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..Seminario CESP 13 Dicembre 2017 Firenze
Mercoledì 13 dicembre 2017
Ore 9.00 – 17.30
ITGC Salvemini–D. D’Aosta
Via Giusti 27 -
Da stazione SMN
Autobus 6 -
Programma Seminario CESP 13 Dicembre.pdf 75,01 kB
Modulo d'iscrizione Seminario CESP 13 Dicembre.pdf 42,07 kB
Richiesta Esonero Seminario CESP 13 Dicembre.pdf28,99 kB
Abstract Seminario CESP Consiglio istituto.pdf34,17 kB
Divieto utilizzazione del docente su posto di sostegno per attività di supplenze temporanee.
domenica 19 novembre 2017
L'Ufficio Scolastico Territoriale (AST) di Como in maniera perentoria chiarisce (come noi COBAS affermiamo da sempre) che l'utilizzo di docenti di SOSTEGNO per supplenze temporanee costituisce un vero e proprio inadempimento contrattuale con interruzione di servizio pubblico ai danni dell'alunno disabile. Con la nota, per la prima volta, si ammette la possibilità per i genitori dell'alunno disabile di procedere ad una denuncia per interruzione di pubblico servizio ai sensi dell'art. 331 del codice di procedura penale.
Utilizzazione del docente su posto di sostegno per attività di supplenzetemporanee. Precisazioni.
Utilizzazione del docente su posto di sostegno per attività di supplenzetemporanee. Precisazioni.
La Fedeli a braccetto con gli integralisti catto-fascisti.
lunedì 13 novembre 2017
Linee-guida del MIUR sull' “educazione al rispetto”:
la ministra Fedeli va a braccetto con gli integralisti catto-fascisti e regala ai genitori il potere di veto sui contenuti dell’insegnamento.
Per il ritiro del documento e una riscrittura coerente con i valori della scuola pubblica, laica e plurale.
Si attendeva da due anni l’uscita delle linee-guida su quanto previsto nel comma 16 della legge 107/15 in tema di educazione alla parità tra i sessi e del contrasto alla violenza di genere. La lunga attesa è dipesa dalla subordinazione del MIUR nei confronti delle contestazioni dei gruppi di integralisti cattolici (Pro Vita, Difendiamo i nostri figli, Generazione Famiglia ecc.), spalleggiati dai neofascisti di Forza Nuova, Casa Pound, Libertà-Azione, che intendono demolire qualunque pratica didattica volta alla promozione della parità di genere e al contrasto all’omofobia e transfobia nella scuola e nella società. I catto-fascisti farneticano di “diabolici piani delle lobby omosessualiste” che, non contente del riconoscimento delle unioni civili, vorrebbero sovvertire l’ordine sociale basato sulla famiglia “naturale” usando la scuola, e diffondendovi “idee pericolose al fine di produrre confusione sessuale e di genere“ in bambine, bambini e adolescenti (la fantomatica “teoria del gender”).
Sulla base di questa surreale convinzione, si sono susseguiti in tutta Italia attacchi e minacce a insegnanti e istituzioni (dallo scontro al liceo Giulio Cesare di Roma per la lettura in una classe di un testo di Melania Mazzucco a tematica omosessuale, alle proteste contro lo spettacolo sul bullismo transfobico “Fa’Afafine”), becere propagande di odio (il bus in giro per l’Italia con la scritta “I bambini sono maschi, le bambine sono femmine. La natura non si sceglie. Stop gender nelle scuole”) e furbesche pressioni politiche sul MIUR (sit-in dei gruppi no-gender a giugno e incontro con la ministra Fedeli il 31 luglio). Finalmente, il 27 ottobre, sono uscite le linee-guida del MIUR che avrebbero dovuto indicare alle scuole come sostenere una corretta educazione alle differenze di genere, contrastando il clima reazionario e intimidatorio diffuso su questi temi.
E invece…La lettura del documento dimostra inconfutabilmente che i gruppi no-gender sono i principali interlocutori del MIUR ed hanno ragione ad esultare per un documento che viene loro incontro totalmente, affermando che non ci sarà mai alcuna “teoria del gender” nella scuola (e così confermando la fondatezza dei loro deliri), ma si promuoverà un'educazione basata sulla differenza uomo-maschio/donna-femmina quale fondamento “dell'intero orizzonte esistenziale” di ciascuna e ciascuno (in linea con la propaganda del famigerato pullman). Per giunta, si ribadisce l'attribuzione ai genitori del potere di veto e di intervento sui contenuti della didattica, anche a costo di stravolgere le scelte maturate finora nelle scuole nei piani triennali dell'offerta formativa. Possiamo immaginare che fine faranno progetti rivolti alla prevenzione e al contrasto dell'omofobia e delle discriminazioni.
Altro che il “rispetto” sbandierato nel titolo! Il tema della lotta alla violenza di genere è affrontato nel documento solo nell'ottica, ovviamente condivisibile, della parità uomo-donna. Totalmente ignorata è, invece, la questione dell'omotransfobia, che pure imperversano tra le forme di bullismo più feroce nelle scuole. Così come viene occultato il tema, attualissimo e urgente, dell'educazione alla sessualità e all’affettività. Insomma, va bene l'educazione alla differenza uomo-donna, ma guai a toccare ciò che potrebbe urtare l’iper-sensibilità dell’integralismo catto-fascista, mentre si cerca di distorcere il significato profondo delle lotte femministe per l'uguaglianza, per confermare il più becero binarismo di genere. Eppure altre voci sono nate e cresciute in questi anni, di associazioni e persone che fanno davvero l'educazione al rispetto per le differenze, nella pratica didattica e nella formazione, giorno dopo giorno. Chi crede davvero nel rispetto per tutte e tutti, chi vuole insegnare e imparare senza pregiudizi, chi non ha paura di difendere i diritti dell'altra e dell’altro, non si riconoscerà di certo in queste “linee guida”. Quindi facciamo esprimere con forza queste voci, chiediamo il ritiro di questo documento e una riscrittura coerente con i valori di una scuola pubblica, laica e plurale: l'educazione alle differenze non si fa a braccetto con gli integralisti; ed il rispetto, quello vero, non esclude.
Esecutivo Nazionale dei COBAS Scuola
lunedì 6 novembre 2017
NO ALLA SCUOLA AZIENDA
10 novembre
manifestazione nazionale a Roma
Il 10 novembre
scioperano la Scuola, i Trasporti, la Sanità, il Pubblico
Impiego e il Lavoro Privato contro le politiche economiche e
sociali del governo e la sua Finanziaria
Manifestazioni in
molte città, a Roma al MIUR (ore 9.30) e al Parlamento (ore
11.30), al Ministero della Salute (ore 9)
Il 10 novembre, indetto dai COBAS e da
altre strutture del sindacalismo alternativo, si svolgerà lo
sciopero di tutto il lavoro dipendente, dalla Scuola ai
Trasporti, dalla Sanità alle Telecomunicazioni, nel Pubblico
Impiego e nel Lavoro privato. Si svolgeranno
manifestazioni in molte città e in particolare a Roma al MIUR (ore
9.30) con i lavoratori/trici della Scuola e Università
e gli studenti; al
Ministero Salute (ore 9); e alle ore 11.30 a Montecitorio,
davanti al Parlamento, per tutti i lavoratori/trici,
studenti e alcuni Centri sociali.
Nella Scuola, lo sciopero
si oppone alle intollerabili proposte governative che
prevedono per docenti ed ATA, dopo 10 anni di blocco
contrattuale, un’elemosina di 50 euro mensili, mentre per i presidi un
aumento di 500 euro, sancendo così il loro ruolo “padronale”
che dà luogo a soprusi continui verso chi non si piega alle
logiche aziendalistiche. Inoltre, i lavoratori/trici
sciopereranno contro l’obbligo assurdo di 400/200 ore di
Alternanza scuola-lavoro, grottesca forma di addestramento al
lavoro gratuito; contro i quiz Invalsi e la chiamata diretta e
i “bonus” decisi dai dirigenti per formare una “corte” di
succubi; per aumenti
che recuperino almeno il 20% di salario perso nell’ultimo
decennio; per l’immediata assunzione dei vincitori del
concorso, degli abilitati e dei precari con tre anni di
servizio su tutti i posti disponibili in organico; per il
potenziamento degli organici ATA, le immissioni in ruolo sui
posti vacanti e il ripristino delle supplenze temporanee.
In generale, i lavoratori/trici di tutte le categorie
sciopereranno contro le politiche fiscali e previdenziali del
governo e l’innalzamento dell’età pensionabile; per dire basta
con la distruttiva “austerità”, con la precarietà dilagante
del lavoro, i sotto-salari e la piaga delle
“esternalizzazioni”, dei tagli e degli appalti nella Sanità,
Autonomie locali e servizi pubblici, basta con le
privatizzazioni delle strutture pubbliche e dei Beni comuni;
per contratti nel Pubblico Impiego che facciano recuperare ai
lavoratori/trici almeno quanto perso (il 20%) per il
lunghissimo blocco e difendano i diritti dei lavoratori
(ferie, malattie, congedi, riposi); per la copertura delle
carenze di organico nelle strutture e nei servizi pubblici; per
il ripristino della tutela contro i licenziamenti illegittimi cancellata dal Jobs Act; contro il monopolio della rappresentanza assegnato da
tutti i governi ai sindacati concertativi, per il diritto di
assemblea per tutti i lavoratori/trici e sindacati e una
scheda nazionale alle elezioni RSU per misurare la
rappresentatività sindacale nei vari comparti pubblici e
privati; per difendere il diritto di sciopero contro tutti i
tentativi di annullarlo o ridurlo ulteriormente.
autobus da Terni per la manifestazione del 10 novembre a ROMA
domenica 5 novembre 2017
SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA
MANIFESTAZIONE A ROMA
10 novembre
pullman da Terni alle ore 8
info e prenotazioni 328 6536553
Il 10 Novembre Sciopero Generale della Scuola
50 euro di elemosina per i docenti e ancor meno per gli ATA e 500 di aumento per i presidi, 10 volte tanto: basta con lo strapotere dei dirigenti scolastici!
Il 10 novembre la scuola sciopera contro la politica scolastica del governo e l’inserimento nel contratto della legge 107, per il recupero almeno del 20% di salario perso in 10 anni
Le notizie riguardanti docenti ed ATA, che giungono dal fronte della Legge di Bilancio che verrà discussa in Parlamento nei prossimi giorni, sono micidiali. Dopo quasi dieci anni di blocco contrattuale, durante i quali hanno perso circa il 20% del salario reale, il governo annuncia che, col prossimo contratto, ad essi/e verrà restituito a mala pena il 3% (45-50 euro netti in media) e per giunta in un biennio, mentre per i presidi si prepara un aumento dieci volte tanto, di 500 euro mensili, per un totale di 11 mila euro lordi annui. Si intende sancire così, anche a livello economico, lo strapotere e il ruolo “padronale” dei presidi che già enormi danni stanno facendo, fin dalla approvazione della legge 107 (la sedicente “Buona Scuola”), poiché tali superpoteri (assegnazione a proprio piacere del “bonus”, chiamata diretta dei docenti, distribuzione arbitraria cattedre e/o potenziamento ecc.) disgregano il tessuto collaborativo nelle scuole, dando luogo a soprusi continui nei confronti dei docenti ed ATA che non si piegano alle sciagurate logiche aziendalistiche. E’ vero che la vittoria giuridica che come COBAS abbiamo ottenuto nel conflitto all’Istituto Boselli di Torino contro il trasferimento illegale di Pino Iaria, membro dell’Esecutivo Nazionale COBAS, e di altri suoi colleghi ha dimostrato, con una sentenza limpidissima, che tali superpoteri non possono comunque annullare le decisioni degli Organi Collegiali: ma è altrettanto vero che in molte scuole soprusi analoghi non trovano purtroppo resistenza e diventano legge “de facto”. Più in generale, dobbiamo impedire che la legge 107 venga “immortalata” nel nuovo contratto, chiudendo definitivamente docenti ed ATA nella “gabbia” della scuola aziendalistica, che fa dilagare una grottesca Alternanza scuola-lavoro, forma sfacciata di addestramento al lavoro gratuito o sottopagato, diseducativa e sottraente centinaia di ore di scolarità; che impone i quiz Invalsi per valutare le scuole, i docenti e gli studenti; che usa il famigerato “bonus” per gli insegnanti più “collaborativi” e la chiamata diretta da parte dei presidi per aumentare la conflittualità tra docenti e formare una sorta di “aristocrazia” che, senza alcun merito, riceve significative integrazioni salariali a patto di fornire sostegno pieno alle logiche aziendalistiche.
Per combattere e invertire tali logiche e in generale l’immiserimento galoppante, materiale (30 anni fa, il 13,2% della spesa statale andava all’istruzione, oggi la quota si è ridotta all’8,6%) e culturale, nel quadro dello sciopero di tutto il lavoro dipendente indetto dai COBAS, dall’USB e dalla CIB-Unicobas, abbiamo convocato per il 10 novembre lo sciopero generale della scuola. Respingiamo l’offensiva elemosina dei 50 euro, vogliamo aumenti che recuperino almeno quel 20% di salario perso nell’ultimo decennio; diciamo NO all'inserimento nel contratto dei distruttivi contenuti della legge 107; SI’ all’eliminazione della “chiamata diretta” e ad una drastica limitazione dei poteri dei presidi; NO all'obbligo esorbitante di 400/200 ore di Alternanza scuola-lavoro, le scuole tornino a decidere se fare l’Alternanza e per quante ore; NO al taglio di un anno del percorso scolastico; NO all’Invalsi come strumento di valutazione delle scuole, dei docenti e degli studenti; SI’ all’immediata assunzione dei vincitori dell'ultimo concorso, degli abilitati e dei precari con tre anni di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; e per gli ATA, SI’ al potenziamento degli organici, le immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e il ripristino supplenze temporanee (anche per i docenti). Infine, per ripristinare nelle scuole una accettabile democrazia sindacale, vogliamo il diritto di assemblea per tutti, e una scheda nazionale alle prossime elezioni RSU per misurare chi davvero è rappresentativo.
Manifestazioni si terranno in molte città italiane, a carattere regionale o provinciale; a ROMA la manifestazione scuola si svolgerà alle 9.30 al MIUR (V.le Trastevere) e alle 11.30 a Montecitorio, davanti al Parlamento. Insieme a docenti ed ATA vi parteciperanno anche studenti medi e universitari, nonché lavoratori/trici di altre categorie in sciopero.
Permesso per motivi personali e autocertificazione. Chiarimenti
Nell’art 15/2 del CCNL 2007 viene specificato che i permessi possono essere richiesti anche autocertificandone il motivo, il dirigente non ha il diritto di chiedere ulteriore documentazione ed il dipendente non è tenuto a fornire altro.
Giova infatti ricordare che l’accertamento della verità è uno specifico dovere della magistratura e delle forze di polizia; il dirigente scolastico dovrebbe solo limitarsi a far funzionare la scuola e ad attuare correttamente il contratto di lavoro del personale.
Precisato questo, per “autocertificazione” non può che intendersi che il dipendente è tenuto a dare delle indicazioni giustificative dell’assenza, senza quindi l’obbligo di documentare o certificare i motivi e senza che l’Amministrazione possa richiedergli ulteriori giustificazioni o effettuare delle indagini per verificare la veridicità di quanto dichiarato dallo stesso.
In conclusione, così come specificato anche dall’ARAN, il dirigente si deve limitare ad un controllo sulla correttezza formale della domanda, non avendo alcuna discrezionalità, ma dovendosi limitare soltanto alla mera verifica della sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla norma.
MIUR / Linee guida per “l’educazione al rispetto”: tra vigilanza cattolica, differenza sessuale e pensiero “anti-gender”
sabato 4 novembre 2017
Venerdì 27 ottobre 2017, la Ministra Valeria Fedeli ha presentato le tanto attese Linee guida Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione, per l’attuazione del famoso e omonimo comma 16 dell’art. 1 della legge sulla “Buona scuola”.
Tralasciando i dovuti richiami a normative nazionali, europee e internazionali presenti nel testo, è utile interrogarsi sul perché il quotidiano “Avvenire” insieme al Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF) e il suo leader Massimo Gandolfini salutano con grande entusiasmo i contenuti delle linee guida che, ai loro occhi, rispettano le loro richieste e le loro attese.

Già nel maggio 2016, il CDNF chiedeva che:
“- si leghi il concetto di genere a quello di sesso, onde evitare le derive ideologiche che hanno portato alla moltiplicazione scriteriata di infinite, presunte “identità di genere”;
- si richiami espressamente la circolare del 15 settembre 2015, prot. AOODGSIP n. 1972 ove afferma “che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”;
E così fu.

È interessante notare la strategia dell’ambiguità secondo la quale le linee guida - che effettivamente richiamano, citandola, la circolare del 15 settembre 2015 (in pieno conflitto “gender”, la circolare intendeva rassicurare i genitori in preda al panico) - stabiliscono che non si tratta di far entrare fantasiose “teorie del gender” o “ideologie” estranee alle pratiche educative nelle scuole - leggi: tutta questa questione del “gender nelle scuole” è una grande e fuorviante “truffa culturale” (cfr. Ministra Giannini) qui si parla di educazione alla parità, alla diversità, al rispetto!
Tuttavia, con queste formulazioni ambigue, si lascia anche intendere che il MIUR è di fatto contrario all’introduzione di pratiche educative “ideologiche” (quindi ci sarebbero pratiche ideologiche da contrastare) ispirate a visioni “ideologiche” del concetto di genere, del maschile e del femminile, ecc. che chiamiamo dunque “ideologie gender” - leggi: Egr. Sig. Gandolfini & Co. abbiamo accolto la sua richiesta, abbiamo scritto nero su bianco che “il gender” non entrerà nelle scuole, adottando in questo senso il punto di vista dei “no-gender”.
Considerato che la lista dei programmi “gender” è realizzata dagli amici di ProVita Onlus, o da quelli di Generazione Famiglia che schedano le attività delle scuole attribuendo semafori rossi, gialli o verdi, è evidente che sarà facile impugnare tali linee guida per bollare tale o tal altra azione come “gender” e dunque dichiararla proibita in nome delle indicazioni del MIUR e, soprattutto, dei gruppi “no-gender”.

Emanuele Di Leo, presidente di SteadFast Onlus e co-fondatore del CDNF
Ma chi ha scritto queste linee guida?
Un tavolo di lavoro istituito dal MIUR presieduto “dal Direttore generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione o suo delegato: Giuseppe Pierro” e composto da “Agnese Canevari, Anna Paola Sabatini, Mario De Caro, Alberto Maria Gambino, Chiara Giaccardi, Alberto Melloni, Stefano Pasta, Graziella Priulla, Cecilia Robustelli, Maria Teresa Russo, Maria Serena Sapegno, Andrea Simoncini”.
Vi troviamo, per la componente di impronta o ispirazione cattolica:
- Alberto Maria Gambino, Presidente nazionale di Scienza & Vita, prorettore dell’Università Europea di Roma, università della “Congregazione dei Legionari di Cristo” (per chi non lo sapesse);
- Andrea Simoncini, costituzionalista e leader di Comunione e Liberazione;
- Alberto Melloni, storico del cristianesimo, cattolico progressista, vicino alle posizioni di Nunzio Galantino (attuale segretario generale della CEI), molto critico nei confronti del Family Day;
- Stefano Pasta, giornalista per Famiglia Cristiana (tra altre testate), interessato ai temi del razzismo e della discriminazione - che sulla sua pagina Facebook si felicita di questo documento che “che dovrebbe porre fine alle polemiche (strumentali) sulle "teorie gender" di alcuni mesi fa”;
- e infine, last but not least, Chiara Giaccardi, professoressa ordinaria all’Università Cattolica di Milano, promotrice di un cattolicesimo “gender friendly” contro i radicali “no-gender” e contro i radicali “pro-gender”, che invoca però, allo stesso tempo, sempre sulle pagine di “Avvenire”, un “realismo evangelico” per disinnescare “il gender”.
Per la componente di esperte di parità e di genere, troviamo alcune studiose e teoriche legate al femminismo della differenza, tra cui Maria Teresa Russo e Maria Serena Sapegno. È peraltro abbastanza evidente l’ispirazione “differenzialista” del testo, quando si afferma che “nascere uomini o donne crea appartenenze forti, è la pietra angolare dell’identità, informa di sé l’intero orizzonte esistenziale: è la prima condizione con cui ogni individuo si pone, e ne riceve opportunità e risorse ma anche limiti. Tutti gli aspetti della vita quotidiana ne sono connotati”, o che “dall’esperienza dell’essere tutt’uno con la madre si esce nella lenta necessaria costituzione di una soggettività separata”, o ancora nella sezione relativa al “femminile e al maschile nel linguaggio”.
Non si tratta qui di entrare nel merito della pluralità interna del campo cattolico e del campo femminista, né di discutere delle posizioni dell’uno e dell’altro campo, ma di porre l’accento sugli effetti che produce questo lavoro congiunto tra istanze che si pongono come obiettivo comune (ma per ragioni diverse) il progresso di genere.
L’aspetto interessante di questo incontro tra un cattolicesimo progressista e un progressismo femminista è il comune richiamo a un’accezione moderata del concetto di genere, che punta il dito sulle disuguaglianze di genere restando però ancorata saldamente all’idea che “l’“identità (l’essere) della persona” ha origine nella differenza sessuale (e deve restare all’interno di questo fondamento originario) e che considera dunque che “non c’è alcuna ragione per cui nell’incontro tra differenze, che dà origine alla vita, ci debba essere una gerarchia” (p. 6).
Troviamo cioè la convergenza tra un pensiero cattolico femminista-compatibile e un pensiero femminista catto-compatibile (si veda anche la discussione sulla “differenza sessuale” proposta da Lorenzo Bernini qui o qui sulla contestazione del concetto di genere e dei suoi sviluppi da parte di alcune femministe della differenza sessuale, tra cui la Sapegno stessa per la quale il queer è “un delirio”) che contesta la “deriva” “radicale” delle teorizzazioni sul genere e sulla sessualità dei movimenti e degli studi femministi materialisti, lesbici, gay, trans e queer, che pongono al centro dell’analisi e della critica politica l’ordine sessuato e sessuale, e dunque le norme sociali, spostando il focus dal fondamento biologico del simbolico alla costruzione sociale della “natura”, del “biologico” e delle “identità”.
Un’accezione moderata che rifiuta, per esempio, l’espressione “decostruzione degli stereotipi”, giudicata dallo stesso “Avvenire” (che si fa portavoce della componente cattolica che ha potuto lavorare sulle bozze del testo) come troppo ambigua e, forse, troppo “gender”.
Questa inaspettata (o prevedibile forse?) convergenza di quello che potremmo definire progressismo di genere contesta teorie e discorsi (bollandoli di ideologici) che non vedono nel presupposto epistemologico della differenza sessuale “che dà origine alla vita” (e qui non è possibile non vedere un monito contro il riferimento alle esperienze di omogenitorialità che, come sappiamo, sono oggetto di censura nella scuola pubblica) uno strumento di emancipazione e di lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni, bensì uno strumento che traccia confini eteronormati e eteronormativi, facendo distinzioni tra “buoni” e “cattivi” studi di genere o tra “buone” e “cattive” femministe.
Per concludere, attraverso lo strumento del progressismo di genere, questo documento, introduce una filosofia dell’educazione di genere schiacciata sulla cosiddetta “complementarietà biologica, psicologica e sociale della differenza sessuale”, cara alla teologia vaticana.
Ovvero come pensare il sesso, il genere e la sessualità nei limiti eteronormati della “dualità” e dell’“alterità” maschio-femmina, bambino-bambina, uomo-donna; come pensare la lotta alle discriminazioni senza mai nominare l’omofobia e la transfobia; come pensare il concetto di genere con gentile e cortese rispetto della dottrina cattolica e della differenza sessuale; come pensare il genere con un pensiero “anti-gender”.
Sic.
Una ministra "Nogender"! STOP Agli Integralisti Cattolici E Ai Neofascisti
venerdì 3 novembre 2017
Adesso lo possiamo dire apertamente. Escono le linee guida del Ministero sull' "Educazione al rispetto" e Il risultato è un documento schizofrenico, assediato nella introduzione e nella conclusione dalle elucubrazioni sulla inesistente "teoria gender" e dalle assurde pretese di queste associazioni.
Trionfo del binarismo di genere e sparizione di ogni riferimento chiaro all'omotransfobia; un calderone ambiguo costruito, con perfetto paraculismo politico, intorno ad un fantomatico "rispetto" e ad un concetto indistinto di "discriminazione" che non si ha il coraggio di chiamare per nome giustificandone, di fatto, l'esistenza.
Il rischio serio, ora, è che il Miur con queste linee guida vada a vanificare quanto, seppur faticosamente, è già stato fatto nelle scuole su questi temi e dia la stura alle ingerenze e agli atteggiamenti persecutori di queste associazioni di cattofascisti.
E' il caso di rimetterci in moto e di farci sentire. A breve nuova riunione della rete. #staytuned
p.s. CONSIGLIATISSIMA l'analisi di Massimo Prearo https://www.facebook.com/notes/massimo-prearo/miur-linee-guida-per-leducazione-al-rispetto-tra-vigilanza-cattolica-differenza-/1504935829598710/
LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO: L’ “OPZIONE METODOLOGICA DI MINORANZA” VA INSERITA NEL PTOF
giovedì 26 ottobre 2017
Esiste
una norma, nella scuola, che garantisce
dei principi fondamentali per l'affermazione della libertà d'insegnamento.
Nel rispetto della nostra Costituzione,
uno su tutti, l'articolo 33, dell' articolo 13 della Carta Europea dei Diritti,
dell'articolo 7 comma 2 del DLgs 165/2001, dell'articolo 1 e 395 del dlgs.297
del 1994, esistono le opzioni
metodologiche di “minoranza”.
La scuola opera,
o meglio dovrebbe operare, non solo in
modo collegiale, ma soprattutto nel rispetto delle minoranze, ed è
anche questo che la differenzia da una tipica gestione aziendalista. Le diverse opinioni, le diverse
valutazioni, le diverse posizioni, non sono
resistenze da dover demolire, o mettere a tacere, ma la vera forza della scuola, perché sono uno stimolo alla
crescita, alla critica, alla formazione culturale.
L'articolo
1 del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 marzo 1999, n. 275
afferma che ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di
tutte le sue componenti, il piano triennale dell'offerta formativa, rivedibile
annualmente. Il piano e' il documento fondamentale costitutivo dell'identità'
culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la
progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le
singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.
Il
Comma 14 articolo 1 della legge 107 2015 che modifica
l'articolo 3 del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 marzo 1999, n. 275
afferma che : “il piano è coerente con
gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi,
determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8, e riflette le esigenze
del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto
della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche
di gruppi minoritari, valorizza le corrispondenti professionalità
(omissis)”.
Da
ciò discende che quando viene fatta valere la detta opzione, questa
non potrà che essere inserita obbligatoriamente nel Piano dell'Offerta
Formativa Triennale, detto PTOF, senza che si possa esercitare un voto positivo
o negativo, purché si tratti di opzioni conformi non contrarie alla Legge,
come è ovvio che sia.
testo della diffida ai dirigenti scolastici su opzione di minoranza
al dirigente USR dell'Umbria
al dirigente AT Terni- USR dell'Umbria
ai dirigenti scolastici della Provincia di Terni
sono pervenute alla scrivente OOSS diverse segnalazioni di violazione della espressione della libertà di insegnamento dei docenti, tutelata dall'art 33 della Costituzione, nonché dall'articolo 13 della Carta Europea dei Diritti, dall'articolo 7 comma 2 del DLgs 165/2001, dall'articolo 1 e 395 del dlgs.297 del 1994.
In particolare in alcune scuole i dirigenti si rifiutano di inserire all'interno dei PTOF, così come previsto dal comma 14 art 1 della legge 107/15, le opzioni metodologiche di gruppo minoritario o addirittura -in pieno contrasto con la legge- qualcuno avrebbe preteso di far votare l'opzione di minoranza dai collegi docenti!
Si diffidano i dirigenti dal violare la legge riguardo alla libertà di insegnamento e nello specifico il comma 14 dell'art 1 della legge 107/15;
si chiede all'USR dell'Umbria e all'AT di Terni di tutelare le norme e la libertà di insegnamento dei docenti, possibilmente con una chiara nota esplicativa.
si pongono distinti saluti
per i cobas della scuola
Franco Coppoli
Formazione docenti: obbligatorietà riguarda i contenuti, non numero delle ore
lunedì 23 ottobre 2017
Con la legge 107 la formazione dei docenti di ruolo è diventata obbligatoria, strutturale e permanente ma ad oggi, mancando i decreti applicativi non esiste alcun obbligo orario per i docenti.
Uno speciale dedicato alle tappe che finora hanno caratterizzato questo percorso.
Obbligatorietà?
Formazione docenti: obbligatorietà riguarda i contenuti, non numero delle ore
Formazione obbligatoria docenti, MIUR chiarisce: nessun tetto, quale attestazione e come documentare le attività. Nota Miur
Formazione docenti, 120 ore notizia falsa. Nessun numero obbligatorio di ore. Obbligatorietà riguarda rispetto contenuti Piano
Formazione docenti, nessuna obbligatorietà di ore da svolgere. Scuole quantificano durata unità formative
Formazione obbligatoria docenti, unità formativa non deve essere necessariamente di 25 ore. Nota di chiarimento
Se per la formazione obbligatoria si utilizzano le 40 ore di attività funzionali, scatta diritto alla retribuzione delle ore in più
Formazione obbligatoria docenti, MIUR chiarisce: nessun tetto, quale attestazione e come documentare le attività. Nota Miur
Formazione docenti, 120 ore notizia falsa. Nessun numero obbligatorio di ore. Obbligatorietà riguarda rispetto contenuti Piano
Formazione docenti, nessuna obbligatorietà di ore da svolgere. Scuole quantificano durata unità formative
Formazione obbligatoria docenti, unità formativa non deve essere necessariamente di 25 ore. Nota di chiarimento
Se per la formazione obbligatoria si utilizzano le 40 ore di attività funzionali, scatta diritto alla retribuzione delle ore in più
Organizzazione
Formazione obbligatoria docenti: come saranno organizzate le attività per a.s. 2016/17
Piano formazione docenti, Miur, USR e Scuole/Reti: chi fa che cosa
Formazione docenti, gestione amministrativo-contabile delle attività: compiti della scuola polo
Formazione docenti 2016-19: chi fa che cosa. Dal Piano di Rete a quello della singola Scuola
Piano formazione docenti, Miur, USR e Scuole/Reti: chi fa che cosa
Formazione docenti, gestione amministrativo-contabile delle attività: compiti della scuola polo
Formazione docenti 2016-19: chi fa che cosa. Dal Piano di Rete a quello della singola Scuola
Scuole e reti
Piano Formazione Istituto: principi guida, attività da inserire e rilevazione esigenze docenti
Formazione docenti, dal Piano d’Istituto a quello di Rete
Formazione obbligatoria, indicazioni per scuole e reti: occhio a PTOF e PDM. La nota diventa un decreto
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Unità formative
Piano formazione docenti, modello attestazione Unità Formativa
Formazione obbligatoria su sostegno per docenti, ATA e dirigenti. Cosa prevede la riforma
Piano formazione docenti: le FAQ. Cos’è una unità formativa, quali gli enti certificatori, come utilizzare il bonus 500 euro
Piano formazione docenti: modelli unità formativa, rilevazione bisogni e attestazione attività
Formazione docenti di ruolo: il “mito” delle 25 ore obbligatorie ad anno. Come acquisire i CFU dell’Unità Formativa
Formazione obbligatoria docenti. Modello per l’attestazione dell’unità formativa
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Tematiche
Formazione obbligatoria, lingue straniere: 130 mila docenti coinvolti. Chi riguarda e con quali modalità
Formazione docenti referenti per l’inclusione: percorsi formativi, tematiche da approfondire e fondi per ciascuna Regione. Nota Miur
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PTOF
Formazione obbligatoria dei docenti in servizio, pubblicata la nota: cosa inserire nel PTOF. Docenti avranno un portfolio della formazione
Formazione Obbligatoria, può essere considerato un obbligo formale? Cosa mettere nel PTOF
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Piattaforma SOFIA
Formazione obbligatoria, attestazioni vanno inserite nella piattaforma. Ci sarà modello unico e un questionario per la valutazione del percorso
Formazione docenti, attività formative: domanda e offerta sulla piattaforma digitale. Cosa fanno gli Enti e cosa i docenti
Formazione obbligatoria docenti: on line la piattaforma digitale S.O.F.I.A.
Formazione obbligatoria docenti, registrazione per inserire portfolio. La nostra guida
Formazione obbligatoria docenti: compila il questionario di gradimento
Formazione docenti, scuole inseriscono attività formative su Piattaforma SOFIA. Il video Miur
Formazione docenti, Piattaforma SOFIA: video Miur per registrazione insegnanti
Formazione obbligatoria, i corsi svolti prima dell’attivazione della piattaforma Sofia sono validi?
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