Lutto: permessi retribuiti, a chi spettano e criteri di fruizione

I permessi retribuiti per lutti sono espressamente disciplinati per il personaledocente, educativo ed ATA dagli artt. 15/1 (personale a TI) e 19/9 (personale a TD) del CCNL comparto Scuola.

Tali articoli prevedono che il dipendente della scuola (sia assunto a tempo indeterminato che determinato), ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, a permessi RETRIBUITI per lutti per perdita del coniuge di parenti entro il secondo grado, di soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente stabile e di affini di primo grado: gg. 3 per evento, anche non continuativi. I permessi sono erogati a domanda, da presentarsi al dirigente scolastico da parte del personale docente, educativo ed ATA.
La norma opera un riconoscimento della convivenza prevedendo il permesso in caso di decesso di un soggetto convivente con il dipendente stesso.
I permessi si intendono per ogni evento luttuoso nell’anno scolastico.
PER QUALE PARENTE O AFFINE È POSSIBILE FRUIRE DEL PERMESSO
I 3 giorni di permesso retribuito per lutti sono attribuiti al dipendente a seguito di lutto per la scomparsa dei genitori, figli naturali, adottati, affiliati, nonni, fratelli/sorelle, nipote di nonni naturali, suoceri, nuore, generi, o convivente purché la stabile convivenza risulti da certificazione anagrafica.
Più schematicamente i 3 giorni di permesso retribuito possono essere fruiti per il decesso:
  • Del coniuge;
  • Di parenti entro il secondo grado (per i quali non occorre il requisito della convivenza): genitori, figli naturali, adottati o affiliati (I grado); nonni, fratelli e sorelle, nipoti di nonni naturali (figli dei figli) (II grado);
  • Di affini di primo grado (per i quali non occorre il requisito della convivenza): suoceri, generi e nuore.
  • Di conviventi stabili: A condizione che la convivenza risulti da certificazione anagrafica.
Ricordiamo che il patrigno (o la matrigna) con figliastri risulta essere un affine di primo grado e, quindi, uno dei soggetti espressamente contemplati dalla disposizione contrattuale in argomento.
I permessi non spettano invece per il decesso di nipoti e/o zii propri (parenti di III grado) o del coniuge (affini di III grado); non spetta neanche per il decesso dei cognati (affini di II grado).
In tutti i casi in cui il permesso non spetti (es. decesso di uno zio o di un cognato), il dipendente può comunque ricorrere alla fruizione dei permessi per motivi personali o familiari (art 15/2 del CCNL comparto Scuola per il personale a tempo indeterminato; art 19 dello stesso Contratto per il personale a tempo determinato).
I PERMESSI RETRIBUITI SI INTENDONO PER “OGNI EVENTO” LUTTUOSO
Così stabilisce la norma.
Il diritto ai permessi in parola non è quindi da intendere come “3 giorni complessivi ad anno scolastico”, ma tali giorni sono invece utilizzabili in relazione a ciascun episodio luttuoso (3 giorni per “ogni evento luttuoso”) che si può verificare durante lo stesso anno scolastico prescindendo da qualsiasi limite temporale tra un decesso e l’altro.
I PERMESSI RETRIBUITI POSSONO ESSERE FRUITI ANCHE IN MODO FRAZIONATO
Il permesso di 3 giorni può essere fruito in un’unica soluzione (es. lunedì, martedì e mercoledì) oppure in modo frazionato durante l’anno scolastico in cui è avvenuto il decesso (es. con permessi di uno o due giorni, non per forza 3, non consecutivi durante l’anno scolastico in cui è avvenuto il decesso).
Es. di fruizione frazionata:
Il dipendente può richiedere i permessi per le giornate di venerdì, sabato e lunedì. Oppure di venerdì, lunedì e martedì.
In questo caso nei giorni di permesso fruiti non dovranno essere considerati i giorni festivi e quelli “liberi” o non lavorativi.
Pertanto, se un dipendente chiede di fruire dei permessi nella giornata di venerdì, sabato e lunedì, la domenica non potrà essere ricompresa nell’assenza.
Nel caso in cui il dipendente abbia un giorno libero settimanale (il caso più comune è del docente di I e II grado che ha un orario settimanale distribuito su 5 giorni), tale giorno può non essere ricompreso nell’assenza: il dipendente in questione potrà quindi fruire dei 3 giorni nelle giornate di martedì, mercoledì e venerdì avendo per esempio il giovedì come “giorno libero” settimanale.
PERIODO DI TEMPO IN CUI È POSSIBILE FRUIRE DEI PERMESSI
Gli artt. 15/1 e 19/9 del CCNL comparto Scuola non specificano entro quanto tempo è possibile fruire dei permessi (la norma lo ha invece espressamente previsto per il congedo matrimoniale).
Pertanto nulla è stato innovato rispetto a ciò che la norma prevedeva nel precedente Contratto (2003).
La scuola e il dipendente richiedente il permesso hanno quindi l’obbligo di osservare quanto previsto dall’ARAN per il comparto Scuola. I pareri in merito sono stati due e sono tuttora vigenti.
L’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) con nota Prot. sc2/7944 del 19-XI-2003 (Oggetto: art. 15 del CCNL Scuola 24-7-2003) ad un quesito relativo ai permessi per lutto e a cosa si dovesse intendere con l’espressione “evento o occasione” afferma:
L’espressione “evento o occasione” deve intendersi come la causa che fa sorgere il diritto del dipendente e non il “dies a quo” dello stesso.
Quest’ultimo si affida ad evidenti ragioni di buon senso da riferire, comunque, alla volontà dell’interessato che, per motivi organizzativi che attengono alla sfera di personali decisioni, potrà differirne la fruizione in un periodo di tempo ragionevolmente congruo rispetto all’evento”.
Sempre l’ARAN, in risposta ad un altro quesito per il comparto Scuola (Esiste un limite temporale entro cui fruire dei permessi retribuiti per lutto?), riafferma:
A parere di questa Agenzia, l’art. 15, comma 1, alinea II^ del CCNL 29/11/2007 del comparto Scuola che disciplina i permessi retribuiti per lutto, seppure non disponga il limite temporale entro cui utilizzare i 3 giorni concessi al dipendente avente diritto, autorizza, comunque, l’utilizzo non oltre un ragionevole lasso di tempo dall’evento stesso in considerazione della natura specifica che origina tali permessi.
Nel caso paradossale proposto nel quesito, a nostro avviso, il dipendente potrà beneficiare di altri istituti normativi del contralto di lavoro, come ferie o permesso retribuito per particolari motivi personali e familiari.”
Pertanto, il permesso per lutto può essere fruito in occasione dell’evento, e, quindi, con una decorrenza che può essere spostata anche di qualche giorno rispetto all’evento stesso, anche in modo non continuativo.
LA NON APPLICABILITÀ DEL D.M. 278/2000 AL COMPARTO SCUOLA
Il D.M. n. 278/2000 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), all’art. 1 commi 1 e 2 precisa che:
La lavoratrice e il lavoratore, dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, hanno diritto a tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica della lavoratrice o del lavoratore medesimi. Per fruire del permesso, l’interessato comunica previamente al datore di lavoro l’evento che dà titolo al permesso medesimo e i giorni nei quali esso sarà utilizzato. I giorni di permesso devono essere utilizzati entro sette giorni dal decesso o dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici”.
Tale D.M. prevede che i tre giorni lavorativi siano unici sia in caso di lutto che in caso di grave malattia.
Il CCNL comparto Scuola, invece, agli artt. 15 e 19 contiene una maggiore tutela per il dipendente assunto a tempo indeterminato e determinato anche sotto il profilo quantitativo, poiché prevede la possibilità di fruire di tre giorni di permesso per “ogni evento luttuoso” (offre quindi la possibilità di potere utilizzare i permessi medesimi in relazione a ciascun episodio luttuoso).
Tali giorni, oltretutto, possono essere fruiti anche in modo frazionato.
Pertanto, l’art. 1 del D.M. citato non può essere applicato ai dipendenti del comparto Scuola e si deve adottare solo nel caso i permessi per lutto non siano previsti dai Contratti Nazionali di comparto o se ritenuti più favorevoli.
In altre parole, dal momento che il Contratto del comparto Scuola prevede esplicitamente i giorni di permesso retribuiti per lutto (artt. 15 e 19) e per gli stessi non prescrive né che siano cumulati con quelli dell’infermità, né tanto meno che siano fruiti entro sette giorni dal decesso, il D.M. citato non è applicabile al personale della scuola.
Il personale della scuola non ha quindi l’obbligo di fruire dei permessi entro sette giorni dal decesso del familiare e rimane in vigore ciò che espressamente prevede l’ARAN per tale Comparto

Premiare i docenti "capaci, disponibili e preparati", sanzionare i "meno produttivi". A decidere i Dirigenti. Giannini la dice tutta, finalmente

domenica 23 marzo 2014 · Posted in , ,

Dopo tanta retorica ecco la "soluzione" della ministra della scuola
privata: sarà il DS a decidere sui prof... ritorniamo agli anni '60 quando si premiavano i leccaculo (scusate il francesismo) dei presidi

Il Ministro Giannini oggi appare in una intervista al Corriere della Sera (a firma Vittorio Zincone) in cui affronta la premialità del merito dei docenti. Per il Ministro, il sistema scolastico italiano basato solo sulla progressione di carriera legata all'anzianità soffre di eccessiva staticità.
Soluzione? Premiare i "più capaci, disponibili e preparati" e soprattutto "I dirigenti scolastici dovrebbero avere l'autonomia per farlo e si dovrebbero assumere la responsabilità delle loro scelte".
E come premio? "Un insegnante - dice la Giannini a Zincone - può essere premiato con un aumento dello stipendio, ma anche con il ruolo di coordinamento di un'area didattica".
Ma tutto ciò non basta Accanto ai premi anche le sanzioni. E' molto bravo il giornalista a stuzzicare il Ministro Giannini. "So dove vuole arrivare", dice il Ministro, ma si dovrebbe "infrangere un tabù". "Punire gli insegnanti incapaci?" chiede Zincone, "anche con sanzioni, se non viene garantito un livello minimo di qualità", conferma la Giannini.

Malattia: non sono possibili due visite fiscali per lo stesso periodo di malattia!

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L’art. 2 del D.M. n.206/2009 prescrive che sono esclusi dalla visita fiscale tutti i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

Secondo tale assunto, quindi, la visita fiscale non può essere prevista per due volte per lo stesso evento morboso.
Es. Se per una prognosi di 10 giorni il medico fiscale dovesse effettuare il controllo già il primo giorno, per i restanti 9 il dipendente potrebbe allontanarsi dal proprio domicilio senza più l’obbligo di reperibilità.
È dunque possibile una sola visita medica di controllo.
Ogni prolungamento della malattia può invece prevedere una successiva visita medica di controllo.

Immissioni in ruolo Ata. Confermata vittoria Cobas inidonei e precari amministrativi e tecnici

giovedì 20 marzo 2014 · Posted in ,

 Con nota Prot. n. AOOODGPER 2420 Roma, del 14 marzo 2014, sono stati finalmente pubblicati i
contingenti per le immissioni in ruolo dei precari amministrativi tecnici e ausiliari, con i quali si assegnano attraverso un tentativo di compensazione nei confronti dei primi, 3.730 posti ( 2316 agli amministrativi, 819 ai tecnici, 510 ai collaboratori scolastici, 25 a cuochi e guardarobieri), la cui nomina avrà decorrenza giuridica dall' a.s. 2013/14 e decorrenza economica dal 1° settembre 2014.

I precari amministrativi e tecnici sono, così, fuori dall'incubo che ha visto bloccati i loro posti dal 2012, perché vincolati al passaggio forzato dei docenti "inidonei" sui profili del personale amministrativo e tecnico delle scuole, così come previsto dalla revisione di spesa del luglio 2012, dell'allora Governo Monti.
Forse è per questo motivo che la neo ministra dell'istruzione, Stefania Giannini, non ha né ricevuto né voluto far ricevere dai suoi funzionari i docenti inidonei e i precari ATA il 13 marzo scorso. Ne comprendiamo le motivazioni, la ministra Giannini, appartiene proprio al partito fondato da Mario Monti, contro il quale i docenti inidonei hanno pervicacemente combattuto ( e vinto) per eliminare l'iniqua norma che li avrebbe voluti 'deportare' d'ufficio, sui posti degli assistenti amministrativi e tecnici della scuola. Tale spostamento coatto, come sappiamo, sarebbe dovuto avvenire senza tenere conto né dello stato di salute dei docenti, che non sarebbero potuti neppure rimanere nella scuola di appartenenza, né delle competenze necessarie per svolgere i numerosi, gravosi e complessi compiti che oggi svolge il personale tecnico e amministrativo della scuola.
Come sappiamo altrettanto bene, questa vittoria è stata possibile solo grazie alle mobilitazioni congiunte di Cobas, inidonei e precari amministrativi e tecnici, che hanno intrapreso una dura mobilitazione che li ha visti presenti a Roma ininterrottamente a partire dall'oramai famoso presidio permanente, dal 23 luglio al 4 agosto 2012 in Piazza delle cinque lune a Roma ( sotto il senato) sino all'approvazione della legge nell' ottobre 2013.
La mobilitazione non solo ha portato i " docenti idonei ad altri compiti" a vincere contro la legge Monti, ma ha permesso di riunificare sotto la stessa bandiera le lotte congiunte di altri spezzoni di categoria, che ne hanno beneficiato. Grazie a questa mobilitazione:
  • i docenti inidonei non saranno più costretti a passare obbligatoriamente sui posti ATA;
  • i precari ATA hanno ricevuto lo sblocco di 3730 posti sui quali stanno per essere immessi in ruolo ( sempre pochi, per carità, ma comunque 'scongelati' grazie alla lotta degli inidonei che li 'riconsegnano ai colleghi ATA)
  • gli insegnanti tecnico pratici hanno ottenuto il passaggio su graduatorie affini;
  • i Modelli Viventi ( che si sono uniti alla mobilitazione) sono stati regolarmente nominati sui posti di loro competenza e a breve avranno la possibilità di rientrare, come è nel loro diritto, nelle graduatorie dalle quali erano stati estromessi.
I docenti inidonei continuano, invece, la loro lotta per poter vincere definitivamente contro la mobilità intercompartimentale obbligatoria che il governo delle "larghe intese" di Letta, ha voluto ripristinare, come un regalo a Berlusconi, consapevoli delle grandi difficoltà che ciò comporta e delle nuove strategie da mettere in campo e, secondo il piano delle mobilitazioni già concordato nel novembre scorso e sin qui sempre rispettato, saranno nuovamente in piazza a metà aprile.
Il calendario delle mobilitazioni
  • Dicembre 2013-Febbraio 2014, durante la prima fase di ricognizione tecnica per definire le misure dei risparmi;
  • Marzo-Aprile 2014 durante la ricognizione tecnica nell'ambito del Documento di Economia e Finanza per la formulazione degli obiettivi di finanza pubblica;
  • Maggio-Luglio 2014: durante l'implementazione delle misure a livello legislativo.

Permessi legge 104/92. Nel caso di assistenza di più disabili, si posso cumulare i permessi?

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Ai sensi delle circolari INPS, 6 marzo 2012, n. 32 e del Dipartimento Funzione Pubblica, 3
febbraio 2012, n. 1: L’art. 6 del d.lgs. n. 119/2011 restringe la platea dei legittimati alla fruizione dei  permessi per l’assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave.

Infatti, in base al nuovo periodo aggiunto al comma 3 dell’art. 33 della legge n. 104 del 1992, “Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado oppure entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.”.
Tale disposizione contempla la fattispecie in cui lo stesso lavoratore intenda cumulare i permessi per assistere più disabili in situazione di gravità.
La norma va intesa nel senso che il cumulo di più permessi in capo allo stesso lavoratore è ammissibile solo a condizione che il familiare da assistere sia il coniuge o un parente o un affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora uno dei genitori o il coniuge della persona disabile in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni o siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
In base a tale norma non è mai ammessa la cumulabilità nel caso in cui anche il “secondo” familiare da assistere sia un parente o un affine di terzo grado (zii o bisononni), nemmeno nel caso in cui il coniuge o il genitore siano deceduti o mancanti o invalidi o abbiano compiuto i 65 anni. Paolo Pizzo 

Libri di testo 2014/15. Al via libro fai da te, addio vincolo pluriennale per l'adozione

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Pubblichiamo la circolare relativa all'adozione dei libri di testo per il prossimo anno scolastico. Vediamo insieme

cosa prevede e quali sono le novità
Innovazione
Si tratta della prima circolare dedicata ai libri di testo che palra esplicitamente di sviluppo della cultura digitale e alfabetizzazione informatica.
Realizzazione diretta di materiale didattico digitale
La portata innovativa della circolare riguarda in particolare la possibilità per i docenti di realizzare, a decorrere dall'anno 2014/15 materiali didattici digitali da utilizzare al posto dei testi.
L'elaborazione del prodotto è affidata ad un docente responsabile e le opere dovranno essere inviate al Ministero dell'istruzione al fine di renderle disponibili agli altri istituti.
Abolizione vincolo pluriennale di adozione
Altra novità riguarda l'abolizione del vincolo temporale di adozione dei testi scolastici  (5 anni per la primaria e 6 per secondaria di I e II grado).
I docenti potranno, pertanto, liberamente procedere a nuove adozioni per le classi prime e quarte della primaria, le prime della secondaria di I grado e le prime e terze, nonché per le quinete ove previsto, per le secondarie di II grado.

Gite e riposo compensativo. Sì se nel viaggio è compresa una domenica

Il diritto del docente discende dall'Art. 2109 del CC Periodo di riposo: “Il prestatore di lavoro ha diritto ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica.”

Non dimentichiamo inoltre che il docente che accompagna gli allievi nei viaggi di istruzione è considerato regolarmente in servizio con tutti i doveri che ne discendono dalla qualifica di accompagnatore (compreso quello della vigilanza).
Il punto 8 della CM 291/92 recitava:
“L’incarico di accompagnatore costituisce modalità di particolare prestazione di servizio per la quale spetta la corresponsione della indennità di missione nella misura prevista dalle disposizioni vigenti.
Sembra superfluo rammentare che detto incarico comporta l’obbligo di una attenta ed assidua vigilanza degli alunni, con l’assunzione delle responsabilità di cui all’art. 2047 del codice civile integrato dalla norma di cui all’art. 61 della legge 11 luglio 1980, n. 312, che limita la responsabilità patrimoniale del personale della scuola ai soli casi di dolo e colpa grave.
Una vigilanza così qualificata deve essere esercitata non solo a tutela dell’incolumità degli alunni, ma anche a tutela del patrimonio artistico nei cui confronti troppo spesso, purtroppo, vengono da più parti lamentati danni, anche gravi, a causa dell’irrazionale e riprovevole comportamento dei singoli alunni o di gruppi di essi.”
Ora, lasciando da parte la questione relativa alle missioni (non più in vigore per un certo aspetto), resta il fatto della “particolare prestazione” del docente accompagnatore e che il giorno festivo sia stato ricompreso nel viaggio. Pertanto, il docente ha diritto di recuperare la giornata festiva passata in viaggio di istruzione di Paolo Pizzo 

THYSSENKRUPP TERNI AGIRE SUBITO PER CONTRASTARE OMICIDI E VELENI

martedì 18 marzo 2014

Nonostante le proteste e gli allarmi denunciati dalla popolazione di Terni i dirigenti della ThyssenKrupp perseguono nel loro comportamento criminale di devastazione del territorio e della salute dei cittadini attraverso la dispersione di nichel, cromo, arsenico e altri metalli pesanti nell'area a ridosso dello stabilimento di Terni (http://www.corriere.it/inchieste/neve-velenosa-che-ci-uccide/d4b02ebc-a95b-11e3-a393-9f8a3f4bf9ce.shtml ).
Le colpe di questo disastro sociale e ambientale sono da imputare a tutti i livelli, industriali, sindacali e amministrativi: dall'azienda che lucra impunemente sulla pelle di lavoratori e cittadini, ai sindacati che "monetizzano" il rischio anziché costringere l'azienda a non inquinare per arrivare alle istituzioni (comunali, provinciali e regionali) che si fanno ricattare dall'azienda e chiudono un occhio sulla vicenda. Per non parlare poi delle gravissime responsabilità dei Ministeri di Ambiente e Salute e delle Asl territoriali, che da anni monitorano i superamenti dei livelli di emissione di tutte le sostanze senza fare assolutamente nulla. Ormai sono tantissimi i casi di allergie, intolleranze e sensibilizzazioni, senza dimenticare i crescenti casi di tumore, dovuti all'esposizione delle sostanze nocive emesse dall'acciaieria riscontrate tra i cittadini ternani, in special modo gli abitanti del quartiere Prisciano, quello a ridosso dello stabilimento.
Innanzitutto vogliamo esprimere con questo comunicato solidarietà e vicinanza ai lavoratori e agli abitanti di Terni che vivono questo dramma, dimenticati da governo e istituzioni, conniventi con la multinazionale tedesca, la stessa che a Torino ha cagionato, nel medesimo disinteresse generale, la morte di 7 lavoratori nel dicembre 2007 e per i quali nessun responsabile ha fatto un solo giorno di galera. Questa è la giustizia (borghese) italiana!
Ancora memori della nostra tragica esperienza facciamo appello a tutta quella parte sana all'interno della fabbrica, del sindacato, dei partiti e tra i lavoratori e i cittadini più combattivi, ai membri di comitati ambientalisti e semplici cittadini consapevoli del rischio che stanno correndo di organizzarsi in coordinamento tra realtà che già oggi si oppongono a questo scempio per costringere azienda, istituzioni locali e nazionali a fare subito qualcosa. Probabilmente già si è atteso troppo e attendere che le istituzioni facciano qualcosa è, dati alla mano, una pura utopia. Una fiducia assolutamente mal riposta.
Come in altri casi analoghi, il più lampante per gravità e dimensioni è sicuramente l'Ilva di Taranto, si proporrà la solita ricetta: o inquiniamo o chiudiamo, scegliete voi... Ma questo ricatto non deve essere accettato per nessun motivo, dai lavoratori in primis (non si baratta il diritto alla salute per un pezzo di pane)  e nemmeno dai cittadini.
Se la ThyssenKrupp non vuole produrre senza inquinare i lavoratori e gli abitanti di Terni devono bloccare lo stabilimento e impedire che continui questo scempio. Si può fare e l'esempio della dura lotta che hanno fatto i comitati ambientalisti in Campania per impedire l'apertura di nuove discariche di veleni lo dimostra: bloccare le strade, impedire l'approvvigionamento dello stabilimento con blocchi stradali, obbligare l'azienda e le istituzioni a bonificare l'area. 
Non lasciare che le istituzioni e l'azienda "se ne occupino" (abbiamo sotto gli occhi in che modo lo fanno!) ma sensibilizzare i cittadini a organizzarsi e costringere istituzioni e azienda a porre fine a questo scempio.
A quei lavoratori dello stabilimento di Terni o ai loro familiari che pensano che  immischiarsi nella faccenda sia pericoloso e che possa comportare la perdita del lavoro diciamo, senza mezzi termini, che la ThyssenKrupp, per chi non lo avesse (ancora) capito, ha già mostrato tutte le intenzioni di abbandonare l'Italia, non prima però di aver sfruttato a dovere tutte le potenzialità, umane e impiantistiche, del sito di Terni, secondo la ricetta già sperimentata anche da altri: privatizzare gli utili e socializzare i costi (sociali e ambientali). 
Per i più scettici, quelli che ancora sperano nella bontà dell'azienda, del padrone magnanimo, ulteriore prova sia questa finta vendita e riacquisiziOne di Inoxum nel "palleggio" di proprietà con i finlandesi di Outokumpu, una tipica mossa pre dismissione: confondere le acque, prendere tempo, diffondere ansia tra i lavoratori, mettere in campo un piano industriale nebuloso e incerto (http://www.umbria24.it/tk-ast-le-paure-dopo-la-festa-di-compleanno-nuova-organizzazione-diversa-dal-previsto/268444.html ) per far vivere tutti nell'ansia del ricatto e pretendere maggiore produttività diminuendo le condizioni di sicurezza dei lavoratori, spremere impianti e persone, massimizzare i profitti per poi chiudere e delocalizzare in Germania o altrove. Tutto in perfetto stile Marchionne.
Da questo punto di vista la vicenda di Torino non può non rappresentare un insegnamento. Per questo non bisogna illudersi della buona volontà dell'Azienda, che persegue solo il profitto, non certo il benessere dei lavoratori.
Non vogliamo con questo né creare panico né inutile allarmismo (a questo ci pensano ogni giorno la borghesia e i padroni) ma spingere, alla conta dei fatti, i più a rompere l'immobilismo tipico di chi si sente al riparo dalla crisi perché ha (oggi) un posto di lavoro e adoperarsi senza indugi a collaborare con quanto sono disposti a costringere la ThyssenKrupp a rimanere a Terni producendo senza inquinare. Il diritto alla salute non si monetizza! 
Oltretutto in una Regione, l'Umbria, nota in Italia e all'estero proprio per quella vocazione ambientale e paesaggistica che tutti le invidiano e che una politica del tirare a campare oggi senza curarsi del domani sta mettendo gravemente in pericolo. Ritrovarsi un domani senza lavoro in un posto compromesso dall'inquinamento è una cosa che non solo i ternani non meritano ma alla quale necessariamente, fin d'ora, hanno tutto il diritto così anche le capacità e i mezzi per opporsi. Prima che sia troppo tardi...

Torino, 13 marzo 2014                                                                                                                                                                                                   Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino

Milano 18 marzo 1978 , Fausto e Iaio

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Sabato 18 marzo 1978, ore 21.10,Milano, via Mancinelli, tre killer sparano e uccidono Fausto Tinelli e LorenzoIannucci, entrambi di 19 anni e attivi all'interno del centro sociale Leoncavallo.
Fausto e Iaio sono due compagni noti nel quartiere Casoretto peressere attivi nel centro sociale ed in quel particolare periodo perchè sistanno occupando, assieme ad altri, di redigere il cosiddetto "librobianco sullo spaccio", un'inchiesta che cerca di dare una fotografiacompleta dello spaccio soprattutto di eroina e cocaina ed i suoi collegamenticon i neofascisti.
I due giovani si stanno recando a casa Tinelli, come ognisabato sera: all'altezza dell'Anderson School di via Mancinelli ci sono tre personeinfagottate in trench bianchi. Una testimone racconterà: «Tre ragazzi sono in piedi sul marciapiede, a 5-6 metri da me. Contemporaneamente un altrogiovane è leggermente piegato e si comprime lo stomaco con entrambe le mani.Odo tre colpi attutiti che lì per lì sembrano petardi. I tre giovani sulmarciapiede scappano velocemente mentre quello che è piegato su se stesso cadea terra. Mi avvicino al giovane caduto... Noto che il giovane conl'impermeabile ha un sacchetto che sembra di cellophane bianco in mano».
Dalla testimonianza si deduce che gli assassini sono professionisti:agiscono rapidamente e addirittura raccolgonoi bossoli nel sacchetto di plastica.
L'indomani la versione della questura sarà quantomenoinverosimile: si parla di "una faida tra gruppi della nuova sinistra, oinerente al traffico di stupefacenti».
Nei giorni successivi al delitto arrivano numeroserivendicazione a nome di molti gruppuscoli dell'estrema destra milanese, ma lapiù verosimile è quella che porta la firma dei Nar.
Ad oggi i nomi degli esecutori edei mandanti dell'omicidio restano ignoti, ma le testimonianze di alcunipentiti, e le molte inchieste ad opera delle famiglie e dei compagni di Faustoe Iaio hanno dimostrato il coinvolgimento dell'ala milanese dei Nar, inparticolare di Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi.
Questo omicidio politico, avvenutoappena due giorni dopo il sequestro Moro, apre di fatto un nuovo fronte duro espietato della repressione dello Stato, che inizia ad utilizzare la manovalanzadei gruppi organizzati di estrema destra.
Nei giorni successivi all'omicidio,più di centomila persone scenderanno in piazza in tutta Italia e numerosissimisaranno gli attacchi alle sedi dei neofascisti.
L'inchiesta aperta in seguito alla vicenda porterà nel 1999 aduna archiviazione per insufficienza di prove a carico di tutti gli indagati.
Alcuni mesi fa, in un'intervista a Radio 24, la mamma di Fausto ha accusato esplicitamente i servizi segreti diessere i mandanti dell'omicidio dei due ragazzi, uccisi perché abitavano in viaMontenevoso, a pochi metri da quello che verrà scoperto essere il covo delleBR, e nello stesso palazzo da cui i servizi segreti, che avevano occupato unappartamento all'ultimo piano, gestivano le indagini: "Nessuno mi ha mai interrogata.Fausto e Iaio sono come un segreto di Stato... un depistaggio. Hanno scelto miofiglio perché abitava in via Monte Nevoso dove era in corso un'operazionecoperta dei servizi, qualcosa che non doveva emergere."

Quando l’ingiustizia si fa legge ribellarsi è necessario

venerdì 14 marzo 2014

Gli ultimi provvedimenti giudiziari con le misure cautelari di Napoli, Roma e Bologna che hanno colpito il movimento dei disoccupati, quello per il diritto all’abitare, student* e precar* ci restituiscono, nello spaccato sociale rappresentato dalle persone colpite, un profilo del conflitto decisamente nuovo. Non sono solo gli attivisti i soggetti coinvolti ma un numero ingente di uomini e donne impegnati/e in una lotta fortemente connotata nella difesa di diritti primari come la casa e il reddito. Così la scena del crimine si arricchisce di nuove figure che diventano protagoniste del copione repressivo al pari di chi è alle prese con i processi legati alla mobilitazione No Tav, alla manifestazione del 15 ottobre o alle giornate di Genova 2001.
Le pratiche di conflitto e l’irriducibilità ad una legalità imposta dentro un modello di sviluppo in crisi, sembrano i due nodi sul quale oggi si costruiscono trincee opposte. Da una parte una società sofferente per un disagio evidente e dall’altra un sodalizio di potere che intende uscire da questa fase storica senza perdere profitti e rendite di posizione. In questo contesto sembrano saltate le mediazioni sociali possibili e legittime rivendicazioni affermate con “eccessiva” forza vengono colpite duramente con lo strumento della privazione della libertà, monito e azione preventiva nello stesso tempo. Lo strumento della detenzione e le misure coercitive in genere, diventano la risposta istituzionale verso settori sociali sempre più larghi, con un’attenzione particolare sulla disponibilità a rispettare le regole: laddove non si percepisce ravvedimento la sanzione assume forme maggiormente dure. Questo avviene con l’uso di una legislazione che punta più alla repressione che alla definizione di strumenti sociali adeguati.
Le prigioni sono piene di giovani fermati per qualche grammo d’erba, di migranti, di chi sbarca la crisi fuori dalla legalità e a questi si vanno aggiungendo anche coloro che provano ad emancipare la loro condizione attraverso le lotte, come chi occupa una casa, difende il proprio territorio dal saccheggio della rendita o si pone in contrapposizione con la logica dei profitti legata ai flussi migratori. Uno spaccato al quale affiancare tutti coloro che sono colpiti a vario titolo da misure quali daspo, fogli di via, articolo 1, espulsioni. Un’affollata compagnia giudicata indisponibile e socialmente pericolosa. Un’altra caratteristica distintiva degli attuali percorsi giudiziari che colpiscono l’attivismo sociale è data dalla costituzione di gruppi di lavoro (pool) della Procura connotati in chiave anti-terroristica e anti-eversiva. Le lotte vengono indagate come ipotesi criminali e non come fenomeni sociali, quindi classificate, laddove più forti, come violente e delinquenziali. Con l’aggravante di associare insieme più soggetti potenzialmente pericolosi e in grado di “ricattare” amministrazioni e istituzioni. Una lettura utile per decidere poi le restrizioni necessarie ad impedire libertà di movimento e forme costituenti di contropotere sociale.
Tutto questo interroga non solo i movimenti sociali, il sindacalismo conflittuale, alle prese con il tema della democrazia e della rappresentanza che non sembra poi così distante dalle questioni sollevate sopra, e le forze politiche sensibili, ma investe anche il corpo giudiziario, avvocati e giudici compresi. Il tema della legalità e della legittimità delle pratiche di lotta, dei comportamenti individuali o collettivi di resistenza nella crisi, del diritto alla rabbia e alla rivolta, è centrale in questo momento storico. Così come si modificano i dispositivi del controllo e le azioni coercitive, anche gli strumenti da giustapporre devono avere maggior forza e consapevolezza dell’attacco subito.
Il diritto alla morosità e all’insolvenza, di resistenza ad uno sfratto, di un’occupazione per necessità, di bloccare una strada, invadere un municipio, sabotare un’opera invasiva e distruttiva per il territorio, coltivare una pianta di marijuana, fotocopiare libri, fare spesa sociale in un supermercato, interrompere i flussi delle merci per rivendicare diritti, scioperare fuori dalle regole concordate da sindacati complici, usare gratuitamente i mezzi pubblici, rifiutare forme di controllo come la tessera del tifoso. Tutte pratiche abbondantemente in uso e ampiamente contrastate nella quotidianità individuale e collettiva. Il contrasto che viene prodotto assume connotati repressivi comuni e tende ad impedire una possibile omogeneizzazione dentro ipotesi sociali plurali. La percezione di un diffuso rifiuto ad accettare di pagare i costi della crisi, porta all’adozione delle contromisure necessarie e le pratiche più o meno consapevoli di resistenza e riappropriazione devono essere fermate con ogni mezzo. Da qui le pesanti condanne, le rigide misure, le vessazioni e i provvedimenti cautelari preventivi. La sorveglianza nei confronti dei comportamenti dettati dall’esclusione sociale sia organizzati che individuali sta poi assumendo aspetti di disgregazione e isteria della sicurezza, utili ad alimentare spinte alla delazione, dal numero di targa a chi parcheggia sulle strisce alla denuncia di comportamenti anomali del vicino di casa. Una società dove chi sta bene denuncia chi sta male.
Nuove pratiche di cittadinanza e di “potere” altro si affacciano dentro la crisi e disegnano città e territori in rotta di collisione con l’attuale modello di sviluppo. L’impianto giuridico che fa i conti con queste pratiche e questi comportamenti va messo in discussione sia sul piano della mobilitazione di massa sia su quello strettamente legale.

Venerdi 14 Marzo ore 16

Legittimità vs Legalità
Dibattito Nazionale

Facoltà di Scienze della Comunicazione
Aula 4 via Principe Amedeo 184


Introduzione: legittimità delle lotte vs legalità dei governi dell'austerità
Lo stato di eccezione e la democrazia costituzionale:
Prof. Giovanni Russo Spena
Trasformazioni dell’impianto giuridico nell’assolutismo neoliberista:

Avv. Francesco Romeo - Ordinamento penale Vs movimenti sociali, la reazione dello Stato contro chi resiste alla crisi
Avv. Arturo Salerni/Forum Diritti lavoro - Carcere, cie, lavoro:  quando la questione sociale diventa questione penale
Avv. Simonetta Crisci – Il  reato di devastazione e saccheggio Vs il diritto di resistenza

Avv. Paolo Cognini - Dinamica giudiziaria e ridefinizione del diritto dentro la crisi: il
paradigma legalitarista come fondamento del nuovo protagonismo del potere  giudiziario.

Avv. Emanuele D'amico- criminalizzazione del movimento no tavesalto di qualità delle accuse

Situazione carceraria e sistema penitenziario:
Associazione Antigone
Associazione Papillon
Comitato “La tortura è di Stato! Rompiamo il silenzio!”
Odio il carcere

Lotte sociali e supporti legali
Student* di piazza Verdi Bologna: I diritti si conquistano a spinta!
Movimento operaio della logistica di Bologna
Lavoratori del trasporto pubblico Firenze
Movimento No Tav: notizie da una Valle che non si arrende
Movimenti per il diritto all’abitare (Roma, Firenze)
Napoli: difendiamo il diritto di resistenza alla crisi (a cura di Orizzonti meridiani)
Collettivo Femminista “Coordinamenta”
Azione Antifascista Teramo
No Cie
Fans ultrà Cosenza
Ultras della Spal
Mediaticità e personalizzazione dello strumento repressivo in un'ottica di genere
Supporto legale 15 ottobre
10x100 Genova non è finita


Repressione e controllo sociale:
Osservatorio sulla Repressione
ACAD (Associazione Contro gli Abusi in Divisa)
Comitato delle madri per Roma città aperta 

Sabato 15 Marzo ore 12
Piazze tematiche


-"Sistema carcerario e controllo sociale"
Metro Rebibbia
Via tiburtina 956

-"Frontiere e libertà di movimento"
Piazza indipendenza

-"Territori contro le devastazioni ambientali"
Stazione Tiburtina

-"Precarietà abitativa e sociale contro l'austerity
stop privatizzazioni, difendiamo i beni comuni"

ex deposito Atac (San Paolo)
Via Settimio Severo

Sabato 15 Marzo ore 15
Corteo Nazionale
da Metro Piramide

al Ministero della Giustizia

Terni,"la neve che uccide"

mercoledì 12 marzo 2014 · Posted in , , , ,

A Terni nevica. In dieci minuti la telecamera diventa bianca. C’è il sole, ma la neve non si scioglie perché non è di ghiaccio ma di granelli di polvere. «Quando l’acciaieria Ast Thyssenkrupp “spara”, tutto diventa bianco. Ma qui di candido non c’è nulla. - spiega Andrea Liberati di Italia Nostra – Questa polvere contiene veleni che ci stanno uccidendo nel silenzio generale. I valori ufficiali dell’Arpa di nichel, cromo e arsenico sono ben sopra la soglia benchmark tedesca (max 15 microgrammi/mq per il nichel; max 4 per l’arsenico). Abbiamo infatti registrato un superamento della soglia di 15 microgrammi al metro quadro fino a 23 volte rispetto a questa soglia di riferimento e per il cromo anche punte di 2500 microgrammi al metroquadro. Ci chiediamo se sia eticamente giusto che un’azienda tedesca in Italia non rispetti i limiti che nel proprio paese sarebbero tassativi?».

LE ACCIAIERIE - Prisciano, quartiere di Terni a ridosso delle acciaierie, potrebbe essere un borgo di casette e campagna. Solo che qui le piante diventano grigie, come le auto, i tetti delle case, i pavimenti. Gli abitanti della zona mostrano le tegole nuove che dovranno sostituire quelle ormai inservibili corrose dalla polvere. «Io compro litri di acido al mese. Per me è come se fosse acqua minerale. Lo uso per pulire ma riesco solo a tamponare. Questo grigio non va mai via», racconta un’abitante della zona mentre solleva taniche di acido. Alcuni di loro hanno fatto causa alle acciaierie e hanno ottenuto dei risarcimenti ma ora questo non basta più: «In ognuna delle nostre famiglie ci sono ammalati di cancro. Ci stiamo ammalando tutti. Devono dirci cos’è questa polvere, bonificare, smetterla di spararcela addosso. Le acciaierie ci stanno togliendo la vita. Stiamo diventando come il quartiere Tamburi di Taranto».

I RILEVAMENTI - La centralina di Prisciano da fine dicembre 2012 è disattivata. Si trova accanto ad un parco giochi per bambini. «La centralina era di per sé già obsoleta e registrava valori tra il 25% e il 30% più bassi di quelli effettivi, come attestato a seguito di interrogazioni comunali. - precisa Liberati - L’eliminazione del misuratore è stata determinata dalla scelta della Regione di scorporare le centraline industriali da quelle urbane. Faccio presente che ancor oggi né quella di Prisciano, né quella di Maratta (dove insiste un inceneritore), sono state riavviate e noi non sappiamo nulla di quello che avviene nell’aria. La Thyssenkrupp conformemente alle disposizioni dell’Aia, è stata delegata all’acquisto del nuovo impianto, fatto che a noi ambientalisti non piace molto. Questa centralina caratterizzerà finalmente i metalli pesanti: finora a Terni ciò veniva fatto soltanto tramite un’unica centralina collocata a c.a km 3 dai forni fusori (differentemente da quanto avviene ad Aosta, per esempio: lì ne hanno messe tre tutt’attorno allo stabilimento Cogne Acciai Speciali). Comunque con il dispositivo di Prisciano registrammo anche 123 giorni di PM 10 oltre la soglia di legge. Poi è stato deciso di cliccare su off».

I METALLI E LE EMISSIONI - Andrea snocciola i dati di una classifica da brividi: «Secondo il rapporto Mal’Aria-Legambiente 2012, siamo primi in Italia per cromo prodotto: kg. 968. Siamo certamente ai vertici anche con riferimento al nichel, sebbene la rete di monitoraggio sia molto carente, come detto. Secondi in Italia per mercurio nell’aria; terzi per cadmio». Gli ambientalisti denunciano che non è stata mai eseguita un’analisi delle emissioni diffuse dell’acciaieria, quelle cioè non captate. A guardare dall’alto gli impianti dell’acciaieria si resta impressionati: è una struttura enorme che fa lavorare tantissima gente. Lo stupore viene però annientato alla visione della discarica di scorie dello stabilimento: due montagne di strati a cielo aperto in mezzo agli ulivi e sopra le strade a scorrimento veloce. E’ uno dei cosiddetti siti Sin (siti di interesse nazionale ndr.) da bonificare, operazione che spetterebbe anche al comune di Terni che l’ha utilizzata anche per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

LE BONIFICHE MAI AVVIATE - Come nella maggior parte dei casi dei siti Sin la bonifica non è mai stata avviata. In discarica c’è un continuo via vai di camion che scaricano scorie. «Siamo in una situazione paradossale - spiega Giuseppe Rinaldi del Wwf – la Tyssenkrupp anziché favorire la bonifica della discarica, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente una sua ulteriore espansione in direzione della Valnerina e della Cascata delle Marmore, con un evidente impatto paesaggistico e ambientale in un’area che è candidata a diventare patrimonio dell’Unesco. La capienza complessiva che la Tyssenkrupp otterrebbe se il Ministero assecondasse la loro pretesa, è pari a ben 7.000.000 di tonnellate di rifiuti -scorie di acciaieria».

LA GALLERIA DEI VELENI - Il paradosso più grande di tutta questa storia è però un’opera che sembra essere un caso unico in Europa: una galleria, costata un centinaio di milioni di euro circa che si trova esattamente sotto la discarica. Nella galleria Tescino piove acqua contaminata con metalli e cromo esavalente. L’autorità giudiziaria ne ha disposto il sequestro per alcuni periodi e il corpo forestale dello stato ha eseguito i rilievi sul liquido che cade lungo la galleria. «Siamo stati noi a fare le denunce – spiega Liberati – ma il problema è la discarica che andrebbe bonificata e che invece sta infiltrando un’opera, come la Tescino, costata tanti soldi».
In effetti, nonostante una serie di evidenti rinforzi applicati alle pareti continuano a venire giù liquidi sia lungo le pareti che direttamente sull’asfalto. Della tossicità di quel liquido se ne è accorto Alessandro Ridolfi che lavorava in galleria come tecnico per la prevenzione degli esplosivi e che asciugandosi il viso con una manica impregnata di quel liquido ha cominciato a sviluppare ulcere negli occhi e su tutto il corpo. «Da allora tutti i giorni mi alzo tra lenzuola insanguinate: secondo i medici dell’asl di Arezzo ho sviluppato una sensibilità ai metalli pesanti e al cromo. Ma queste sostanze sono contenute in tutti i prodotti, circa 1200 e così non posso avvicinarmi a nulla. Sono costretto a vivere isolato ad avere pochissimi contatti umani. Nessuno mi fa più lavorare perché prendere uno come me è una responsabilità enorme. Come vengo in contatto con una sostanza che contiene gli agenti immediatamente comincio a sanguinare e si aprono delle ulcere. La mia non è più vita. Ovviamente devo stare lontano dalla galleria e dalle acciaierie. Vorrei che fosse fatta giustizia: so che la procura sta svolgendo un’inchiesta. Spero che si vada avanti anche per i cittadini di Terni. Molti si stanno ammalando e non si accorgono di nulla».
11 marzo 2014 /Corsera

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