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Legge delega: ritorno o superamento del nuovo?
A distanza di qualche giorno dal comunicato stampa con il quale si annunciava che il testo del Disegno di legge delega in materia di Istruzione, doveva “ritenersi del tutto superato” e dalla notizia di una prossima Costituente della Scuola, la sorpresa dell’avvio in VII^ Commissione Senato della discussione sul DDL S958 che all’art 2 disciplina appunto la Delega al Governo in materia di istruzione, università e ricerca e tra i princìpi e criteri direttivi specifici il: “b) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica, nonché per assicurare il riordino e la semplificazione delle strutture, ivi compresi gli organi collegiali della scuola, e dei procedimenti;”.
In realtà non si tratta di una novità, dal momento già a luglio risultava depositato appunto l’atto S958, presentato dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione di concerto anche con il Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca. (1)
Promessa tradita o sua realizzazione?
Premesso che il concetto di superamento, piuttosto che il ritiro o l’abbandono, ci fa immaginare una sorta di competizione tra qualcosa che avanza ed un’altra che arretra,il vecchio a cui si sostituisce il nuovo, in realtà tutto appare coerente a quanto il Ministro aveva preannunciato già a giugno davanti Commissioni riunite (VII) di Camera e Senato. Infatti in tale occasione aveva anticipato l’inserimento di una norma di delega nell’ambito del disegno di legge sulle semplificazioni per un nuovo testo unico in materia di istruzione ed una riforma degli organi collegiali, notizia confermata a novembre in Consiglio dei Ministri, con la pubblicazione del testo del “collegato” alla legge stabilità depositato in presidenza che prevedeva il mantenimento delle sole funzioni consultive degli organi collegiali. Ed è appunto questo che dovrebbe ritenersi superato.
L’iter del DDL S 958 vede già a settembre cominciare la trattazione in commissione edin consultiva ed ora prendere avvio l’esame in VII^ commissione Senato che continuerànei prossimi giorni
Sono stati presentati alcuni emendamenti: dalla proposta di sopprimerecompletamente l’art. 2 (che prevede appunto la delega in materia di istituzione) o semplicemente il riferimento agli organi collegiali della scuola. Tra questi il preannunciato emendamento 2.21 (2), il quale prevede che i decreti emendativi siano adottati «previa consultazione obbligatoria di appositi tavoli tecnici di confronto, istituiti presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in materia rispettivamente di istruzione primaria e secondaria e di università e ricerca, ai quali partecipano i rappresentanti di tutte le istanze interessate ai settori oggetto del presente articolo».
Quale costituente. Quale coinvolgimento
Sarà questa la Costituente? E quali saranno i “rappresentati” delle varie categorie interessate? Giacché è in gioco la “democrazia scolastica”, dovrebbe prevedersi il coinvolgimento degli eletti negli organi collegiali, sebbene ad oggi sia stata annunciata la partecipazione del solo FoNAGS ed in generale dell’associazionismo. (3)
Ma chi, più di coloro i quali vivono la scuola quotidianamente, può esprimersi in merito ai problemi della collegialità? Occorre ricordare ancora una volta che le forme di consultazione previste dalla legge sull’autonomia prevedono il coinvolgimento dei cittadini, sia singoli che associati.
I genitori della scuola desiderano far sentire la propria voce al di là di pur apprezzabili petizioni che appaiono però necessariamente riduttive di problematiche di più vasta portata. Purtroppo non basta difendere la figura del rappresentante di classe, se a questo ruolo si collega la mera presenza da sostanziale uditore in riunioni di breve durata o la raccolta di quote di partecipazione a collette di vario tipo. Il problema vero è dare un senso e garantire la partecipazione tutta, proprio per stimolarla, consapevoli dell’importanza del contributo dei “portatori di interesse”.
Intanto si apprende dell’impugnazione da parte del MIUR della sentenza del Tar Lazio del 3 ottobre (4), che aveva ordinato al Ministro di emanare l’ordinanza di cui all’art. 9 del Dlgs 233/99 per il rinnovo del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Cadrà definitivamente anche l’ultimo organo collegiale territoriale?
Legge di stabilità: il ddl Carrozza e le larghe intese contro la democrazia scolastica
di Marina Boscaino |
Un paio di giorni fa è circolata la purtroppo credibile notizia che, durante il Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, sarebbe stata rinviata l’approvazione di un incredibile disegno di legge sulla scuola, a causa della sua complessità. Il provvedimento aggredisce non solo alcuni punti fondamentali per la scuola – stato giuridico, salari, riforma degli organi collegiali – ma al tempo stesso alcuni tra i temi più caldi e più dibattuti degli ultimi anni. Il provvedimento dovrebbe essere presentato – nelle previsioni del governo – come collegato alla legge di Stabilità; vale a dire in cavalleria, senza dibattito parlamentare e senza particolare informazione delle parti interessate: lavoratori della scuola, studenti, famiglie.
Oggi abbiamo in mano il testo. Ed è molto peggio di quanto potessimo immaginare. Si tratta di una vera e propria delega in bianco al governo di ciò che si vorrà fare della scuole nei prossimi anni. Si tratta di un documento di evidente estrazione burocratica: i brontosauri del Miur, gli uomini ottimi per ogni stagione, quelli che si sono riciclati governo dopo governo, avevano forse premura di approfittare dell’evidente disinformazione di un ministro che con la scuola non ha mai avuto a che fare, e che non fa mistero di ciò. Le hanno proposto dunque un testo e una procedura che si configurano come un vero e proprio golpe, interpretando in modo fedele l’idea aziendalistica fortemente sostenuta dal Pd a tutti i livelli.
Questi i temi, come enumerati dal testo:
1) riforma organica del reclutamento del personale docente, che garantisca la tutela delle diversa categorie di soggetti abilitati, mantenga l’equilibrio tra le assunzioni per concorso e gli scorrimenti di graduatoria, fermo restando il rigoroso rispetto del principio del merito, e consenta lo smaltimento del precariato, anche attraverso il ricorso al corso-concorso per l’accesso all’insegnamento presso le istituzioni scolastiche;
2) organi collegiali della scuola, con mantenimento delle sole funzioni consultive e superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materia di competenza regionale;
3) reti di scuole, con la definizione dei compiti, degli incentivi e delle forme di coordinamento;
4) procedimenti relativi allo stato giuridico e al trattamento economico del personale della scuola, con il superamento delle disparità di trattamento e la precisa definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale;
5) contabilità delle istituzioni scolastiche;
6) disciplina giuridica degli altri soggetti riconosciuti dall’ordinamento vigente in materia di istruzione e formazione;
7) organizzazione delle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica e stato giuridico del relativo personale docente.
Non voglio soffermarmi qui sugli altri punti di questo progetto, ricordando tuttavia che il blocco di salari e contratti verrà confermato dalla stessa legge di Stabilità. Ciò che mi interessa soprattutto sottolineare è la spregiudicata ed impudica determinazione di riproporre – in chiave nemmeno tanto edulcorata – l’indecenza della Aprea Ghizzoni, se solo si legga il passaggio destinato agli organi collegiali: 2) organi collegiali della scuola, con mantenimento delle sole funzioni consultive e superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materia di competenza regionale.
Ridurre le attuali funzioni a “consultive” significa esautorare tutti gli organi collegiali della scuola di qualsivoglia potere; e convogliare ogni facoltà decisionale su qualsiasi materia nelle mani del solo dirigente scolastico e della linea di comando a cui il medesimo fa riferimento. Vuol dire determinare in maniera oggettiva ed irreversibile la frantumazione dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, individuando tanti stili, tante condotte, tante modalità quanti sono gli istituti scolastici. Vuol dire aver intercettato e strumentalizzare in maniera manipolatoria ed irresponsabile la crisi identitaria della classe docente nel nostro Paese, inaugurando l’inizio di una deriva (contraria all’interesse generale) che molti insegnanti – demotivati, delusi, incompetenti o civicamente inerti – asseconderebbero volentieri.
Vuol dire aprire porte e finestre a qualsiasi incursione di interessi particolari all’interno degli istituti, con conseguenti condizionamenti, consegnando definitivamente la scuola a una prospettiva di subalternità alle esigenze di un mercato e di un mercato del lavoro che vogliono che siano “sfornati” soggetti incapaci di prestare attenzione ai propri diritti. Vuol dire destituire di qualsiasi credibilità il senso dell’autonomia scolastica costituzionalmente disegnata, che dovrebbe coincidere con la libertà di insegnamento. Vuol dire, insomma,eliminare qualsiasi spazio di democrazia e di partecipazione all’interno della scuola, privandola per sempre di pensiero divergente, pluralismo, laicità. Privare, cioè, la scuola dello Stato della scuola della Costituzione, della scuola della Repubblica.
Lacrime di coccodrillo stanno già circolando in rete. Si ricorda, per chi avesse la memoria corta o fosse stato semplicemente poco attento, che il 16 dicembre dello scorso anno il Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione ha presentato un articolato alternativo alla Aprea Ghizzoni, che la gran parte del mondo della scuola e del mondo politico non hanno ritenuto di considerare, forse ingenuamente pensando che fosse bastata la mobilitazione (in condizioni preelettorali) contro le 24 ore e il Pdl 953 per riportare tutti a più miti consigli.
Evidentemente non è stato così.
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