UDS. Studenti attaccano su facebook la pagina più grande delle Luci d’Artista, evento sostenuto dal lavoro gratuito dell’alternanza scuola-lavoro

lunedì 9 ottobre 2017

Oggi, 4 Ottobre, ad un mese dall’inizio delle Luci d’Artista, come Unione degli Studenti Salerno
abbiamo preso di mira la pagina facebook delle Luci con più likes (oltre novantamila, questo è il link-> goo.gl/DiCnVo) per colpirla e recensirla in massa negativamente con una stella, al punto che hanno dovuto bloccare le recensioni!
 Abbiamo colpito le Luci d’Artista perché è stato l’evento salernitano che ha maggiormente usufruito dell’alternanza scuola-lavoro e, in questo caso, della manodopera gratuita di studentesse e studenti, per risparmiare sul costo del lavoro. Siamo stati in centinaia e centinaia a lavorare gratuitamente, costretti dall’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro e dalle convenzioni che le nostre scuole hanno preso con il Comune di Salerno. Info-point, accoglienza e guide turistiche sono state le mansioni che maggiormente abbiamo svolto, con orari continuati e ritmi non sempre sostenibili. Abbiamo scelto di colpire questo evento perché ben rappresenta le finalità dell’alternanza scuola-lavoro: sostituire lavoratori pagati per svolgere il proprio mestieri con studenti che svolgono le stesse mansioni gratuitamente, con la retorica dell’esperienza e della formazione. Ma noi non ci stiamo, non vogliamo essere sfruttati e non siamo merce spostabile e usufruibile a vostro piacimento. Tutto ciò va solo a scapito del nostro tempo, della nostra formazione e del nostro diritto allo studio. Noi non ci stiamo più! Quello che è successo oggi è stato solo il primo passo di un percorso nel quale lotteremo contro l’alternanza-sfruttamento. Il prossimo passo sarà l’Assemblea Pubblica che si terrà a Santa Teresa il 7 Ottobre alle 16:30. Discuteremo e ci confronteremo sui nostri percorsi di alternanza e capiremo come fare in modo che siamo noi studenti a decidere sui percorsi, sugli altri problemi delle scuole locali, e organizzeremo il primo storico sciopero vero e proprio delle studentesse e degli studenti il 13 Ottobre,contro lo sfruttamento e le diseguaglianze, per un’istruzione gratuita e di qualità. Indosseremo le tute blu, simbolo dei lavoratori sfruttati, e invitiamo chiunque sostenga la causa di vestirsi quel giorno di quel colore, perché al loro trattarci da lavoratori sfruttati noi incrociamo le braccia, ci riprendiamo il nostro tempo e la nostra dignità, e scendiamo in piazza! Rompiamo la catena dello sfruttamento, nel quale noi studenti siamo l’ultimo anello!
Link utili:
evento facebook assemblea pubblica 7 Ottobre -> goo.gl/jZtjfR
inchiesta regionale sull’alternanza scuola-lavoro in Campania -> goo.gl/irFXNr
appello nazionale per l’adesione allo sciopero dell’alternanza -> goo.gl/9j2Lpz

Quando la «Buona scuola» smantella lascuola che funziona a Terlizzi

·         Al liceo classico un valzer di cattedre voluto dalla dirigente scolastica. I docenti mandati a
insegnare allo Psicopedagogico.

Era facile prevedere che la furia dirigista della «Buona Scuola» si sarebbe trasformata in un ricettacolo di discriminazioni e privilegi. Una manciata di giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico, è stato sufficiente un decreto di assegnazione dei docenti alle classi, emanato dalla dirigente scolastica del Polo Liceale, per smantellare il liceo classico Sylos di Terlizzi, una piccola realtà del Nord barese che conta un centinaio di studenti e una storia bellissima fatta di comunità e di immaginazione animata dagli studenti e da un  gruppo di docenti qualificato e affiatato.
La decisione della dirigente scolastica ha radicalmente modificato la composizione del corpo docente,smembrando le cattedre e trasferendo i professori titolari delle materie caratterizzanti nelle altre scuole dello stesso istituto comprensivo e, viceversa, riassegnando tutte le cattedre del classico a docenti degli altri indirizzi. I docenti di storia e filosofia, di latino e di inglese passano all’indirizzo di Scienze Umane, il professore di greco, dopo ventinove anni di insegnamento della disciplina, prende la cattedra di italiano (che non ha mai insegnato) e geostoria, la professoressa di matematica viene trasferita al Pedagogico e nessuna classe d’ingresso al biennio e al triennio viene presa in carico dall’originario corpo insegnante, cosicché, nel giro di due anni, quei docenti si troveranno a perdere le cattedre. E se la manovra trova legittimità nel maggior potere discrezionale assegnato dalla legge 107 della Buona scuola ai dirigenti scolastici, per gli studenti e i genitori del Sylos il decreto della preside non rispetta il criterio della continuità didattica previsto dalla legge vigente né il patto formativo sottoscritto dalla scuola e non è giustificato dalla necessità di comporre nuove cattedre.
Così il primo giorno di scuola le aule sono restate vuote e i genitori hanno scritto alla dirigente e ai direttori generali degli istituti scolastici regionale e provinciale. «È nostra opinione – dicono – che la voce stessa degli allievi sia stata sostanzialmente ignorata». 

Il caso sta alimentando convergenze imprevedibili. La pagina facebook Terlizzi Antifascista si schiera apertamente contro il provvedimento unilaterale della dirigente. Il sindaco di centro-destra, insieme ai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione (ad eccezione del Pd), ha chiesto alla dirigente scolastica le ragioni di un intervento che deprime le ottime pratiche sviluppate per decenni ai docenti coinvolti e il loro impegno nella «sensibilizzazione ai valori della cittadinanza partecipata».
Un legame con la città testimoniato dalla battaglia che pochi mesi fa aveva visto i professori del Classico, gli stessi coinvolti poi nel trasferimento, schierarsi contro la dirigente a favore dell’accorpamento al Polo Liceale dell’Istituto Agrario De Gemmis, altra realtà storica della città, per evitarne il cambio di sede e la conseguente perdita di cattedre e di posti di lavoro, attraverso una progettazione condivisa per rilanciare l’istituto non a caso ubicato nella «Città dei Fiori». «Scelte aziendali, scelte dirigenziali», dice stavolta la preside. E quando circa 70 studentesse e studenti, per lo più minorenni, si radunano dietro uno striscione fuori dai cancelli e chiedono di essere ricevuti, ha chiamato i carabinieri.


Quello del Liceo Classico di Terlizzi, è tutt’altro che un caso isolato. Una storia finita sui giornali negli stessi giorni è quella del Boselli di Torino, l’istituto professionale per il commercio del quartiere Vallette, che ha visto mobilitarsi genitori e studenti contro il trasferimento decretato dal Dirigente scolastico di un gruppo di docenti che da 20 anni lavorava in piena armonia. Tra questi il professor Pino Iaria, rappresentante torinese dei Cobas Scuola, che si è dimesso dalla Rsu a causa del clima «avvelenato dall’atteggiamento autoritario del preside». Sono gli studenti stessi, che per protesta continuano a disertare le lezioni di matematica, a denunciare gli atti ritorsivi del dirigente contro il professore. Tracce visibili di una scuola che resiste prima di scomparire per sempre in un moderno feudalesimo.

Alternanza scuola-lavoro: "Una presa in giro. Lavato piatti e raccolto olive”


Manuel studente del liceo scientifico Imbriani pensava di avere l’opportunità di affacciarsi al mondo del lavoro, di cominciare ad imparare qualcosa da chi ha esperienza e invece si è ritrovato da solo a fare volantinaggio per la Deltaclon di Pomigliano. Giuseppe studia all’alberghiero di Salerno, per due settimane quest’estate ha viaggiato fino a Portici per lavorare in una pizzeria. Tutto a sue spese, non gli è stato rimborsato un euro. Ha servito ai tavoli, lavato i piatti e spazzato a terra per oltre il doppio delle ore previste: invece di sette al giorno, sono diventate quattordici e non dalle 8 alle 15, ma fino a mezzanotte. Raffaele sognava di mettere un po’ in pratica quello che impara sui libri dell’Istituto agrario Galilei-Vetrone di Benevento e invece nell’azienda agricola a cui è stato assegnato ha solo raccolto olive. Nomi di fantasia – per privacy, ma anche per tutelarsi perché alcuni studenti hanno ricevuto ritorsioni – per storie maledettamente vere legate al progetto alternanza scuola-lavoro inserito nella riforma la Buona Scuola, voluta dal Governo Renzi e approvata due anni fa.

L’inchiesta

La denuncia parte dall’Unione degli Studenti Campania, che ha condotto un’inchiesta regionale e annunciato uno sciopero per il prossimo 13 ottobre. Oltre 2mila i questionari compilati dagli studenti di tutta la Campania che hanno partecipato ai percorsi lavorativi nelle aziende, diventati obbligatori ed entrati quest’anno a pieno regime per un montare di 200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici professionali (nel 2018 diventeranno anche materia d’esame di Stato al posto della tesina). Nei formulari distribuiti nell’ambito della campagna “Diritti, non piegati” promossa dall’Unione studenti, i ragazzi hanno descritto per filo e per segno i progetti lavorativi a cui hanno preso parte, raccontando se ci fosse o meno un tutor in azienda, gli orari e la frequenza richiesti, di cosa si sono occupati e l’attinenza con i loro studi, fino alle spese sostenute. Ma anche la loro opinione, se pensavano di essere stati maltrattati o sfruttati ed eventuali proposte.

I dati

Ecco quello che è venuto fuori. Oltre la metà di loro – ben il 63% - ha fatto esperienze che non c’entravano nulla con i loro studi e ben il 46% ci ha anche rimesso economicamente sia, la maggior parte, per le spese dei trasporti non rimborsati, sia per il costo della partecipazione previsto da alcuni progetti. Il 38% degli studenti ha vissuto i percorsi come una negazione dei loro diritti e tutti hanno chiesto di essere maggiormente coinvolti nella scelta del proprio percorso di alternanza lavoro. “I percorsi nel peggiore dei casi – spiega Gigi Cannavacciuolo dell’Unione studenti Campania – si sono rivelati percorsi di lavoro gratuito e sfruttamento”.

Il precedente

Un fenomeno già emerso lo scorso anno con le storie di Anna, studentessa del liceo di Scienze Umane Galizia di Nocera Inferiore, mandata a raccogliere pomodori, di Luca del Salvemini di Sorrento finito a pulire i macchinari di un frantoio e scaricare olive, o del suo compagno di scuola Francesco che al Comune, oltre a chiacchiere con i dipendenti, non ha imparato altro. Centinaia gli studenti che hanno poi lavorato per Luci d’Artista ininterrottamente, tanti i casi denunciati. “Noi vogliamo formazione di qualità – è il refrain degli studenti che terranno un’assemblea pubblica a piazza Garibaldi il 5 ottobre - e faremo di tutto per cambiare e stravolgere questo tipo di alternanza”.

Sciopero in tuta blu

La prima  azione sarà  lo sciopero del 13 che si terrà non solo in Campania, ma in tutta Italia, dove in segno di protesta e per provocazione tutti gli studenti indosseranno delle tute blu. Ogni scuola sarà chiamata ad approvare anche uno Statuto delle studentesse e degli studenti sull’alternanza. Tra le proposte: percorsi non durante le vacanze “perché lì si presentano i maggiori casi di alternanza sfruttamento, oltre al fatto che in estate viene meno il confronto permanente che deve stabilirsi tra studente-scuola-azienda”; esperienze lavorative gratuite, accessibili a tutti ed attinenti agli studi

SCIOPERO GENERALE DI UNITARIO DI BASE !!! TUTTI IN PIAZZA IL 10 NOVEMBRE

lunedì 2 ottobre 2017


A: Presidente del Consiglio

Paolo Gentiloni
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 370
00186 Roma
presidente@pec.governo.it
Ministro del Lavoro e Politiche Sociali
Giuliano Poletti
Via Fornovo, 8
00182 Roma
gabinettoministro@pec.lavoro.gov.it
Ministro per la Funzione Pubblica
Marianna Madia
Corso V. Emanuele II, 116
00186 Roma
Fax 06.68997188
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento della Funziona Pubblica
protocollo_dfp@mailbox.governo.it
Commissione di Garanzia Legge 146/90
Piazza del Gesù, 46
00186 Roma segreteria@pec.commissionegaranziasciopero.it


Oggetto: Proclamazione Sciopero Generale

Le sottoscritte confederazioni e organizzazioni sindacali proclamano uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie e comparti pubblici e privati dell'intera giornata il 10 novembre 2017.
Lo Sciopero Generale è convocato contro le politiche economiche e sociali del Governo Italiano e dell'Unione Europea. 
Per affermare ed ottenere il diritto al salario, al reddito, alla pensione, per veri rinnovi dei contratti, per il rilancio della buona occupazione e la cancellazione della precarietà e di ogni forma di sfruttamento, per la cancellazione della legge 107 nella scuola, per la difesa e il miglioramento della scuola e della sanità pubblica e per servizi sociali pubblici e gratuiti, contro le privatizzazioni e per la nazionalizzazione delle aziende strategiche per il Paese, per fermare la deriva autoritaria e repressiva in atto, per la democrazia sindacale contro il monopolio delle organizzazioni sindacali concertative e per difendere il diritto di sciopero, per il ritiro di ogni normativa che ne mini e riduca l'efficacia. 
Lo sciopero è convocato anche per nuove politiche sociali in tema di diritto all'abitare, di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio, di contrasto alla xenofobia e al razzismo.

Roma, 27 Settembre 2017

CIB-Unicobas (Stefano d’Errico); COBAS-Confederazione dei Comitati di Base (Piero Bernocchi); Unione Sindacale di Base (Paola Palmieri)


Quali sono le attività funzionali del docente?

Chiarimenti in merito alle attività che riguardano gli insegnanti.
Fra queste, abbiamo le attività funzionali, presenti all’art.42 del CCNL 4-8-1995 ed art.24, comma 5 del CCNL 26-5-1999. A tal proposito ricapitoliamo quali sono, proprio allo scopo di fare chiarezza.
Risultati immagini per cateneIntanto, possiamo ricordare che l’attività funzionale all’insegnamento è costituita da ogni impegno riguardante la funzione docente previsto dai diversi ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le attività, anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresi anche la preparazione dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e l’attuazione delle delibere adottate dai predetti organi.
Le attività funzionali individuali che gli insegnanti devono rispettare per contratto sono:
  • la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni;
  • la correzione degli elaborati;
  • i rapporti individuali con le famiglie.
Mentre invece, gli adempimenti di carattere collegiale previsti dalle attività funzionali sono:
  • la partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, comprese l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue;
  • la partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di intersezione. Gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri stabiliti dal collegio dei docenti in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue;
  • lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione.
Inoltre, il Consiglio di istituto in base a quanto proposto dal collegio dei docenti, definisce le modalità e i criteri per lo svolgimento dei rapporti con le famiglie e gli studenti, assicurando la concreta accessibilità al servizio, pur compatibilmente con le esigenze di funzionamento dell’istituto e prevedendo strumenti adeguati di comunicazione tra istituto e famiglie.
Infine, bisogna ricordare che per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli alunni medesimi.
Assistere, non responsabili all’uscita. Pertanto, la vigilanza non rientrerebbe fra i doveri del docente all’uscita da scuola, per esempio fuori dall’edificio, eccezion fatta in caso di indicazioni diverse da parte del regolamento d’istituto.
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Che il 3 ottobre sia un nuovo inizio!

Risultati immagini per migrantiDa un anno la giornata del 3 ottobre è intitolata alla memoria delle vittime dell'immigrazione. 
La scelta della data ricorda un tragico episodio accaduto nel 2013: l'inabissamento a meno di un miglio da Lampedusa di un peschereccio che trasportava migranti in gran parte eritrei, causando 368 morti. Pochi giorni dopo, l'11 ottobre, un nuovo naufragio provocò altre 160 vittime, questa volta prevalentemente siriane. Questi episodi erano però solamente la punta di un iceberg, un processo che sta, da almeno venticinque anni, accompagnando l'Europa. 
Dal 1988 al 2016 sono almeno 27mila le persone che sono morte tentando di attraversare il Mediterraneo e di entrare nella “fortezza Europa”.

L'episodio del 2013 inoltre ci ricorda il passato coloniale italiano, anch'esso spesso volutamente dimenticato o minimizzato: l'Eritrea era la colonia cosiddetta primogenita, il 3 ottobre 1936 fu il giorno in cui il fascismo diede il via all'invasione dell'Etiopia proprio dalla Colonia Eritrea.

Questo groviglio di passato dimenticato e di presente ignorato caratterizza la cultura dell'italiano medio del nuovo millennio, impregnata di razzismo e xenofobia, rivolta proprio contro quelle vittime di ieri e di oggi. Una cultura che si accontenta di vedere scomparire dai propri occhi e dai propri tg i morti in mare, ora reclusi o torturati nei campi libici per effetto dei recenti accordi oppure limitati nei diritti dal decreto Minniti. Una cultura profondamente radicata nello ius sanguinis, che non riesce a pensare ad una legge di cittadinanza che assicuri pari diritti a tutti coloro che vivono con noi.

Questa cultura va battuta, a partire dalla scuola.

Per questo pensiamo che il 3 ottobre debba essere un giorno importante. Come insegnanti riteniamo che si possa partire da questi episodi del presente per aprire nelle classi nuovi percorsi: la comprensione della natura dei fenomeni migratori, la conoscenza delle guerre e delle differenze di ricchezza e di risorse che ne sono alle origini. Che il 3 ottobre sia un'occasione per modificare i curricoli, per spostare l'attenzione delle studentesse e degli studenti sul nostro passato coloniale e sul grande archivio del pregiudizio razziale che ci portiamo dietro come pesante eredità. 

Che sia occasione per riflettere sulle norme di cittadinanza, partecipando alla campagna che tra le varie iniziative vede anche l'appello lanciato dal maestro Franco Lorenzoni e dallo scrittore Eraldo Affinati per ottenere una legge sullo ius soli e ius culturae, prescindendo dalle restrizioni e dai limiti della legge attualmente in discussione.

Il nostro invito è rivolto a noi stessi, alle colleghe e ai colleghi insegnanti, per farci modificare da questa data. Possiamo cogliere l'occasione del 3 ottobre per iniziare a modificare la prospettiva con cui stiamo in classe a partire dai grandi fenomeni migratori che attraversano la nostra epoca. 

Come scrive Gabriele Del Grande nella pagina web in cui tiene meticolosamente il conto dei morti del Mediterraneo: “...alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere”.
COBAS SCUOLA BOLOGNA

“Abuso della comunicazione al personale scolastico da parte delle scuole attraverso sms/WhatsApp o email”.


Da un certo tempo a questa parte, e sempre con maggiore frequenza, arrivano segnalazioni da parte del personale della scuola dove si denuncia che da parte di alcuni dirigenti scolastici si ricorre ad un uso eccessivo della posta elettronica, di sms o di messaggi tramite WhatsApp per comunicazioni di lavoro “urgenti” con il personale docente e Ata.
Risultati immagini per no email



























Il contratto di lavoro non prevede l’istituto della reperibilità, per cui “nessuno è obbligato a controllare” e, tanto meno, a rispondere agli eventuali messaggi di lavoro inviati dal proprio Dirigente scolastico fuori dall’orario di servizio.
In altre parole il personale della scuola non è tenuto a controllare, a tutte le ore, il proprio cellulare o la propria email per verificare disposizioni di servizio (quali modifiche dell’orario, riunioni collegiali o altre informazioni ritenute urgenti), inviate da Dirigenti via Sms, WhatsApp, caselle email a tutte le ore della giornata, comprese quelle serali e persino nei giorni festivi.
Non si può accettare che il controllo da parte del personale di comunicazioni fatto in questo modo sia considerato “legittimo”, quindi un obbligo.
Pertanto invitiamo le scuole che devono comunicare con il personale di trovare modalità di comunicazione condivise e rispettose delle “libertà fondamentali delle persone” (Cost. Art 2”La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”).
Invitiamo il personale Docente e ATA a segnalare ai Cobas della scuola (cobastr@yahoo.it) casi di abuso della comunicazione e di violazione delle prerogative contrattuali.


DIRITTO DI ASSEMBLEA PER LA SINGOLA RSU COOP CENTRO ITALIA CONDANNATA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

Il Giudice del Tribunale di Terni Manuela Olivieri ha condannato la COOP CENTRO ITALIA per comportamento antisindacale e ha ordinato alla stessa COOP di autorizzare l’assemblea della RSU COBAS e di consegnare al sindacato di base le chiavi della bacheca aziendale.
Questa importante sentenza sancisce un fondamentale diritto democratico all’interno dei posti di lavoro e riconosce la rappresentanza sindacale direttamente ai lavoratori e non alle sigle sindacali concertative.

I fatti: nel settembre 2013, alle elezioni delle RSU presso Coop centro Italia di Terni, la lista dei COBAS Lavoro Privato otteneva 45 voti, pari al 30% dei lavoratori ed eleggeva una RSU, Andrea Leonardi.
Nonostante un terzo dei lavoratori avessero votato COBAS la Coop impediva lo svolgimento dell’assemblea dei lavoratori indetta dal sindacato di base e si rifiutava di consegnare alla RSU la chiave della bacheca sindacale, impedendo la democrazia interna ed il diritto all’affissione.
Il comportamento antisindacale, padronale, antidemocratico di Coop era evidente, visto che ha cercato di limitare i diritti dei lavoratori e di chi i lavoratori avevano eletto impedendo la libera espressione nel posto di lavoro tramite la concessione della bacheca ai sindacaticompatibili e graditi alla COOP, in particolare la CGIL. Di fatto dal 2013 ad oggi, per 4 anni, alla COOP CENTRO ITALIA non si è potuta tenere alcuna assemblea dei COBAS né si è potuto affiggere alcun volantino dei COBAS in bacheca sindacale, alla faccia dei principi base della democrazia ed anche dell’immagine, costruita con la pubblicità, che coop da di sé: “la Coop sei tu…”
La CONFEDERAZIONE COBAS ha presentato ricorso, tramite gli avvocati Gabriella Caponi e Valentina Fratini, del foro di Terni,  contro questo comportamento antisindacale ed antidemocratico in violazione dei diritti e della volontà chiaramente espressa dai lavoratori.
E’ di oggi (22 settembre) la sentenza 291/2017del Giudice Manuela Olivieri del Tribunale di Terni, lineare, che, facendo riferimento anche alla sentenza n. 13978/2017 delle camere unite della Corte di Cassazione , afferma che la rappresentatività di un sindacato è data dal consenso che ha nel posto di lavoro da parte dei lavoratori e non dagli accordi capestro che i sindacati concertativi e compiacenti firmano con i padroni o con lo Stato. 
La rappresentanza appartiene ai lavoratori non alle burocrazie sindacali: "non può dubitarsi della rappresentatività di COBAS Del Lavoro Privato – Comitato Provinciale di Terni per i dati riferiti dallo stesso sindacato convenuto in opposizione con riguardo all’unità produttiva (…) dai quali emerge che nel punto vendita di Terni alle elezioni RSU tenutesi il 20, 21 e 23 settembre 2013 delle tre liste presentate (CGIL, UIL e COBAS), la lista COBAS ha ottenuto 45 voti pari ad una quota di 30,2% con l’elezione di un proprio rappresentante (…). Secondo uno degli indici contrattuali e dei criteri individuati dalla Corte costituzionale, si è quindi mostrata IN CONCRETO la rappresentatività del sindacato ricorrente nell’ambito dell’unità produttiva per poter indire, tramite suo affiliato componente della RSU, l’assemblea ex art. 20, Stat. Lav., nel rispetto degli altri limiti legali e convenzionali previsti". 
CONFEDERAZIONE COBAS
COBAS LAVORO PRIVATO


TERNI

L'importante sentenza afferma un principio fondamentale di democrazia nei posti di lavoro: la rappresentanza è data dai lavoratori e non dagli accordi capestro che sindacati concertativi firmano con padroni e con lo stato.

Il 10 novembre sciopero generale contro le politiche economiche e sociali del governo Gentiloni

mercoledì 27 settembre 2017

 I COBAS, insieme all’USB (Unione sindacale di Base) e alla CIB- Unicobas, hanno convocato  lo sciopero generale nazionale di tutte le categorie e comparti pubblici e privati per l’intera giornata del 10 novembre 2017.
Lo sciopero generale è indetto contro le politiche economiche e sociali del governo Gentiloni, del tutto allineate a quelle distruttive dell'Unione Europea, in particolare in vista della presentazione della prossima Legge di Stabilità nella quale il governo non ha alcuna intenzione di introdurre elementi di reale discontinuità con la nefasta “austerità”, con la dilagante precarietà del lavoro, la riduzione dei salari, dei redditi e delle pensioni, il decennale blocco contrattuale nel Pubblico impiego e nella scuola, l’aziendalizzazione privatistica della Scuola, della Sanità e di tanti servizi pubblici e Beni comuni
Lo sciopero è convocato per affermare ed ottenere il diritto al salario, al reddito, alla pensione, per veri rinnovi dei contratti con aumenti che - in particolare nel Pubblico impiego, nella Scuola e nella Sanità – consentano almeno il recupero del salario perso nell'ultimo decennio (circa il 20%),per il rilancio della buona occupazione e l’eliminazione della precarietà lavorativa, per la cancellazione della distruttiva legge 107 nella Scuola, per la difesa e il miglioramento della scuola e della sanità pubblica e per servizi sociali pubblici e gratuiti, contro le privatizzazioni e per la nazionalizzazione delle aziende strategiche per il paese, per fermare la deriva autoritaria e repressiva in atto, per la democrazia sindacale contro il monopolio della rappresentanza alle organizzazioni sindacali concertative e per difendere il diritto di sciopero,  per il ritiro di ogni normativa che ne colpisca o ne riduca l'efficacia.
Infine, lo sciopero è convocato anche per nuove politiche sociali in tema di diritto all'abitare, di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio, di contrasto alla xenofobia e al razzismo purtroppo sempre più dilaganti in Italia e in gran parte d’Europa. 
Nei prossimi giorni le organizzazioni promotrici dello sciopero comunicheranno le modalità, i tempi e i luoghi delle manifestazioni che si svolgeranno in tutta Italia nella giornata del 10 novembre.

Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base  

27 settembre 2017

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