NO ALLA SCUOLA AZIENDA
10 novembre
manifestazione nazionale a Roma
Il 10 novembre
scioperano la Scuola, i Trasporti, la Sanità, il Pubblico
Impiego e il Lavoro Privato contro le politiche economiche e
sociali del governo e la sua Finanziaria
Manifestazioni in
molte città, a Roma al MIUR (ore 9.30) e al Parlamento (ore
11.30), al Ministero della Salute (ore 9)
Il 10 novembre, indetto dai COBAS e da
altre strutture del sindacalismo alternativo, si svolgerà lo
sciopero di tutto il lavoro dipendente, dalla Scuola ai
Trasporti, dalla Sanità alle Telecomunicazioni, nel Pubblico
Impiego e nel Lavoro privato. Si svolgeranno
manifestazioni in molte città e in particolare a Roma al MIUR (ore
9.30) con i lavoratori/trici della Scuola e Università
e gli studenti; al
Ministero Salute (ore 9); e alle ore 11.30 a Montecitorio,
davanti al Parlamento, per tutti i lavoratori/trici,
studenti e alcuni Centri sociali.
Nella Scuola, lo sciopero
si oppone alle intollerabili proposte governative che
prevedono per docenti ed ATA, dopo 10 anni di blocco
contrattuale, un’elemosina di 50 euro mensili, mentre per i presidi un
aumento di 500 euro, sancendo così il loro ruolo “padronale”
che dà luogo a soprusi continui verso chi non si piega alle
logiche aziendalistiche. Inoltre, i lavoratori/trici
sciopereranno contro l’obbligo assurdo di 400/200 ore di
Alternanza scuola-lavoro, grottesca forma di addestramento al
lavoro gratuito; contro i quiz Invalsi e la chiamata diretta e
i “bonus” decisi dai dirigenti per formare una “corte” di
succubi; per aumenti
che recuperino almeno il 20% di salario perso nell’ultimo
decennio; per l’immediata assunzione dei vincitori del
concorso, degli abilitati e dei precari con tre anni di
servizio su tutti i posti disponibili in organico; per il
potenziamento degli organici ATA, le immissioni in ruolo sui
posti vacanti e il ripristino delle supplenze temporanee.
In generale, i lavoratori/trici di tutte le categorie
sciopereranno contro le politiche fiscali e previdenziali del
governo e l’innalzamento dell’età pensionabile; per dire basta
con la distruttiva “austerità”, con la precarietà dilagante
del lavoro, i sotto-salari e la piaga delle
“esternalizzazioni”, dei tagli e degli appalti nella Sanità,
Autonomie locali e servizi pubblici, basta con le
privatizzazioni delle strutture pubbliche e dei Beni comuni;
per contratti nel Pubblico Impiego che facciano recuperare ai
lavoratori/trici almeno quanto perso (il 20%) per il
lunghissimo blocco e difendano i diritti dei lavoratori
(ferie, malattie, congedi, riposi); per la copertura delle
carenze di organico nelle strutture e nei servizi pubblici; per
il ripristino della tutela contro i licenziamenti illegittimi cancellata dal Jobs Act; contro il monopolio della rappresentanza assegnato da
tutti i governi ai sindacati concertativi, per il diritto di
assemblea per tutti i lavoratori/trici e sindacati e una
scheda nazionale alle elezioni RSU per misurare la
rappresentatività sindacale nei vari comparti pubblici e
privati; per difendere il diritto di sciopero contro tutti i
tentativi di annullarlo o ridurlo ulteriormente.
autobus da Terni per la manifestazione del 10 novembre a ROMA
domenica 5 novembre 2017
SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA
MANIFESTAZIONE A ROMA
10 novembre
pullman da Terni alle ore 8
info e prenotazioni 328 6536553
Il 10 Novembre Sciopero Generale della Scuola
50 euro di elemosina per i docenti e ancor meno per gli ATA e 500 di aumento per i presidi, 10 volte tanto: basta con lo strapotere dei dirigenti scolastici!
Il 10 novembre la scuola sciopera contro la politica scolastica del governo e l’inserimento nel contratto della legge 107, per il recupero almeno del 20% di salario perso in 10 anni
Le notizie riguardanti docenti ed ATA, che giungono dal fronte della Legge di Bilancio che verrà discussa in Parlamento nei prossimi giorni, sono micidiali. Dopo quasi dieci anni di blocco contrattuale, durante i quali hanno perso circa il 20% del salario reale, il governo annuncia che, col prossimo contratto, ad essi/e verrà restituito a mala pena il 3% (45-50 euro netti in media) e per giunta in un biennio, mentre per i presidi si prepara un aumento dieci volte tanto, di 500 euro mensili, per un totale di 11 mila euro lordi annui. Si intende sancire così, anche a livello economico, lo strapotere e il ruolo “padronale” dei presidi che già enormi danni stanno facendo, fin dalla approvazione della legge 107 (la sedicente “Buona Scuola”), poiché tali superpoteri (assegnazione a proprio piacere del “bonus”, chiamata diretta dei docenti, distribuzione arbitraria cattedre e/o potenziamento ecc.) disgregano il tessuto collaborativo nelle scuole, dando luogo a soprusi continui nei confronti dei docenti ed ATA che non si piegano alle sciagurate logiche aziendalistiche. E’ vero che la vittoria giuridica che come COBAS abbiamo ottenuto nel conflitto all’Istituto Boselli di Torino contro il trasferimento illegale di Pino Iaria, membro dell’Esecutivo Nazionale COBAS, e di altri suoi colleghi ha dimostrato, con una sentenza limpidissima, che tali superpoteri non possono comunque annullare le decisioni degli Organi Collegiali: ma è altrettanto vero che in molte scuole soprusi analoghi non trovano purtroppo resistenza e diventano legge “de facto”. Più in generale, dobbiamo impedire che la legge 107 venga “immortalata” nel nuovo contratto, chiudendo definitivamente docenti ed ATA nella “gabbia” della scuola aziendalistica, che fa dilagare una grottesca Alternanza scuola-lavoro, forma sfacciata di addestramento al lavoro gratuito o sottopagato, diseducativa e sottraente centinaia di ore di scolarità; che impone i quiz Invalsi per valutare le scuole, i docenti e gli studenti; che usa il famigerato “bonus” per gli insegnanti più “collaborativi” e la chiamata diretta da parte dei presidi per aumentare la conflittualità tra docenti e formare una sorta di “aristocrazia” che, senza alcun merito, riceve significative integrazioni salariali a patto di fornire sostegno pieno alle logiche aziendalistiche.
Per combattere e invertire tali logiche e in generale l’immiserimento galoppante, materiale (30 anni fa, il 13,2% della spesa statale andava all’istruzione, oggi la quota si è ridotta all’8,6%) e culturale, nel quadro dello sciopero di tutto il lavoro dipendente indetto dai COBAS, dall’USB e dalla CIB-Unicobas, abbiamo convocato per il 10 novembre lo sciopero generale della scuola. Respingiamo l’offensiva elemosina dei 50 euro, vogliamo aumenti che recuperino almeno quel 20% di salario perso nell’ultimo decennio; diciamo NO all'inserimento nel contratto dei distruttivi contenuti della legge 107; SI’ all’eliminazione della “chiamata diretta” e ad una drastica limitazione dei poteri dei presidi; NO all'obbligo esorbitante di 400/200 ore di Alternanza scuola-lavoro, le scuole tornino a decidere se fare l’Alternanza e per quante ore; NO al taglio di un anno del percorso scolastico; NO all’Invalsi come strumento di valutazione delle scuole, dei docenti e degli studenti; SI’ all’immediata assunzione dei vincitori dell'ultimo concorso, degli abilitati e dei precari con tre anni di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto; e per gli ATA, SI’ al potenziamento degli organici, le immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e il ripristino supplenze temporanee (anche per i docenti). Infine, per ripristinare nelle scuole una accettabile democrazia sindacale, vogliamo il diritto di assemblea per tutti, e una scheda nazionale alle prossime elezioni RSU per misurare chi davvero è rappresentativo.
Manifestazioni si terranno in molte città italiane, a carattere regionale o provinciale; a ROMA la manifestazione scuola si svolgerà alle 9.30 al MIUR (V.le Trastevere) e alle 11.30 a Montecitorio, davanti al Parlamento. Insieme a docenti ed ATA vi parteciperanno anche studenti medi e universitari, nonché lavoratori/trici di altre categorie in sciopero.
Permesso per motivi personali e autocertificazione. Chiarimenti
Nell’art 15/2 del CCNL 2007 viene specificato che i permessi possono essere richiesti anche autocertificandone il motivo, il dirigente non ha il diritto di chiedere ulteriore documentazione ed il dipendente non è tenuto a fornire altro.
Giova infatti ricordare che l’accertamento della verità è uno specifico dovere della magistratura e delle forze di polizia; il dirigente scolastico dovrebbe solo limitarsi a far funzionare la scuola e ad attuare correttamente il contratto di lavoro del personale.
Precisato questo, per “autocertificazione” non può che intendersi che il dipendente è tenuto a dare delle indicazioni giustificative dell’assenza, senza quindi l’obbligo di documentare o certificare i motivi e senza che l’Amministrazione possa richiedergli ulteriori giustificazioni o effettuare delle indagini per verificare la veridicità di quanto dichiarato dallo stesso.
In conclusione, così come specificato anche dall’ARAN, il dirigente si deve limitare ad un controllo sulla correttezza formale della domanda, non avendo alcuna discrezionalità, ma dovendosi limitare soltanto alla mera verifica della sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla norma.
MIUR / Linee guida per “l’educazione al rispetto”: tra vigilanza cattolica, differenza sessuale e pensiero “anti-gender”
sabato 4 novembre 2017
Venerdì 27 ottobre 2017, la Ministra Valeria Fedeli ha presentato le tanto attese Linee guida Educare al rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione, per l’attuazione del famoso e omonimo comma 16 dell’art. 1 della legge sulla “Buona scuola”.
Tralasciando i dovuti richiami a normative nazionali, europee e internazionali presenti nel testo, è utile interrogarsi sul perché il quotidiano “Avvenire” insieme al Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF) e il suo leader Massimo Gandolfini salutano con grande entusiasmo i contenuti delle linee guida che, ai loro occhi, rispettano le loro richieste e le loro attese.

Già nel maggio 2016, il CDNF chiedeva che:
“- si leghi il concetto di genere a quello di sesso, onde evitare le derive ideologiche che hanno portato alla moltiplicazione scriteriata di infinite, presunte “identità di genere”;
- si richiami espressamente la circolare del 15 settembre 2015, prot. AOODGSIP n. 1972 ove afferma “che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”;
E così fu.

È interessante notare la strategia dell’ambiguità secondo la quale le linee guida - che effettivamente richiamano, citandola, la circolare del 15 settembre 2015 (in pieno conflitto “gender”, la circolare intendeva rassicurare i genitori in preda al panico) - stabiliscono che non si tratta di far entrare fantasiose “teorie del gender” o “ideologie” estranee alle pratiche educative nelle scuole - leggi: tutta questa questione del “gender nelle scuole” è una grande e fuorviante “truffa culturale” (cfr. Ministra Giannini) qui si parla di educazione alla parità, alla diversità, al rispetto!
Tuttavia, con queste formulazioni ambigue, si lascia anche intendere che il MIUR è di fatto contrario all’introduzione di pratiche educative “ideologiche” (quindi ci sarebbero pratiche ideologiche da contrastare) ispirate a visioni “ideologiche” del concetto di genere, del maschile e del femminile, ecc. che chiamiamo dunque “ideologie gender” - leggi: Egr. Sig. Gandolfini & Co. abbiamo accolto la sua richiesta, abbiamo scritto nero su bianco che “il gender” non entrerà nelle scuole, adottando in questo senso il punto di vista dei “no-gender”.
Considerato che la lista dei programmi “gender” è realizzata dagli amici di ProVita Onlus, o da quelli di Generazione Famiglia che schedano le attività delle scuole attribuendo semafori rossi, gialli o verdi, è evidente che sarà facile impugnare tali linee guida per bollare tale o tal altra azione come “gender” e dunque dichiararla proibita in nome delle indicazioni del MIUR e, soprattutto, dei gruppi “no-gender”.

Emanuele Di Leo, presidente di SteadFast Onlus e co-fondatore del CDNF
Ma chi ha scritto queste linee guida?
Un tavolo di lavoro istituito dal MIUR presieduto “dal Direttore generale per lo studente, l’integrazione e la partecipazione o suo delegato: Giuseppe Pierro” e composto da “Agnese Canevari, Anna Paola Sabatini, Mario De Caro, Alberto Maria Gambino, Chiara Giaccardi, Alberto Melloni, Stefano Pasta, Graziella Priulla, Cecilia Robustelli, Maria Teresa Russo, Maria Serena Sapegno, Andrea Simoncini”.
Vi troviamo, per la componente di impronta o ispirazione cattolica:
- Alberto Maria Gambino, Presidente nazionale di Scienza & Vita, prorettore dell’Università Europea di Roma, università della “Congregazione dei Legionari di Cristo” (per chi non lo sapesse);
- Andrea Simoncini, costituzionalista e leader di Comunione e Liberazione;
- Alberto Melloni, storico del cristianesimo, cattolico progressista, vicino alle posizioni di Nunzio Galantino (attuale segretario generale della CEI), molto critico nei confronti del Family Day;
- Stefano Pasta, giornalista per Famiglia Cristiana (tra altre testate), interessato ai temi del razzismo e della discriminazione - che sulla sua pagina Facebook si felicita di questo documento che “che dovrebbe porre fine alle polemiche (strumentali) sulle "teorie gender" di alcuni mesi fa”;
- e infine, last but not least, Chiara Giaccardi, professoressa ordinaria all’Università Cattolica di Milano, promotrice di un cattolicesimo “gender friendly” contro i radicali “no-gender” e contro i radicali “pro-gender”, che invoca però, allo stesso tempo, sempre sulle pagine di “Avvenire”, un “realismo evangelico” per disinnescare “il gender”.
Per la componente di esperte di parità e di genere, troviamo alcune studiose e teoriche legate al femminismo della differenza, tra cui Maria Teresa Russo e Maria Serena Sapegno. È peraltro abbastanza evidente l’ispirazione “differenzialista” del testo, quando si afferma che “nascere uomini o donne crea appartenenze forti, è la pietra angolare dell’identità, informa di sé l’intero orizzonte esistenziale: è la prima condizione con cui ogni individuo si pone, e ne riceve opportunità e risorse ma anche limiti. Tutti gli aspetti della vita quotidiana ne sono connotati”, o che “dall’esperienza dell’essere tutt’uno con la madre si esce nella lenta necessaria costituzione di una soggettività separata”, o ancora nella sezione relativa al “femminile e al maschile nel linguaggio”.
Non si tratta qui di entrare nel merito della pluralità interna del campo cattolico e del campo femminista, né di discutere delle posizioni dell’uno e dell’altro campo, ma di porre l’accento sugli effetti che produce questo lavoro congiunto tra istanze che si pongono come obiettivo comune (ma per ragioni diverse) il progresso di genere.
L’aspetto interessante di questo incontro tra un cattolicesimo progressista e un progressismo femminista è il comune richiamo a un’accezione moderata del concetto di genere, che punta il dito sulle disuguaglianze di genere restando però ancorata saldamente all’idea che “l’“identità (l’essere) della persona” ha origine nella differenza sessuale (e deve restare all’interno di questo fondamento originario) e che considera dunque che “non c’è alcuna ragione per cui nell’incontro tra differenze, che dà origine alla vita, ci debba essere una gerarchia” (p. 6).
Troviamo cioè la convergenza tra un pensiero cattolico femminista-compatibile e un pensiero femminista catto-compatibile (si veda anche la discussione sulla “differenza sessuale” proposta da Lorenzo Bernini qui o qui sulla contestazione del concetto di genere e dei suoi sviluppi da parte di alcune femministe della differenza sessuale, tra cui la Sapegno stessa per la quale il queer è “un delirio”) che contesta la “deriva” “radicale” delle teorizzazioni sul genere e sulla sessualità dei movimenti e degli studi femministi materialisti, lesbici, gay, trans e queer, che pongono al centro dell’analisi e della critica politica l’ordine sessuato e sessuale, e dunque le norme sociali, spostando il focus dal fondamento biologico del simbolico alla costruzione sociale della “natura”, del “biologico” e delle “identità”.
Un’accezione moderata che rifiuta, per esempio, l’espressione “decostruzione degli stereotipi”, giudicata dallo stesso “Avvenire” (che si fa portavoce della componente cattolica che ha potuto lavorare sulle bozze del testo) come troppo ambigua e, forse, troppo “gender”.
Questa inaspettata (o prevedibile forse?) convergenza di quello che potremmo definire progressismo di genere contesta teorie e discorsi (bollandoli di ideologici) che non vedono nel presupposto epistemologico della differenza sessuale “che dà origine alla vita” (e qui non è possibile non vedere un monito contro il riferimento alle esperienze di omogenitorialità che, come sappiamo, sono oggetto di censura nella scuola pubblica) uno strumento di emancipazione e di lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni, bensì uno strumento che traccia confini eteronormati e eteronormativi, facendo distinzioni tra “buoni” e “cattivi” studi di genere o tra “buone” e “cattive” femministe.
Per concludere, attraverso lo strumento del progressismo di genere, questo documento, introduce una filosofia dell’educazione di genere schiacciata sulla cosiddetta “complementarietà biologica, psicologica e sociale della differenza sessuale”, cara alla teologia vaticana.
Ovvero come pensare il sesso, il genere e la sessualità nei limiti eteronormati della “dualità” e dell’“alterità” maschio-femmina, bambino-bambina, uomo-donna; come pensare la lotta alle discriminazioni senza mai nominare l’omofobia e la transfobia; come pensare il concetto di genere con gentile e cortese rispetto della dottrina cattolica e della differenza sessuale; come pensare il genere con un pensiero “anti-gender”.
Sic.
Una ministra "Nogender"! STOP Agli Integralisti Cattolici E Ai Neofascisti
venerdì 3 novembre 2017
Adesso lo possiamo dire apertamente. Escono le linee guida del Ministero sull' "Educazione al rispetto" e Il risultato è un documento schizofrenico, assediato nella introduzione e nella conclusione dalle elucubrazioni sulla inesistente "teoria gender" e dalle assurde pretese di queste associazioni.
Trionfo del binarismo di genere e sparizione di ogni riferimento chiaro all'omotransfobia; un calderone ambiguo costruito, con perfetto paraculismo politico, intorno ad un fantomatico "rispetto" e ad un concetto indistinto di "discriminazione" che non si ha il coraggio di chiamare per nome giustificandone, di fatto, l'esistenza.
Il rischio serio, ora, è che il Miur con queste linee guida vada a vanificare quanto, seppur faticosamente, è già stato fatto nelle scuole su questi temi e dia la stura alle ingerenze e agli atteggiamenti persecutori di queste associazioni di cattofascisti.
E' il caso di rimetterci in moto e di farci sentire. A breve nuova riunione della rete. #staytuned
p.s. CONSIGLIATISSIMA l'analisi di Massimo Prearo https://www.facebook.com/notes/massimo-prearo/miur-linee-guida-per-leducazione-al-rispetto-tra-vigilanza-cattolica-differenza-/1504935829598710/
LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO: L’ “OPZIONE METODOLOGICA DI MINORANZA” VA INSERITA NEL PTOF
giovedì 26 ottobre 2017
Esiste
una norma, nella scuola, che garantisce
dei principi fondamentali per l'affermazione della libertà d'insegnamento.
Nel rispetto della nostra Costituzione,
uno su tutti, l'articolo 33, dell' articolo 13 della Carta Europea dei Diritti,
dell'articolo 7 comma 2 del DLgs 165/2001, dell'articolo 1 e 395 del dlgs.297
del 1994, esistono le opzioni
metodologiche di “minoranza”.
La scuola opera,
o meglio dovrebbe operare, non solo in
modo collegiale, ma soprattutto nel rispetto delle minoranze, ed è
anche questo che la differenzia da una tipica gestione aziendalista. Le diverse opinioni, le diverse
valutazioni, le diverse posizioni, non sono
resistenze da dover demolire, o mettere a tacere, ma la vera forza della scuola, perché sono uno stimolo alla
crescita, alla critica, alla formazione culturale.
L'articolo
1 del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 marzo 1999, n. 275
afferma che ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di
tutte le sue componenti, il piano triennale dell'offerta formativa, rivedibile
annualmente. Il piano e' il documento fondamentale costitutivo dell'identità'
culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la
progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le
singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.
Il
Comma 14 articolo 1 della legge 107 2015 che modifica
l'articolo 3 del DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 8 marzo 1999, n. 275
afferma che : “il piano è coerente con
gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi,
determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8, e riflette le esigenze
del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto
della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche
di gruppi minoritari, valorizza le corrispondenti professionalità
(omissis)”.
Da
ciò discende che quando viene fatta valere la detta opzione, questa
non potrà che essere inserita obbligatoriamente nel Piano dell'Offerta
Formativa Triennale, detto PTOF, senza che si possa esercitare un voto positivo
o negativo, purché si tratti di opzioni conformi non contrarie alla Legge,
come è ovvio che sia.
testo della diffida ai dirigenti scolastici su opzione di minoranza
al dirigente USR dell'Umbria
al dirigente AT Terni- USR dell'Umbria
ai dirigenti scolastici della Provincia di Terni
sono pervenute alla scrivente OOSS diverse segnalazioni di violazione della espressione della libertà di insegnamento dei docenti, tutelata dall'art 33 della Costituzione, nonché dall'articolo 13 della Carta Europea dei Diritti, dall'articolo 7 comma 2 del DLgs 165/2001, dall'articolo 1 e 395 del dlgs.297 del 1994.
In particolare in alcune scuole i dirigenti si rifiutano di inserire all'interno dei PTOF, così come previsto dal comma 14 art 1 della legge 107/15, le opzioni metodologiche di gruppo minoritario o addirittura -in pieno contrasto con la legge- qualcuno avrebbe preteso di far votare l'opzione di minoranza dai collegi docenti!
Si diffidano i dirigenti dal violare la legge riguardo alla libertà di insegnamento e nello specifico il comma 14 dell'art 1 della legge 107/15;
si chiede all'USR dell'Umbria e all'AT di Terni di tutelare le norme e la libertà di insegnamento dei docenti, possibilmente con una chiara nota esplicativa.
si pongono distinti saluti
per i cobas della scuola
Franco Coppoli
Formazione docenti: obbligatorietà riguarda i contenuti, non numero delle ore
lunedì 23 ottobre 2017
Con la legge 107 la formazione dei docenti di ruolo è diventata obbligatoria, strutturale e permanente ma ad oggi, mancando i decreti applicativi non esiste alcun obbligo orario per i docenti.
Uno speciale dedicato alle tappe che finora hanno caratterizzato questo percorso.
Obbligatorietà?
Formazione docenti: obbligatorietà riguarda i contenuti, non numero delle ore
Formazione obbligatoria docenti, MIUR chiarisce: nessun tetto, quale attestazione e come documentare le attività. Nota Miur
Formazione docenti, 120 ore notizia falsa. Nessun numero obbligatorio di ore. Obbligatorietà riguarda rispetto contenuti Piano
Formazione docenti, nessuna obbligatorietà di ore da svolgere. Scuole quantificano durata unità formative
Formazione obbligatoria docenti, unità formativa non deve essere necessariamente di 25 ore. Nota di chiarimento
Se per la formazione obbligatoria si utilizzano le 40 ore di attività funzionali, scatta diritto alla retribuzione delle ore in più
Formazione obbligatoria docenti, MIUR chiarisce: nessun tetto, quale attestazione e come documentare le attività. Nota Miur
Formazione docenti, 120 ore notizia falsa. Nessun numero obbligatorio di ore. Obbligatorietà riguarda rispetto contenuti Piano
Formazione docenti, nessuna obbligatorietà di ore da svolgere. Scuole quantificano durata unità formative
Formazione obbligatoria docenti, unità formativa non deve essere necessariamente di 25 ore. Nota di chiarimento
Se per la formazione obbligatoria si utilizzano le 40 ore di attività funzionali, scatta diritto alla retribuzione delle ore in più
Organizzazione
Formazione obbligatoria docenti: come saranno organizzate le attività per a.s. 2016/17
Piano formazione docenti, Miur, USR e Scuole/Reti: chi fa che cosa
Formazione docenti, gestione amministrativo-contabile delle attività: compiti della scuola polo
Formazione docenti 2016-19: chi fa che cosa. Dal Piano di Rete a quello della singola Scuola
Piano formazione docenti, Miur, USR e Scuole/Reti: chi fa che cosa
Formazione docenti, gestione amministrativo-contabile delle attività: compiti della scuola polo
Formazione docenti 2016-19: chi fa che cosa. Dal Piano di Rete a quello della singola Scuola
Scuole e reti
Piano Formazione Istituto: principi guida, attività da inserire e rilevazione esigenze docenti
Formazione docenti, dal Piano d’Istituto a quello di Rete
Formazione obbligatoria, indicazioni per scuole e reti: occhio a PTOF e PDM. La nota diventa un decreto
Formazione docenti, dal Piano d’Istituto a quello di Rete
Formazione obbligatoria, indicazioni per scuole e reti: occhio a PTOF e PDM. La nota diventa un decreto
Unità formative
Piano formazione docenti, modello attestazione Unità Formativa
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Piano formazione docenti: le FAQ. Cos’è una unità formativa, quali gli enti certificatori, come utilizzare il bonus 500 euro
Piano formazione docenti: modelli unità formativa, rilevazione bisogni e attestazione attività
Formazione docenti di ruolo: il “mito” delle 25 ore obbligatorie ad anno. Come acquisire i CFU dell’Unità Formativa
Formazione obbligatoria docenti. Modello per l’attestazione dell’unità formativa
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Formazione obbligatoria, lingue straniere: 130 mila docenti coinvolti. Chi riguarda e con quali modalità
Formazione docenti referenti per l’inclusione: percorsi formativi, tematiche da approfondire e fondi per ciascuna Regione. Nota Miur
Formazione docenti referenti per l’inclusione: percorsi formativi, tematiche da approfondire e fondi per ciascuna Regione. Nota Miur
PTOF
Formazione obbligatoria dei docenti in servizio, pubblicata la nota: cosa inserire nel PTOF. Docenti avranno un portfolio della formazione
Formazione Obbligatoria, può essere considerato un obbligo formale? Cosa mettere nel PTOF
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Piattaforma SOFIA
Formazione obbligatoria, attestazioni vanno inserite nella piattaforma. Ci sarà modello unico e un questionario per la valutazione del percorso
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Formazione obbligatoria docenti: on line la piattaforma digitale S.O.F.I.A.
Formazione obbligatoria docenti, registrazione per inserire portfolio. La nostra guida
Formazione obbligatoria docenti: compila il questionario di gradimento
Formazione docenti, scuole inseriscono attività formative su Piattaforma SOFIA. Il video Miur
Formazione docenti, Piattaforma SOFIA: video Miur per registrazione insegnanti
Formazione obbligatoria, i corsi svolti prima dell’attivazione della piattaforma Sofia sono validi?
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Formazione obbligatoria docenti, registrazione per inserire portfolio. La nostra guida
Formazione obbligatoria docenti: compila il questionario di gradimento
Formazione docenti, scuole inseriscono attività formative su Piattaforma SOFIA. Il video Miur
Formazione docenti, Piattaforma SOFIA: video Miur per registrazione insegnanti
Formazione obbligatoria, i corsi svolti prima dell’attivazione della piattaforma Sofia sono validi?
Completamento di orario non è un diritto.
Pessima sentenza della Corte di Cassazione....
Se il completamento di orario sia un diritto o meno per il supplente già titolare di uno spezzone è una questione dibattuta da molti anni, e che sicuramente dovrebbe essere meglio regolamentata all’interno di un nuovo (prossimo?) Regolamento delle supplenze, dato che l’ultimo risale al 2007.
L’art. 4 del Regolamento delle supplenze afferma “L’aspirante cui viene conferita, in caso di assenza di posti interi, una supplenza ad orario non intero, anche nei casi di attribuzione di supplenze con orario ridotto in conseguenza della costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo, conserva titolo, in relazione alle utili posizioni occupate nelle varie graduatorie di supplenza, a conseguire il completamento d’orario, esclusivamente nell’ambito di una sola provincia, fino al raggiungimento dell’orario obbligatorio di insegnamento previsto per il corrispondente personale di ruolo.”
Quindi, nella normativa le parole “l’insegnante ha diritto” non ci sono, sostituite da un vago “conserva titolo”, che vuol dire tutto e niente e che di fatto apre le porte alla discrezionalità dei Dirigenti Scolastici nella valutazione dei singoli casi.
Naturalmente, posto che ci siano tutte le condizioni (orario entro i limiti, unitarietà dell’insegnamento), il grosso nodo rimane l’orario di servizio. Quello per il quale i collaboratori del Dirigente spendono le prime settimane di lavoro per far coincidere esigenze didattiche con i desiderata degli insegnanti.
Finora la risposta al quesito iniziale è stata che più che alla discrezionalità del Dirigente Scolastico, la possibilità dovrebbe essere accompagnata dal buon senso, legato alla circostanza contingente. Posto che gli insegnanti già in servizio in quella scuola non dovrebbero considerare l’orario di servizio come fisso e immutabile nel corso dell’anno scolastico, dato che possono intervenire esigenze didattiche che ne richiedono la modifica, dovrebbe o potrebbe essere preso in considerazione il singolo caso.
Nel corso degli anni d es. abbiamo approvato un completamento di orario negato per qualche ora relativo ad una supplenza fino all’avente diritto (non perchè sia corretto così, ma perchè purtroppo la normativa non è così stringente da costringere i Dirigenti Scolastici a riformulare l’orario di servizio per ogni nuova supplenza).
Non è la prima del genere (La Corte d’Appello di Potenza si era espressa con sentenza n. 72 del 14 marzo 2012), ma adesso arriva dalla Corte di Cassazione la sentenza n. 24214 del 13 ottobre 2017, che spegne tante speranze. La richiesta era esattamente quella di modifica dell’orario settimanale già costituito per favorire il completamento di orario del supplente, facendo riferimento all’art. 40 del CCNL sui rapporti di lavoro a tempo determinato [Il personale di cui al presente articolo, di durata settimanele inferiore alla cattedra oraria, ha diritto, in presenza della disponibilità delle relative ore, al completamento o, comunque, all’elevazione del medesimo orario settimanale.]
La Corte si è espressa affermando che l’art. 40 comma 7 del Contratto di lavoro non prevede un diritto incondizionato all’elevazione dell’orario settimanale. Ciò, secondo la Corte, può avvenire solo in presenza della disponibilità delle relative ore.
In questa maniera la problematica della modifica dell’orario è stata posta in secondo piano (è invece il noccciolo della questione).
La conseguenza è che di fronte al rifiuto del Dirigente Scolastico di modifica dell’orario il supplente è costretto a rinunciare al massimo stipendio cui può aspirare nel corso di quell’anno scolastico, con tutte le implicazioni personali (e professionali) immaginabili. A meno di trovare un’altra situazione più favorevole.
Al di là della pronuncia della Corte di Cassazione in ogni caso nulla vieta ai Dirigenti Scolastici di adottare soluzioni di buon senso. Molto dipende anche dalla tipologia della supplenza: se si tratta almeno di una supplenza fino al termine delle lezioni, o comunque di lunga durata, sarebbe corretto mettere in atto tutte le misure necessarie per favorire il completamento, affinchè il “conserva titolo” della normativa possa diventare reale.
Ricordiamo inoltre, per completezza, le regole del completamento di orario tra scuola statale e paritaria
Va segnalato all’ufficio provvedimenti disciplinari il dirigente che viola codice condotta e norme comportamentali
lunedì 16 ottobre 2017
di Marco Barone (da OS)
Sia il CCNL area V della Dirigenza Scolastica che il nuovo codice di condotta per i dipendenti pubblici, prevedono il rispetto da parte della dirigenza di significative norme comportamentali.
Nel Codice di Condotta, all’articolo 13, sezione disposizione particolare per dirigenti, emerge chiaramente che il dirigente, stante il suo ruolo, deve svolgere con diligenza le funzioni ad esso spettanti in base all’atto di conferimento dell’incarico, persegue gli obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo adeguato per l’assolvimento dell’incarico. Ma sono soprattutto gli aspetti comportamentali e relazionali con il personale della scuola che devono essere evidenziati.
E’ obbligo per il dirigente assumere atteggiamenti leali e trasparenti e adottare un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari dell’azione amministrativa. Il dirigente cura, altresì, che le risorse assegnate al suo ufficio siano utilizzate per finalità esclusivamente istituzionali e, in nessun caso, per esigenze personali. Il dirigente deve curare il benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto, favorendo l’instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla formazione e all’aggiornamento del personale, all’inclusione e alla valorizzazione delle differenze di genere, di età e di condizioni personali. Importanti norme a tutela dei dipendenti della scuola, senza dimenticare che il dirigente deve anche evitare che notizie non rispondenti al vero quanto all’organizzazione, all’attività e ai dipendenti pubblici possano diffondersi.
E deve favorire la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell’amministrazione. Norme che completano quanto già previsto nel CCNL dei dirigenti e codice di condotta annesso. Il dirigente deve conformare la sua condotta al dovere costituzionale di servire la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i principi di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’attività amministrativa nonché quelli di leale collaborazione, di diligenza e fedeltà di cui agli artt. 2104 e 2105 del codice civile, anteponendo il rispetto della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui. Il dirigente impronta la propria condotta al perseguimento degli obiettivi di innovazione e miglioramento dell’organizzazione dell’istituzione scolastica diretta, nonché di conseguimento di elevati standard di efficienza ed efficacia del servizio, con particolare riguardo alle attività formativa , nella primaria considerazione delle esigenze dei cittadini utenti.
E si sottolinea, altresì, che il dirigente nello svolgimento della propria attività, stabilire un rapporto di fiducia e di collaborazione nei rapporti interpersonali con gli utenti, nonché all’interno dell’istituzione e con gli addetti alla struttura, mantenendo una condotta uniformata a principi di correttezza e astenendosi da comportamenti lesivi della dignità della persona o che, comunque, possano nuocere all’immagine dell’amministrazione.
E’ evidente che il dirigente che non rispetta queste disposizioni andrà segnalato all’Ufficio dei Provvedimenti disciplinari istituito presso l’Ufficio Scolastico Regionale, affinché possa, questo ufficio, valutare l’eventuale adozione di provvedimenti disciplinari.
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