprio indirizzo PEC e nel caso in cui esso non sia del tipo postacertificat@, tale casella va validata utilizzando la funzione “Gestione Utenzaà Validazione Indirizzo di Posta Certificata” secondo le istruzioni ricevute con apposita comunicazione nella casella PEC indicata. Solo dopo tale operazione l’indirizzo PEC può essere correttamente utilizzato dalle applicazioni di convocazione. Tale operazione dovrà essere necessariamente effettuata entro il 20 agosto. Dal giorno successivo, infatti, sarà possibile per gli uffici competenti iniziare ad inviare le e-mail di convocazione agli utenti.
In tal modo gli aspiranti docenti, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento, ed ATA, iscritti nelle graduatorie permanenti, potranno essere contattati tramite l’utilizzo di funzionalità analoghe a quelle già utilizzate per la convocazione dalle graduatorie d’istituto che consentono all’ufficio di:
- inviare a più aspiranti contemporaneamente lo stesso messaggio;
- inviare a ciascun aspirante un sms che anticipa la ricezione dell’e-mail con il messaggio di dettaglio.
Gli aspiranti beneficeranno di questa modalità in quanto potranno consultare i messaggi da qualsiasi località, evitando così di essere vincolati, nel periodo di vacanza, all’attesa del telegramma.
Per le tipologie di graduatoria per i quali le suddette funzionalità non sono disponibili (ci si riferisce in particolare alle graduatorie dei concorsi ordinari del personale docente), gli uffici saranno dotati di appositi elenchi estratti dall’anagrafe delle istanze on line e le convocazioni saranno effettuate, nei casi possibili, dagli stessi sempre tramite posta elettronica certificata. Non è previsto, in questo caso l’invio parallelo di sms.
Si raccomanda il rispetto degli adempimenti richiesti al fine di favorire le attività di nomina che, com’è noto, si collocano in un periodo temporalmente ristretto a ridosso dell’avvio del nuovo anno scolastico.
f.to IL DIRETTORE GENERALE
Luciano Chiappetta
Powered by Blogger.


