NO al nuovo progetto sperimentale “VALeS” per misurare le nostre scuole e i nostri studenti

giovedì 16 febbraio 2012

Profumo come Gelmini.
Dopo il fallimento dei due progetti sperimentali (VSQ e “Valorizza”) presentati dalla Gelmini e bocciati in moltissime scuole d’Italia,  solo attraverso l’invio forzato di “esperti” entrati nei Collegi Docenti per “supportare” i dirigenti e far passare la sperimentazione, il MIUR ha racimolato una trentina di scuole con le quali stanno portando avanti le sperimentazioni. Il progetto “Valorizza” però, basato sul ridicolo metodo “reputazionale” (pagelle sui prof. date da studenti e genitori) è stato definitivamente accantonato (dopo essere costato a noi tutti contribuenti fior di quattrini ottenuti dai tagli ai nostri stipendi conseguenti al blocco degli scatti). Ciononostante si cercano 300 scuole in tutta la penisola che partecipino al “nuovo” progetto e, tra queste, le scuole del sud che verranno scelte (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania), saranno finanziate con i soldi dei PON “Competenze per lo sviluppo” finanziati dalla UE, sottraendo alle altre soldi che sino ad ora erano destinati a tutte. Di novità il progetto ne contiene davvero poche; le uniche sembrano
-    la valutazione dei presidi: che è un vero e proprio bleuf visto che ad essere valutato non sarà il singolo preside, ma l’area della dirigenza, in base a criteri peraltro opinabili;
-    i finanziamenti: si cerca di sostenere la fine della premialità , poiché  le scuole scelte riceveranno tutte tra i 10.000 e i 20.000 euro- cioè una miseria- ma ciò  sarà oggetto di specifica contrattazione di istituto e la sperimentazione viene esplicitamente collegata alla necessità di trovare metodi di valutazione, dunque ci sarà un  finanziamento differenziato alle scuole, così come richiesto altrettanto esplicitamente dalla UE.
Ecco in sintesi come si articola il progetto triennale VALeS = “Valutazione e Sviluppo Scuola, finalizzato alla valutazione esterna delle scuole e dei dirigenti scolastici”. Sono previste tre fasi:
 1)  ANALISI basata su:
a) dati strutturali della scuola;
b) Misurazione degli apprendimenti attraverso i quiz Invalsi (grotteschi, criticati dalla comunità scientifica, in via di abbandono   in altri sistemi scolastici del mondo, incapaci di individuare una vera qualità della scuola e dei docenti);
•    c) giudizio del Nucleo esterno ( ispettori ed esperti in valutazione) che visitano le scuole, effettuano interviste, sottopongono il personale a questionari preparati dall’Invalsi e stilano un Rapporto di Valutazione Iniziale
2) PIANO DI MIGLIORAMENTO:
a)  la scuola, aiutata da una “task force di supporto” (la chiamano davvero così!) cioè   INDIRE e/o università o risorse culturali e professionali (!) del territorio, definisce «gli obiettivi di miglioramento ( che) dovranno necessariamente essere numericamente ridotti, rilevabili e misurabili», così come afferma la ‘Brunetta’ (dlgs 150/2009), in quanto unico meccanismo per accedere allo stipendio accessorio;
b)   l’OCSE stesso monitorerà il progetto sperimentale: sappiamo che il MIUR ha istituito già da tempo un rapporto privilegiato con alcune fondazioni bancarie e confindustriali che affiancano il ministero nella definizione dei processi valutativi (vedi Fondazione S. Paolo e Fondazione Treelle, entrambe di diretta emanazione confindustriale).

3) VALUTAZIONE; consisterà in:
a)  misurazione ( individuazione)  dei risultati raggiunti; (i risultati devono essere misurabili, ci devono essere numeri, voti: se non come si fa  a fare le classifiche?)
b) esposizione degli stessi alla comunità scolastica e al Dirigente USR;
c) pubblicazione degli stessi sul sito del MIUR (progetto “La scuola in chiaro”)

Stanno applicando il sistema della qualità totale (TQM = Total Quality Management ) alla scuola, ma  i docenti italiani rifiutano di applicare i presupposti della valutazione aziendale alla scuola, perché la maggior parte dei docenti sa che tutto questo anziché innalzare la qualità della scuola, la distruggerà, poiché attacca il cuore vero della scuola, la didattica, visto che è, ora,  l’idea stessa della ‘performance’ ad essere messa al centro dei processi.
Chiunque sia interno alla scuola sa che sono  i tagli alla scuola pubblica statale a distruggere la qualità della scuola e che non saranno i ‘ soldi tolti’ a tutte le scuole, a renderne ‘ virtuose’ alcune; sa che i quiz Invalsi sono una farsa che non misura né la qualità del docente né la preparazione dei nostri alunni; sa che, al contrario, i quiz rappresentano un enorme pericolo per la qualità della didattica e la formazione degli studenti. I più attenti di noi sanno anche che ci stanno portando via la scuola pubblica, che stanno inserendo pesanti meccanismi di privatizzazione attraverso una competizione tra scuole basata su ‘falsi’ presupposti meritocratici.
CGIL, CISL, UIL, SNALS, ecc.  , che lo scorso anno, se non le hanno favorite, non hanno fatto nulla per aiutare i Collegi dei docenti a rifiutare le “sperimentazioni”, nei recenti incontri al MIUR hanno aperto positivamente al progetto VALeS con piccole remore (spiragli che si tengono aperti nel caso la categoria, che paga i loro stipendi, dovesse dare segnali negativi): ciò che  a loro veramente interessa è che la questione della valutazione sia normata per via contrattuale (insomma il merito per contratto: la valutazione e il merito vanno bene purché a distribuire i premi siano dirigenti scolastici, Rsu e OOSS concertative!).
Ma ora la parola passa ai Collegi dei docenti e dobbiamo perciò spiegare bene qual è la posta in gioco; l’immiserimento materiale dei docenti e delle scuole non può servire per introdurre in maniera coatta  elementi distruttivi per la scuola pubblica, con il solo scopo di recuperare ‘risorse’ per sé e i propri studenti. Se è ciò che si vuole, allora le forze politiche vadano in Parlamento ed  approvino una legge e  i sindacati concertativi abbiano il coraggio di inserire i cambiamenti nel rinnovo del CCLN!
L’adesione al progetto sperimentale prevede l’approvazione del Collegio docenti (dal 10 febbraio al 12 marzo): lì siamo noi che possiamo/dobbiamo dire NO!

NOI NON COLLABORIAMO: RESPINGIAMO LA SPERIMENTAZIONE VALES!
VOTIAMO “NO” NEI COLLEGI DOCENTI!

Il Senato approva il ‘milleproroghe’: per la Scuola nessuna buona nuova


di A.G. La Tecnica della Scuola, 15.2.2012
Delle modifiche che avrebbe potuto attuare l’Aula, attese e auspicate da alcuni partiti politici e dalle parti sociali, non si è fatto nulla. Anzi, all’ultimo momento è saltata la stabilizzazione di personale educativo e scolastico degli enti locali e dei lavoratori socialmente utili. Il decreto ora torna alla Camera. L'approvazione finale entro lunedì 27.
Nessuna sorpresa dell’ultimo momento: il decreto ‘milleproroghe’ è stato approvato nella serata del 15 febbraio dal Senato con la fiducia (dopo quella già posta dal governo alla Camera): dopo la chiamata nominale, i voti a favore sono stati 255 e i voti contrari 34.
Delle modifiche che avrebbe potuto attuare l’Aula, attese e auspicate da alcuni partiti politici e dalle parti sociali, non si è fatto nulla. In particolare, per quanto riguarda la scuola, non ha mai visto la luce (per difetto di copertura economica) l’emendamento che avrebbe permesso a migliaia di dipendenti pensionandi, in larga parte insegnanti, di lasciare il servizio col sistema pre-Fornero facendo valere i contributi dell’intero anno scolastico in corso, quindi fino 31 agosto 2012.
È anche saltata per carenza di fondi, questa però sul fotofinish, una disposizione che riguardava le assunzioni di personale educativo e scolastico degli enti locali e dei lavoratori socialmente utili coinvolti in percorsi di stabilizzazione.
L’unica vera modifica riguarda l’approdo degli abilitati tra il 2008 e il 2011 nelle graduatorie ad esaurimento. Come preannunciato ieri, in questo modo le liste di attesa restano chiuse, ma viene istituita una fascia aggiuntiva. Niente da fare, invece, per gli abilitandi (coloro che stanno concludendo il percorso). Che rimarranno fuori.
Di fatto, si tratta di un ritorno delle “code”. 
Il provvedimento, del resto, a questo punto appare "blindato": dopo la fiducia accordata oggi, tornerà all'esame della Camera, in terza lettura, per l'ok definitivo. Il decreto, pena la decadenza, dovrà essere convertito in legge entro il 27 febbraio. E visti e tempi ristretti non si prevedono ulteriori modifiche.

AVVIATE LE PROCEDURE PER IL PERSONALE CHE INTENDE ANDARE IN PENSIONE


Con nota 8 febbraio 2012 prot. n. 529 (consultabile a questo url http://www.uspmc.sinp.net/NR/exeres/7FF72A3F-37F7-4698-A553-6E6A1EA6E47C.htm) il Miur comunica che anche quest'anno verrà attivata, nella sezione "Istanze On Line" del sito internet del Ministero, la procedura web per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio e di accesso al trattamento pensionistico. Da quest'anno la procedura è destinata, oltre che al personale docente, educativo ed ATA di ruolo, anche ai dirigenti scolastici e costituirà l'unica modalità di presentazione delle istanze.
In attesa della disponibilità della suddetta funzionalità web, che sarà comunicata con apposita circolare, si invita il personale interessato ad effettuare la registrazione, operazione preliminare all'inserimento della domanda.

ETERNIT: STORICA SENTENZA

lunedì 13 febbraio 2012

ESPOSTI  AMIANTO  -  SENTENZA  ETERNIT:



CONDANNATA  A  16  ANNI  LA PROPRIETA’  SVIZZERO-BELGA
RISARCITE LE VITTIME, I COMUNI, I SINDACATI, LE ASSOCIAZIONI 
La sentenza del Tribunale di Torino in data 13/2/2012 ribadisce quanto istruito dal pool coordinato dal giudice Guariniello , che ha portato prima al rinvio a giudizio del padroni svizzero-belga della Eternit e ora alla loro condanna a 16 anni per “disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche sui luoghi di lavoro”.
Una sentenza che è una pietra miliare e che farà da apripista in Italia, nell'UE e nel mondo, soprattutto dove ancora si lavora e commercializza l’amianto e si uccidono lavoratori e popolazione, ad esempio in Francia, in Inghilterra, Brasile, Sud-Est Asiatico, Africa.
Il Comune di Casale Monferrato, sul cui territorio ha gravato lo stabilimento più grande e che ha avuto il maggior numero di vittime tra i suoi abitanti - in Italia 2200 morti e attuali 665 malati per patologie correlate all’amianto – ha ottenuto come iniziale risarcimento una provvisionale di 25 ML,oltre alla liquidazione dei danni in sede civile: il Comune di Cavagnolo ne ha ottenuti 4 ML; per i Comuni di Rubiera e Bagnoli  il reato “ è estinto per prescrizione”; a ciascun parente delle vittime, una provvisionale di 30.000 E e liquidazione danni in sede civile; sono state liquidate provvisionali di 15 ML all’Inail e 70.000 a Medicina Democratica; 100.000 è il risarcimento dovuto a conclusione dei 3 gradi di giudizio alle associazioni ambientaliste e sindacali.
Questa memorabile sentenza è il parziale riconoscimento alle migliaia di vittime del “lavoro sporco e profittale“;  il monito nei confronti di una logica padronale spietata che se ne frega della salute e della sicurezza di lavoratori e cittadinanza; lo sprone nel dare battaglia sui posti di lavoro e nel denunciare le inadempienze che portano alle malattie professionali, alle invalidità e alla morte.
La Confederazione Cobas, impegnata nella  sfida per debellare  la quotidiana “strage di innocenti”, plaude alla sentenza che rende giustizia alle vittime sacrificali dello sfruttamento capitalistico e ringrazia il dott. Guariniello per la dedizione che mette al servizio della collettività.
La Confederazione  Cobas si impegna a divulgare la sentenza nei luoghi di  lavoro e presso i Comuni, anche al fine di raccogliere le ulteriori denunce degli “ esposti amianto”, mettendo a disposizione i propri sportelli legali.

13 febbraio 2012                                       CONFEDERAZIONE  COBAS

IL GIORNO DELLA RIMOZIONE

Anche quest anno neofascisti, revisionisti, neopatriottardi smemorati, negazionisti, rovescisti, ovvero imbecilli e quanto di peggio offre il panorama politico-mediatico, hanno iniziato il vergognoso piagnisteo sulle foibe. Con la buffonata della giornata del ricordo sono decenni che neofascisti e nazionalisti  cercano di ricostruire una specie di "controlocausto", rimuovendo le pesanti responsabilità dei fascisti e degli italiani in 20 ani di repressione e controllo militare dei territori di cofine di Istria e Slovenia. Si dimenticano (più che ricordare) le stragi e le torture compiute dai fascisti in 20 anni cercando di cancellare le responsabilità ed i crimini di guerra perpetrati dall'esercito italiano e dalle squadracce fasciste... La falsificazione di "italiani brava gente" continua con l'avallo della politica...
pubblichiamo l'intervista a Claudia Cerignol

Il 10 febbraio si celebra il Giorno del ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, concede anche un riconoscimento ai congiunti degli infoibati. Cosa sono state realmente le foibe? Cosa è accaduto nella terra di Confine? Quale è la verità sul caso foibe? Esiste un caso foibe? Esiste un processo di revisionismo storico? Di tutto ciò ne parleremo con la giornalista e studiosa Claudia Cernigoi.

1) Come posso presentarti? Sono una giornalista che dopo avere indagato sulla strategia della tensione (neofascismo, stragismo, “misteri d’Italia”), ad un certo punto ha iniziato a dedicarsi alla ricerca storica sulla seconda guerra mondiale, Resistenza, collaborazionismo e poi, di conseguenza, anche le “foibe”. In effetti sono diventata “famosa” proprio per via delle mie ricerche sulle foibe, anche se, voglio precisare, non ho studiato solo le foibe.
2) Il giorno del ricordo, così come strutturato, rientra nell'intento del processo di revisionismo storico? Come si può definire il revisionismo storico? Revisionismo storico, di per se stesso, non dovrebbe avere un significato negativo. Ovvio che se si scoprono nuovi documenti che permettono di leggere in ottica diversa fatti prima interpretati in un certo modo, “rivedere” le interpretazioni storiche è doveroso e non negativo. Il fatto è che una parte della storiografia, che più che storia fa politica, anzi, propaganda politica, ad un certo punto ha deciso di dimostrare, storicamente, la negatività politica del movimento di liberazione comunista e non nazionalista, e pertanto si è iniziato a leggere i fatti storici in un’ottica che storica non è, ma politica. Ne consegue che si è iniziato anche a dare valutazioni politiche (e morali, cosa per me inaccettabile quando si parla di storia) sugli eventi storici. Faccio un esempio: quando si condannano le esecuzioni (sommarie o no) di oppositori politici da parte delle forze della Resistenza, senza considerare che tali eventi si sono svolti durante una guerra mondiale che causò milioni di morti, la maggior parte civili, si perde di vista ogni ricostruzione storica, pretendendo di valutare con i nostri valori morali del tempo di pace (“voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case”, scriveva Primo Levi) le azioni avvenute in un periodo in cui, come diceva una canzone partigiana “pietà l’è morta”. Dove la guerra non l’avevano iniziata i partigiani, né i comunisti, né, dalle nostre parti, la Jugoslavia, ma l’aveva iniziata il nazifascismo. Non ci fosse stato il nazifascismo a dichiarare guerra al mondo intero, gli aggrediti non si sarebbero difesi e non avrebbero avuto bisogno di ammazzare nessuno. Non riconoscere questo semplice dato di fatto è revisionismo storico in senso negativo.
Quanto al giorno del ricordo, è una ricorrenza voluta da una lobby trasversale che vuole negare i crimini fascisti cercando di trasmettere l’idea che la Resistenza, soprattutto quella jugoslava, è stata una cosa negativa e non una lotta popolare di liberazione.
 3) Cosa sono state realmente le foibe? Numeri reali di infoibati? Gli storici Pupo e Spazzali scrivono che...Quando si parla di foibe ci si riferisce alle violenze di massa a danno di militari e civili, in larga prevalenza italiani, scatenatesi nell’autunno del 1943 e nella primavera del 1945 in diverse aree della Venezia Giulia e che nel loro insieme procurarono alcune migliaia di vittime. È questo un uso del termine consolidatosi ormai, oltre che nel linguaggio comune, anche in quello storiografico, e che quindi va accolto, purché si tenga conto del suo significato simbolico e non letterale.
Questo è un altro esempio di revisionismo storico in senso negativo. Come può uno storico serio parlare di “significato simbolico e non letterale” relativamente a dei fatti storici? Se una persona è stata fucilata non è stata infoibata, e quindi perché parlarne in modo “simbolico” se non per creare confusione in chi cerca di comprendere questi eventi?
Sintetizzando, possiamo distinguere due periodi storici. Il primo è quello immediatamente successivo all’8 settembre 43, in Istria, quando una sorta di jacquerie seguita al tracollo dell’esercito italiano causò circa 200 morti (effettivamente gettati nelle foibe), che coinvolsero esponenti del fascismo, vittime di rese dei conti e di vendette personali. Considerando che fonti nazifasciste sostennero che per ripristinare “l’ordine” in Istria dopo l’8 settembre vi furono circa 10.000 morti con devastazione di villaggi e campagne, esce spontanea la domanda di quale fu il vero martirio del popolo istriano.
Invece nel maggio 1945 a Gorizia, Trieste e Fiume, dove l’Esercito jugoslavo (che era un esercito alleato e non “cobelligerante” come era l’esercito del Sud italiano) prese il controllo del territorio, vi furono moltissimi arresti di membri delle forze armate (che, ricordiamo, essendo il Litorale Adriatico staccato addirittura dalla Repubblica di Salò per essere annesso al Reich germanico, avevano giurato fedeltà direttamente a Hitler) e di civili collaborazionisti. In tutto scomparvero da Trieste meno di 500 persone, 550 da Gorizia, circa 300 da Fiume. La maggior parte furono militari internati nei campi di prigionia e morti di malattia; da Gorizia e Trieste circa 200 furono i prigionieri condotti a Lubiana o nei posti ove avevano operato e processati per crimini di guerra (tra essi rastrellatori, torturatori, l’ex prefetto di Zara Serrentino che come Presidente del Tribunale speciale per la Dalmazia aveva comminato moltissime condanne a morte di antifascisti…); infine vi furono le vittime di esecuzioni sommarie e vendette personali, ma dalle “foibe” triestine furono riesumate in tutto una cinquantina di salme, 18 delle quali dall’abisso Plutone, dove gli assassini erano criminali comuni e membri della Decima Mas infiltrati nella Guardia del popolo, che a causa di ciò furono arrestati dalle autorità jugoslave (che li condannarono a varie pene). Per questo motivo io non ritengo storicamente valido il concetto di “foibe”, perché in esso vi è una tale diversità di casistiche da non poter rappresentare un “fenomeno” a sé stante, se si esclude la teoria che va per la maggiore sull’argomento, e cioè che queste furono le “vittime” della “ferocia slavo comunista”, teoria che non ha alcun valore storiografico.
4) Cosa voleva dire essere partigiani a Trieste? Cosa voleva dire vivere le persecuzioni nazi-fasciste in Città? I partigiani a Trieste facevano parte dell’organizzazione Unità Operaia-Delavska Enotnost e lavoravano in clandestinità nelle fabbriche o facendo opera di propaganda e qualche azione specifica in città. Non si sa molto del loro lavoro, purtroppo, su questo la ricerca storica è stata carente. Le repressioni furono ferocissime, coinvolsero non solo i militanti ma anche i loro familiari, le persone arrestate venivano torturate con ferocia, inviate nei campi germanici, uccise in Risiera, molti morivano cercando di scappare o sotto le torture. Cito soltanto le esecuzioni di maggiore entità avvenute nel 1944: 71 ostaggi fucilati ad Opicina il 3 aprile, 51 impiccati il 23 aprile nell’attuale Conservatorio, 11 impiccati a Prosecco il 29 maggio, 19 fucilati ad Opicina il 15 settembre, i 5 membri della missione alleata Molina il 21 settembre…
5) Perchè è importante contestualizzare gli eventi nella questione foibe? A questa domanda penso di avere già in parte risposto prima. Quando, in sede di dibattito pubblico, il professor Raoul Pupo, alla mia affermazione che parte del CVL di Trieste fu arrestata dagli Jugoslavi perché si erano rifiutati di consegnare loro le armi, come prevedevano gli accordi firmati dal CLNAI con gli Alleati (e la Jugoslavia era un Paese alleato, come Usa e Gran Bretagna), asserì che io ragiono come nel 1945, penso che in realtà mi abbia fatto un complimento come ricercatrice, al di là delle sue reali intenzioni. Per capire cosa accadeva nel 1945 dobbiamo considerare la situazione del 1945, cioè il fatto che l’Europa intera, e non solo Trieste, usciva da una guerra mondiale che aveva causato stragi, fame, distruzione e disperazione; che nella nostra zona le autorità italiane avevano cercato di annullare le minoranze slovena e croata, non solo impedendo loro di parlare nella propria lingua, ma anche con la violenza, bruciando villaggi e deportando civili, vecchi, donne e bambini, che per la maggior parte morirono di stenti nei campi di prigionia come Arbe e Gonars. Ed in una situazione simile a me viene in mente la poesia di Brecht, “noi che volevamo apprestare il terreno alla gentilezza, noi non si poté essere gentili”.
6) La visita prevista di Alemanno alle foibe di Basovizza, può essere considerata provocatoria verso la Resistenza ? Non credo particolarmente. È da anni che tutti (dalle istituzioni statali e locali ai naziskin di varia estrazione, a Padania Cristiana, alle organizzazioni degli esuli…) vengono in pellegrinaggio sulla foiba di Basovizza. Escludendo le istituzioni, che semplicemente hanno fatto propria la teoria degli “opposti estremismi”, cioè vi sono stati sia i crimini dei nazifascisti che quelli dei partigiani (“accostamento aberrante”, lo definì più di trent’anni fa il professor Miccoli dell’Università di Trieste), in genere si tratta di un segno fideista di anticomunismo e di apologia del fascismo, con dovizia di saluti romani e grida “camerati presenti”. Alemanno non può certamente fare peggio di questi qua.
7) Quanto possono essere educative o diseducative le visite scolaresche alle foibe, che puntualmente ogni anno vengono organizzate per e nel Giorno del ricordo? Sarebbero educative se si contestualizzasse e si spiegasse la reale entità del “fenomeno”. Ma dato che la visita alla foiba di Basovizza è vista normalmente come il contraltare a quella alla Risiera di San Sabba, ciò che rimane ai ragazzi è che vi furono appunto i due “opposti estremismi”, le due “ideologie” che provocarono i drammi in Europa, con il sottinteso elogio della “zona grigia”, del qualunquismo di coloro che non si schierarono e lasciarono che gli altri prendessero le decisioni (e le armi) aspettando che qualcuno vincesse.
Così come sono, in effetti, sono molto diseducative.
8) Giungono voci di una tua nuova opera...puoi dare qualche anticipazione? Sì, si tratta di uno studio sull’Ispettorato Speciale di PS, la cosiddetta “banda Collotti”, nel quale oltre a raccontare l’operato di questo corpo di repressione nazifascista, finisco col parlare della Resistenza nella nostra zona ed anche delle ripercussioni che nel dopoguerra ebbero questi eventi.

fonte: http://baronemarco.blogspot.com/2012/02/foibe-la-verita-compromessa-intervista.html

La scuola-quiz tra le sperimentazioni fallite e la trappola INVALSI

In questi ultimi giorni i sindacati della Triplice e altri sostenitori della scuola-azienda e della scuola-quiz si stanno vantando di aver bloccato l’orrenda sperimentazione gelminiana (fatta propria il 7 dicembre anche dal neo-ministro Profumo) Valorizza, che prevedeva premi in denaro e in seguito differenziazioni gerarchiche e salariali tra docenti utilizzando il grottesco metodo reputazionale.  Ad assegnare le “pagelle” agli insegnanti avrebbe dovuto essere un improponibile nucleo di valutazione, composto dal preside e da due docenti eletti dal Collegio (con la supervisione del presidente del Consiglio di Istituto), utilizzando, per distribuire premi salariali, anche i giudizi interessati di genitori e studenti sui propri docenti, e una ridicola scheda di autovalutazione in cui gli insegnanti dovevano auto-incensarsi su quanto sono bravi a spiegare, a coinvolgere le classi, ad avere un eccellente rapporto con le famiglie.
In realtà tale progetto era stato stroncato l’anno scorso - grazie all’intransigente opposizione dei COBAS – dai docenti coinvolti che al 99% si erano rifiutati, in tutte le province interessate, di prestarsi all’eutanasia del proprio lavoro. I pochissimi sostituti/e, reclutati affannosamente, avevano poi fatto mestamente notare ai Signori della Valutazione l’assenza di qualsiasi criterio oggettivo utilizzabile, dando il colpo finale alla manicomiale sperimentazione. A quel tempo tutti i sindacati, che oggi si prendono meriti abusivi, appoggiarono le sperimentazioni in atto o, i più ipocriti, osservarono un silenzio ponziopilatesco. E oggi, tra chi si vanta di vittorie non sue, non è avanzato alcun ripensamento sulla distruttività dei meccanismi pseudo-valutativi  e  di una futura scuola-quiz regolata dai pagliacceschi test INVALSI. Basterebbe leggersi i comunicati Cgil in cui si sottolinea di aver chiesto l’accantonamento del progetto Valorizza2 (la replica della fallita sperimentazione dello scorso anno) non perché tali meccanismi valutativi cancellerebbero ogni didattica di qualità, ma in quanto “invasivi di specifiche prerogative contrattuali”. Come se la sedicente valutazione andasse bene se a distribuire premi e punizioni fossero, oltre ai presidi, le RSU e i sindacati che gestiscono oligarchicamente i diritti democratici nelle scuole: ipotesi peraltro già presente negli esiti della Commissione MIUR-OOSS prevista dal CCNL 2003 e ribadita in quello vigente.
In verità la sperimentazione Valorizza era così grottesca da non poter essere sostenuta neanche tra i corifei e i galoppini, numerosi purtroppo, del collaborazionismo aziendale, tanto più dopo una  opposizione di massa come quella messa in campo, grazie ai COBAS ma anche a tanti docenti non legati a noi, l’anno scorso. Pur tuttavia non ci rallegriamo troppo di questa vittoria non solo perché prosegue il secondo progetto di sperimentazione gelminiano, quel VALES (valutazione e sviluppo scuola, ex-VSQ) che intende valutare le scuole distribuendo ad esse premi e punizioni in termini di finanziamento, ma soprattutto perché l’arma di distruzione definitiva della scuola di qualità e di affermazione di una miserabile e cialtrona scuola-quiz è già pronta grazie all’INVALSI.
Chi negli anni passati aveva creduto alle rassicurazioni dei ministri Fioroni e Gelmini sull’innocuità dei quiz Invalsi, come sedicente supporto didattico ai docenti, ora deve aprire gli occhi. Di fronte alle sollecitazioni della Commissione Europea prima il governo Berlusconi e poi quello Monti hanno ammesso ciò che noi sosteniamo fin dall’esordio dell’INVALSI: “La responsabilità delle singole scuole verrà accresciuta, sulla base delle prove INVALSI, definendo per l’anno scolastico 2012-2013 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti, elevandone, nell’arco di un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo; si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento”. Gelmini prima, Profumo ora, hanno smentito nell’arco di tre mesi chi negli ultimi anni si era affannato a dimostrare che l’INVALSI avrebbe aiutato docenti e studenti, scuola e famiglie: come sempre sostenuto dai COBAS la valutazione a quiz è un temibile strumento per piegare, con il ricatto del licenziamento e della dismissione degli istituti (come negli USA e in Gran Bretagna), docenti e scuole alla ristrutturazione più miserabile dell’istruzione.
I due governi, con una staffetta micidiale, hanno convenuto che “ l’ INVALSI misurerà il ‘valore aggiunto’ in termini di risultati dell’insegnamento prodotti da ogni scuola. La valutazione delle scuole sarà condotta da un Corpo di Ispettori…e porterà alla definizione di una classifica usata per dare alle scuole migliori incentivi e ricompense in termini di finanziamenti..Gli Ispettori valuteranno i risultati e proporranno le misure più appropriate che potranno includere una ristrutturazione dell’istruzione, compresa la ridefinizione della dimensione delle singole scuole. Per valutare le carriere dei migliori docenti è stato testato un sistema innovativo che disponga nuovi criteri di ricompensa”.
Dunque, come dai COBAS previsto fin dall’avvio del “nuovo”INVALSI, i quiz verranno usati per ristrutturare l’istruzione, premiare i docenti proni agli indovinelli, assegnare loro maggiorazioni stipendiali e progressioni di carriera e aumentare i finanziamenti non alle scuole in difficoltà ma a quelle che saranno giudicate le migliori in base ai quiz. Che queste saranno le linee-guida del programma per la scuola lo ha confermato Monti al Senato il 17 novembre, giorno del voto di fiducia al governo: “La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli di istruzione della forza-lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole…anche mediante i test elaborati dall’INVALSI e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti”. E pochi giorni dopo gli ha fatto eco il neo-ministro Profumo in prima fila per imporre la “valutazione come fattore imprescindibile per attivare qualsiasi processo di miglioramento sia nella scuola che nell’Università” durante un Convegno internazionale, sponsorizzato da grandi centrali economiche e finalizzato a dimostrare la assoluta centralità della valutazione.
Le intenzioni degli aziendalisti scolastici sono cristalline: l’adeguamento alle esigenze delle industrie e del potere economico non passerà più attraverso le mega-riforme ma, come aveva anticipato una dozzina di anni fa Tullio De Mauro, ministro a V.Trastevere per pochi mesi, attraverso la modifica delle prove finali per gli studenti e costringendo tutto il sistema didattico ad adeguarsi alla valutazione finale a quiz per assegnare premi e punizioni a studenti, docenti e scuole, con la conseguente ristrutturazione su questa base dell’intero ciclo didattico e la sparizione di materie e programmi stabili, alla ricerca di “competenze” che siano improntate a quella massima flessibilità cognitiva richiesta dalla impresa capitalista. Dunque, questo sarà il prossimo terreno di scontro tra i difensori della scuola bene comune e i suoi distruttori.
Ma l’imposizione dei quiz INVALSI come prova della qualità del lavoro dei docenti e degli studenti provocherà anche la piena standardizzazione dell’insegnamento, da tempo ricercata da chi vuole far divenire l’istruzione una merce da vendere in regime di concorrenza tra privati. Sulla base dei quiz INVALSI si potrà modificare alla radice il lavoro didattico, imporre un modello universale di insegnamento-infarinatura, costringere il docente a seguire procedure prestabilite e generalizzabili, sconvolgere i testi scolastici (“abbiate pazienza, stiamo invalsizzando i nuovi testi”, dicono ai docenti i rappresentanti delle case editrici). Una volta realizzata la standardizzazione e la verifica omologata dell’insegnamento, verrebbe meno la necessità dei docenti professionisti. Per impostare, applicare, realizzare e valutare i quiz/test e con essi il rendimento di un insegnante o di uno studente, non serve un corso di laurea, basterebbero quei prestatori di servizi scolastici che l’OCSE caldeggiava fin dal 1996, trattandosi di un lavoro subordinato di bassa qualità. Insomma, i docenti che accettano l’invalsizzazione contribuiscono fattivamente alla eutanasia di una professione, oltre che all’immiserimento della scuola.
Secondo i diktat dei sostenitori della scuola-azienda e dell’istruzione-merce, l’obiettivo dell’istruzione non sarebbe più l’acquisizione del sapere (o dei saperi) e la capacità di leggere il mondo ma l’addestramento a “competenze” che permettano di svolgere lavori a bassa qualifica e modellati sulle capricciose esigenze del mercato. Ma se basta una infarinata linguistica, tecnica e numerica per uno studente disciplinato e reso acquiescente nel lavoro e nella società, colmo di “spirito aziendale e di gestione”, allora certamente la spesa pubblica del passato per l’istruzione risulta esagerata. E conseguentemente la scuola-azienda non può che produrre una scuola-miseria (tanto più in Italia con un apparato produttivo che ha sempre vissuto sul sostegno statale, l’abbassamento del costo del lavoro, il rifiuto di ogni spesa significativa per l’innovazione e la ricerca) e una scuola basata su quiz come metro di valutazione e di apprendimento.
L’epicentro dello scontro tra i difensori della scuola pubblica e i suoi distruttori ci sarà nelle giornate tra l’8 e l’11 maggio quando le scuole italiane saranno nuovamente investite dallo “tsunami” INVALSI con il tentativo ministeriale di imporre nuovamente e illegalmente i quiz ad ogni istituto e ad ogni docente. Se la grande maggioranza degli insegnanti, degli studenti (alle superiori) e dei genitori (medie ed elementari) collaborerà ai mefitici quiz, il prossimo anno essi diverranno prova d’esame alla Maturità, completando il ciclo della valutazione quizzarola e del conseguente immiserimento didattico dalle elementari all’Università.
E’ dunque cruciale organizzare fin d’ora il più ampio boicottaggio dei quiz, che non sono obbligatori né per le scuole né per i docenti, malgrado il MIUR e i presidi cerchino illegalmente di imporre il contrario: e in tal senso va letto anche il decreto sulle “semplificazioni”, per il quale le prove INVALSI rientrerebbero tra le “attività didattiche ordinarie”. Ancora una volta il MIUR non ha potuto far rendere legge la pretesa obbligatorietà dei quiz, perché essa invaderebbe il campo contrattuale per quel che riguarda gli obblighi di lavoro degli insegnanti e soprattutto violerebbe i principi costituzionali dell’autonomia delle istituzioni scolastiche (art.117) e della libertà di insegnamento (art.33), in base ai quali gli Organi collegiali e i singoli docenti hanno libertà di decisione su come svolgere qualsiasi “attività ordinaria”, compresi i criteri di valutazione sugli apprendimenti degli studenti: cosicché i quiz INVALSI restano non obbligatori.
Stiamo discutendo con varie e importanti organizzazioni studentesche e con molti genitori le forme di questo boicottaggio, ivi compresa la possibilità di uno sciopero per i primi due giorni dei quiz (la legge anti-sciopero impedisce di superare i due giorni consecutivi). Ma fin d’ora dobbiamo impegnarci al massimo per far circolare la più ampia informazione (compatibilmente con il divieto dittatoriale ai COBAS di tenere assemblee nelle scuole in orario di servizio, persino durante la campagna elettorale RSU) sulla distruttività della scuola-quiz e del diabolico meccanismo INVALSI e sull’autolesionismo di ogni forma di collaborazione con essi da parte di chi vuole difendere e migliorare la scuola pubblica.

La sperimentazione del nulla

La scuola a punti, di Francesco Di Lorenzo da fuoriregistro


Nel mercato della sperimentazione, che una volta aveva un significato ben definito e che dalla gestione Moratti in poi ha perso progressivamente valore, oggi si ritrovano - vicini, attigui/contigui - sia gli insegnanti che i dirigenti. La novità è che saranno valutati attraverso il percorso sperimentale Vales (Valutazione Sviluppo Scuola), per la prima volta con questo metodo, anche i dirigenti scolastici.
Il progetto dovrebbe coinvolgere un massimo di trecento istituti e durare tre anni. Ma la novità vera, all’interno del percorso di valutazione dei singoli istituti, spiegano i tecnici che se ne intendono, sarebbe l’entrata in scena del ’valore aggiunto’. Cos’è? Difficile spiegarlo, ma proviamoci. In pratica, in base ai test Invalsi, con i dati opportunamente trattati, dopo tre anni si saprà se, nella materia testata, l’alunno ha fatto un salto di qualità o meno. Di conseguenza, si scoprirà se l’insegnante di quella materia è un fannullone o uno che ci sa fare. Insomma, se non proprio alle solite comiche, ci siamo molto vicini.
Si parte dalla coda e ci perdiamo nei meandri del percorso. Il discorso è sempre quello: ci si accanisce a fare infinite verifiche e a dare valutazioni, tanto da non aver il tempo di stimolare, suggerire, inventare percorsi di studio insieme e per gli alunni. Invece di farli crescere con il lavoro del ragionamento, li mettiamo in ansia con l’assillo dell’errore. Così anche la certificazione di un momento, diventa standardizzazione e giudizio perenne.
Ci si infila in percorsi irreali e pieni di rituali, in viaggi oscuri e fiabeschi (ma lugubri), per cui dopo tre anni si spera che, in base a non si sa cosa e per quale motivo, quello che prima andava male, all’improvviso va bene.
Dovremo invece sapere che così, al massimo, si avrà la certificazione della realtà, ma senza aver fatto il minimo sforzo per modificare lo stato delle cose. Anche perché non c’è all’orizzonte, nella scuola, né un piano di aggiornamento metodologico, né un ammodernamento programmatico e neanche uno straccio di sviluppo delle competenze comunicative. Però, intanto, ci si augura che dopo tre anni, in base al ’dono magico’ che qualcuno ci offrirà nel frattempo, le cose si aggiustino da sole. Ed essendo noi, in fondo, un popolo di fedeli, questo lo si può anche capire. Meno, giustificare.
Tutto questo mentre Obama, negli Stati Uniti, lancia un piano di investimenti con l’assunzione di centomila insegnanti di materie scientifiche, perché, dice, il futuro dei giovani è nell’invenzione e nella creatività, appunto, scientifica. L’obiezione la conosciamo: ’non siamo americani e il loro sistema è diverso e non paragonabile al nostro’.
D’accordo. Però ricordiamoci anche che noi siamo ancora mentalmente legati ad un vecchissimo ed ’idealissimo’ liceo classico. Con tutto quel che ne consegue.

Da Fioroni a Profumo passando per la Gelmini: Il filo bianco

mercoledì 8 febbraio 2012


E’ stato reso noto il testo definitivo del decreto sulle semplificazioni. La parte sulla scuola viene in parte modificata.
Sulla questione più urgente dei tagli ancora in fieri all’organico si fa una decisa marcia indietro rispetto alle iniziali ipotesi di recupero. Il cosiddetto organico funzionale è subordinato ai limiti della legge 133. L’art. 50 si conclude così: “3. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”
Non c’è pertanto alcuna svolta nella politica scolastica, ma la conferma che questo governo si muove in continuità con quella visione economicista che ha caratterizzato quella dei precedenti.
Questo il dipanarsi del filo sulle questioni che hanno creato i maggiori problemi negli scorsi anni:
1) I tagli all’organico. A settembre 2007 i Ministri Padoa Schioppa e Fioroni pubblicano il cosiddetto “Libro bianco sulla scuola”. Questo libro fu curato dall’attuale Ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca, economista ed ex direttore del MEF. In esso si evidenziavano le differenze fra il nostro sistema e quello di altri paesi e si individuavano i settori nei quali vi sarebbe un eccesso di personale e quindi di spesa: il tempo pieno, il sostegno, il numero di alunni per classe, il numero di ore di lezione. Sono questi gli ambiti che sono poi stati soggetti dei tagli più pesanti negli anni successivi:
a) Fioroni aveva previsto un taglio di 30.000 posti nel triennio 2008-2011.
b) Il nuovo governo Berlusconi entrato in carica nel corso del 2008 produsse il decreto legge 112 il cui art. 64 ha comportato il taglio di altri 120.000 posti e di 8 miliardi di euro.
c) Per effetto dell’entrata in vigore della “controriforma” Gelmini e della riduzione progressiva delle ore di lezione dalle elementari alle superiori tali tagli continuano ad agire per scorrimento. Questo governo continua ad applicare tali norme: . “Gli organici di cui al comma 1 sono determinati, complessivamente, nel rispetto dell’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133” art. 50, c2, e neppure si preoccupa degli oltre 10.000 docenti in esubero che rischiano entro due anni il licenziamento.
2) Valutazione e ruolo dell’Invalsi
a) Fioroni (Legge 176/07) introduce le prove Invalsi all’esame di Stato, affida al Servizio nazionale di valutazione il compito di “effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e delle scuole nonché altre rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole”. La rilevazione deve avvenire su campione e minimizzare l’onere per le scuole (direttiva 52 del 19/06/07).
b) Gelmini (direttiva 15/09/08) applica la norma per l’esame di terza media di Italiano e Matematica e avvia la sperimentazione di prove Invalsi per l’esame finale delle scuole superiori. La direttiva impone all’Invalsi la valutazione di sistema, la valutazione delle scuole, la valutazione degli studenti con analisi del valore aggiunto, la valutazione del personale. La valutazione deve coinvolgere obbligatoriamente tutti gli studenti delle classi seconde e quinte elementari, prime e terze medie, seconde e quinte superiori, scaricando l’obbligo e l’onere sulle scuole.
c) Profumo decreta (art. 51, c2) che “Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria, d’istituto, alle rilevazioni nazionali… di cui alla legge 176/07”. La direttiva n. 88 del 18/10/11 del Ministro Gelmini prevede ancora la somministrazione obbligatoria delle prove a tutti gli studenti nel mese di maggio. La formulazione dell’art. 51 sembra confermare un presunto obbligo di somministrazione e correzione delle prove da parte delle scuole e l’ assurda impostazione che pretende di usare una stessa prova per valutare di tutto.
3) Clericalismo e scuole private
a) Fioroni approva i nuovi programmi per la scuola d’infanzia con un impronta neoclericale. Con il decreto dell’8/08/07 riconosce alle scuole paritarie private di svolgere una funzione pubblica (non solo un servizio) e amplia i finanziamenti a tutti gli ordini di scuola, dall’infanzia alle superiori.
b) La Gelmini prosegue su questa strada aumentando i finanziamenti mentre taglia quelli alle scuole statali.
c) Il Ministro Profumo nella sua relazione programmatica davanti alla Commissione cultura della Camera inserisce fra le 10 azioni prioritarie del suo ministero “Scuola paritaria nel sistema pubblico di istruzione (Semplificazione delle modalità di finanziamento).” Nella prima versione del decreto compare l’istituzione del “Fondo per l’istruzione paritaria” che tende a far divenire istituzionale il finanziamento vietato dall’art. 33 della Costituzione. Fortunatamente tutto l’art. 59 del vecchio testo scompare dalla versione definitiva (per ora).
4) Obbligo scolastico e apprendistato
a) Fioroni introduce la possibilità di adempiere all’obbligo scolastico anche nella formazione professionale.
b) Gelmini prosegue su questa linea.
c) Profumo inserisce ufficialmente l’apprendistato fra i percorsi dell’istruzione tecnico-professionale (art. 52).
Occorre che il mondo della scuola torni a parlare e a esplicitare le proprie proposte (come la Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica) che sappiano rimettere al centro la visione costituzionale della scuola come fattore di progresso civile di un paese e invertire la marcia rispetto alla linea impositiva e punitiva portata avanti negli ultimi 4 anni (o meglio negli ultimi 15). Bruno Moretto, Pubblicato da comitatonogelmini

MORIRE DI LAVORO

Salerno 8 febbraio 2012, Questa mattina dopo due giorni di chiusura della scuola causa neve mi sono rimesso in macchina per percorrere i miei 110 chilometri giornalieri, dopo l'uscita di Eboli vedo due agenti della stradale al centro dell'autostrada, fanno rallentare le auto e le incolonnano nella corsia centrale, percorro poche centinaia di metri a passo d'uomo, sulla destra in corsia di sorpasso vedo un rottame che era un'auto, dal lato opposto in corsia d'emergenza un camion  e poco dopo qualcosa d'indistinto ma la cosa che mi fa mettere a fuoco quel qualcosa è un telo dorato che lo copre, il vento lo agita, lo sposta, lo gonfia, sotto intravedo il corpo di una persona, passo oltre scosso. Come un flash, per un attimo, penso a un collega, a quell'ora sono migliaia i docenti, i bidelli, gli amministrativi, precari e non che percorrono le strade della provincia per raggiungere le Scuole, 50 100 200 anche 300 chilometri al giorno. Nel pomeriggio sono a casa, mi raggiunge una telefonata di Giuseppe, compagno di lotta in questi anni, insegnante precario, mi dice che nell'incidente della mattina è morto un collega, Fedele De Luca di 35 anni docente dell'Istituto Alberghiero di Contursi Terme, lascia la moglie un bambino ed un altro in arrivo, domani.
Mi metto al suo posto, penso a mia moglie alla bimba all'altro in arrivo, al caso, al destino, a quante volte il caso mi è stato amico. La tristezza mi assale, ma dura  poco, è la rabbia  a prevalere, carne da macello, questo siamo, in questi anni ci hanno delegittimati, tagliati, resi tutti più precari, sovrannumerari sempre, buttati su una macchina verso l'agognata scuola, ogni anno diversa, Castelnuovo, Sapri, Buccino, Sala Consilina, Amalfi, Positano, Scafati, Sarno, Montesano..... mezzi pubblici neanche a parlarne, la mannaia arriva anche lì, sempre meno treni, sempre meno autobus ed allora tutti sulla grande roulette rappresentata dalle nostre strade comunali provinciali nazionali a scorrimento veloce autostradali, una roulette al contrario dove 1000 volte vinci ma in una perdi e spesso per sempre.
Perchè non reagiamo? Perchè ci nascondiamo nel fatalismo? Quando percorri tanti chilometri è la legge della probabilità che governa tutto.
Quella di Fedele è una morte bianca, un altro assassinio del quale conosciamo mandante ed esecutore che come altre migliaia di volte resteranno impuniti e liberi di commetterne ancora.
Stonano ancor di più le parole che in questi giorni, sono state vomitate su di noi, sulla nostra generazione di sfigati amanti del posto fisso e del lavoro vicino a mamma, un merito ha questo Governo, quello di mostrare il volto vero, bestiale, del sistema in cui viviamo.
Ma Loro possono perchè Noi glielo permettiamo, senza la nostra passività, il nostro individualismo, il nostro fatalismo, il "fino ad oggi tutto bene", Loro sarebbero poca cosa. Ridiventiamo protagonisti della nostra vita, ridiamogli dignità, cominciando a dare il giusto peso alle cose più importanti, la quotidianità, gli affetti, le cose che ci piace fare, ripartiamo dalle piccole cose, dalla lotta quotidiana per ridisegnare un sistema che ad esempio faccia diventare un'eccezione morire di lavoro e non la normalità com'è oggi.

Alessandro D'Auria

Il posto fisso per Monti è monotono Ma la figlia del ministro Fornero ne ha due

martedì 7 febbraio 2012

Silvia Deaglio, 37 anni, risulta professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Il secondo impiego è quello di responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione attiva nel campo della genetica
Il ministro del Lavoro che ha un figlia con doppio lavoro e per giunta nella stessa università torinese di mamma e papà. Silvia Deaglio, 37 anni, risulta così ricercatrice in oncologia e professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Il secondo impiego è quello di responsabile della ricerca presso la HuGeF, una fondazione attiva nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.
La figlia del ministro ha preso a insegnare medicina, a soli 30 anni, proprio nella stessa università in cui insegnano economia il padre Mario e la madre neoministro.
Ma anche l’altro posto fisso che affligge Silvia è sotto tiro. Dietro l’incarico presso la “Human Genetics Foundation” ci sarebbe ancora lo zampino di mamma. Solo perché la fondazione è stata creata dalla Compagnia di San Paolo di cui la Fornero era vicepresidente, dall’università di Torino in cui insegnano i genitori e dal Politecnico di Torino il cui rettore era nel consiglio direttivo della Fondazione, fino a che non è diventato ministro dell’Istruzione con il nome di Francesco Profumo. Sarà che Torino è piccola. E che – come scrive Dagospia – la figlia del ministro è “l’incarnazione del ceto accademico-bancario della sinistra liberale sabauda” (e lei, per non smentire l’alto lignaggio, ha sposato un alto dirigente di banca, Giovanni Ronca, già responsabile dell’area Nord–ovest di Unicredit). Ma queste son chiacchiere da bar, gossip, tutto fumo.
Per diradare nebbie e dubbi bisogna scorrere tutto il curriculum senza fermarsi all’intestazione. Si scopre allora che Silvia il suo successo lo merita tutto quanto perché è una calamita di fondi pubblici e privati, un prodigio della natura nel finanziare la ricerca. Soprattutto la propria. In un Paese che investe in questo campo meno dell’1% del Pil Silvia Deaglio è riuscita a ottenere dai ministeri della Salute e della Ricerca quasi un milione di euro in due anni (500mila nel 2008, 373.400 e 69mila nel 2009). Le briciole arrivano dalla Regione Piemonte con finanziamenti a progetti per 12mila e 6mila euro. Altrettanto frenetica l’attività di ricerca fondi per il secondo posto fisso, dove l’intervento delle “alte sfere” è palese. La Compagnia di San Paolo, quella “vicepresieduta” dalla mamma, nello stesso biennio ha finanziato a Silvia un progetto di ricerca da 120mila euro divisi in due trance da 60mila. Nel 2010 la fondazione “Human Gentics Foundation”, creatura della Compagnia stessa, ha garantito il posto da responsabile di unità di ricerca affidandole un progetto da 190mila euro. Silvia, alla fine dei conti, è una donna da un milione e mezzo di euro. A fronte di tutto questo ha pubblicato su Blood, la bibbia mondiale della ricerca sulle malattie del sangue.

Sono spariti i numeri!


Stando così le cose è davvero difficile poter affermare che tra l’attuale e il passato Governo ci sia discontinuità

Il 3 febbraio il Governo ha approvato definitivamente il testo del decreto legge “Semplificazioni e Sviluppo”. Il testo del medesimo decreto inizialmente approvato venerdì 27 gennaio è stato modificato. Le modifiche coinvolgono anche la scuola. Alcune parti del documento iniziale sono scomparse, mentre altre hanno subito cambiamenti significativi. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, più o meno quindi entro la fine di aprile, mediante decreto interministeriale saranno adottate dal MIUR e dal MEF nuove linee guida per la definizione degli organici delle istituzioni scolastiche.
Saranno costituite reti territoriali di scuole. Ogni scuola disporrà di un “organico dell’autonomia” e potrà condividere con le scuole della rete di appartenenza un “organico di rete”.
L’organico dell’autonomia dovrà essere funzionale “all’ordinaria attività didattica, educativa, amministrativa, tecnica e ausiliaria, alle esigenze di sviluppo delle eccellenze, di recupero, di integrazione e sostegno ai diversamente abili e di programmazione dei fabbisogni di personale scolastico”.
L’organico di rete sarà utilizzato “per l’integrazione degli alunni diversamente abili, la prevenzione dell’abbandono e il contrasto dell’insuccesso scolastico e formativo, specie per le aree di massima corrispondenza tra povertà e dispersione scolastica”.
Sia l’organico dell’autonomia che quello di rete saranno costituiti “sulla base dei posti corrispondenti a fabbisogni con carattere di stabilità per almeno un triennio sulla singola scuola, sulle reti di scuole e sugli ambiti provinciali, anche per i posti di sostegno, fatte salve le esigenze che ne determinano la rimodulazione annuale”.
Gli organici saranno determinati nel rispetto dell’art. 64 della legge n. 133/2008 e dell’art. 19, comma 7 della legge n. 111/2011. I risparmi previsti per effetto del taglio di 132.000 posti dovranno continuare a essere garantiti nei prossimi anni, in caso contrario il MIUR sarà costretto a compensare il disavanzo mediante un corrispondente taglio lineare al suo bilancio.
Per evitare comunque fraintendimenti, l’articolo sugli organici si conclude così:
“Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”
Qualcosa è cambiato rispetto al testo del 27 gennaio?
Certamente: sono spariti i numeri!
Nella prima versione si leggeva:
“In sede di prima applicazione l’organico dell’autonomia è determinato in misura uguale a quello dell’anno scolastico 2011/2012, pari a 724.000 posti docenti e 233.100 posti ATA”
“L’organico dell’autonomia comprende ulteriori 10.000 posti, da attivare successivamente alla definizione di una apposita sequenza contrattuale che non rechi nuovi o maggiori oneri per le finanze pubbliche, destinati al supporto dell’autonomia scolastica, per la flessibilità e il potenziamento dell’offerta didattica e per gli interventi perequativi.”
Adesso tutto questo è scomparso.
Per l’a.s. 2011/2012 sono stati autorizzati in organico di diritto 691.289 posti per il personale docente e 207.123 posti per il personale ATA. Confrontando i dati si può ipotizzare che il Governo abbia preso come riferimento iniziale per l’organico dell’autonomia l’organico di fatto, non quello di diritto, relativo all’a.s. 2011/2012. Rispetto all’organico di diritto si tratta di 32.711 posti in più per il personale docente e 25.977 posti in più per il personale ATA.
È chiaro a tutti che, partendo da un organico di diritto devastato dai tagli, la scuola non può funzionare come dovrebbe solo per effetto dell’adeguamento dell’organico alla situazione di fatto. I numeri comunque, seppur insufficienti, potevano garantire un limite al di sotto del quale non sarebbe stato possibile andare. Senza numeri il limite non c’è più.
Sono spariti anche i 10.000 posti in più. Il numero è consistente, ma il Governo aveva intenzione di attivarli a costo zero. Pare che in cambio dei posti avrebbe voluto proporre ai sindacati una riduzione equivalente dei finanziamenti per il salario accessorio dei lavoratori della scuola. La logica perversa è la stessa che ha portato a utilizzare parte dei risparmi ottenuti con il taglio di 132.000 posti per la riduzione di un anno del blocco triennale degli scatti, o che ha portato alla cancellazione della seconda fascia stipendiale per l’assunzione a tempo indeterminato di 65.000 lavoratori precari.
L’attuale Governo non vuole quindi rinunciare ai risparmi che ormai a regime sono garantiti dai tagli previsti dall’art. 64 della legge n. 133/2008. In ogni caso per principio la scuola non deve produrre “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Stando così le cose è davvero difficile poter affermare che tra l’attuale e il passato Governo ci sia discontinuità, al contrario il nuovo agire mi sembra assolutamente in linea con il vecchio. DA RETESCUOLE

Scarica il documento con il confronto fra i due testi

DISTRUGGONO LA SCUOLA PUBBLICA E LO CHIAMANO SEMPLIFICAZIONE...

lunedì 6 febbraio 2012

ecco la bozza degli articoli del "decreto semplificazioni (dal 54 al 59)" che trasformano, in continuità con Berlinguer/Moratti/Fioroni/Gelmini, la nostra scuola in una triste filiale di un'azienda in fallimento.
Altro che "professori", Profumo e Monti sono per la scuola pubblica peggio di Tamerlano.... le prime avvisaglie provengono dagli esuberi: 42 solo in provincia di Terni!

 Contro la scuola azienda, alle elezioni RSU del 5/7 marzo votate le liste dei Cobas

TFA: Ultime notizie dal MIUR.

La programmazione dei corsi dei Tirocini Formativi Attivi è per il momento bloccata perché la Corte dei Conti ha richiesto una programmazione anche contabile per il prossimo triennio sui posti disponibili, mediante un DPCM.  Il MIUR non è in grado in questo momento di adempiere alle richieste della Corte e pertanto sta cercando di trovare una strada tecnica alternativa per far partire i TFA. Il giorno 13 febbraio è previsto un incontro per dirimere la questione.

LA DIGOS SULLA STRADA DI BRUSHWOOD, PONE MOLTE DOMANDE.

domenica 5 febbraio 2012

 Lo stato autoritario, quello che preleva dalle tasche dei lavoratori e ignora quelle dei ricchi che esportano capitali nei paradisi fiscali, è venuto a bussare, 4 anni e 3 mesi dopo il 23 ottobre 2007, nelle case dei 4 ragazzi di Brushwood (i morti almeno, si spera, li abbiano lasciati stare). Perché? Perché se ti etichettano come nemico dei potenti, entri in una lista nera, che l’apparato poliziesco/giudiziario dello stato, tira fuori ogniqualvolta un pezzo del potere si sente minacciato. Così funziona la democrazia all’occidentale. Non conta ignorare persino  cosa cercano, per limitare la libertà basta che si corrisponda alla categoria del sovversivo come l’iconografia della cultura borghese lo immagina.

INFORMAZIONI SULLE PERQUISIZIONI L’iniziativa di perquisire le abitazioni dei 4 ragazzi dell’operazione Ganzer/Comodi del 23 ottobre 2007, è partita dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma Marcello Monteleone, delegando per la perquisizione gli Ufficiali di P.G. in servizio al DAP - Nucleo Investigativo Centrale  e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza DIGOS di Roma. E’ stata ritrovata ( da quello che ci hanno detto gli stessi agenti, nel 2010), in un Ufficio Postale una busta con 2 proiettili indirizzata al Vice Capo Vicario del DAP Emilio Somma, contenente un volantino manoscritto in stampatello a firma FAI COOP. Il Giudice scrive  di compatibilità di funzionalità grafica dello stampatello contenuto nella lettera con quello di Michele e quindi su informativa del DAP del 19/20 gennaio “ si presume che gli autori potrebbero verosimilmente  identificarsi nella cellula insurrezionalista operante dal 2007 su Territorio, composta da Michele Fabiani, Andrea Di Nucci , Damiano Corrias e Dario Polinori”. Conclude,  ordinando le perquisizioni: “considerata la necessità di acquisire al procedimento manoscritti in stile stampatello maiuscolo, degli stessi, ovunque rinvenibili in quanto prova di reato”.

Al termine delle perquisizioni sono stati sequestrati varie decine di scritti, 37 a casa di Michele, ragioni per la quale i nostri ragazzi sono stati trattenuti in commissariato fino alle 16,30. Il fatto primo che abbiamo già sottolineato, che immaginare qualcuno mano scrivere una lettera di minacce mentre è sottoprocesso per un reato che gli si vuole attribuire, dove la prova “regina” dell’accusa sarebbe una perizia calligrafica è come dargli la patente da stupido, ma tutti sanno il valore dei ragazzi di Brushwood, perciò un po’ di serietà. Una seconda considerazione evidente; il Pubblico Ministero parla  di una cellula anarchico insurrezionali sta operante dal 2007, composta da Michele, Damiano, Andrea e Dario. Ma il giudice di Terni non ha forse sentenziato che Damiano e Dario non ne  fanno parte ? Allora, il giudice Monteleone che fa, arruola anche coloro che i Giudici di Terni hanno assolto ? Terza considerazione, non sa il giudice di Roma che è in possesso dell’autorità giudiziaria una mole di scritti a mano di Michele, di perizie calligrafiche del tribunale di Terni e dei difensori di Michele, oltreché di buona parte delle lettere sequestrate visto che provengono dal carcere o sono dirette al carcere ? Domande elementari che ci fanno pensare a qualcosa di molto raffazzonato oppure c’è altro.

Una lettera con due proiettili,  nel 2010 come nel 2007, una lettera firmata COOP FAI nel 2010 come nel 2007, una lettera in parte manoscritta nel 2010 come nel 2007. Perciò le cose non possono essere che due o al giudice Monteleone interessa un colpevole qualsiasi, basta che corrisponda il colore, oppure sarà ora di chiedersi seriamente: chi ha veramente scritto la lettera alla Lorenzetti nel 2007
SE LA DEVONO FINIRE ! Lo stato autoritario dei pochi ricchissimi.

Di chi ha paura questo tipo di stato ? ce lo dicono i fatti: i lavoratori, i ceti poveri della società, i giovani, chiunque manifesti idee dalla parte degli sfruttati.

Ad ognuno poi il suo ministero, cioè la sua croce. A crocifiggere i lavoratori ci pensano la ministra che piange e il primo ministro che parla come chi gli dà a mangiare.

Ai giovani che portano il peso delle idee scomode, quelle che non piacciono al potere,  la croce è quella del potere giudiziario.

La legge è uguale per tutti. Non è vero !

I potenti non si toccano, sono proprio le “disgrazie” giudiziarie di Berlusconi che lo confermano, decine di processi, centinaia dice lui, nessuna condanna. Questo significa una cosa semplicissima per i ricchi, i potenti, la macchina giudiziaria non funziona. C’è il rito, ma il finale è sempre lo stesso.

Per i poveri, i lavoratori, chi li difende, chi si ribella alle ingiustizie è diverso, c’è il carcere, c’è la condanna  anche se si è innocenti, a meno che non ci sia una mobilitazione che smascheri  pregiudizi e depistaggi. La storia della Repubblica italiana è piena di queste storie. COMITATO23OTTOBRE  4 febbraio 2012

Governo Monti: Tramonta la sicurezza sul lavoro per i lavoratori della scuola

Governo Monti: Tramonta la sicurezza sul lavoro per i lavoratori della scuola

Quante parole, parole e parole sono state espresse, anche dall’attuale Capo dello Stato in tema di sicurezza sul lavoro? Si dice che è inaccettabile, che è insopportabile, che è insostenibile morire sul lavoro o patire ferite sul lavoro, per il lavoro, durante il lavoro. Eppure, ancora una volta, queste parole rischiano di divenire, semplicemente espressioni di pura demagogia. Si piangono in morti, si condannano gli omicidi sul lavoro, ma la prevenzione non esiste. E in tempo di crisi, morale, etica, sociale ed economica, cosa ha deciso di fare il Governo tecnico-politico Monti? Il Decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 - Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (in G.U. n. 284 del 6 dicembre 2011), come attualmente modificato nel primo passaggio parlamentare, e confermato dalla conversione con la Legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214, all’articolo 6 afferma testualmente che ferma la tutela derivante dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, sono abrogati gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. La disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica nei confronti del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico. ( omissis) Di norma, e per norma, i periodi di assenza per infortunio e malattia connessi a fatti di servizio sono regolamentati dalle disposizioni contenute nei contratti di comparto. Per esempio L’impianto contrattuale è simile per ogni singolo comparto, salvo alcune differenze per il personale dei ministeri e della scuola, il diritto alla conservazione del posto di lavoro è diversamente disciplinato a seconda si tratti di infortunio o malattia. Nel primo caso, il posto è confermato fino a completa guarigione clinica; nel secondo, per un periodo non superiore a 36 mesi (intera retribuzione). Al personale invalido per servizio è riconosciuto un beneficio consistente un incremento percentuale della base stipendiale pari al 2,5% o all’ 1,25% per le invalidità ascritte rispettivamente alle prime 6 o alle ultime due categorie della tabella A allegata al DPR n. 834 del 1981. E quindi, si avviano con apposita denuncia, le pratiche per ottenere il riconoscimento della malattia professionale o infortunio sul lavoro con la c.d causa di servizio. Molti potrebbero dire, beh, esiste l’Inail quale è il problema? Hanno abrogato l’Inpdap, associandolo all’Inps, perché non fare lo stesso con la causa di servizio? Il problema, ed è un problema, è che gli infortuni che si possono verificare nella scuola sono da considerarsi infortuni sul lavoro se riferiti a soggetti assicurati INAIL. Sono quindi protetti da assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro: gli insegnanti e gli alunni che attendono ad esperienze tecnico - scientifiche o esercitazioni pratiche, o che svolgono esercitazioni di lavoro; collaboratori, allorché utilizzino macchine elettriche o informatiche per l’espletamento dei compiti del proprio ufficio o lavoro; gli ausiliari, in quanto svolgono attività di tipo manuale con l’uso di attrezzature o utensili. Quindi, sembrerebbe di capire, che la maggior parte del personale della scuola, in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, rimarrebbe senza tutela. Follia? Ignoranza? Distrazione? Ho voluto attendere il passaggio parlamentare di tale norma, sperando che qualcuno si accorgesse di tale assurda disposizione. Almeno per come intesa dal sottoscritto. Invece nulla. Ho sperato, che si disponesse ampliamento, ovvio, della tutela Inail, per tutto quel personale, non solo della scuola, che rimarrebbe senza tutela in caso di malattia professionale o infortunio sul lavoro. Invece, a quanto pare, tanto ovvio non era. Ed in tale mancata ovvietà, l’abrogazione, ad oggi, è confermata. Dobbiamo sperare che i docenti od il personale della scuola, non patiscano infortuni sul lavoro, perché oltre al danno avrebbero la beffa. La beffa di essere abbandonati, sfruttati e dimenticati, dal proprio datore di lavoro, lo Stato italiano.
Marco Barone -

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