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Sembra giunta ai capitoli finali la lunga storia dell’acciaieria di Terni.
Dagli anni ’90, dopo le privatizzazioni che hanno successivamente permesso lo spacchettamento della fabbrica, con la svendita “ai saldi” dell’impianto produttivo alla Thyssenkrupp, si è arrivati dieci anni fa -con l’avallo dei sindacati concertativi- al “furto” del magnetico, vero cuore della produzione di fabbrica, portato in Germania ed ora siamo all’inizio della fine con l’annuncio di un migliaio di tagli ai posti di lavoro.
Sia nel 2004 che oggi i momenti più alti, che hanno rilanciato le lotte e prospettato un diverso finale sono stati determinati dalla radicalità e dallo spontaneismo operaio: nel 2004 quando i vertici della TK furono assediati all’Hotel Garden in via Bramante ed oggi dopo il blocco dell’AD Lucia Morselli, nota “tagliatrice di teste” nominata all’inizio di luglio – dopo pubbliche dichiarazioni della dirigenza sulle prospettive di sviluppo dell’acciaieria di Terni- per procedere alla dismissione della produzione a caldo e alla mobilità (cioè di fatto al licenziamento) per i lavoratori delle società controllate (SDF, TUBIFICIO,ASPASIEL,ARASCO EX ILSERV…..).
Infatti nel pomeriggio del 31 luglio, dopo un breve ed improduttivo blocco dell’A1 realizzato la mattina che avrebbe dovuto portare alla ribalta nazionale la vertenza dell’acciaieria di Terni e che non aveva neanche avuto l’onore della notizia sui TG, gli operai, alla notizia che nella palazzina dirigenziale di viale Brin era in corso la firma per la messa in mobilità di 586 operai delle società controllate ( sono scesi immediatamente in sciopero circondando la palazzina ed entrando dentro lo stabile. L’AD è stata sotto il controllo degli operai per 14 ore, sino alle 5:30 del mattino quando è stata fatta uscire dalla palazzina dalla Polizia. Il giorno dopo le procedure di mobilità sono state bloccate. La radicalità e la rabbia operaia per un futuro senza salario è stata poi controllata dai sindacalisti di mestiere arrivando alla fine dello sciopero la sera del 3 agosto per garantire ulteriori profitti alla proprietà, permettendo proprio quello che era stato disatteso dalla dirigenza: il rispetto delle commesse che il 31 luglio era diventato secondario riguardo alla premura padronale di iniziare la mobilità, lo smantellamento produttivo, i licenziamenti.
Se tutto è “sospeso” sino al 4 settembre l’offensiva contro gli operai non va in vacanza: infatti non vengono rinnovati i contratti a tempo determinato dei dipendenti AST, mentre si continuano a far lavorare i pensionati. Questo succederà dall’11 agosto all’officina meccanica con l’avallo, o almeno il silenzio complice, dei sindacati concertativi che continuano a fare il loro lavoro di pompieri rispetto alla rabbia operaia, garantendo la produzione e i profitti aziendali.
I cobas denunciano questa deriva e chiedono di bloccare –da anni- il lavoro dei pensionati all’interno della fabbrica: che senso ha lasciare operai cinquantenni con famiglie senza stipendio per far lavorare chi già percepisce una pensione ogni mese, se non quello dello spremere chi lavora come un limone fregandosene della vita di chi rimane senza salario?
NO ALLA MOBILITA’ PER I LAVORATORI DELLE CONTROLLATE
NO AL LAVORO DEI PENSIONATI IN AST,NO AI LICENZIAMENTI,
SI AL RINNOVO DEI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO
LOTTA PER LA DIFESA DEL SALARIO
COBAS AST-THYSSENKRUPP
Nessuna (con)FUSIONE, difendere il posto di lavoro!
In questi giorni a Terni si fanno sempre più allarmanti le preoccupazioni dei sindacati per quanto riguarda la decisione che la Commissione Antitrust della Commissione Europea dovrà prendere in merito alla fusione tra Inoxum e la finlandese Outokumpu, in vista dell'incontro - previsto lunedì prossimo - con l'amministratore delegato di TK-Ast M. Pucci, condannato in primo grado a 13 anni e 6 mesi nel processo per la strage di Torino del dicembre 2007 in cui hanno perso la vita 7 nostri compagni di lavoro.
Appare ormai palese la volontà da parte del colosso tedesco dell'acciaio di delocalizzare al più presto la produzione, dopo l'incidente di Torino, che ha fortemente compromesso l'immagine dell'azienda nel nostro Paese. Un piano avviato sin dal 2005 che prevedeva: la chiusura del sito torinese, la cui produzione di inox andava a vantaggio (momentaneo, visti i risultati) del sito ternano, poi rimandato per l'incendio di Krefeld (che distrusse completamente 2 linee produttive senza che vi fosse alcun ferito), che dirottò inaspettatamente a Torino la produzione momentaneamente persa in attesa della ricostruzione degli impianti.
Come lavoratori non possiamo che prendere le difese dei lavoratori ternani e di tutto quel tessuto produttivo strettamente legato, a cui va tutta la nostra solidarietà e vicinanza in questo delicato momento, nonostante l'azienda abbia sempre lavorato per tenere ben separati i due stabilimenti, ennesima dimostrazione di quanto i padroni, per quanto vogliano apparire rassicuranti, partecipi alle sorti della città e dei lavoratori, dietro le quinte lavorano per perseguire il loro vero obiettivo, il profitto.
Ci rivolgiamo quindi a tutti i lavoratori ternani e dell'indotto, rsu e ai sindacalisti più combattivi, ai singoli cittadini, affinché spingano i vertici sindacali a prendere posizioni forti e battagliare contro qualsiasi misura che leda gli interessi dei lavoratori. Cosa che peraltro i lavoratori dell'acciaieria di Terni hanno già fatto con grande forza e determinazione in passato, a difesa del posto di lavoro. E' necessario vigilare sulle scelte del gruppo e agire con risolutezza, senza farsi prendere in giro dai "pompieri di turno" (imparare dagli errori altrui: a Torino i sindacalisti che inducevano alla calma e alla ragione contro le misure più "energiche" prospettate dai lavoratori, erano quelli con il posto di lavoro già in caldo assicurato dalla TK) e, quando necessario, adottare misure che sono "illegali" (del resto Governo e Istituzioni non esitano a rompere la legalità quando devono difendere i loro interessi di cricca), ma del tutto legittime, come l'occupazione dello stabilimento.
La fabbrica appartiene ai lavoratori ternani che all'interno di esso hanno speso, in oltre un secolo di attività, lacrime, sudore e sangue!
Del resto i nomi Thyssen e Krupp non sono nuovi ad atrocità perpetrate nei confronti dei lavoratori: la costruzione dei cannoni (Alfred Krupp) che hanno fatto scempio di milioni di lavoratori nelle due guerre mondiali, il decisivo finanziamento all'ascesa del nazismo (Fritz Thyssen) in chiave antioperaia, sostenuti da altri lungimiranti "magnati" dell'industria tedesca (Bosch, Siemens, Bayer. Per letture più ampie ed argomentate rimandiamo alla lettura de L'(ir)resistibile ascesa di Hitler di K. Gossweiler, Zambon editore e infine la strage di Torino del 2007, senza dimenticare i 3 lavoratori morti a Terni dal 2008 a oggi.
Contro l'arroganza dei padroni contrapporre solidarietà e organizzazione di classe, contro la sfiducia che questo sistema sostiene e promuove in ogni forma e ad ogni livello opporre fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità, nella mobilitazione e nel coordinamento tra gli organismi che già oggi si battono contro la deriva in cui ci trascina il capitalismo in declino e per questo sempre più brutale, per la costruzione di una società realmente democratica, ossia che metta al centro gli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie (la maggior parte della popolazione).
La difesa, con ogni mezzo, del posto di lavoro, utile e dignitoso per tutti: la sola soluzione possibile (e necessaria) per uscire dalla crisi.
Solidarietà agli operai di Terni e alle loro famiglie!
La strage di Torino insegni: agire prima che sia troppo tardi!
Comunicato Stampa Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino, 06/06/2012
I COBAS scioperano e manifestano (metalmeccanici e privato) il 12 dicembre
sabato 10 dicembre 2011
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News ThyssenKrupp
Contro la patrimoniale alla rovescia del governo bipartisan Monti
Quanto fosse ultra-liberista il governo Monti, e la manovraccia che ci avrebbe imposto, era chiaro fin dalla investitura fatta da Re Giorgio (Napolitano). Per questo il 17 novembre abbiamo invitato, con la Cub, a scioperare, portando in piazza insieme agli studenti circa centomila manifestanti per sfiduciarlo immediatamente. Ma la soddisfazione generalizzata per la caduta di Berlusconi, le illusioni, fomentate dai massmedia, sui poteri salvifici di Monti, il sostegno trasversale delle caste politiche, l’acquiescienza di Cgil, Cisl e Uil hanno finora impedito che quella sfiducia di piazza avesse un seguito rilevante.
E così Monti ha potuto agire varando una patrimoniale alla rovescia, applicata ai residui redditi e diritti di milioni di salariati e ceti medi impoveriti: e non ai ricchi, ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli evasori, alla casta politica, ai corrotti. La maggiore violenza il governo bipartisan la esercita contro le pensioni colpendo ancora una volta i più deboli, con lavoratori sfruttati fin da giovanissimi in attività usuranti che dovranno raggiungere i 42 anni di contributi (le donne 41, ma per tutti/e va aggiunto un anno prima di ricevere la pensione); con il passaggio al contributivo per tutti/e, un furto di decine o centinaia di migliaia di euro; con la sparizione dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni da 1000 euro in su. Ma anche la nuova ICI colpirà tanti lavoratori/trici a basso reddito, proprietari di una casa che spesso non hanno ancora pagato, mentre l’aumento di 2 punti dell’IVA deruberà ulteriormente settori popolari già spremuti fino all’osso.
La vera “patrimoniale” è invece sparita, insieme all’aumento dell’IRPEF per i redditi alti: e non pagheranno niente le banche, la grande finanza, gli squali redditieri, gli evasori che derubano le casse pubbliche di circa 300 miliardi l’anno, le caste del capitalismo di Stato, la cui corruzione nelle strutture istituzionali dilapida almeno 200 miliardi annui.
Mentre centrodestra e centrosinistra sottoscrivono, Cgil, Cisl e Uil, tagliate fuori malgrado avessero accettato con calore Monti, hanno dato segni di vita, ma evitando di arrivare ad un vero sciopero generale, per il timore di effetti importanti sul quadro politico e non sollecitando una forte mobilitazione popolare. Lo sciopero, assurdamente frammentato, vedrà in campo il 12 dicembre solo la parte del lavoro privato su cui non grava la legge 146 antisciopero, e il 19 il Pubblico Impiego senza la scuola (solo una ora, insignificante nel contesto): e sopratutto la piattaforma degli scioperi non respinge l’intera manovraccia ma chiede alcuni ritocchi che non ne cambierebbero la natura antipopolare.
Pur tuttavia il 12 dicembre può essere comunque una giornata di mobilitazione. che spetta anche a noi potenziare il più possibile. Perciò i COBAS hanno convocato (come anche la Fiom) lo sciopero dell’intera giornata dei metalmeccanici e scioperi articolati a livello locale in altri settori del lavoro privato. Nel pomeriggio del 12, nelle principali città manifesteremo insieme anche a quei lavoratori/trici del Pubblico Impiego e della scuola che non potranno scioperare. In particolare a Roma l’appuntamento per tutti/e sarà a Piazza del Pantheon (ore 16). Presidi e sit-in poi proseguiranno (a Roma davanti alla Camera e al Senato) nei giorni seguenti in contemporanea con le votazioni in Aula.
NO ALLA MANOVRACCIA, LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE
MORIRE PER 4 EURO L'ORA. CAPITALISMO ASSASSINO
venerdì 7 ottobre 2011
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News ThyssenKrupp
Quando ipersfruttamento e speculazione immobiliare vanno a braccetto. Il lavoro nero aumenta anche in Umbria
Quattro operaie sono morte per il crollo del maglificio di Barletta. Un'area di capannoni industriali costruiti con la cassa del Mezzogiorno 25 o 30 anni fa, edifici spesso fatiscenti e senza normative antincendio e
sicurezza, sottoscala e cantine trasformate in piccole industrie. Secondo Istat sono 50 mila le lavoratrici (per lo più donne) irregolari nel settore accertate, decine e decine di migliaia in meno quelle che operano nel settore senza contratto, con paghe inferiori a 4 euro l'ora, turni massacranti di 12 o 14 ore al giorno, nessun straordinario pagato, nessuna pausa mensa se non un panino portato da casa e consumato in locali angusti, assente un bagno, assenti le vie di fuga.
Questo è il modello seguito da molte aziende italiane e fatto proprio dalle aziende cinesi, basta andare a Prato per toccare con mano una condizione di vita fatta di precariato, di zero diritti, di ricatti e sfruttamento.
La Banca Europea chiede di "sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro", di adeguare anzi "ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende" e sulla
lettera di Trichet si registra il consenso unanime di tutto il Parlamento italiano. La asl vieta l'uso di questi seminterrati ma non ci sono ispettori (perchè il Governo ne ha bloccato le assunzioni) per verificare la idoneità dei locali e ,quando arrivano i controlli , i propretari (o i loro prestanomi) si spostano altrove chiudendo l'azienda (per non pagare le multe)
Non versiamo lacrime di coccodrillo per le lavoratrici morte a Barletta,rendiamo loro dignità e giustizia ponendo fine a quelle condizioni di sfruttamento selvaggio che ci risportano all'ottocento e che rappresentano il modello da seguire per la Banca europea.
Il lavoro nero e l'ipersfruttamento è in aumento anche in Umbria, dall'agricolutura all'acciaio e al suo indotto fino a quelle industrie artigianali dove la miseria costringe donne e uomini, spesso immigrati\e, a lavorare 12 o 13 ore al giorno per 50 euro,
senza contributi previdenziali, senza mangiare e senza copertura infortunistica
confederazione cobas Pisa e Terni
sciò
venerdì 2 settembre 2011
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