sciopero dell’8 marzo 2022. Invito rispetto normativa e Atto Stragiudiziale di Diffida dei COBAS Scuola.

martedì 1 marzo 2022

Ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche

della Provincia di Terni

LORO SEDI

e p.c. Al Dirigente Ufficio Scolastico Regionale

Alla Dirigente Ambito Territoriale Provincia di Terni



OGGETTO: sciopero dell’8 marzo 2022. Invito rispetto normativa

e Atto Stragiudiziale di Diffida dei COBAS Scuola.


La scrivente Organizzazione Sindacale COBAS - Comitati di Base della Scuola, , in relazione allo SCIOPERO GENERALE di tutto il personale della SCUOLA indetto da questa O.S. per il giorno 8 marzo 2022 come verificabile su:
https://www.commissionegaranziasciopero.it/index.php/calendario-scioperi/dettaglio-sciopero/297761

PREMETTE quanto segue:

I Dirigenti Scolastici in occasione di ogni sciopero, per l’art. 2, comma 3 del vigente Accordo Nazionale di attuazione della Legge n°146/1990 del 3-3-1999 e s.m.i. “… inviteranno in forma scritta il personale a rendere comunicazione volontaria circa l’adesione allo sciopero...”, e quindi:

1) non possono e non devono imporre obbligatoriamente al personale di comunicare l’adesione o meno allo sciopero;

2) devono dare ampia e tempestiva informazione dello sciopero dell’8 marzo al personale e alle famiglie, con comunicazione a queste ultime della possibilità di riduzione o anche sospensione del servizio in quella giornata (“... almeno cinque giorni prima dell’effettuazione dello sciopero, comunicheranno le modalità di funzionamento o la sospensione del servizio alle famiglie...”).

La scrivente Organizzazione Sindacale RICORDA inoltre CHE

il personale in sciopero non può essere sostituito per la mera sorveglianza tanto meno per far svolgere alla classe qualsiasi attività, , tanto meno, tale divieto può essere aggirato dai Dirigenti Scolastici mediante riorganizzazioni del servizio effettuate tramite:

- la modificazione dell’orario di lavoro,

- la designazione di docenti diversi da quelli in servizio durante il normale orario delle lezioni,

tali riorganizzazioni rientrano, infatti, a pieno titolo, nell’attività di sostituzione del personale in sciopero che - relativamente alla somministrazione delle prove INVALSI - integra gli estremi di una CONDOTTA ANTISINDACALE, prevista e punita dall’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n° 300/1970).

Si aggiunga, inoltre, che si è avuta notizia di proposte di modifiche d’orario, che taluni Dirigenti Scolastici vorrebbero predisporre sia per il personale Docente che per il personale ATA, con le quali si disporrebbe l’anticipazione dell’orario di alcune/i al fine di inficiare l’eventuale adesione allo sciopero.

Si ricorda che ove il personale Docente della prima ora aderisse allo sciopero non può essere organizzato alcun servizio sostitutivo poiché le/gli alunne/i non devono semplicemente entrare a scuola per sciopero dell’insegnante.

Analogamente ove aderisse allo sciopero il personale collaboratore scolastico (integralmente o singolarmente nei casi di unica presenza in servizio all’inizio delle lezioni) la scuola non può essere aperta e vigilata da altro personale (anticipante l’orario) o in servizio presso altra scuola poiché anche tale pratica si può chiaramente individuare quale SOSTITUZIONE di PERSONALE in SCIOPERO.

Infine, si è verificato che in alcune istituzioni Scolastiche è stato indicato al personale docente ed ATA che si possa comunicare sia l’eventuale adesione che la NON adesione allo sciopero. La norma chiaramente prevede che il Dirigente Scolastico DEBBA richiedere esclusivamente l’eventuale e volontaria comunicazione di ADESIONE allo sciopero. In taluni altri casi si è addirittura comunicato che sia le/gli scioperanti che le/i non scioperanti siano tenute/i a comunicare telefonicamente tale loro determinazione entro le ore 08.00 della mattina dello sciopero presso la segreteria dell’Istituzione Scolastica.

Tutto quanto sopra premesso e considerato, la scrivente Organizzazione Sindacale COBAS - Comitati di Base della Scuola della provincia di Terni

INVITA

i Dirigenti scolastici a dare piena ed integrale esecuzione alla normativa vigente, astenendosi dal porre in essere comportamenti idonei a svilire il legittimo esercizio del diritto di sciopero

DIFFIDANDO

altresì i medesimi Dirigenti Scolastici dal perpetrare condotte antisindacali in occasione dello Sciopero Generale proclamato dalla scrivente O.S. COBAS – Comitati di Base della Scuola il giorno 8 marzo 2022.


La presente viene indirizzata anche all’Ambito Territoriale della Provincia di Terni affinché verifichi e vigili il comportamento dei singoli Dirigenti Scolastici.

Quanto precede con l’espresso avvertimento che in caso di inerzia o di sostituzione del personale in sciopero – ivi inclusa, dunque, ogni ipotesi di riorganizzazione del servizio, di designazione di docenti diversi da quelli in servizio nelle proclamate giornate di sciopero e di qualsiasi altra pratica tendente a garantire comunque la sostituzione in qualsivoglia maniera del personale Docente ed ATA in SCIOPERO la scrivente O.S. si riserva di adire le competenti sedi giudiziarie.

Si porgono distinti saluti

Terni 1 marzo 2022

per i COBAS DELLA SCUOLA- TERNI

Franco Coppoli

8 marzo SCIOPERO GENERALE

lunedì 28 febbraio 2022

 8 MARZO scioperiamo e manifestiamo in tutta Italia

In sintonia con la mobilitazione femminista transnazionale verso l’8 marzo, accogliamo le richieste indicendo lo SCIOPERO di tutte le lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e privati.

In particolare intendiamo portare insieme nelle piazze i seguenti contenuti:

  • CONTRO lo sfruttamento dilagante in particolare nel lavoro femminile (maggiori licenziamenti e part-time imposti, lavoro in appalto, precarietà in estensione, salario inferiore a quello medio, pensioni sempre più lontane e “leggere”);
  • CONTRO il tracimare dello stato sociale e della sanità in ambito privatistico;
  • CONTRO la divisione sessuale del lavoro in cui quello di riproduzione e di cura è funzionale all’organizzazione capitalistica della società;
  • CONTRO la crescente violenza verso le donne, connessa ai ruoli e alle discriminazioni di genere che richiede la valorizzazione del punto di vista di genere;
  • PER una scuola e un’università pubbliche che garantiscano il diritto allo studio a tutte/i gli allievi/e senza discriminazioni, PER il lavoro stabile e un reddito soddisfacente per lavoratori/trici, in ambienti sanificati e adeguati, con investimenti massicci per il miglioramento delle strutture, la diminuzione del numero di alunni/e per classe; la libertà e inviolabilità delle persone e il rispetto delle differenze; NO agli interventi dei privati nella scuola; NO all’Alternanza scuola lavoro e alla DaD, a fianco delle lotte studentesche;
  • PER la tutela della salute e sicurezza nei posti di lavoro, PER una sanità pubblica potenziata, fuori dai circuiti privatistici, con la medicina di prossimità finalmente efficace;
  • PER la stabilizzazione nella P.A. di tutte le lavoratrici e lavoratori con contratti precari e/o in appalto; 
  • PER la parità di diritti e di salario in tutto il lavoro privato e la fine della precarizzazione;
  • PER servizi pubblici che evitino di scaricare sulle donne tutto il lavoro di cura e di assistenza; 
  • PER l’uscita immediata dallo stato di emergenza; NO al Green Pass, NO all’obbligo vaccinale; PER il reintegro di tutto il personale sospeso dal lavoro.

CONTRO TUTTE LE GUERRE

FERMIAMO L’INVASIONE E LA GUERRA DI PUTIN

STOP AL RIARMO E PER LO SCIOGLIMENTO DELLA NATO

https://www.commissionegaranziasciopero.it/index.php/calendario-scioperi/dettaglio-sciopero/297761

SCUOLA: MUORE SCHIACCIATO DA UNA PUTRELLA ALL’ULTIMO GIORNO DI ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

martedì 25 gennaio 2022

 SCUOLA: MUORE SCHIACCIATO DA UNA PUTRELLA ALL’ULTIMO GIORNO DI STAGE

Nel pomeriggio del 21 gennaio 2022 uno studente di soli 18 anni, all’ultimo giorno di alternanza scuola/lavoro, è morto in un’azienda di Lauzacco (Udine).

Il ragazzo durante dei lavori di carpenteria metallica in un’ azienda meccanica, è stato schiacciato da una putrella che gli è caduta addosso. Sul posto sono state inviati subito alcuni equipaggi dei Vigili del fuoco, ma la caduta della pesante putrella ha ucciso all’istante lo studente.

La zona della tragedia è stata transennata e sarà posta sotto sequestro per cercare di stabilire eventuali responsabilità di terzi. La sede principale dell’azienda, che opera nel settore della carpenteria metallica, si trova a Buttrio (Udine), mentre lo stabilimento di Lauzacco, dove è avvenuto il dramma, si occupa esclusivamente di laminazione.

Queste le prime, sommarie, notizie che provengono dalle agenzie di stampa. Non è  “solo” un ennesimo omicidio su e da lavoro.

Noi abbiamo commentato a caldo la notizia con Franco Coppoli,  dei Cobas Scuola, sindacato di base da sempre critico con questa modalità resa obbligatoria dal Jobs Act di Renzi, nel 2015

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UN NOSTRO STUDENTE MORTO NELLA SCUOLA-AZIENDA- sciopero nazionale e manifestazioni il 28 gennaio

 Il dolore dei Cobas per Lorenzo, studente morto nella scuola-lavoro! 

Venerdì 28 gennaio sciopero delle scuole superiori insieme agli studenti contro la scuola-azienda e la scuola-lavoro

Sui temi e con gli obiettivi del precedente comunicato i Cobas Scuola convocano per venerdì 28 gennaio lo sciopero dell’intera giornata nelle scuole superiori (medie di secondo grado) insieme agli studenti in lotta, con manifestazioni locali unitarie.

Esecutivo Nazionale Cobas Scuola

* * *

Prot. 10/2022 Roma, 25 gennaio 2022

Alla cortese attenzione

Ministero della Pubblica Istruzione – Gabinetto

COMMISSIONE DI GARANZIA

Ministero della Funzione Pubblica – ReLazioni Sindacali

Ministero del Lavoro – Gabinetto

Oggetto: Indizione Sciopero intera giornata SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO venerdì 28 GENNAIO 2022 – in base alle disposizioni dell’articolo 2, c.7, della legge n. 146/1990 in tema di preavviso minimo degli scioperi.

I COBAS Scuola, in base alle disposizioni dell’articolo 2, comma 7, della legge n. 146/1990 in tema di preavviso minimo degli scioperi, affermanti che tale preavviso minimo non si applica nei casi di astensione dal lavoro “in difesa dell’ordine costituzionale o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori” e tenendo conto che gli stage di formazione professionale pongono a tutti gli effetti gli studenti coinvolti in una situazione lavorativa, con conseguente obbligo per le aziende di tutelarne la sicurezza, indicono per il 28 gennaio 2022 uno sciopero dell’intera giornata per le scuole secondarie di secondo grado per il personale Docente, Educativo e ATA.

Lo sciopero viene proclamato in coincidenza con le manifestazioni indette dalle organizzazioni studentesche , per protestare contro la morte sul lavoro in azienda dello studente Lorenzo Parelli e sui seguenti obiettivi: 

1) sospensione immediata di tutti i percorsi di scuola lavoro nell’anno in corso;

2) abolizione del PCTO nelle scuole e revisione dei percorsi formativi nei centri di formazione professionale; 

3) stop allo sfruttamento di lavoro non retribuito sotto forma di stage gratuito;

4) sostituzione dell’addestramento al lavoro con la formazione sui diritti e sulla sicurezza sul lavoro;

5) formazione specifica al lavoro a carico delle aziende dopo la fine dei percorsi di studio;

6) ammodernamento dei laboratori nelle scuole;

7) eliminazione classi-pollaio e aumento degli organici (docenti e ATA)

Cobas: “la legge di bilancio offende il mondo della scuola”

giovedì 25 novembre 2021

Cobas: “la legge di bilancio offende il mondo della scuola”

La Legge di Bilancio per il 2022 dedica alcuni articoli alla scuola.

Contratti Covid

Si prevede di prolungare fino al termine delle lezioni i contratti COVID, ma solo per i docenti e non per il personale aggiuntivo ATA, necessario per le operazioni di sanificazione ma anche per la carenza cronica di personale. Attualmente parte del personale COVID ATA garantisce l’apertura dei plessi con orario prolungato che da gennaio non potrebbe più essere garantita. La soluzione di lasciare alle scuole la scelta se prolungare i contratti dei docenti o degli ATA, scaricherebbe sulle scuole i tagli decisi centralmente.  Tutto l’organico COVID  deve essere prorogato al 30 giugno, e poi  assunto a tempo indeterminato.

Educazione motoria scuola primaria

Si inseriscono dal prossimo anno scolastico due ore di educazione motoria nelle classi quinte della primaria (dall’anno successivo anche nelle quarte). Le due ore saranno aggiuntive per le classi a tempo normale e in compresenza per le classi a tempo pieno. I docenti saranno selezionati con un concorso a cui si accederà con le lauree magistrali LM-67, LM-68 LM-47 e, se i concorsi non saranno espletati, si potrà attingere alle graduatorie delle classi di concorso A048 e A049. Tutto questo però senza oneri per lo Stato: il governo con i fondi risparmiati per i pensionamenti coprirà i costi; con il risultato di avere un organico minore per gli altri insegnamenti e  ordini di scuola.

Dimensionamento scolastico

Sono previsti finanziamenti per abbassare i parametri per l’autonomia delle scuole (da 500 studenti a 300 per comuni montani e piccole isole); tali aumenti riguardano però solo l’anno 2022 (+ 40,84 milioni), mentre dal 2023 l’investimento verrà fortemente decurtato (+ 27,23 milioni). Nessun intervento strutturale contro le scuole monstrum formate da mille/duemila alunni e impossibili da gestire.

Classi Pollaio

Si apre alla revisione dei parametri stabiliti dalla Riforma Gelmini, che aveva imposto un incremento del numero di alunni per classe. La legge di bilancio rinvia a un successivo decreto in cui saranno stabiliti le nuove soglie massime di alunni per classe, ma esse varranno solamente per le scuole ad alta dispersione scolastica: il tutto senza oneri per lo Stato, contando sul calo demografico e sui pensionamenti. Il problema delle classi pollaio riguarda l’intero paese ed è impensabile risolverlo a costo zero. Dopo due anni di pandemia e mobilitazioni, in cui abbiamo chiesto massimo 20 alunni per classe (15 con studenti diversamente abili),  la montagna ha partorito il topolino!

Aumenti per i presidi

Dal 2022 si prevede uno stanziamento ulteriore a favore dell’aumento degli stipendi dei Dirigenti Scolastici pari a 20 milioni annue (all’incirca 200 euro al mese a testa). Ricordiamo che gli unici stipendi che in questi anni sono aumentati sono proprio quelli dei DS (+ 26,7%) e dei DSGA (+9,9%), mentre gli stipendi del personale docente e ATA hanno perso in potere d’acquisto dall’11% al 21%: per cui, l’ Italia, insieme all’UK , è il paese con maggiore forbice stipendiale tra dirigenti e docenti.

Aumenti per i docenti

Il progetto di differenziazione stipendiale dei docenti al fine di dividerli ulteriormente viene da lontano: fu già il ministro Berlinguer a proporla (fu costretto a dimettersi dalla mobilitazione che si determinò), ma poi il progetto è tornato fuori fino alla c.d. Buona scuola di Renzi del 2015, che ha modificato le funzioni del  Comitato di Valutazione inserendo la valutazione del merito dei docenti con uno stanziamento iniziale di 200 milioni l’anno. Ma, anche per effetto della mobilitazione e della contrarietà diffusa in una buona parte della categoria, nel 2018 questi fondi sono stati destinati alle risorse oggetto della contrattazione d’istituto senza alcun vincolo di destinazione. Come RSU Cobas ci siamo impegnati a distribuirli il più possibile in modo ugualitario, sganciandoli da valutazioni sulla “qualità” del lavoro, usando casomai riferimenti solo alla quantità di lavoro aggiuntivo. Ma in molte scuole vi è stata una forte concentrazione del FIS nelle mani dello staff del DS, che svolge funzioni di competenza dirigenziale, per le quali andrebbe retribuito non con soldi stornati dal CCNL di docenti e Ata, ma con i fondi stanziati per il contratto dei dirigenti. Ora, tutti i fondi destinati al personale sono oggetto di contrattazione, senza alcun vincolo di destinazione: ma è possibile che il nuovo CCNL intervenga con vincoli peggiorativi per la contrattazione d’istituto.

I finanziamenti per il merito

Ammontavano a 10 milioni per il 2018, a  20 milioni per il 2019 e a  30 milioni per il 2020 e il 2021. Ora dal 2022 in poi il governo stanzia 240 milioni annui, decuplicando i finanziamenti per imporre una trasformazione della scuola perseguita da tutti i governi da 20 anni. Si amplia la valorizzazione a) del contributo alla diffusione nelle istituzioni scolastiche di modelli per una didattica per lo sviluppo delle competenze; b) del costante aggiornamento professionale. Ritornano le parole chiave della “cattiva scuola”: la scuola delle competenze addestrative, del saper fare da acquisire e dismettere, in linea con la precarizzazione del mercato del lavoro. Contro questa devastazione serve un’innovazione che metta al centro lo sviluppo degli strumenti cognitivi e dello spirito critico, in linea con il ruolo che la Costituzione assegna alla scuola, che non è quello di formare il capitale umano, ma cittadini consapevoli, dotati di spirito critico e autonomia di giudizio. Non manca il riferimento al marketing (la promozione della propria scuola) al quale purtroppo non pochi colleghi dedicano le proprie energie, ben sapendo che stanno vendendo solo fumo ai genitori-clienti. Al limite del ridicolo è il parametro della dedizione all’insegnamento, che tanto odora di maestre angeli dell’aula, di un’idea passatista della professione docente.

Ricordiamo al ministro Bianchi, e ai sindacati che siederanno al tavolo per il rinnovo del contratto, che la reale situazione salariale nella scuola è mortificata da anni e che è inaccettabile dirottare aumenti significativi su un ridicolo e presunto merito dei docenti; c’è bisogno al contrario di aumentare le buste paga per tutti i lavoratori/trici della scuola che questa volta non accetteranno un’altra elemosina, come è stato negli ultimi rinnovi del contratto.

Cobas scuola

DA MESI I PRECARI CON SUPPLENZE BREVI NON RICEVONO LO STIPENDIO I COBAS OFFRONO CONSULENZA LEGALE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

lunedì 15 novembre 2021

 DA MESI I PRECARI CON SUPPLENZE BREVI NON RICEVONO LO STIPENDIO

I COBAS OFFRONO CONSULENZA LEGALE IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione).

Il diritto ad una adeguata retribuzione è dunque garantito dalla Costituzione indipendentemente dalla tipologia di contratto, e non è un optional dipendente dagli umori ministeriali..

Il Ministero dell’Istruzione è in ritardo di mesi col pagamento degli stipendi dei dipendenti a tempo determinato, docenti e ATA della seconda e terza fascia che permettono, in molti casi dall’inizio dell’anno scolastico, il regolare svolgimento dell’attività didattica.

Da maggio il Ministero continua a rimandare, in maniera illegittima, l’ordine per effettuare i pagamenti ai lavoratori precari della scuola e molti di loro continuano a non ricevere gli stipendi per i mesi di lavoro effettuati, trovandosi in una situazione di difficoltà economica illegale e lesiva dei loro diritti di lavoratori.

I COBAS della Scuola mettono a disposizione dei precari iscritti che si trovano in attesa di stipendio una consulenza legale per presentare diffida e messa in mora.

Il personale interessato dovrà trasmettere la diffida, consegnandola al protocollo oppure inviandola con posta elettronica certificata PEC, o spedendola con raccomandata A/R alla Ragioneria territoriale della propria provincia e presso la scuola attuale sede di servizio.

Allo scadere degli otto giorni di tempo, entro cui l'amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, in caso di esito negativo, sarà possibile adire alle vie legali per il recupero forzoso delle somme non corrisposte.

Per informazioni e appuntamenti i precari iscritti che si trovano in questa condizione si mettano rapidamente in contatto con la sede COBAS  della propria provincia.


                                                                               COBAS -  Comitati di base della scuola

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

 Appello del sindacalismo di base e conflittuale

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta

 Contro le misure economiche del governo Draghi

Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita

Cortei regionali nelle principali città

La libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

 

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le rendite finanziarie.

 

            Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.

 

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale.  

 

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).

 

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

 

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

 

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.

 

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

 

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare nei centri storici e sotto i palazzi delle istituzioni.

 

ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,

FUORI MERCATO, ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-CIT

VOI G20, NOI IL FUTURO SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

venerdì 29 ottobre 2021

 VOI G20, NOI IL FUTURO

SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

DA TERNI APPUNTAMENTO ORE 12,30 STAZIONE FS

Il 30 e 31 ottobre si riuniranno a Roma i governi del G20, ossia dei 20 Paesi che rappresentano i due terzi del commercio planetario, l’80% del PIL mondiale ma anche il 75% delle emissioni di gas serra globali. In quella sede i rappresentanti di soli 20 Paesi continueranno a decidere le sorti dell’intero pianeta, silenziando le richieste della società civile, sempre esclusa dalle discussioni e dalle decisioni.

Noi saremo in piazza all’interno di una grande coalizione di lavoratori/trici, studenti, giovani, ambientalisti, organizzazioni femministe, antirazziste, antifasciste, pacifiste, per la giustizia economica, sociale, ambientale, climatica, per la dignità delle persone e del lavoro, per costruire un futuro – quell’altro mondo possibile e necessario per cui ci siamo battuti, e ci battiamo, fin da Genova e Porto Alegre 2001 con il movimento altermondialista – libero da guerre, muri, razzismi, dittature e fascismi.

In particolare come COBAS ci rivolgeremo ai capi di governo e di Stato europei per ricordare loro, come abbiamo fatto nell’assai positivo sciopero generale dell’11 ottobre scorso insieme a tutto il sindacalismo conflittuale, che nel corso della pandemia l’Unione Europea con il Recovery Fund ha sì avviato una politica economica incentrata sulla spesa pubblica in deficit, in controtendenza rispetto alla fase dell’”austerità”, ma che il PNRR  italiano e degli altri paesi europei non costituisce affatto una svolta nell’uso pubblico e sociale dell’ingente massa di denaro a disposizione: anzi, prospetta una lunga serie di regalie ai settori più forti, economici e politici, della nostra società e delle altre europee.

 Noi, come già tramite lo sciopero generale citato, lottiamo – e lo ricorderemo in piazza il 30 ottobre ai signori del G20 – per una radicale inversione di tendenza, rivendicando l’utilizzo di tale rilevante massa monetaria per la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario; per garantire a tutti/e un lavoro dignitoso, con il contratto a tempo indeterminato come regola generale; per l’innalzamento dei salari reali e un salario minimo europeo; per la parità salariale per le donne; per un reddito universale, esteso anche alle/ai migranti; per una netta inversione di tendenza rispetto ai disastri ecologici e al cambiamento climatico; per massicci investimenti nella scuola e nella sanità pubbliche, contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione della sanità; per la sospensione dei brevetti e l’esportazione dei vaccini e della tecnologia per produrli in loco per la lotta alla pandemia.

Per dire tutto questo ai signori del G20, e in particolare ai rappresentanti dei governi europei e del governo Draghi nello specifico, saremo in piazza sabato 30 alle ore 15 a Porta San Paolo/Piramide per un corteo che raggiungerà Bocca della Verità, in un blocco unitario di tutto il sindacalismo di base e conflittuale, di nuovo insieme dopo il successo dello sciopero generale dell’11 ottobre e come ulteriore passaggio di un percorso che avrà altre tappe rilevanti nei mesi di novembre e dicembre durante la discussione e le decisioni alle Camere sulla manovra finanziaria e sull’uso delle risorse del PNRR.

PRIVATIZZARE IL SERVIZIO PUBBLICO, DEQUALIFICARE I SERVIZI E SFRUTTARE I LAVORATORI: ECCO LA POLITICA DEL COMUNE DI TERNI SU ASILI E SCUOLE D’INFANZIA.

 PRIVATIZZARE IL SERVIZIO PUBBLICO, DEQUALIFICARE I SERVIZI E SFRUTTARE I LAVORATORI: ECCO LA POLITICA DEL COMUNE DI TERNI SU ASILI E SCUOLE D’INFANZIA.

Il 6 ottobre è uscita la determina 2796 a firma della dirigente del welfare Donatella Accardo
che esprime la politica del Comune di Terni e nello specifico dell’assessore alla scuola Cinzia Fabrizi su “estensione del’appalto di somministrazione di lavoro temporaneo aggiudicato alla ditta Randstad Italia spa

Si tratta di un’inaccettabile dequalificazione dei servizi e un attacco alle lavoratrici degli asili nido e delle scuole per l’infanzia, che invece di accedere alle supplenze brevi da graduatorie dell’ente pubblico subiranno l’intermediazione dell’agenzia interinale Randstad Italia spa con relativa decurtazione degli stipendi.

Si tratta di una intollerabile scelta ideologica iperliberista verso la privatizzazione del personale e dei servizi, assolutamente non necessaria in quanto da una parte -con un inganno semantico- il Comune cerca si giustificare l’atto con la difficoltà a trovare nelle graduatorie la disponibilità per supplenze brevi, dall’altra si legge nella delibera che l’ agenzia interinale Randstad Italia spa dovrà prioritariamente attingere ai lavoratori tramite le graduatorie comunali stesse!

Se le graduatorie comunali sono esaurite il Comune di Terni dovrebbe riaprile per poter permettere l’accesso a personale e educatrici qualificate e garantire loro condizioni di lavoro previste dal rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione, non con privati.

Ci chiediamo infatti quale lavoratore o lavoratrice preferirebbe lavorare e essere assunto da un’agenzia interinale invece che dall’ente pubblico? Sicuramente nessuno, ma la nefasta scelta del Comune è ispirata ad un’ideologia privatistica che attacca il diritto al lavoro, il principio delle graduatorie, la loro trasparenza e il loro scorrimento, il fatto che se le chiamate avvengono tramite pubbliche graduatorie si acquisisce la supplenza e il lavoro in base a titoli e servizi e senza clientelismi o favoritismi vengono chiamati gli “aventi diritto”, mentre con l’intermediazione di agenzie interinali questo importante principio giuslavorista viene meno.

Con questa scelta grave e sconsiderata il Comune di Terni sembra dimostrare che non è nelle sue priorità la qualifica del personale e la trasparenza degli atti amministrativi, la qualità del personale, le garanzie e le tutele e anche la giusta retribuzione per quest’ultimo.

E’ inaccettabile la scelta e la volontà politica espressa dall’assessore Fabrizi, che è anche dirigente di una scuola pubblica, di smantellare un sistema pubblico trasparente per proporre modelli privatistici falliti e fallimentari.

Riteniamo grave che la delibera sia legittimata anche tramite le “richieste sindacali manifestate in occasione dei numerosi incontri” perché i sindacati, a meno che non siano gialli o padronali, devono tutelare il servizio pubblico e i diritti lavoratori e non cooperare a smantellare il servizio e le graduatorie pubbliche aprendo le scuole dell’infanzia e gli asili comunali al lavoro interinale

Chiediamo al Comune di Terni di sospendere la privatizzazione del personale e di riaprire le graduatorie.

Invitiamo le lavoratrici e le famiglie alla protesta contro la dequalificazione delle condizioni di lavoro e quindi del servizio e informiamo che I COBAS offrono tutela legale per ricorrere contro questa scelta inaccettabile.


ESECUTIVO PROVINCIALE COBAS SCUOLA TERNI

NO OBBLIGO GREEN PASS- QUATTRO MEMBRI DELL’E. N. DEI COBAS SCUOLA SI FANNO SOSPENDERE PER GARANTIRE IL DIRITTO COSTITUZIONALE AL LAVORO

martedì 12 ottobre 2021

 NO AL GREEN PASS A SCUOLA - SI ALLA VACCINAZIONE VOLONTARIA

SÌ ALLA SICUREZZA ATTRAVERSO TEST GRATUITI PER I NON VACCINATI E PRESIDI SANITARI NELLE SCUOLE PER VALUTARE L’ANDAMENTO DELLA PANDEMIA E TUTELARE LA SALUTE DI LAVORATORI E STUDENTI

La regolamentazione dell'apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all' istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13).

Durante la pandemia, i Cobas Scuola si sono battuti perché le scuole fossero le ultime attività a chiudere, chiedendo interventi concreti per garantire ambienti sicuri.


All’apertura di questo nuovo anno scolastico ci ritroviamo nelle stesse pessime condizioni precedenti:

  • Personale (Docente e ATA) in numero insufficiente

  • Presenza diffusa delle classi pollaio

  • Nessun intervento significativo sull’edilizia scolastica

  • Mancato rispetto della distanza di un metro fra gli alunni, grazie alla possibilità di deroga quando le classi sono numerose e/o le aule piccole

  • Trasporti in condizioni disastrose

In queste condizioni, il ricorso a test gratuiti (salivari) per i non vaccinati, il rispetto del distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi (gel, mascherine, sanificatori dell’aria) possono garantire una situazione di sicurezza, senza imporre obblighi, come quello del green pass, che rompono delicati equilibri costituzionali

I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale, anche se non l’unico, per combattere la pandemia. Al tempo stesso, però, ritengono assolutamente inaccettabile il surrettizio obbligo vaccinale che è stato introdotto, col cosiddetto Green Pass (d.l. 111/2021), per una categoria, il personale scolastico, che volontariamente - parliamo di circa il 90% dei lavoratori - ha scelto di ricorrere al vaccino.

4 componenti dell’Esecutivo Nazionale dei Cobas Scuola si faranno pertanto sospendere, per ricorrere davanti al Giudice del lavoro e sollevare la questione di costituzionalità, con particolare riferimento alla sanzione della sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio dopo 5 giorni di assenza “ingiustificata”, che viola pesantemente il diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione, previsti dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Per sottolineare il carattere politico del ricorso, teso a garantire il diritto al lavoro (una rivendicazione che accomuna sia i vaccinati che i non vaccinati) 2 dei 4 membri dell’ EN hanno già deciso che, dopo la sospensione e l’avvio del ricorso, si sottoporranno a vaccinazione.

Attraverso queste sospensioni e la prosecuzione delle mobilitazioni in difesa della sicurezza nella scuola pubblica statale, i Cobas Scuola ribadiscono il loro impegno perché la scuola torni ad essere luogo di formazione del pensiero critico e perché le ingenti risorse del Recovery Plan vengano utilizzate diversamente da come sta avvenendo, invertendo quella logica

SCIOPERO GENERALE 11 OTTOBRE: Centinaia di migliaia di lavoratori/trici in sciopero e decine di migliaia in piazza in 30 città

 
Davvero una giornata di grande soddisfazione per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori/trici che hanno scioperato, e in particolare per le decine di migliaia di essi/e che hanno manifestato in almeno 30 città: l'unità dei COBAS e di tutto il sindacalismo di base e conflittuale ha pagato, convincendo a mobilitarsi lavoratori/trici non appartenenti a nessuna organizzazione ma attratti da questa positiva unità. E la stessa attrazione abbiamo esercitato verso settori studenteschi e giovanili, a partire dall'ambientalismo e dal climatismo. Particolarmente rilevanti i numeri delle manifestazioni di Roma e Firenze (circa 10 mila presenze in entrambe le città) ma anche quelle di Torino, Napoli, Bologna e Milano con 5 mila manifestanti, seguite da Palermo, Catania, Trieste, Cagliari, Padova e tante altre. In tutte le piazze e nei cortei si è levata la protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Draghi e sul tentativo di far credere che la vaccinazione di massa, pur utile e necessaria (ma senza imporla di fatto come obbligatoria per tutti/e), sia sufficiente a far sparire la pandemia se tale importante intervento vaccinale non è accompagnato dai provvedimenti che come COBAS e sindacalismo conflittuale rivendichiamo fin dall'inizio della pandemia. Soprattutto su questo si sono addensate le proteste, su quanto non è stato fatto in primo luogo nei tre settori chiave della vita associata: la scuola, la sanità e i trasporti. Per la scuola nessuna delle richieste che avanziamo da più di un anno e mezzo é stata accolta: nè la riduzione del numero di alunni/e per classe, nè l'aumento delle aule, nè la stabilizzazione dei precari docenti ed Ata per garantire più personale per più classi, nè gli indispensabili presidi sanitari nelle scuole. La stessa inadempienza ha colpito la Sanità il cui personale non è affatto aumentato, così come non è cresciuta quella medicina territoriale che può garantire una medicalità che non debba finire per intasare gli ospedali, se non nelle forme davvero gravi della pandemia. E altrettanto clamorosa l'assenza degli interventi nei trasporti urbani, il cui parco vetture avrebbe dovuto essere significativamente aumentato per evitare le carrozze-"bestiame" con centinaia di persone ammassate a massimo rischio contagio: processo che andava accompagnato dalla piena ripubblicizzazione del trasporto. Ma le manifestazioni hanno espresso anche la più ferma ostilità allo sblocco dei licenziamenti, richiedendo anzi la salvaguardia dei tanti lavoratori minacciati (come nel caso Alitalia, GKN, Ilva, Stellantis e altri) di pagare le colpe di gestioni sciagurate, che hanno dilapidato cifre enormi di denaro pubblico. Si è poi ricordato come i salari del lavoro dipendente siano fermi a venti anni fa, tra i più bassi d'Europa e con un tasso di precarietà sempre crescente e insopportabile. Oltre a vari altri temi, presenti nella piattaforma dello sciopero, abbiamo espresso la nostra indignazione per l'ignobile assalto alla sede della Cgil (alla quale è stata rinnovata la piena solidarietà), evento senza precedenti nella storia repubblicana, da parte di gruppi fascisti ben noti e che però hanno potuto utilizzare almeno la tolleranza di migliaia di manifestanti che volevano protestare contro vaccini e Green pass ma che non hanno saputo scindere le loro rivendicazioni da una gestione violenta di fascisti che hanno contato anche sul comportamento inqualificabile delle "forze dell'ordine" che li hanno lasciati agire indisturbati malgrado i loro intendimenti fossero chiari assai prima dell'assalto.

Infine, in particolare nella manifestazione romana, ci si è dati come prossimo impegno unitario l'organizzazione, insieme a tutte le altre forze disponibili, di una manifestazione a carattere nazionale in occasione del summit del G20 del 30 ottobre prossimo.


Per le scuole in sicurezza servono finanziamenti, ma il governo dice no. Il 20 settembre Cobas in piazza

martedì 7 settembre 2021

 

Per le scuole in sicurezza servono finanziamenti, ma il governo dice no. Il 20 settembre Cobas in piazza


Su Il Sole24ore del 10 agosto 2021 è uscito un articolo dettagliato sugli ingenti investimenti (2 miliardi e 886 milioni) a disposizione per la scuola italiana; si tratta di quei miliardi che ogni giorno il ministro non manca di sbandierare alla stampa, come la “prova” di quanto lui e il suo governo di unità nazionale stanno facendo per la scuola pubblica italiana. Ma in tal modo si mettono veramente in sicurezza le scuole? Si sta operando davvero in modo che non si torni alla DAD?

Qualche risposta si ottiene esaminando più da vicino la distribuzione di queste risorse:

VOCE SPESAMILIONI DI EURO% SUL TOTALE
SPESE      STRAORDINARIE PERSONALE758   400 → organico Covid   358     →     sostituzione personale non vaccinato26,2%
LOGISTICA E MESSA IN SICUREZZA (mascherine, sistemi di areazione, psicologi a scuola, edilizia leggera, , ecc.)700 150→ Decreto Sostegni 350→ Sostegni bis 200→ a Enti Locali    24,2%
SCUOLA DIGITALE64622,3%
PIANO ESTATE540 320→ da PON 150 → da Sostegni bis 70→ DM 48/21    18,7%
RIDUZIONE CLASSI POLLAIO142 50-PON per scuole statali e paritarie 22-riduzione numeri     alunni per classe (0,7%); 70-A enti locali per affitto spazi4,9%
 SCREENING100 3,4%



Le scelte di questo governo appaiono chiarissime:

  • 0,7% delle risorse per intervenire sulle classi pollaio, mentre il problema del distanziamento è il problema centrale che pone la pandemia! E anzi, il governo, insieme ai sindacati firmatari del Protocollo, ha deciso che si potrà derogare al distanziamento di 1 metro!
  • solo il 3,4% per svolgere gli screening nelle scuole, quando invece il tracciamento sarebbe uno strumento essenziale, insieme alle vaccinazioni, per il contenimento della pandemia: in Cina, (e lì di pandemie se ne intendono) processano milioni e milioni di tamponi perché sanno che è uno degli strumenti più importanti per contenere il Covid.
Dopo più di un anno di mobilitazioni in cui chiedevamo la riduzione degli alunni per classe e screening a tappeto, questa è la risposta del governo.

  • Il Governo si è guardato bene dal rendere strutturale l’aumento di personale, e anzi ha diminuito il “personale covid” da 75.000 a 42.000 unità, tra docenti e ATA, un personale super precario, assunto con contratti al 31 dicembre, a cui ha aggiunto i finanziamenti per sostituire i docenti non vaccinati. Ma siccome questi ultimi non riceveranno alcuno stipendio, la loro sostituzione con personale precario comporterà solo un risparmio! In entrambi i casi si tratta di docenti usa e getta, assunti per mettere una pezza, non certo per riqualificare la scuola pubblica.
  • Anche per gli edifici scolastici vengono programmati interventi di “edilizia leggera”, non gli interventi strutturali di cui la scuola italiana avrebbe urgente bisogno.
Dove sono gli investimenti che guardano alla scuola in senso positivo e prospettico? Li troviamo nella scuola digitale (22,3%), nonostante tutti ormai riconoscano il fallimento della DAD, e nel piano estate (18,7%), uno strumento per far entrare nelle scuole pubbliche le cooperative, e dunque i privati, anche se alcune scuole hanno ricorso perlopiù a personale interno o precario.

Il governo finanzia un piano scuola lontano anni luce dal progetto di una scuola pubblica di qualità, stravolgendo il carattere pubblico dell’istruzione.

E allora che cosa hanno ottenuto i sindacati che hanno firmato il Protocollo d’Intesa sulla sicurezza? Niente di nuovo: le risorse erano già stanziate. E le scelte operate mostrano quanto sia lontano il governo Draghi dalla volontà di risolvere le drammatiche condizioni in cui si trova la scuola italiana dopo la pandemia, che ha privato di fatto milioni di studenti e studentesse del diritto allo studio.

E’ inaccettabile che il governo pensi di risolvere i problemi della scuola con l’obbligo del green pass, uno strumento che, con il 90% dei docenti e Ata vaccinati volontariamente, serve a coprire proprio i mancati investimenti strutturali che, nonostante due anni di pandemia, questo governo non ha voluto e non vuole fare.

Per tutti questi motivi il 20 SETTEMBRE saremo in piazza in molte città con Priorità alla Scuola e invitiamo docenti, genitori, studenti e studentesse a partecipare.

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della scuola

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