RINNOVO CCNL UNICO GAS – ACQUA: RESPINGIAMO L'ACCORDO TRUFFA!

domenica 26 gennaio 2014

NELLE ASSEMBLEE SIA FORTE IL
NO ALLA SVENDITA DEI NOSTRI DIRITTI

Se la “premessa” alla piattaforma Cgil-Cisl-Uil per il rinnovo del contratto esplicitava una visione liberista - tesa a disattendere/contrastare il vittorioso refendum 2011 su “acqua pubblica-beni comuni” e a sostenere strategie energetico-devastanti con altri gasdotti+decine di rigassificatori+megadepositi - piuttosto che mettere in campo politiche, rivendicazioni e vertenze nel segno del benessere sociale e del rispetto ambientale, l’epilogo della vertenza per il contratto è altrettanto disastroso.
L’ipotesi d’accordo per il rinnovo siglata da FILCTEM CGIL- FEMCA CISl- UILTEC UIL conferma le peggiori aspettative sull’inadeguatezza dei sindacati concertativi a rappresentare le istanze di lotta dei lavoratori e prosegue sulla strada di un peggioramento complessivo delle condizioni salariali e normative.
CGI-CISl-UIL dopo aver abbandonato, ormai da decenni, il conflitto sociale, abdicano definitivamente anche alla concertazione per sposare un sistema corporativo che vede aziende e sindacati collaborare per consolidare quegli apparati di potere e controllo che accumulano ricchezze sul nostro lavoro.
Esemplificativo l’allegato sottoscritto tra le parti (pag. 29) dove si definisce che “le aziende effettueranno nei confronti dei lavoratori, su indicazione delle OO.SS. stipulanti, una trattenuta a titolo di quota straordinaria per il rinnovo contrattuale sulla retribuzione di aprile 2014. I lavoratori contrari potranno opporsi.. Le quote trattenute verranno versate alle OO.SS. stipulanti”!!. In pratica pizzo sul rinnovo, di importo indefinito, che verrà automaticamente trattenuto in busta con il subdolo principio del silenzio assenso!!!!!.Invitiamo da subito i lavoratori ad esprimere la loro contrarietà!!
CGIL-CISL-UIL impegnati a consolidare i loro apparati – tra Fondi Pensione e “sanità integrativa” che porteranno molto denaro nelle casse dei sindacati- acconsentono così ai diktat padronali sottoscrivendo un’intesa che in cambio di pochi soldi per i lavoratori, demolisce ulteriormente la parte normativa.
  • Assetti Contrattuali. I contestati accordi interconfederali del 28/06/2011 e 21/09/11 vengono recepiti nel rinnovo contrattuale con esplicito richiamo all’art.7, che introduce la possibilità, attraverso accordi aziendali, di peggiorare ampiamente alle norme del contratto nazionale su prestazione lavorativa, orari e organizzazione del lavoro,decretandone di fatto la scomparsa.
  • Gli scatti di anzianità sono aboliti a partire dal 01/01/2016 e con questi l’unico meccanismo rimasto di rivalutazione automatica della retribuzione. Può cantare vittoria solo Federutility visto che per chi già lavora sono definitivamente congelati, mentre i nuovi assunti saranno costretti a rinunciare, in nome di “un’intesa innovativa”, a migliaia di euro nell’arco dell'intera vita lavorativa, previsti invece dagli automatismi. Le associazioni industriale raggiungono così l’obbiettivo che perseguono da tempo e contro il quale i lavoratori gas-acqua hanno scioperato. Si colpisce un istituto salariale storico, conquistato con le lotte ed eroso negli anni, che aveva lo scopo di garantire economicamente i lavoratori a prescindere da produttività, efficienza, redditività dell’impresa e quant’altro perseguono le aziende per incrementare i loro profitti: l’abolizione degli scatti d’anzianità è un furto!! Piuttosto che rivalutare gli importi economici degli scatti d'anzianità, fermi da oltre un decennio, con la loro abolizione si determina una perdita consistente di salario garantito valutabile tra i€.228/anno di un V° livello al 9 scatto d'anzianità e € 2.284/annosempre di un V° livello di un neoassunto.
  • La parte economica oltre che misera, introduce novità che, in linea con le tendenze in voga su produttività e meritocrazia, distingue gli aumenti salariali in due parti: una sui minimi retributivi + una tantum, l'altra sulla produttività, sposando la filosofia padronale che vuole diminuire quote di retribuzione FISSA e GARANTITA trasformandole in quote VARIABILI del salario. In particolare :
  1. Aumento salariale: per il parametro V° livello è articolato in
- 300 € UNA TANTUM per un intero anno di vacanza contrattuale equivalenti a 21 € a mensilità, ben distanti dal crescente bisogno economico delle famiglie (per i 2° e 3° livelli da 15 a 18 €). Basti ricordare che per il 2010, nel precedente rinnovo, il comparto acqua prese gli stessi €. 300. Come se in 3 anni non fosse aumentato il costo della vita !!
- Incremento dei minimi pari a 143 € distribuiti in 3 Rate (saranno 143 € solo il 2°semetre 2015). In pratica si tratta di 840 € per il 2014, 700 € per il primo semestre 2015 e 1001 € per il secondo semestre 2015.
Complessivamente un montante di 2841 €. equivalente ad un aumento medio nel triennio di €.67 lorde, senz’altro insufficienti a tutelare il potere d’acquisto dei salari (per un 2° Livello circa €. 49, per il 3° circa €.57, per il 4° €. 62). Considerando che la maggioranza dei lavoratori è inquadrata sotto il V° comprendiamo che con questi aumenti non portiamo neppure la famiglia al cinema due volte al mese!
b) Produttività. Le due quote previste di 240€ per il 2014 + 240€ per il 2015 (V° livello) sono erogabili ma in funzione di produttività e competitività, cioè profitti per le aziende, da considerarsi UNA TANTUM e aggiuntive alla contrattazione di secondo livello legata al Premio di risultato. Di fatto una quota variabile del salario, ben lontana dalla rimessa che deriva dalla perdita degli scatti d'anzianità che causerà invece un ulteriore impoverimento dei lavoratori.
  • Orario di lavoro. A fronte della disoccupazione crescente che vede i giovani esclusi dal mercato del lavoro, si convalida la stessa linea padronale che ha aumentato l’età pensionabile e che accetta nuove assunzioni solo al prezzo di minori tutele, maggiore flessibilità e minor costo del lavoro. Come Cobas abbiamo rivendicato ripetutamente che l’unica strada percorribile per combattere la disoccupazione è quella di lavorare meno, lavorare tutti; il rinnovo contrattuale conferma invece che nel ns. comparto l’orario di lavoro è di 38 ore e 30 minuti settimanali e introduce addirittura l’orario supplementare fino a 39 ore anche per i lavoratori in forza prima del Contratto unico di settore del 2002!!
L’odiosa differenziazione che vedeva i nuovi assunti lavorare 24 ore in più rispetto ai vecchi assunti non è superata riducendo l’orario a 38 ore, come andava fatto, ma consente alle aziende di “armonizzare gli orari” con l’introduzione di una quota oraria (da 30 minuti a 1 ora) flessibile, ossia non retribuita con le maggiorazioni!!
CGIL-CISL-UIL scelgono quindi di superare le differenze tra vecchi e nuovi assunti regalando alle aziende dalle 24 o alle 48 ore/anno di flessibilità oraria senza oneri aggiuntivi!!! Alla faccia d’egualitarismo!!!
  • Lavoro Notturno. La stessa logica perversa modifica le norme contrattuali in vigore prorogando di un’ora l’orario di lavoro diurno utile ai fini della retribuzione delle maggiorazioni straordinarie.Con le vecchie norme la maggiorazione del notturno decorreva dalle ore 21, con le nuove norme decorrerà dalle ore 22. Un’ulteriore regalo alle aziende e trasferimento di soldi dalle tasche dei lavoratori a quelle dei padroni!!
  • Lavoro in turno. Il testo dell’ipotesi d’accordo colpisce pesantemente anche i lavoratori addetti ai turni e penalizza duramente l’uscita dai turni in termini salariali e di compensazioni per una tipologia di lavoro particolarmente usurante.
  • Con le vecchie norme l’uscita del turno poteva avvenire con 55 anni di età e almeno 10 anni di lavoro in turno ovvero 15 anni di lavoro in turno a prescindere dall’età ( e percentuali riproporzionate in ragione di 1/10 o di 1/15esimo)
  • Con le nuove norme il diritto all’indennità nei casi di uscita dal turno avviene con 58 anni d’età e almeno 20 anni di lavoro in turno (epercentuali riproporzionate in ragione di 1/20). Le soglie si alzano anche nel caso di richiesta del lavoratore di uscita dai turni, che passano dai vecchi requisiti 55 anni-almeno 15 anni di lavoro in turno-oppure 20 anni a prescindere dall’età alle nuove soglie che diventano 58 anni – almeno 20 di lavoro in turno –ovvero 30 anni la lavoro in turno.
Che dire della dichiarata indisponibilità a modificare la materia proclamata da CGIL-CISL-UIL ?
  • Reperibilita. L’Art.25, che faceva riferimento sostanzialmente alle norme dell’ex Art.24 Federgas-acqua del 17/11/95 viene stravolto. Cambia la filosofia stessa del servizio che da servizio di Pronto Intervento da garantirsi a tutela della pubblica incolumità, della sicurezza e della funzionalità degli impianti, diventa “un presidio di 24 ore per tutti i giorni dell’anno.. a tutela dell’incolumità della clientela..”!!!.
Le modalità organizzative della reperibilità, oltre a svilire il ruolo delle RSU, comprimono le diverse fasce di reperibilità sia sulle tipologie che sulle fasce orarie. Sparisce la diversificazione tra TIPO A e TIPO B di reperibilità e quella sugli orari in favore di un’unica fascia allineata sui livelli retributivi più bassi con sola distinzione tra feriale e festivo. In pratica i compensi previsti sono quelli riferiti solo al vecchio TIPO B incrementato di 0,50 €. La perdita salariale sarà così consistente da non essere coperta dagli aumenti contrattuali!!
La strada da percorrere era opposta: eliminare le differenze tra i vari contratti di provenienze e aumentate invece le prestazioni retribuite, a fronte di un impegno gravoso per i lavoratori e di un servizio necessario e faticoso, nel rispetto tassativo del riposo fisiologico dopo le prestazioni!!
  • Apprendistato. Si conferma l’apprendistato professionalizzante quale “strumento privilegiato" per l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani (fino a 29 anni!) senza garanzia di positiva conclusione e di trasformazione in contratto a tempo indeterminato e con dilatazione del periodo di prova da 1 a 3 mesi. Come Cobas siamo contrari a tutte le forme di assunzione precaria che costringono i lavoratori nel ricatto costante del licenziamento.
Sotto la violenta pressione di un generalizzato ricatto occupazionale il padronato, con la complicità dei sindacati confederali, stravolge la normativa contrattuale demolendone le tutele.
QUESTO ACCORDO DEVE ESSERE RIFIUTATO!!!
INVITIAMO I LAVORATORI A DARE UN MESSAGGIO CHIARO
E A VOTARE NO NELLE ASSEMBLEE !!!
COBAS del Lavoro Privato

NOTAV: COLPEVOLI DI DIFENDERE LA NOSTRA TERRA E I BENI COMUNI. CHIEDIAMO A TUTTI UN APPOGGIO E UNA SOLIDARIETA’ CONCRETA.

martedì 21 gennaio 2014 · Posted in , , ,

Appello per la raccolta fondi per le spese legali del movimento anche alla luce dell'ultima condanna al risarcimento danni alla società Lyon Turin Ferroviaire.
Da far girare con ogni mezzo.

Il Tribunale ordinario di Torino, sezione distaccata di Susa, in data 07/01/14 depositata in data 14/01/14 ha sentenziato: "dichiara tenuti e condanna Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair, in solido tra di loro, al pagamento a parte attrice Lyon Turin Ferroviaire (LTF) di euro 191.966,29 a titolo di risarcimento del danno;" oltre al pagamento sempre a LTF di euro 22.214,11 per spese legali, per un importo totale di euro 214.180,40.
La causa civile era stata intentata da LTF perché, a suo dire, gli era stato impedito di fare in zona autoporto di Susa il sondaggio S68 la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010.
I sondaggi S68 e S69 erano inutili e infatti non sono mai stati fatti né riproposti sia nel progetto preliminare sia nel progetto definitivo presentato per la tratta internazionale del TAV Torino-Lyon.
Quella notte, all'autoporto centinaia di manifestanti erano sulla strada di accesso all'area per impedire l'avvio del sondaggio. La DIGOS aveva detto che non sarebbero arrivate le forze di polizia per sgomberare il terreno dai manifestanti, ma che sarebbero venuti gentilmente a chiedere di poter fare il sondaggio, se avessimo rifiutato se ne sarebbero andati. E così avvenne.
Poi si scoprì che era una trappola per tagliare le gambe ai NO TAV con una nuova tecnica: richiesta di danni immaginari per centinaia di migliaia di euro a carico di qualche personaggio del movimento.
LTF aveva nascostamente stipulato un contratto di utilizzo di due aree di circa 150 mq cadauna, mai registrato, con la Consepi SpA, che vantava un diritto di superficie sull’area di proprietà del comune di Susa per una cifra completamente folle: 40.000 euro per i primi quattro giorni e 13.500 euro al dì per i giorni successivi per un totale dichiarato di 161.400 euro IVA compresa.
Questo contratto serviva solo per gonfiare i costi e quindi la richiesta di danno.
In merito la Consepi SpA nella relazione di bilancio 2010 scriveva testualmente: “Si tratta di una vicenda a tutti ormai ben nota e che risale ad un periodo nel quale l’attività dei corsi di guida sicura di Consepi, rivolti soprattutto ai ragazzi neopatentati erano al massimo del loro svolgimento. La Società interpellata dalla stessa Prefettura oltre che da LTF, fece chiaramente presente tali considerazioni chiedendo un rinvio di qualche settimana dei sondaggi, rimarcando il fatto che se questi fossero stati procrastinati l’onere per LTF sarebbe stato di gran lunga inferiore a quelli che contrattualmente si assumevano. L’onere sopportato da LTF deriva pertanto dal fatto che quest’ultima e la Prefettura, nonostante le esplicite richieste di rinvio di Consepi, sono state irremovibili sulle date dei sondaggi.”
Infatti LTF aveva stipulato con la Consepi, in violazione di ogni principio di buon andamento della gestione dei fondi pubblici, una scrittura privata per accedere ai predetti terreni, sborsando ben 161.400 euro alla stessa Consepi per avere in concessione un terreno di pochi metri quadrati, già oggetto di una autorizzazione amministrativa per occupazione temporanea a costo quasi zero, come prevede la legge italiana sugli espropri ed occupazioni temporanee.
Il fatto che sia del tutto ingiustificata la somma pagata da LTF a Consepi è sancita in modo inequivocabile anche dalla Commissione Europea che, come confermato dall’OLAF (Office européen de Lutte Anti Frode - Ufficio europeo per la lotta antifrode) rispondendo ad una nostra segnalazione in merito, con la lettera Protocollo Numero OF/2010/0759 in data 29/10/13 affermava che “La Commissione Europea non ha pagato le spese in quanto non ammissibili”.
Il fatto che tutta l’inutile campagna di sondaggi di inizio 2010 fosse solo un colossale bluff per dire alla Comunità Europea che i lavori erano iniziati, è testimoniato dal fatto che dei 34 sondaggi previsti ne furono effettuati soltanto 5 per una lunghezza complessiva di metri lineari 243 rispetto ai 4.418 metri lineari previsti.
Ora gli avvocati del Movimento NO TAV presenteranno appello, ma essendo una causa civile, se LTF pretende il pagamento immediato, occorrerà pagare al fine di evitare pignoramenti o ipoteche sui beni delle tre persone condannate al risarcimento.
Il Movimento NO TAV non ha le possibilità economiche per fare fronte a queste pretese. Tutto questo è stato concertato e messo in atto solo al fine di stroncare la nostra lotta.
Non a caso sul quotidiano “La Stampa” del 22/09/10, poco prima dell’inizio della causa, si leggeva “Il ricorso alla causa civile contro i NO TAV potrebbe così diventare uno strumento di dissuasione che i soggetti incaricati della progettazione o dell’esecuzione dei lavori potrebbero utilizzare per contenere la protesta”.
Il Movimento NO TAV sta già sostenendo un pesantissimo onere per le difese legali, a cui si aggiunge questa batosta tremenda, che da solo non può sopportare.
Per questo, con molta umiltà, ma altrettanta dignità e fiducia, chiede a tutti quelli che ci dicono: “Non mollate!”, “Siete l’unica speranza di questo Paese”, “Resistete anche per noi” di dare un concreto appoggio aiutandoci economicamente in modo che possiamo resistere ancora contro questo Stato e questi Poteri Forti e mafiosi che ci vogliono per sempre a cuccia e buoni.
Ci sono più di 400 persone indagate per questa resistenza contro un’opera imposta, inutile e devastante sia per l’ambiente sia per le finanze di questo Stato e che impedisce di fare tutte le altre piccole opere utili.
ANCHE UTILIZZANDO QUESTI SPORCHI MEZZI NON RIUSCIRANNO A FERMARE LA RESISTENZA DEL POPOLO NO TAV.
Aiutateci a resistere, grazie.
MOVIMENTO NO TAV
I contributi devono essere versati esclusivamente sul conto corrente postale per le spese legali NO TAV 1004906838 IBAN IT22L0760101000001004906838 intestato a Pietro Davy

Rimborsi: le spese pazze del maestro

Questa è la storia di un maestro, di un cittadino normale, con uno stipendio di 1180 euro circa, che paga le tasse, le multe, si compra con i propri soldi le mutande, il chewing gum, lo spazzolino da denti e la macchina.
Potrà sembrare banale ma oggi vorrei raccontare questa storia al Presidente della Regione Roberto Cota, al vice presidente del consiglio regionale (ex Pdl) Roberto Boniperti che avrebbe comprato una confezione digorgonzola piccante con i soldi pubblici; al consigliere della Regione Lombardia Carlo Spreafico (Pd) che avrebbe fatto altrettanto con un barattolo di nutella o una piadina e a tutti quei consiglieri regionali che, a spese nostre, avrebbero comprato Barbie, pecore, salsicce, bombole a gas, slip, snack al supermercato, biglietti per uno spettacolo di lap dance, calze, campanacci per i cavalli, corni d’avorio, pecore e vitelli. Tutte spese “istituzionali”, per l’amor del cielo. Questa gente sembra aver dimenticato il Paese reale. Raccontiamolo loro, scriviamo loro una mail, una lettera.
Ecco io, dipendente dello Stato come voi, ho acquistato proprio ieri tre paia di slip da una nota catena: 60 euro. In quel momento non ho assolutamente pensato di presentare lo scontrino alla mia scuola. Non è accaduto nemmeno che durante il viaggio d’istruzione, essendomi scordato a casa lo shampoo, lo acquistassi a spese del Ministero della Pubblica Istruzione come ha fatto qualcuno del gruppo dell’Idv in Liguria. In gita ho pagato focacce o pizzette a qualche bambino che non si era portato il pranzo al sacco ma non ho mai immaginato di presentare una nota spese come magari ha fatto Renzo Bossi che con i soldi pubblici ha acquistato ventiquattro Aperol, cinque San bitter e due bottigliette d’acqua.
E nemmeno ho mai pensato di chiedere il rimborso per quei 50 centesimi che ho speso per permettere al mio alunno di andare al bagno pubblico. Eppure avrei dovuto imparare da Thomas Casadei, consigliere regionale del Pd della Regione Emilia, che “per errore” avrebbe chiesto il rimborso per l’accesso al bagno pubblico della stazione. Senza contare quella volta che ho fatto dei piccoli doni ai miei ragazzi per Santa Lucia: mai chiesto un euro. Quando ho letto che in Regione Campania qualche consigliere si era fatto rimborsare 9,80 euro per una Barbie mi son sentito un po’ cretino. Eppure anche le mie potrebbero essere spese “professionali”.
Cari colleghi dipendenti dello Stato (intendo i consiglieri regionali), il maestro che vi scrive compra cd, testi sulla mafia, sull’Olocausto, sulla guerra mondiale per far lezione ma non ha mai speso un solo soldo pubblico.
Cari Cota, Boniberti e Spreafico, chi vi scrive ogni anno regala una copia della Costituzione ai suoi alunni alla fine dell’anno (2,50 euro per venticinque circa), insegnando loro a non essere indifferenti, a denunciare ciò che non va senza voltare la faccia dall’altra parte, a compiere il proprio dovere per questo Paese. Provate per un giorno a fare il maestro, l’operaio, l’infermiere, lo spazzino, l’impiegato, il camionista. Forse capirete.

Una sentenza ricostruisce la tortura di Stato sui detenuti della lotta armata: era ora

da INSORGENZE

Una sentenza coraggiosa, e mica siamo gente che ci piaccion le sentenze e i tribunali.
Ma va riconosciuto, cavolo se va riconosciuto, che il colleggio della corte di appello di Peruggia hanno scritto un pezzo di storia (che potete leggere interamente QUI) :
hanno avuto il buon gusto di leggere ed ascoltare, hanno avuto il coraggio di non tirarsi indietro e di scrivere un gran bel capitolo di verità, a cui in tanti abbiamo contribuito nel lavorare per tirare fuori il nome di Nicola Ciocia, torturatore di Stato che rischiava di esser ricordato come un uomo misterioso, dallo pseudonomico sadico, Professor De Tormentis.
Per ora non ho tempo di scrivere tutto quello che vorrei su questa sentenza, sul lavoro eccellente di Francesco Romeo, avvocato del Foro di Roma che ha aiutato Enrico Triaca a togliersi da dosso anche la condannia per calunnia per il suo coraggioso gesto di aver accusato immediatamente i suoi torturatori, trent’anni fa.
Vi lascio con un articolo di Davide Steccanela, avvocato penalista, amico che risiede nel cuore, e autore del libro “Gli anni della lotta armata”…
torneremo ancora su questo argomento,
è un po’ un vizio, non si fa altro da anni ed anni.
Enrico Triaca, torturato da Nicola Ciocia
Sotto l’articolo troverete una carrellata di link, poi questo blog ha un’intera categoria dedicata alla tortura di Stato di quegli anni, al waterboarding, ai manganelli infilati nelle vagine, ai peni bruciati con gli elettrodi: insomma, ci avevano raccontato per anni che la lotta armata era stata sconfitta dallo stato di diritto.
Ora è scritto su carta dagli stessi tribunali di questo Stato: la lotta armata è stata vinta, “con i ferri e con i vetri con i fili con il gas con gli strumenti più segreti” come cantava Fango…
Un assordante silenzio dei vari media (con ben rare eccezioni) sembra accompagnare l’avvenuto deposito delle motivazioni di una recente Sentenza di revisione della Corte di Appello di Perugia, la n. 1130/13 siglata dai Magistrati Ricciarelli, Venarucci e Falfari.
Si dirà che in fondo è un fatto vecchio che non fa più “notizia” posto che si trattava della condanna a suo tempo inflitta per calunnia ad Enrico Triaca, un oscuro “tipografo” romano arrestato il 15 maggio 1978 in occasione delle indagini sul sequestro Moro.
Costui aveva a suo tempo denunciato all’allora Giudice Istruttore di Roma, Gallucci, lo stesso Magistrato che nel 1979 attribuirà al veneto Toni Negri la diretta paternità della celebre telefonata fatta dal marchigiano Mario Moretti alla signora Moro, di avere subito pesanti torture nella notte tra il 17 ed il 18 maggio presso il Commissariato romano di Castro Pretorio, prima di rendere il proprio interrogatorio il   18 maggio. Per tali affermazioni Enrico Triaca fu puntualmente condannato per calunnia dal Tribunale di Roma il 7 novembre 1978 scontando interamente la propria pena.
Dopo 35 anni la Corte di Appello di Perugia ha accolto l’ istanza di revisione di Enrico Triaca “revocando”, per quel che ormai può servire, quella condanna per il semplice motivo che quanto a suo tempo dichiarato dall’imputato era vero. Si legge infatti nella sentenza che a seguito della diretta escussione di alcuni testi indicati dal richiedente, tra cui l’ex Commissario di polizia Salvatore Genova “all’epoca del sequestro Dozier chiamato a comporre con i colleghi Fioriolli e Di Gregorio un gruppo operativo di stanza a Verona guidato dall’allora vice-questore Umberto Improta e creato su ordine del prefetto De Francisci” è emerso “l’uso di pratiche particolari in danno di soggetti arrestati e volte a farli parlare da parte di un funzionario dell’UCIGOS che era conosciuto nell’ambiente con il soprannome di Prof. De Tormentis e che si avvaleva di un gruppo denominato i cinque dell’ave Maria”.
E ancora si legge che “sulla base di quanto i testi escussi avevano appreso dal diretto protagonista”, identificato nell’ex funzionario UCIGOS Nicola Ciocia, successivamente iscritto all’albo degli avvocati di Napoli, “può dirsi acclarato che lo stesso funzionario, conosciuto con ilnomignolo evocativo di Prof. De Tormentis (a quanto pare affibbiato dal Vice-Questore Improta) fu chiamato a sottoporre alla pratica del waterboarding anche Enrico Triaca, che del resto il 19 giugno aveva narrato di essere stato sottoposto ad un trattamento esattamente corrispondente a quel tipo di pratica speciale, a base di acqua e sale, con naso tappato”.
Insomma, a distanza di 35 anni, una sentenza resa “in nome del popolo italiano” attesta che in Italia si è fatto più volte uso della tortura da parte di alcuni funzionari di Stato per indurre alcuni arrestati a parlare, ed i nomi che si leggono sono pure altisonanti, visto che si parla di calibri qualiImprota, De Francisci, e persino di quell’Oscar Fioriolli, solo qualche annetto fa incaricato solennemente di dirigere la nuova scuola di addestramento della polizia di Stato, in risposta ai gravi fatti di Genova 2001.
Ricordo che all’epoca Leonardo Sciascia ed i radicali fecero di tutto per ottenere chiarimenti dall’allora Ministro Virginio Rognoni per sentirsi rispondere con aria sdegnata che lo Stato aveva sempre agito secondo legge e che anche il solo metterlo in dubbio suonava come un fiancheggiamento del terrorismo.
Che sia questo il motivo per il quale meno se ne parla di questa sentenza e meglio è?
(avvocato Davide Steccanella, autore del libro “Gli anni della lotta armata”)
Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
- Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
- Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
- La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

LE BUGIE POLITICHE SULLA STORIA DEGLI SCATTI

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di Lucio Ficara, La Tecnica della Scuola 19.1.2014
La "vera" storia degli scatti bloccati, sbloccati in parte, prorogati e altro ancora è piuttosto complicata e per ricostruirla bisogna andare indietro negli anni.

Incominciamo con il dire che gli scatti di anzianità, unico modo per gli insegnanti di avanzare in carriera, non sono da considerarsi un privilegio economico di categoria, ma più correttamente bisognerebbe considerarli un sistema per distribuire e spalmare a tutti i docenti italiani, con l’avanzamento dell’anzianità di servizio, il salario ottenuto dai patti contrattuali del 23 gennaio 2009. 
Da allora più nessun contratto è stato firmato per la scuola, fatta eccezione per un altro contratto stipulato per garantire la sostenibilità economica e finanziaria del piano delle immissioni in ruolo del personale.
In quella occasione si rimodularono le posizioni stipendiali contrattualmente previste in modo tale da sopprimere la seconda fascia stipendiale accorpandola con alla prima dal punto di vista economico. In buona sostanza quell’accordo avvenuto nel 2011 portò la prima fascia stipendiale da 0 a 8 anni, bloccando per i neo immessi in ruolo l’avanzamento di carriera fino al nono anno di servizio.
Questo fu l’incipit del blocco degli scatti di anzianità per il personale scolastico.
Infatti è opportuno ricordare che con l’art. 9, comma 23, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, si dispose che gli anni 2010, 2011 e 2012 non erano utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti.
Quindi il blocco degli scatti arriva quando al Governo c’è ancora il ministro Gelmini. Ma chi è stato a sbloccare gli scatti di anzianità della scuola e a porre rimedio a questo pasticcio?
Su questa domanda nasce un duro confronto tra la senatrice Francesca Puglisi del Partito Democratico e la responsabile scuola di Forza Italia on. Elena Centemero.
Da un gruppo facebook aperto dalla stessa Centemero, intitolato “Forza Italia scuola 3.0”, riprendiamo la risposta che la Centemero dà alla Puglisi: "La Senatrice Puglisi è un po' smemorata. Lo sblocco degli scatti per i docenti fu una scelta politica della Ministra Gelmini, come tutti i sindacati ricordano, e riguardava gli anni 2010, 2011 e 2012 a valere sul fondo per il merito. La cosa grave del dl uscito oggi dal CDM è il fatto che, qualora i risparmi del fondo per il merito non venissero usati nella negoziazione degli scatti, tornerebbero al MEF. Un'ennesima figuraccia della Ministra Carrozza che forse anche questa volta non ne era informata!".
Ma le cose stanno veramente così come sostiene la responsabile scuola di Forza Italia? Qualche bugia nella dichiarazione della Centemero c’è. È assolutamente vero che il decreto interministeriale tra Mef e Miur del 14 gennaio 2011 è stato emanato congiuntamente dai ministri Gelmini e Tremonti, artefici primari del blocco, ma quel provvedimento dava certezza solo per il 2010, e poneva all’art.4 di detto decreto dei limiti oggettivi per le annualità successive. La Centemero dimentica di dire un’altra verità che è giusto ricordare: “A causa dei tagli sui docenti di sostegno attuati dai ministri Gelmini e Tremonti, riconosciuti illegittimi dalla Corte Costituzionale, le economie certificate ai sensi dell’art.64 della legge 133/2008, sono servite a mettere una toppa a questi tagli, reintroducendo i posti in organico, ma lasciando, per tale motivo, le casse vuote per sanare i blocchi degli scatti 2011-2012".

Sì del Governo al decreto legge sugli scatti

da Tecnica della Scuola online
Sì del Governo al decreto legge sugli scatti

E’ arrivato il via libera da parte del Consiglio dei Ministri al decreto-legge che dirime la questione sugli `scatti´ di stipendio del personale della scuola. Il comunicato di Palazzo Chigi
Il decreto conferma lo stop alla restituzione degli scatti stipendiali del personale della scuola già percepiti nel 2013 con una trattenuta di 150 euro mensili. Stabilisce, inoltre, che non ci sarà retrocessione a una classe stipendiale inferiore per il personale della scuola che ne abbia acquisita una superiore nel 2013 in virtù dell’anzianità economica attribuita nello stesso anno.
Per maggiori approfondimenti leggi l'articolo di Reginaldo Palermo

Questo il testo del comunicato di Palazzo ChigiIl Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Presidente, Enrico Letta, e dei ministri dell’istruzione università e ricerca, Maria Chiara Carrozza, dell’economia e finanze, Fabrizio Saccomanni, e della pubblica amministrazione e semplificazione, Gianpiero D’Alia, un decreto legge in materia di retribuzioni per il personale della Scuola che demanda ad un’apposita sessione negoziale avviata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, il riconoscimento dell’anno 2012 ai fini della progressione stipendiale del personale della scuola (docente, educativo ed Ata). Nelle more della conclusione della sessione al personale interessato verrà mantenuto il trattamento economico corrisposto nell’anno 2013.
La procedura negoziale per il recupero dei mancati scatti è stata già utilizzata per gli anni precedenti al 2012 e viene finanziata con risparmi e risorse rinvenienti dal settore scolastico senza alcun onere aggiuntivo per il bilancio dello Stato. Il decreto prevede altresì, come già annunciato, che non venga comunque effettuata alcuna azione di recupero delle somme attribuite al personale della Scuola per progressioni stipendiali nell’anno 2013. Viene inoltre prevista, per l’anno 2014, la non applicazione al personale della Scuola, con riferimento alle progressioni stipendiali correlate all’anzianità di servizio, del limite ai trattamenti economici individuali introdotto dall’art. 9, comma 1, del decreto legge n. 78 del 2010, nella considerazione che, a legislazione vigente, la predetta annualità per il comparto scuola è già utile ai fini delle progressioni stipendiali.
                                                                                 
 Sugli scatti solo misure provvisorie
di R.P. da La Tecica della Scuola online

E' quanto lascia intendere lo stesso ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di oggi 17 gennaio che parla di un decreto legge in materia di "disposizioni temporanee ed urgenti in materia di automatismi stipendiali del personale della scuola”.

La stesura del testo dell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri deve essere stata particolarmente difficile, perché, contrariamente al solito, il programma dei lavori è stato reso noto solo nella mattinata odierna, due-tre
In effetti il primo punto all’ordine del giorno appare all’insegna dell’equilibrismo politico-economico: “Decreto legge: Disposizioni temporanee ed urgenti in materia di automatismi stipendiali del personale della scuola”.
Non sfuggirà, per esempio, che non si parla di “modifica del DPR 122” come i sindacati stanno chiedendo anche se è molto probabile che, in concreto, il decreto legge che verrà adottato oggi faccia riferimento al provvedimento in questione.
Ma soprattutto lascia perplessi l’espressione “disposizioni temporanee” che sembra confermare proprio il fatto che il decreto non interverrà in modo strutturale sul meccanismo introdotto dal DL 78/2010 e successivamente confermato e anzi appesantito con provvedimenti successivi.
La sensazione è che il decreto legge che verrà approvato oggi conterrà disposizioni del tutto provvisorie finalizzate ad evitare il recupero degli aumenti già attribuiti, in attesa che venga sottoscritto il contratto nazionale che, inevitabilmente, dovrà attingere alle risorse del Fondo di Istituto.
E, a questo proposito, va detto che si parla con sempre maggiore insistenza di una decurtazione di non meno di 300 euro che corrisponderebbe ad un taglio di un buon 35%. Se poi il talglio sarà fatto con lo stesso criterio dello scorso anno e cioè penalizzando maggiormente le scuole del I ciclo e un po’ meno la secondaria di secondo grado, il risultato sarà pesantissimo: istituti comprensivi e direzioni didattiche avranno a disposizione poco più della metà di quanto avuto lo scorso anno.
In pratica, il decreto legge di oggi sarà una specie di “certificato di morte” dell’autonomia scolastica e della contrattazione di istituto.
ATA? Il testo del Decreto

Scatti stipendiali, vittoria su tutti i fronti (per i prof). Pagamento 2012, sblocco 2013 e ripristino 2014. Gli ATA? Il testo del Decretored - Oggi in Consiglio dei Ministri, il Governo ha approvato un Decreto che mette fine alla vicenda del recupero dei 150 euro dagli stipendi dei prof e non solo. Vittoria su tutti i fronti, ma mancano gli ATA. Con le reazioni da parte dei sindacati

Infatti, il Decreto pone le condizioni per il recupero degli scatti stipendiali del 2012 e 2013, che dovranno essere negoziati all'ARAN.
Per questi scatti viene accantonata la somma di 120 mln di euro provenienti dal fondo derivante dai risparmi provenienti dai tagli Gelmini. Il resto dovrà provenire dal taglio al fondo di istituto.
"Il Consiglio dei ministri  -  recita il comunicato del CdM -  ha approvato, su proposta del Presidente, Enrico Letta, e dei ministri dell'Istruzione università e ricerca, Maria Chiara Carrozza, dell'Economia e Finanze, Fabrizio Saccomanni, e della Pubblica amministrazione e Semplificazione, Gianpiero D'Alia, un decreto legge in materia di retribuzioni per il personale della Scuola che demanda ad un'apposita sessione negoziale il riconoscimento dell'anno 2012 ai fini della progressione stipendiale del personale della scuola (docente, educativo ed Ata)".
Il Decreto dà lo stop al prelievo dei 150 euro dagli stipendi ed evita, inoltre la doppia emissione per il reintegro delle somme sottratte. Stipendio gennaio 2014. 150 euro (eventualmente) decurtati, saranno recuperati con una emissione straordinaria
Inoltre, a sorpresa, il Decreto ripristina gli scatti stipendiali per il 2014
Leggiamo nel comma 4 del Decreto, "in relazione a quanto disposto dall'articolo 1, comma 1, lettera b), del Decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre n. 122, per il personale della scuola non trova applicazione per l'anno 2014, nell'ambito degli stanziamenti di bilancio relativi alle competenze stipendiali, l'articolo 9 comma 1 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come prorogato dall'articolo 1, comma 1, lettera a), del citato decreto del presidente della Repubblica . 122 del 2013"
Il testo, dunque, stabilisce che per il 2014 "non trova applicazione" il blocco previsto dalla Manovrina correttiva del 2010 (dl 78, misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria), che stabilisce - al comma 1 dell'articolo 9 - che il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti pubblici (compresi quelli della scuola) "non può superare, in ogni caso, il trattamento ordinariamente spettante per l'anno 2010, al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva, incluse le variazioni dipendenti da eventuali arretrati".
Infine, "il ministro dell'Economia - troviamo riportato alla fine del primo articolo - è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio".
ATA
Non è stata affrontata, invece, la questione relativa al personale ATA, relativamente alla restituzione della retribuzione per lo svolgimento delle mansioni superiori. Era attesa per oggi, infatti, una risoluzione alla questione, ma nel testo del Decreto non se ne fa menzione.

Quote di assistenza contrattuale, quella tassa occulta pagata ai sindacati

 Le associazioni di categoria ricavano questi introiti dalle buste paga dei lavoratori, così come i "gettoni di presenza" presso gli enti bilaterali. Al ministero del Lavoro li definiscono una "royalty" per avere chiuso i contratti, a Cgil, Cisl e Uil servono a fare quadrare i bilanci di  | 

In molti credono che i sindacati siano finanziati dalle quote dei propri iscritti. Nelle pieghe di bilanci – che per quanto riguarda le categorie o i comitati regionali non sono consultabili – si possono scoprire invece altre voci, diverse da quelle relative alle tessere degli iscritti. Voci complicate, poco conosciute, come le “quote di assistenza contrattuale” o i “gettoni di presenza” presso Enti bilaterali o altri istituti analoghi. Prendiamo il bilancio del più grande sindacato di categoria dellaCgil, dopo i pensionati, la Filcams, che organizza i lavoratori del Commercio del Terziario e del Turismo. Nel 2010, anno cui si riferisce il bilancio in nostro possesso, i ricavi per contributi sindacali, le tessere, ammontavano a 1,7 milioni di euro mentre quelli per le “quote di assistenza contrattuale” erano molto più alti, 2,15 milioni e 685 mila euro provenivano da “gettoni di presenza”. Solo il 37 per cento delle entrate, quindi, proveniva dalle tessere degli iscritti, meno della metà del totale.
Ma cosa sono le “quote di assistenza contrattuale”? La cifra è presente in molti degli oltre 400 contratti stipulati dai sindacati nazionali (l’elenco completo è consultabile sul sito del Cnel) e rappresenta una quota straordinaria che i sindacati e i datori di lavoro prelevano dalle buste paga dei lavoratori per aver concluso il contratto. Un premio per il lavoro fatto. Nell’ultimo Ccnl (contratto nazionale) dei metalmeccanici, ad esempio, Fim e Uilm hanno richiesto un contributo “una tantum di 30 euro per ogni lavoratore non iscritto al sindacato da trattenere sulla retribuzione”. Sul contratto, poi, era indicato il conto corrente bancario (presso il Credito cooperativo di Roma) su cui effettuare il versamento. Parlando di circa un milione di lavoratori è facile fare i conti. Per quanto riguarda i contratti del Commercio e del Terziario, la sola Filcams ha iscritto in bilancio 2,15 milioni che vanno moltiplicati per tre (cioè anche per Cisl e Uil) e poi per due (la parte datoriale). Il totale, quindi, è di circa 15 milioni di euro che rimpolpa bilanci spesso piuttosto magri. Un fiume di denaro assicurato dalla pratica del “silenzio-assenso”, per cui sono i lavoratori a dover mettere per iscritto il proprio rifiuto a versare la “tassa occulta”. Ma sono in pochi a saperlo.
Quella quota, poi, spesso è mescolata all’altra contribuzione poco nota, quella relativa agli Enti bilaterali. Questi organismi, governati alla pari da sindacati e imprese, sono stati istituiti nel 2003 dalla legge 30 e vengono regolamentati dai contratti nazionali e/o territoriali. Servono a offrire prestazioni e servizi ai lavoratori sul piano della formazione professionale o del sostegno al reddito. Solo nel settore del Commercio e dei Servizi, la Filcams ne ha conteggiati circa 200 tra i 20 nazionali e i 194 provinciali e regionali. Ma ormai sono presenti in ogni categoria contrattuale e, come spiega al Fatto il segretario generale del ministero del Lavoro, Paolo Pennesi, “svolgono un ruolo di supporto all’attività pubblicistica” ma sono comunque regolati dal diritto privato. Quindi, di fatto, non sono soggetti a particolari controlli “se non quelli relativi alla loro affidabilità basata sul fatto di essere emanazione di sindacati rappresentativi”.
Il problema è che anche questi Enti ricevono un contributo dai lavoratori: generalmente dello 0,3-0,5 per cento che però, in alcuni casi, sale all’1 per cento della retribuzione. Circa 50 euro l’anno a lavoratore per qualche milione di addetti. Una mole di denaro non rendicontato e non sottoposto ad alcun controllo. Uno studio della Filcams del 2011, relativo al proprio comparto, notava che le risorse “a favore dei lavoratori e delle imprese non superano quasi mai il 50 per cento dei contributi incassati dai singoli enti” oppure che, per quanto riguarda i compensi, si possono “raggiungere indennità elevatissime fino a 70 mila euro annui per una presidenza”.
Un particolare Ente bilaterale, come l’Enasarco che gestisce il fondo pensioni per gli Agenti di commercio, spende ogni anno, per retribuire i suoi 18 amministratori (Cda e Collegio sindacale) 1,3 milioni di euro, oltre 72 mila euro a testa. Ma il presidente, Brunetto Boco, percepisce molto di più. E Boco è anche il segretario generale della UilTucs, il sindacato del Commercio, Turismo e Servizi. Lo stesso dottor Pennesi ricorda che il ministero del Lavoro ha già chiarito “che gli accordi in materia di bilateralità impegnano soltanto le parti aderenti”. In questo spirito, dunque, fa notare, anche le quote di assistenza contrattuale, definite alla stregua di “royalties”, dovrebbero poter essere imposte “solo a chi è iscritto” ai sindacati, dei lavoratori o delle aziende.
“In realtà i nostri contributi derivano principalmente dalle tessere”, spiegano sia in Cgil che in Cisl anche se, ammettono, le quote di assistenza sono un modo in cui “soprattutto le categorie più deboli” compensano iscrizioni basate su stipendi bassi (la tessera al sindacato mediamente è l’1 per cento della retribuzione). “Si tratta di un metodo utilizzato dal sindacato anglosassone” spiegano in Cisl dove in molti dichiarano conclusa “l’epoca del sindacalismo gratuito”.
Il fenomeno delle entrate aggiuntive alle iscrizioni è molto più ampio, e opaco, se si considerano i contributi indiretti provenienti dal settore pubblico. La tanto decantata, e assolutamente priva di risultati, “relazione Amato sul finanziamento diretto e indiretto del sindacato” indicava in 113 milioni di euro il costo dei circa 2mila distacchi sindacali; in 330 milioni il trasferimento dagli Istituti di previdenza ai Patronati nazionali; in 170 milioni le convenzioni dei Caf, i centri di assistenza fiscale che, in più, ricevono dallo Stato 14 euro per ogni singola dichiarazione dei redditi e 26 euro per quelle in forma congiunta. Formalmente questi soldi non vanno a Cgil, Cisl e Uil che però gestiscono quegli istituti con tutti i vantaggi del caso. Come si può vedere, le vie del finanziamento al sindacato sono infinite. da Il Fatto Quotidiano del 15 gennaio 2014

Cécile Kyenge & Fabio Zerbini Due pesi ... tre misure ...

sabato 18 gennaio 2014 · Posted in , , ,

in questi ultimi giorni, Cécile Kyenge (medico-oculista, ministra per
l’integrazione) ha subito alcune fastidiose indiscrezioni da parte del quotidiano «La Padania», organo della Lega Nord, accompagnate dai soliti insulti razzisti.
In questi stessi giorni, per la precisione il 14 gennaio a Milano, Fabio Zerbini (operaio, attivista del sindacato SiCobs) ha subito una pesante aggressione.
Il primo episodio, incruento, riguardante la ministra Cécile Kyenge, ha avuto un grande risalto mediatico, su stampa, radio, televisione, web ...
Il secondo episodio, cruento, riguardante l’attivista operaio Fabio Zerbini è passato quasi sotto silenzio, ne hanno parlato solo alcuni quotidiani sensibili alle tematiche del «lavoro», ma con poca visibilità nazionale («Il Fatto Quotidiano», «Il Giorno» e «Il Cittadino» di Lodi)
Come mai, tanta stridente differenza?
È semplice.
Ecco che cosa fa la differenza ...
Cécile Kyenge è ministra di un governo che ha il compito di curare il fallimento dell’Azienda Italia (fallimento decretato, per chi se ne fosse dimenticato, dal governo Monti-Fornero & Co.). Il governo Letta-Alfano non deve far altro che coprire il disastro con nuvole di fumo, spacciandole per «fatti». In poche parole: meno cose si fanno e più chiacchiere si dicono, meglio è. I fatti li fanno le banche.
La ministra Cécile Kyenge è un’esponete esemplare di questo governo.
Titolare di un dicastero certamente delicato ma del tutto secondario per l’Azienda Italia, Cécile Kyenge ha svolto egregiamente il suo compito.
Ha levato grandi strilli per episodi ridicoli, come i cori razzisti durante le partite di calcio e per altre amenità di medesima risma.
Si è però dimostrata del tutto assente di fronte a recenti  tragedie che avrebbero dovuto coinvolgere i suo dicastero.
Fu una bella statuina alla commemorazione della strage di Lampedusa (4 ottobre 2013); è stata del tutto indifferente di fronte allo sconcio permanente dei Centri di Identificazione ed Espulsione (i famigerati Cie); ed è sempre assai distratta di fronte allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori emigrati, che non avviene solo a Rosarno, tanto per fare un esempio balzato alle cronache di questi ultimi anni ... Lo sfruttamento avviene nelle mille e mille piccole e grandi aziende del Bel Paese.
Ed è proprio per questa sua discrezione (e distrazione) di fronte allo sfruttamento che è molto apprezzata dai pennivendoli della borghesia italiana, «La Repubblica» in primis. Certo ... il peggio non ha fine, e i padroncini della Lega Nord vorrebbero avere una maggiore disponibilità di carne da macello ... e sbraitano, contro Cécile Kyenge. Fanno solo pressione, in attesa che Renzi e Ichino possano dettar legge in materia di lavoro.
Ed è proprio il differente comportamento che fa la differenza tra la ministra Cécile Kyenge e l’operaio Fabio Zerbini.
Fabio Zerbini da molti (moltissimi) anni è a fianco dei suoi simili, è a fianco dei proletari, degli sfruttati, bianchi e neri. E sarebbe il caso di dire che non è il colore della pelle che fa la differenza. La differenza la fa lo sfruttamento. Anche se allo sfruttamento il razzismo dà una bella spinta, favorito com’è dalle fetenti leggi dello Stato, con i mille ricatti della Bossi-Fini. E Fabio questo lo capì subito, e si schierò con i lavoratori emigrati, con i facchini della logistica, inquadrati nelle cooperative del lavoro interinale, vere agenzie dello sfruttamento selvaggio. Gestito dal sindacalismo malavitoso, stile Fronte del Porto (per chi si ricorda il film).
Non ci vuol molto a capir con chi si ha a che fare e che cosa si rischia .... oltre alle immancabili denunce e botte di Stato.
Su un’altra sponda, e ben protetta, si pone la ministra Cécile Kyenge che l’11 gennaio replicò agli insulti razzisti ricevuti Brescia dicendo che eran rivolti contro le istituzioni, da lei incarnate. Lesa maestà!
Dopo le violenze, pacata e propositiva è stata invece la dichiarazione di Fabio Zerbini. Che riporto.


Il pestaggio da me subito oggi può avere responsabilità dirette difficili da definire ma è, in ultima istanza, una chiara rappresentazione politica della reazione borghese al movimento di lotta che sta attraversando l'intero paese, con al centro i facchini (per lo più immigrati) della logistica e del trasporto
La scia degli episodi di violenza contro il movimento di sciopero che continua ad allargarsi è ormai abbastanza lunga da richiedere una risposta all’altezza della situazione con il chiaro obiettivo non di porvi fine (nessuno di noi si può illudere in questo senso) ma, piuttosto, di non segnare il passo e alzare ulteriormente il contenuto (non stupidamente le sole forme) dello scontro
Illusi quei nemici che pensano che tale movimento di lotta passi per alcuni militanti magari (?) più convinti e abnegati di altri.
Il movimento nasce da condizioni materiali ben precisi, destinati ad approfondirsi per via della crisi del capitalismo che impone uno sfruttamento sempre più intenso della classe operaia.
Attentati e pestaggi dei dirigenti e dei delegati più in vista, minacce e ricatti diffusi nelle fabbriche, licenziamenti e violazioni sistematiche dei diritti, cariche, denunce, fogli di via e arresti da parte degli organi repressivi dello stato, non sono altro che sfaccettature diverse di una verità che viene a galla. Da una parte gli sfruttatori dall'altra gli operai che vanno organizzandosi dal basso
Il conflitto è inevitabile e finalmente lo possiamo dire, l'esito tutt'altro che scontato
Stolti quindi anche coloro (tra i presunti amici) che si accontentano di gridare vendetta o che cascano dal pero e si inorridiscono per la violenza appellandosi alla democrazia e al rispetto delle sue regole. Perché proprio questa è la democrazia, riflesso diretto, anche se distorto, di un dominio di classe che "qualcuno" ha deciso di sfidare, nella convinzione profonda che, battendosi per i bisogni elementari delle grandi masse, si possono anche raggiungere conquiste immediate, per quanto parziali.
Insomma, poco ci deve importare cercare di scoprire l'autore materiale dell'ennesima violenza anti-operaia di cui si è dovuta nutrire la nostra stessa scelta politico-sindacale in quanto S.I. Cobas
La mano che ha colpito non è cattiva (e a pensarci bene non ha fatto nemmeno un gran danno) ma è piuttosto una rappresentazione evidente del fatto che il padronato (incluso i suoi servi, o sgherri, ovviamente) non trova, al momento, una soluzione praticabile per sottrarsi dal ricatto dell'azione operaia.
Quindi, ancora una volta: che fare?
Al momento la mia proposta è una sola: la convocazione di un attivo pubblico di tutte le strutture del S.I. Cobas e di tutti i solidali con questa battaglia, per sfruttare al meglio l'occasione e rilanciare la lotta attraverso uno sciopero generale da organizzarsi....bene
Data la possibilità che tale incontro, che propongo si tenga questa domenica 19 gennaio, alle 11, possa vedere una certa partecipazione, propongo inoltre che si svolga al Csa Vittoria (Milano) ed in forma pubblica e nazionale
Fabio Zerbini
D. E., Milano, 17 gennaio 2014.

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