7 firme contro la malascuola di Renzi, inceneritori, trivelle e per l'acqua pubblica

lunedì 2 maggio 2016

E' in atto una campagna di raccolta firme per i referendum sociali, che andarà avanti fino all'inizio di luglio. 
Si tratta di 6 quesiti referendari, su scuola, trivellazioni e inceneritori, e di una petizione popolare contro il "decreto Madia" su acqua e beni comuni. Una serie di temi sui quali il Governo Renzi sta intervenendo pesantemente, e sui quali intendiamo dare una risposta coordinata.
Immagine per il risultato di tipo notizieIn allegato trovate l'appello alla base della campagna, che vi invitiamo a sottoscrivere e diffondere.

Le adesioni saranno pubblicate sul nostro sito www.referendumsociali.info, dove sono disponibili anche tutte le informazioni sulla campagna e la sua articolazione.
C'è molto che ogni realtà può fare per contribuire alla campagna:
Contattare i referenti territoriali che trovate a questo link per collaborare alle raccolte firme e iniziative locali.
Organizzare raccolte firme durante iniziative o banchetti. A questo link trovate tutte le istruzioni in merito.
Pubblicare il banner della campagna sui vostri siti e social che trovate a questo link 
Scaricare, stampare e diffondere i volantini scaricabili qui
Diffondere i nostri social: pagina fb e account twitter
Pubblicare articoli, notizie, interviste, etc... sui vostri strumenti di informazione. Per questo potete contattare il nostro ufficio stampa: ufficiostampa@ referendumsociali.info
E, naturalmente, firmare e far firmare più persone possibile!

Per adesioni o maggiori informazioni segretria@referendumsociali. info

Grazie!

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Movimento per la scuola pubblica
Campagna "Stop devastazioni", per i diritti sociali ed ambientali
Comitato Sì Blocca Inceneritori

Consiglio di Stato ammette i non abilitati e la politica va nel caos

sabato 30 aprile 2016

Non si sono fatte attendere le reazioni da parte della politica, alla decisione del Consiglio di Stato con cui alcuni ricorrenti non abilitati sono stati ammessi con riserva a partecipare al concorso.

Con una dichiarazione resa a qualche ora di distanza dalla diffusione della notizia della decisione sui non abilitati e sui diplomati ad indirizzo linguistico, il deputato del Pd e componente della Commissione cultura Simona Malpezzi ha espresso un parere fortemente critico verso la pronuncia dei Giudici di Palazzo Spada.
Dalle dichiarazioni dell'on. Malpezzi emergono due certezze: la prima è che non è stata ben compresa la pronuncia cautelare, la seconda è che il Pd sta tentando di difendere a tutti i costi la Legge 107/15, sebbene comincino a presentarsi i primi nodi al pettine.
La deputata componente della Commissione cultura in particolare ha dichiarato che la decisione del Consiglio di Stato in merito all'ammissione con riserva dei non abilitati al concorso si fonderebbe sui precedenti della sezione relativa alla questione di merito.
Sulla base di tale erronea premessa, l'on. Malpezzi ha quindi già sentenziato che la pronuncia del Consiglio di Stato "non sembra avere alcuna fondatezza considerato che, nel frattempo, la legge è stata modificata. Il dettato della legge 107 sulla Buona scuola è molto chiaro: per insegnare serve un titolo abilitante. Comunque vorrei chiarire che per ora non è stato espresso nessun pronunciamento favorevole. Questa impostazione è a nostro avviso scorretta e si pone in netto contrasto con le norme contenute nella Buona scuola che assai ragionevolmente prevedono che per accedere al ruolo nella scuola sia necessario aver conseguito prima un titolo abilitante”.
 Peccato che la deputata Pd abbia clamorosamente confuso la motivazione dell'ordinanza emessa sul ricorso per i diplomati ad indirizzo linguistico, con quella dell'ordinanza sui non abilitati, considerato che solo nella prima il Consiglio di Stato ha fatto richiamo ai propri precedenti in materia, e non pure nella seconda.
E' evidente, in ogni caso, che la pronuncia del giudice amministrativo d'appello si pone in contrasto con le disposizioni di cui alla Legge 107 ma, forse è il caso di ricordarlo alla componente della Commissione cultura della Camera, in tutti i ricorsi pendenti sull'identica questione è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale della Legge 107.
Pertanto, qualora in sede di merito il giudice amministrativo dovesse ravvisare che ne sussistono i presupposti, potrà inviare gli atti alla Corte costituzionale che, a sua volta, avrebbe potere di dichiararne la illegittimità costituzionale; dimentica peraltro l'on. Malpezzi che il Tar Lazio ha già inviato gli atti alla Corte costituzionale, sospettando di incostituzionalità le disposizioni della legge 107, laddove viene negata la possibilità di partecipare al concorso ai docenti già di ruolo.
Di contro, a fronte di cotanta scarsa chiarezza sul cosa stia effettivamente succedendo, l'on.le Malpezzi ha preannunciato battaglia da parte del Miur che arginerà il tentativo di aprire il concorso ai non abilitati.

Concorso docenti, il Consiglio di Stato apre a laureati e diplomati linguistici

Piomba sul concorso a cattedra iniziato ieri, con le prime prove scritte, la sentenza delConsiglio di Stato che accoglie il ricorso presentato da diversi studi legali, ribaltando la decisione del Tar Lazio e ammettendo i laureati privi di abilitazione a partecipare oltre ai diplomati magistrali a indirizzo linguistico.


Il Consiglio di Stato con ordinanze numero 1598/16 e 1600/16 riforma rispettivamente l'ordinanza di rigetto (laureati) e sospende la sentenza negativa (diplomati magistrali ad indirizzo linguistico), concedendo l'ammissione con riserva alle prove concorsuali, che laddove svolte dovranno essere rinnovate. I laureati hanno diritto a partecipare a tutte le prove ma a vedersi riconosciuto l'inserimento nelle finali graduatorie di merito soltanto dopo il definitivo pronunciamento, se favorevole, del giudice amministrativo.

Ricordiamo, però, che l'efficacia del provvedimento è valida solo per i ricorrenti, ma si tratta di un'apertura per tutte le altre decine di migliaia di aspiranti hanno proposto ricorso, che vorranno ottenere analogo provvedimento.

Cobas: 12 maggio sciopero anche contro i "quiz" Invalsi

venerdì 15 aprile 2016 · Posted in


I Cobas non hanno dubbi: per contrastare gli effetti nefasti della legge 107 (ma anche per difendere i diritti dei precari) bisogna aderire agli scioperi di maggio.

Il 12 maggio ci sarà lo sciopero di tutto il personale della scuola, il 4 e il 5 sciopereranno i docenti delle scuole primarie e dell'infanzia (in Sardegna anche gli Ata): gli "stop" sono concomitanti con le prove Invalsi che assumono secondo i Cobas un ruolo assolutamente centrale nel progetto di riforma (anzi di "controriforma") della scuola voluto dal Governo.
"Appare sempre più chiaro il ruolo cruciale che nella scuola ricoprono i quiz Invalsi - si legge in un comunicato di poche ore fa -  Per la “valutazione” di docenti, studenti e scuole e per i finanziamenti, l’apparato ministeriale intende imporre l’unico elemento che ritiene dotato di una parvenza di 'oggettività statistica': e cioè i risultati degli assurdi indovinelli invalsiani. Il 4 e 5 maggio (elementari) e il 12 maggio (superiori) si rinnoverà il rito insensato dei quiz, contro il quale avrà ancora più rilievo degli anni scorsi l’opposizione frontale dei lavoratori/trici della scuola, degli studenti e dei genitori che intendono difendere la qualità e i valori della scuola pubblica. Già lo scorso maggio gli insulsi indovinelli vennero sbeffeggiati e annullati in tantissime scuole dallo sciopero indetto dai COBAS e dal boicottaggio di studenti e genitori".
Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, così spiega la decisione:  "Tenendo conto anche dell’emarginazione/espulsione di una marea di precari, dell’indegno trattamento riservato agli ATA e ai neo-assunti nell’ 'organico funzionale' (eufemismo che copre la 'supplentite'), e del perdurare del blocco contrattuale (da 7 anni) che ha ulteriormente impoverito docenti ed ATA, abbiamo  convocato per il 12 maggio lo sciopero generale di tutte le scuole, con manifestazioni nelle principali città, nonché lo sciopero del personale docente (in Sardegna anche degli ATA) della scuola primaria il 4 e il 5 maggio per il boicottaggio dei quiz". 
Anche per i Cobas, come per Gilda e Unicobas, ci sono altri motivi per scioperare: "Scioperiamo contro la 107 e in particolare contro il premio di “merito”, la chiamata diretta da parte del preside per incarichi solo triennali (negli ambiti territoriali), l’obbligo di alternanza scuola-lavoro di 200 ore nei licei e di 400 nei tecnico-professionali, l’accordo sulla mobilità."
Per non parlare poi  della questione del rinnovo contrattuale che secondo i Cobas deve essere affrontata subito e con adeguati riconoscimenti salariali per tutto il personale- R. Palermo TDS

Mobilità, partita per 300mila

martedì 12 aprile 2016

Uffici scolastici costretti agli straordinari, per ogni categoria di prof regole diverse

Sede definitiva per i docenti dell'organico del sostegno

I docenti che intendono cambiare scuola nell'ambito della stessa provincia hanno tempo dal fino al 23 aprile prossimo per presentare la domanda. Il termine è stato fissato dal ministero dell'istruzione con l'ordinanza annuale sulla mobilità, che è stata pubblicata venerdì scorso. E vale solo per i docenti già in ruolo nell'anno 2014/2015 e per i neoimmessi in ruolo nella fase 0 e nella fase A. Per questi ultimi, la domanda servirà per ottenere l'assegnazione di sede definitiva. I neoimmessi nella fase B e nella fase C e coloro che intendono cambiare provincia dovranno invece attendere fino al 9 maggio e avranno tempo fino al giorno 30 dello stesso mese per presentare le istanze. Le domande dovranno essere inoltrate via web corredate dagli allegati, che serviranno ad autocertificare i titoli fatti valere nelle domande.
La mobilità coinvolgerà circa 300mila docenti e comporterà una mole impressionante di operazioni, che metterà a dura prova la tenuta del sistema informativo dell'istruzione. Un vero slalom tra le varie regole che cambiano a seconda della tipologia di contratto, con varie eccezioni, che costringerà gli uffici scolastici a fare gli straordinari, probabilmente rinunciando anche alle ferie estive. Lo slittamento in avanti dei termini, infatti, comporterà che gli esiti andranno a regime nel mese di agosto, facendo slittare anche le immissioni in ruolo e le operazioni di assunzione a tempo determinato. L'ordinanza giunge al termine di un braccio di ferro tra il ministero dell'istruzione da una parte e il ministero dell'economia e il dipartimento della funzione pubblica dall'altro.
In prima battuta, gli organi di controllo avevano manifestato qualche perplessità circa la mancata applicazione degli ambiti già da quest'anno. E soprattutto in riferimento al rinvio ad una sequenza contrattuale che dovrebbe regolare la chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi. 
Resta da vedere quali saranno i margini di trattativa in quest'ultima materia che è stata ormai decontrattualizzata. E dunque, le relative disposizioni di attuazione non dovrebbero essere di competenza del tavolo negoziale. In ogni caso, la sequenza contrattuale dovrà essere adottata entro 30 giorni dalla stipula del contratto sulla mobilità. La mobilità si svolgerà in 4 fasi.
I FASE. La prima fase dei movimenti, che avverrà a livello provinciale, riguarderà i docenti già in ruolo nell'anno scolastico 2014/2015. In questo stadio saranno trattati anche gli insegnanti appartenenti alla dotazione organica del sostegno delle scuole superiori (Dos). Che fino ad ora non avevano mai avuto titolo a una sede definitiva. Questa particolare tipologia di docenti, infatti, di anno in anno, veniva collocata nella fase della mobilità annuale, sui posti in organico di fatto, tramite la presentazione di domande di utilizzazione. Dal 1° settembre prossimo, invece, è prevista l'assegnazione di una sede definitiva di titolarità. Così come avviene per i docenti di sostegno delle scuole medie. In questa prima fase saranno trattati anche i docenti soprannumerari, i trasferiti d'ufficio nell'ottennio e quelli appartenenti a classi di concorso in esubero. Ognuno di loro potrà chiedere il trasferimento nella provincia di titolarità secondo le vecchie regole. Mantenendo cioè il diritto alla sede di titolarità anche ad esito della mobilità. Che avverrà previa presentazione della domanda di trasferimento, compilata indicando le scuole di preferenza e i codici meccanografici. Qualora una di queste preferenze dovesse essere accolta, il risultato sarà l'assegnazione della titolarità nella sede prescelta.
I docenti già in ruolo nell'anno scolastico 2014/2015 saranno trattati con priorità rispetto ai neoimmessi in ruolo. E dunque, ai fini dei movimenti, saranno considerati disponibili anche i posti attualmente occupati (in via provvisoria) dai neoimmessi ruolo. I docenti assunti a tempo indeterminato nelle fasi 0 ed A saranno trattati immediatamente dopo. Anche loro potranno ottenere una sede definitiva di titolarità, presentando la domanda seguendo le vecchie regole, indicando i codici meccanografici delle scuole e la dizione in chiaro.
FASE II. Per quanto riguarda la mobilità interprovinciale, i docenti già in ruolo nel 2014/2015 potranno presentare la domanda e saranno trattati in via prioritaria. La mobilità assumerà rilievo tra ambiti. Ma se l'interessato dovesse ottenere il trasferimento nell'ambito indicato per primo nella domanda di trasferimento, assumerà la titolarità nella sede che gli sarà assegnata. Se lo otterrà per un altro ambito, non otterrà la titolarità della sede e sarà assoggettato alla chiamata diretta da parte del dirigente scolastico.
Dopo i prof già in ruolo nel 2014/2015, saranno trattati i docenti assunti nelle fasi B e C tramite lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi ordinari. Costoro, per ottenere l'assegnazione ad un ambito territoriale definitivo, dovranno indicare tutti gli ambiti della provincia alla quale sono stati assegnati all'atto dell'assunzione. La sede di servizio sarà assegnata ad esito della chiamata diretta da parte del dirigente scolastico. Questi movimenti avverranno in deroga al vincolo di permanenza triennale nella provincia. E dunque, anche i neoimmessi in ruolo potranno produrre la domanda di trasferimento anche per altre province. Fermo restando che, questi ultimi, potranno indicare gli ambiti e non le scuole.
Fase III. I docenti neoassunti nelle fasi B e C, tramite lo scorrimento delle graduatorie esaurimento, saranno assoggettati alla mobilità su tutto il territorio nazionale. E dunque, riceveranno l'assegnazione all'ambito territoriale definitivo all'esito della presentazione di una domanda, nella quale dovranno indicare 100 ambiti e 100 province. Coloro che non lo faranno otterranno l'assegnazione all'ambito d'ufficio. La sede di servizio sarà assegnata invece per chiamata diretta del dirigente scolastico.
Fase IV. I docenti immessi in ruolo dalle graduatorie del concorso ordinario in una qualsiasi delle fasi del piano straordinario di assunzioni (0, A, B e C) potranno comunque presentare la domanda di trasferimento interprovinciale in deroga al vincolo triennale. Ma non assumeranno la titolarità della sede e saranno assoggettati alla chiamata diretta a da parte dei dirigenti scolastici.
MOBILITÀ PROFESSIONALE. Ai passaggi di ruolo ed ai passaggi di cattedra sarà assegnato il 25% dei posti vacanti e disponibili. Sempre che non vengano a crearsi situazioni di soprannumero. Nel qual caso, i posti vacanti e disponibili dovranno essere utilizzati prioritariamente per ricollocare il personale in esubero.

CONCORSO TRUFFA: NON SI TROVANO COMMISSARI PER IL CONOCORSO PER I COMPENSI MISERIA DEL GOVERNO RENZI

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Renzi, dopo le polemiche sulle retribuzioni da fame previste per i commissari impegnati nell'imminente concorso della scuola, 63 mila i prof da arruolare, annuncia che il governo è pronto ad allargare i cordoni della borsa. Il rifinanziamento potrebbe aggirarsi tra i 2 e i 3 milioni di euro. Ne prevedeva 5 di milioni un emendamento preparato dal dicastero dell'istruzione alla legge di Stabilità, a copertura di tutte le spese del concorso, a partire dai compensi per i commissari. Emendamento che non ha mai superato però la verifica preventiva del ministero dell'economia, che ha fatto prevalere la netta contrarietà a ogni finanziamento ad hoc. 

Con la scandalosa tassa che hanno pagato i candidati, 10 euro per ogni domanda,165 mila circa i candidati, ma alcuni hanno fatto una doppia domanda, il dicastero guidato da Stefania Giannini ha incassato circa 2 milioni di euro. L'obiettivo adesso è raddoppiare i compensi. Non ancora decisa la via normativa per rimpinguare il fondo: potrebbe anche bastare un atto dell'amministrazione trasteverina. Nel caso in cui si dovesse preferire il veicolo legislativo, il primo treno pronto è quello del ddl di conversione in legge del decreto legge su scuola e università in discussione al senato, in commissione istruzione. Il termine per gli emendamenti scade giovedì prossimo (ma relatore e governo hanno facoltà di presentare proposte di modifica anche dopo). In questo caso si darebbe anche il segnale di una scelta più politica. 
I tempi per decidere sono stretti, e non tanto perché il dl al senato sarà chiuso in tempi rapidi, e senza ulteriori modifiche alla camera, ma perché il concorso è alle porte.
Oggi sarà pubblicato il calendario delle prove, si inizia il 28 aprile con le superiori, sono previste due sessioni al giorno, la prima prova dovrebbe finire entro un mese. E sono salite a 10 le regioni che si sono viste costrette a riaprire i termini per i candidati al ruolo di commissari vista la carenza di personale che finora ha fatto domanda. A pesare proprio i compensi esigui, a cui si aggiunge il fatto che non è previsto neppure l'esonero dall'insegnamento.
I compensi-miseria previsti dall'attuale decreto sono di 251 euro per i presidenti e 209 euro per i commissari. Si tratta di compensi forfettari, ai quali si devono aggiungere 50 centesimi per ogni elaborato corretto e candidato esaminato. Non si potrà comunque arrivare a percepire più di 2.051 euro. Ma le grane non finiscono con i compensi. La prima prova sarà computer based. Reperiti 90 mila pc, molti prestati dalle università, solo 70mila hanno superato le verifiche del Cineca: si spera bastino. Intanto, le direzioni regionali continuano a cercare aule disponibili. E al ministero tengono le dita incrociate che il Tar non ammetta i laureati non abilitati. In questo caso, con migliaia di nuovi candidati, il destino del concorso sarebbe una vera incognita.

DAL 9 APRILE PARTE LA RACCOLTA FIRME PER I REFERENDUM SOCIALI


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Referendum sociali, parte la raccolta firme. Sabato e domenica banchetti in tutta Italia su scuola, trivelle, inceneritori e beni comuni. 
Sabato 9 aprile conferenza stampa a Terni, piazza della Repubblica ore 11:00
Quattro quesiti referendari contro la "cattiva scuola" del governo Renzi, due per salvare l'ambiente da trivelle e inceneritori e una petizione popolare per ritirare il decreto Madia, che prova di nuovo a privatizzare i servizi pubblici, nonostante l'esito del referendum 2011. 
Sono questi i temi su cui il movimento per la scuola, quello per l'acqua pubblica, la campagna contro le devastazioni ambientali e le trivellazioni e quello contro il piano nazionale inceneritori chiedono di dare la parola agli italiani.

Da Sabato 9 e domenica 10 aprile, centinaia di banchetti saranno allestiti in tutta Italia per raccogliere le firme necessarie per indire i referendum abrogativi e per presentare a Camera e Senato una petizione popolare contro il decreto Madia. Un movimento popolare per affermare che la scuola non può arretrare dal garantire il diritto universale all'istruzione, subordinandola ad una logica competitiva e di privatizzazione, che i beni comuni non possono soggiacere al primato del mercato e del profitto, che l'ambiente non può essere considerato solamente una “risorsa” da sfruttare, che la salute dei cittadini non può essere sacrificata sull'altare degli inceneritori.
  
Coordinamento nazionale dei Comitati dei referendum sociali

CONCORSO: I COBAS PROMUOVONO RICORSO GRATUITO PER I DOCENTI NON ABILITATI

CONCORSO SCUOLA: 
I COBAS PROMUOVONO RICORSO GRATUITO PER I DOCENTI NON ABILITATI

Il concorso che oltre 200.000 precari, già in possesso di abilitazione, si apprestano a sostenere, è un'operazione di macelleria sociale che servirà di fatto ad espellere 140.000 precari storici dalla scuola garantendo l'assunzione di soli 63.700 docenti con le nefaste regole della legge 107/15, la Malascuola del governo e di Confindustria, che i sindacati concertativi si sono affrettati a legittimare con la firma del contratto mobilità 2016.
Oltre alla beffa anche il danno, l'iscrizione al concorso è preclusa ai docenti di 3° fascia e a tanti altri precari ed è vincolata a livello regionale.
Ci opponiamo a questa operazione iniqua e inaccettabile, come sindacato di base contestiamo le logiche selettive del concorso e promuoviamo il ricorso per coloro che non possedendo l’abilitazione si vedono vietato l’accesso al concorso e che rischiano, dopo anni di docenza, l'espulsione dal mondo della scuola.

In particolare il ricorso riguarda:

·        docenti con almeno 360 giorni di servizio che non hanno potuto partecipare ai PAS;
·        docenti con almeno tre anni di servizio;
·        laureati prima del 1999;
·        laureati che hanno conseguito il titolo di studio (diploma/laurea) PRIMA dell’A.A. 2001/2002 (vecchio ordinamento);
·        laureati che hanno conseguito il titolo di studio (diploma/laurea) DOPO l’A.A. 2001/2002 (vecchio ordinamento);
·        gli  ITP con tre anni di servizio;
·        Chi sta svolgendo o ha svolto un dottorato di ricerca;
·        Gli appartengo alla classe di concorso L2-LS
·        Diplomati magistrali indirizzo linguistico;
·        gli abilitandi al PAS ultimo scaglione.

TUTTI I PRECARI/E INTERESSATI/E AL RICORSO SONO INVITATI CONTATTARE IMMEDIATAMENTE I COBAS- COMITATI BASE DELLA SCUOLA DI TERNI:

il ricorso patrocinato dai cobas è gratuito e riservato agli iscritti.

Elisabetta 328 7148835
Catia 348 5635443
Franco 328 6536553

scarica qui la scheda anagrafica

Campagna referendaria per il diritto all’istruzione pubblica, per il rispetto della democraziae della tutela dell’ambiente

martedì 15 marzo 2016

Si parte, finalmente.

   Raccolta delle firme dal mese di aprile; quattro quesiti definitivamente concordati, che
nei prossimi giorni verranno depositati in Cassazione; una compagine composita ma coesa, costituita da COBAS, Comitato nazionale di sostegno alla LIP per una buona scuola per la Repubblica, Flc-CGIL, Gilda, Unicobas, USB, SGB, CUB, Il sindacato è un’altra cosa (area congressuale Flc-CGIL), UdS, Link, Coordinamento nazionale Scuola della Costituzione, Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica, Adam, Adida, AND, Mida, Retescuole, Cesp, Illumin’Italia.
IL REFERENDUM SULLA SCUOLA È DEFINITIVAMENTE COSA CERTA.
Ecco sinteticamente cosa proporranno i quattro quesiti abrogativi.
– POTERI DEL DIRIGENTE SCOLASTICO: formulazione che abroghi la chiamata diretta degli insegnanti da parte del dirigente scolastico sugli ambiti territoriali per incarichi solo triennali;
– ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: abrogazione dell’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionale, lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come hanno sempre fatto;
–VALUTAZIONE DEL MERITO DA PARTE DEL DIRIGENTE SCOLASTICO:abrogazione parziale dei relativi commi, allo scopo di ripristinare le funzioni precedenti del comitato di valutazione secondo il T.U. (Dl 297/94) e attribuzione del fondo per la valorizzazione dei docenti alla contrattazione.
– SCHOOL BONUS: si chiederà di cancellare un beneficio di fatto riservato alle scuole private: le erogazioni liberali non dovranno più essere riservate alle singole scuole, ma all'intero sistema scolastico, scongiurando così anche la possibilità che le scuole private sfruttino tali meccanismi per eludere le tasse su una parte delle rette;
 Si tratta soprattutto di rilanciare un nuovo modello sociale per contrastare quello che il Governo Renzi ha affermato a colpi di voto di fiducia nelle principali zone di espressione dell’interesse generale: ambiente, diritti, scuola, democrazia.
Affinché la parola ritorni ai cittadini, il referendum contro la 107 si collocherà perciò in una campagna allargata e plurale, oltre ai quesiti sulla scuola, uno per fermare gli incentivi alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali; uno per cambiare le politiche ambientali, a partire dallo stop definitivo alle trivellazioni petrolifere in terra e in mare, opzione “trivelle zero”.
Referendum comuni capaci di rafforzare la mobilitazione sociale che in questi anni ciascun movimento e soggetto sociale, con la propria autonomia e i propri percorsi, ha portato avanti.
Referendum comuni capaci di estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto delle persone, e di disegnare un altro modello sociale, riaprendo la strada alla speranza di un futuro diverso per tutte e per tutti.

COBAS - COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA TERNI

QUATTRO QUESITI REFERENDARI CONTRO LA LEGGE 107 e LA CATTIVA SCUOLA

lunedì 7 marzo 2016 · Posted in ,


La straordinaria mobilitazione dello scorso anno scolastico aveva come obiettivo centrale
il ritiro del ddl sulla Buona Scuola e lo stralcio delle assunzioni dei precari con un decreto legge. Ma non si poteva chiedere per via referendaria l’abrogazione dell’intera legge perché la Corte costituzionale non accetta quesiti “non omogenei e non univoci”, perché ad esempio l’elettore/trice può essere d’accordo per l’abrogazione del premio di “merito”, ma favorevole all’obbligo della formazione. Oltretutto, sarebbe stato assurdo chiedere anche l’abrogazione delle assunzioni. Si è trattato, quindi, di scegliere dei quesiti che colpissero il cuore del modello di scuola proposto dalla 107: aziendalizzazione, gerarchizzazione, competizione individuale tra i docenti e competizione tra le scuole per la ricerca di finanziamenti sul mercato. 
In tal senso, i primi due quesiti intendono abrogare i due più importanti superpoteri del preside: la scelta diretta dei docenti (chiamata nominativa) per incarichi solo triennali anche non rinnovabili e il premio del c.d. merito individuale. La non rinnovabilità dell’incarico mette i docenti in una condizione di continua ricattabilità sia negli organi collegiali che nel lavoro in classe. Se il primo quesito verrà approvato, sarà l’USR a conferire gli incarichi ai docenti, con criteri oggettivi e predeterminati. La formulazione finale del secondo quesito è sostanzialmente quella proposta dai Cobas: abrogazione del premio di “merito”, del potere del preside di assegnarlo, della competenza del Comitato di valutazione sui criteri per individuarlo. Il Comitato tornerebbe quello che era prima della 107: un organo composto da docenti e dal preside, che esprime un parere sul periodo di prova dei neo-assunti. Ipotesi diverse, sostenute da altre organizzazioni, sono state scartate per motivi di contenuto o per forti rischi di inammissibilità. Ad esempio, scegliendo l’abrogazione totale del comma sul Comitato, si sarebbe creato un vuoto legislativo sulla valutazione dell’anno di prova, rischiando di lasciare tutto il potere in merito ai soli presidi, o addirittura di sospendere l’assunzione stabile di tanti docenti “in prova” in attesa di una futura regolamentazione dai contenuti incerti. Nel caso di approvazione del secondo quesito resterebbe comunque in vigore lo stanziamento del fondo di 200 milioni annui e la natura di salario accessorio della relativa erogazione, rinviata alla contrattazione integrativa nazionale e tesa alla “valorizzazione del personale docente” anche precario, senza riferimenti al “merito”, che potrebbe comportare, con una adeguata mobilitazione, anche un aumento in paga base uguale per tutti. 
La trattativa sul secondo quesito è stata laboriosa perché altre organizzazioni hanno proposto l’abrogazione del potere del preside di assegnare il premio, ma lasciando in piedi la valutazione del “merito” anche da parte di studenti e genitori. Abbiamo condotto una dura battaglia politico-culturale per far capire che il quesito proposto non era una rivendicazione “corporativa dei docenti” (come è stato detto), ma una difesa della scuola della Costituzione. Nella scuola pubblica vi sono diverse idee sulla programmazione didattica, sui saperi disciplinari, sulla tendenza a semplificare l’approccio o a preparare alla complessità, sull’approccio induttivo o deduttivo, sui criteri di valutazione. Se il preside giudica, premia e punisce il lavoro di un docente è altamente probabile che una buona parte dei docenti assimilerà le idee e i criteri di valutazione di chi dovrà giudicarli, con una drastica riduzione del pluralismo, della libertà di insegnamento e della democrazia collegiale.

La Costituzione ha dato centralità alla scuola pubblica perché garantisca il pluralismo,  perché lo studente venga a contatto con diverse visioni del sapere, al contrario di quello che accade nelle scuole private di tendenza o in quelle “di mercato”, che vendono titoli di studio e non istruzione. Da questo modello ci allontaneremmo ancora di più se, poi, le valutazioni discrezionali dei presidi fossero caratterizzate da fattori personalistici, clientelari e servili.
Il terzo quesito richiede l’abrogazione dell’obbligo di almeno 400 ore di “alternanza scuola-lavoro” per il triennio di tecnici e professionali e di almeno 200 ore per i licei. Per i Cobas la formazione aziendale comporta il rischio della subordinazione degli obiettivi didattici e culturali agli interessi imprenditoriali. Gli studenti devono potersi inserire nella realtà lavorativa, forniti di strumenti cognitivi per capire in quale contesto si collocano, per chi si produce, per quali scopi, in quale modo. Invece, la formazione aziendale si caratterizza in genere per l’apprendimento generico di nozioni o di un “saper fare” decontestualizzati, da abbandonare rapidamente per adeguarsi a lavori massimamente flessibili e precari; oppure diventa crudamente richiesta di lavoro gratuito (come già accade in tanti “stage” aziendali dei tecnici e dei professionali) o sottopagato, come in varie sperimentazioni dell’apprendistato. Il quesito approvato, però, escludeun’abrogazione di tutta la normativa sull’”alternanza”, che comporterebbe alti rischi di inammissibilità e significativi problemi di consenso politico. Per cui, si propone l’abrogazione dell’obbligo alle 400/200 ore, un monte orario che comporta il rischio di una significativa riduzione delle ore d’insegnamento e che impedisce anche un’ efficace selezione di soggetti che garantiscano almeno una formazione organica con l’indirizzo di studio. Anche qui si è faticato a trovare un consenso unanime nel Comitato promotore perché un’organizzazione si è battuta fortemente per abrogare anche la possibilità di effettuare l’”alternanza” durante il periodo di sospensione dell’attività didattica, con l’intenzione – per i Cobas davvero inaccettabile - di riconoscerle una piena valenza didattica, alla stessa stregua dell’attività di insegnamento. Abbiamo sostenuto, insieme alla grande maggioranza delle altre organizzazioni, che l’alternanza può essere attività complementare, ma non sostitutiva dell’insegnamento curricolare e che tale proposta comportava una forte subordinazione delle finalità della scuola pubblica alle esigenze aziendali.
Il quarto quesito  riguarda le “erogazioni liberali” alle singole scuole sia pubbliche che paritarie, per le quali la 107 prevede una consistente incentivazione fiscale. Con una sapiente operazione “taglia e cuci”, viene abrogata la destinazione alle singole scuole, senza toccare il credito d’imposta che è materia che non può esser oggetto di referendum. La donazione andrebbe al sistema nazionale di istruzione, che poi la assegnerebbe alle scuole secondo criteri generali di ripartizione, evitando la scelta della scuola da parte del donatore e una modalità privatistica di finanziamento. Non avremmo, così, scuole in competizione tra loro per accaparrarsi i denari sul mercato, con  conseguenze didattiche immaginabili nella logica di mercato, e con la creazione di scuole di serie A di serie B, in base alla provenienza socio-economica degli studenti. Ma soprattutto eviteremmo il potenziamento economico delle scuole private, che con meccanismi elusivi potrebbero far risultare come donazione una parte delle spese di iscrizione, per le quali vi è già una detrazione d’imposta fino a 400 €. Cumulando i due meccanismi su 5000 € di iscrizione quasi la metà sarebbero di fatto a carico dello Stato e, in pratica, di tutti i contribuenti.

La Buona scuola introduce forme di sfruttamento minorile

La riforma della “buona scuola” non cessa mai di stupirci. E non solo per il suo nome: che, nella
miglior tradizione orwelliana, chiama le cose con i nomi invertiti (“la guerra è pace”, “la schiavitù è libertà”, ecc.).
A destare stupore e, insieme, scandalo, è un altro aspetto della riforma con cui il governo ha scelto consapevolmente di “rottamare” la scuola, la formazione e l’istruzione, peraltro proseguendo con coerenza sulla linea dei precedenti governi di centro-destra e di centro-sinistra.
Il fanatismo economico mira a distruggere la scuola e l’università come momenti etici. I continui tagli dei finanziamenti destinati alla cultura e all’istruzione – tagli coerenti con il paradigma neoliberista e con l’assunzione del momento economico come unica sorgente di senso – rispondono essi stessi a questo programma politico di annichilimento della formazione come momento etico, opportunamente mascherato dietro le leggi anonime dell’economia.
Il potere nichilistico della finanza e del capitale mira a decapitare ogni testa pensante, sostituendola con il “cretinismo economico” (Gramsci) delle teste calcolanti, organiche alla nuova razionalità neoliberista: ecco perché tra gli obiettivi ministeriali della scuola figura la promozione del “pensiero computazionale” (sic!).
Il capitale non può accettare l’esistenza di teste pensanti, di soggetti formati e portatori di identità culturale e di spessore critico, consapevoli delle loro radici e della falsità del tempo presente.
Aspira, invece, a vedere ovunque il medesimo, vale a dire atomi di consumo senza identità e senza cultura, pure teste calcolanti e non pensanti, in grado di parlare unicamente l’inglese dei mercati e della finanza.
Per questo, nell’ultimo ventennio la scuola è stata sottoposta a una radicale dinamica di aziendalizzazione, che l’ha rapidamente riconfigurata nelle sue stesse fondamenta. Da istituto di formazione di esseri umani in senso pieno, consapevoli del proprio mondo storico e della propria storia, la si è trasformata in azienda erogatrice di abilità e competenze indisgiungibilmente connesse con il dogma utilitaristico del “servire-a-qualcosa”.
È, dunque, del tutto coerente con questa dinamica che la neo-orwelliana riforma detta della “buona scuola” ha introdotto un aspetto sul quale troppo poco si è insistito. Ed è questo: i commi dal 33 al 41 prevedono l”alternanza scuola-lavoro’.
In concreto, i minorenni dovranno per legge lavorare gratis per 200 ore nelle aziende se frequentanti i licei, e 400 ore se frequentanti gli istituti professionali. Sarà il dirigente scolastico a individuare le imprese disponibili all’attivazione di percorsi di alternanza e a stipulare apposite convenzioni.
L’alternanza si farà in azienda, di modo che i giovani si abituino a quel mondo aziendale sul quale la scuola stessa è sempre più massicciamente modellata e che diventa paradigma universale delle esistenze esse stesse aziendalizzate. L’alternanza potrà essere svolta durante la sospensione dell’attività didattica, anche con la modalità – ancora con gergo neo-orwelliano- dell’“impresa formativa simulata”.
Si tratta, è evidente, dell’introduzione di nuove forme di lavoro coatto minorile, di pura estorsione di pluslavoro peraltro non retribuito. Ritorna la corvée, peraltro ai danni dei minorenni, un po’ come con lo stage, che è anch’esso una forma di volgare sfruttamento del lavoro di giovani per di più umiliati dall’ossequiosità che è loto richiesta.
Definire criminale la “alternanza scuola-lavoro” come sfruttamento del lavoro minorile significa, in fondo, essere ancora politicamente corretti.   
di Diego Fusaro,  Il Fatto Quotidiano   6.3.2016 

MOBILITA' 2016/17: PRIMO VADEMECUM


In attesa della pubblicazione dell'ordinanza ministeriale sulla mobilità, proviamo a capire
cosa è cambiato rispetto agli altri anni e quali saranno le nuove fasi con cui si attua la mobilità, sia territoriale che professionale, per il personale docente .
Ci saranno quattro fasi (A, B, C, D) che differenzieranno modalità e tempi di presentazione delle domande.  
Una disparità di trattamento già presente all’interno del testo della Legge 107/2015 che tra l’altro, nel comma 196, dichiara inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla legge stessa, ma che viene accentuata da queste norme. E’ evidente che questa ulteriore disparità dipende dall’impostazione data dalle parti contrattuali e condiviso o accettato dalle organizzazioni sindacali firmatarie, perché si sono introdotte anche per i trasferimenti differenziazioni e disparità, con relative deroghe e precedenze, che non erano previste dalla legge 107, che si limitava a regolamentare esclusivamente le modalità delle immissioni in ruolo.

Chiediamo ai firmatari del contratto il senso di una ulteriore divisione della categoria, che introduce differenzazioni anche tra i neoimmessi in ruolo, che generano veri e propri conflitti di interesse.
scaricate il vademecum
scaricate la scheda riassuntiva

giovedì 3 marzo 2016

MARTEDÌ 8 MARZO INIZIANO I
GRUPPI DI STUDIO AUTOGESTITI E GRATUITI
PER LA PREPARAZIONE AL
CONCORSO A CATTEDRE 2016
ore 17-20 c/o sede cobas  via del lanificio 19-Terni

Il concorso a cattedre 2016 è una scandalosa ghigliottina che per il governo dovrebbe servire ad espellere i due terzi dei precari storici dalla scuola. Già si intravedono i soliti furbetti che vendono corsi a pagamento. Oltre al danno anche la beffa di chi fa soldi nella formazione che, come risaputo, serve a chi la organizza per dragare fondi privati o della UE.
Sappiamo che la preparazione ai corsi e la riflessione sulla scuola pubblica e sul mestiere docente si realizza meglio attraverso corsi autogestiti cui partecipano colleghi per condividere saperi e competenze.
I DAT docenti autorganizzati ed i Cobas della scuola di Terni organizzano corsi autogestiti e gratuiti aperti alla libera partecipazione di tutti e tutte le candidati/e interessati/e.
I corsi avranno cadenza settimanale e si terranno tutti i martedì dall’8 marzo dalle ore 17 alle ore 20 presso la sede provinciale dei cobas della scuola in via del lanificio 19.
Per informazioni ed iscrizioni tel. 328 7148835

DAT- docenti autorganizzati Terni
COBAS DELLA SCUOLA



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