PROFUMO DI CONCORSI E PUZZA DI GUERRA TRA POVERI
Contro la precarietà permanente
Le recenti esternazioni del neo-ministro dell’istruzione F. Profumo, sulla
necessità di rinnovare e ringiovanire il corpo docente delle scuole di ogni
ordine e grado, potrebbe far ridere.
La conseguente dichiarata volontà di bandire un concorso per reclutare
forze giovani farebbe appunto ridere, se non facesse piangere gli oltre
duecentomila precari della scuola – già invecchiati in anni ed anni di
supplenze.
Per non parlare delle migliaia di docenti di ruolo, i quali, con la recente
manovra Monti, si son visti spostare sine die l’agognata pensione e quindi la
possibilità di un turn-over, o dei milioni di discenti, la cui distanza
anagrafica con i docenti è sempre più – dal punto di vista educativo –
scandalosa.
Sembra che il “tecnico” ex rettore del politecnico di Torino non conosca
proprio la realtà della scuola … e invece si tratta solo di un inganno.
In realtà proprio perché la conosce fa queste esternazioni, tutte volte a
scatenare una conflittualità tra “giovani” e “vecchi”, per continuare con i
processi di immiserimento e di aziendalizzazione della scuola e dell’
istruzione.
Come si faccia a salvare le pensioni future dei giovani, creare occupazione
e crescita, tenendo al lavoro coatto migliaia di pensionandi e nella precarietà
a vita i giovani, fino a farli diventare vecchi come i precari delle
Graduatorie ad Esaurimento, è tutto da spiegare, ma comunque tutto torna.
E il caso della scuola è emblematico.
Nel comparto scuola, in tre anni, sono stati tagliati 143.000 posti di
lavoro mediante l’aumento degli allievi per classe, l’abolizione delle
compresenze nella scuola primaria, la riduzione di ore e di materie nella
secondaria, la riduzione del sostegno ai disabili.
Altri posti di lavoro saranno tagliati nei prossimi anni, quando la cosiddetta
“riforma Gelmini” andrà a regime e ad esaurimento i vecchi ordinamenti.
Nonostante questo “dimagrimento” straordinario – mai avvenuto in alcun
comparto della Pubblica Amministrazione, ma neppure in altri settori del lavoro
privato, quest’anno scolastico 2011/12 non sarebbe neanche potuto partire se
non fossero stati stipulati ancora centoventimila contratti a tempo determinato
annuali o fino al termine dell’attività didattica (*). Senza contare almeno
altri 60.000 contratti a tempo determinato per il personale ATA e altre decine
di migliaia di supplenti temporanei per sostituzione del personale assente.
Dal punto di vista occupazionale, i tagli effettuati sono stati in qualche
modo ammortizzati dai pensionamenti e soprattutto dall’aumento – al Nord e
nelle grandi città – della popolazione scolastica, pertanto il fenomeno del
precariato nella scuola continua ad essere abnorme: solo una parte di precari
della scuola – soprattutto al Sud – sono stati trasformati in disoccupati, gli
altri continuano ad essere occupati ed essenziali al funzionamento scolastico,
anche se in condizioni di lavoro ancora più precarie.
Le 30.308 assunzioni di docenti e le 36.000 del personale ATA dello scorso
settembre hanno rappresentato una goccia nel mare della precarietà ed
introdotto, attraverso un accordo capestro firmato da CISL-UIL-SNALS-GILDA, un
contratto separato per i nuovi assunti che prevede, con il congelamento dell’
anzianità per nove anni, una sorta di salario d’ingresso.
Con il governo Monti e il ministro Profumo nessuna soluzione di continuità con
i provvedimenti Gelmini/Tremonti del precedente governo, i quali hanno portato
al collasso il servizio scolastico.
Il fenomeno del precariato nella scuola non dipende certo dalle difficoltà
nel reclutamento, da concorsi non più banditi da oltre 12 anni, o dalla
mancanza di docenti abilitati e formati appositamente per l’insegnamento. Il
fenomeno della precarietà è strettamente connesso ad una logica dello
sfruttamento.
Di che cosa si deve parlare infatti quando, per espletare lo stesso lavoro,
- mediamente - all’Amministrazione costa 8/9 mila € in meno stipulare, anno per
anno, un contratto a tempo determinato al posto di uno a tempo indeterminato?
Tra mesi estivi non pagati e scatti di anzianità non corrisposti lo stipendio
annuale di un precario della scuola è sotto il livello di povertà.
E non a caso le ultime assunzioni del 1 settembre 2011 sono state effettuate
con il vincolo della soppressione del primo gradone di carriera, assicurandosi
che per i prossimi nove anni comunque i neoassunti saranno ancora pagati da
precari.
Il neo ministro Profumo, invece di esordire con la battuta sui concorsi per
far largo ai giovani, che fa il paio con quell’altra sulla necessità di
lavorare per dare autostima agli insegnanti, visto che soldi per uno stipendio
decente non ce ne sono, avrebbe potuto almeno annunciare l’abrogazione della
norma inserita nella Legge Finanziaria del 1998 (Legge 447/97 emanata da un
governo di centrosinistra), che prevede la preventiva autorizzazione delle
assunzioni, mediante un Decreto Interministeriale, su parere del Ministero dell’
Economia, ripristinando l’automatica immissione in ruolo sui posti vacanti ad
ogni inizio d’anno scolastico.
Se non ci fosse stata questa norma, in questi anni, almeno i posti di
organico di diritto (già sottostimati rispetto ai posti di organico di fatto,
effettivamente necessari per il normale funzionamento scolastico) che via via
si sono liberati, per effetto dei pensionamenti, sarebbero stati coperti tutti
da personale stabile.
E invece il “tecnico” Profumo persegue, con la stessa logica di chi l’ha
preceduto – da Berlinguer in poi – a lavorare politicamente per scatenare la
conflittualità tra i precari delle GAE e i futuri precari che dovrebbero uscire
dai nuovi percorsi di abilitazione all’insegnamento (i TFA), appena approvati,
ma in difficoltà nel partire (pare che le prove di accesso si svolgeranno a
fine febbraio 2012).
Tutto questo, naturalmente, ha portato ad una comprensibile fibrillazione
il vasto e variegato mondo del precariato della scuola, avezzo al litigio
permanente attraverso ricorsi e controricorsi che hanno arricchito stuoli di
avvocatucoli di provincia, invece che a condurre una lotta seria contro la
precarietà.
“NO I CONCORSI NO, CI SIAMO PRIMA NOI DEI GIOVANI”, si legge nei blog e nei
siti dei precari, dimenticando che nella Finanziaria 2008 del governo Prodi
(Fioroni all’Istruzione) era prevista una delega al governo ad emanare un
semplice Regolamento (non una legge approvata dal Parlamento quindi) per il
reclutamento del personale docente basato su concorsi a cattedra biennali e che
il MIUR, in continuità tra Gelmini ed ora Profumo, ci sta lavorando da almeno
due anni, anche se pare garantito che metà dei posti dovrebbero comunque andare
alle GAE fino a loro esaurimento.
“NO AL DOPPIO CANALE DI RECLUTAMENTO, dovete esaurire prima le nostre
graduatorie”, ancora si legge nei preoccupatissimi sfoghi precari nelle mailing-
list, dimenticando che il doppio canale già esiste da oltre un ventennio,
risultato di un compromesso (onorevole?) raggiunto da un allora esistente
movimento dei precari che appunto aveva “strappato” la possibiltà di assumere
sul 50% dei posti dai concorsi e sul rimanente 50% dalle graduatorie di chi
aveva già superato un concorso, senza vincerlo, e lavorava comunque nella
scuola da almeno due anni; cosa che prima non avveniva perché un precario già
idoneo a concorso doveva rifare il concorso più volte nella speranza di
vincerlo, appunto perché le graduatorie di merito avevano validità biennale.
Del resto anche le assunzioni del 1 settembre scorso sono avvenute rispettando
la legge che prevede il doppio canale di reclutamento: metà dei posti sono
andati alle graduatorie di merito del concorso ordinario, effettuato nel
1999/2000 e – per alcune graduatorie – anche nel 1990; l’altra metà alle GAE.
Solo dove le graduatorie di merito – regionali - dei vecchi concorsi sono
esaurite (e non sono poi così tante) le assunzioni sono avvenute attingendo
solo dalle GAE.
Da questo punto di vista quindi, se – come pare – venisse mantenuto il
doppio canale di reclutamento, non cambierebbe poi tanto per i precari delle
GAE: comunque rimarrebbe il 50% (anzi, in un’altra esternazione Profumo avrebbe
promesso qualcosina di più) dei posti riservato a loro; con la possibilità anzi
di tentare la fortuna partecipando ai nuovi concorsi – aperti, a differenza
dell’ultima tornata di 12 anni fa, non a tutti i laureati, ma solo ai già
abilitati all’insegnamento – avendo quindi la possibilità di essere presenti in
tutti e due i canali di reclutamento; le vetuste graduatorie dei concorsi
ordinari a cattedra del 1999 e del 1990 sarebbero sostituite dalle nuove.
Con questo non voglio certo sostenere il concorso come sistema di
reclutamento del personale docente. I vecchi concorsi a cattedra sono
risultati costosi, casuali, nozionistici, … un terno al lotto vincerli, senza
contare i casi di corruzione riscontrati.
Tutti sappiamo che vincere un concorso non significa certo che poi si
sappia insegnare: un conto è conoscere le discipline, un conto saperle
insegnare, in un mestiere in cui la componente relazionale con i discenti è
fondamentale.
Anche perché poi non è ancora chiaro come saranno effettuati questi concorsi.
Il disegno finale dei processi di ristrutturazione della scuola, iniziati
con l’avvento della cosiddetta autonomia scolastica, è l’aziendalizzazione.
In questo leggiamo lo sforzo di imporre una standardizzazione della
valutazione – attraverso i quiz invalsi – legando finanziamenti, benefit ai
docenti, ecc., appunto all’INVALSI.
Ma il pieno raggiungimento dell’aziendalizzazione si avrà con l’assunzione
diretta da parte dei dirigenti scolastici, quindi è lecito supporre che i
prossimi concorsi possano avvenire scuola per scuola, o reti di scuole, appunto
per mascherare una vera e propria assunzione diretta.
Del resto, in tutte le aziende che si rispettino, è il padrone ad assumere
i propri dipendenti. Ed è una delle ipotesi, forse la più credibile, perché
sorretta da importanti lobbies, non solo dalla A.N.P..
Penso che il problema sia da ribaltare: invece di continuare a dividersi su
chi e sui pochi che entreranno in ruolo, su chi prima o chi dopo o chi mai, si
tratterebbe di cominciare a ragionare come costruire una conflittualità nella
scuola per ricostruire rapporti di forza favorevoli allo scopo di conquistare
un servizio scolastico decente.
Il problema sono i posti per docenti e ata che devono essere coperti da
assunzioni stabili; almeno quelli di organico di diritto potrebbero essere
subito coperti e interamente, non su una percentuale che anno per anno il
Ministero dell’Economia autorizza.
E poi si tratta, con la lotta, che naturalmente dovrebbe avere una
dimensione sociale, con studenti, genitori e con tutti coloro che intendono la
scuola un bene comune andare a definire che scuola vogliamo, e con che organico
dobbiamo fare questa scuola che vogliamo.
Credo si tratti di un discorso centrale.
Certo l’ambito “sindacale” dei lavoratori è fondamentale, ma sappiamo come in
anni ed anni di svendita e concertazione da parte dei cosiddetti sindacati
maggiormente rappresentativi, molte armi siano state spuntate: la possibilità
di forme di lotta incisive ad esempio, messe al bando o quasi dalla legge
146/90 antisciopero, voluta fortemente proprio da cgil-cisl-uil contro i cobas
e le lotte autonome.
Cogliere la valenza della scuola bene comune, significa anche costruire un
fronte ricomposto di lotta che travalichi anche gli stessi lavoratori della
scuola, precari o stabili, tartassati su stipendi, pensioni, qualità del lavoro
e bastonati sulla dignità e probabilmente anche sulla voglia di lottare.
Del resto, anche la vittoria referendaria sull’acqua bene comune, non ha
certo visto all’avanguardia i lavoratori degli acquedotti, ha visto migliaia e
migliaia di soggetti sociali attivi e poi milioni di aderenti all’idea forza di
tenere l’acqua e i servizi sociali fuori dal Mercato.
Lo stesso dovremmo fare sulla scuola e sull’istruzione, al di là dei
maestri, prof. e ata di ruolo, frustati per gli stipendi da fame e la pensione
irragiungibile, dei precari delle GAE o di quelli che aspirerebbero a fare i
precari della scuola.
Sulle classi pollaio ad esempio.
Si riesce a sferrare una offensiva per imporre classi con un numero massimo di
almeno 20 allievi?
Non solo questioni di sicurezza, ma qualità dell’insegnamento/apprendimento e
quindi anche di posti di lavoro, soppressi con i tagli, da ripristinare.
Sulla lotta alla selezione e alla dispersione scolastica ad esempio.
Si riesce a sferrare una offensiva per stravolgere i criteri di definzione
degli organici di diritto e di fatto, imponendo un organico di istituto, che
sia sufficiente ed adeguato ad una buona didattica, che tenga conto del
recupero degli allievi in difficoltà, che non siano quegli inutili corsi di
recupero dei debiti della O.M. 80?
E poi … la finiamo di valutare i nostri studenti in debiti e crediti come la
scuola fosse qualcosa di simile ai disastrati bilanci degli stati sovrani? Non
è solo una questione lessicale.
Sull’idea forza della scuola bene comune dovremmo centrare l’iniziativa, e
non solo a partire dai lavoratori della scuola. Solo così crediamo si possa
anche ragionare sul ripristino dei posti, degli organici, delle risorse
sottratte alla scuola e all’istruzione dai tagli della legge 133 e delle
precedenti, imponendo una inversione di tendenza sulla percentuale di spesa
rispetto al PIL per l’istruzione, la cultura e la ricerca.
Dire ritiro dei tagli, non significa nulla – a parte i rapporti di forza, oggi
assolutamente sfavorevoli ai lavoratori – se non diciamo per chi e per che cosa
vogliamo sviluppare la ricerca, l’istruzione e la scuola, insomma se non
diciamo che scuola vogliamo: se vogliamo la scuola dell’inclusione e della
cooperazione o se vogliamo la scuola della selezione sociale e del merito -
concetto ideologico questo, che sempre più si connota come la carota per chi
accetta il bastone; se vogliamo la scuola delle conoscenze e delle capacità
critiche, o la scuola delle competenze da acquisire con la didattica dei quiz,
competenze poi da spendere in un mercato del lavoro basato sulla precarietà e
sullo sfruttamento.
Tanto più oggi, quando è sempre più evidente che uscire da una Crisi
Globale, al contempo finanziaria, economica, sociale, politica ed ecologica,
significa imporre con la conflittualità sociale un diverso modello di sviluppo,
basato proprio sulla conoscenza.
E’ in questa prospettiva che potremmo poi anche ragionare sulla formazione
dei docenti, ad esempio.
A settimane dovrebbero partire i test d’ingresso per i TFA transitori, in
attesa delle nuove lauree magistrali,
a numero chiuso e programmato e con tasse stratosferiche, come sono ora le
tasse universitarie.
Nei blog e tra le associazioni di precari, tutti si sperticano a chiedere che
siano meno possibile i selezionati per i TFA, perché i posti non ci sono (quali
posti? Quelli di organico di diritto? Di fatto? Quelli necessari ad una buona
scuola?), in realtà perché si teme la concorrenza di nuovi abilitati.
Pur riconoscendo gli sfavorevoli rapporti di forza e il fatto che in quasi
tutte le facoltà, da anni, i corsi sono a numero chiuso – io credo che il
principio del diritto allo studio imporrebbe la liberalizzazione dei corsi, la
libertà di tutti coloro che lo desiderano a formarsi, in questo caso come
docenti.
Qualsiasi numero chiuso non può essere che reazionario.
Gli accessi ai TFA dovrebbero essere gratis, anzi con un salario d’
ingresso, altro che tasse da migliaia di euro.
Se il numero dei partecipanti ai TFA è troppo alto si creerebbe altro
precariato e altre illusioni? Ma i precari della scuola dovrebbero saperlo che
il precariato esiste perché l’Amministrazione in questo modo abbassa il costo
del lavoro e che se ci fosse la parità di trattamento tra personale a tempo
indeterminato e determinato, se i precari godessero ad esempio della
progressione di carriera con gli scatti di anzianità, all’Amministrazione non
converrebbe più tenere un così alto numero di precari.
Certo che oggi, con il blocco dell’anzianità anche per il personale di
ruolo, è evidente che si tende a pagare anche quelli di ruolo da precari e che,
giocoforza, è imprescindibile sviluppare la conflittualità per lo sblocco dei
contratti e degli stipendi.
Sempre sulla formazione dei docenti, con le nuove lauree magistrali –
ancora da attivare – e con i TFA, certo i rapporti di forza non lo
consentirebbero, ma non abbiamo nulla da dire?
Un percorso di formazione basato su lauree triennali dove – in solo tre
anni - dovrebbe essere affrontato l’aspetto disciplinare, e lauree magistrali
di specializzazione all’insegnamento, più un anno di Tirocinio Formativo
Attivo, dove – come lo era stato con le SSIS – il tutto sembra più connotarsi
come un addestramento alla didattica dei quiz da imporre poi agli studenti, che
una vera preparazione al processo di insegnamento/apprendimento, secondo noi
basato sulla cooperazione educativa.
E sul reclutamento?
Anche qui è chiaro come oggi i rapporti di forza, forse, ci consentano solo
di lamentarsi su quanti posti debbano andare a noi e quanti agli altri, ma
qualcosa da dire ce l’abbiamo?
Su probabili concorsi che saranno ancora una volta basati su nozionismo,
quizzoni e strumenti per reclutare il futuro docente della scuola azienda,
abbiamo qualcosa da dire? Oltre al fatto di escludere nel modo più assoluto
concorsi a livello di istituzione scolastica che possano solo nascondere l’
assunzione diretta da parte dei presidi? Con tutto quello che potrà significare
non solo in termini di assunzione comprate o nepotistiche, ma soprattutto di
scuole che poi si connoteranno come scuole di diversa tendenza - forgiate ad
immagine e somiglianza dei dirigenti - non più scuole dove il pluralismo, il
confronto e la cooperazione saranno alla base dell’attività didattica … scuole-
azienda private, insomma.
Avremo la forza di imporre che i concorsi non possano essere un valido
strumento di reclutamento, e di imporre invece una graduatoria unica a
scorrimento di tutti gli abilitati per le immissioni in ruolo sui posti che via
si libereranno o che si creeranno per effetto della lotta per la scuola bene
comune?
Oppure dovremmo accontentarci dell’onorevole compromesso del doppio canale
di reclutamento, come si accontentarono i movimenrti di precari di vent’anni
orsono, quando il doppio canale venne introdotto (conquistato?).
(*) ItaliaOggi del 3/1/2012 – Alessandra Ricciardi: “… al dicastero
dell'istruzione risultano per
l'anno in corso oltre 120 mila contratti di supplenza di lunga durata: 38
mila
per il sostegno, gli altri su cattedre ordinarie, di cui 71 mila fino al 30
giugno”. Chi dice ancora che i posti non ci sono? (N.d.R.)
Stefano Micheletti
Cobas – Comitati di Base della Scuola di Venezia
C’È CRISI … E MONTI CANCELLA LA CAUSA DI SERVIZIO!
C’È CRISI … E MONTI CANCELLA LA CAUSA DI SERVIZIO!
Niente più equo indennizzo, spese di degenza e pensione privilegiata al personale che, a causa del servizio, contragga invalidità o infermità di tale gravità da non poter più svolgere le proprie mansioni
Da: http://it.peacereporter.net
IL GOVERNO MONTI CANCELLA I DIRITTI
L'art.6 della manovra cancella causa di servizio, la pensione privilegiata e l'equo indennizzo per chi si ammala al lavoro nel settore pubblico
Nei contratti, di solito, son quelle scritte in piccolo, in fondo al testo. E sono delle fregature. Nel caso della manovra del governo Monti, invece, era in bella mostra, ma sembra che non se ne sia accorto nessuno.
L'articolo 6 del Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici" varato dall'esecutivo recita: ''Ferma la tutela derivante dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, sono abrogati gli istituti dell'accertamento della dipendenza dell'infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell'equo indennizzo e della pensione privilegiata. La disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica nei confronti del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. La disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica, inoltre, ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché ai procedimenti per i quali, alla predetta data, non sia ancora scaduto il termine di presentazione della domanda, nonché ai procedimenti instaurabili d'ufficio per eventi occorsi prima della predetta data''.
Di botto vengono cancellate cause di servizio ed equo indennizzo. Che tradotto in soldoni, lascia senza tutela e senza speranza di vedersi riconosciuto in giudizio un equo risarcimento le persone che si sono ammalate al lavoro.
I casi sono tanti, migliaia, in particolare per due categorie: coloro che vengono fatti oggetto di mobbing sul posto di lavoro e coloro che si ammalano per essere stati a contatto con l'amianto.
Sui principali quotidiani nazionali non c'è traccia della norma. Ma la gravità della decisione, che salva solo i dipendenti pubblici del '' comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico'', pare passare inosservata.
Gli istituti tagliati sono tipici del rapporto di pubblico impiego. La causa di servizio è costituita dalla sussistenza di un rapporto di causalità tra la prestazione lavorativa effettuata ed una determinata infermità. Al fine di determinarne l'esistenza viene effettuato un giudizio medico-legale teso ad accertare il nesso tra la minorazione ed il servizio. Scompare anche la pensione privilegiata introdotta nel 1973, attribuita al lavoratore pubblico se in conseguenza dell'infermità o della lesione derivante da fatti di servizio ha comportato l'inabilità assoluta o permanente. Infine svanisce l'equo indennizzo, che è uno speciale emolumento avente natura indennitaria e per tali ragioni cumulabile sia con il risarcimento del danno che con il trattamento di pensione privilegiata, attribuito al dipendente pubblico nel caso in cui questi abbia subito una patologia riconosciuta dipendente da causa di servizio.
''Questa norma colpirà tutti quelli che si ammalano lavorando. Compresi i malati di amianto'', ha commentato l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto. ''La nostra associazione adirà tutte le sedi competenti, non escludendo una pregiudiziale di illegittimità costituzionale, oltre alle iniziative di mobilitazione già in corso in Italia, e all'appello a tutte le autorità istituzionali e forze politiche affinché non si prestino ad avallare dette modificazioni, contrarie allo stesso principio di uguaglianza, oltre che di equità e giustizia, rispetto a chi è stato già pesantemente pregiudicato in seguito a una patologia per causa di servizio''.
Christian Elia
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La rivoluzione per gli Incidenti in itinere o sul lavoro
C'È CRISI, CANCELLATA LA CAUSA DI SERVIZIO
Niente più equo indennizzo, spese di degenza e pensione privilegiata al personale che si fa male
di Antimo Di Geronimo
I docenti e i lavoratori appartenenti al personale Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi) non potranno più fare affidamento su particolari tutele se incorreranno in un infortunio a causa del servizio. L'articolo 6 del decreto Monti (decreto legge 201/2011), infatti, ha cancellato con un colpo di spugna gli istituti dell’accertamento della causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. É prevista, però, una disciplina transitoria che fa salvi i procedimenti in corso.
Ugualmente salvi i diritti degli infortunati per i quali, al 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del decreto Monti, non siano ancora scaduti i termini per la presentazione della domanda.
Il decreto del governo Monti, che è in corso di conversione alla camera e che potrebbe in questo contesto subire delle modifiche, si inquadra in una serie di provvedimenti che hanno ridotto drasticamente gli strumenti di tutela dei lavoratori della scuola. Si pensi all’inasprimento del regime delle sanzioni disciplinari, all’aggravamento dell’onerosità della prestazione per effetto del sovraffollamento delle classi, al blocco dei rinnovo contrattuali e alla decontrattualizzazione della mobilità interna alle scuole.
Quanto all’art.6 del decreto Monti ecco un breve catalogo delle possibili implicazioni.
Infortunio in itinere
La casistica più frequente circa l’applicazione della causa di servizio e degli istituti ad essa collegati si riscontra in riferimento alle lesioni dell’integrità fisica riportate dai lavoratori a causa di incidenti stradali. Incidenti che si verificano con una certa frequenza nel tragitto da casa a scuole e viceversa.
Si tenga presente che la categoria dei docenti e del personale Ata è ad alto tasso di pendolarità. Perché nella scuola è altissimo il tasso dei trasferimenti d’ufficio. Ciò a causa del calo demografico e soprattutto per effetto dei tagli al personale di questi ultimi anni.
Infortuni durante l’attività
Il corollario del sovraffollamento delle classi è l’aumento del rischio di incorrere in infortuni durante l’attività didattica. Si pensi, per esempio, ai rischi per l’incolumità fisica connessi alla necessità di prendersi cura degli alunni portatori di handicap. In modo particolare nei cosi di disturbi del comportamento ( caratteriali) o di patologie mentali
L’equo indennizzo
Non essendo coperti da alcuna assicurazione Inail i docenti, in caso di infortunio per causa di servizio, fruivano dell’equo indennizzo. Una indennità di modesta entità, che costituiva l’unica forma di ristoro patrimoniale in tali casi.
Assenze per malattia
La cancellazione dell’istituto della causa di servizio, comporterà, inoltre, l’impossibilità per il lavoratore infortunato, di giovarsi della relativa esenzione dalla trattenuta Brunetta sulle assenze per malattia.
E in più, le relative assenze saranno conteggiate anche ai fini del raggiungimento del periodo massimo di assenze per malattia superato il quale scatta il licenziamento (periodo di comporto).
No ai rimborsi
Inoltre, le nuove disposizioni prevedono che il lavoratore infortunato per servizio non potrà più giovarsi dei rimborsi delle spese di degenza.
Fine della pensione privilegiata
Insieme alla cancellazione di tutti questi istituti il decreto Monti ha passato anche un colpo di spugna sulla pensione privilegiata. Si tratta di una particolare forma di pensione che veniva corrisposta ai lavoratori che, sempre a causa del servizio, avessero contratto invalidità o infermità di tale gravità da non poter più svolgere le mansioni. E dunque si applicava nel caso in cui la cessazione dal servizio risultasse necessitata. Non era previsto dunque alcun limite di età o di contribuzione e l’importo veniva calcolato in due modi. Se l’infortunio era talmente grave da essere iscritto nella tabella A allegata alla legge 834/81, la pensione veniva calcolata come se il lavoratore avesse svolto materialmente 40 anni di servizio. Nei casi meno gravi, invece, la pensione veniva in parte decurtata, ma in ogni caso non poteva essere di importo inferiore agli 8/10 dell’importo massimo (art.65 dpr 1092/73).
LISTE COBAS ALLE ELEZIONI DELLE RSU DEL 5/7 MARZO
PRESENTATE
LISTE COBAS
ALLE ELEZIONI RSU
DEL 5/7 MARZO ’12
lettera a docentied ATA per liste cobas alle elezioni RSU 5-7 marzo
Elezioni RSU 5/7 MARZO
Dal 20 gennaio (e non prima) si raccolgono le firme per le liste.
30 gennaio si insediano le commissioni
8 febbraio termine per la presentazione delle liste
24 febbraio: le liste vengono affisse all'albo.
La tornata elettorale si svolgerà dal 5 al 7 marzo e riguarderà tutti i comparti del pubblico impiego. Dunque anche la scuola.
I termini degli adempimenti sono contenuti in un protocollo stipulato dall'Aran e dalle confederazioni il 14 dicembre scorso.
I COBAS sono sempre stati contro la pseudoautonomia scolastica, il cavallo di troia che ha permesso l'aziendalizzazione della scuola pubblica in Italia. Le RSU sono organismi vuoti. Lo sono per la dinamica elettorale, in cui le assemblee sindacali sono permesse solo a chi si siede al tavolo e firma i contratti capestro e i licenziamenti di massa. Sono vuoti perchè non c'è un regolamento elettorale democratico e trasparente, una lista nazionale su cui converga la rappresentatività dei lavoratori che invece si ottiene con la sommatoria delle liste dei singoli istituti, in un meccanismo che premia esclusivamente i grandi apparati burocratici sindacali. Le RSU sono una trappola poichè gestiscono il FIS che è un fondo che è stato tolto a docenti ed ATA dallo stipendio tabellare e restituito attraverso un'intensificazione dei tempi e dei modi di lavoro.
Sappiamo però che nelle scuole-azienda in cui i dirigenti scolatici sono sempre più menager impositivi la RSU può rappresentare un'argine, una diga allo strapotere dirigenziale.
Per questo alle elezioni che si terranno il 5/7 marzo parteciperemo ed offriamo tutto l'appoggio logistico e sindacale a quei gruppi di docenti ed ATA che nelle singole scuole decidessero di autorganizzare liste dei COBAS, comitati di base. Contattateci al 328 6536553 e 348 5635443
Quanti (pochi) soldi ha ricevuto la tua scuola? – capitolo 2: la nota Miur sul Programma Annuale 2012
Dopo aver fornito alle singole istituzioni scolastiche il 25 ottobre la consistenza dei finanziamenti assegnati per l’anno scolastico 2011/12 (vedi qui il nostro articolo precedente) il 23 dicembre il Ministero ha inviato a tutte le scuole la la nota MIUR.AOODGPFB 0009355 sul Programma Annuale 2012.
In base alle nuove regole una fetta non irrilevante di fondi verrà così erogata solo a partire dal mese di settembre.
- PA12QUOTASUPPLENZE in euro è l’assegnazione base per le supplenze brevi e saltuarie (tabella 1 Quadro A DM21/07);
- PA12QUOTAFISSA in euro è l’assegnazione quale quota fissa per istituto (tabella 2 Quadro A);
- PA12QUOTAPERSEDE in euro è l’assegnazione quale quota per sede aggiuntiva (tabella 2 Quadro A);
- PA12QUOTAPERALUNNO in euro è la quota per alunno (tabella 2 Quadro A);
- PA12QUOTAPERDIVERSAMENTEABILE in euro è la quota per alunno diversamente abile (tabella 2 Quadro A);
- PA12QUOTAREVISORI in euro è l’assegnazione solo alle scuole individuate quali capofila all’interno del proprio ambito territoriale di revisione dei conti;
- PERS12GENAGO in euro è l’assegnazione, al netto degli oneri riflessi a carico dell’Amministrazione e dell’IRAP (lordo dipendente), attribuita ad ogni scuola quale dotazione finanziaria finalizzata al pagamento degli istituti contrattuali relativi al periodo da gennaio ad agosto 2012 e comprende le voci sotto elencate:
il testo della nota MIUR.AOODGPFB 0009355 sul Programma Annuale 2012
l’elenco delle attribuzioni per tutte le istituzioni scolastiche d’Italia, in formato Excel (attenzione! l’elenco non è in ordine di regione e provincia, ma dovete cercare con pazienza la vostra)
da comitatonogelmini
Circolare Iscrizioni 2012: tanto fumo e poco arrosto! Alcune osservazioni e qualche consiglio
Un cenno ora alla modulistica prevista.
1. Il modulo d’iscrizione alla scuola primaria
2. Il modulo relativo alle scelte per gli alunni che non si avvalgono della religione cattolica
Scaricate l’opuscolo riassuntivo e diffondetelo ai genitori che devono iscrivere i loro bambini
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
TFA E CONCORSI
fra due mesi l'avvio delle prove di selezione per l'accesso ai TFA. Nel
frattempo il Miur rivaluterà più attentamente i numeri effettivi di posti da
rendere disponibili presso le università. Infatti la prevista diminuzione del
numero dei pensionamenti, legata sia ai provvedimenti del precedente governo
che dell'attuale, ed il richiamo del ministero della Funzione pubblica a non
concedere gli ingressi "in eccesso" ai TFA, già conteggiati dalla Gelmini,
richiedono una correzione ministeriale ai decreti già pubblicati per un numero
inferiore di futuri abilitati post-TFA. Gli ex-iscritti Ssis, successivamente
ritiratisi, avranno l'accesso diretto ai tirocini banditi da ciascuna
università, mentre i posti restanti saranno assegnati in base alle graduatorie
risultanti dalle prove d'ingresso e dai titoli posseduti. La selezione per
l'accesso avverrà con tre filtri successivi: un test unico nazionale a risposte
chiuse, seguito da uno scritto e quindi da una prova orale. Chi supera anche
l'orale entra in graduatoria (sommando i voti delle tre prove e i punti dei
titoli); chi è in posizione utile in graduatoria, in base al numero stabilito
per ciascuna università, accede al TFA. Chi frequenta almeno il 70-80% delle
attività previste e supera l'esame finale, consegue l'abilitazione.
I nuovi abilitati dovrebbero rappresentare coloro che poi concorreranno,
attraverso un ordinario di "nuova concezione", alla fetta di posti non
destinati annualmente al reclutamento da GaE. Tale fetta sarà probabilmente
"variabile" e determinata annualmente, o ogni due anni, per decreto
ministeriale, in modo da destinare una percentuale maggiore dell'attuale 50%
alle GaE (alleggerendole più rapidamente) ed i restanti posti agli idonei del
concorso (che potranno essere più abbondanti laddove le GaE andassero in
esaurimento).
Le intenzioni ministeriali, dichiarate da Profumo, sono tuttavia quelle di
bandire un primo concorso ordinario (ad un numero di posti attentamente
valutato e basato sulle reali esigenze di copertura di cattedre) nella seconda
metà del 2012, cioè ampiamente prima che gli abilitati post-TFA possano
accedervi (iniziando le tre prove selettive a marzo, è difficilmente
ipotizzabile che il tirocinio effettivo possa iniziare e concludersi nel
corrente anno accademico). Pertanto si aprono due scenari alternativi.
1) Il primo (coerente con quanto progettato finora dal Miur) implicherebbe
l'inevitabile slittamento di circa un anno del progetto concorsuale del
ministro: in tal caso, a fine 2013 solo i neoabilitati da TFA potrebbero
accedere al nuovo concorso ordinario, affrontando una prima veloce preselezione
nazionale (finalizzata a ridurne il numero), con successive fasi scritta e
orale (gestibili anche localmente) fino ad arrivare al numero previsto di
assunzioni per ciascun insegnamento (presumibilmente non oltre 5-7mila posti
per ciascun anno nel biennio di riferimento). Due anni dopo, sarebbero i
neolaureati (di nuova formazione), a conclusione del loro TFA, ad affrontare la
successiva tornata concorsuale.
Si profilerebbero pertanto tre compagini: a) gli attuali iscritti in GaE, il
cui numero dovrebbe progressivamente ridursi sulla base di una più cospicua
attribuzione % di posti; b) gli attuali abilitati non inseriti in GaE,
apparentemente destinati solo alle Graduatorie d'Istituto (a meno che non si
preveda di ammetterli al concorso o di introdurli nelle GaE); c) i tirocinanti
in formazione attiva, che, abilitati, "concorreranno" in numero programmato,
ogni due anni, ai posti non destinati alle GaE.
2) Il secondo scenario (di meno chiara definizione, ma attualmente più
probabile) vedrebbe nell'autunno 2012 un bando concorsuale aperto a tutti gli
abilitati. La formula concorsuale dovrebbe essere più veloce rispetto alle
precedenti edizioni, con una notevole scrematura iniziale attraverso una
preselezione unica nazionale a test e una seconda prova a test specifica per
ciascuna disciplina. Le successive prove scritta e orale, ipotizzabili anche a
livello decentrato, individuerebbero un limitato numero di aspiranti idonei, da
assumere a T.I. nei due anni successivi. Le prove selettive per i TFA di marzo
servirebbero invece ad abilitare (nel 2013) i destinatari della successiva
tornata concorsuale, da bandire nel 2014. Poi, nel 2016, sarebbe la volta degli
abilitati da TFA conclusivo della nuova formazione, e così via ogni due anni.
Le percentuali di ripartizione dei posti tra concorsi e GaE sarebbero di anno
in anno adattate alle reali esigenze e situazioni regionali, passando
gradualmente da una ripartizione più ampia per le GaE ad una di segno opposto
man mano che le diverse GaE risultassero in esaurimento.
Si profilerebbero così queste compagini: a) gli attuali iscritti in GaE,
annualmente assunti a t.i. in base alle % stabilite; b) gli attuali abilitati,
inseriti o meno in GaE, protagonisti del concorso ordinario del 2012, i cui
vincitori sarebbero assunti nei due a.s. successivi; c) i tirocinanti in
formazione attiva, che, dopo abilitazione, "concorreranno" in numero
programmato, ogni due anni dal 2014, ai posti non destinati alle GaE.
In ogni caso, le prospettive difficilmente usciranno da questi binari:
garantire comunque una fetta del reclutamento alle GaE fino a loro esaurimento;
garantire dal 2014, con cadenza biennale, accesso ai ruoli attraverso nuovi
concorsi per numeri ristretti e programmati di candidati (con l'obiettivo di
reclutare anche o soprattutto giovani docenti); fornire in tal modo un'idea
molto più chiara sulle effettive possibilità di assunzione nella scuola negli
anni successivi per gli aspiranti all'insegnamento (chi non passa il concorso e
non è in GaE sarà "fuori dai giochi").
Formazione iniziale e Tfa, tutto da rifare
Solo le prove confermate a fine febbraio
Per la Funzione Pubblica il contingente fissato dalla Gelmini è troppo alto.
In arrivo un decreto integrativo, che oltre alla riduzione dei posti conterrà
nuove regole. L’unica conferma è sui tempi: il ‘Cineca’ ha già definito le
innovative modalità di selezione.
Tutto da rifare, ma in tempi brevissimi perché le prove di accesso ai Tfa
rimangono confermate per la fine di febbraio. È questo l’esito dell’incontro
tenuto il 29 dicembre al Miur tra i sindacati ed alcuni dirigenti ministeriali,
tra cui il capo dipartimento Giovanni Biondi, per fare il punto della
situazione sull’avvio dei corsi riguardanti formazione iniziale e Tfa.
La novità è che alle già note incompletezze dei decreti emessi sul fotofinish
dall’ex ministro Gelmini, si sono aggiunti i rilievi posti dalla Funzione
Pubblica su disponibilità e contingenti fissati dal Miur a novembre
(complessivamente oltre 23mila posti da assegnare): il dicastero di Palazzo
Vidoni “ha eccepito - ha spiegato la Gilda degli insegnanti, presente all’
incontro - rispetto al numero proposto in eccesso rispetto alle reali
disponibilità dei posti in organico. Da ciò si desume che sarà necessaria una
revisione delle quantità previste per i Tfa”.
I sindacati hanno poi fatto di nuovo notare le incongruenze presenti nei
decreti firmati dalla Gelmini. In particolare, i punti che al Miur dovranno
rivedere, a ritmi forzati, riguardano le modalità, i numeri e la distribuzione
territoriale: Biondi ha preso l’impegno che verranno comunicati ai sindacati
già nei primi giorni del 2012. Non sarà, tuttavia, un resoconto completo: all’
appello mancheranno sicuramente i riferimenti delle classi di concorso dell’
ambito artistico e musicale riguardanti l’AFAM. Servono, quindi, ha
sottolineato la Uil Scuola, “sostanziali modifiche rispetto alle numerose
palesi sviste, che potrebbero inficiarne l’applicabilità”.
Un altro punto dolente, toccato dai rappresentanti dei lavoratori, è quello
delle procedure di reclutamento, che secondo l’amministrazione sarebbe da
trattare in una sede diversa rispetto a quella delle procedure abilitanti: la
Uil Scuola, con gli altri sindacati d’accordo, ha ribadito invece che “TFA e
reclutamento vanno trattati insieme”.
Con il nuovo anno, quindi, assisteremo ad una inevitabile riformulazione o
integrazione sostanziale dei due decreti pubblicati a novembre (con
pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), contenenti nuovi numeri e modalità di
svolgimento delle selezioni dei candidati.
L’unica conferma giunta dalla riunione di fine 2011 è stata quella relativa
alla tempistica delle selezioni: “è stato ribadito da parte
dell´amministrazione che le prove di accesso ai TFA saranno fatte alla fine di
febbraio-primi di marzo anche nelle more del perfezionamento dei decreti
impugnati poiché il ‘Cineca’ ha ormai definito tempi e modalità della loro
organizzazione”, ha spiegato la Gilda. Lo stesso sindacato, guidato da Rino Di
Meglio, ha commentato che “i TFA devono partire anche in difetto di
legislazione poiché dalla loro conclusione deriva la possibilità di bandire i
concorsi ordinari promessi dal Ministro Profumo”. Ma senza regole chiare, eque
e condivise non salirà il rischio di portare la questione delle formazione
iniziale e dei Tfa nelle aule dei tribunali?
di A.G. La Tecnica della Scuola, 30.12.2011
Bufera sui tirocini: sono troppi.
Patroni Griffi blocca il decreto
sui 23 mila Tfa, vanno ridotti
Intanto i contratti di supplenza sono 120 mila
Semplicemente sono troppi, vanno ridotti. I posti autorizzati dal ministero
dell'istruzione, uno degli ultimi atti firmati dall'ex ministro Mariastella
Gelmini, vanno riportati al fabbisogno «reale» di nuovi docenti. É con questa
motivazione che il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha
rispedito al mittente il decreto che si apprestava ad avviare in questi giorni
23 mila Tfa, i percorsi universitari di formazione.
Nel minino in particolare i tirocini per le scuole secondarie superiori: 15
mila, quasi il triplo rispetto al fabbisogno stimato. Il decreto sui Tfa era
stato uno dei motivi di frizione interna già nball'ex maggioranza di governo,
con Comunione e liberazione che spingeva perché i numeri fossero ben più
sostanziosi di quelli inizialmente indicati dalla Gelmini. Alla vigilia della
caduta del governo, la Gelmini apre i cordoni e autorizza più posti di quelli
preventivati, rispondendo così a quanti chiedevano più giovani da immettere nel
sistema, scalzando l'unicità di fatto delle graduatorie permanenti (da cui lo
scorso anno sono state fatte 65 mila assunzioni). Ora tocca al nuovo
responsabile di viale Trastevere, Francesco Profumo, dipanare la matassa, resa
ancora più ingarbugliata dalla recente posizione della Funzione pubblica.
Perché è vero che si sono autorizzati posti per classi di concorso assai
inflazionate e che difficilmente potranno dare uno sbocco occupazionale nei
prossimi anni, ma è anche vero che al dicastero dell'istruzione risultano per
l'anno in corso oltre 120 mila contratti di supplenza di lunga durata: 38 mila
per il sostegno, gli altri su cattedre ordinarie, di cui 71 mila fino al 30
giugno.
Numeri destinati a crescere se sarà confermata la previsione che vede per
quest'anno un boom di domande di pensionamento (si veda ItaliaOggi di martedì
scorso). La Funzione pubblica ha richiamato il rispetto dei paletti fissati dal
decreto ministeriale n. 249/2010: per determinare il numero dei posti
annualmente disponibili per l'accesso ai Tfa si fa riferimento al reale
fabbisogno definito in base alle rilevazioni regionali e maggiorato a livello
nazionale del 30%. Nulla però dice il decreto sull'organico di riferimento in
base al quale calcolare le necessità (di diritto oppure di fatto,
tradizionalmente sempre più abbondante). La prossima settimana i vertici
dell'Istruzione si sono impegnati a incontrare i sindacati per chiarire la
questione. Anche perché su una cosa Profumo non sembra avere indecisioni,
ovvero sul fatto che i Tfa vanno banditi in tempo utile per concludersi entro
l'anno. Sullo sfondo sempre il progetto di un nuovo concorso nel 2012, a cui
possano accedere i Tfa. Ed è proprio per questa eventualità che i sindacati
hanno chiesto di poter vedere anche le carte del nuovo reclutamento, per
chiarire lo spazio che avranno i vecchi precari e quello dei nuovi formati.
Intanto, sarà oggetto di revisione, se non addirittura di annullamento, anche
il decreto che istituisce i corsi di abilitazione per infanzia e primaria.
Interessati i docenti in possesso del diploma magistrale conseguito entro il
2001/02.
di Alessandra Ricciardi ItaliaOggi, 3.1.2012
Il servizio della scuola primaria dopo il primo anno della “cura Gelmini”: un’altra questione di trasparenza
di Osvaldo Roman
Viene dimostrato come il numero degli oltre 492 mila alunni frequentanti nel 2008-09 il tempo lungo con mensa risulti ormai azzerato
Tale nuovo assetto avrebbe dovuto investire progressivamente le classi successive.
Per i docenti la riduzione dell’organico, nel triennio 2009-10; 2010-11: 2011-12, ha riguardato circa 30 mila posti di cui 9.260 solo nell’anno scolastico 2011-2012. Altre riduzioni di organico, tra l’altro non contemplate dalla legge di controriforma (art.64. legge 133/08) si verificheranno negli anni 2012-13 e 2013-14 con il suo passaggio alle quarte e quinte classi.
Con l’a.s. 2011-2012 siamo giunti al terzo anno di questa controriforma ed è semplicemente incredibile che non venga ancora reso noto cosa essa abbia realmente prodotto nell’assetto complessivo di questo fondamentale settore della scuola italiana.
Per due anni ha cessato di uscire la pubblicazione del MIUR “La scuola in cifre” il cui ultimo numero del 2008, riferiva che nell’anno scolastico 2007/08 su un totale di 2.575.310 studenti 669.101 (26,0%) frequentavano classi di 40 ore settimanali a tempo pieno (due insegnanti con 4 ore di compresenza e 4 a disposizione per la programmazione); 430.770 (16,7%) frequentavano classi con un orario settimanale variante dalle 31 alle 39 ore con mensa (i cosiddetti TEAM); 53.311 (2,1%) frequentavano classi da 31 a 39 ore senza mensa; 1.303.473 (50,6%) frequentavano classi con un orario variante tra le 28 e le 30 ore settimanali e 118.665(4,6%) frequentavano classi con 27 ore settimanali.
Fino ad oggi nulla é dato ufficialmente conoscere del reale destino dei circa 492.815 alunni che frequentavano, nell’anno 2008-09 classi da 31 a 39 ore al 90,5% con mensa.
I dati relativi a questo anno scolastico, riportati nel Dossier, non sono mai stata pubblicati ufficialmente dal MIUR e sono noti solo perché la relativa tabella risulta allegata negli atti parlamentari alla risposta ad un’ interrogazione discussa in VII Commissione martedì 24 novembre 2009.
Da essi risultava che nell’anno scolastico 2008-09, quello che precede la riforma, gli studenti che frequentavano classi, non a tempo pieno, ma con un orario settimanale da 31 a 39 ore con mensa erano stati 446.049, pari al 17,4% del totale degli alunni frequentanti la scuola primaria. Quelli frequentanti lo stesso orario ma senza mensa erano stati 46.566 pari all’ 1,8%. In quell’occasione il MIUR dichiarò di non poter ancora disporre dei dati della rilevazione integrativa riguardante l’anno scolastico 2009-10.
Proprio nelle scorse settimane, forse non casualmente in coincidenza con l’insediamento del nuovo ministro, è stata finalmente resa nota l’ultima edizione di La Scuola in Cifre. Essa si riferisce agli anni 2009 e 2010, ma tratta prevalentemente i dati dell’anno scolastico 2009-2010.
Questa pubblicazione, che è stata posta alla base della nostra ricerca, ha un difetto di fondo: rifugge in genere dai confronti con gli anni precedenti.
Per quanto riguarda il problema che stiamo esaminando essa riporta, i dati dell’anno scolastico 2009-2010 ignorando che quelli dell’anno 2008-2009 non hanno mai trovato posto in una pubblicazione ufficiale del MIUR.
Per operare un confronto con i dati dei due anni scolastici precedenti si è dovuto tenere conto, operando gli opportuni adeguamenti, che quelli riportati nella citata pubblicazione del SISTAN-MIUR del 2009-10 riguardano un numero di classi che si riferiscono al totale della scuola primaria e quindi comprendono anche quelli delle scuole paritarie e delle scuole delle Regioni autonome della Val D’Aosta e del T. Alto Adige (definite scuole a carattere statale). I dati riguardanti l’orario di frequenza invece comprendono solo la scuola statale e quella a carattere statale.
Pertanto il numero di studenti delle scuole statali a cui riferire correttamente il confronto nelle percentuali che vengono ricavate é in totale di 2.560mila. Quelli iscritti al primo anno sono 510mila e quelli frequentanti le classi dalla seconda alla quinta sono 2.050mila.
Un primo dato molto significativo che emerge da tale analisi riguarda il fatto che nelle classi dalla seconda alla quinta, non ancora pienamente investite dalla controriforma la percentuale degli alunni che hanno frequentato classi a tempo lungo, fino a 39 ore, è precipitata dal 19,2% dell’a.s. 2008-09 all’8,4% dell’anno successivo. Il passaggio a livello nazionale è da 492.674 a 214.935 unità.
Gli alunni frequentanti il tempo pieno a 40 ore settimanali senza compresenze sono stati nelle prime classi il 34,8% (177.480) nelle classi dalla seconda alla quinta il 27,9% (571.950) per un totale di 749.430 alunni pari al 29,2% sul totale (nel 2008-09 questi erano stati 685.908 pari al 26,7%).Rispetto all’a.s. 2007-08 tale percentuale risulta invariata.
Se si considerano le percentuali di andamento dei servizi di tempo pieno (TP) e di tempo lungo (TL) per aree geografiche risulta che nel NORD il TP passa dal 36,9 al 40,8 e il TL dal 24,3 all’11,5. Nel CENTRO il TP passa dal 36,6 al 39,8 e il TL dal 23,5 al 9,6. Nel Mezzogiorno (sud e isole) il TP passa dal 7,7 al 10,9 e il TL dal 13,6 al 4,9.
Si verifica cioè che, quello che rappresentava un servizio molto richiesto e qualificato della scuola primaria, già dopo il primo anno della riforma, subisce un calo vistosissimo che si ridistribuisce con un aumento di circa il 3% di un tempo pieno ridotto a 40 ore senza compresenze e talvolta messo insieme con una pluralità di docenti e con un incremento dell’orario ridotto settimanale di 30 o di 27 ore. Non ha un particolare rilievo, se non a dimostrarne l’ assoluta inconsistenza culturale e di servizio per le famiglie, il fatto che, in tutta Italia, siano stati 3.591 gli alunni pari allo 0,2% che si sono avvalsi del cosiddetto maestro unico a 24 ore di lezione settimanali.
Le statistiche ministeriali non recano traccia delle notizie sul servizio di mensa pur presenti nella scheda di rilevamento statistico di quell’anno. Le riduzioni operate, a partire dal 2010, nei trasferimenti comunali in nome del federalismo fiscale lasciano presagire quale sarà stato l’andamento di tale fenomeno nei due anni successivi.
Quello indicato è il primo significativo bilancio, in termini di servizio della scuola primaria, che scaturisce della tragica controriforma.
Altri dati anche più significativi si possono ricavare dalle tabelle riportate nel Dossier, specie con riferimento alla aree del Sud del paese e all’incremento del numero degli alunni frequentanti con orari brevi di 24, 27 e 30 ore.
Poiché il tempo pieno si è ormai stabilizzato con l’assorbimento di una quota degli orari lunghi è importante conoscere la situazione che al riguardo si è determinata nell’anno scolastico 2010-2011 e quella in atto nell’anno scolastico in corso.
Si tratta di dati che un ministro che rispetti, come preannunciato, il principio della trasparenza, potrebbe far uscire in 24 ore dalle stanze degli uffici ministeriali che attualmente li custodiscono.
Non è difficile prevedere come quel numero degli oltre 492 mila alunni frequentanti nel 2008-09 il tempo lungo con mensa risulti azzerato e rappresenti ormai la caratteristica più rilevante del grave impoverimento della capacità educativa e della riduzione del ruolo di decondizionamento sociale che la scuola primaria ha sempre saputo interpretare nel nostro paese.
Tutto ciò rappresenta solo un ricordo di un felice passato da tenere presente per ripartire e gradualmente ricostruire.
