Sono spariti i numeri!

martedì 7 febbraio 2012


Stando così le cose è davvero difficile poter affermare che tra l’attuale e il passato Governo ci sia discontinuità

Il 3 febbraio il Governo ha approvato definitivamente il testo del decreto legge “Semplificazioni e Sviluppo”. Il testo del medesimo decreto inizialmente approvato venerdì 27 gennaio è stato modificato. Le modifiche coinvolgono anche la scuola. Alcune parti del documento iniziale sono scomparse, mentre altre hanno subito cambiamenti significativi. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, più o meno quindi entro la fine di aprile, mediante decreto interministeriale saranno adottate dal MIUR e dal MEF nuove linee guida per la definizione degli organici delle istituzioni scolastiche.
Saranno costituite reti territoriali di scuole. Ogni scuola disporrà di un “organico dell’autonomia” e potrà condividere con le scuole della rete di appartenenza un “organico di rete”.
L’organico dell’autonomia dovrà essere funzionale “all’ordinaria attività didattica, educativa, amministrativa, tecnica e ausiliaria, alle esigenze di sviluppo delle eccellenze, di recupero, di integrazione e sostegno ai diversamente abili e di programmazione dei fabbisogni di personale scolastico”.
L’organico di rete sarà utilizzato “per l’integrazione degli alunni diversamente abili, la prevenzione dell’abbandono e il contrasto dell’insuccesso scolastico e formativo, specie per le aree di massima corrispondenza tra povertà e dispersione scolastica”.
Sia l’organico dell’autonomia che quello di rete saranno costituiti “sulla base dei posti corrispondenti a fabbisogni con carattere di stabilità per almeno un triennio sulla singola scuola, sulle reti di scuole e sugli ambiti provinciali, anche per i posti di sostegno, fatte salve le esigenze che ne determinano la rimodulazione annuale”.
Gli organici saranno determinati nel rispetto dell’art. 64 della legge n. 133/2008 e dell’art. 19, comma 7 della legge n. 111/2011. I risparmi previsti per effetto del taglio di 132.000 posti dovranno continuare a essere garantiti nei prossimi anni, in caso contrario il MIUR sarà costretto a compensare il disavanzo mediante un corrispondente taglio lineare al suo bilancio.
Per evitare comunque fraintendimenti, l’articolo sugli organici si conclude così:
“Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”
Qualcosa è cambiato rispetto al testo del 27 gennaio?
Certamente: sono spariti i numeri!
Nella prima versione si leggeva:
“In sede di prima applicazione l’organico dell’autonomia è determinato in misura uguale a quello dell’anno scolastico 2011/2012, pari a 724.000 posti docenti e 233.100 posti ATA”
“L’organico dell’autonomia comprende ulteriori 10.000 posti, da attivare successivamente alla definizione di una apposita sequenza contrattuale che non rechi nuovi o maggiori oneri per le finanze pubbliche, destinati al supporto dell’autonomia scolastica, per la flessibilità e il potenziamento dell’offerta didattica e per gli interventi perequativi.”
Adesso tutto questo è scomparso.
Per l’a.s. 2011/2012 sono stati autorizzati in organico di diritto 691.289 posti per il personale docente e 207.123 posti per il personale ATA. Confrontando i dati si può ipotizzare che il Governo abbia preso come riferimento iniziale per l’organico dell’autonomia l’organico di fatto, non quello di diritto, relativo all’a.s. 2011/2012. Rispetto all’organico di diritto si tratta di 32.711 posti in più per il personale docente e 25.977 posti in più per il personale ATA.
È chiaro a tutti che, partendo da un organico di diritto devastato dai tagli, la scuola non può funzionare come dovrebbe solo per effetto dell’adeguamento dell’organico alla situazione di fatto. I numeri comunque, seppur insufficienti, potevano garantire un limite al di sotto del quale non sarebbe stato possibile andare. Senza numeri il limite non c’è più.
Sono spariti anche i 10.000 posti in più. Il numero è consistente, ma il Governo aveva intenzione di attivarli a costo zero. Pare che in cambio dei posti avrebbe voluto proporre ai sindacati una riduzione equivalente dei finanziamenti per il salario accessorio dei lavoratori della scuola. La logica perversa è la stessa che ha portato a utilizzare parte dei risparmi ottenuti con il taglio di 132.000 posti per la riduzione di un anno del blocco triennale degli scatti, o che ha portato alla cancellazione della seconda fascia stipendiale per l’assunzione a tempo indeterminato di 65.000 lavoratori precari.
L’attuale Governo non vuole quindi rinunciare ai risparmi che ormai a regime sono garantiti dai tagli previsti dall’art. 64 della legge n. 133/2008. In ogni caso per principio la scuola non deve produrre “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Stando così le cose è davvero difficile poter affermare che tra l’attuale e il passato Governo ci sia discontinuità, al contrario il nuovo agire mi sembra assolutamente in linea con il vecchio. DA RETESCUOLE

Scarica il documento con il confronto fra i due testi

DISTRUGGONO LA SCUOLA PUBBLICA E LO CHIAMANO SEMPLIFICAZIONE...

lunedì 6 febbraio 2012

ecco la bozza degli articoli del "decreto semplificazioni (dal 54 al 59)" che trasformano, in continuità con Berlinguer/Moratti/Fioroni/Gelmini, la nostra scuola in una triste filiale di un'azienda in fallimento.
Altro che "professori", Profumo e Monti sono per la scuola pubblica peggio di Tamerlano.... le prime avvisaglie provengono dagli esuberi: 42 solo in provincia di Terni!

 Contro la scuola azienda, alle elezioni RSU del 5/7 marzo votate le liste dei Cobas

TFA: Ultime notizie dal MIUR.

La programmazione dei corsi dei Tirocini Formativi Attivi è per il momento bloccata perché la Corte dei Conti ha richiesto una programmazione anche contabile per il prossimo triennio sui posti disponibili, mediante un DPCM.  Il MIUR non è in grado in questo momento di adempiere alle richieste della Corte e pertanto sta cercando di trovare una strada tecnica alternativa per far partire i TFA. Il giorno 13 febbraio è previsto un incontro per dirimere la questione.

LA DIGOS SULLA STRADA DI BRUSHWOOD, PONE MOLTE DOMANDE.

domenica 5 febbraio 2012

 Lo stato autoritario, quello che preleva dalle tasche dei lavoratori e ignora quelle dei ricchi che esportano capitali nei paradisi fiscali, è venuto a bussare, 4 anni e 3 mesi dopo il 23 ottobre 2007, nelle case dei 4 ragazzi di Brushwood (i morti almeno, si spera, li abbiano lasciati stare). Perché? Perché se ti etichettano come nemico dei potenti, entri in una lista nera, che l’apparato poliziesco/giudiziario dello stato, tira fuori ogniqualvolta un pezzo del potere si sente minacciato. Così funziona la democrazia all’occidentale. Non conta ignorare persino  cosa cercano, per limitare la libertà basta che si corrisponda alla categoria del sovversivo come l’iconografia della cultura borghese lo immagina.

INFORMAZIONI SULLE PERQUISIZIONI L’iniziativa di perquisire le abitazioni dei 4 ragazzi dell’operazione Ganzer/Comodi del 23 ottobre 2007, è partita dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma Marcello Monteleone, delegando per la perquisizione gli Ufficiali di P.G. in servizio al DAP - Nucleo Investigativo Centrale  e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza DIGOS di Roma. E’ stata ritrovata ( da quello che ci hanno detto gli stessi agenti, nel 2010), in un Ufficio Postale una busta con 2 proiettili indirizzata al Vice Capo Vicario del DAP Emilio Somma, contenente un volantino manoscritto in stampatello a firma FAI COOP. Il Giudice scrive  di compatibilità di funzionalità grafica dello stampatello contenuto nella lettera con quello di Michele e quindi su informativa del DAP del 19/20 gennaio “ si presume che gli autori potrebbero verosimilmente  identificarsi nella cellula insurrezionalista operante dal 2007 su Territorio, composta da Michele Fabiani, Andrea Di Nucci , Damiano Corrias e Dario Polinori”. Conclude,  ordinando le perquisizioni: “considerata la necessità di acquisire al procedimento manoscritti in stile stampatello maiuscolo, degli stessi, ovunque rinvenibili in quanto prova di reato”.

Al termine delle perquisizioni sono stati sequestrati varie decine di scritti, 37 a casa di Michele, ragioni per la quale i nostri ragazzi sono stati trattenuti in commissariato fino alle 16,30. Il fatto primo che abbiamo già sottolineato, che immaginare qualcuno mano scrivere una lettera di minacce mentre è sottoprocesso per un reato che gli si vuole attribuire, dove la prova “regina” dell’accusa sarebbe una perizia calligrafica è come dargli la patente da stupido, ma tutti sanno il valore dei ragazzi di Brushwood, perciò un po’ di serietà. Una seconda considerazione evidente; il Pubblico Ministero parla  di una cellula anarchico insurrezionali sta operante dal 2007, composta da Michele, Damiano, Andrea e Dario. Ma il giudice di Terni non ha forse sentenziato che Damiano e Dario non ne  fanno parte ? Allora, il giudice Monteleone che fa, arruola anche coloro che i Giudici di Terni hanno assolto ? Terza considerazione, non sa il giudice di Roma che è in possesso dell’autorità giudiziaria una mole di scritti a mano di Michele, di perizie calligrafiche del tribunale di Terni e dei difensori di Michele, oltreché di buona parte delle lettere sequestrate visto che provengono dal carcere o sono dirette al carcere ? Domande elementari che ci fanno pensare a qualcosa di molto raffazzonato oppure c’è altro.

Una lettera con due proiettili,  nel 2010 come nel 2007, una lettera firmata COOP FAI nel 2010 come nel 2007, una lettera in parte manoscritta nel 2010 come nel 2007. Perciò le cose non possono essere che due o al giudice Monteleone interessa un colpevole qualsiasi, basta che corrisponda il colore, oppure sarà ora di chiedersi seriamente: chi ha veramente scritto la lettera alla Lorenzetti nel 2007
SE LA DEVONO FINIRE ! Lo stato autoritario dei pochi ricchissimi.

Di chi ha paura questo tipo di stato ? ce lo dicono i fatti: i lavoratori, i ceti poveri della società, i giovani, chiunque manifesti idee dalla parte degli sfruttati.

Ad ognuno poi il suo ministero, cioè la sua croce. A crocifiggere i lavoratori ci pensano la ministra che piange e il primo ministro che parla come chi gli dà a mangiare.

Ai giovani che portano il peso delle idee scomode, quelle che non piacciono al potere,  la croce è quella del potere giudiziario.

La legge è uguale per tutti. Non è vero !

I potenti non si toccano, sono proprio le “disgrazie” giudiziarie di Berlusconi che lo confermano, decine di processi, centinaia dice lui, nessuna condanna. Questo significa una cosa semplicissima per i ricchi, i potenti, la macchina giudiziaria non funziona. C’è il rito, ma il finale è sempre lo stesso.

Per i poveri, i lavoratori, chi li difende, chi si ribella alle ingiustizie è diverso, c’è il carcere, c’è la condanna  anche se si è innocenti, a meno che non ci sia una mobilitazione che smascheri  pregiudizi e depistaggi. La storia della Repubblica italiana è piena di queste storie. COMITATO23OTTOBRE  4 febbraio 2012

Governo Monti: Tramonta la sicurezza sul lavoro per i lavoratori della scuola

Governo Monti: Tramonta la sicurezza sul lavoro per i lavoratori della scuola

Quante parole, parole e parole sono state espresse, anche dall’attuale Capo dello Stato in tema di sicurezza sul lavoro? Si dice che è inaccettabile, che è insopportabile, che è insostenibile morire sul lavoro o patire ferite sul lavoro, per il lavoro, durante il lavoro. Eppure, ancora una volta, queste parole rischiano di divenire, semplicemente espressioni di pura demagogia. Si piangono in morti, si condannano gli omicidi sul lavoro, ma la prevenzione non esiste. E in tempo di crisi, morale, etica, sociale ed economica, cosa ha deciso di fare il Governo tecnico-politico Monti? Il Decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 - Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (in G.U. n. 284 del 6 dicembre 2011), come attualmente modificato nel primo passaggio parlamentare, e confermato dalla conversione con la Legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214, all’articolo 6 afferma testualmente che ferma la tutela derivante dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, sono abrogati gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. La disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si applica nei confronti del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico. ( omissis) Di norma, e per norma, i periodi di assenza per infortunio e malattia connessi a fatti di servizio sono regolamentati dalle disposizioni contenute nei contratti di comparto. Per esempio L’impianto contrattuale è simile per ogni singolo comparto, salvo alcune differenze per il personale dei ministeri e della scuola, il diritto alla conservazione del posto di lavoro è diversamente disciplinato a seconda si tratti di infortunio o malattia. Nel primo caso, il posto è confermato fino a completa guarigione clinica; nel secondo, per un periodo non superiore a 36 mesi (intera retribuzione). Al personale invalido per servizio è riconosciuto un beneficio consistente un incremento percentuale della base stipendiale pari al 2,5% o all’ 1,25% per le invalidità ascritte rispettivamente alle prime 6 o alle ultime due categorie della tabella A allegata al DPR n. 834 del 1981. E quindi, si avviano con apposita denuncia, le pratiche per ottenere il riconoscimento della malattia professionale o infortunio sul lavoro con la c.d causa di servizio. Molti potrebbero dire, beh, esiste l’Inail quale è il problema? Hanno abrogato l’Inpdap, associandolo all’Inps, perché non fare lo stesso con la causa di servizio? Il problema, ed è un problema, è che gli infortuni che si possono verificare nella scuola sono da considerarsi infortuni sul lavoro se riferiti a soggetti assicurati INAIL. Sono quindi protetti da assicurazione sociale contro gli infortuni sul lavoro: gli insegnanti e gli alunni che attendono ad esperienze tecnico - scientifiche o esercitazioni pratiche, o che svolgono esercitazioni di lavoro; collaboratori, allorché utilizzino macchine elettriche o informatiche per l’espletamento dei compiti del proprio ufficio o lavoro; gli ausiliari, in quanto svolgono attività di tipo manuale con l’uso di attrezzature o utensili. Quindi, sembrerebbe di capire, che la maggior parte del personale della scuola, in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, rimarrebbe senza tutela. Follia? Ignoranza? Distrazione? Ho voluto attendere il passaggio parlamentare di tale norma, sperando che qualcuno si accorgesse di tale assurda disposizione. Almeno per come intesa dal sottoscritto. Invece nulla. Ho sperato, che si disponesse ampliamento, ovvio, della tutela Inail, per tutto quel personale, non solo della scuola, che rimarrebbe senza tutela in caso di malattia professionale o infortunio sul lavoro. Invece, a quanto pare, tanto ovvio non era. Ed in tale mancata ovvietà, l’abrogazione, ad oggi, è confermata. Dobbiamo sperare che i docenti od il personale della scuola, non patiscano infortuni sul lavoro, perché oltre al danno avrebbero la beffa. La beffa di essere abbandonati, sfruttati e dimenticati, dal proprio datore di lavoro, lo Stato italiano.
Marco Barone -

Perchè gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico di Chris Hedges*

Perchè gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico di Chris Hedges*

Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, sbudella le proprie librerie pubbliche e trasforma le proprie frequenze in veicoli di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta. Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico e dell'istruzione. Celebra l'addestramento meccanico al lavoro e la singola, amorale abilità nel far soldi. Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato delle imprese. Li incanala in un sistema castale di gestori di droni e di sistemi. Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese.

Gli insegnanti, con i loro sindacati sotto attacco, stanno diventando altrettanto sostituibili che i dipendenti a paga minima di Burger King. Disprezziamo gli insegnanti veri - quelli con la capacità di ispirare i bambini a pensare, quelli che aiutano i giovani a scoprire i propri doni e potenziali - e li sostituiamo con istruttori che insegnano in funzione di test stupidi e standardizzati. Questi istruttori obbediscono. Insegnano ai bambini a obbedire. E questo è il punto. Il programma 'Nessun Bambino Lasciato Indietro', sul modello del "Miracolo Texano", è una truffa. Non ha funzionato meglio del nostro sistema finanziario deregolamentato. Ma quando si esclude il dibattito, queste idee morte si autoperpetuano.

Il superamento di test a scelta multipla [bubble test] celebra e premia una forma peculiare di intelligenza analitica. Questo tipo di intelligenza è apprezzato dai gestori e dalle imprese del settore finanziario. Non vogliono dipendenti che pongano domande scomode o verifichino le strutture e gli assiomi esistenti. Vogliono che essi servano il sistema. Questi testi producono uomini e donne che sanno leggere e far di conto quanto basta per occupare posti di lavoro relativi a funzioni e servizi elementari. I test elevano quelli che hanno i mezzi finanziari per prepararsi ad essi. Premiano quelli che rispettano le regole, memorizzano le formule e mostrano deferenza all'autorità. I ribelli, gli artisti, i pensatori indipendenti, gli eccentrici e gli iconoclasti - quelli che marciano al suono del proprio tamburo - sono eliminati.

"Immagina" ha detto un insegnante di scuola pubblica di New York che ha chiesto di non fare il suo nome, "andare ogni giorno al lavoro sapendo che molto di quello che fai è una truffa, sapendo che non stai in alcun modo preparando gli studenti alla vita in un mondo sempre più brutale, sapendo che se non continui, secondo copione, con i tuoi corsi di preparazione ai test, e anzi se non migliori al riguardo, resterai senza lavoro. Fino a pochissimo tempo fa, il preside di una scuola era qualcosa di simile a un direttore d'orchestra: una persona che aveva una profonda esperienza e conoscenza della parte e della collocazione di ogni membro e di ogni strumento. Negli ultimi dieci anni assistito all'emergere sia dell'Accademia della Leadership del [sindaco] Mike Bloomberg sia dell'Accademia dei Sovrintendenti di Eli Broad, entrambe create esclusivamente per produrre all'istante presidi e sovrintendenti che si modellano sugli amministratori delegati delle imprese. Come è possibile che una cosa del genere sia legale? Come vengono riconosciute tali accademie? Di leader di che qualità ha bisogno una "accademia della leadership"? Che tipo di società consente a persone simili di amministrare le scuole dei suoi bambini? I testi di alto livello possono essere inutili da punto di vista pedagogico ma sono un meccanismo brillante per minare il sistema scolastico, instillando paura e creando una giustificazione perché se ne impossessino le imprese. C'è qualcosa di grottesco nel fatto che la riforma dell'istruzione sia diretta non da educatori bensì da finanzieri e speculatori e miliardari."

Gli insegnanti, sotto attacco da ogni direzione, stanno abbandonando la professione. Anche prima del blitzkrieg della "riforma" stavamo perdendo metà di tutti gli insegnanti nell'arco di cinque anni da quando avevano iniziato a lavorare, e si trattava di persone che avevano speso anni e molte migliaia di dollari per diventare insegnanti. Come può aspettarsi il paese di trattenere professionisti dignitosi e addestrati di fronte all'ostilità delle condizioni attuali? Sospetto che i gestori di fondi speculativi che stanno dietro il nostro sistema delle scuole parificate - il cui interesse principale non è certo l'istruzione - siano felicissimi di sostituire gli insegnanti veri con istruttori non sindacalizzati e scarsamente addestrati. Insegnare sul serio significa instillare i valori e il sapere che promuovono il bene comune e proteggono una società dalla follia dell'amnesia della storia. L'ideologia utilitaristica industriale abbracciata dal sistema dei test standardizzati e delle 'accademie della leadership' non ha tempo per le sottigliezze e le ambiguità morali intrinseche a un'educazione alle arti liberali. L'industrialismo ruota intorno al culto dell'io. E' incentrato sull'arricchimento e il profitto personale come solo fine dell'esistenza umana. E quelli che non si adeguano sono messi da parte.

"E' estremamente avvilente rendersi conto che si sta in realtà mentendo a questi bambini insinuando che questa dieta di letture industriali e di test standardizzati li stia preparando a qualcosa," ha detto questo insegnante, che temeva di subire rappresaglie dagli amministratori scolastici se questi avessero saputo che stava parlando fuori dai denti. "E' ancor più avvilente sapere che la tua sussistenza dipende sempre più dal sostenere questa bugia. Ti devi chiedere come mai gli amministratori dei fondi speculativi siano così improvvisamente interessati all'istruzione dei poveri delle città? Lo scopo principale della follia dei test non è di valutare gli studenti, bensì di valutare gli insegnanti."
"Non posso dirlo con certezza - non con la certezza di un Bill Gates o di un Mike Bloomberg che pontificano con certezza assoluta in un campo del quale non sanno assolutamente nulla - ma sospetto sempre più che uno degli obiettivi principali della campagna per la riforma sia di rendere il lavoro dell'insegnante così degradante e offensivo che gli insegnanti dignitosi e davvero istruiti semplicemente se ne andranno fin quando mantengono ancora un po' di rispetto per sé stessi," ha aggiunto. "In meno di un decennio siamo stati spogliati dell'autonomia e siamo sempre più microgestiti. Agli studenti è stato dare il potere di licenziarci per il fallimento nei loro test. Gli insegnanti sono stati assimilati a porci al truogolo e incolpati del collasso economico degli Stati Uniti. A New York ai presidi è stato dato ogni incentivo, sia finanziario sia in termini di controllo, perché sostituiscano gli insegnanti esperti con reclute di 22 anni fuori ruolo. Costano meno. Non sanno niente. Sono malleabili e vulnerabili alla revoca."

La demonizzazione degli insegnanti è un'altra finta della propaganda, un modo, da parte dell'industria, di sviare l'attenzione dal furto di circa 17 miliardi di dollari di stipendi, salari e risparmi a danno dei lavoratori statunitensi e da un panorama in cui un lavoratore su sei è disoccupato. Gli speculatori di Wall Street hanno saccheggiato il Tesoro statunitense. Hanno frustrato ogni tipo di regolamentazione. Hanno evitato incriminazioni penali. Stanno svuotando i servizi sociali fondamentali. E ora stanno pretendendo di amministrare le nostre scuole e università.

"Non solo i riformatori hanno rimosso la povertà come fattore; hanno anche rimosso le attitudini e le motivazioni degli studenti come fattori," ha detto questo insegnante, che è membro di un sindacato insegnanti. "Sembrano credere che gli studenti siano qualcosa di simile alle piante cui basti dar acqua ed esporle al sole del tuo insegnamento e tutto fiorisce. Questa è una fantasia che insulta sia lo studente sia l'insegnante. I riformatori sono venuti fuori con una varietà di piani insidiosi promossi come passi per professionalizzare il lavoro degli insegnanti. Siccome sono tutti uomini d'affari che non sanno nulla del settore, è superfluo dire che ciò non si fa dando agli insegnanti autonomia e rispetto. Usano remunerazioni basate sul merito in cui gli insegnanti degli studenti che fanno bene nei test a risposta multipla ricevono più soldi e gli insegnanti i cui studenti non fanno così bene nei test a risposta multipla, ricevono meno soldi. Naturalmente l'unico modo in cui ciò potrebbe essere concepito come equo sarebbe se in ogni classe si avesse un gruppo identico di studenti; una cosa impossibile. Lo scopo vero della remunerazione in base al merito consiste nel dividere gli insegnanti gli uni dagli altri spingendoli alla caccia agli studenti più brillanti e più motivati e a istituzionalizzare ulteriormente l'idea idiota dei test standardizzati. C'è sicuramente un'intelligenza diabolica all'opera in tutto ciò."

"Se si può dire che l'amministrazione Bloomber sia riuscita in qualcosa," ha detto, "ha avuto successo nel trasformare le scuole in fabbriche di stress in cui gli insegnanti scorrazzano a chiedersi se è possibile compiacere i propri presidi, se la propria scuola sarà ancora aperta l'anno prossimo, se il sindacato sarà ancora lì a offrire un qualche genere di protezione, se avranno ancora un posto di lavoro l'anno prossimo. Non è così che si gestisce un sistema scolastico. Così lo si distrugge. I riformatori e i loro compari nei media hanno creato un mondo manicheo di insegnanti cattivi e di insegnanti efficienti. In questo universo alternativo non ci sono altri fattori. Ovvero, tutti gli altri fattori - povertà, genitori degeneri, malattie mentali e denutrizione - sono tutte scuse del Cattivo Insegnante che possono essere superate dal duro lavoro dell'Insegnante Efficiente."

I davvero istruiti diventano consci. Diventano consapevoli di sé stessi. Non mentono a sé stessi. Non fanno finta che la truffa sia una cosa morale o che l'avidità della imprese sia una cosa buona. Non affermano che le esigenze del mercato possano giustificare moralmente la fame dei bambini o la negazione dell'assistenza medica ai malati. Non cacciano di casa 6 milioni di famiglie come costo della conduzione degli affari. Il pensiero è un dialogo con il proprio io interiore. Quelli che pensano pongono domande, domande che coloro che detengono l'autorità non vogliono siano poste. Ricordano chi siamo, da dove veniamo e dove dovremmo andare. Restano eternamente scettici e diffidenti nei confronti del potere. E sanno che questa indipendenza morale è l'unica protezione dal male radicale che deriva dall'incoscienza collettiva. Questa capacità di pensare è baluardo contro ogni autorità centralizzata che cerchi di imporre un'obbedienza stupida. C'è un'enorme differenza, come comprese Socrate, tra l'insegnare alle persone cosa pensare e l'insegnar loro come pensare. Quelli che sono dotati di una coscienza morale rifiutano di commettere delitti, anche quelli sanzionato dallo stato-impresa, perché alla fine non vogliono vivere con dei criminali, sé stessi.

"E' meglio essere in conflitto con il mondo intero [.] che essere in conflitto con me stesso," disse Socrate.

Quelli che sono in grado di porre le domande giuste sono armati della capacità di fare una scelta morale, di difendere il bene contro le pressioni esterne. Ed è per questo che il filosofo Immanuel Kant pone i doveri che abbiamo verso noi stessi prima dei doveri che abbiamo verso gli altri. Il riferimento, per Kant, non è l'idea biblica dell'amore per sé stessi - ama il tuo prossimo come te stesso, fai agli altri quello che vorresti che essi facessero a te - ma il rispetto di sé. Quel che ci dà valore e significato come esseri umani è la capacità di sollevarci ed opporci all'ingiustizia e alla vasta indifferenza morale dell'universo. Una volta che muore la giustizia, come sapeva Kant, la vita perde ogni significato. Quelli che obbediscono docilmente alle leggi e alle norme imposte dall'esterno - comprese le leggi religiose - non sono esseri umani morali. L'adempimento di una legge imposta è moralmente neutro. I davvero istruiti mettono le loro volontà al servizio di un'istanza di giustizia, empatia e ragione più elevate. Socrate ha sostenuto la stessa tesi quando ha detto che è meglio patire il male che farlo.

"Il male più grande che sia stato perpetrato," ha scritto Hannah Arendt, "è il male commesso dai nessuno, ovvero dagli esseri umani che rifiutano di essere persone."

Come ha puntualizzato la Arendt, dobbiamo aver fiducia soltanto in coloro che hanno questa consapevolezza di sé stessi. Questa consapevolezza di sé stessi viene solo dalla coscienza. Viene dalla capacità di guardare la crimine che viene commesso e dire "Io non posso." Dobbiamo temere, ha ammonito la Arendt, quelli il cui sistema morale è costruito sulla struttura inconsistente dell'obbedienza cieca. Dobbiamo temere quelli che non sono in grado di pensare. Le civiltà prive di coscienza si trasformano in deserti autoritari.

"I malvagi peggiori sono quelli che non ricordano perché non hanno mai prestato attenzione alla questione e, senza ricordo, niente può trattenerli," scrive la Arendt. "Per gli esseri umani, pensare al passato significa muoversi nella dimensione della profondità, gettando radici e così rendendosi stabili, in modo da non essere spazzati via da qualsiasi cosa possa accadere, lo Zeitgeist [lo spirito dell'epoca], o la Storia o la semplice tentazione. Il male più grande non è profondo, non ha radici, e poiché non ha radici non ha limiti, può arrivare a estremi impensabili e spazzare il mondo intero."


*Christopher Lynn Hedges (St. Johnsbury, 18 settembre 1956) è un giornalista, scrittore ed ex corrispondente di guerra statunitense.
Hedges è stato per quindici anni corrispondente di diverse testate, tra cui il “New York Times” e il “Dallas Morning News”. Insegna Giornalismo presso la New York University e ha ottenuto vari riconoscimenti. L'ultimo, nel 2002, è stato l'“Amnesty International Global Award for Human Rights”

Emesse le prime dieci sentenze positive sul contenzioso precari.

venerdì 3 febbraio 2012


Il Giudice del Lavoro di Roma ha accolto il ricorso patrocinato dall’avvocato Marco Tavernese e sostenuto dai Cobas, condannando il Miur a risarcire in favore dei precari -
a fronte dei contratti a termine illegittimamente stipulati - una somma pari a 15 mensilità di retribuzione. 

Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?

La Medicina del Lavoro N. 5 – AD 2004
Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?

INSEGNANTI E PATOLOGIE


E’ stata peraltro riscontrata una tendenza ad un’età più giovane tra gli insegnanti affetti da patologie psichiatriche rispetto agli insegnanti che non presentavano patologia psichiatrica (48.8 ± 0.37 anni negli insegnanti con motivazioni psichiatriche vs 50.2 ± 0.41 anni senza motivazioni psichiatriche; p<0.05). Questo confronto è risultato significativo solo per gli insegnanti, non per le altre categorie professionali.

INSEGNANTI E PATOLOGIE uno studio datato ma illuminante

Dal momento che gli insegnanti sono significativamente più “attempati” al momento della richiesta di inabilità rispetto alle altre categorie di dipendenti (tabella 1) è stata effettuata la stratificazione per età del rischio relativo. Questa analisi ha indicato che l’età non è un fattore di confondimento infatti il rischio relativo cumulativo di patologia psichiatrica per età non differisce da quello grezzo (RRetà= 2.09 e RRgrezzo= 2.08). L’età dei soggetti sottoposti ad accertamenti d’inabilità per patologie di natura psichiatrica è risultata sostanzialmente sovrapponibile all’età di soggetti che non presentavano una patologia psichiatrica (rispettivamente 46.2 ± 0.26 vs 46.3 ± 0.18 anni, NS). E’ stata peraltro riscontrata una tendenza ad un’età più giovane tra gli insegnanti affetti da patologie psichiatriche rispetto agli insegnanti che non presentavano patologia psichiatrica (48.8 ± 0.37 anni negli insegnanti con motivazioni psichiatriche vs 50.2 ± 0.41 anni senza motivazioni psichiatriche; p<0.05). Questo confronto è risultato significativo solo per gli insegnanti, non per le altre categorie professionali. Riguardo alla distribuzione per sesso, considerando che la popolazione dei soggetti sottoposti ad accertamenti di inabilità è composta per il 69.9% da donne e 30.1% da uomini (tabella 1), è apparso curioso osservare come la frequenza di motivazioni psichiatriche sia risultata uguale tra gli iscritti INPDAP nei due sessi (30.5% tra le donne, 28.1% tra gli uomini, NS). La prevalenza di patologia psichiatrica è risultata uguale anche tra insegnanti maschi e femmine: 49.7% nelle donne, 50.3% negli uomini (tabella 5).
Tabella 5 - Distribuzione delle patologie psichiatriche suddivise per sesso, diagnosticate nella categoria degli insegnanti sul totale della popolazione docente.
M F totale PATOLOGIE PSICHIATRICHE 86 300 386 POPOLAZIONE INSEGNANTI 171 603 774 PERCENTUALE PATOLOGIE PSICHIATRICHE PER SESSO 50,3% 49,7% 49,8%
Analogamente, il rischio relativo di patologia psichiatrica è apparso immodificato dopo la stratificazione per sesso, attestando il fatto che il sesso non è un elemento di confondimento per la patologia psichiatrica (RRsex= 2.08 e RRgrezzo= 2.08). Non è stata riscontrata una maggiore numerosità di accertamenti d’inabilità al lavoro con motivazioni psichiatriche tra gli insegnanti provenienti dalla scuola materna piuttosto che elementare, media o superiore (rispettivamente 46.6%, 52%, 51.8% e 48.4%) (tabella 6).
Tabella 6 – Stratificazione dei docenti per livello d’insegnamento e patologia psichiatrica.
SCUOLE INSEGNANTI INSEGNANTI PSICO MATERNE 103 13,3% 48 46,6% ELEMENTARI 223 28,8% 116 52,0% MEDIE 220 28,5% 114 51,8% SUPERIORI 219 28,2% 106 48,4% ALTRO 9 1,1% 2 22,2% TOTALE 774 100 386 49,8
La professione di insegnante sembra pertanto influire sulla prevalenza di patologie psichiatriche indipendentemente dal livello scolastico al quale si esercita. Infine, la domanda d’inabilità, presentata per motivazioni psichiatriche (tabella 7), ha portato al riconoscimento di inidoneità all’insegnamento nell’80.7% dei casi (53.1% permanentemente e 27.6% temporaneamente) mentre il 9.9% degli insegnanti è stato riconosciuto assolutamente e permanentemente inabile a qualsiasi proficuo lavoro. Solo l’8.8% è stato ritenuto idoneo all’insegnamento dal Collegio Medico.

l’ordinanza del Sindaco sospende le attività didattiche SCUOLE VUOTE, MA APERTE:CHE INUTILE SPRECO

giovedì 2 febbraio 2012

L’ordinanza del Sindaco sospende le attività didattiche
SCUOLE VUOTE, MA APERTE: CHE INUTILE SPRECO


Il sindaco di Terni con l’ordinanza 20222 del 2 febbraio ha ordinato la sospensione dell'attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado per la giornata di venerdì 3 febbraio 2012.
Per motivi condivisibili, dovuti alle pessime previsioni meteo, ha così imposto a studenti ed insegnanti di restare a casa.
C’è però un ma… Invece della chiusura delle scuole -che sarebbe stata auspicabile- si è decisa l’interruzione delle attività didattiche, per cui il personale ATA, cioè amministrativo e i collaboratori scolastici saranno costretti ad andare a scuola. A che fare? A sprecare gasolio ed elettricità negli edifici vuoti, ma aperti.
La prossima volta, invece di interrompere le attività didattiche si chiudano direttamente le scuole. Sarà meglio per il risparmio energetico, la pubblica sicurezza e anche per l’ambiente
COBAS DELLA SCUOLA- TERNI

PERSECUZIONE LA DIGOS DI ROMA NELLE CASE DEI RAGAZZI DI BRUSHWOOD


Nell’epoca del governo dei banchieri e del Presidente del: “nessuna categoria deve sentirsi esente dai sacrifici” , messaggio concretissimamente arrivato nelle famiglie dei lavoratori ( e a quelle soltanto, ovviamente), ci sono magistrati che cercano ancora l’untore.
Gli untori, le streghe sono notoriamente figli del male, del diavolo,predestinati da qualche divinità ( con la toga) a finire sotto le attenzioni delle forze di polizia.
I ragazzi di Brushwood predestinati dall’apparato giudiziario dello stato a questo ruolo il 23 ottobre 2007, hanno subito oggi, di nuovo,una limitazione arbitraria della loro libertà personale, attraverso
una perquisizione della DIGOS di Roma su ordine di un giudice della capitale.
Si è capito per ora, che è in corso una indagine per una lettera contenente 2 proiettili, inviata nel 2010 al capo del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria) firmata COOP FAI.
In uno dei passaggi del documento che autorizza la perquisizione, si legge che ci sarebbero corrispondenze tra lo stampatello attribuito a
Michele nel caso Lorenzetti e quello della lettera al capo del DAP.
Un passaggio questo che non può non suscitare la nostra ilarità.Infatti, l’immagine che viene in mente immediatamente è di Michele laureato in filosofia; ci viene da pensare sogghignando, che forse lo studiare tanto gli è servito per arrivare a scrivere di propria mano,nel 2010, una lettera di minaccia, allo stesso modo, di quella che gli si è voluto attribuire, e scritta da qualcuno nel 2007, e per la quale, prima del 2010, si è fatto 400 giorni di arresti.” Insomma anarchico si, ma stupido no !
O invece, molto più seriamente, questo fatto, se mai fosse vero, è un’ulteriore dimostrazione che i nostri ragazzi nulla c’ entrano con la lettera alla Lorenzetti!
La foresta di Brushwood è come il peccato originale, non se ne esce, ma è soprattutto come quella del Machbeth di Shakespeare, cammina con la fantasia del loro autore, che non è uno scrittore ma un giudice.
Ora però, basta con le persecuzioni !
Mentre scriviamo Michele, Andrea e forse altri sono ancora nel Commissariato a Spoleto


                                    Comitato 23 ottobre

MONTI DELIRA SULLA MONOTONIA DEL POSTO FISSO...

UFFA CHE NOIA

A vita! Ora, siccome mi riesce difficile immaginare un posto più fisso di un incarico “a vita”, possiamo dire senza tema di smentite che dall’età di 26 anni a oggi che viaggia per i 70, il professor Monti ha sempre avuto un posto fisso. Chissà che monotonia! 
Il suo consiglio ai giovani, quindi, non può che essere frutto dell’invidia: beati voi ragazzi che ogni due mesi avete questo stratosferico brivido del rinnovo del contrattino. Guardate me, invece, che noia!
Niente male, eh? Come dite voi a Roma ……paraculo?

COSA C'E' DA INAUGURARE?

sabato 28 gennaio 2012

Essendo lo smantellamento di tutta l'Istruzione Pubblica, dalle Materne all'Università, in atto da vent'anni, così come la mercificazione della Cultura e la trasformazione della Scuola in azienda, non si vede proprio il motivo dell'inaugurazione dell'Anno
Accademico a Perugia
.
Inoltre, visto che il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione, Profumo, ha tanto il buon odore dell'antico, dato che ha avuto l'ammirevole coraggio di dichiarare che la (contro)riforma Gelmini non solo non va cancellata, ma, addirittura, va oliata, si comprende ancor meno perché si parli di inaugurazione.
Se mai, si dovrebbe parlare di festeggiamenti per il riuscito affondamento della Scuola repubblicana.
Comunque, gli insegnanti, il personale non docente, gli studenti ed i genitori, che, da anni, resistono ai distruttivi progetti, partoriti dai più diversi Governi, andranno, domani, a ricordare queste ed altre verità al Ministro Profumo e danno appuntamento al presidio, che si terrà in piazza Università (con volantinaggio anche in via Innamorati ed in via Pascoli) a Perugia, dalle ore 14,30 alle 18,30.
Coordinamento “Viva la Scuola Pubblica” di Perugia
Coordinamento dei Precari della Scuola della Provincia di Perugia

Il voto di fiducia della Camera conferma l’apertura delle graduatorie ad esaurimento


Il passaggio al Senato potrebbe trovare ostacoli, Tuttoscuola, 27.1.2012
La Camera ha approvato ieri con voto di fiducia la conversione con emendamenti del decreto legge “milleproroghe”. Rispetto ad altre volte, il governo ha chiesto la fiducia sui testi così come erano stati emendati, senza proporre un proprio maxiemendamento.
In questo modo, tra gli emendamenti approvati in Commissione, si è salvato anche quello relativo all’apertura delle graduatorie ad esaurimento nei confronti di circa 23 mila tra abilitati e abilitandi (quasi tutti di scienze della formazione primaria, destinati a diventare insegnanti di scuola dell’infanzia o della scuola primaria).
Questa estate vi era stata un’operazione analoga alla Camera con un emendamento simile approvato in Commissione, ma in quel caso, quando tutto faceva pensare al successo, un maxiemendamento presentato dal governo e passato con il voto di fiducia aveva azzerato tutto.
Ora la prova del fuoco è al Senato dove, a quanto sembra, le cose potrebbero andare diversamente, perché il testo approvato dalla Camera non è stato “blindato”, lasciando libertà ai senatori di apportare nuove modifiche.
E, proprio sull’emendamento che riapre le GaE, corrono voci di “assalto alla baionetta” da parte di esponenti della attuale maggioranza e dell’opposizione. È certo, in proposito, il no della Lega guidata in Commissione istruzione dal sen. Pittoni, ma, a quanto sembra, anche diversi senatori del Pd sarebbero favorevoli a sbarrare il passo alla riapertura delle GaE.
Sarà interessante vedere quale posizione assumerà il ministro Profumo se dovesse essere chiamato ad esprimersi.

Le vere ragioni della soppressione dell’INPDAP

venerdì 27 gennaio 2012

Vogliamo dare un nostro contributo, più compiuto ed approfondito, sul tema della soppressione dell‘Istituto. Il ragionamento non è proprio brevissimo, è però frutto di una riflessione attenta e crediamo che, con un po’ di pazienza, valga la pena di essere seguito,  per comprendere bene il significato di questo provvedimento.
Sarebbe un grave errore vedere la soppressione dell’INPDAP come un provvedimento a se stante, sconnesso ed indipendente dal quadro complessivo delle operazioni che il governo Monti sta conducendo.
In questa fase di crisi nei paesi “centrali”, europei e nord – americani, i governi cosiddetti “tecnici” hanno come compito e missione quella di aprire nuove opportunità e nuovi spazi al capitalismo ed all’imperialismo occidentale.
Formalmente avulso alla contesa partitica, il governo Monti si accredita così come contraltare della politica “sporca”, degli evidenti eccessi di corruzione e malgoverno, inteso come incapacità e incompetenza vera e propria che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi anni.
Con questa veste moralizzatrice e protetto dalla presunta “purezza” – tutta da dimostrare – dei propri componenti, il governo Monti ha quindi degli strumenti ed un potere decisionale immediato fortemente accentuato rispetto ai predecessori.
Ciò gli consente di avviare e portare a realizzazione materialmente molti processi “riformatori”, in diversi settori.
Questi processi hanno tutti, ad una analisi attenta, per l’appunto lo scopo specifico di riaprire nuove possibilità, nuovi vantaggi, nuovi “mercati” alla economia capitalistica.
Allo scopo di renderli il più possibile blindati e soggetti a modifiche solo marginali, questi processi di trasformazione vengono accompagnati da giustificazioni legate alla necessità di ripianare il deficit e di ridurre la spesa pubblica, anche quando ciò, dati statistici alla mano, non corrisponde a realtà; oppure, sempre con lo stesso obiettivo, quello di distogliere l’attenzione dagli obiettivi centrali dei decreti, si attuano operazioni populistiche ed eclatanti dal punto di vista mediatico (vedi ispezioni anti – evasori concentrate in un certo periodo ed in certi luoghi, “Vedete come siamo bravi  e come siamo severi?”).
Ma la sostanza è un’altra, come dicevamo.
Prendiamo la riforma previdenziale, l’ennesima, quella definitiva, che ha allontanato sine die la possibilità di andare in pensione ed ha ridotto drasticamente i trattamenti, senza peraltro fare alcunché rispetto alla costruzione di garanzie per le generazioni più giovani, che continuano ad

Visita il sito: http://www.cobasinpdap.it
sezione video: http://www.cobasinpdap.it/Video/frame.html
Tel 06-77353335/8567/6229
essere destinate all’occupazione instabile senza avere alcuna garanzia previdenziale, in barba a tutte le dichiarazioni pro – giovani che tutti i giorni ci sentiamo profondere anche dallo stesso Monti.
Bene, questa riforma si è inserita in un quadro in cui il bilancio previdenziale, a detta non da parte nostra, ma di tutte le fonti ufficiali (INPS, ISTAT ecc.) è ampiamente in attivo, nonostante soffra l’endemico deficit dei fondi pensione di alcune categorie (dirigenti, artigiani, ecc.).
Ed allora, perché questa riforma così drastica ? Per risparmiare ? Per ridurre la spesa ? Non proprio.
Certo se i trattamenti vengono ridotti e spostati in là nel tempo la riduzione di spesa c’è, è ovvio, ma non è questo che interessa, non è questo lo scopo! Lo scopo vero è quello di annientare del tutto questa sezione del Welfare, con una progressione esponenziale, più rapida di quello che era stato preventivato dalle riforme precedenti, con l’obiettivo di creare prospettive di sviluppo immediato per la previdenza privata.
Quest’ultima è un elemento del circuito speculativo su cui si regge il capitalismo di questi ultimi decenni, che ha bisogno sempre di più di sostenere le sue gambe di argilla con ingenti risorse finanziarie, anche indipendenti dalla effettiva produzione di beni e ricchezza materiale.
Che sia gestito da strutture chiuse “di categoria” o da istituzioni bancarie ed assicurative di diverso genere, il fondo di previdenza “integrativa” finisce inevitabilmente per introdursinel mondo degli investimenti speculativi e borsistici, il cui andamento spesso, per non dire sempre, è condizionato da elementi che hanno poco a che fare con la fabbricazione dei prodotti, con l’efficienza dei servizi, con le capacità effettive, insomma, di un sistema economico. Questi andamenti, come si è visto, sono determinati dai “capricci” affaristici delle  centrali finanziarie e dalla necessità di sfruttare i differenziali di valore acquisiti dai titoli nei vari mercati borsistici.
Taglieggiando o addirittura eliminando (per le giovani generazioni che si dice di voler proteggere) la possibilità di costruirsi una previdenza garantita dai contributi versati, si vogliono spingere sempre più risorse,sempre più capitali in questo buco nero speculativo, che continuerà a fare arricchire i pochi che lo governano e lo sfruttano, non dando nulla di vantaggioso a chi ingenuamente crede che sia quella l’unica strada per premunirsi in vista della vecchiaia.
Un altro esempio di come il governo “tecnico” sfrutta motivazioni e giustificazioni emotivamente e moralmente condivise dalla maggioranza dell’opinione pubblica per attuare processi che hanno invece spiegazioni più bassamente opportunistiche è quello delle cosiddette “liberalizzazioni”.
Il sistema mediatico di appoggio e sostegno a questi processi, in questo caso mette in primissimo piano i provvedimenti destinati a disciplinare con maggior “rigore” attività di ristrette categorie (farmacisti, notai, tassisti ecc.). In realtà la sostanza e le prassi che da decenni regolano queste attività e che hanno determinato una scarsa accessibilità all’esercizio di determinate professioni e il loro giustificato accostamento con l’evasione e l’elusione fiscale, non ci sembra che venga granché scalfito da queste “riforme”, sulle quali però viene attratta l’attenzione per settimane e settimane di seguito, come uno specchietto per le allodole.
Intanto, al riparo dai riflettori, quasi marginalmente, vengono fatti passare i provvedimenti sulla “liberalizzazione” dell’energia, che significherà sottoporre anche questo settore allo “spezzatino” già subito dal settore telefonico, da quello postale, e da altri settori di servizi, un tempo definiti pubblici, che prima erano oggetto di gestione controllata in quanto riferiti a bisogni e necessità sociali che si reputava dovessero essere garantite al di fuori del mercato.
Il destino subito da Telecom, Enel, Poste ecc. ora dovrà essere affrontato anche dalle aziende energetiche, Eni in testa, per garantire la concorrenza, dicono, “a tutto vantaggio del consumatore”.
Vi pare che la concorrenza che in questi anni si è aperta nel settore delle telecomunicazioni, ad esempio, abbia inciso positivamente sui costi addossati alle famiglie e che sia aumentata l’efficienza del servizio ?
Vi pare che la privatizzazione delle Poste abbia prodotto riflessi così benefici sul costo  e l’efficienza dei servizi “liberalizzati” ?
A noi pare che si siano “liberate” solo nuove opportunità per le aziende private, che tra l’altro formano anche una specie di oligarchia monopolistica, in questi settori.
Seci sono stati dei vantaggi, sono solo in termini di profitto per queste aziende, senza alcun beneficio né tariffario, né funzionale, per gli utenti.
Sempre con scarsa attenzione mediatica, il governo sta infilando, tra le liberalizzazioni, anche i servizi pubblici locali, la cui privatizzazione era stata bocciata fragorosamentedai referendum di qualche anno fa (? Oops, ma no!  si tratta solo del giugno dello scorso anno, ma si sa la situazione economica muta con una rapidità impressionante, vogliamo fermarci solo perché una consultazione democratica ha detto che le privatizzazioni  non vanno bene ?!).
E veniamo finalmente all’INPDAP.
Non è un caso che l’attenzione giornalistica sulla soppressione di questo ente, che pure non è un’istituzione marginale o di poca consistenza, sia stata scarsa.
L’attenzione mediatica è intervenuta marginalmente solo in occasione delle iniziative di protesta dei dipendenti, che ovviamente erano e sono legate, legittimamente, molto ai giustificati timori per l’aspetto occupazionale.
Non si è posto l’accento abbastanza sugli aspetti sostanziali e sulle conseguenze che discenderanno dal decreto di soppressione, che si inserisce appieno nel quadro di tutti gli altri provvedimenti vomitati dal governo tecnocratico.
Anche qui infatti la sostanza e l’obiettivo reale è “liberalizzare” e “privatizzare”. Con la giustificazione ormai anche un po’ ripetitiva e a cui non crede più nessuno, della “razionalizzazione” della spesa.
Come sappiamo, è un processo che in INPDAP è cominciato già da qualche anno, anzi, forse, dalla sua nascita, nel ’95-96. Chi ha vissuto quegli anni ricorderà la privatizzazione della gestione del patrimonio (con risultati disastrosi in termini finanziari e materiali), la cartolarizzazione (cioè la finanziarizzazione) del valore dello stesso patrimonio immobiliare prima e di quello mobiliare (credito) poi, anch’esso con risultati catastrofici, la parziale privatizzazione del credito, dovuta al restringimento drastico delle risorse direttamente erogabili dall’Istituto per mutui e prestiti, la parziale privatizzazione dei servizi sociali (assistenza anziani, convitti, vacanze studio, colonie), con l’introduzione di contratti di servizio con aziende esterne per servizi fino ad allora resi da personale dell’Istituto.
Ora si tratta di dare un’accelerata definitiva e molto spinta a questo processo di privatizzazione.
Si tratta di completare il distoglimento di personale dalle strutture sociali, affidando in toto i servizi in service esterno.
Si tratta di eliminare il finanziamento, già ridotto, al credito gestito dall’ ente, dirottando totalmente la robusta e costante domanda che proviene dagli iscritti verso il credito privato (banche e finanziarie).
Si tratta di ritornare, per la gestione del patrimonio immobiliare, all’affidamento alle mandatarie, a cui tra l’altro INPS non ha mai rinunciato, mettendo ai margini ed assottigliando il controllo della gestione da parte delle strutture e del personale dell’istituto.
Si tratta di cancellare quelle poche isole di gestione interna da parte del personale del rapporto con gli iscritti, pensiamo all’assistenza e ricezione delle dichiarazioni mod.730, ad esempio, che, mutuando dal funzionamento INPS, sarà probabilmente consegnata in esclusiva ai CAF privati.
E si tratta anche e soprattutto di estendere “finalmente” la privatizzazione anche ai servizi previdenziali, fin qui al riparo da intromissioni esterne: la interconnessione che si sta creando artificiosamente tra riduzione dei trattamenti pensionistici e destinazione di quote sempre maggiori di reddito al finanziamento di forme di previdenza ed assicurazione private è destinato ad entrare ed a influire direttamente nel funzionamento degli uffici e nelle attività istituzionali.
Qualcuno ricorderà, per esempio, come, di pari passo con la riduzione dei mutui erogati direttamente, si è assistito ad una sempre maggiore presenza di istituti bancari nelle sedi, con agenti destinati a ricevere l’”eccedenza” della domanda di credito. Bene noi pensiamo che analogo disegno, nei prossimi anni, sarà attuato anche per la previdenza integrativa.
D’altronde gli “agenti” in questo caso, sono già in casa, sono i rappresentanti sindacali delle organizzazioni che in questi anni si sono dati un gran da fare , con tanto di atti notarili, per costituire fondi previdenziali di vario genere e natura, e chesono pronti a effettuare le loro campagne di adesione, che diventeranno sempre più massicce e pressanti.
Data la vicenda scandalosa vissuta nell’INPDAP rispetto alla gestione del sistema informativo, ci pare infine quasi superfluo prefigurare quali appetiti vengono sollecitati e quali ingenti finanziamenti, di cui beneficeranno le solite note aziende, verranno mossi per l’inevitabile unificazione delle procedure informatiche: siamo destinati ad assistere, anche qui, all’ennesimo rifacimento del sistema, dai costi già pletorici, col sistema ex INPDAP, tra l’altro,che sappiamo non è stato ancora completato ?
Abbiamo cercato di far emergere quelli che sono i punti effettivi e gli scopi reali della soppressione dell’INPDAP. Essa è dovuta non già e non tanto alla necessità di ridurre la spesa, che potrà essere influenzata ben poco dalla sparizione di qualche organo duplicato e di qualche poltrona, bensì ha lo scopo di governare più efficacemente e rapidamente i processi di esternalizzazione, completandoli e rendendoli totali per i settori già parzialmente privatizzati ed estendendoli anche a quei settori che finora ne erano stati esclusi, come la previdenza.
In contraddizione con gli scopi dichiarati, tali processi non sono destinati a ridurre la spesa, ma anzi ad aumentarla, in quanto indirizzati a dirottare sempre più finanziamenti verso l’affidamento dei servizi alle imprese private.
In questi giorni, giustamente, l’attenzione è rivolta ancora all’aspetto occupazionale. Ma esso non può essere osservato solo con un’ottica di breve periodo, legata alla stretta attualità del provvedimento ed alla sua attuazione immediata. L’impegno di chi vuole adoperarsi per il mantenimento dei livelli occupazionali dovrebbe tenere conto proprio del quadro d’assieme che abbiamo fin qui delineato: non può esservi garanzia per il mantenimento del posto di lavoro senza un’adeguata opposizione ai processi di privatizzazione, perché sono proprio questi che metteranno in pericolo nei prossimi mesi e nei prossimi anni i livelli occupazionali, in questo come in altri enti pubblici.
27 gennaio 2012               
COBAS - INPDAP

SFIGATI: questo è il 'giovane' al governo

mercoledì 25 gennaio 2012

E questo è il 'giovane' al governo
di Susanna Turco

Definisce 'Sfigato' chi non si laurea entro i 28 anni. Ma lui è figlio
di un potente amico di Previti. Raccomandato da Sacconi, Brunetta e
Montezemolo. Storia vera del rampante viceministro Michel Martone

(24 gennaio 2012)

Michel MartoneGiovane, preparato, ben introdotto, maniacale promotore
di se stesso. Un Klaus Davi tendente Jaki Elkann, con posa all'Antonio
Gramsci. Incarichi, docenze, consulenze, e libri, e convegni, e
articoli, e tv. Persino un blog dove pubblica ogni suo intervento,
consiglia di leggere Kavafis e di ascoltare Jimi Hendrix, mancino come
lui.

Michel Martone - figlio di Antonio, di cui si dirà - Martone il
giovane, giuslavorista, l'under 40 dell'esecutivo con un curriculum da
paura, è entrato da viceministro al Lavoro con titoloni sui giornali.
Dell'atteso exploit, però, non si ha traccia. E' scomparso. Non c'è
armonia col ministro Elsa Fornero, si vocifera. A oggi non è nemmeno
chiaro quali ambiti di competenza abbia. A Natale il governo ha
approvato le sue deleghe, ma con la fumosa dizione "funzioni
particolari". Mistero. Una sparizione sorprendente. Anche perché -
raccontano - "è una vita che studia da ministro".

Eppure, addentrandosi tra biografia e rapporti ramificati, una chiave
la si trova. Si capisce, per esempio, che Martone il giovane è in
realtà un giovane-vecchio: il contrario di un outsider. Piuttosto, il
pezzetto di un establishment non del tutto meritocratico.

Uno che ha saputo coniugare con secolare abilità l'autopromozione, la
carriera accademica, e l'avere un ben introdotto papà (il giudice
Martone, ex presidente dell'Authority scioperi, già assiduo dello
studio Previti, da ultimo sulle cronache per aver partecipato a un
pranzo della P3 a casa di Verdini).

L'abilità sta nell'amalgama: è impossibile distinguere un elemento
dall'altro. Come dimostra, fra l'altro, ciò che accadde quando il Pd
Pietro Ichino attaccò l'allora ministro Renato Brunetta, colpevole di
aver dato a Martone junior una consulenza da 40 mila euro, avendo
nominato Martone senior presidente della Civit (la Commissione
"antifannulloni"). Sciocchezze, replicò Brunetta: "La consulenza è
precedente alla nomina, semmai allora il figlio ha raccomandato il
padre".

Eccolo l'amalgama: e tutto tiene, l'uovo e la gallina. E' invidiabile
e oliata, del resto, la disinvoltura con la quale Martone racconta di
fare oggi il viceministro dopo aver "solo mandato un curriculum" a
Catricalà, o ricorda che ai tempi dell'università il professor
Dell'Olio "mi propose di lavorare per il suo dipartimento" (all'ora
fatale, Martone senior fece pubblicare per Dell'Olio un necrologio la
cui metratura gli appassionati del ramo ancora ricordano). O la
scioltezza con la quale ripercorre la fulminea sua carriera: a 23 anni
dottorando, a 26 ricercatore (diventa anche avvocato), a 27 professore
associato (a Teramo). A 29 anni - record - Martone è ordinario avendo
ottenuto l'idoneità a Siena con il classico schema all'italiana (otto
candidati, sei si ritirano, due vincono).

A presiedere la commissione, il professor Persiani: quello che, anni
prima, "mi aveva chiesto se volevo lavorare all'Università e la
mattina alle 7 mi aveva convocato". Che fortuna. Ottimi, del resto,
sono da sempre i rapporti tra Persiani e Martone Senior.
"Secchioncello", si definisce. E che sia preparato anche i detrattori
lo dicono. Ancora più bravo nel tenere insieme tutto.

Negli ultimi due anni, consulente di Brunetta ma anche collaboratore
di Maurizio Sacconi (suo sponsor nella nomina a viceministro), Martone
è riuscito a essere anche in Italiafutura, stimato senza riserve
dall'antiberlusconiano Luca di Montezemolo. Se non fosse entrato al
governo, aveva già pronta la nomina a presidente di FondInps: firmata
da Sacconi, poche ore prima delle dimissioni di Berlusconi.

Il suo discorso per i dieci anni dalla morte di Bettino (perché è
anche membro della Fondazione Craxi), cominciò così: "Molti si
chiederanno che cosa ci faccio qui". Ecco, chiederselo non serve. E'
cosa riuscirà a fare arrivato sin qui, e con una capacità di stare al
mondo che sembra diventata un peso, la vera domanda.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-questo-e-il-giovane-al-go

Il modello valutazione Fiat entra nella scuola

INVALSI Il modello valutazione Fiat entra nella scuola

Valutazione sì? Valutazione no?Chi valuta chi? Come? Per quale fine? Per quale logica? Tante domande possono e devono sorgere intorno al concetto di valutazione. Ma la valutazione così come oggi concepita è sinonimo di meritocrazia, ovvero concorrenza, ovvero profitto. E se ciò viene ricondotto nel settore della scuola, il risultato altro non sarà che quello di acriticare le menti, standardizzare i parametri d’insegnamento ed annientare la libertà d’insegnamento.
Tanto detto, esono concetti che ribadirò fino alla nausea, la FIAT, ha recentemente applicato nelle proprie fabbriche, un modello di valutazione volto ad analizzare il clima ambientale aziendale.
Le analisi di clima sono considerate dal Gruppo Fiat un utile strumento non solo per fotografare il livello di soddisfazione dei dipendenti, ma soprattutto per identificare azioni correttive volte a rispondere alle aspettative e alle esigenze dell’intera organizzazione. Questo quanto si legge nel loro sito. Ove si specifica che nel corso degli ultimi dieci anniil Gruppo ha svolto periodicamente indagini di soddisfazione sul clima. Se in passato le analisi erano realizzate dai diversi Settori in modo indipendente con survey e metodologie elaborate internamente, nel 2010 è stata condotta un’unica indagine di clima in collaborazione con Great Place to Work Institute (GPTW).
La scelta di avvalersi di una società specializzata e riconosciuta a livello mondiale è stata guidata dalla volontà di non limitarsi al confronto con parametri interni, ma di valutare i risultati rispetto a benchmark di settore nazionali e internazionali. GPTW ha supportato il Gruppo Fiat nelle diverse fasi: dalla definizione del campione statistico, garantendone la significatività, alla somministrazione del questionario fino all’elaborazione e interpretazione dei risultati.
La società a cui hanno affidato tale ricerca specifica che ,il loro progetto nasce grazie ad uno studio di alcuni ricercatori che compresero che l’elemento chiave degli ambienti di lavoro eccellenti non era un insieme di benefit, programmi e politiche per i dipendenti, ma una serie di relazioni di qualità basate su fiducia, orgoglio e cameratismo.
Capito bene? Cameratismo!
Il tipo di questionario utilizzato è il Trust Index © che integra 58 dimensioni specifiche e consente a Great Place to Work ®di analizzare in modo preciso i comportamenti e le caratteristiche delle aziende più desiderabili e di successo del mondo. Ecco cosa fanno in sostanza:
In quanto esperti mondiali di ambienti di lavoro eccellenti, forniamo liste e classifiche di eccellenza che identificano e premiano i migliori ambienti di lavoro del mondo. I nostri efficaci modelli per la comprensione delle culture organizzative hanno consentito di elaborare strumenti di valutazione unici per le aziende, per interpretare la cultura dell’ambiente di lavoro e decidere come avviare il cambiamento.
I nostri concetti semplici e tuttavia di forte impatto hanno consentito di sviluppare workshop e corsi di formazione per dirigenti e collaboratori, per promuovere ambienti di lavoro eccellenti. In quanto principali arbitri degli ambienti di lavoro eccellenti, favoriamo la creazione di comunità di aziende e di professionisti affini tramite conferenze e network, personali e online, che offrono opportunità di scambio delle esperienze. La ricerca continua – e un database unico sui migliori ambienti di lavoro del mondo - ci permettono di condividere storie e idee su di essi, mediante pubblicazioni di articoli e risorse online.
Si affrontano varie questioni, nella prima parte si analizzano la demografia dei dipendenti (numero, composizione, nazionalità, turnover volontario, anzianità aziendale), la struttura societaria, i risultati (anno di fondazione, fatturati) e i benefit offerti ai lavoratori (palestra, asilo, assicurazione sanitaria, giorni di ferie), nella seconda parte, strutturata con una serie di domande a risposta aperta, consente alle aziende di far conoscere le proprie policy e i propri valori.
Bene. Ora se andiamo a vedere in cosa consiste il progetto INVALSI e VALSIS noterete che le modalità, i fini, che caratterizzano i processi di valutazione sono similari se non identici. Con un piccolo particolare.La Scuola Pubblica Statale italiana non è un’azienda. Non deve produrre profitto.
Il Sistema VALSIS integrato con l’INVALSI , svolge la sua missione di distruzione della Scuola Pubblica, in questo modo:
Il quadro di riferimento tiene conto di quattro dimensioni: il contesto in cui le scuole sono inserite (aspetti demografici, economici e socio-culturali nei cui confini la scuola si trova ad operare e che ne determinano la sua utenza) gli input, ovvero le risorse di cui la scuola dispone per offrire il proprio servizio (umane, materiali, ed economiche a disposizione), i processi attuati, ossia le attività realizzate dalla scuola (l’offerta formativa, le scelte organizzative e didattiche, gli stili di direzione) i risultati ottenuti, sia immediati (percentuali di promossi, votazioni conseguite agli esami di stato) sia a medio e lungo periodo (livello delle competenze possedute, accesso al mondo del lavoro).
Si tratta di un percorso di ricerca triennale, avviato a settembre 2008 che si concluderà a giugno 2011, come indicato dalla direttiva n. 74 che ha definito leattività dell’INVALSI nel triennio 2008-2011.
La Valutazione di sistema e la Valutazione delle scuole si pongono in modo integrato con le altre attività valutative dell’INVALSI. Lo schema con i flussi di informazione permette di comprendere in che modo possano essere integrate - per la valutazione della scuola - le informazioni che provengono da fonti istituzionali (ISTAT, MIUR) e quelle provenienti da altre ricerche dell’INVALSI.
Dicono di fare riferimento al modello CIPP; si tratta di un quadro di riferimento generale, utilizzato per effettuare sia valutazioni funzionali alla riuscita dei processi, sia per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di programmi, progetti, organizzazioni e sistemi. Questo modello è nato verso la fine degli anni ‘60 per i progetti delle scuole degli Stati Uniti, per contribuire a sviluppare e a realizzare un sistema che permettesse loro di dar conto del proprio operato (accountability).
Nel sito Invalsi si legge che: Il quadro di riferimento tiene conto delle quattro dimensioni del modello CIPP: il contesto in cui le scuole operano (aspetti demografici, economici e socio-culturali nei quali confini la scuola si trova ad operare e che determinano la sua utenza); gli input, ossia le risorse di cui il sistema educativo e le singole unità scolastiche dispongono per offrire il proprio servizio (risorse umane – inclusi gli studenti, materiali, ed economiche a disposizione); i processi attuati, ossia le attività realizzate dalla scuola (l’offerta formativa, le scelte organizzative e didattiche, gli stili di direzione); i risultati ottenuti, sia immediati (percentuali di promossi, votazioni conseguite agli esami di stato, livelli di apprendimenti rilevati con prove standardizzate) sia a medio e lungo periodo (accesso all’università, al mondo del lavoro). Sembra di leggere i parametri del modello di valutazione applicato all’azienda FIAT.
Il massimo grado di tale processo di Invalsione è rappresentato dal questionario. Il Questionario per le scuole, sviluppato nell’ambito del progetto VslSiS, racchiude nel suo interno tutte quelle richieste di dati necessari per definire indicatori altrimenti non costruibili a causa di fonti non aggiornate, oppure incomplete, o semplicemente non accessibili.
In questa dimensione sono state quindi incluse informazioni inerenti: le scuole (ad esempio: l’ampiezza media delle scuole, l’ampiezza media della classe, ossia il numero medio di studenti per classe); le risorse strutturali (ad esempio: postazioni pc nella scuola, numero di volumi presenti nelle biblioteche di scuola); le risorse economiche (ad esempio: spesa per studente, spesa pubblica in educazione); gli studenti (ad esempio: alunni per classe, alunni stranieri); le risorse umane (ad esempio: numero di insegnanti, assenze per malattia, insegnanti di sostegno). Mentre si specifica che rispetto agli insegnanti, viene richiesto il loro numero totale, la loro anzianità, la stabilità e la tipologia contrattuale. Se i dati sulle assenze del personale scolastico sono ormai disponibili anche attraverso le rilevazioni mensili del Ministero della Funzione Pubblica, non è noto l’impatto che le assenze del personale docente hanno sull’organizzazione delle attività della scuola. Per definire questo indicatore, alle scuole viene chiesto di indicare il numero di ore retribuite e non retribuite coperte dagli insegnanti, il numero di ore per cui gli studenti sono stati divisi in altre classi e il numero di ore in cui le classi sono state vigilate da personale ATA.
Se poi a questo aggiungiamo quello canonico dell’Invalsi distribuito agli studenti, per esempio sulla situazione famigliare...Le informazioni sull’ambiente familiare permettono di definire un insieme di indicatori che sono inseriti nell’ambito del contesto. La tipologia di famiglia, indicatore utile per essere posto in relazione con gli apprendimenti, è costruito a partire dal numero di fratelli e dalle risposte che vengono date alle domande relative, in cui si esplora con chi abitualmente si vive.
O sulla lingua parlata a casa.... L’indicatore che analizza la lingua parlata a casa viene costruito attingendo i dati dalle rispostefornite ad una specifica domanda che approfondisce l’uso in famiglia di una lingua straniera, ma anche all’utilizzo prevalente di un dialetto.
O sui beni a disposizione.... Anche la costruzione dell’indicatore sulle risorse materiali ed educative disponibili a casa è possibile utilizzando i dati della domanda appositamente strutturata. Rispetto alle risorse disponibili a casa si è scelto di focalizzare l’attenzione solo su quelle direttamente connesse allo studio.
E se pensiamo che questi quiz, vengono distribuiti, o meglio somministrati per usare un termine caro sia all’Invalsi che alla Great Place to Work Institute per la FIAT, anche ai bambini delle scuole elementari, come non opporsi a tale processo che io chiamo di Invalsione della Scuola?
Il problema non è politico perché sia il PDL che il PD vogliono l’Invalsi, ma la CGIL anche. Visto e rilevato che due delle ricercatrici principali dell’Invalsi sembrerebbero essere forti simpatizzanti sia della CGIL che del PD, ed una di loro anche delegata della CGIL nel 2007...vedi questi link...( per i nomi vi lascio con il gusto della sorpresa...cercate e comprenderete)
http://beta.partitodemocratico.it/d...
http://www.caffedemocratico.it/post...
http://www.flcgil.it/attualita/sind....
http://archivio.rassegna.it/2007/vi...;
Il problema è culturale e sociale.
E pensare che il modello di valutazione applicato nella FIAT è quello in sostanza applicato nella Scuola, ciò dovrebbe far indignare ogni persona dotata di un minimo di buon senso.
di Marco Barone

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