potete scaricare il numero 14 di parole di acciaio, il bollettino dei cobas e degli autorganizzati alla Thyssenkrupp_AST di Terni sulle lotte contro licenziamenti e mobilità
POCHE IMMISSIONI IN RUOLO, NESSUNA INVERSIONE DI TENDENZA
ALLA THYSSENKRUPP SI MINACCIA LA MOBILITA’, NON SI RINNOVANO I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO MENTRE SI FANNO LAVORARE I PENSIONATI
Quota96: le promesse e gli inganni del governo Renzi
Ieri la ministra Madia ha annunciato gli interventi soppressivi al decreto sulla PA , tra i quali quello che sopprime l’emendamento per i Quota96. I rilievi della Ragioneria Generale dello Stato hanno vinto ancora una volta. Non sono passati neppure gli emendamenti per la revisione dei limiti di età per professori universitari e primari, e la cancellazione delle penalizzazioni Fornero per l’uscita anticipata dal lavoro. Rimane invece l’emendamento che permette ai giornalisti il prepensionamento con 57 anni di età e 18 anni di servizio! Il diktat è chiaro: la riforma Fornero non si tocca Esponenti della maggioranza sostengono che il Governo interverrà, in tempi brevi, con un provvedimento specifico per sanare questa ennesima ingiustizia perpetrata nei confronti dei Q96. Come aveva affermato la ministra Giannini, per chiudere “un capitolo che risolve un problema e apre un’opportunità per 4.000 giovani che possono essere assunti”, sarà così? * * * Ennesima e insopportabile truffa nei confronti dei Quota96 Le promesse e gli inganni del governo Renzi Difendono ancora la famigerata riforma Fornero Ennesima e insopportabile truffa nei confronti dei Quota96 quella annunciata ieri dal governo Renzi, inarrivabile nel promettere, ingannare e non mantenere, ennesima beffa a cui sono sottoposti i 4.000 lavoratori della scuola Quota96 (nati nel 1951 con 35 anni di contributi, oppure nel 1952 con 36 anni, o con 40 anni senza limiti di età al 31 dicembre 2012), pensionandi obbligati dalla folle riforma Fornero a rimanere al lavoro coatto fino a sei-sette anni in più del dovuto. E la beffa/truffa frustra anche le attese dei precari/e sui 4.000 posti che si sarebbero resi disponibili. Dopo tre anni di iniziative e di lotte, quando ormai sembrava vicina la sacrosanta uscita dal lavoro, dopo un improvviso attacco da parte di Cottarelli, uomo del Fondo Monetario Internazionale, supportato da alcuni giornalisti incompetenti e di regime – ai quali per inciso continua ad essere garantito, con l’emendamento 1ter al decreto legge sulla Pubblica Amministrazione, il prepensionamento con 57 anni di età e 18 anni di servizio – è arrivato il contrordine dei poteri forti: i disastri creati dalla riforma Fornero non si toccano. Non si tratta solo dei 170 mila esodati, ma anche di 4.000 lavoratori della scuola vittime dell’ignoranza e della superficialità della Fornero e dei suoi compari (Monti, PD, PDL), che non tennero conto che i lavoratori/trici della scuola hanno un’unica uscita possibile per la pensione e cioè il 1° settembre. I lavoratori di tutti gli altri settori sono andati in pensione con gli stessi requisiti al 31/12/2011, quelli della scuola non hanno usufruito di tale possibilità perché bisogna far coincidere per legge il collocamento in pensione con la fine dell’anno scolastico. Non si tratta quindi di pre-pensionamento, come dolosamente viene fatto credere, ma di porre rimedio – seppur tardivamente – ad una discriminazione, adattando la normativa alla specificità della scuola. Mentre denunciamo la passività e la complicità dei sindacati di Stato, che hanno accettato senza batter ciglio e senza indire scioperi la riforma Fornero e il sopruso nei confronti dei Quota96, siamo pronti a indire tutte le iniziative possibili per il riconoscimento dei diritti acquisiti dei Q96, organizzando immediate mobilitazioni per i lavoratori della scuola e per tutte le realtà coinvolte del lavoro pubblico e del privato, come passo essenziale della lotta di tutti i lavoratori/trici e dei precari per l’abolizione della riforma Fornero. Le sedi Cobas rimangono a disposizione di tutti i Quota 96. http://cobasscuolapalermo.wordpress.com/2014/08/05/q96/
PATTO SULLA SCUOLA? NO, PATTO CONTRO LA SCUOLA! RIBELLIAMOCI!
Puntuali come la morte, squillano le fanfare dei giornali di regime, che presentano come una “rivoluzione in arrivo” [1], quella che è l’ennesima controrivoluzione, che innalzano un luogo comune “Un premio ai prof ma dovranno lavorare di più” [2] al Verbo, che dovrà, finalmente, dannare gli oziosi, gli indolenti, i neghittosi, che, sino ad ora, a centinaia di migliaia, hanno ammorbato le aule scolastiche.
Non vi è neppure bisogno di dire che questo mantra, che sostituirà il tormentone canoro dell’Estate, farà breccia, come tutti i luoghi comuni, in un’opinione pubblica smarrita ed in preda alla sindrome dei polli, che si beccano sino al momento immediatamente precedente quello in cui verrà tirato loro il collo.
Ecco un saggio, tra i molti, della prosa levigata, asettica, fors’anche profumata, con cui il Patto, altro termine non scelto a caso, ( Chi vorrà essere così ignavo da sottrarsi ad un patto?), viene presentato:
“Il nuovo cantiere di viale Trastevere ha prodotto la prima opera: il piano per la scuola.
Prevede un nuovo contratto di lavoro: più ore per tutti i docenti, 36 a settimana, e aumenti di stipendio a chi si prende responsabilità, offre competenze specifiche.
A quattro mesi dall’insediamento, il Miur del ministro Giannini e del sottosegretario Reggi ha preparato il primo dossier sul futuro dell’istruzione italiana.
Nei prossimi giorni andrà al vaglio del premier Renzi e il 15 luglio sarà presentato in società: una consultazione generale.
“Dieci giorni ancora e la nostra proposta diventerà una legge delega”, dice il sottosegretario Roberto Reggi, autore del piano. Prima della pausa estiva il governo vorrebbe approvarlo in Consiglio dei ministri” [3].
Naturalmente, né il raggiante Reggi, né l’incolpevole giornalista spendono una parola sul fatto che il Contratto della Scuola non è stato più rinnovato dal 2009.
Il giornalista, che scrive per “La Repubblica”, quotidiano che è impregnato di spirito critico più di quanto gli Apostoli lo fossero dello Spirito Santo, neppure si chiede che cosa abbiano fatto i Sindacati con la S maiuscola in questi 5 lunghi e duri anni, in cui il Personale docente e non docente ha perso decine di migliaia di Euri; né si fa una domanda ancor più semplice:“A questo punto, i Sindacati che cosa ci stanno a fare?”.
Questa, naturalmente, è un’altra frase, che non significa nulla, ma che, appunto per questo, va benissimo nel clima dell’imperante Nientismo renziano, ove la sostanza è niente ed il suono delle parole, sapientemente amplificato, addolcito, “sviolinato” è tutto. Poteva, poi, mancare il rutto dell’ovvio?
“Oggi nelle medie e nelle superiori un docente lavora 18 ore settimanali (più 80 ore l’anno per consigli di classe e d’istituto)” [5].
Naturalmente, solo gli iniziati ai Grandi Misteri Scolastici, a confronto dei quali i Misteri Eleusini scompaiono, sanno che, tornate/i a casa, le/i docenti hanno anche da preparare le lezioni e correggere i compiti. Inoltre, vorremmo fare una domandina al raggiante Reggi ed all’incolpevole giornalista:
“ Se una/un docente, nel pomeriggio, mollemente, fors’anche lussuriosamente, assisa/o in poltrona, trascorre un’ora a leggere il giornale ed un’altra a leggere “La montagna incantata” di Mann, oppure “La primavera hitleriana” di Montale, queste due ore sono da considerare di ozio o di lavoro?
“Il resto, non è contabilizzato: chi fa zero e chi fa troppo. Il Miur di Giannini-Reggi chiede invece una disponibilità doppia e certa: 36 ore per tutti. La soglia dovrebbe valere per elementari e scuole d’infanzia. Una disponibilità maggiore è richiesta anche sull’arco dell’anno scolastico: la stagione dura 230 giorni, la scuola solo 208. Quei ventidue giorni vanno recuperati a giugno inoltrato [6]”.
Infine, l’ “arma segreta”: Ciccio ( non è un insulto, solo una constatazione del fatto che è sempre più in carne: evidentemente, il Potere ingrassa chi lo esercita) Renzi: “Matteo Renzi scommette su un clima diverso e sul patto della qualità: più ore, più impegno, più soldi. Con il nuovo piano prendono un potere fin qui sconosciuto i dirigenti scolastici: saranno loro a decidere a chi dare i bonus stipendiali.
Anche per i presidi sono previsti aumenti in base ai risultati dell’istituto.… Nel dossier si rafforza l’ipotesi del taglio di un anno alle scuole superiori e si immaginano risparmi globali per 1,5 miliardi” [7].
E qui, cade l’asino, poiché viene svelato il Mistero Doloroso, per la Scuola, mica per il Governo: risparmiare ed avere una popolazione sempre meno istruita e consapevole. Su questo elemento fondamentale dovremo tornare.
Valerio Bruschini
CON I LICENZIATI FIAT , CONTRO LA DITTATURA DI MARCHIONNE
La punizione collettiva: continua l’operazione Brother’s Keeper
Basta appena aprire gli occhi, quel minimo che permette alla luce e alle immagini di entrare,
è qualcosa di pianificato da tempo, e che il rapimento è solo una scusa.
“C’era un gruppo di cecchini su un tetto, un intera unità si è mossa nella periferia di Jenin per crear problemi ed alzare la tensione. Questo è il principale obiettivo: provocarli per poi accusarli di aver causato i disordini.
Lo ripeto, lo ripeterò fino alla nausea: un colono non è innocente.
Un colono deve sentirsi in pericolo ogni secondo della sua vita perché ha scelto di essere un corpo in guerra, occupante, stupratore di terra e cultura.
Un colono è un soldato, è il peggiore dei soldati,
un colono è un mercenario assetato di terra altrui e sangue.
Un colono non può essere considerato un civile, perché ha scelto di non esserlo.
E in Israele son 500.000, cinquecentomila persone che scelgono di vivere così (ogni tanto poi succede che ne pagano le conseguenze, ogni tanto)
anche fossero i più pacifici cittadini del più pacifico dei popoli,
la proporzione qui non è nemmeno il 10 a 1 di Via Rasella, ma è molto più alta.
(non si può dire altrimenti siamo antisemiti nazisti blablablablablablablabla)
Ma sì, riempitevi la bocca: è la più grande democrazia del Medioriente.
5 morti, 410 arrestati durante i rastrellamenti casa per casa (38 nelle ultime ore), occupazione di interi villaggi col posizionamento dei cecchini,
coprifuoco, distruzione di case e infrastrutture…


Un intero popolo sotto assedio per 3 ragazzi dispersi : si chiama Apartheid (o Israele)
La verità è che ci son tre ragazzi scomparsi, probabilmente rapiti. La verità è che son coloni israeliani, giovani coloni israeliani: e questo comporta che siano degli occupanti per scelta. Comporta la decisione di vivere in un territorio occupato e in una guerra permanente da loro guerreggiata a cemento armato, insediamenti, muri e ovviamente piombo.
fino al loro quotidiano tuffo in piscina. E’ l’abuso degli abusi, la violenza delle violenza: l’esser coloni israeliani.

C’è il precedente storico di Shalit, che però era un soldato, che rimase anni nelle mani dei suoi rapitori palestinesi, nella Striscia di Gaza.
Un ragazzo tornato a casa comunque, non ce lo dimentichiamo.
Le retate son costanti, gli arresti son ovunque: i campi profughi vivono continue scorribande e occupazioni dell’esercito israeliano.
I numeri parlano chiaro e fanno venire una grande impotente rabbia:
Ci sta Ammar Arafat (19 anni) del campo profughi di Jalazon (Ramallah) e poi c’è Mahmoud Jihad Muhammad Dudeen che di anni ne aveva 13 e che ieri è stato ucciso, colpito in pieno petto, nel villaggio di Dura (in questo caso vicino ad Hebron).
L’operazione “brother’s keeper” ha già fatto due giovanissimi morti e centinaia di arresti.
IL campo profughi di Dheishe ha visto l’irruzione anche nel centro culturale Ibdaa dove a decine son stati portati via incapucciati e da dove è stato sequestrato tutto il materiale tecnologico e l’archivio cartaceo. Hanno arrestato anche chi era stato appena liberato dopo 30 anni di detenzione, come Isa Abdel Rabbo, che fino a poco tempo fa aveva il triste record di esser il palestinese più anziano nelle mani degli israeliani. E’ stato rilasciato dopo un lungo interrogatorio.
Ovviamente nel frattempo siamo al quinto raid aereo su Gaza, che quelli non fanno mai male no?
e c’è un intero popolo sotto scacco, con i cecchini fuori la porta, con la porta che salta con l’esplosivo, con arresti di massa senza senso, con devastazione di case, centri culturali e tutto quel che passa sotto i loro anfibi o cingoli. Sarà la solita storia per molti, ma noi non smettiamo di urlarvela in faccia,
che almeno la verità buchi le vostre orecchie.
FUORI TSAHAL DAI CAMPI, LIBERTA’ PER TUTTI I PRIGIONIERI.
LIBERTA’ IMMEDIATA PER I 196 BAMBINI PALESTINESI DETENUTI NELLE CARCERI ISRAELIANE
PALESTINA LIBERA!
I governanti UE temono la protesta: annullato il vertice a Torino sulla disoccupazione
Raffaele Fiore smentisce la rivista Oggi: “a Via Fani c’erano solo le BR”
Si astengano complottisti e dietrologi da quattro soldi.
Quando gli telefoniamo sta scaricando un furgone: «sentiamoci tra una mezz’oretta – mi dice – che mi siedo in ufficio e parliamo con più calma».
La dietrologia sulla vicenda Moro è tornata alla carica negli ultimi tempi con la storia della moto Honda guidata dai Servizi, della presenza (presunta) del colonnello Guglielmi, ufficiale del Sismi, in via Fani e ancora prima, poco più di un anno fa, con il libro dell’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato che riprendeva le rivelazioni di un ex finanziere sulla mancata liberazione dell’ostaggio in via Montalcini, e subito dopo per le dichiarazioni di un artificiere sul ritrovamento del corpo del presidente democristiano. In questi due ultimi casi è già intervenuta la magistratura che ha fatto chiarezza incriminando per calunnia sia Giovanni Ladu (l’ex finanziere) che Vitantonio Raso (l’ex artificiere). Nonostante ciò, a riprova della sordità e della separatezza del ceto politico, una nuova commissione d’inchiesta parlamentare è stata appena varata.
Ora giungono le dichiarazioni (presunte) di Fiore, uno che a via Fani c’era, apparse sul numero di “Oggi” in edicola: un’intervista di tre pagine realizzata da Raffaella Fanelli che raccoglie, come recita l’occhiello, «la clamorosa confessione di un capo delle BR».
Il pezzo riprende un vecchio leit motiv della dietrologia, ossia che le Br in via Fani non erano da sole: «C’erano persone che non conoscevo», avrebbe detto Fiore, «che non dipendevano da noi […] Che erano altri a gestire».
Clamoroso. Se fosse vero andrebbe riscritta almeno la verità giudiziaria [la storia, si sa, è unwork in progress]. Ma il problema è che Fiore quelle parole non le ha mai dette. L’intervista è stata “confezionata” in modo da far dire all’ex brigatista proprio quelle parole, che invece si riferivano ad altro, senza retropensieri e sottintesi. Per questo motivo abbiamo chiamato Fiore.
«Raffaele, insomma, ci spieghi cosa è successo con la giornalista? Che cosa vogliono dire quelle frasi?».
Sentiamo che Fiore non è nemmeno arrabbiato, eppure avrebbe tutte le ragioni al mondo per esserlo.
«In via Fani quella mattina eravamo in nove [Fiore non prende in considerazione la staffetta indicata nelle sentenze processuali nella persona di Rita Algranati, condannata all’ergastolo e attualmente in carcere]. Di questi ne conoscevo sei, i regolari: Mario, Barbara, Valerio, Baffino, Prospero e Bruno (1). Gli altri, due irregolari romani, non li conoscevo ed ancora oggi farei fatica ad identificarli. La giornalista mi ha chiesto se i due situati nella parte superiore di via Fani fossero Lojacono e Casimirri. Ho risposto che non li conoscevo. Che i due che stavano sulla parte alta della via erano della colonna romana e dunque erano altri a gestirli».
Se la domanda sul cancelletto superiore manca nel testo, la risposta può assumere qualsiasi senso. Ed è questo il sotterfugio impiegato dalla giornalista che ha fatto l’intervista, l’origine della “rivelazione”, quell’impasto di livore e odio contro chi ha condotto una lotta in armi in questo paese, cotto da sempre nel forno della dietrologia.
Raffaele Fiore ha semplicemente riposto la propria fiducia nella persona sbagliata. Gli ha parlato a viso aperto, tentando di spiegare ragioni e motivazioni del proprio passato e delle proprie azioni, in generale, non solo su via Fani. Conversando, ha anche provato a ragionare su quella complessa vicenda che è stato il rapimento di Moro. Forse pensava di essere a un convegno di storici, ma non era neanche giornalismo. E alla fine è stato trafitto alle spalle, ripagato col veleno peggiore della menzogna: la manipolazione delle sue parole. E lo chiamano ancora giornalismo.
1) Mario Moretti, Barbara Balzerani, Valerio Morucci, Franco Bonisoli (Baffino), Prospero Gallinari e Bruno Seghetti.
Caso Moro, l’ossessione cospirativa e il pregiudizio storiografico
Spazzatura, Sol dell’avvenir, il film sulle Brigate rosse e i complotti di Giovanni Fasanella
Lotta armata e teorie del complotto
Il caso MoroMiseria della storia: quel cialtrone di Aldo Giannuli 1/continua
Le 18 risposte ad Aldo Giannuli 2/fine
Stato e dietrologia – Marco Clementi
Doppio Stato, una teoria in cattivo stato – Vladimiro Satta
Dietrologia e doppio Stato nella narrazione storiografica della sinistra italiana – Paolo PersichettiLa leggenda del doppio Stato – Marco Clementi
- Introduzione del
ruolo unico, abolizione delle fasce economiche, incarichi a termine e pensionamento
anticipato dei dirigenti (da sostituire con altri dirigenti part time e
con rapporto “fiduciario” magari con la propria amministrazione). Basterà
lasciarli senza incarichi per accelerare il loro licenziamento e così i
nuovi politici al governo potranno avere campo libero e scegliersi i loro;
- saranno
incentivati i contratti part time per sostituire quelli a tempo pieno,
ragion per cui il contratto di riferimento in molti settori e servizi sarà
quello a tempo ridotto (minore spesa di personale e maggiore
flessibilità);
- soppressione di
enti ritenuti inutili e riduzione delle Camere di Commercio, per
favorire la liberalizzazione del commercio;
- accorpamento di
Aci, Pra e Motorizzazione Civile;
- riorganizzazione
e accorpamento delle Ragionerie Provinciali, delle sedi regionali Istat e
riduzione delle Prefetture a 40, con una competenza regionale o similare;
- accorpamento
delle Sovrintendenze e dei Poli Museali, rivendicando di fatto una
gestione manageriale e profit della cultura;
- soppressione dal
1 ottobre 2014 delle sezioni staccate di tribunale amministrativo
regionale;
- unificazione
delle scuole di formazione;
- riorganizzazione
alias riduzione delle aziende municipalizzate e apertura alle
privatizzazioni, ovviamente senza spendere una parola sul personale delle
stesse;
- riduzione da
agosto 2014 dei permessi sindacali delle organizzazioni sindacali
rappresentative ma molto peggio è la riduzione del già esiguo monte ore di
permessi delle RSU. L'obiettivo del Governo Renzi è quello di indebolire
il potere dei sindacati all' interno dello scontro politico interno al suo
partito, ma finirà per tagliare quelli dei delegati di base aziendali che
prendono qualche ora di permesso per esercitare il loro ruolo in Rsu , e
non quelli degli apparati sindacali filogovernativi confederali che godono
già di risorse economiche consistenti e di prebende e benefit governativi
che in realtà li farà continuare a beneficiare e mantenere i loro
distacchi/poltrone sindacali.
Cgil, Cisl, Uil sono alleati del Governo, gli ultimi a capirlo sono in certi casi proprio i dipendenti pubblici.
No alla Colletta Alimentare di Comunione e Liberazione
Ieri in tutta Italia era il giorno della Colletta Alimentare gestita dalla Fondazione Banco Alimentare. Quest’ultima è stata fondata da don Luigi Giussani (1922-2005), capo e massimo ideologo di Comunione e Liberazione, ed è affiliata alla Compagna delle Opere (braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione). La Colletta Alimentare era sponsorizzata da varie banche, dalla Coca Cola etc.
Su Twitter due nostre frasette hanno scatenato un putiferio, ve le riproponiamo qui:
«Sorry, noi a Banco Alimentare non diamo niente, non perché non vogliamo dare ai poveri (lo facciamo in altri modi), ma perché è di CL. E che CL, con tutti i soldi che ramazza ogni giorno, si faccia bella anche con quelli della nostra spesa al supermercato, beh… No, grazie.»
Questa la nostra posizione: noi preferiamo non avere a che fare con la Compagnia delle Opere e preferiamo altri canali. Posizione espressa in meno di 300 caratteri. Che però, evidentemente, hanno messo il polpastrello in una grossa piaga. Ma tempo al tempo.
Fermo restando che è più che mai necessaria una critica del concetto di “beneficenza” – critica dura da esprimere (perché ti rispondono sempre col ricatto morale anziché con argomenti) ma che è sempre appartenuta al filone radicale e rivoluzionario e oggi, per fare un esempio, vede in Slavoj Žižek un valido, donchisciottesco interprete (si veda il video qui sopra) -, noi non ci siamo limitati alla pars destruens. A chi ci chiedeva quali fossero a nostro parere le alternative, abbiamo risposto che sono molteplici. Se si vogliono aiutare poveri, marginali, senzacasa, in tutte le città esistono associazioni non cielline, laiche, che fanno un lavoro meno strombazzato, meno ammanicato ma molto importante e, soprattutto, non meramente caritatevole. Per Bologna, abbiamo indicato l’Associazione Amici di Piazza Grande (http://www.piazzagrande.it ). Ci abbiamo collaborato in varie forme, e intendiamo collaborare anche in futuro.
Anche nello stesso identico settore in cui opera la Fondazione Banco Alimentare esistono alternative, ad esempio Last Minute Market ( http://www.lastminutemarket.it ). Lo ha ricordato la giornalista Valentina Avon, e abbiamo rilanciato la sua segnalazione.
Fin qui tutto piuttosto semplice, no? Siamo pienamente nel diritto di critica, giusto? Per giunta esercitato a partire da un dato di fatto innegabile: la Fondazione Banco Alimentare fa parte del grande mondo ciellino, col quale è legittimo non voler instaurare rapporti.
Règaz, volete vedere cos’è successo dopo la nostra presa di posizione? Cliccate qui https://storify.com/filippocioni/wu-ming-vs-comunione-e-liberazione . E se avete un po’ di tempo, cliccate anche sui link che vengono proposti. Grazie mille a Filippo Cioni per il compendio.
ARGENTINA, SENTENZA STORICA: LA CHIESA MANDANTE DEGLI OMICIDI DEI SACERDOTI, CHE AIUTAVANO IL POPOLO
Di Valerio Bruschini
E di papa Bergoglio che ne pensa?«Faceva parte della gerarchia cattolica argentina. E la gerarchia era complice della dittatura. (…)».
Repubblica 5.5.14 – La retorica dei carnefici, il segreto delle uccisioni, la forza della memoria “Perché l’oblio collettivo è la morte”
Intervista all’argentina Elsa Osorio di Wlodek Goldkorn
Secondo la sentenza del tribunale de La Rijoa la Chiesa cattolica fu complice di crimini contro l’umanità durante la dittatura militare in Argentina tra 1976 e il 1983
La Chiesa argentina è stata giudicata complice della dittatura militare nella repressione contro los rojos, dagli anni che vanno dal golpe militare del 1976 al 1983.
Nello specifico dell’ultima sentenza, l’istituzione religiosa risulta collusa con i militari Luciano Benjamín Menéndez, Luis Fernando Estrella e Domingo Benito Vera, assassini dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville.
I due preti, che appartenevano al Movimiento de Sacerdotes del Tercer Mundo, – nato da una costola del movimento evangelico Teologia della Liberazione - nel Luglio del 1976, furono sequestrati nella loro chiesa, torturati e uccisi.
Gli assassini sono stati condannati all’ergastolo un paio di mesi fa, da un tribunale de La Rioja, provincia del Nord del Paese.
Le motivazioni della sentenza, pubblicate in questi giorni, puntano il dito contro la Chiesa Cattolica, considerata complice della dittatura militare, che fece scomparire 30.000 giovani argentini.
Jorge Videla, fedele Soldato della Chiesa
“Non si trattò di fatti isolati e fuori contesto, attuati per moventi particolari.
Al contrario, chiaramente, l’assassinio di Murias e Longueville deve essere interpretato precisamente nel contesto di un piano sistematico per l’eliminazione di oppositori politici.
(…) Certamente i membri del popolo di Dio, così come la società argentina in generale, si aspettano da un’istituzione così significativa come la Chiesa cattolica, un atteggiamento di più nitido e chiaro ripudio dei meccanismi e di chi, in un modo o nell’altro permise e consentì la realizzazione di fatti gravissimi come quelli che giudichiamo adesso”.
Questo è ciò che si legge nelle motivazioni della sentenza.
Nel Novembre del 1975, durante una visita alla base aerea de Chamical, nella zona di La Rioja, il provicario castrense Victorio Bonamín disse che il popolo, ribellatosi allo sfruttamento disumano dei latifondisti, aveva commesso peccati talmente gravi che si potevano redimere solo con il sangue.
Questo era il clima che si respirava in quegli anni.
In realtà, nella storia del Sudamerica i militari furono solo degli esecutori.
I mandanti furono, come scrive John Perkins nel suo libro “Confessioni di un sicario dell’economia”, coloro che stavano all’apice di un sistema creato per lo sfruttamento delle risorse umane e naturali: finanza, corporation, Chiesa cattolica.
Il papa Giovanni Paolo II con il generale Gualtieri e L’ammiraglio Jorge Anaya nel 1982 in una visita durante la guerra delle Malvianas
I sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville «facevano parte di un gruppo della Chiesa considerato nemico» e pertanto dovevano essere eliminati.
La Chiesa, secondo la sentenza, sapeva e lasciò fare.
Nel giro di poche settimane, tra Luglio ed Agosto del 1976, furono assassinati in provincia di La Rioja anche monsignor Pedernera e il vescovo Enrique Angelelli.
In questo modo la Chiesa decapitò la cupola del pensiero evangelico cattolico dell’area.
La Chiesa di Roma, scrive il giornalista argentino HoracioVerbitsky, non fu solo complice passivo della tragedia dei desaparecidos, ma autore attivo:
«Laghi (il nunzio apostolico del Vaticano in Argentina N.d.R.) non agiva di sua iniziativa.
La Santa Sede appoggiava la relazione speciale tra il suo ambasciatore e Massera”; (“L’isola del silenzio”).
«… i valori cristiani sono minacciati dall’aggressione di una ideologia che è rifiutata dal popolo.
Per questo ognuno ha la sua quota di responsabilità, la Chiesa e le Forze Armate: la prima sta inserita nel Processo e accompagna la seconda, non solamente con le sue preghiere, ma anche con azioni in difesa e promozione dei diritti umani e la patria …»; (Nunzio papale, Monseñor Pío Laghi, 27/06/76).
L’ambasciatore americano Raul Castro ed il Nunzio Apostolico Pio Laghi, assistono spensierati a una partita di tennis a Buenos Aires (1978)
Inoltre, la Chiesa argentina in combutta con CIA, Forze Armate, Aviazione e Marina, preparò il golpe criminale.
Fu sempre la Chiesa cattolica a prescrivere ai militari le modalità di assassinio dei prigionieri politici, che venivano gettati dagli aerei ancora vivi; la Chiesa cattolica, attraverso i propri cappellani militari, convinse i marinai reticenti ed angosciati, a torturare e ad uccidere i desaparecidos, facendo dire loro dai preti in divisa militare che «separare l’erba buona da quella cattiva» era un precetto biblico da applicare senza nessun timore.
Teologia della liberazione Montoneros, Movimiento de Sacerdotes del Tercer Mundo, furono alcuni dei movimenti cattolici nati in quegli anni.
Le due religiose francesi Alice Domon e Léonie Duquet,
fotografate all’E.S.M.A. dopo il loro sequestro
e prima di venire torturate, uccise e fatte sparire
«… sovvertire l’ordine cristiano, la legge naturale o il progetto del Creatore».
Per fare questo, la Chiesa argentina, appoggiata dalle gerarchie vaticane, al grido di “Dio è giusto”, non esitò a legittimare la tortura, gli assassinii, e le sparizioni di migliaia di esseri umani:
«Quando la Chiesa si sente minacciata nella sua stessa esistenza, cessa di essere soggetta a principi morali. (…) tutti i mezzi sono benedetti: inganno, tradimento, violenza, prigionia e morte», questo è ciò che facevano imparare a memoria a preti e militari nei corsi di ‘Guerra controrivoluzionaria’, dove molti docenti erano dei prelati cattolici.
«A volte, la repressione fisica è necessaria, è obbligatoria e come tale lecita»; (Monsignor Miguel Medina, Aprile 1982).
I giudici ricordano che le autorità ecclesiastiche argentine non mossero un dito per fermare la carneficina neppure davanti alle persecuzioni sofferte dai sacerdoti vicini ad Angelelli, scomparso in un misterioso incidente automobilistico, considerato poi un assassinio, mentre trasportava i documenti, che informavano sulle persecuzioni e che sono serviti oggi come prova nei processi.
“Página 12”, il quotidiano progressista di Buenos Aires, che segue con attenzione i processi contro i criminali della dittatura, ha rivelato tempo fa dell’incontro tra i vertici della Conferenza Episcopale argentina e l’allora dittatore Jorge Videla, nel 1978.
In quell’occasione, quando si parlò dei desaparecidos, il cardinale Juan Aramburu commentò che «il problema è cosa rispondere perché la gente smetta di fare supposizioni».
Quindi, il problema non stava negli assassinii di massa, ma come nascondere la verità sui desaparecidos.
A quanto pare il rapporto ambiguo tra Chiesa cattolica e dittatura continua ad esistere.
I giudici sostengono, nella loro sentenza, che ancora adesso le autorità cattoliche hanno «un atteggiamento reticente» verso chi vuole scoprire i crimini.
Lo stesso parroco della parrocchia in cui furono sequestrati i due sacerdoti assassinati ha tentato di impedire l’ingresso nella sua chiesa ai giudici, sostenendo fossero in corso «esercizi spirituali», nonostante la visita fosse stata ampiamente annunciata.
Scrivono i giudici nella sentenza:
«I membri del popolo di Dio, così come il resto della società argentina si aspettano oggi da un’istituzione cosi importante come la Chiesa cattolica un ripudio chiaro e nitido a chi permise che si perpetrassero i gravissimi crimini che conosciamo».
Se i giudici fanno questo appello significa che la Chiesa cattolica vuole continuare a coprire i propri crimini in tutti i modi possibili.
Inoltre, come per i mafiosi italiani, la Chiesa non ha mai scomunicato i criminali argentini.
«I membri della Giunta Militare saranno glorificati dalle generazioni future»; (Monsignor Bonamín, marzo 1981). *


