UMBRIA OLII: CHE LA CASSAZIONE RISTABILISCA LA VERITA’ E DIA A GIUSEPPE COLETTI, TULLIO MOTTINI, VLADIMIR TODHE, MAURIZIO MANILI IL RISPETTO CHE SI MERITANO

sabato 16 novembre 2013 · Posted in


Io c’ero (insieme ad altri amici che si occupano di sicurezza sul lavoro da anni), alla Fiaccolata del 19 Luglio 2008, per ricordare i 4 operai morti nella strage della Umbria Olii Di Campello sul Clitunno (PG) il 25 Novembre del 2006.

La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Perugia l’8 Novembre 2013 ci ha lasciati sconcertati, perché oltre a ridurre la pena all’ex AD Giorgio del Papa da 7 anni e 6 mesi a 5 anni e 4 mesi, ha dato un terzo di concorso di colpa alla ditta esterna Manili Impianti dove lavoravano titolare e 3 operai morti carbonizzati nell’esplosione.

Questa sentenza mi lascia con l’amaro in bocca e sinceramente faccio fatica a capirla.
E’ una sentenza che rischia di creare un precedente molto pericoloso se non verrà ribaltata in Cassazione.
L’ex AD della Umbria Olii Giorgio Del Papa, ha fatto di tutto in questi anni per non venire processato: ha denunciato i periti del tribunale che avevano redatto una perizia a lui avversa, e l’assicurazione Unipol che aveva liquidato i quattro lavoratori morti assolvendoli da qualsiasi responsabilità, ha ricusato il GIP a otto giorni dall’udienza dell’11 Luglio 2008 (sapendo che la Procura di Spoleto l’avrebbe rinviato quasi sicuramente a giudizio).
Infine, ha fatto la cosa più vergognosa di tutte (che ha fatto indignare l’Italia intera), cioè, ha chiesto in sede civile, oltre 35 milioni di euro di danni a familiari delle vittime.

Per sua sfortuna il giudice Fornaci aveva annullato la perizia su cui si basava questa richiesta di maxi risarcimento, perché irregolare (ovviamente Del Papa ha ricusato pure lui).

Scaricare una parte della colpa sulla ditta appaltatrice come è accaduto con la sentenza di appello, quindi sui 4 operai morti, lo trovo raccapricciante.
Del Papa sapeva benissimo che quei silos contenevano un gas altamente esplosivo (esano), ma dubito avesse avvertito la ditta Manili.
La dittà Manili pensava di avere a che fare con semplice olio di oliva e non poteva sapere assolutamente che dentro a quei silos ci fosse invece olio di sansa e gas esano, che è una miscela esplosiva, che ha provocato la morte dei 4 operai (compreso il titolare della ditta Manili).
Se l’avessero saputo, sono sicuro al 100% che non si sarebbero trovati a lavorare lassù!
La cosa che inoltre mi lascia basito, è, che a parte la Cgil Umbria, la Fiom Cgil, il Comune di Campello, Rifondazione Comunista che si sono indignati di fronte a questa sentenza, i sindacati nazionali e gli altri partiti politici non hanno detto una sola parola su questa sentenza sconcertante!

Per una volta, invece di criticarli come faccio di mio solito, voglio ringraziare i mezzi d’informazione per aver dato ampio spazio a questa sentenza, che anche se è stata riformata parzialmente in appello, una condanna l’ha prodotta ed è quella a 5 anni e 4 mesi di reclusione per Del Papa: questa è l’unica nota positiva!

Speriamo che la Cassazione ristabilisca la verità e ridia a Giuseppe Coletti, Tullio Mottini, Vladimir Todhe, Maurizio Manili il rispetto che si meritano.

Ai loro famigliari va tutta la mia solidarietà umana e civile!

Marco Bazzoni
Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Firenze

11 novembre 2013

venerdì 15 novembre 2013 · Posted in , , ,

La scuola in mano al governo: il disegno di legge di cui nessuno parla

propcar
di Marina Boscaino,  Il fatto quotidiano
È bene che tutta la scuola stia in ascolto per provare a recuperare in breve tempo risposte plausibili ad un interrogativo che si è diffuso nelle ultime ore. Orizzonte Scuola, Edscuola, media caratterizzati da un’indiscussa affidabilità di informazione sul nostro sistema scolastico, sulle politiche e gli atti normativi ad esso relativi,riportano la notizia di un disegno di legge delega su Istruzione, Università e Ricerca presentato dal ministro Maria Chiara Carrozza durante il cdm dello scorso venerdì, che pare dovrebbe essere riesaminato nelle prossime sedute.
Nel caso la notizia fosse confermata, si tratterebbe di un disegno di legge delega, collegato alla legge di Stabilità e, in quanto tale, sarebbe certamente approvato,senza adeguata discussione su una materia incandescente. La discussione sui collegati passa ovviamente in subordine, il dibattito parlamentare e l’attenzione dei media saranno centrati essenzialmente sulla legge di Stabilità. I disegni di legge collegati alla legge di stabilità normalmente sono sottratti al dibattito parlamentare;in questo peraltro si tratterebbe non solo di una legge approvata senza un reale dibattito, ma di una legge che delegherebbe al Governo (e quale Governo!) la revisione dei procedimenti «relativi allo stato giuridico e al trattamento economico del personale della scuola»; «la precisa definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale» che riguardano i dipendenti, gli organi collegiali della scuola, «con il mantenimento delle sole funzioni consultive e il superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materie di competenze regionali», le reti di scuole e «la riforma organica del reclutamento del personale docente, che garantisca la tutela delle diverse categorie dei soggetti abilitati, mantenga l’equilibrio tra le assunzioni per concorso, anche con l’introduzione di una selezione all’ingresso dei corsi di studio abilitanti, e gli scorrimenti di graduatoria, fermo restando il rigoroso rispetto del principio del merito, e consenta lo smaltimento del precariato». Ce n’è per tutti: stato giuridico, salari, riforma degli organi collegiali, collegati ad una legge di Stabilità che – peraltro – procrastina il  blocco dei contratti, non rinnovati da 4 anni.
Se tutto fosse confermato, se Carrozza davvero riproponesse il testo in Consiglio dei ministri (pare che la discussione sia stata rimandata per la complessità e la vastità dei temi) si determinerebbe una esplicita dichiarazione di guerra tra governo delle larghe intese e mondo della scuola. Si tratterebbe di un atto gravissimo, non solo per la questione salariale. Si delegherebbero al governo i temi strategici dello stato giuridico; del reclutamento. E significherebbe che (nonostantel’inequivocabile e netto rifiuto della scuola al Pdl Aprea Ghizzoni e – soprattutto – nonostante le garanzie che il Pd in campagna elettorale a più riprese ha espresso rispetto ad un’ampia consultazione del mondo della scuola sulla questione della democrazia scolastica e della eventuale revisione degli organi collegiali) questo governo, di cui il Pd fa parte, e il ministro, che dal Pd proviene, imporrebbero con metodi autoritari e antidemocratici interventi che andrebbero ad attentare ai fulcri vitali del nostro lavoro, della nostra professione e professionalità, alla libertà di insegnamento, alla partecipazione, al pluralismo, alla equiordinazione dei diversi organi nel governo degli istituti scolastici.
Sarebbe una scelta suicida, incomprensibile persino per chi è abituato da anni a constatare la devastazione che intenzionalmente e trasversalmente si opera sulla scuola dello Stato. Una scelta che minerebbe quel minimo di credibilità che qualcuno di noi (i più ottimisti) ancora attribuisce al partito che avrebbe dovuto – una promessa mancata da sempre – raccogliere l’eredità di coloro che in anni lontani si sono battuti per garantire al nostro sistema scolastico il rispetto dei principi che l’hanno reso quel veicolo di pensiero divergente, di emancipazione, di crescita etica e culturale per futuri cittadini consapevoli che ancora – nonostante tutto – prova ad essere.

 Scarica il testo del disegno di legge

Sciacca: un'altra importante sentenza sui permessi personali: non vanno scandagliati

giovedì 14 novembre 2013 · Posted in , ,

Documentare la domanda di permesso per motivi personali con l'esigenza di dovere «accompagnare il proprio coniuge ad effettuare alcuni controlli medici» è sufficiente ai fini dell'insorgenza del relativo diritto. La formulazione ampia e generica dell'articolo 15 del contratto, che regola questo genere di assenze, esclude, infatti, che il richiedente sia tenuto ad indicare specificamente la ragioni di tempo e luogo che abbiano indotto l'interessato a chiedere di fruire del permesso. E ciò vale sia per i 3 giorni di permesso che per i 6 giorni di ferie, ivi previsti, sempre che queste ultime vengano fruite per motivi personali o familiari. Così ha deciso il giudice del lavoro di Sciacca con una sentenza depositata il 25 ottobre scorso (271/2013). La sentenza si inquadra nel costante orientamento della giurisprudenza di merito, concorde nel ritenere che i permessi per motivi personali o familiari (compresi i 6 giorni di ferie fruibili a seguito dell'esaurimento dei 3 giorni di permesso) siano diritti soggettivi potestativi. E che la relativa fruizione sia condizionata alla mera presentazione dell'istanza recante la descrizione del fatto che integra tali motivi. Su quest'ultimo elemento, peraltro, la più recente giurisprudenza ha spiegato che non è necessario che il motivo sia serio, perché il contratto non prevede tale condizione. E il giudice del lavoro di Sciacca ha spiegato, inoltre, che la descrizione del fatto, necessaria ai fini della documentazione del permesso o delle ferie per motivi personali o familiari, non necessita dell'indicazione del tempo e del luogo. In altre parole, secondo il giudice, non è necessario indicare nell'istanza dove si verificherà il fatto personale o familiare posto a fondamento della domanda. E nemmeno l'ora o la data precisa in cui avverrà. . Nella domanda l'interessato deve raccontare il fatto che integra il motivo personale o familiare, ma non è tenuto a riferire i particolari. Ne consegue, che la prassi di anticipare la domanda con un colloquio è da intendersi come mero atto di cortesia.

DECRETO ISTRUZIONE IN G.U.

martedì 12 novembre 2013 · Posted in ,

E' stato pubblicata in G.U. n. 264 del 11-11-2013  (clicca qui) la legge 8.11.2013 n. 128 di conversione del Decreto legge 104 del 12.9.2013, che entra in vigore il 12.11.2013


Tra le novità (emendamenti non presenti nel DL) si segnalano  all'art. 15(Personale scolastico) :

- il blocco di 3 anni anzichè di 5 anni nei trasferimenti  assegnazioni provvisorie e utilizzazione per altra provincia del personale docente (comma 10-bis)

«10-bis. Il primo periodo del comma 3 dell’articolo 399 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: "I docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia dopo tre anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità".

-l'unificazione delle aree di sostegno scuola superiore(comma 3 bis e 3 ter)

( 3-bis. Anche per le finalita' di cui ai commi 2  e  3,  le  aree scientifica  (AD01),   umanistica   (AD02),   tecnica   professionale artistica (AD03) e psicomotoria (AD04) di cui all'articolo 13,  comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e all'ordinanza del  Ministro della pubblica istruzione n. 78 del 23 marzo 1997, sono unificate. Al citato comma 5 dell'articolo 13 della  legge  n.  104  del  1992,  le parole: «, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo
dinamico-funzionale    e    del    conseguente    piano     educativo individualizzato»  sono  soppresse.  Le  suddette  aree  disciplinari continuano  ad  essere  utilizzate  per   le   graduatorie   di   cui all'articolo 401 del testo unico di cui  al  decreto  legislativo  16 aprile 1994, n. 297, e successive  modificazioni,  e  per  i  docenti inseriti negli elenchi  tratti  dalle  graduatorie  di  merito  delle procedure concorsuali bandite antecedentemente alla data  di  entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto


"3-ter. All’atto dell’aggiornamento delle graduatorie di istituto, ad esclusione della prima fascia da effettuare in relazione al triennio 2014/ 2015-2016/2017, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, e successive modificazioni, le aree di cui al comma 3- bis del presente articolo, per le predette graduatorie, sono unificate. Gli elenchi relativi alle graduatorie di istituto di prima fascia e alle gradua-torie provinciali, a meno che non siano esauriti all’atto dell’aggiorna-mento da effettuare in relazione al triennio 2014/2015-2016/2017, sono unificati all’atto dell’aggiornamento per il successivo triennio 2017/ 2018-2019/2020. Gli aspiranti, muniti del titolo di specializzazione, sono collocati in un unico elenco e graduati secondo i rispettivi punteggi e rispettando la divisione in fasce delle predette graduatorie»;

La democrazia ha bisogno dei senza-dio! - “Vero!”

Mi permetto di parafrasare il titolo del saggio di Paolo Flores D'Arcais ( La democrazia ha bisogno di Dio. “ Falso” ) che l'autore ha illustrato recentemente a Terni in un incontro presso l'auditorium Primavera.
Confesso il mio interessato obiettivo: stimolare i non-credenti ad intervenire più intensamente e direttamente nel contrastare gli intenti delle religioni, e di quella cattolica in particolare, da sempre diretti alla conquista di ogni spazio vitale della società in cui operano.
Un pur sommario sguardo rivolto alla storia del fenomeno religioso nel nostro paese si impone se vogliamo afferrare in tutta la sua intensità l'importanza della posta in gioco.
Quando il Cristianesimo si affacciò alla ribalda della storia non proponeva assolutamente nulla di nuovo rispetto alle religioni che affollavano il palcoscenico fantastico delle popolazioni del bacino del Mediterraneo: un figlio di Dio, nato da un rapporto miracoloso tra un Dio padre ed una vergine , catapultato dal cielo per salvare l'umanità, ucciso e risorto dopo tre giorni passati a visitare gli inferi era il nucleo di tutte le religioni misteriche praticate e diffuse nella capitale e in tutto il territorio dell'impero romano . Questo nucleo costitutivo, accompagnato dalla variopinta congerie di miracoli ( capacità di resuscitare i morti, moltiplicazione di pani e pesci, trasformazione di acqua in vino, cacciata di demoni, guarigioni istantanee di paralitici, storpi e ciechi ecc..) era patrimonio di tutte le religioni a partire dal Mazdeismo di Zarathustra del XVI secolo fino al contemporaneo mito di Mitra, prevalente nella Roma imperiale, a quello del frigio Attis, dei greci Esculapio e Dioniso, religioni tutte che convivevano tranquillamente nel multiculturale mondo romano.La credenza escatologica della fine del mondo e successiva generale resurrezione dei morti e avvento di un nuovo evo di felicità e salvezza era comune a tutte queste credenze pur nel variegato , imaginifico panorama della fantasia religiosa.
Perché le religioni misteriche sono state spazzate via dalla scena mentre il Cristianesimo, che pure ne aveva tutte le caratteristiche, ha avuto il sopravvento? Perché tutte quelle religioni erano dette appunto “ misteriche” per il fatto che erano praticate da cerchie ristrette di seguaci che si consideravano privilegiati rispetto alla massa informe degli “altri”, che aborrivano dal proselitismo e consideravano un traguardo riservato a pochi eletti l'introduzione ai “misteri” della religione di riferimento. Il Cristianesimo di Pietro , riservato ai soli circoncisi come voleva il dettato del Maestro, avrebbe fatto inevitabilmente la stessa fine , ma il Cristianesimo di Paolo no: a differenza di tutte le altre questa si impose come la religione che “doveva” essere diffusa e rivelata a tutti, dal magistrato , al liberto , allo schiavo, che tutti doveva includere e nessuno escludere, comprese le donne, dalla matrona alla schiava che avevano anche compiti diretti nella predicazione e nella diffusione del vangelo, che per tutti aveva un messaggio di salvezza e a tutti rivelava la speranza in un futuro glorioso. La millantata illuminazione sulla via di Damasco non è che la fantastica , geniale intuizione, il colpo di genio di Paolo: l'invenzione di una religione universale capace di adattarsi a tutte le variegate categorie sociali. E il successivo colpo di fortuna del Cristianesimo fu fornito dalla Storia su un piatto d'oro: la divisione dell'amministrazione dell'Impero in una tetrarchia, adottata da Diocleziano nel 293, portò il padre di Costantino, Costano Cloro a diventare Cesare dell'augusto Massimiano . Da qui l'oculato calcolo che indusse Costantino , teso a riunificare l'Impero sotto il suo unico comando, ad “adottare” tale religione. La strombazzata visione della croce prima della vittoriosa battaglia contro Massenzio (“ In hoc signo vinces”) non è che la traduzione fantastica di un disegno astuto: utilizzare una religione già ampiamente diffusa, strutturata in un organigramma verticistico di funzionari autorevoli e capaci di ottenere la supina obbedienza dei propri adepti all'autorità costituita, funzionale al suo tentativo di riunificare l'impero sotto il suo unico comando: un solo imperatore ed una sola religione che prevedeva un solo Dio, abbracciati in un connubio opportunistico che mai più si sarebbe disciolto.
Questo abbraccio subì il destino paradigmatico di tutte le unioni : al declinare del potere temporale degli imperatori fece da contrappeso il crescere del potere ecclesiastico. Già il vescovo Ambrogio di Milano si permise di umiliare l'imperatore Teodosio rifiutandosi di celebrare la messa in sua presenza per punirlo della strage di Tessalonica e l'editto cha da questa città prese il nome, degli imperatori Graziano e Teodosio I° del 380 , elevò il Cristianesimo a Religione di Stato e negli anni successivi, in un vorticoso crescendo, i “ Decreti teodosiani” del 391 inasprirono le proibizioni dei culti pagani, iniziando una vera e propria persecuzione del paganesimo: i vescovi di Alessandria, di Antiochia e di Gaza organizzarono spedizioni di asceti assetati di sangue che distrussero i templi pagani della città ed uccisero migliaia di persone e l'arcivescovo di Alessandria, Cirillo, faceva seviziare e smembrare la filosofa Ipazia da parte di un gruppo di monaci fanatici ( 415). A partire dal 416 l'imperatore romano Teodosio II° permise ai soli cristiani lo svolgimento di cariche pubbliche costringendo alle dimissioni tutti i non credenti e successivamente arrivò a proclamare “culto del demonio” tutte le religioni pagane punendo con il carcere e la tortura i loro seguaci. La politica degli imperatori successivi si basò sul presupposto che l'unità dell'impero richiedesse anche l'unità della religione e così Giustiniano decretò per i pagani il divieto di accesso a cariche pubbliche, la perdita di titoli onorifici, dell'insegnamento e di stipendi della pubblica amministrazione. Nel 529 fu definitivamente chiusa la scuola filosofica di Atene, ultimo centro di eccellenza ancora attivo della cultura pagana e nello stesso anno venne imposto l'obbligo del battesimo per tutti i sudditi dell'impero.
Nel corso del Medioevo la diffusione del Cristianesimo proseguì con entusiasmo sempre sulla punta della spada: i libri scolastici celebrano le vittoriose gesta di Carlo Magno e dei suoi successori che estesero ai territori dell'est europeo , con le conquiste territoriali, anche la diffusione della fede cattolica imposta come necessario corollario alla violenza militare ed alla rapina , ma nascondono ai nostri ragazzi i retroscena meno edificanti. E così è impossibile che essi vengano a sapere che i tre quarti delle armate carolinge erano costituite da truppe assoldate e guidate dai vescovi di Treviri, Colonia e Magonza i cui vescovati divenivano sempre più estesi man mano che nuovi territori venivano conquistati alla fede al punto di estendersi per un terzo dei territori imperiali, né viene mai fatto cenno alla strage di 4500 sassoni che, fatti prigionieri nell'autunno del 782, per essersi rifiutati di aderire alla fede cattolica furono sgozzati sulle rive del fiume Aller che si tinse di rosso per chilometri. Ma la sete di potere del papato non si esaurì con l'incessante conflitto con le autorità imperiali che caratterizzò i secoli successivi e che culminò con la lotta per le investiture: essa si servì anche della frode più spudorata utilizzando falsi storici famosi quali la “ Donazione di Costantino” creata ad arte dalla segreteria lateranense nella metà dell'VIII sec. in cui si millantava una fasulla eredità lasciata da Costantino ai papi che comprendeva , oltre alla città di Roma e all'Italia, tutto il restante territorio dell'Occidente imperiale. E' su queste basi truffaldine che sorse il nucleo dello Stato della Chiesa, via via sempre più esteso nel corso di secolari espropri e conquiste, lo stesso che, ridimensionato nel periodo risorgimentale italiano, verrà poi “ rimborsato” da Mussolini con il Concordato che costò all'erario dello Stato Italiano un ventesimo del suo patrimonio e i cui effetti tuttora infestano la nostra Costituzione nell'infausto art. 7. Ad essa si affiancava un altro falso storico memorabile, i “ Decretali dello Pseudo-Isidoro” nei quali si esaltava il potere dei papi su tutti, re e imperatori compresi e lo si considerava unico legislatore sia in campo ecclesiastico che in campo civile, assolutamente immune da qualsiasi possibilità di contrasto da parte di chiunque: tale falso storico fu redatto intorno all'anno 850 dalla centrale di falsari della corte vescovile di Reims e spacciata come opera del dottore della Chiesa Isidoro da Siviglia, da cui il nome.
Il delirio di onnipotenza del papato culminò con il “ Dictatus Papae” di Gregorio VII , con le pretese di governo mondiale di Innocenzo III e con la sbandierata teoria delle due spade , il potere temporale e quello spirituale, entrambe sguainate e a disposizione del papato secondo l'arrogante pretesa di Bonifacio VIII al sorgere del XIV secolo.
A partire da Costantino ad oggi non un solo papa ha mai cessato di pretendere privilegi economici e territoriali ( esenzioni fiscali, tributi, prebende, decime , oboli, oblazioni ) e di utilizzare su scala industriale la simonia tramite la vendita di cariche ecclesiastiche ( vescovati, nomine cardinalizie ) e il mostruoso commercio delle indulgenze, nonché l'esproprio forzoso e la rapina dei beni di tutti i condannati dai tribunali della santa Inquisizione che per secoli ha arricchito il clero ( l'importo degli espropri veniva diviso e attribuito per un terzo rispettivamente al papa, al vescovo locale ed ai componenti del tribunale).
La tanto vantata matrice cristiana della nostra civiltà occidentale, le tanto esaltate radici cristiane dei nostri costumi e dei nostri ordinamenti nascondono l'arrogante pretesa di camuffare come conquista di valori positivi e inalienabili quella che è stata un secolare , umiliante esercizio di sopraffazione e di violenza da parte di una teocrazia , classe pretesca usurpatrice di autorità, che si è trasformata nei secoli in una ierocrazia che esercita la sacralità del potere. Noi non possiamo e non dobbiamo dimenticare che queste radici cristiane affondano nel terreno di una storia che gronda del sangue di milioni di uomini e donne vittime delle guerre di religione, delle crociate contro i diversamente credenti , sia seguaci di altre religioni come l'Islam sia cosiddetti eretici come donatisti, ariani, monofisiti, catari, stedingi, valdesi, protestanti, ussiti ecc. Queste radici sono abbarbicate alle segrete dell'Inquisizione dove migliaia di infelici sono stati brutalizzati e condannati da monaci fanatici assetati di sangue, sono innervate sui resti dei roghi di centinaia di migliaia di povere donne , seviziate, torturate e bruciate vive con l'accusa di essere state streghe in rapporti carnali col demonio. Queste radici prolungano i loro tentacoli fino alla conquista delle Americhe dove la croce era brandita come una spada e portata quale emblema da bande di assassini conquistatori che nel giro di due sole generazioni hanno causato il più grande e trascurato genocidio della storia dell'umanità: settanta milioni di poveri essere sacrificati sulla strada di famelici devastatori che operavano agli ordini dei cattolicissimi sovrani di Spagna e Portogallo, armati della benedizione di papa Alessandro VI Borgia ( trattato di Tordesillas 1494 a seguito della bolla “ Inter caetera” del 1493). Sono le stesse radici che hanno pervaso il terreno dell'ignoranza e della superstizione che hanno portato alla distruzione della cultura classica , sono culminate nel divieto di possedere e leggere perfino i libri del Vecchio e Nuovo Testamento in lingua volgare nonché l'infinito elenco dei libri inclusi nell'Indice dei libri proibiti ed hanno arrestato perfino l'avanzare delle conoscenze mediche e della cultura umanistica. Non possiamo e dobbiamo dimenticare che queste radici sono le stesse che per duemila anni hanno predicato e praticato l'odio sistematico contro gli ebrei accusati di essere gli uccisori del dio cristiano. I progrom che sistematicamente, per secoli, sono stati scatenati in concomitanza con l'arrivo di ogni pestilenza o calamità naturale, le stragi delle comunità ebraiche puntualmente verificatesi al partire di ogni crociata quale rito propiziatorio per il successo della spedizione, i ghetti e i marchi di infamia e le calunniose accuse di infanticidi rituali, le conversioni forzate e la cacciata dalle proprie terre, sono tutte invenzioni cattoliche che per secoli hanno inflitto pene inenarrabili a degli innocenti. Chi semina vento raccoglie tempesta, dice un noto proverbio e se duemila anni di predicazione di odio contro il popolo ebraico sono sfociati poi nel delirio dei campi di sterminio nazista non crediamo che gli esaltati esegeti delle radici cristiane abbiano il diritto di pretendere di nascondere la mano che ha lanciato sassi per tanto tempo.
Non possiamo né dobbiamo dimenticare che le radici cristiane sono state alimentate per secoli dal disprezzo tutto cristiano per la donna, dalla condanna alla sottomissione predicata da Paolo all'infamante accusa di essere la causa della rovina dell'uomo per la biblica favola della mela e del serpente che Agostino le addebita, fino alla definizione di essere inferiore ed errore di natura che il Tommaso, dottor angelico della Scolastica, le attribuisce. Un essere inferiore , causa di rovina morale e di peccato il cui contatto genera colpa e da cui è consigliabile star lontani il più possibile, escluso dalla gestione della società, ridotto al solo ruolo riproduttivo: questo è ciò che la donna è stata per secoli per la predicazione cristiana.
Oggi si presenta sulla scena mediatica il nuovo papa, il gesuita Francesco. Brillante esibitore della rassicurante figura del dispensatore di buoni sentimenti che gli sta assicurando generale simpatia , che si esibisce in un disarmante profluvio di accattivanti gesti distensivi. A noi atei interessa però la sostanza e non la scena ed è per questo che ci teniamo a tenere alta la guardia , ora più che mai.

Aspettiamo che sul piano dottrinale la Chiesa rinunci alla arrogante pretesa di ergersi a depositaria del diritto di gestire la vita e la morte delle persone: lo aspettiamo sul campo dell'eutanasia, del testamento biologico, del diritto all'aborto e dell'obiezione di coscienza dei medici, della procreazione assistita, della rapina operata con la truffaldina legge dell'otto per mille, della esenzioni fiscali, dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, nel sovvenzionamento statale delle scuole cattoliche. E' per questo che la democrazia ha assoluto bisogno di noi atei: perché non perisca sotto i colpi di un oscurantismo ipocrita ed edulcorato. 
di E.G. Terni

Contributi volontari dei genitori: l’USR della Liguria ordina alle scuole di indicare a fine anno come sono stati spesi

domenica 10 novembre 2013 · Posted in ,


contributi volontari
di Carlo Salmaso,
L’Ufficio Scolastico Regionale della Liguria è intervenuto con la nota n° prot. 8126/A41 del 29 ottobre 2013  sull’annosa questione dei contributi volontari versati dai genitori alle istituzioni scolastiche.
Il Vice Direttore Regionale Rosaria Pagano richiama le noti ministeriali già intervenute sull’argomento (note prot. n. 312 del 20 marzo 2012 e 593 del 7 marzo 2013 ) che chiedevano alle istituzioni scolastiche di esplicitare, nelle comunicazioni scuola – famiglia, la natura volontaria dei contributi richiesti all’atto dell’iscrizione e le finalità per le quali la richiesta viene formulata.
Le stesse note ministeriali, inoltre, chiariscono in modo perentorio ed inequivocabile che l’eventuale mancato versamento non può essere elemento condizionante per non accettare l’iscrizione.
Il testo dell’USR Ligure evidenzia in particolare che:
“È opportuno che nei siti delle istituzioni scolastiche, nelle comunicazioni scuola-famiglia e nelle note di accompagnamento alla modulistica delle iscrizioni, sia chiaramente esplicitata, con apposita dicitura, la natura volontaria di tali contributi, specificando adeguatamente le finalità per le quali la richiesta è formulata.”
Ma, soprattutto:
“…al termine dell’anno scolastico, andrà predisposto uno specifico rendiconto, contenente il dettaglio degli impegni di spesa previsti e sostenuti, nonché gli eventuali resti che dovessero sussistere.”
Ribadisce quindi, per l’ennesima volta, che:
“in alcun modo l’eventuale mancato versamento potrà essere considerato dall’istituzione scolastica quale elemento condizionante per quanto riguarda l’accoglimento della domanda di iscrizione, così come nulla può essere richiesto alle famiglie a giustificazione di tale istanza (come, ad esempio, la dichiarazione ISEE)”.
La nota si conclude con l’invito rivolto a tutte le scuole:
“affinché nei confronti delle famiglie e degli studenti venga adeguatamente evidenziato il significato educativo dell’utilizzo di tali contributi, che si configura come compartecipazione alla vita dell’istituzione scolastica finalizzata ad un non indebolimento dell’offerta formativa proposta.”
Riteniamo particolarmente significativo l’intervento operato dall’USR della Liguria,soprattutto nella parte in cui viene richiesta trasparenza e rendicontazione sull’utilizzo dei contributi volontari versati.
Anche nel nostro territorio abbiamo continuato a ricevere segnalazioni di genitori che evidenziano come, in parecchie istituzioni scolastiche, non abbiano trovato piena applicazione le indicazioni presenti nelle note ministeriali.
Per questo motivo riteniamo che l’USR del Veneto farebbe cosa apprezzabile se inviasse una comunicazione che ribadisse quanto evidenziato dai colleghi liguri.
Come Comitato cercheremo di promuovere tutte le azioni necessarie perché ciò possa avvenire.

ATTIVITA’ AGGIUNTIVE GRATIS?

Nella nota 6348 del 17 settembre 2013 inviata a tutti i dirigenti, il MIUR invita di fatto le scuole a BLOCCARE il POF: si dice infatti ai DS di non contrattare nulla con le RSU, ma solo le eventuali risorse del FIS risparmiate dallo scorso anno scolastico.Siccome sindacati concertativi e ministero stanno trattando su altri tagli al FIS, il MIUR nella Nota in questione afferma:  
"Si rinvia a successiva comunicazione a seguire della necessaria intesa con le OO.SS., non ancora intervenuta in data odierna. Nelle more dell'assegnazione codesta Istituzione potrà provvedere unicamente alla contrattazione delle risorse eventualmente rimaste disponibili provenienti dagli anni scolastici decorsi. Secondo la destinazione definita dalla stessa contrattazione."
Quindi la situazione sembrerebbe peggiorare ulteriormente rispetto allo scorso anno scolastico e chi sta svolgendo attività aggiuntive sta seriamente rischiando di non essere pagato o di avere una sorpresa ben misera. È infatti ormai chiaro a tutti che il FIS è talmente ridotto (e lo sarà ancor di più) che molte delle attività aggiuntive vengono svolte dietro compensi che ormai sfiorano il ridicolo (a parte pochi “eletti”).
Noi Cobas siamo da sempre contrari al FIS: lo riteniamo uno strumento che ha insieme diviso la categoria (tra l’altro per pochi spiccioli) e incrementato quella scuola del progettificio che tanti danni ha fatto alla qualità vera della scuola pubblica, progetti che sottraggono ore preziose alla didattica e che spesso sono funzionali solo alla concorrenza con le scuole vicine.
Ma ora ci chiediamo: per quanto ancora i docenti italiani saranno disponibili a questa farsa? Quanto impiegheranno per capire che il potere d’acquisto dei loro stipendi è calato negli ultimi 10 anni di poco meno del 30%, mentre è aumentato in modo nettisimo il carico di lavoro (completamenti orari, numero alunni per classe, burocrazia inutile e inarrestabile, piani didattici personalizzati,ecc.) ? O staranno ancora a scannarsi per poche centinaia di euro lorde in più o in meno all’anno, mentre i vari governi ci hanno fregato e continuano a fregarci migliaia di euro attraverso la riforma delle pensioni, il blocco del contratto e degli scatti?

Perché i presidi non hanno comunicato ai docenti i contenuti della circolare arrivata ben il 17 settembre? Ci auguriamo che nelle scuole non ci siano RSU disponibili ad inizare una contrattazione “normale”, per poi, dopo che il lavoro è stato svolto, operare un taglio consistente dei compensi, peggiorando ulteriormente la situazione che già è stata vissuta lo scorso anno.
Sappiamo a cosa mirano: ad aumentare a tutti l’orario di lavoro a parità di stipendio; dobbiamo dimostrare che questo non è accettabile da parte della categoria, che nessuno di noi è disponibile a lavorare in cambio di un’elemosina.
Senza certezze sul FIS si dovrebbero bloccare tutte le attività aggiuntive, le collaborazioni con in DS, le Funzioni Stumentali...
COSA ACCADREBBE se domani tutti i docenti che svolgono mansioni che non possono essere contrattate (lo dice il MIUR!) dovessero “limitarsi” a svolgere il ruolo di docenti?
Dichiariamoci non disponibili ad alcuna attività aggiuntiva; ricordiamo che, nonostante i presidi continuino ad usare impropriamente la parola “obbligatorio”, non esistono attività aggiuntive obbligatorie e ci si può dimettere da tutti i progetti e gli incarichi con una semplice letterina.
Chi continua a svolgere lavoro extra per poche euro (se non centesimi!) l’ora, sta dimostrando nei fatti che è praticabilissimo l’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario o in cambio di aumenti ridicoli.
NON ACCETTARE PROGETTI O INCARICHI, RISCHI DI LAVORARE GRATIS E CONTRIBUIRE ALL’AUMENTO DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITA’ DI SALARIO (o poco piu’)

CISL, GLI AFFARI D’ORO DI BONANNI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Salvatore Cannavò ha scritto un articolo il cui incipit è tutto un programma:
“ INTRECCI Una rete di scatole finanziarie, società acquistate e poi cedute, appalti da Comuni, ministeri, Asl e società pubbliche. E il conflitto d’interessi?” [1].

1)      Veniamo alle “dolenti” note:
“ La Cisl, con la crisi imperante, è costretta alle pulizie di casa.
Soprattutto sul lato della struttura finanziaria, dismettendo le attività estranee a quella tipicamente sindacale e che qualche guaio hanno finora creato al suo segretario, Raffaele Bonanni.
Il quale, non volendo più essere associato ad attività che poco hanno a che vedere con la tutela dei lavoratori e che, in alcuni casi, denotano un vistoso conflitto di interessi, ha deciso di sbaraccare tutto.
Nel corso dell’estate è iniziata la ritirata strategica: dismissioni di quote azionarie in attività di viaggio e turismo, via la cooperazione internazionale ma, soprattutto, marcia indietro nella gestione della società più importante del mondo Cisl” [2].
2)      Eustema chi è costei?
“Eustema nasce a fine anni ‘80 su iniziativa di tre giovani ingegneri di area Cisl, che andarono dall’allora segretario, Franco Marini, per chiedere sostegno nell’avvio di una struttura, allora innovativa, di ingegneria informatica, allestimento di software, realizzazione di siti web e gestioni integrate per aziende pubbliche e private.
Si cominciò con una joint-venture con la società leader del settore, la Olivetti, e la stessa finanziaria della Cisl, la Finlavoro.
L’azienda è cresciuta molto arrivando, lo scorso anno, a fatturare oltre 43 milioni di euro con un utile netto di 1,5 milioni.
A supportare questa crescita, un parco clienti di tutto rispetto: strutture come A2A, Adr, Bnl, Agenzia del Demanio, Comune di Roma, Consiglio di Stato, Enac e Enav, Ferrovie dello Stato, Guardia di finanza, Ibm, Inail e Inps, vari ministeri, Poste Italiane, Telecom Italia e molte altre” [3].
E qui, le dolenti note diventano più forti:
“ L’anomalia è facilmente intuibile: una lunga lista di strutture pubbliche, in cui il ruolo della Cisl è tutt’altro che secondario, sostengono l’attività, e gli utili, di un’azienda di proprietà della stessa Cisl. Conflitto di interessi del tutto particolare, quindi, tanto che nel 2011, Cgil, Cisa e Usb dell’Inps firmarono un documento comune per denunciare un possibile “conflitto di interessi o almeno una questione etica”.
I competitori della Cisl denunciavano che “la spesa per informatica dell’Istituto previdenziale è cresciuto dai 185 milioni del 2006 ai 500 milioni del 2011″.
La partecipazione della Cisl in Eustema, fino a quel momento, era suddivisa tra la finanziaria del sindacato, Finlavoro e la Federazione dei pensionati” [4].
      3)      Nell’epoca della finanziarizzazione dell’economia, la CISL, giustamente, si adegua:
“… nel 2010 iniziano una serie di operazioni finanziarie.
Viene costituita una struttura ad hoc, Innovazione lavoro Srl cui viene conferito il 33,6% di Eustema. Innovazione lavoro, a sua volta, faceva capo a un’altra struttura, Laboratorio del lavoro, associazione “non riconosciuta” che ha sede a Roma, in via Ancona 20, stesso indirizzo della controllata e facente capo al segretario Cisl, Raffaele Bonanni e al fiduciario del sindacato di via Po per tutte le operazioni finanziarie, Donatello Bertozzi.
Nell’agosto di quest’anno, però, Laboratorio del lavoro, in ossequio alla li¬nea di dismissione, vende le proprie quote in Innovazione lavoro a due so¬cietà, E-World Consultante e Marises srl, che fanno riferimento ai due fon¬datori di Eustema, Enrico Luciani e Stefano Buscemi, oltre che a fiduciare emanazione di banche popolari.
Quest’ultima, però, a maggio vendono le proprie quote ai parenti dello stesso Luciani.
L’incasso della cessione è significativo: 1,5 milioni di euro che Laboratorio del lavoro, assicurano in Cisl, -”ha provveduto già a girare nelle casse del sindacato”.
Si tratta di un introito straordinario importante per il bilancio del sindacato che, nel 2012, ha chiuso con una perdita di 1,13 milioni di euro.
RESTA LA STRANEZZA di un’operazione, che vede come controparti società che hanno tutte la stessa sede: anche E-World, in¬fatti, ha domicilio in via Ancona 20.
La Cisl assicura che si tratta di una compravendita in cui si sono impegnati i dirigenti di Eu¬stema
“i quali hanno a cuore il futuro della società”, ma allo stesso tempo ammette che l’azienda inizia a soffrire sul fronte delle commesse pubbliche.
Strano, quindi, che i due dirigenti si assumano un peso così rilevante.
Va comunque detto che la Cisl resta in Eustema con Finlavoro, detenendo direttamente il 35% delle quote, garantendo, per il momento, la presenza e l’accesso a even¬tuali dividendi.
Grazie ai quali, Finlavoro può registrare a bilancio immobilizzazioni finanziarie per 1,6 milioni di curo di cui oltre un milione detenuto in fondi di investimento.
Se l’annuncio di ritirata strategica è quindi parziale sul fronte finanziario - e visto l’intreccio tra le società, non del tutto certo - la Cisl non dismette certamente la proprietà immobiliare fondata su 5000 locali, tutti utilizzati per la propria attività sindacale, e fiore all’occhiello dell’organizzazione. Ma resta in piedi la partecipazione a un’altra struttura inconsueta, la Marte broker, società di brokeraggio assicurativo posseduta al 50% con il Gruppo Gpa che, come recita la brochure aziendale, “ha maturato una notevole esperienza nel settore degli Enti pubblici”.
Tra i clienti, infatti, ci sono “oltre 700 tra Enti e Aziende pubbliche” rappresentati in larga misura da Enti locali, Aziende sanitarie e ospedaliere, Società di Servizi pubblici.
Alcuni esempi: il Comune di Bologna, le regioni Emilia Romagna, Mar¬che e Sicilia, il Ministero della Salute, le province di Livorno e Bologna, le autorità portuali di Salerno e Savona, le società di trasporto pubblico di Milano o di Firenze, l’università degli Studi di Pavia o la Scuola superiore S. Anna di Pisa.
Ancora strutture pubbliche in cui la Cisl è forte e opera con vigore.
Anche finanziario”.


NOTE
[1] Cannavò Salvatore, “ Il Fatto Quotidiano”, Mercoledì, 30 Ottobre 2013, p. 11.
Pure le altre note rimandano al suddetto articolo

Tutti i finanziamenti delle private


valutazione-merito
di Bruno Moretto, Comitato art.33 di Bologna
Fondi anche da comuni e regioni. Così si arriva a circa un miliardo e mezzo di euro l’anno
In relazione alle polemiche che si aprono ogni anno sulla reale entità dei finanziamenti pubblici alle scuole private ci preme evidenziare quanto segue. I finanziamenti pubblici alle scuole private paritarie, già previsti dalla normativa, diventano consistenti con la legge n. 62/2000 (di parità) del Ministro Berlinguer: a) l’art. 13 della Legge prevede fondi a favore delle scuole materne private per la «realizzazione del sistema prescolastico integrato» e delle scuole elementari parificate; b) l’art. 9 introduce fondi regionali per il diritto allo studio a «sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l’istruzione mediante l’assegnazione di borse di studio di pari importo» (agli studenti delle scuole statali che non statali).
Nel 2007 il ministro Fioroni estende il diritto al finanziamento anche alle scuole medie e superiori. Attualmente l’importo maggiore riguarda le scuole dell’infanzia.
I finanziamenti diretti da parte statale alle strutture scolastiche private raggiungono già nel 2002 la cifra di 527 milioni di euro. Nel 2013 sono stati di 501 milioni. Nella legge di stabilità per il 2014 sono previsti 494 milioni. Bisogna però evidenziare che negli ultimi anni il Trentino e l’Alto Adige provvedono con fondi propri fuori dal bilancio statale.
Dal 2009, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 50 del 2008 che affermò la competenza regionale di una parte dei contributi previsti dalla legge 62/2000, i finanziamenti che ogni anno giungono direttamente alle scuole private vengono erogati sotto due diversi capitoli, il secondo dei quali prevede il parere della Conferenza delle regioni e viene perciò erogato in un secondo momento.
Per il 2014 sono stati previsti con la legge di stabilità rispettivamente le cifre di 274 e 220 milioni.
Per inquadrare compiutamente l’esborso pubblico occorre però evidenziare le sovvenzioni che con leggi e modalità diverse provengono da regioni e comuni. Molti Comuni erogano risorse proprie per le scuole dell’infanzia private che spesso sono molto maggiori di quelle statali. Esemplare il caso del comune di Cernusco sul Naviglio che eroga ben 300 milioni a favore di un’unica scuola materna privata. Il comune di Bologna eroga circa un milione di euro dal 1995. Nel 2011 ha erogato 1,188 milioni a 27 scuole d’infanzia private paritarie che si aggiungono ai 1,247 milioni statali e regionali per arrivare a un totale di 2,435 milioni, 90 milioni per scuola in media. Il comune di Torino eroga 1,700 milioni all’anno a 55 scuole d’infanzia. Tutte le regioni fanno lo stesso. L’Emilia Romagna stanzia ogni anno quasi 3 milioni di euro alle scuole materne private, il Piemonte 2 milioni.
A ciò si aggiunge la giungla dei contributi regionali e comunali per il diritto allo studio che in base alla legge 62 dovrebbero essere di pari importo per gli studenti delle scuole statali e non statali. Nella regione Lombardia la «dote per la libertà di scelta» rimborsa fino al 50% della retta scolastica danneggiando gli studenti bisognosi della scuola statale che non prevede costi di frequenza. Nel 2009 in Lombardia i frequentanti le scuole private (98.392) hanno ottenuto complessivamente 51 milioni di euro mentre gli studenti delle scuole pubbliche (985.755) solo 24. Il Piemonte, il Veneto e la Liguria hanno anch’esse una legge per il diritto allo studio che non rispetta la legge 62/2000 e privilegia gli studenti delle scuole private. Mettendo insieme tutte le voci di finanziamento pubblico si stima a livello nazionale una cifra di circa un miliardo e mezzo di euro annuali per il 10% degli studenti frequentanti le scuole private. Questo a partire dal 2002 per un esborso complessivo di 15 miliardi in 10 anni. Ciò viola l’articolo 33 della Costituzione ma risulta ancor più scandaloso considerando che la scuola statale ha subito negli ultimi 10 anni tagli per più di 10 miliardi. Il tutto avviene contro la volontà dei cittadini che nel maggio scorso, chiamati dal Comitato art. 33 di Bologna ad esprimersi tramite un referendum comunale sull’uso migliore dei fondi per garantire il diritto d’accesso alla scuola d’infanzia, si sono pronunciati al 60% contro i finanziamenti alle scuole private.

No all’addestramento coatto ai quiz Invalsi! Non andremo a farci dire come insegnare dagli Invalsiani e dalle aziende! Contro la scuola-quiz, boicottare l’Invalsi insieme agli studenti

Il varo definitivo del decreto-legge sulla scuola, pomposamente titolato “L’istruzione riparte” (ma per dove?), è stato salutato da un coro di elogi da parte dei sostenitori della scuola-miseria e della scuola-quiz, che hanno sottoscritto le valutazioni della ministra Carrozza la quale aveva affermato: “Dopo anni di sacrifici, di tagli alla cieca, questo decreto restituisce finalmente risorse e centralità al mondo dell’istruzione. Sono orgogliosa del lavoro fatto”. Risorse? Centralità? Ci sono forse massicci investimenti per una istruzione a cui lo Stato dedica solo più l’8,4% della propria spesa contro una media nell’Unione Europea dell’11%? Per rendere gli istituti scolastici (gran parte dei quali è a rischio) degni di una scuola di qualità? Per restituire finalmente salario a docenti ed Ata, che, con i contratti e gli scatti di anzianità bloccati, hanno perso il 15% del reddito negli ultimi cinque anni e sono il finalino di coda delle retribuzioni europee? Macché!! Carrozza e i suoi fans cercano di rendere un elefante il topolino dei 115 milioni per borse di studio agli studenti (su cui ovviamente non si sputa) e l’altra manciata di milioni (una quarantina in tutto) per evitare la “dispersione scolastica” e per mandare docenti ed Ata nei musei.
In quanto alla “centralità”, Carrozza la riserva non già alla scuola pubblica ma alle aziende e a quella loro “longa manus” che è l’orribile Invalsi come metro di valutazione di scuole, docenti e studenti e come distributore agli stessi di premi e punizioni. Perché il veleno del decreto sta in articoli che sono pressoché ignorati da politici e laudatores. Nell’art.16, innanzitutto, che impone ai docenti, che lavorano nelle zone in cui i risultati dei quiz Invalsi siano inferiori alla media nazionale, l’obbligo di andare “a ripetizioni” di quiz, di partecipare cioè ad un addestramento coatto, ad una sorta di “rieducazione”, che li renda succubi dell’apprendimento tramite indovinelli; e addirittura impone di svolgere tale attività anche “presso imprese..all’interno del contesto aziendale, al fine di promuovere lo sviluppo professionale specifico dei docenti”. Gli insegnanti dovrebbero andare ad apprendere come insegnare i quiz in aziende estranee alla scuola e che per lo più non sanno neanche come salvare se stesse, una volta venute meno le laute sovvenzioni statali.
E sempre in queste mitiche aziende, che stanno soccombendo nella competizione internazionale, dovrebbero trasferirsi anche gli studenti dell’ultimo biennio delle superiori, con “contratti di apprendistato” che li allontanerebbero dalla scuola, al fine, recita l’art.8, “di far conoscere il valore educativo e formativo del lavoro”: e analogo apprendistato viene introdotto per gli universitari nell’art.14. A sigillare il tutto, interviene l’art.18 che fa assumere 47 ispettori ministeriali (pagati circa 140 mila euro l’anno) per fare da “cani da guardia” al trionfo dell’Invalsi come criterio-guida della qualità dell’istruzione e far vedere i sorci verdi ai docenti che non si subordinano ai quiz.
C’è nel decreto un solo punto relativamente positivo: e non è certo quello della rituale promessa di assunzione di precari (il numero sbandierato non copre neanche il turn over dei pensionamenti) e degli insegnanti di sostegno, visto che con i BES (i Bisogni educativi speciali, riconfermati nel decreto) li si vorrebbe progressivamente eliminare, affidando tale delicatissimo incarico a docenti qualsiasi. Si tratta invece dell’annullamento, almeno per tre anni, della “deportazione” dei docenti “inidonei” nei ruoli Ata. E’ una vittoria di una lotta coraggiosa e tenace, ma non definitiva perché dal 2016 si riapre la possibilità della mobilità intercompartimentale (seppur teorica, in una fase di ridimensionamento in ogni comparto della PA) che dovremo far cancellare con ulteriori iniziative.
Lo diciamo chiaramente a Carrozza: non andremo “a ripetizione” di quiz né dagli Invalsiani, che nulla sanno di didattica, né dalle aziende del tutto estranee all’istruzione. Né a fare gli apprendisti in azienda devono andare i nostri studenti, almeno fino al termine del loro iter scolastico. Non piegheremo l’insegnamento alla squallida filosofia quizzomane e, insieme agli studenti, organizzeremo il massimo potenziamento del boicottaggio del mefitico carrozzone Invalsi e delle sue distruttive attività nelle scuole.

LEGGE 30.10.2013 N. 125 IN G.U.: ASSENZE DONATORI SANGUE SERVIZIO EFFETTIVO

Le assenze per i donatori di sangue nonche le assenze  per coloro che godono di congedi parentali sono equiparate a servizio effettivo e non avranno effetti negativi per la penalizzazione sulla pensione "anticipata" prevista dall'art. 24 della legge 214/2011(D.L. 201/2011) e succ mod. ed int.(D.L. 216/2011) per quanti vanno in pensione con meno di 62 anni.


Sulla G.U. N. 255  del 30.10.213 (clicca qui) è stata pubblicata la legge 125 conversione in legge del Decreto legge 101  del 31 agosto 2013


Tra le novità l'art. 4 bis che modifica art 6 comma 2 quater del DL 216/11 (legge 14/12)con l'aggiunzione di:
"... nonche'  per  la  donazione di  sangue  e  di emocomponenti,  come  previsto   dall'articolo 8, comma 1, della legge 21 ottobre  2005,  n.     219, per i congedi parentali  di  maternita'  e  paternita' previsti dal testo unico di cui al decreto  legislativo  26  marzo 2001, n. 151.".

Si ricorda che il Decreto 101/2013, a fronte di una sentenza negativa del Tar, prevedeva all'art. 2 comma 4 e 5 la validità dei pensionamenti d'ufficio per i 65 anni  .

CGIL PADOVA - CONDANNATA X MOBBING

sabato 2 novembre 2013 · Posted in

PADOVA. Il tribunale ha condannato la Cgil, nello specifico la Filcams-Cgil (il sindacato di categoria del commercio ) ed il suo ex segretario Andreà Donegà, per «mobbing» nei confronti della dipendente Vally Benato, in Fifta-Cgil dal 1978 e responsabile, dal 1996, dell’ufficio vertenze della Filcams nella sede di via Longhin. Il giudice del lavoro, Barbara Bortot, ha deciso che alla Benato sia risarcito un importo pari a 35.339, 40, più le spese processuali, che assommano a 6.510 euro, per i «danni patiti» dalla ricorrente. In più ha intimato alla Filcams ed a Donegà di rifondere alla vincitrice del ricorso i 1.230 euro di spese mediche che aveva sostenuto, a suo tempo, per curarsi dalla patologia da cui era affetta. Ossia dalla sindrome ansiosa depressiva, come, d'altronde, accertato dalla perizia medico legale disposta dal magistrato durante l’istruttoria.
In tutto, intessi compresi, Cgil e Donegà dovranno sborsare circa 43 mila euro. In pratica il giudice Bortot, nel depositare la sentenza nella cancelleria del tribunale il 28 settembre scorso, ha riconosciuto all’ex coordinatrice dell’ufficio vertenza della Camera del Lavoro, sia i danni biologici che morali, così come, in passato, è stato sentenziato più volte dalle sezioni unite della Corte di Cassazione in casi simili. Questa storia, tutta interna alla Cgil, che è stato il primo sindacato a Padova a promuovere le cause per mobbing ai lavoratori dipendenti ed in particolare alle donne nel periodo in cui, in via Longhin, la Filcams era guidata da Andrea Donegà e l’ufficio vertenze dalla Bennato.
Come hanno testimoniato davanti al giudice alcuni colleghi di lavoro, tra cui anche Diana Pellizza, ora in pensione e Massimo Andolfo, (oggi in forza alla Cgil di Vicenza), tra i due si sono subito verificate numerose liti verbali, che, in genere, evidenziavano un modo diverso di vivere e lavorare nel sindacato. Fatto sta che le «baruffe» tra i due finiscono anche alla Commissione Regionale di Garanzia della Cgil, che sanziona Donegà con un richiamo scritto e sposta la Benato ad altro incarico. Il tutto sembra cadere nel dimenticatoio nel momento in cui il segretario della Filcams viene spostato nella segreteria provinciale della Fiom, guidata da Antonio Silvestri e viene sostituito dall’attuale segretaria della Cgil-Commercio, Cecilia de’ Pantz.
Ed invece, tra la sorpresa generale di tutti i dirigenti della Cgil, Vally Benato, nell’ottobre del 2006, presenta ricorso in Tribunale, per «mobbing» attraverso lo studio legale dell’avvocato Carniello. Nel suo ricorso la Benato presenta anche una serie di certificati medici, in cui notifica al tribunale di essere caduta in depressione proprio a causa del comportamento «mobbizzante» di Donegà. Significativi sono alcuni passaggi della sentenza per capire i motivi che hanno spinto la Bortot a dare ragione alla Benato. In pratica il giudice ha ritenuto fondato il ricorso perché «la reazione di Donegà, dettata dall’inesperienza e dalla volontà di voler gestire la sua organizzazione con criteri personali, sarebbe stata spropositata ed intimidatoria» e nel momento in cui riconosce che la ricorrente «è stata, progressivamente, emarginata e, quindi, estromessa dall’ufficio in virtù di un disegno persecutorio posto in essere dal segretario della Filcams e nell’indifferenza totale del direttivo di categoria».

NEL 2013/14 CRESCONO I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO. ORA SONO 136.896

venerdì 1 novembre 2013

Nonostante i 150.000 posti di lavoro tagliati con i provvedimenti gelmini-tremonti, i precari annuali e fino al termine sono ancora 137.000. Nomine supplenti
I contratti dei docenti a tempo determinato sono in aumentano in tutti gli ordini e gradi di scuola, compreso il sostegno.
I dati ancora provvisori mostrano una crescita uniforme in tutti gli ordini e gradi, sia per i docenti curriculari che per quelli di sostegno.
D'altro canto si registra un piccolo calo per gli Ata, che passano dai 18.432 supplenti nel 2012/13 ai 18.428 di quest'anno
Se le supplenze annuali sono aumentate di circa 600 unità il dato significativo è invece quello dell'incremento delle supplenze fino al termine delle lezioni che registrano il dato di 9.965 posti in più rispetto al 2012/13. Il fenomeno appare più consistente Secondaria di II grado con 44.513 supplenti rispetto ai 40.868 del 2012/13.
L'infanzia passa dai 9.002 supplenti di quest'anno ai ai 7.632 dello scorso anno, la Scuola Primaria dai 26.694 dello scorso anno ai 29.940 di quest'anno, la Secondaria di I grado dai 32.681 supplenti del 2012/13 ai 35.009 del 2013/14.

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