INDISPONIBILITA' per SOMMINISTRAZIONE e CORREZIONE. Atto di rimostranza scritta ai sensi dell'art. art. art 17 DPR 3/57

venerdì 21 aprile 2023

 Al Dirigente Scolastico

e, p. c. alle RSU


Oggetto: attività collegate alle prove di valutazione INVALSI 2023.

INDISPONIBILITA' per SOMMINISTRAZIONE e CORREZIONE.

Atto di rimostranza scritta ai sensi dell'art. art. art 17 DPR 3/57

___ sottoscritt__ docent__ in relazione alla somministrazione delle prove INVALSI previste per i giorni 3, 5 e 9 maggio 2023 ed al presunto obbligo delle/dei docenti di partecipare a vario titolo a tale adempimento, dichiarano la propria indisponibilità alla somministrazione e/o correzione delle prove INVALSI in quanto:

  1. (nel caso in cui il Collegio Docenti non abbia deliberato in merito alle prove INVALSI, altrimenti eliminare questo punto 1)

non è stata sottoposta al voto del Collegio docenti l’adesione alle prove INVALSI, adesione decisa unicamente dal Dirigente Scolastico nell’atto dell’iscrizione della scuola alle prove stesse, mentre la normativa prevede che il Dirigente Scolastico debba esercitare i propri poteri nel rispetto delle competenze degli Organi Collegiali (comma 2, art 25 del D.L.vo n° 165/2001). Si vedano, a tale riguardo, l’articolo 4, comma 4 del DPR n° 275/1999 (Regolamento Autonomia) e l’articolo 7, commi 2 e 4 del D.L.vo n° 297/1994 (Testo Unico Istruzione) nei quali sono chiaramente previsti i poteri del Collegio dei Docenti;

  1. il Contratto Nazionale di Lavoro non prevede alcun obbligo di collaborare ad attività di questo tipo (che non rientrano né nella funzione docente né tra altri obblighi di servizio), mentre prevede, invece, che il Piano annuale delle attività, “comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal Collegio dei docenti” (art. 28, comma 4 CCNL Scuola 2007);

  2. la Legge delega n° 53/2003, il decreto sull’Invalsi, il D.Lgs. n° 59/2004 e il CCNL Scuola non prevedono in alcun modo l’obbligo per il personale docente di somministrare i Test Invalsi o che l’Invalsi possa utilizzare i docenti per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali;

  3. la presunta obbligatorietà dichiarata nella Nota MIUR 6830 del 18.10.2011 è del tutto contraddittoria, in quanto:

    1. le prove INVALSI sono a tutti gli effetti attività aggiuntive, come asserito anche nella suddetta nota che invita a riconoscere con il FIS le attività connesse alla rilevazione;

nessuna attività aggiuntiva nella scuola può essere attivata senza il parere favorevole del Collegio dei Docenti e senza essere quindi inserita nel PTOF d’Istituto (art. 7, comma 2, del Testo Unico sulla scuola);

    1. le Note ministeriali non hanno nessun valore imperativo in quanto esprimono esclusivamente un parere e non vincolano addirittura né la stessa autorità che l'ha emanata né gli uffici gerarchicamente sottordinati (sentenza della Corte di Cassazione n° 23031/2007);

  1. visto quanto normato dal così detto Decreto Scuola, decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 214 del 12 settembre 2013), coordinato con la legge di conversione 8 novembre 2013, n. 128, articolo 14 comma 1 lettera a, rilevato che le citate prove dell'Invalsi hanno dunque delle ricadute dirette sullo status giuridico, sulle attività e sulla prestazione lavorativa del personale scolastico

Inoltre, ___ sottoscritt__ docent__,

  1. esprimono un giudizio negativo sulle prove INVALSI, in quanto le stesse non si presentano solamente come strumenti esterni di rilevazione degli apprendimenti, ma interferiscono nell’atto didattico-educativo e rappresentano uno strumento che, in vista delle rilevazioni, modifica l’attività didattica e le sue metodologie proponendo una standardizzazione degli insegnamenti e mettendo in secondo piano le capacità di analisi, sintesi ed elaborazione critica degli allievi;

  2. ribadiscono che ciascun docente ha facoltà, nelle proprie ore di lezione, di decidere quali attività debbano essere svolte (sulla base del PTOF d’Istituto e della programmazione annuale e settimanale) senza che chicchessia possa imporre altre attività prive dell’adesione dell’insegnante e della delibera del Collegio dei Docenti e/o che possa sostituire tali docenti con altre/i di classi/materie non coinvolte nella rilevazione INVALSI;

  3. ricordano che qualsiasi atto che tenti di imporre attività di insegnamento è in palese contrasto con la guarentigia della “Libertà di insegnamento” prevista dall’articolo 33 della nostra Costituzione;

  4. ricordano ancora che nessun docente può essere obbligata/o a far svolgere le prove nel proprio orario di servizio, destinato ad altre attività già programmate, approvate e inserite nel PTOF e programmate dalla/o stessa/o docente, né, tanto meno potrà essere sostituita/o da altri docenti, poiché se ciò accadesse sarebbe un grave attacco alla libertà di insegnamento e si potrebbe delineare il reato di interruzione di Pubblico Servizio;

  5. rilevano che il PTOF del nostro Istituto non prevede alcuna attività riconducibile all’INVALSI, né per i docenti, né per gli studenti; (da verificare, altrimenti eliminare questo punto)

  6. a tale proposito ricordano che le famiglie non sono state informate in merito al momento dell’iscrizione e che molta confusione è stata fatta tra anonimato e privacy, che sono, anche giuridicamente, ambiti ben differenti.

Tutto ciò premesso __ sottoscritt___ insegnanti ritengono, quindi, che qualsiasi tentativo di imposizione di un obbligo della somministrazione/correzione delle prove costituisca una grave violazione delle prerogative del Collegio dei Docenti e della libertà di insegnamento delle/dei singole/i insegnanti ed avvalendosi delle prerogative stabilite dalla normativa vigente

Dichiara/no

di NON ESSERE DISPONIBILE/I a partecipare in nessun modo alla SOMMINISTRAZIONE delle prove INVALSI, di non essere disponibile/i a rinunciare alle proprie ore disciplinari di lezione per lo svolgimento delle prove INVALSI stesse, di NON ESSERE DISPONIBILE/I ad alcuna attività di CORREZIONE e/o TABULAZIONE e che nelle stesse date verrà svolta l’attività didattica programmata o si aderirà agli scioperi, legittimamente indetti, senza poter essere sostituiti.

Tutto ciò premesso lo/la/i sottoscritt__ presenta rimostranza scritta, alla circolare ……….. ai sensi dell'art. art. art 17 DPR 3/57,  avverso la sua esecuzione.

Data firma





MOZIONE COLLEGIO DOCENTI CONTRO TUTOR E DOCENTI ORIENTATORI

martedì 18 aprile 2023

DA PRESENTARE IN COLLEGIO DOCENTI CON PUNTO ALL'ODG E FAR FIRMARE AI COLLEGHI

MOZIONE DEL COLLEGIO DOCENTI DEL…..

DEL2023

Il decreto Ministeriale n. 63 e la circolare prot. 958 del 5 aprile 2023, prevedono che le scuole a partire dal 17 aprile 2023 individuino le figure dei docenti tutor e orientatori interni, da attivare dall'a.s. 2023/2024.

Questo provvedimento è, come si legge nella normativa, legato ai fondi del PNRR.

Il collegio docenti del…. , riunitosi in data…. 2023

DICHIARA

la propria indisponibilità a ricoprire i ruoli richiesti dalla normativa citata

per le seguenti motivazioni:

  • le figure di tutor e orientatore rientrano all'interno di quel processo di presunta valorizzazione dei docenti che, così come istituito dalle ultime normative, mina l'unità del collegio docenti introducendo la logica della differenziazione e della competitività tra docenti in un ambiente come la scuola pubblica, che invece, in una società sempre più complessa, richiede forme di collaborazione e continuo confronto tra docenti. Inoltre svolgere queste funzioni per ora è volontario, ma se venisse inserito nel CCNL potrebbe diventare obbligatorio, cosa per la quale il collegio esprime profonda preoccupazione e dissenso;

  • le figure di tutor e orientatore, in nome di presunte competenze, interverranno nel lavoro dei colleghi minando la libertà di insegnamento e di valutazione e intervenendo nel rapporto con gli alunni assumendo parte dei compiti già previsti dalla funzione docente (orientamento, valutazione, personalizzazione dei percorsi, ecc.);

  • le figure tutor e orientatore, in nome di presunte competenze, limitano e delegittimano il ruolo dei consigli di classe che risulterebbero esautorati dal compito di valutare l’andamento scolastico dei ragazzi, modularne i percorsi, valutarne le esperienza extracurriculari, promuovere le opportune esperienze calibrate sul singolo e la classe, combattere l'insuccesso scolastico, favorire l’accesso alle opportunità formative, promuovere la continuità con altri cicli di istruzione, ecc.;

  • le figure di tutor e orientatore mutano, inoltre, notevolmente il ruolo dell'insegnante, trasformando i docenti in orientatori, certificatori di competenze, “psicologi”, valorizzatori, consiglieri alle famiglie, ecc.;

  • le figure di tutor e orientatore, mutano il ruolo della scuola trasformandola sempre più in luogo di accudimento, contenimento e baysitteraggio, con compiti deresponsabilizzanti sia verso le famiglie sia verso gli adolescenti, una scuola come servizio e non come istituzione volta all'istruzione e alla formazione culturale e sociale degli individui;

  • infine, quello del docente tutor e del docente orientatore, sono incarichi sottopagati, come sempre nella scuola. Sono stati calcolati, infatti, 6-7 euro l'ora netti (il lavoro di tutor prevede la “cura” di 30/50 studenti), meno delle attività funzionali (che da FIS vengono pagate 17,50 €, già una miseria) fatto che svaluta ancora di più la nostra professionalità mostrando la considerazione che al Ministero hanno del nostro ruolo.

Presenti: …................

Astenuti: …................

Favorevoli: .................

Contrari: …................ 

Maturità 2023, DOMANDE PER COMMISSARI ESTERNI e presidente dal 20 marzo al 5 aprile

 Il ministero ha emanato la nota n. 9260 del 16 marzo 2023 sulla formazione delle commissioni dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per il presente anno scolastico.

I termini per presentare la domanda di partecipazione come commissario esterno o presidente di commissione

Gli aspiranti commissari esterni o presidente di commissione devono presentare la domanda di partecipazione attraverso i modelli telematici ES-E e ES-1 su Istanze OnLine tra il 20 marzo ed il 5 aprile.

CHI DEVE PRESENTARE LA DOMANDA:

Sono OBBLIGATI a presentare la domanda i docenti di ruolo o con contratto al 30 giugno o a fine agosto che INSEGNANO IN CLASSI DI CONCORSO/MATERIE che il ministero, in quest’anno scolastico, ha ASSEGNATO AI COMMISSARI ESTERNI. Non occorre essere abilitati all’insegnamento della materia.

Se non faccio la domanda entro i termini previsti, l’ambito territoriale informerà la scuola di servizio per cui verrò invitato a presentare comunque domanda come commissario esterno.


CHI PUÒ PRESENTARE DOMANDA? 

I docenti che non siano in pensione da più di tre anni, o gli insegnanti che abbiano insegnato nella scuola in uno degli ultimi tre anni. Allo stesso modo potranno fare domanda – ma non c’è l’obbligo – anche i docenti con contratto a breve termine.


DOCENTE PART TIME E CON SPEZZONE 

I docenti in part time, anche se insegnano una materia che rientra tra quelle che dovrebbero riguardare i commissari esterni, non hanno l’obbligo di presentare l’istanza. Se invece il docente lavora su uno spezzone orario per una scelta non dipendente da lui, dovrà fare la domanda. Sul punto l’USP di Milano era già intervenuto anni fa con la nota n.  6519  dell’ 1 dell’aprile 2014.


INSEGNATI di SOSTEGNO e DOCENTI DISABILI O FRUITORI L.104/92

 gli insegnanti che lavorano sul SOSTEGNO,  anche se hanno un’abilitazione in classi che il ministero quest’anno ha affidato ai commissari esterni, possono scegliere se presentare o meno l’istanza di partecipazione agli esami.

Allo stesso modo potranno scegliere o meno di presentare la domanda i docenti in situazione di DISABILITÀ O CHE FRUISCONO PERMESSI L.104/92.

I collegi docenti e il PNRR. Che fare?

mercoledì 29 marzo 2023

 

Riceviamo e pubblichiamo qui un importante documento scritto dal CUB Scuola Università Ricerca – Federazione Provinciale di Torino (e-mail: scuola@cubpiemonte.org) che contiene delle informazioni utilissime su come i collegi docenti possono tentare di governare il PNRR invece di farsene governare.

FAQ per governare il PNRR…   

…invece di farsi governare

Tutto quello che dovete sapere prima del 28 Febbraio per evitare un massivo trasferimento di fondi pubblici nelle tasche di poche aziende private, in violazione delle normative sulla pubblica acquisizione di software (CAD – codice dell’amministrazione digitale) e del regolamento europeo per la protezione dei dati personali (GDPR). 

1. Cos’è il PNRR e cosa c’entra con la scuola?

R. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un progetto europeo di riforme che riguardano tutti gli ambiti dello Stato, lanciato successivamente alla pandemia per cercare di aiutare le economie dei vari paesi europei a “riprendersi”. Al suo interno è previsto un capitolo sulla scuola: il Piano Scuola 4.0, che si configura come una prosecuzione e approfondimento del precedente PNSD, ossia il Piano Nazionale Scuola Digitale (quello che ha portato una LIM in ogni aula e connessioni a 100 Mbps in ogni scuola a spese dello Stato).

2. Come funziona il PNRR?

R. In maniera, purtroppo, troppo simile ai “piani di ristrutturazione” del FMI in Argentina nei primi anni 2000 e al lavoro della “troika” in Grecia, lega ingenti finanziamenti a precise riforme da effettuarsi in tempi rapidissimi e –di conseguenza– senza un vero dibattito democratico. La sua ispirazione è chiaramente iperliberista e le conseguenze rischiano di essere un massivo trasferimento di fondi pubblici verso il privato.

3. Cosa dobbiamo decidere entro il 28 Febbraio?

R. Ogni scuola ha ricevuto un budget su una o più delle linee di finanziamento previste dal Piano Scuola: Antidispersione, Next Generation Classroom e Next Generation Labs. Entro il 28 Febbraio bisognerà caricare sulla piattaforma del MIM una descrizione di massima dei progetti che si intendono realizzare per ciascuna delle linee di finanziamento, con la relativa ripartizione dei fondi, come spiegato nella sintesi delle linee guida che potete trovare qui:
https://pnrr.istruzione.it/wp-content/uploads/2022/12/Slide_sintesi_Istruzioni_Operative_Scuola_4.0.pdf

4. Perché è importante agire ora

R. Per mantenere aperto lo scenario. Quello che è importante ottenere da qui al 28 Febbraio è che la descrizione dei progetti sia più aperta possibile. Se riuscirete a far scrivere qualcosa del genere:

“La scuola, in accordo ai risparmi che si realizzerano con le operazioni di messa a bando, intende realizzare uno o più dei seguenti progetti:

A – Assurdità 1 (es. visori per la realtà aumentata per tutti)

B – Assurdità 2 (es. un computer fisso per ogni banco in ogni classe)

C – Progetto sensato“

resterà possibile attuare anche il “Progetto sensato”. In caso contrario potrebbe diventare davvero complicato (a seconda del Dirigente) modificare la linea d’azione intrapresa.

5. Ma la mia scuola ha già approvato i progetti Assurdità 1 e 2. È troppo tardi!

R. Non è vero. Aver approvato i progetti non implica né l’obbligo di realizzarli, né il divieto di realizzare altro. Ovviamente bisogna che la descrizione che verrà caricata entro il 28 Febbraio sia “aperta” (come descritto nella FAQ n.4) e che, successivamente al 28 Febbraio, il CD approvi l’eventuale “Progetto sensato” prima di scriverne il bando e andare a cercare chi lo realizzerà.

6. Il dirigente può decidere in autonomia e senza consultare Collegio Docenti e Consiglio d’Istituto?

R. No. Le decisioni devono essere collegiali. E se implicano limitazioni alla libertà d’insegnamento (come, ad esempio, obbligo di utilizzare i device digitali per un tot di ore all’interno della giornata) dev’essere coinvolto il Consiglio d’Istituto con le rappresentanze di studenti e genitori.

7. Il dirigente può nominare una commissione di lavoro sul PNRR senza parlarne con il Collegio Docenti?

R. Questo è più disputabile. Certamente non è un comportamento che possa favorire le relazioni sindacali. In ogni caso il lavoro della commissione, che pure è organo del CD, deve poi passare per l’approvazione del CD.

8. Perché c’è il rischio che questa azione del PNRR si trasformi in un gigantesco trasferimento di fondi dal pubblico al privato?

R. Perché le linee guida dicono che dobbiamo spendere come minimo il 60% dei fondi per l’acquisto di hardware e software. A questo si aggiungono tempi troppo stretti per fare le cose per bene senza mettersi in croce, per cui molti dirigenti si stanno affidando a privati esterni per conservare la propria sanità fisica e mentale. 

9. Ma il lavoro di progettazione delle Commissioni per il PNRR che stanno scrivendo i progetti entro il 28 Febbraio sarà pagato?

R. No. Si partecipa pro-bono. Non c’è nessuna assicurazione che le persone che hanno “progettato” siano anche poi nominati collaudatori o redattori dei bandi. Ovviamente nessuno però sarà felice di candidarsi a realizzare un progetto scritto da qualcun altro, a meno che sia talmente generico da permettere emendamenti sostanziali (riscrittura).

10. Ma questa cosa riguarda solo noi o anche i ragazzi e le famiglie?

R. A nostro modo di vedere riguarda tutti i “portatori di interessi” (stakeholders, nella neo-lingua ministeriale) del mondo della scuola. Per questo, laddove i progetti siano davvero “rivoluzionari” è importante che le RSU chiedano il coinvolgimento del Consiglio d’Istituto.

11. Il mio dirigente ha deciso di dare tutto in mano a un ente o ditta esterna che comprerà licenze software per decine o centinaia di migliaia di euro. Il CD ha approvato senza battere ciglio. Che fare?

R. Oltre alle limitazioni date dal governo democratico della scuola ci sono quelle date dal CAD (Codice Amministrazione Digitale). Il CAD impone (pena sanzioni di cui il dirigente risponde in solido dal suo stipendio) che le PA acquisiscano unicamente software libero a meno di non fornire una dettagliata valutazione comparativa che dimostri l’inesistenza di un software libero adatto a svolgere un certo compito oppure la netta superiorità di quello proprietario, al punto da rendere impossibile la realizzazione del progetto con quello libero. Se un dirigente non la rispetta lo si può diffidare e –nel caso non desista– segnalare alla autorità per l’erogazione delle dovute sanzioni, anche per danno erariale. 

12. Il mio dirigente ha deciso di dare tutto in mano a un ente o ditta esterna che ha progettato di costruire tutto attorno a Google Suite for Education o altri servizi simili di Microsoft o Amazon. Il CD ha approvato senza battere ciglio. Che fare?

R. Oltre alle limitazioni date dal governo democratico della scuola ci sono quelle date dal GDPR (Regolamento Generale per la Protezione dei Dati). Il Garante italiano per la privacy si è recentemente espresso sull’ obbligo di dotarsi di DPIA e TIA (Data Processing Impact Assessment e Transfer Impact Assessment) quando si acquisiscono tali servizi:

Dato che la stragrande maggioranza dei dirigenti non se ne sono dotati, e lo hanno dichiarato pubblicamente qui (ci sono tutte le scuole, potete cercare la vostra):

https://foia.monitora-pa.it/

oppure hanno taciuto violando apertamente la legge sulla trasparenza degli atti legislativi, sono tutti a rischio sanzioni nel momento in cui vengono segnalati. E in questa faccenda si potrebbero e dovrebbero coinvolgere anche allievi e famiglie, visto che i diritti che vengono violati sono anche i loro, oltre ai nostri. Se un dirigente dovesse “tirare dritto” lo si può diffidare e –in ultima analisi– segnalare alla autorità per l’erogazione delle dovute sanzioni, anche per danno erariale. 

13. Ma le nostre scuole usano già Google per la posta. Se dobbiamo cambiare dall’oggi al domani vuol dire restare senza servizi per chissà quanto tempo!

R. La stragrande maggioranza delle scuole utilizza i servizi di Google Suite (Mail, Classroom, Drive), ma –al contempo– ha messo in funzione almeno un Moodle. Basterebbe cominciare a usare quello  Moodle è una piattaforma libera che svolge, molto meglio di Classroom, il lavoro di Google Classroom.

14. I colleghi non hanno voglia di imparare ad usare una nuova piattaforma, e molto meno ne hanno i ragazzi. Perché mai dovremmo accollarci una tale fatica?

R. Perché Google e Facebook, stanno investendo delle cifre pantagrueliche per costruire una macchina per l’adaptive learning (AL). L’AL è l’applicazione di quella che loro chiamano IA (Intelligenza Artificiale) all’apprendimento. Questo progetto parte dall’idea che esista una conoscenza “giusta” e una “sbagliata”, che l’apprendimento sia un fatto privato e che la competizione sia la maniera migliore per raggiungerla. Fedele a questi principi l’AL di Google utilizzerà i dati raccolti con la nostra quiescenza per costruire profili degli allievi a cui somministrare in automatico materiali e verifiche a crocette, cancellando gradualmente quel poco che resta della funzione docente a favore di uno “scuolificio” gestito dalle macchine. Se vi sembra un’ipotesi fantascientifica, provate a visitare http://www.openai.com e fare un test con ChatGPT, chiedendo alla macchina di insegnarvi, per esempio, a programmare. Il risultato potrebbe spaventarvi, ma allo stesso vi renderà più coscienti sullo “stato dell’arte”.

15. Ma noi non abbiamo le competenze per progettare degli interventi così connotati dall’informatica. Non è meglio lasciare fare gli esperti?

R. Lasciare fare gli esperti è generalmente una pessima idea. Basta vedere i risultati del lavoro degli esperti economisti in Argentina e in Grecia. Gli esperti dovrebbero essere aiutati a estinguersi, a favore di una partecipazione diffusa e capillare al design delle nuove tecnologie. Questo però richiede un tempo che ora non abbiamo. Nell’immediato, però, possiamo prendere varie esperienze e progetti che sono stati sviluppati da altre comunità scolastiche e cercare di riprodurli adattandoli alla nostra realtà. La chat sul PNRR che abbiamo aperto come CUB ha proprio questo scopo e, per ora, è stata ancora grandemente sottoutilizzata. Potete iscrivervi qui: https://chat.whatsapp.com/Ls4GaK3IYqH2GA05JHgLjP

Nasce l'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole

lunedì 6 marzo 2023


Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "OSSERVATORIO CONTRO SCUOLA LA MILITARIZZAZIONE DELLA SCUOLA"
Nasce l'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole
Giovedì 9 marzo alle ore 12.00 presso la Sala stampa di Montecitorio (Roma) conferenza stampa per il lancio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole.
Nei mesi scorsi si è costituito in Italia l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, in seguito al quale è nato un appello i cui firmatari/e si prefiggono una decisa e costante attività di denuncia di quel processo di militarizzazione delle nostre istituzioni scolastiche già in atto da troppo tempo nel nostro Paese.
Le scuole stanno sempre più diventando terreno di conquista di una ideologia bellicista e di un con-trollo securitario che si fa spazio attraverso l’intervento diretto delle forze armate (in particolare ita-liane e statunitensi) declinato in una miriade di iniziative tese a promuovere la carriera militare in Ita-lia e all’estero, e a presentare le forze armate e le forze di sicurezza come risolutive di problematiche che pertengono alla società civile.
Questa invasione di campo vede come protagonisti rappresentanti delle forze militari addirittura in qualità di “docenti”, che tengono lezioni su vari argomenti (dall’inglese affidato a personale NATO a tematiche inerenti la legalità e la Costituzione) e arriva a coinvolgere persino i percorsi di alternanza scuola-lavoro (PCTO) attraverso l’organizzazione di visite a basi militari o caserme. Il tutto suffraga-to da protocolli di intesa firmati da rappresentanti dell’Esercito con il Ministero dell’Istruzione, gli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e le singole scuole.
Smilitarizzare le scuole e l’educazione vuol dire rendere gli spazi scolastici veri luoghi di pace e di accoglienza, opporsi al razzismo e al sessismo di cui sono portatori i linguaggi e le pratiche belliche, allontanare dai processi educativi le derive nazionaliste, i modelli di forza e di violenza, l’irrazionale paura di un “nemico” (interno ed esterno ai confini nazionali) creato ad hoc come capro espiatorio. Smilitarizzare la scuola vuol dire restituirle il ruolo sociale previsto dalla Costituzione italiana.
L’iniziativa sarà presentata giovedì 9 Marzo alle ore 12, presso la sala stampa di Montecitorio in Roma. Nel corso dell’incontro sarà reso noto il primo report prodotto dall’attività messa in campo dall’Osservatorio su impulso del CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica), ente pro-motore nell’ultimo anno di una serie di convegni per denunciare il costante incremento delle spese militari e della circolazione di armi.
Alla conferenza stampa saranno presenti studenti delle scuole superiori insieme a Rosa Siciliano, di-rettrice editoriale di «Mosaico di Pace», Antonio Mazzeo, docente e Peace Researcher, Angelo d’Orsi, storico e giornalista, già ordinario Università di Torino, Mario Sanguinetti, Cobas Scuola, della Tuscia, Roberta Leoni, docente, Cobas Scuola della Tuscia, Michele Lucivero, giornalista, do-cente CESP-COBAS Scuola Bari.
Contatti e sottoscrizione appello:
osservatorionomili@gmail.com
Pagina Facebook: osservatoriocontrolamilitarizzazionedellescuole
Primi firmatari/e
1. Serena Tusini, docente, Cobas Scuola Massa Carrara
2. Ludovico Chianese, docente, Cobas Scuola Napoli
3. Antonio Mazzeo, docente, peace researcher
4. Angelo d’Orsi, storico e giornalista, già ordinario Università di Torino
5. Costanza Margiotta, Priorità alla Scuola
6. Tano D’Amico, fotografo
7. Alex Zanotelli, missionario comboniano
8. Fulvio Vassallo Paleologo, già docente di Diritto di asilo, Università di Palermo, e vice pre-sidente ADIF (Associazione diritti e frontiere)
9. Alessandro Portelli, già ordinario di Letteratura angloamericana, Università di Roma La Sa-pienza
10. Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena
11. Donatella Di Cesare, ordinaria di Filosofia teoretica, Università di Roma La Sapienza
12. Lucio Russo, matematico, Università Tor Vergata
13. Carlo Rovelli, fisico e saggista
14. Romano Luperini, critico letterario
15. Geminello Preterossi, filosofo del diritto e della politica
16. Rosa Siciliano, direttrice editoriale di “Mosaico di pace”
17. Giovanni Carosotti, docente
18. Ilenia Badalamenti, docente, Cobas Scuola Pisa
19. Giuseppe Burgio, docente di Pedagogia generale e sociale, Università di Enna "Kore"
20. Sara Conte, docente, Cobas Scuola Grosseto
21. Massimiliano Andretta, associato di Scienza politica, Università di Pisa
22. Anna Angelucci, docente, Roma
23. Stefania Arcara, Dipartimento di Scienze Umanistiche, Università di Catania
24. Rossana Barcellona, docente, Università di Catania
25. Tindaro Bellinvia, ricercatore, Università di Messina
26. Cesare Bermani, storico
27. Barbara Bertani, docente, Reggio Emilia
28. Mauro Biani, disegnatore satirico
29. Marco Bistacchia, C.E.L. di lingua italiana, Università di Pisa
30. Stefano Bufi, docente, Cobas Scuola Molfetta
31. Silvano Cacciari, antropologo, Laboratorio di Cyber Security e Relazioni Internazionali (CIRLab) del Polo Universita-rio Città di Prato – PIN
32. Enrico Calossi, docente di Relazioni internazionali, Università di Pisa
33. Cristina Cassina, associata di Storia delle dottrine politiche, Università di Pisa
34. Marco Celentano, docente di Etica e di Filosofia morale, Università di Cassino e del Lazio Meridionale
35. Salvatore Cingari, Dipartimento di Scienze umane e sociali internazionali, Università per Stranieri di Perugia
36. Catia Coppo, docente, Cobas Scuola Terni
37. Franco Coppoli, docente, Cobas Scuola Terni
38. Miguel Mellino, associato di Antropologia culturale, Processi identitari e scenari globali, Studi Postcoloniali e Relazioni Interetniche, Università L'Orientale di Napoli
39. Andrea Cozzo, ordinario di Lingua e letteratura greca, Università di Palermo
40. Antonino De Cristofaro, docente, Cobas Scuola Catania
41. Ernesto De Cristofaro, docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Catania
42. Fabio de Nardis, ordinario di Sociologia politica, Università di Foggia
43. Giovanni Di Benedetto, saggista e docente liceo Vittorio Emanuele II, Palermo
44. Candida di Franco, docente, Cobas Scuola Palermo
45. Enrico Di Giacomo, giornalista, direttore di Stampalibera.it
46. Salvatore Distefano, presidente Associazione Etnea Studi Storico-Filosofici
47. Gabriella Falcicchio, Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione, Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"
48. Giuseppe Follino, docente, Cobas Scuola Grosseto
49. Loredana Fraleone responsabile scuola, università e ricerca, Partito della rifondazione comu-nista-Sinistra europea
50. Elena Gagliasso, docente di Filosofia della Scienza al Dipartimento di Filosofia, Università di Roma La Sapienza
51. Gloria Ghetti, docente, Faenza
52. Marcello Ghilardi, docente di Estetica, Università di Padova
53. Nella Ginatempo, sociologa
54. Salvatore Giuffrida, PO di Geometria, in ritiro, Catania
55. Eric Gobetti, storico del fascismo e della Resistenza
56. Elisabetta Grimani, docente di lettere, Cobas Scuola Terni
57. Donatella Guarino, docente, Cobas Scuola Napoli
58. Irene Landi, CEL di lingua italiana, Università di Pisa
59. Simona La Spina, docente, Cobas Scuola Catania
60. Rossella La Tempa, redazione “Roars”
61. Roberta Leoni, docente, Cobas Scuola della Tuscia
62. Simona Loddo, docente, Cobas Scuola Cagliari
63. Riccardo Loia, docente, Cobas Scuola Varese
64. Michele Lucivero, docente, giornalista, Cobas Scuola Molfetta
65. Laura Marchetti, docente di Didattica generale all'Università Mediterranea di Reggio Cala-bria, e docente di Didattica delle culture all'Università degli Studi di Foggia
66. Federico Martino, già ordinario di Storia del diritto italiano, Università di Messina
67. Mina Matteo, docente, Cobas Scuola Lecce
68. Elena Mignosi, docente di Pedagogia generale sociale, Università di Palermo
69. Paolo Missiroli, docente, Faenza
70. Teresa Modafferi, Cobas Scuola Catania
71. Federico Oliveri, ricercatore senior presso il Centro interdisciplinare "Scienze per la Pace" dell'Università di Pisa
72. Fausto Pascali, docente, Cobas Scuola Pisa
73. Lorenzo Perrona, docente, Cobas Scuola Siracusa
74. Valentina Petillo, docente, Cobas Scuola Napoli
75. Gianni Piazza, docente, Università di Catania
76. Antonio Pioletti, professore emerito, Università di Catania
77. Renata Puleo, "NiNaNd@"
78. Giuseppe Restifo, storico, ricercatore indipendente
79. Onofrio Romano, Sociologia dei mutamenti, Università Roma Tre
80. Cristina Ronchieri, docente, Cobas Scuola Massa Carrara
81. Citto Sajia, critico cinematografico, già docente Università di Messina
82. Mario Sanguinetti, Cobas Scuola della Tuscia
83. Giuseppe Saraceno, docente, Cobas Scuola Pisa
84. Felice Scalia, gesuita
85. Attilio Scuderi, docente, Università di Catania
86. Mariella Setzu, insegnante in pensione, Cobas Scuola Cagliari
87. Alessandro Simoncini, Dipartimento di scienze umane e sociali internazionali,
88. Università per Stranieri di Perugia
89. Alessandro Somma, ordinario di Diritto comparato, Università di Roma La Sapienza
90. Matteo Vescovi, docente, Bologna
91. Viviana Vigneri, docente, Lecce

 

DIMISSIONI DEL MINISTRO VALDITARA

I fatti di Firenze ci fanno inorridire.

L’aggressione da parte di squadristi di Azione Studentesca ai danni di studenti del liceo Michelangiolo di Firenze ci riporta indietro verso le pagine più buie della nostra storia.

Si tratta di fatti inaccettabili, da condannare senza riserve.

Davanti a un episodio di tale gravità il Ministro Valditara, invece di procedere a censurare quanto accaduto e prendere una decisa posizione contro chi agisce ricalcando i metodi squadristi del ventennio, ha pensato bene di contestare la lettera in cui la dirigente scolastica del liceo Da Vinci Annalisa Savino ha messo in guardia contro i pericoli derivanti dalle violenze neofasciste definendola un'iniziativa impropria e strumentale.

Spingendosi oltre, il Ministro ha proceduto addirittura a negare i sempre più evidenti rigurgiti neofascisti che sono quotidianamente sotto lo sguardo di tutti. Un passaggio decisamente imbarazzante. Non solo: il ministro dichiara pure di essere pronto a prendere le dovute misure nel caso in cui un tale atteggiamento di denuncia dovesse persistere.

Siamo oltre il limite della decenza.

Esprimiamo la nostra solidarietà alla dirigente scolastica Annalisa Savino del liceo Da Vinci e ribadiamo con forza che dentro e fuori dalle nostre scuole nessuno spazio può essere concesso a chi si richiama alla criminale ideologia fascista.

Invitiamo tutti e tutte a sottoscrivere la petizione lanciata da priorità alla scuola al seguente link: http://bit.ly/3YYRO5q

Il silenzio prima e le dichiarazioni poi di Valditara a proposito degli episodi avvenuti a Firenze lo squalificano senza appello e lo rendono ai nostri occhi non idoneo a ricoprire l’incarico di Ministro di una Repubblica nata dalla Resistenza e radicata nell’antifascismo.

Chiediamo quindi le dimissioni del ministro Valditara.



EP COBAS SCUOLA TERNI

SUCCESSO DEL CONVEGNO “Le vicende del confine orientale d'Italia durante la seconda guerra mondiale e il contributo dei partigiani slavi alla Liberazione”

mercoledì 22 febbraio 2023

 Le sedi territoriali di Terni e di Orvieto del CESP – CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA  hanno organizzato il 14 febbraio il convegno nazionale di formazione per personale docente e ATA “Le vicende del confine orientale d'Italia durante la seconda guerra mondiale e il contributo dei partigiani slavi alla Liberazione” presso la Sala Digipass della Nuova Biblioteca Pubblica “L. Fumi”di Orvieto cui hanno partecipato in presenza e on line, oltre cinquanta docenti e cittadini provenienti da cinque diverse regioni d’Italia.

Il CESP è un ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola come da Decreto Ministeriale 25/07/06 prot. 869 e intende ringraziare gli storici Alessandra Kersevan e Angelo Bitti per le loro relazioni ampie, ricche di spunti bibliografici e storiografici importanti per ricostruire i fatti: la prima riguardante la storia della complessa vicenda del confine orientale dalla fine della 1 guerra mondiale, durante la dittatura fascista e i fatti successivi all’8 settembre 1943 e al maggio 1945; l’altra sull’importante contributo dopo l’8 settembre 1943 dei partigiani jugoslavi (precedentemente internati nei campi di concentramento e di lavoro di Colfiorito, Ellera, Pissignano e Tavernelle o detenuti nel carcere di Spoleto e di Perugia) alla costituzione delle formazioni partigiane e alla lotta di liberazione contro il nazifascismo in Umbria, come già evidenziato da importanti convegni storici e dalla storiografia locale e nazionale.

Il successo di partecipazione e gli interventi dei relatori hanno dimostrato la necessità di approfondire i temi in questione attraverso la ricerca e l’indagine storica e storiografica con convegni di formazione di ampia portata storica, in una fase estremamente delicata di rovescismo storico. Qualcuno infatti tenta ipocritamente di dimenticare cosa sia stata la dittatura fascista, di rimuovere dalla storia o dalla memoria collettiva i crimini e i criminali di guerra italiani nelle colonie africane o nei territori orientali, tacendo sui campi di concentramento italiani nell’isola di Arbe, a Gonars o su quello di sterminio nella risiera San Saba rischiando di trasformare in carnefici coloro che diedero la vita insieme ai partigiani alla lotta di Liberazione dell’Umbria o dell’Italia, e in vittime coloro che si resero protagonisti o complici per oltre 20 anni delle peggiori nefandezze e dei crimini di guerra perpetrati dall’occupazione nazi-fascista nei confronti delle popolazioni della ex Jugoslavia cercando di imporre una lettura esclusivamente nazionalitaria e vittimaria di fatti ben più complessi per le implicazioni di natura politica, militare ed economica che li caratterizzano.

Anche per tali ragioni, è incomprensibile quanto grave il comportamento della Dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore Scientifico e Tecnico di Orvieto che ha negato il giorno prima dello svolgimento del convegno -adducendo esclusivamente generici motivi di sicurezza ancora oggi tutti da dimostrare sulla carta nonché inesistenti nei fatti- l’utilizzo dell’aula magna concessa per il convegno sette giorni prima, pur avendo avuto tutto il tempo di valutare preliminarmente i temi del convegno e i profili professionali e le competenze storiche dei relatori. Nonostante ciò, la Dirigente ha preferito ascoltare alcuni detrattori censurando il diritto all’informazione, alla libertà di parola e di ricerca, rischiando di tacitare studiosi che da anni lavorano sulle questioni storiche inerenti il confine orientale e la Resistenza, privando i docenti e gli studenti del suo Istituto di elementi fondamentali per la conoscenza di fatti storici, debitamente documentati. A ciò si sono aggiunte, se confermate, altre gravi dichiarazioni alla stampa nazionale, in particolare quelle relative alla “sicurezza dei ragazzi”. E’ importante ribadire che anche se fossero stati comunicati problemi riguardanti la sicurezza del Convegno da generiche “autorità superiori”, in uno Stato di diritto e democratico si sarebbero definite insieme alle stesse “autorità superiori” le condizioni per il rispetto del diritto di parola, di ricerca e di formazione garantite dalla Costituzione, invece che vietare l’utilizzo dell’aula per lo svolgimento del corso di formazione. Altrettanto grave quanto illegittimo è il fatto che la Dirigente abbia comunicato ad alcuni docenti del Suo Istituto iscritti al convegno, la revoca dell'esonero dal servizio, motivandolo con il diniego di utilizzo dell'aula magna, senza prima verificare se il convegno fosse stato annullato dall’ente formatore, ovvero dal CESP. Il convegno si è comunque tenuto in altra sede e pertanto tale diniego è risultato insussistente e i docenti hanno partecipato all’iniziativa come prevede la normativa vigente.

Considerati inoltre i contenuti strumentali di qualche sparuto articolo di stampa locale e nazionale pubblicato nei giorni scorsi e che la tardiva revoca della disponibilità dei locali dell’IISST di Orvieto ha causato molti disagi all'organizzazione del convegno nazionale di formazione, abbiamo già dato mandato ai nostri legali di verificare le affermazioni riportate e valutare nelle sedi opportune se vi siano i presupposti per tutelare ulteriormente il buon nome e i diritti di un ente come il CESP, il diritto alla formazione dei docenti, nonché il buon nome, la professionalità e l'immagine dei due relatori.

Il convegno è stato ripreso in audio e in video e nelle prossime settimane verrà pubblicato on line nella sua versione integrale.

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Terni e di Orvieto

convegno CESP LE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE D'ITALIA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE E IL CONTRIBUTO DEI PARTIGIANI SLAVI ALLA LIBERAZIONE

mercoledì 15 febbraio 2023

 Orvieto, SalaDigipass della Nuova Biblioteca Pubblica "L.Fumi". 

Oltre cinquanta partecipanti in presenza e on line collegati da diverse Regioni d'Italia

"Le vicende del confine orientale d'Italia durante la seconda guerra mondiale e il contributo dei partigiani slavi alla Liberazione"

IL BLOCCO DELL’ANNO 2013 E LA PROGRESSIONE DI CARRIERA

lunedì 6 febbraio 2023

 

RECUPERO ANNO 2013 AI FINI DELLA PROGRESSIONE DI CARRIERA

Le retribuzioni del personale della Scuola sono ben al di sotto della media europea e dei paesi dell’Ocse e in termini di potere di acquisto i nostri stipendi hanno perso inesorabilmente – fin dalla scellerata sottoscrizione tra il Governo Amato I e le OO.SS. della soppressione della Scala mobile il 31.7.1992 – la loro capacità di garantire “un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.) paragonabile a quella degli inizi degli anni ’90.

Se a questo aggiungiamo che la l. n. 122/2010 dispose il blocco delle progressioni di anzianità per il personale pubblico per gli anni 2011, 2012 e 2013, prorogato sino al 31.12.2013 dal d.P.R. n. 122/2013, è chiaro come il tenore di vita del personale della scuola si sia ulteriormente abbassato.

Bisogna ricordare che nel frattempo sono intervenuti – utilizzando i risparmi realizzati nel comparto Scuola – il decreto Interministeriale n. 3/2011 che ha ripristinato l’anno 2010, l’accordo sindacati-ARAN del 13.3.2013 l’anno 2011 e infine l’accordo del 7.8.2014 l’anno 2012. 

Quindi, al momento, resta ancora escluso ai fini della progressione economica l’anno 2013 che di fatto sposta in avanti di un anno la progressione stipendiale e la fascia di anzianità, penalizzando il personale docente e ATA.

La recente sottoscrizione del “CCNL sui principali aspetti del trattamento economico del personale del comparto Istruzione e ricerca – Triennio 2019-2021” del 6.12.2022 aveva illuso sulla possibilità di giungere anche al riconoscimento di quest’ultimo anno di blocco. 

Invece di fronte a quest’ennesima delusione e giunti ormai a 10 anni dall’emanazione della norma che ha sancito il blocco del 2013, numerosi/e colleghi/e sono preoccupati dell’eventuale prescrizione e/o decadenza del diritto all’integrità della progressione di carriera e ci chiedono come agire per ottenere il riconoscimento dell’anno 2013 per adeguare la propria posizione di carriera e ricevere le relative differenze stipendiali maturate nel frattempo.

Una situazione che sta portando a molti ricorsi di cui al momento non è possibile prevedere l’esito, perché la sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015, su cui si basano, ha dichiarato sì l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime di sospensione della contrattazione collettiva per il personale delle amministrazioni pubbliche, ma non del conseguente blocco stipendiale.

Naturalmente chi volesse scongiurare il rischio dell’eventuale prescrizione e/o decadenza in attesa di favorevoli sviluppi giurisprudenziali, deve presentare la lettera che alleghiamo di seguito.

____________________________

da inviare via PEC oppure consegnare a mano all’ufficio protocollo di scuola che deve rilasciare ricevuta

* * *

Al/la Dirigente Scolastico/a del

____________________________

di ____________________________

SEDE

OGGETTO: Domanda di Riconoscimento anno 2013, ai fine della progressione di carriera e adeguamento stipendiale – Diffida e contestuale messa in mora

Il/La sottoscritto/a ____________________________________ , nato/a il ________________________ a __________________________________ (___), Codice Fiscale _____________________________ residente a _____________________________________________ (___), C.A.P. _________________ Recapito telefonico ___________________________________

In servizio presso codesta Istituzione scolastica, in qualità di ______________________________________ 

in ossequio alle motivazioni contenute nella sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015, con la quale è stata sancita l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime di sospensione della contrattazione collettiva per il personale delle amministrazioni pubbliche previsto anche dal d.P.R. 122/2013,

CHIEDE

il riconoscimento del servizio prestato nel corso dell’anno 2013, ai fini giuridici ed economici con l’adeguamento della posizione retributiva ai fini della propria posizione di carriera e le relative differenze stipendiali. 

La presente costituisce ai sensi e per gli effetti di legge atto di messa in mora e vale, altresì, quale atto interruttivo di ogni prescrizione e/o eventuale decadenza. 

Salvo ed impregiudicato ogni diritto ed azione. 

Data _______________________ 

FIRMA ___________________________ 

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