CULTURA D’EUROPA BENE COMUNE: gli atti del convegno

mercoledì 10 dicembre 2014


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dal sito Lipscuola
Condividiamo in questa pagina gli atti del convegno CULTURA d’EUROPA BENE COMUNE:SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, IL FUTURO ABITA QUI svoltosi a Bologna il 29 Novembre 2014.
Testo dell’intervento di Salvatore Settis letto da Marina Boscaino (audio)
Intervento di Nadia Urbinati (videoe intervista a Radio Città del Capo (audio)
Intervento di Marina Boscaino (videoe slide presentate (leggi): Confronto tra i sistemi di istruzione europei
Intervento di Curzio Maltese (video)
Intervento di Carlo Salmaso (videoe slide presentate (leggi): Quale buona scuola? (visita la nostra pagina slide share per leggere tutti i contenuti dell’intervento:collaboratori Miur / School bonus / cv Fusacchia /  componenti Cantieri / cv Luccisano)
Gli interventi della mattinaMaurizio Matteuzzi Unibo (v. slide), Fausto Ameli Centro interculturale ZonarelliGiovanni Cocchi Comitato di sostegno della Legge popolare per una buona Scuola per la Repubblica (v. slide), Marco Capponi  Fisico Cnr
Gli interventi del pomeriggioGreta  Studenti medi autorganizzatiAndrea Bagni di EcoleGiancarlo Cavinato Movimento Cooperazione EducativaAnna Fedeli FLCDanilo Lampis UDSSilvia Lolli; avv. Corrado Mauceri, prof AvanziniAlessandro LINK coordinamento universitario; prof. Chiari, prof MagniGiulio CesariMirko Pieralisiconsigliere comunaleGiancarlo Vitali Ambrogio Comitato di sostegno della Legge popolare per una buona Scuola per la Repubblica.
MATERIALI IN CARTELLA

Chi decide a Roma?

alttratto dal blog Baktun
Questa mattina ha avuto inizio a Roma una maxi operazione per associazione di stampo mafioso che ha visto 37 persone sottoposte a misure cautelari, 29 in carcere ed 8 ai domiciliari, e sequestri di beni per oltre 200 milioni di euro.
Al centro dell’operazione c’è Massimo Carminati che dalle ricostruzioni dell’inchiesta fornite dai media viene indicato come il capo di questa organizzazione mafiosa. Personaggio che ormai da quarant’anni si trova sempre coinvolto nelle vicende più buie di questa città. Ex Nar e grande amico di Fioravanti e Alibrandi, Carminati ha giocato e continua a giocare il ruolo chiave di connessione fra organizzazioni politiche di estrema destra e criminalità organizzata. Proprio perchè anello di congiunzione fra questi due mondi gode da anni di rispetto e ammirazione indiscussi all’interno di questi ambienti.
Il cerchio, partendo da Carminati, si allarga comprendendo quelli che vengono considerati suoi “uomini” e sono stati quindi coinvolti nell’operazione anche personaggi come Riccardo Brugia, considerato il suo braccio destro, che sono riconducibili al gruppo dei vecchi fascisti legati ai Nar da cui parte l’inizio di questi intrecci e conoscenze.
Questa volta però non si parla solamente di criminalità ed eversione poichè coinvolto nella vicenda è anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si trascina dietro una rosa di nomi che hanno avuto ruoli importanti all’interno della sua amministrazioni. Si tenta di dimostrare una sostanziale collusione fra pezzi di amministrazione e criminalità organizzata e quindi entrano nell’inchiesta Franco Panzironi che è stato alla guida dell’Ama e Riccardo Mancini dirigente dell’Ente Eur che è stato il referente di Alemanno per le questioni legate alla mobilità.
Ma non ci si ferma neanche qui, poichè figurano fra i nomi degli arrestati anche politici ed amministratori legati all’ambiente del Pd quali Luca Odevaine, che è stato capo gabinetto dell’ex sindaco Veltroni, e Mario Schina responsabile del Decoro urbano del Comune di Roma sempre durante la giunta Veltroni. Fino ad arrivare a Daniele Ozzimo, attuale assessore alla Casa e Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina, entrambi indagati ma non sottoposti a misure cautelari, che pur dichiarando la loro estraneità ai fatti hanno sentito l’esigenza di dimettersi.
Ritorna inoltre ancora una volta il nome di Gennaro Mokbel, noto per la vicenda Telecom-Fastweb, ed anche lui fra gli indagati all’interno dell’operazione. Il caso Mokbel si è sempre sviluppato all’insegna del legame fra questi settori dell’estrema destra criminale, non a caso anche lui è considerato grande amico di Fioravanti e Mambro. Ed è proprio nell’ultimo fatto di cronaca che lo vede coinvolto che si riafferma tutto questo: l’omicidio Fanella, considerato il suo tesoriere, avvenuto a seguito di un tentato sequestro ad opera di un commando formato da Ceniti militante di Casa Pound, Egidio Giuliani ex dei Nar e altri.
Quella che viene presentata è dunque un’organizzazione criminale che tra le sue fila vede vecchi e nuovi fascisti, imprenditori, criminali, ma anche qualche politicante “sinistro” del Pd che evidentemente, ritenendo che i soldi siano in ultima istanza il più grande ideale da perseguire, non disdegna di fare qualsiasi tipo di affare e con chiunque.
Si tratta dunque di una fitta rete di interessi convergenti e di relazioni che sia opera su un piano più tipicamente extralegale, ma che raccoglie anche una grande fetta dei suoi introiti dalla gestione degli appalti pubblici. Tema più volte chiacchierato ed al centro di scandali durante il governo Alemanno ma che adesso sembra inserito in un assetto più ampio, proprio perchè si ritrovano in quest’operazione gli appalti per la gestione dei rifiuti a Roma, per la metro C e la mobilità, per la gestione dei campi rom e dei centri di accoglienza.
La mala gestione di queste tematiche ha portato al fatto che la situazione in alcuni quartieri di Roma diventasse insostenibile. In una fase in cui sulla pelle delle periferie alcuni di questi personaggi stanno costruendo un’ipotesi politica basata sul populismo e la guerra fra poveri, l’operazione di oggi mette in luce a chi vive questi territori di chi è realmente la colpa. Il “degrado” di Roma non è casuale, ma determinato da una gestione clientelare della città che individua in ogni contraddizione sociale un mezzo per fare affari facili.
Affari gestiti da settori criminali contigui alle vecchie e nuove destre, sostenuti e coaudivati da pezzi di amministrazione comunale e regionale che lavorano all’interno di questo circuito ormai da anni. Tutto questo non rappresenta però una novità, proprio perchè non c’è mai stata una grande attenzione da parte degli attori di queste vicende a far si che non emergessero fatti, relazioni o episodi. Intrecci che sono spesso avvenuti alla luce del sole perchè tutti questi soggetti si sono sempre sentiti sicuri che non ci fosse la volontà di persegurli penalmente.
Ciò che resta da capire, dunque, è il motivo per cui la procura di Roma abbia deciso di far esplodere questa bomba e di farla esplodere proprio ora. Evidente è il fatto che una decisione di questa portata non può essere stata presa dietro una scrivania dai soli pm Tescaroli e Cascini, e neanche dal procuratore capo Pignatone, ma che ha avuto luogo e spazi di discussione in ambienti altri e ben più in alto. Infatti l’unico risultato finora ottenuto da questa operazione è quello di aver avuto un grande eco mediatico. Non possiamo ancora sapere se questo impianto reggerà in sede processuale, ma sicuramente ha creato una crepa nell’assetto di poteri esistenti.
Ed è questo probabilmente il principale scopo di questa operazione: destituire una classe dirigente, licenziare una rete di interessi. Risulta difficile però credere che l’amministrazione inaugurerà adesso una stagione di buona politica per cui inizierà ad interrogarsi su quali siano le esigenze sociali della città e smetterà di perseguire solo interessi particolari. Più semplice invece risulta credere che qualcuno sia già pronto a inserirsi in questa crepa, a sedersi sulle poltrone che da questa operazione rimarranno vaganti.
Perchè se secondo Massimo Carminati “ci stanno i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo.. E allora vuol dire che ci sta un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano” non basta eliminare qualche testa per distruggere questo mondo. Ed un mondo ha bisogno di governanti, regole, organizzazione. Chi sfrutterà questa situazione per redefinire il proprio ruolo non ci è dato saperlo, ma non stupirebbe scoprire che abbia avuto un ruolo attivo nella decostruzione dell’assetto dei poteri esistenti. Chi dedice a Roma rimane, dunque, una domanda ancora aperta.
3 dicembre 2014

Roma, cariche al corteo di precari e Cobas contro il Jobs Act: 4 feriti

giovedì 4 dicembre 2014

Due studenti, un precario e un agente colpito dallo scoppio di una bomba carta. Fermata una decina di persone con petardi e fumogeni: una denuncia. I manifestanti volevano arrivare al Senato: «Ci hanno colpito quando avevamo le braccia alzate»

di Redazione Online/Corriere sera

Foto AnsaFoto Ansa
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Cariche al corteo di precari, studenti e Cobas (i sindacati di base) contro il Jobs Act in centro a Roma, nei pressi di via delle Botteghe Oscure. Secondo gli organizzatori ci sarebbero alcuni manifestanti feriti, due studenti e un precario. Tra i feriti c’è anche un poliziotto che è stato colpito dallo scoppio di una bomba carta al piede e altri due contusi. Una decina le persone fermate perchè trovate in possesso di «30 petardi e 26 fumogeni»: uno degli identificati è stato denunciato. Il corteo ha più volte tentato di forzare il cordone degli agenti per arrivare al Senato dove era da poco iniziato il dibattito sulla fiducia posta dal governo sul provvedimento.
Sarebbero tre i manifestanti (due studenti di Napoli e di un precario) sarebbero rimasti feriti durante la carica di alleggerimento tra via delle Botteghe Oscure e Largo di Torre Argentina. Lo riferiscono gli organizzatori del corteo indetto dal Laboratorio nazionale dello sciopero sociale a cui hanno preso parte anche molti studenti dei licei romani occupati. «Dopo un presidio di circa un’ora in un centro città completamente militarizzato - ricostruiscono i manifestanti - il corteo ha cercato di raggiungere Palazzo Madama cercando di superare il blocco di polizia e raggiungere il Senato». Respinti, i manifestanti si sono spostati a Largo di Torre Argentina ma sono stati bloccati dalla polizia all’altezza di via Florida. Al tentativo, dopo circa un’ora, di raggiungere di nuovo Piazza Venezia e il Colosseo «con le mani alzate e il volto scoperto», la manifestazione, sostengono gli organizzatori, «è stata caricata con violenza prima frontalmente e poi dai lati, diversi manifestanti sono stati feriti e due sono stati fermati.
«Intervento di contenimento»
Secondo quanto si è appreso da fonti polizia, si è trattato di un «intervento di contenimento» dopo diversi tentativi da parte dei manifestanti di forzare i cordoni delle forze dell’ordine anche con il lancio di «sassi, uova e petardi contro gli agenti». Secondo la questura,«una volta dispersi, i manifestanti si sono nuovamente radunati nei pressi di Largo di Torre Argentina, dove sono stati bloccati. Dopo una trattativa con le forze dell’ordine - spiega una nota della Questura - hanno ottenuto l’autorizzazione per un nuovo corteo in direzione del Colosseo, durante il quale alcuni gruppi, travisati e con caschi, hanno nuovamente tentato di deviare dal percorso stabilito, lanciando petardi e bulloni; in questa circostanza l’agente della Digos è stato colpito dallo scoppio di una bomba carta e due agenti del Reparto Mobile sono rimasti contusi». Gli investigatori stanno vagliando i video girati dalla polizia scientifica e le immagini registrate dalle telecamere sulle uniformi degli agenti del Reparto Mobile.
«Siamo stati imprigionati. Chi ha deciso le cariche?»
«Non vorrei che quanto accaduto, infatti, risulti sulla stampa come dipeso da un poliziotto nervoso, o da chi dirigeva il gruppo di poliziotti nervosi». Se la prende con il nuovo questore di Roma, Piero Bernocchi, il portavoce dei Cobas, parlando in una conferenza stampa improvvisata a via dei Fori Imperiali, dopo gli scontri. «Siamo stati imprigionati per un’ora e un quarto in 100 metri a largo Argentina - spiega - nonostante avessimo accettato tutto, addirittura di non tornare a Sant’Andrea della Valle che era autorizzata per noi fino alle 18». Renzi, per Bernocchi, «è come il padre del Buddha che nascondeva i fiori morti al figlio, non vuole vedere le contestazioni, e su questo ha messo il carico da undici anche Alfano. Chi ha deciso?». L’attivista sottolinea «il nostro comportamento assolutamente pacifico di oggi. Abbiamo fatto bene, questa è la strada per far venire le centinaia di migliaia, i milioni di persone che servono a cambiare tutto, perché questo Paese senza una rivolta non si cambia».
Voto «blindato»
Il Jobs Act oggi è stato «blindato dal voto di fiducia e da un ingentissimo schieramento di forze di polizia» dice ’Usb, dopo i tafferugli con le forze di polizia. «Uno schieramento di forze di polizia - ha spiegato l’Usb - ha impedito che il dissenso espresso da tanti studenti, precari, lavoratori e disoccupati potesse essere udito nell’Aula di palazzo Madama - si legge nella nota - Ma anche se il governo e la sua maggioranza hanno scelto di chiudersi in se stessi la battaglia proseguirà, per impedire che vengano cancellati diritti e tutele frutto di anni di lotte del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori».
3 dicembre 2014 | 15:17

Jobs Act, a Roma scontri tra manifestanti e polizia

Nuovo voto sulla riforma del lavoro al Senato, intanto i Cobas manifestano e mandano in tilt Roma. Il ministro: "Testo ora migliorato dal Parlamento"


19:53 - I Cobas, sindacati di base, studenti, precari e attivisti dei centri sociali sono scesi in piazza a Roma contro le politiche dell'Unione europea e contro il Jobs act. Il corteo si è mosso da piazza del Colosseo ad è arrivato a Sant'Andrea Della Valle,creando disagi al traffico. In testa al corteo un grosso striscione "Stop Jobs Act! Per salario minimo europeo e reddito di base, no Sblocca Italia - no Piano scuola".(TGCom 24)

Il Jobs act è legge: ok del Senato alla fiducia. Renzi: l’Italia cambia davvero

Il Jobs act è legge: l’Aula del Senato, con 166 sì, 112 no e un astenuto, ha votato la fiducia posta stamane dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sul testo già approvato dalla Camera. Il Governo è quindi ufficialmente delegato alla riforma delle tipologie contrattuali, degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive secondo i princìpi fissati nel provvedimento. Con i decreti delegati prenderà forma la novità che più ha acceso il dibattito nei mesi scorsi: la nascita del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i neoassunti e la revisione della disciplina dei licenziamenti, con un indennizzo parametrato all’anzianità di servizio invece della reintegra nei casi di licenziamenti illegittimi per motivi economici. La reintegra resterà nel caso di licenziamenti nulli e discriminatori e in alcune fattispecie di licenziamento disciplinare.
Il premier: «Giorno storico, tolti gli alibi a tutti» 
«Il Jobs Act diventa legge. L’Italia cambia davvero. Questa è #lavoltabuona. E noi andiamo avanti». Così il premier Matteo Renzi ha commentato su Twitter l’approvazione del Jobs Act. Aggiungendo in serata a Bersaglio mobile su La7: «Oggi è un giorno storico per il Paese. L’approvazione del Jobs act segnerà la storia dei prossimi anni e il primo pensiero va anche alle famiglie di Terni che dopo mesi possono stare più tranquilli. Mentre la politica politicante parla di questioni estranee alla vita quotidiana, noi parliamo di cose reali». Il premier ha ribadito uno dei suoi cavalli di battaglia: «Ora abbiamo tolto gli alibi a tutti. Sono piccoli grandi segnali che portano a dire che l’Italia ha tutto per farcela. Manca la fiducia in noi stessi». Cgil e Uil in piazza il 12 dicembre? «Scioperano contro chi elimina i co.co.co e i co.co.pro, contro chi ha messo un tetto ai manager». E ancora: «Sull’articolo 18 è stata fatta una battaglia ideologica».

Poletti: testo significativamente migliorato
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha ringraziato il Parlamento per il positivo lavoro svolto nell’esame del disegno di legge delega, «che ci consegna un testo significativamente cambiato e migliorato». Poletti ha ricordato che «nella delega sono previsti interventi per
ridurre le forme contrattuali, eliminando quelle più precarizzanti; ridefinire il sistema degli ammortizzatori sociali e renderli universali; rafforzare le politiche attive per il lavoro; semplificare la costituzione e la gestione dei rapporti di lavoro; rafforzare la strumentazione di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro». Contenuti che, per il ministro, «confermano la volontà di rendere il mercato del lavoro più chiaro, semplice ed efficiente ed accrescerne, nel contempo, il tasso di equità e di inclusività, soprattutto a vantaggio dei giovani».
«Contratto a tutele crescenti operativo da gennaio»
Poletti ha poi garantito l’impegno «di procedere speditamente alla stesura dei decreti di attuazione della delega, nella quale terremo conto delle considerazioni emerse dal lavoro parlamentare». Si partirà, ha detto il ministro, «da quelli relativi all’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che vogliamo rendere operativo da gennaio, in modo che le imprese e i lavoratori possano subito beneficiare delle misure di riduzione del costo del lavoro, previste nella legge di stabilità per questo tipo di contratto». Nell’ottica di «rafforzare la fiducia delle imprese» perché aumentino la propensione a investire e a creare posti di lavoro.
Minoranza Pd: sì a fiducia solo «per senso di responsabilità»
Ventisette senatori della minoranza dem hanno dichiarato di aver votato sì alla fiducia soltanto per «senso di responsabilità», promettendo di essere «vigili» sui decreti attuativi. «Abbiamo rilevato - aveva spiegato il senatore Federico Fornaro - che il testo ha avuto alcuni miglioramenti, pur rimanendo però tante criticità. Ma voteremo la fiducia anche con la consapevolezza che un comportamento diverso avrebbe determinato una crisi di governo. Perché il mancato voto alla fiducia ha un peso maggiore rispetto a uscire dall’aula sul voto del provvedimento». Corradino Mineo è stato l’unico nel Partito democratico a votare no, mentre Letizia Ricchiuti e Felice Casson non hanno partecipato al voto.
Manifestanti caricati a corteo in centro Roma 
Fuori da Palazzo Madama non sono mancate le tensioni. Nella manifestazione promossa contro il Jobs act da sindacati di base, precari e studenti sono state dapprima lanciate uova contro gli agenti che presidiavano i dintorni del Senato, tre dei quali sono rimasti feriti negli scontri . La polizia ha poi caricato i manifestanti («un intervento di contenimento», secondo la questura) dopo diversi tentativi, da parte del corteo, di forzare il cordone degli agenti per arrivare al Senato. 

La Corte europea fa giustizia per i precari della scuola: devono essere assunti! Comunicato stampa Corte giustizia EU dopo sentenza precari scuola


Dopo le tante polemiche e i conflitti, ultimo lo sciopero generale del 14 novembre, che abbiamo sostenuto in questi anni contro le politiche economiche  e sociali dell’Unione Europea, per una volta possiamo dire senza tema di smentite: viva l’Europa, o più precisamente, viva la Corte di giustizia europea che oggi – per bocca del suo presidente sloveno Marko Ilesic – ha deciso, ridicolizzando il nostrano MIUR e i governi italici di tutti i colori che hanno consentito la lunghissima illegalità, che i contratti precari per i docenti ed Ata italiani sono illegittimi. Questa storica sentenza impone che i precari della scuola che hanno almeno tre anni (trentasei mesi) di lavoro scolastico debbano essere assunti o risarciti nel caso abbiano smesso di lavorare nella scuola o non siano interessati a rimanerci: e il risarcimento deve riguardare anche gli scatti di anzianità.
La cifra esatta degli interessati/e supera forse la quota di 300 mila, docenti o Ata, comunque almeno il doppio di quelli delle Graduatorie ad esaurimento che dovrebbero essere assunti da settembre 2015 secondo gli impegni del governo, e riguarda sia i precari di seconda fascia sia quelli di terza. Ora, è vero che in alcune precedenti occasioni i governi hanno preferito pagare le multe (e in questo caso anche i risarcimenti) che ottemperare alle decisioni della Corte europea o della Consulta italiana, e che dunque le procedure legali da avviare rapidamente andranno accompagnate anche da una mobilitazione permanente dei precari affinché da settembre 2015 essi/e possano essere tutti/e lavoratori/trici stabili nella scuola. Ma stavolta sarà molto difficile sfuggire ad una pesantissima condanna europea, anche perché la cosa a questo punto coinvolge direttamente pure il restante Pubblico impiego, visto che non si vede come il governo italiano possa evitare che una tale decisione si estenda pure ai precari della PI, i quali, dunque, devono avviare analoghe mobilitazioni e procedure giuridiche. Per i precari, docenti ed Ata, che abbiano i 36 mesi di lavoro e per i precari del PI in situazione analoga, le nostre sedi provinciali sono ovviamente disponibili affinché i tribunali del lavoro, applicando la sentenza europea, diano giustizia definitiva a tutti/e coloro che in questi anni sono stati utilizzati illegalmente, spremuti come limoni, sottopagati e che nella scuola, con il Piano Renzi, si voleva espellere al 50%, mettendo precari contro precari, fasce contro fasce.
Garantiamo rapidamente la piena attuazione dei diritti dei precari docenti ed Ata e estendiamo tale conquista a tutto il Pubblico Impiego.
 il comunicato stampa della Corte di Giustizia EU: La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione



29#11 quelli dello sciopero di Terni. Giornale parlato da Oreste Scalzone

BATTAN L’OTTO”, ovvero
QUELLI DELLO SCIOPERO DI TERNI, 1906-2014

Giornale immaginario parlato
da Oreste Scalzone
A TERNI E DA TERNI, OGGI, UNA
''Lettera aperta scritta ad alta voce: d'amore, rabbia 
e qualche tentativo di riflessione anche sull'oltre 

Sabato 29#11- ore 16, 30

Centro sociale Germinal Cimarelli,

via del lanificio 19 – Terni

vergognosa sentenza per la strage Eternit

sabato 22 novembre 2014

La sentenza della Cassazione sul processo Eternit fa parte di un disegno più ampio attuato da parte della magistratura: riscrivere di fatto a vantaggio dei padroni le norme del codice penale.
La sentenza di Roma dimostra (se mai ce ne fosse ancora bisogno) che di fatto in Italia stiamo assistendo da anni alla SOSPENSIONE DELLO STATO DI DIRITTO garantito dalla Costituzione per lavoratori e cittadini .
Non si tratta solo di tutela di salute e sicurezza sui posti di lavoro o dell'ambiente, ma anche di diritto di espressione, diritto di dissenso, diritto di manifestare, diritto al lavoro, diritto alla dignità, diritto alla giustizia, diritto di sciopero.
L'Italia non è più (semmai lo sia mai stata) una "Repubblica democratica fondata sul lavoro". Di fatto l'Italia è una Repubblica oligarchica fondata sugli interessi dei poteri forti.
Di questo, purtroppo, dobbiamo ormai tenerne conto...
Marco Spezia


Da La Repubblica Torino

SENTENZA ETERNIT, LA CASSAZIONE ANNULLA LA CONDANNA: REATI PRESCRITTI

ROMA
Annullata senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato di disastro ambientale la sentenza della Corte d'appello di Torino sulla strage dell'Eternit. La Suprema Corte dopo appena due ore di camera di consiglio ha accolto la richiesta del procuratore generale, Francesco Iacoviello. Al di là del linguaggio processuale, il senso è chiaro: non c'è nessun colpevole, non da un punto di vista giudiziario, per l'inquinamento di Eternit che ha fatto tremila morti causando tumori ai polmoni nella popolazione di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli.
"Annullamento senza rinvio della condanna a 18 anni per Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti". E' quel che aveva chiesto a sorpresa il pg. E poche ore dopo è arrivata la conferma. "Vergogna, vergogna", hanno urlato i parenti delle vittime subito dopo la lettura del verdetto che cancella anche il diritto a tutti i risarcimenti per i familiari e le istituzioni locali.
La sentenza è stata accolta con incredulità dai parenti delle vittime e dai rappresentanti delle istituzioni che si sono occupate delle morti per amianto e che hanno atteso per tutto il giorno fuori dal palazzo. "Sono sconvolta. Siamo dispiaciuti e increduli ho bisogno di qualche ora per capire come reagire, devo discutere con la giunta prima di prendere qualunque provvedimento", ha detto il sindaco di Casale Monferrato, Concetta Palazzetti.
A Roma c'erano tantissimi familiari delle vittime di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Figli e nipoti di operai o semplici cittadini che sono morti di mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall'inalazione di polveri d'amianto nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga.
Non si arrende il pm Raffaele Guariniello: "Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c'è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi. La Cassazione non si è pronunciata per l'assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l'omicidio". "Questo non è il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo".
"All'Inail i costi per le sole prestazioni mediche ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall'amianto sono costate 280 milioni di euro che non si recupereranno più perché il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo", ha commentato l'avvocato generale dell'Inail, Giuseppe Vella.
Ora l'Inail, così come l'Inps, è stata condannata al pagamento delle spese legali, la cui cifra per ora non è nota. I due enti avevano fatto ricorso per non essere stati ammessi come parte civile dalla Corte di appello di Torino. Condannato a pagare le spese legali anche un parente di una delle vittime dell'amianto che era stato escluso dal diritto degli indennizzi.
La sentenza annullata per prescrizione è quella del 3 giugno 2013 dalla Corte d'appello di Torino, che aveva condannato l'imputato a 18 anni di reclusione per disastro doloso.

Ast di Terni. L'assemblea decide di proseguire la lotta a oltranza

Assemblea ieri all'Ast di Terni. Una presenza massiccia di lavoratori e cittadini, perché questa non è una fabbrica qualsiasi, ma l'architrave dell'economia e della tenuta sociale.
i sindacati l'hanno convocata per riportare ai lavoratori il lungo percorso degli ultimi due giorni di riunione-fiume al Mise, quindi col governo e l'azienda. Il tutto avviene in piazza, dopo la collocazione delle trombe altoparlanti, utilizzando come palco d'emergenza un furgoncino Ape.
Prima precisazione: la firma é lontana ma ci sarebbero degli elementi potenzialmente positivi, questa volta messi nero su bianco.
Il governo dice di lavorare per il “buon esito”, superando le vecchie proposte avanzate da Delrio (la lotta avrebbe dunque determinato un cambio di posizione da parte del governo)
L'azienda mette nel piano delle modifiche.
La produzione attestata alla soglia minima di un milione di tonnellate, con il mantenimento in funzione di entrambi i forni, politiche commerciali, apertura/ricerca sul mercato mediterraneo e tentando di esportare anche verso la Germania (in piazza si giudica la cosa poco credibile)
Verrebbe fissata anche una soglia minima di dipendenti, a 2400 persone; sotto questa cifra l'azienda non dovrebbe andare.
Vengono promessi Investimenti: 270 milioni di euro, di cui 100 per la manutenzione, 10 per ricerca e innovazione, 30 per il trasferimento della linea di laminazione da Torino, che dovrebbe così entrare in funzione dal 2016 (la pizza chiede certezze sul punto). 26 milioni – ancora incerti . Per far fronte a variazioni dei costi energetici.
Gli esuberi programmati sarebbero in questo modo ridotti a 125; l'azienda pensa che con un premio di buonuscita (si parla di 80milaeuro) molti potrebbero accettare l'esodo volontario immediato. Dopo il 1 gennaio, infatti, la cifra verrebbe ridotta a 50mila euro.
Rinnovo dei 7contratti scaduti con le società esternalizzate.
Il sindacato spiega di ritenere inaccettabile che il prezzo degli esuberi venga pagato soprattutto dalle esternalizzate (le ultime 6/7 ore dell'incontro sono state spese su questo). In testa a tutti c'è la certezza che gli operai dell'Ilsev sono determinanti per il funzionamento dello stabilimento (e infatti, più tardi, un operaio Ilsev salirà su il palco che annunciare che da parte loro lo sciopero continuerà ad oltranza).
L'azienda annuncia inoltre di volere la sospensione del contratto di secondo livello, sostituendolo con un nuovo contratto integrativo basato sul “merito” (ma tutti, in piazza lo definiscono “clientelare”). All'interno del nuovo contratto sarebbero previste quattro voci: a) maggiorazioni legate al merito; b) la retribuzione della presenza domenicale passa da 40 a 25 euro: c) il premio di produttivita - 723 euro – viene disposto come variabile e legato agli straordinari (la piazza non intende accettare); d) messa in discusione del riconoscimento del ruolo professionale.
Con queste quattro modifiche del contratto secondo livello non si arriva a un risparmio di 11 milioni.
L'azienda non vuole prendere in considerazione le proposte del governo: sconto Irap (5 milioni), energia (10 miloni) e l'implementazione della logistica (miglioramento e completamento per Civitavecchia....)
Su queste quattro questioni si continua trattare...
Si continua ad affermare che l'assemblea dei lavoratori é “sovrana” e qualsiasi ipotesi di accordo possa uscire dal prossimo incontro (mercoledì prossimo) o da uno successivo, si procederà all'effettuazione di un un referendum. Il sindacato chederà comunque una verifica semestrale del rispetto degli impegni presi.
Proseguirà intento il blocco delle portinerie fino al prossimo incontro (mercoledì).
Terminata questa relazione, parlano altri sindacalisti (in questo caso di Ugl e Uil). Qualcuno ventila l'ipotesi di individuare “altre forme di lotta”, come lo sciopero alternato di 4 ore. La risposta corale è “no, si continua la lotta”.
Interviene Antonio, che si autodefinisce un "rompicoglioni", richiede un applauso di soledarietà contro la sentenza Eternit e riafferma la mecessità di garanzie per le esternalizzate; critica le voci (riportate dai giornali) che qui ci sia una minoranza di”sobillatori” che prevaricherebbe una maggioranza più “malleabile”; propone che mercoledi si vada a palazzo Chigi. Ma l'idea non viene poi ripresa da atlri.
Sale sul palchetto un “lav” (caporeparto ) che prova a riproporre lo sciopero alternato di 4 ore, adducendo come argomento la durezza della lotta e la mancanza di salario. Coro di “NO” (c'è anche un po di contestazione, subito rientrata).
Del ressto sono in diversi a precisare che, negli incontri, ci provano un po' tutti gli interlocutori - e in molti modi – a far modificare le modalità della lotta.
Interviene Rosario, della Fiom, che ribadisce la necessità di unità, di non accettare provocazioni dell'amministratore delegato Morselli: non passerà alcun licenziamento, né tra gli interni né nelle esternalizzate, se non c'è la clausola di salvaguardia; lotta ad oltranza. Fa anche autocritica in merito all'ultima occupazione dell'autostrada, che lui pensa andasse rimandata all'indomani, e invece é servita farla proprio quel giorno.
L'assemblea si scioglie. La lotta continua con le stesse modalità. Nuovo appuntamento mercoledì.

Interrogazione parlamentare sul documento “La buona scuola”




Interrogazione parlamentare sul documento “La buona scuola”

Posted by comitatonogelmini su 20 novembre 2014

Rioux
nterrogazione parlamentare dei senatori Mussini, Petraglia, Montevecchi, Bignami, Romani Maurizio, Bencini e De Petris
Al Ministro dell’istruzione, dell’università e ricerca
Al Ministro dell’interno
Premesso che
Nel pomeriggio del 14 novembre u.s.nell’imminenza della chiusura della “consultazione” sul Piano Scuola del governodocenti e studenti si sono ritrovati davanti al Miur per presentare, in delegazione, al Ministro o ad un funzionario da lui delegato, delibere e mozioni del mondo della scuola sul progetto di riforma;
la volontà di “ascolto” del Governo si è concretata nella disposizione di quattro file di forze dell’ordine (guardia di Finanza e Carabinieri, in tenuta antisommossa – caschi e scudi), due camionette ad ingombrare le rampe di accesso al Ministero ed elicotteri soprastanti a controllare l’area;
lo spiegamento di forza pubblica ha impedito l’ingresso al Miur di coloro che, vivendo la scuola e le sue inadeguatezze quotidianamente, ne conoscono a fondo le problematicità e intendevano offrire una risposta ufficiale e formale, oltreché legittima e articolata;
l’ascolto al quale è disposto il governo sembrerebbe limitarsi ai segni di spunta per la compilazione di un questionario a prevalenza di risposte chiuse da parte dei pochi che hanno voluto partecipare al sondaggio online su “La buona Scuola” (65mila circa), il cui termine è stato anche prorogato di un giorno, vista la moderata affluenza;
le diverse sezioni del questionario, peraltro, ripercorrendo le suddivisioni del documento governativo, evidenziano una certa arbitrarietà nelle scelta degli argomenti sui quali si è ritenuto di indagareUn esempio per tutti riguarda l’entrata dei privati nelle scuoleconsiderata un dato acquisito per sopperire alle carenze statali e presentato dal sondaggio solo in termini di possibile destinazione e preferenza nell’utilizzo degli eventuali fondi;
non si può sottacere, da un lato, la tendenziosità di molte domande del questionario che non prevedevano la risposta negativatantomeno l’espressione di un’opinione diversa da quelle prestabilitedall’altro lato, l’elusione di temi fondamentali, come la valutazione dei docenti e la riforma degli Organi collegiali;
la blindatura del Ministero dell’istruzione, verificatasi da ultimo venerdì scorso, appare una dimostrazione inequivocabile di chiusura al dialogo nei confronti di chi chiede di studiare e approfondire le problematiche in campoche non possono risolversi con arroganza, approssimazione e rapidità, a scapito dei diritti e dei principi costituzionali di uno Stato democratico;
secondo il progetto “LaBuonaScuola”, inoltre, i genitori vengono solo informatima assumono un ruolo di protagonisti soltanto nella raccolta dei fondifinendo in pratica per perdere completamente il ruolo di componente collaborativa nel raggiungimento delle decisioni (come dimostrano la sparizione del Rappresentante di classe, la compressione del Consiglio d’istituto e il ruolo pervasivo assegnato al Dirigente scolastico);
Rilevato che
il 4 agosto 2006, fu depositata presso la Camera dei deputati la legge di iniziativa popolare ‘Per una buona scuola della Repubblica’sostenuta da 100.000 firme e da almeno 120 comitati di base localiLa discussione fu avviata nell’aprile del 2007, ma la fine anticipata della legislatura ne interruppe l’iter di discussione e approvazione;
nella XVI legislatura, la legge fu ripresentatasenza mai essere discussa né considerata ai fini dell’emanazione della legge Gelmini di riforma della scuola;
già prima dell’estate, la legge di iniziativa popolare “Per Una buona scuola della Repubblica” è stata ripresentata in entrambi i rami del Parlamento (AC 2630 e AS 1583);
la ripresentazioneal di là delle necessità proceduralinon è solo un gesto di rispetto e riconoscimento nei confronti di un percorso di democrazia partecipata che ha coinvolto migliaia di genitori, docenti e studentie va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta di legge;
a cominciare dalla ministro Moratti per giungere alla ministro Giannini, e passando per la ministro Gelmini, molte cose sono cambiate, purtroppo soltanto in negativolo dimostrano ad esempio le deplorevoli condizioni dell’edilizia scolastica, considerata una priorità per l’attuale governoo la strutturale carenza di materiale didattico;
un ulteriore dato costante risulta essere il murospesso costituito da forze dell’ordine,verso qualsiasi forma di dialogo con i diretti interessati del mondo della scuola, docenti, studenti e genitori, che ben conoscono lontano dai riflettori le criticità e le disfunzioni del sistema scuola in Italia;
le annose problematiche relative al mondo dell’istruzione non si superano con le rituali passerelle settimanali del Presidente del Consiglio o di qualche ministro o sottosegretariotantomeno con sondaggi estemporanei o battage pubblicitarima con un razionale e cospicuo stanziamento di risorse che renda efficace ed efficiente il sistema di istruzione pubblicain linea con le molteplici prescrizioni costituzionali in materia, prima tra tutte la partecipazione dei soggetti della scuola;
Rilevato infine che
la proposta di legge di iniziativa popolare rappresenta un progetto ambizioso, complesso e articolato, condiviso, negoziato e mediato da tutti i soggetti che vivono quotidianamente le criticità del sistema scolastico pubblico e provano a fornire soluzioni pratiche;
in particolare, il testo propone ad esempio uno stanziamento di fondi in linea con la media europea (il 6% del Pilesoprattutto, vincolati a una precisa previsione di spesa,al fine di attuare le disposizioni costituzionali che delinearono una scuola statale democratica, inclusiva, laica e pluralista per la Repubblica italiana;
Si chiede di sapere
quale sia la società che ha elaborato il questionario sulla buona scuolacon quali criteri sia stata selezionatacon quali modalità verranno restituiti i risultati della consultazione e a quanto ammonti il compenso pattuito;
se siano state sentite le parti sociali per quanto attiene ai contenuti contrattuali delle linee guida e cosa sia emerso dalla consultazione;
quale sia l’équipe pedagogica che ha elaborato le linee guida per la Presidenza del consiglio e se tale équipe intenda rispondere e con quali modalità agli interrogativi e/o segnalazioni di criticità sulle linee guida emerse in merito alla consultazione su “LaBuonaScuola”;
quanto sia stato speso per la pubblicità relativa al progetto governativo di “buona scuola” andato in onda anche sulle radio e le televisioni (oltreché su quotidiani e riviste);
se ritenga opportunovista la scarsità di risorse economichel’utilizzo a tali scopi delle risorse dei contribuentiposto che non si tratta di una campagna informativa sui diritti dei cittadini, relativa a normative già in essere;
se e quali siano i precedenti italiani o europei ai quali ci si è ispirati per la conduzione della campagna governativa su “La Buona Scuola”;
se le procedure di ascolto in atto da parte del governo prevedano l’uso della forza pubblicacome verificatosi da ultimo lo scorso 14 novembre di fronte al Ministero dell’istruzione;
se non ritenga opportunonell’elaborazione dell’importante e attesa riforma del sistema di istruzioneanche al fine di smentire procedure autoritarie e/o prevenire abusi di decretazioni d’urgenzatenere conto con atti realmente formali delle voci di migliaia di cittadini, che conoscono e vivono quotidianamente la scuola, le sue potenzialità e le sue inefficienze e problematicità;
quando e come il governo intenda dare forma normativa alle linee guida per una reale buona scuola pubblica.

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