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I 6 giorni di ferie possono essere fruiti come permesso, è ufficiale. Le segreterie hanno il codice SIDI

Tramite un avviso sul portale SIDI, diventa realtà per gli insegnanti di tutte le scuole di Italia la possibilità di fruire dei 6 giorni di ferie come permessi. Lo stabiliscono i nuovi codici che le segreterie scolastiche dovranno inserire per le assenze del personale della scuola.

Permesso per motivi personali o familiari

L’inserimento del nuovo codice PE03 che recita “PERMESSO PER MOTIVI PERSONALI O FAMILIARI” recepisce la richiesta di poter inserire a sistema i sei giorni di ferie eventualmente commutati in permessi personali.
Si precisa  che il sistema non effettuerà nessun tipo di controllo in relazione al numero di giorni di ferie. Inoltre  sarà a cura dell’utente valorizzare il sub-codice corretto nel caso si tratti dei giorni di ferie utilizzati  come permesso personale.”
Ciò convalida il diritto per il personale docente assunto a tempo indeterminato, di utilizzare, dopo i 3 giorni di permesso per motivi personali e familiari, i 6 giorni di ferie alle stesse condizioni dei 3 giorni ovvero per gli stessi motivi e stesse modalità e senza bisogno di trovarsi un sostituto.
Ricordiamo che purtroppo negli ultimi anni più di qualche dirigente  ha negato questo diritto,  pensando che a partire dalla legge 228/2012 ciò non fosse più permesso.

Il contratto 2016/18 lo conferma

Lo abbiamo detto e ridetto più volte che l’art. 15 comma 2 del CCNL 2007 (che regola tutta la questione) non è stato mai messo in discussione, e ciò ha trovato ulteriore conferma nel nuovo CCNL 2018 il quale ha confermato tutti gli articoli non modificati tra cui appunto rientra l art 15 per i docenti, e ora, ad ulteriore conferma, anche un apposito codice proprio per distinguere i primi 3 giorni e gli ulteriori 6 sempre da fruire alle stesse condizioni. I 6 giorni di ferie possono essere fruiti come giorni di permesso anche nel nuovo Contratto 2016/18

Mobbing, quando se ne può parlare nelle scuole? Leggi e sentenze

mercoledì 3 febbraio 2016 · Posted in ,

Avv. Marco Barone

Con il passare degli anni i casi malattia professionale correlati a situazioni di stress che vedono il nesso di causalità in climi ambientali e lavorativi ostili ed azioni vessatorie sono certamente cresciuti.
E sicuramente con la Legge 107 del 2017, visti i poteri in chiave fortemente decisionista ed autoritaria che vanno a rinforzare in modo improprio il ruolo della dirigenza scolastica, la situazione non può che peggiorare. In termini generali il mobbing “ designa un complesso fenomeno consistente in una serie di atti o comportamenti vessatori protratti nel tempo posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui è inserito caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all'obbiettivo primario di escludere la vittima del gruppo (cfr. fra tutte Corte Cost. n. 359/2003)”.

Il Tribunale di Milano con la sentenza del 19-01-2015 rileva che ai fini della configurabilità de mobbing lavorativo, in merito ad un caso che riguardava un contenzioso all'interno della scuola devono ricorrere molteplici elementi:
a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio illeciti o anche leciti se considerati singolarmente che, con intento vessatorio siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto (che può essere anche il collaboratore del Ds) o anche da parte di altri dipendenti sottoposti al potere direttivo dei primi; b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; c) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima; d) il suindicato elemento soggettivo cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi (cfr. Cass. 21.5.2011, n. 12048; Cass. civ., 23.3.2010, n. 7382).

Il Tribunale di Cassino, con Sentenza del 16-09-2015 rileva che “sulla scorta degli indirizzi giurisprudenziali di legittimità, per mobbing si intende l'insieme degli atti e comportamenti posti in essere dal datore di lavoro, capi, intermedi e colleghi, che si traducono in atteggiamenti persecutori, attuati in forma evidente, con specifica determinazione e carattere di continuità, atti ad arrecare danni rilevanti alla condizione psico-fisica del lavoratore, ovvero anche al solo fine di allontanarlo dalla collettività in seno alla quale egli presta la propria opera. Se ne ricava, dunque, che, ai fini della configurabilità della condotta di mobbin rilevano: "... a) la molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l'evento lesivo della salute o della personalità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell'elemento soggettivo, cioè dell'intento persecutorio." (cfr., ex pluribus, Cass., Sez. L, 17 febbraio 2009, n. 3785, Rv. 606624)”.

Si è anche distinto tra atti e comportamenti tipici, ossia inerenti alla gestione del rapporto di lavoro, e fra questi rientra il demansionamento, il trasferimento, l'adozione di provvedimenti disciplinari, etc., ed atti atipici che non hanno un'attinenza diretta con il rapporto di lavoro, quali ad es. quello di evitare di parlare con la vittima, ridicolizzarla, etc..

E' opportuno precisare, tuttavia, che il demansionamento, od atti similari, “ quando è assistito dall'intento vessatorio, di cui sopra, ossia dalla precisa finalità di danneggiare il lavoratore, integra una delle possibili modalità di estrinsecazione del mobbing come sopra definito. In difetto di una specifica intenzionalità lesiva, il demansionamento, al di fuori delle ipotesi in cui è consentito per espressa previsione di legge o per costante orientamento giurisprudenziale (ad es. quando motivato dalla tutela dello stato di salute delle lavoratrici durante il periodo di gestazione e fino a sette mesi dopo il parto ex art. 7 del D.Lgs. n. 151 del 2001), costituisce pur sempre un illecito di natura contrattuale violativodell'art. 2103 c.c.. Sotto quest'ultimo profilo, la colpa, sufficiente ai fini dell'addebito di responsabilità, soggiace allo schema presuntivo prefigurato dall'art. 1218 c.c., con conseguente inversione dell'onere in capo al datore”.

PER UNA SCUOLA PUBBLICA LAICA SENZA SIMBOLI RELIGIOSI NELLE AULE SOLIDARIETA' A FRANCO COPPOLI


13 febbraio presidio per la laicità della scuola pubblica
I Cobas della scuola e l’UAAR organizzano un presidio sotto il provveditorato di Terni dalle ore 10 del 13 febbraio per esprimere solidarietà in occasione del contraddittorio per il procedimento disciplinare aperto dall’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria contro il prof. Franco Coppoli, a cui si contesta la rimozione del crocefisso dalle aule dell’istituto per geometri dove insegna.
Sembra un paradosso che ancora nel 2015 si rischi il posto di lavoro per lottare contro gli inaccettabili privilegi della chiesa cattolica e contro l’ostentazione di un simbolo di una specifica religione nelle aule della scuola pubblica di uno Stato che dovrebbe essere laico.
Non esiste alcuna tradizione riguardo alla presenza di questi simboli di una religione particolare nelle aule delle scuole pubbliche, perché la presenza dei crocefissi nelle scuole fu imposta dal fascismo, dopo la marcia su Roma, con una circolare del 1922 e due regolamenti del ‘24 e del ’28, per trovare un’alleanza con la chiesa cattolica attraverso i patti Lateranensi del febbraio 1929 che diedero vita a quel sistema chiamato dagli storici clericofascismo.

Ricordiamo che nel nostra paese non esiste alcuna norma che impone il crocefisso nelle aule delle scuole superiori. La Corte di cassazione ha ritenuto la presenza dei crocifissi nelle scuole, da un lato, incompatibile con il principio di laicità dello Stato (Cassazione penale, sentenza Montagnana) e, dall'altro, lesiva dei diritti di coscienza del pubblico impiegato, al punto da ritenere giustificata l'autodifesa del lavoratore (Cassazione civile, sezioni unite, sentenza Tosti).
Le aule della scuola pubblica sono piene di colori e di mondo, di ragazze, ragazzi e docenti credenti, atei o agnostici e di tante religioni diverse, ed è semplicemente inaccettabile che un solo un simbolo abbia il privilegio di essere esposto sulla testa degli insegnanti in una posizione di massima rilevanza simbolica.
L’imposizione del crocefisso ha un carattere discriminatorio ed escludente, serve a marcare un territorio e imporre una visione e una simbologia religiosa di parte, in uno spazio pubblico che deve invece essere libero, includente, laico e aperto a tutti. I diritti non sono una sorta di dittatura della maggioranza (tutta da dimostrare tra l’altro) ma la tutela delle minoranze e delle diversità.
Per questo è inaccettabile che ancora oggi chi lavora per lo Stato debba subire, senza alcuna norma che lo prescrive -o attraverso bizantinismi giuridici che arrivano ad affermare la non religiosità dei simboli religiosi- sanzioni disciplinari, anche molto pesanti, per aver contrastato il privilegio, l’arroganza e l’invadenza simbolica di quello che a molti appare un simbolo “naturale” o “neutrale” proprio perché l’obiettivo di questa inaccettabile ingerenza ha ottenuto i suoi risultati.
Alcune settimane fa milioni di persone sono scese nelle piazze di tutta Europa a dimostrare solidarietà della rivista Charlie Hebdo, il 13 febbraio nel solco laico e libertario della rivista francese -ed in ricordo dell’uccisione sul rogo da parte della Santa Inquisizione del filosofo Giordano Bruno- organizziamo un presidio contro ogni integralismo religioso, in solidarietà con a battaglia civile dei docenti Davide Zotti e Franco Coppoli e del giudice Luigi Tosti, contro la presenza del crocefisso nelle scuole e nei pubblici uffici, affinché si realizzi pienamente quella distinzione tra Stato e chiesa che è alla base della modernità e perché infine gli ambienti formativi siano liberi da qualsiasi simbolo religioso.

I COBAS DELLA SCUOLA - Terni

Pasticcio Tfa, ora è tutto da rifare

martedì 28 ottobre 2014 · Posted in , ,

Entro domani le università dovranno rettificare i numeri. Il controllo finale al Miur

Inseriti come disponibili posti inesistenti, domande nel caos 

 di Alessandra Ricciardi   Il sistema è saltato. Migliaia di candidati ai 22 mila tirocini formativi attivi dovranno nel giro di pochi giorni rivedere le scelte fatte, indicare atenei diversi da quelli già prospettati come sede delle prove e poi dei corsi di abilitazione. Il motivo? Sono stati pubblicati come disponibili più posti di quelli autorizzati dal ministero.
Un'offerta formativa in eccesso diffusa a pelle di leopardo sul territorio nazionale, che ha falsato a cascata anche le richieste degli aspiranti ai Tfa, a cui il ministero dell'istruzione ha provato a mettere una pezza: con una nota del 24 ottobre scorso ha fissato a domani il termine ultimo entro il quale l'offerta a livello regionale deve essere riallineata ai contingenti previsti dal Miur per l'anno accademico 2014/15. «Resta inteso che, una volta completata la fase di riallineamento dei dati dell'offerta formativa, verranno riaperte le procedure per la scelta, da parte dei candidati che hanno superato il test preliminare, degli atenei e delle istituzioni presso i quali sostenere le prove scritte», prevede la nota a doppia firma del capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca, Marco Mancini, e del capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Luciano Chiappetta.
Della riapertura dei termini, assicurano da viale Trastevere, saranno messi a conoscenza tutti i candidati interessati alla nuova offerta formativa (nelle poche regioni dove non ci sono problemi, tutto resta com'è) sia per la prima scelta della sede che per le altre due.
Il regolamento prevedeva che i percorsi da inserire sul sito del Cineca, il consorzio interuniversitario, come offerta formativa distinta per regione e per classe di concorso, fossero vidimati dal Coreco, il comitato regionale, d'intesa con le direzione scolastiche regionali. Il sistema però è stato bypassato, con alcune università che hanno inserito direttamente i dati nel sito Cineca. E così è saltato ogni controllo e coordinamento. Il dicastero guidato da Stefania Giannini, con la nota del 24 ottobre scorso, ha previsto per la nuova tornata un ulteriore passaggio: «Una volta che l'offerta formativa complessiva in ciascuna regione e classe di concorso coincida con i posti disponibili, i Comitati, d'intesa con i direttori (scolastici regionali, ndr), devono trasmettere i dati relativi all'offerta formativa a questi dipartimenti». Il ministero, dunque, ha preteso per sé una fase di controllo ulteriore sulla congruenza dell'offerta formativa rispetto ai posti autorizzati. Entro il 29 ottobre la situazione dovrà rientrare senza nessuna deroga rispetto ai posti previsti, dicono dal Miur, così da garantire che entro il prossimo 30 novembre le procedure di selezione si concludano. Per luglio 2015 i nuovi abilitati dovranno essere pronti, così da poter partecipare ai prossimi concorsi senza subire danni, che potrebbero invece dare luogo a eventuali azioni risarcitorie.
Spetterà ai comitati regionali in queste ore mettere d'accordo i rettori dei singoli atenei, comprese le università telematiche, perché rivedano la torta dei corsi abilitanti, il cui costo può arrivare a 3mila euro a testa. Ma quali sono gli sforamenti? Un esempio: per tutta la Lombardia c'erano 425 posti per italiano alle medie (A043) e 204 per italiano alle superiori (A050) per un totale di 629. Nel portale Cineca i posti sono diventati per le due classi di concorso oltre 1130. C'è il caso della Lombardia, e poi quello della Campania, del Lazio e della Calabria, ma anche le piccole realtà non sono esenti. Nelle Marche, per esempio, l'Accademia di belle arti ha offerto per la classe A022 7 posti, autorizzati ne risultavano solo 2. Nel Molise, l'università ha messo in palio per la classe A060 20 posti, autorizzati 5. E poi c'è il Piemonte, l'Emilia Romagna, la Valle D'Aosta. In queste ore tutte le università stanno comunicando ai propri candidati che le prove slitteranno di qualche giorno. Intanto che si consuma la battaglia tra i rettori.

Il furbone Renzi promette assunzioni di massa on-line ma non in Consiglio di Ministri. Altro che consultazione democratica! Non sa dove trovare i soldi e non osava dirlo a Padoan

mercoledì 3 settembre 2014 · Posted in ,

E intanto rilancia la scuola dei presidi-padroni, liberi di assumere e di licenziare, e la concorrenza tra docenti ed Ata per qualche spicciolo, con i contratti bloccati per l’eternità
  Ma che gran furbone il Renzi, che colossale venditore di fumo, altro che il Berlusca! Cancella il CdM strombazzato da settimane che doveva decidere provvedimenti “epocali” per la scuola e mischia, on-line tanto non costa niente, promesse mirabolanti a ignobili proposte per scuole dominate da presidi-padroni liberi di assumere e licenziare e per scatenare lotte concorrenziali tra docenti ed Ata per qualche spicciolo in più, mentre i contratti restano bloccati a vita. Il furbone pensa che, grazie alla promessa di assunzioni di massa di precari, tutto il resto passerà in cavalleria. Le assunzioni di tutti i precari (che non sono solo i 150 mila delle GAE, ma molti di più) sarebbero la compensazione doverosa per tanti anni di discriminazioni e aleatorietà di vita, tanto più che nel prossimo triennio circa centomila docenti ed Ata andranno in pensione. Perché, invece di nascondersi dietro una fantomatica  discussione per due mesi, Renzi non è andato in CdM, rendendo realtà la promessa e richiedendo i circa 4 miliardi annui necessari per attuarla (un precario costa in media un 30% in meno di uno “stabile”) nella Finanziaria di novembre? Perché avrebbe dovuto avere il via libera di Padoan e di Draghi, nonché subire l’assalto degli altri ministri che avrebbero richiesto somme analoghe. Così, invece, potrà a gennaio fare marcia indietro, dando la colpa alle ristrettezze finanziarie. Ma, coperte da questo fumo, le 130 pagine nascondono le seguenti “chicche”, citando solo quelle che risaltano di più ad una prima rapida lettura:
1) In futuro le assunzioni avverranno solo per concorso, quel meccanismo corrompente che nessuna garanzia dà veramente sulle competenze; e solo per gli abilitati mediante una sorta di laurea abilitante che andrebbe anche bene (almeno sulla carta) se non fosse a numero chiuso e se non servisse anche ad accorpare enormemente cattedre e competenze, mischiando materie “affini”.
2) Finalmente i presidi otterrebbero il potere assoluto mediante l’assunzione diretta (e conseguenti licenziamenti) di docenti ed Ata). E’ scritto che, per realizzare, la “piena autonomia” scolastica, serve "schierare la squadra con cui giocare la partita dell'istruzione", cioè chiamare a scuola i docenti e gli Ata che il preside-padrone, dopo “consultazione collegiale”, riterrà più adatti.
3) Riparte la geremiade sul presunto “merito”, quel quid che nessun ministro o governo è mai riuscito a spiegare cosa sia esattamente per i docenti e gli Ata. Avvio dal prossimo anno del Sistema di valutazione nazionale, con la sedicente autovalutazione delle scuole che in realtà significherà l’imposizione dei criteri degli Invalsiani, quelli della scuola-quiz, nonché l’intervento assillante degli ispettori ministeriali. E in aggiunta, verrà imposto dal 2015-6 il Registro nazionale del personale, che farà lo screening delle sedicenti “abilità” di ognuno/a, fissandole in un Portfolio individuale su cui verranno conteggiati i presunti "crediti" professionali dei singoli. E sulla base del Portfolio e dei crediti i presidi assumeranno ma anche premieranno, perché per gli scatti stipendiali si procederebbe in parte per anzianità ed in parte per presunto merito con graduatorie di istituto, in base alle quali il 66% dei “migliori” (data l’aleatorietà dei criteri, sarà il preside ad avere la parola decisiva) avrà uno scatto ogni 3 anni (sempre con il permesso di Padoan e di Draghi).
4) In questo quadro finisce per preoccupare persino l’annunciata “eliminazione della burocrazia scolastica” (un’altra “rottamazione”?) se significherà, come scritto, lasciare carta bianca alla decisionalità dei "presidi in rete", trasformati in Amministratori delegati alla Marchionne, possessori delle scuole e del personale.
5) C’è poi un’accorata sollecitazione agli investimenti privati, in un quadro di potenziamento "dei rapporti con le imprese", non solo alle aziende vere e proprie, a cui si promettono forti sconti fiscali, ma anche al “microcredito” dei cittadini, con raccolte "popolari" di soldi, visto che il finanziamento pubblico da solo "non ce la fa". E toccherebbe ai genitori farsi avanti con altri quattrini. E la fuoriuscita per stages lavorativi (gratuiti) in azienda dovrà divenire la regola alle superiori. La “didattica lavorativa” sarà resa “sistemica”, verso una scuola-fabbrica.
5) Per incentivare al massimo la concorrenza tra docenti, si torna ai "formatori" contro cui nacquero i Cobas. Si chiameranno "innovatori naturali" coloro che invece di insegnare si occuperanno della formazione e dell'aggiornamento, che diverrà obbligatorio e conterà molto per i “crediti”. Ovviamente i tizi otterranno meriti e soldi in più. Cosa che accadrà anche per il "docente mentor" un supervisore della valutazione della scuola e del singolo, nonché per le attività di “formazione”.

Insomma, in attesa che, sull’unico punto potenzialmente positivo del programma -, e cioè l’assunzione al 1 settembre 2015 di 150 mila precari - un CdM prenda un preciso impegno legislativo a investire nella imminente Finanziaria i 4 miliardi annui necessari, ci apprestiamo a respingere al mittente il resto, con l’aiuto dei tanti docenti, Ata, studenti e cittadini che non si lasceranno ingannare dal novello Berlusconi. 
Quindi, sabato 6 settembre riuniremo il nostro Esecutivo nazionale per decidere le iniziative di protesta e di lotta in difesa della scuola pubblica e dei suoi lavoratori/trici, anche tenendo conto della decisione già presa da molte organizzazioni studentesche che hanno convocato per il 10 ottobre uno sciopero nazionale degli studenti.

Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS

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11 luglio, sciopero generale contro le politiche liberiste della UE e del governo Renzi. Contro il vertice UE sulla disoccupazione giovanile ci vediamo tutti/e a Torino

lunedì 16 giugno 2014 · Posted in , , ,

L'11 luglio i governanti dell’Unione Europea si incontreranno a Torino per un vertice sulla disoccupazione giovanile, proprio loro che in questi sei anni di crisi l’hanno ingigantita a dismisura in mezza Europa e in particolare in Italia, ove oramai quasi un giovane su due è senza lavoro, e la netta maggioranza di chi non è disoccupato svolge lavori massimamente precari e con salari da fame. Le politiche liberiste e di austerità, imposte all’Europa dai governi degli Stati più forti, e in particolare dalla Germania, e dai potentati economici e finanziari, sono state accettate e applicate da tutti i governi italiani degli ultimi anni, malgrado abbiano massacrato il lavoro, i redditi e le pensioni della maggioranza della popolazione, aggredito con le privatizzazioni i Beni comuni, ridotto drasticamente la qualità e i finanziamenti per l’istruzione, la salute, i trasporti e gli altri servizi pubblici, peggiorato la qualità dell’ambiente e della vita in gran parte del territorio nazionale e aumentato vistosamente quel debito pubblico che l’austerità, secondo le fallimentari ricette liberiste, doveva ridurre. E il governo Renzi ha già confermato di voler proseguire su questa nefasta strada, con il decreto Poletti e il Jobs Act, con un’altra valanga di privatizzazioni annunciate per i servizi pubblici locali, con vaste dismissioni di beni e ricchezze pubbliche e comuni, con una “revisione di spesa”, che invece di colpire la mostruosa corruzione e gli intollerabili privilegi della borghesia di Stato, finirà per bastonare, come sempre, i più deboli ed indifesi. Particolarmente insopportabile è dunque che, in coincidenza con l’inizio del semestre a guida italiana della UE, Renzi si esibisca nella prima grande vetrina mediatica della “sua” presidenza UE sbeffeggiando, insieme agli altri governanti europei, proprio quei giovani martoriati dalla disoccupazione e dalla precarietà dilaganti.
Con la manifestazione a Roma del 17 maggio scorso in difesa dei Beni comuni il contro semestre di opposizione alle politiche liberiste della UE e del governo Renzi è già iniziato. Ma il passaggio fondamentale per potenziarlo ed affrontare al meglio il conflitto sociale che si annuncia per l’autunno, è la massima riuscita delle iniziative di protesta dell’11 luglio a Torino, nelle quali sperimentare la più vasta alleanza tra tutti i settori sociali che vogliono invertire le politiche di austerità, creando una coalizione paritaria, senza gerarchie, plurale e solidale. I COBAS, per consentire la massima partecipazione dei lavoratori/trici alle iniziative contro il vertice, indicono lo sciopero generale per l''intera giornata dell'11 luglio di tutto il lavoro dipendente pubblico e privato. Lo sciopero è indetto contro le politiche liberiste di austerità della UE e del governo Renzi; contro il Patto di stabilità, la “revisione di spesa” e il TTIP (il trattato di "libero scambio" tra Usa ed Europa); contro le privatizzazioni, il decreto Poletti, il Jobs Act e la precarizzazione del lavoro; per la cancellazione del fiscal compact, per la difesa dei Beni comuni, del lavoro, del reddito, dei servizi pubblici, dei diritti sociali, democratici e sindacali. 
Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS – Confederazione Comitati di Base

Sbloccato un diritto economico per il personale Ata e docente,ma a quale prezzo?

domenica 15 giugno 2014 · Posted in

di Marco Barone - Il Governo attualmente in carica, con la firma di Cisl,Uil,Confsal e Cisal e Gilda, dunque senza la firma della Cgil ed ovviamente del sindacalismo di base, ha attuato quanto previsto dal precedente Governo, ovvero il riconoscimento al personale ATA della Scuola dell’emolumento una tantum avente carattere stipendiale di cui all’articolo 1-bis del decreto legge 23 gennaio 2014, n. 3, convertito con modificazioni dalla legge 19 marzo 2014, n. 41 ed il reperimento delle risorse da destinare per le finalità di cui all’art. 8, comma 14 del D.L. n. 178/2010 convertito dalla legge n. 122/2010 e dall’art. 4, comma 83, della L. n. 183/2011 per il personale scolastico, il pagamento degli scatti stipendiali del 2012.
Ma a quale prezzo? Alto, altissimo per la scuola. Poiché si continua ad attingere da risorse destinate alla scuola, dunque con un taglio a dir poco significativo su diverse voci. Ad esempio si taglia il FIS, giusto o sbagliato che sia, di 267 milioni di euro a decorrere dal 2015, a cui si aggiungono 427 milioni di tagli per il 2014 e 105 milioni per il 2013;
si tagliano i compensi per le ore eccedenti per il personale di educazione fisica; si tagliano le risorse destinate alle funzioni strumentali;si tagliano le risorse destinate a retribuire gli incarichi specifici per gli ATA, le risorse destinate alle misure incentivanti progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l'emarginazione scolastica, certamente il peggiore dei tagli, non tanto per la consistenza, pur significativa, ma
anche per una questione simbolica.
Insomma vedere sbloccato un diritto, tra l'altro rientrante nella sfera dei diritti quesiti, è un qualcosa di ordinario e normale, ma normale certamente non è e non deve essere l'attingere da risorse già destinate alla scuola tagliando dunque ancora dal capitolo finanziario dedicato al settore dell'istruzione.
http://xcolpevolex.blogspot.it/2014/06/scuola-sbloccato-un-diritto-econo ...

FERIE DOCENTI : INTERPRETAZIONE INACCETTABILE DELL’ARTICOLO 54 DELLA LEGGE DI STABILITA’ 2013

Alcuni Dirigenti Scolastici stanno interpretando l’articolo 54 della Legge di stabilità 2013 (n°228 del 24.12.2012, in G..U. 29.12.2012) in maniera arbitraria e priva di qualunque fondamento: intendono infatti decurtare dai 36 gg. complessivi (32 + 4 di festività soppresse) 19 giorni delle festività natalizie e pasquali.

Il motivo si riferisce, scorrettamente, al testo dell’articolo 54 che recita:
Il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative.”

Ciò significa che, secondo l’articolo 13, comma 8, del CCNL 2006-2009, il personale docente deve chiedere la fruizione delle ferie al di fuori dei periodi di svolgimento delle lezioni e delle attività didattiche, previa richiesta scritta, mentre non c’è alcuna indicazione esplicita e obbligatoria  che imponga di utilizzare i giorni delle festività.

L’interpretazione secondo cui i giorni delle festività dovrebbero essere conteggiati come ferie evidenzia una forzatura sul dipendente, che sarebbe “obbligato” a chiedere le ferie in periodi predefiniti e che dunque verrebbe esautorato della libertà di usufruire delle proprie ferie quando preferisca, fermo restando i periodi di non attività didattica.

Vi è poi un ulteriore forzatura: si comunica adesso la retroattività della fruizione delle ferie, mentre è assolutamente indispensabile che la richiesta sia antecedente alla fruizione: anche in questo caso, si interviene arbitrariamente e le indicazioni di alcuni  Dirigenti Scolastici si profilano come veri e propri abusi di potere.

Contro questa ennesima vessazione sul personale docente, occorre reagire con azioni miranti a rendere l’applicazione del provvedimento inefficace e a evidenziare l’illegittimità contrattuale, normativa e costituzionale delle richieste dei Dirigenti.

I docenti dovranno pertanto rifiutarsi di presentare domanda di ferie a questa condizioni, oppure presentare la domanda con l’intero ammontare di gg. a disposizione (32 + 4, se non ne sono stati utilizzati durante l’anno scolastico) e lasciare alla cura dell’Amministrazione l’eventuale decurtazione (e a quel punto, rifiutarsi di firmare l’eventuale nuova formulazione: la domanda dunque perde legittimità e non ha più valore legale).

Reagiamo al nuovo attacco contro i diritti dei lavoratori della scuola, contro l’ennesimo sfregio alla specificità dell’attività pedagogico-didattica degli insegnanti

i cobas della scuola

Ecco i testi delle prove Invalsi di Matematica e Italiano 2014 per la scuola secondaria superiore

giovedì 15 maggio 2014 · Posted in , , ,

 di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

Melt-Yourself-Down

Alleghiamo scaricabili dai links sottostanti i testi delle prove Invalsi 2014 di Italiano e Matematica per la seconda classe della scuola superiore distribuiti questa mattina nelle scuole italiane.
Continuiamo con l’operazione che da cinque anni portiamo avanti cercando di fornire in maniera “clandestina” i testi delle prove quasi in tempo reale.
Lo facciamo perché anche oggi ci sono giunte segnalazioni di “zelanti” dirigenti scolastici chenelle situazioni in cui le prove non si sono svolte regolarmente in quanto il personale scolastico ha scioperato o perché gli alunni si sono rifiutati di entrare a scuolaintendono sottoporre le prove in una data diversa da quella prevista.
Ciò è illegittimo (prove suppletive devono essere richieste dalle scuole con largo anticipo, per quest’anno scolastico il termine era il 13 dicembre 2013 ed essere effettuate a partire da nuovi testied è un tentativo di inficiare le azioni di protesta contro queste prove.
Boicotta le prove, diffondi i testi in modo che non possano essere riutilizzati!
Avvertenzaanche in queste prove, come è avvenuto lo scorso anno scolastico, il testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domandeper evitare (o comunque rendere più difficilela copiatura fra compagni di classequella che proponiamo è una di esse (fascicolo 3 per Italiano, fascicolo 4 per Matematica), nelle altre quattro le stesse domande sono state proposte con una numerazione differente.

Scarica il testo della prova di Italiano 
Scarica il testo della prova di Matematica 
Scarica il Questionario studente

Il 13 maggio scioperiamo e boicottiamo gli indovinelli Invalsi insieme agli studenti Contro la scuola-quiz e la scuola-miseria

domenica 11 maggio 2014 · Posted in , ,

Neanche la presidente dell’Invalsi ha capito i quiz
 Per chi non lo sapesse Anna Maria Ajello è da poche settimane la neo-presidente del carrozzone Invalsi, dopo una furiosa lotta interna tra gli aziendalisti della Fondazione Agnelli e l’apparato ministeriale, conclusasi, pare, con la vittoria di questi ultimi, accusati dai primi di aver sbagliato tutto nella gestione dei quiz e nel rapporto con i docenti.
 Il 6 maggio, durante la prima giornata di sciopero dei Cobas nella scuola dell’infanzia ed elementare, la presidente invalsiana, intervistata da Flavia Amabile, ha posto una lapide sul sepolcro della sua “creatura”, con questa scritta: “Ho provato a leggere le domande del test di seconda elementare, in alcuni casi ho dovuto leggerle due volte prima di capire la domanda. Non è ammissibile, non si possono effettuare le prove sulla base di tranelli o furbizie”. Nonostante questa dichiarazione di morte politica e culturale, il 13 maggio la “creatura” ripeterà come uno zombie i suoi riti nella scuola media superiore. E il 13 i Cobas invitano i docenti ed Ata delle scuole medie e superiori a scioperare e boicottare i quiz per dare un colpo decisivo all’insulso rito, mentre gli studenti derideranno e boicotteranno nelle scuole gli indovinelli con fantasia, ironia ed inventiva, in modo che anche la neo-ministra Giannini, che insiste diabolicamente a riproporre l’insensata procedura per giudicare scuole e docenti, sia costretta a verificare l’ampiezza del dissenso. Ci auguriamo che nella giornata del
13 non si ripetano gli abusi e l’attività antisindacale – perseguibile per legge - di tanti presidi-padroni, che il 6 e il 7 hanno minacciato insegnanti e genitori, sostituito docenti in sciopero, cambiato gli orari dei quiz, accorpato classi; nonché l’ignobile crumiraggio di quegli insegnanti (?) che hanno sostituito colleghi/e in sciopero. Il 13 i Cobas, insieme agli studenti, manifesteranno nelle principali città contro gli indovinelli e la scuola-quiz ma anche contro la generale politica scolastica che intende proseguire ed aggravare l’immiserimento materiale e culturale dell’istruzione pubblica. Altro che il “forte rilancio” promesso dal nuovo Grande Imbonitore Renzi: il governo vuole realizzare la “piena eguaglianza” tra scuola privata e pubblica, tagliare un anno di scolarità e quindi un’altra cospicua parte di spese per l’istruzione pubblica (già ridotte del 30% negli ultimi 20 anni), cancellare gli scatti di anzianità e bloccare per altri sei anni contratti e salari. Dunque, sciopero e manifestazioni sono promossi anche per restituire a docenti ed Ata gli scatti di anzianità e 300 euro mensili di aumento come parziale recupero del salario perso negli ultimi anni, per dire NO ai soldi alle scuole private, alla riduzione di un anno della scolarità, ai BES, alle classi-pollaio; per massicci investimenti nella scuola pubblica, per l’assunzione stabile dei docenti ed ATA precari e la definitiva garanzia del mantenimento del ruolo docente per gli “inidonei”, per il pensionamento immediato dei Quota 96.
11 maggio 2014

Ecco i testi delle prove Invalsi di Matematica 2014 per la scuola primaria e le griglie di correzione di tutte le prove



Young-Widows
di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
Alleghiamo scaricabili dai links sottostanti i testi delle prove Invalsi 2014 di Matematica per la seconda e quinta classe della scuola primaria distribuiti la mattina del 7 maggio nelle scuole italiane.
Vi informiamo che questa volta abbiamo fatto più fatica del previsto per procurarci i testiperchè il nostro agente segreto è stato colpito da…influenza.
Comunque ci siamo arrangiati lo stesso!
Avvertenza n°1i link che troverete conducono al sito ProveInvalsi.netIn questo sito potrete scorrere le varie domande, ma per passare da una all’altra dovete rispondere!Data la risposta, si caricherà automaticamente la domanda successiva e così via fino alla fine del questionarioPrima di iniziare vi verrà richiesto di inserire alcuni dati che serviranno per costruire una scheda in cui verranno registrate le vostre risposte e che, alla fine del vostro lavoro, vi dirà come ve la siete cavata e vi segnalerà  quale sarebbe stata la risposta giusta in quelle che avete sbagliato.
Avvertenza n° 2anche in queste provecome è avvenuto lo scorso anno scolasticoil testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domandeper evitare (o comunque rendere più difficilela copiatura fra compagni di classequella proposta è una di essenelle altre quattro le stesse domande sono state proposte con una numerazione differente.
Alleghiamo in fine anche le griglie necessarie alla correzione delle prove sia di Italiano che di Matematica.

Boicotta le provediffondi i testi in modo che non possano essere riutilizzati!

Vai al testo della prova di Matematica della classe 2 primaria 
Vai al testo della prova di Matematica della classe 5 primaria
Scarica qui la griglia di correzione di Matematica per la classe 2 primaria
Scarica qui la griglia di correzione di Italiano per la classe 2 primaria
Scarica qui la griglia di correzione di Matematica per la classe 5 primaria
Scarica qui la griglia di correzione di Italiano per la classe 5 primaria

Ecco i testi delle prove Invalsi di Italiano 2014 per la scuola primaria

strisse
di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
Alleghiamo scaricabili dai links sottostanti i testi delle prove Invalsi 2014 di Italianoper la seconda e quinta classe della scuola primaria distribuiti questa mattina nelle scuole italiane.
Continuiamo con l’operazione che da cinque anni portiamo avanti cercando di fornire in maniera “clandestina” i testi delle prove quasi in tempo reale.
Lo facciamo perché continuano a giungerci segnalazioni di “zelanti” dirigenti scolastici chenelle situazioni in cui le prove non si sono svolte regolarmente perché il personale scolastico ha scioperato o perché i genitori si sono rifiutati di portare a scuola i loro figli, intendono sottoporre alle prove gli alunni in una data diversa da quella prevista.
Ciò è illegittimo (prove suppletive devono essere richieste dalle scuole con largo anticipoper quest’anno scolastico il termine era il 13 dicembre 2013 ed essere effettuate a partire da nuovi testi) ed è un tentativo di inficiare le azioni di protesta contro queste prove.

Boicotta le provediffondi i testi in modo che non possano essere riutilizzati!

Avvertenzaanche in queste provecome è avvenuto lo scorso anno scolasticoil testo è stato impaginato in cinque maniere diverse (modificando la numerazione delle domandeper evitare (o comunque rendere più difficilela copiatura fra compagni di classequella che propiniamo è una di esse (fascicolo 4 italiano per la classe seconda,fascicolo 5 italiano per la classe quinta), nelle altre quattro le stesse domande sono state proposte con una numerazione differente.
Scarica il testo della prova di Italiano della classe 2 primaria 
Scarica il testo della prova di Italiano della classe 5 primaria

Scuola e controlli antidroga, prevenzione o repressione?




di Marco Barone - In questi mesi, probabilmente perché vi saranno delle ignote
scadenze, ignote alla collettività, non a chi si adopera per rispettarle, nelle scuole di molte città dilagano i controlli antidroga con le unità cinofile. A volte nell'area delle pertinenze scolastiche, a volte dentro le aule scolastiche interrompendo anche l'ordinaria attività didattica.


Non entro nel merito della questione proibizionismo ed antiproibizionismo, mi soffermo sul perché di questi controlli che vengono definiti come attività di prevenzione. A parer mio non si tratta di prevenzione, ma repressione vera e propria e non sempre legittima ed a volte sussistono anche dubbi di legalità. Prevenire significa intervenire tramite i processi cognitivi, formativi, educativi, coinvolgendo l'agenzia educativa scuola famiglia. Prevenire significa dialogo, confronto, informazione, formazione.
Prevenire non significa presentarsi un bel dì in una scuola qualunque, con mezzi delle forze dell'ordine e uomini in divisa e cani antidroga. E' una immagine preoccupante, brutta, che incute timore, che incute dubbi e mille perplessità, ma specialmente è l'immagine che rappresenta il fallimento delle politiche di prevenzione in tema di antidroga;  è il fallimento del processo educativo della e nella scuola. Perché quando lo Stato è costretto a mostrare i muscoli  significa che esiste un deficit enorme, che si cerca di colmare tramite il timore, l'autoritarismo ed all'interno di quel luogo che dovrebbe essere protetto, ed essere protetto non significa terra franca, ma significa semplicemente che la scuola tramite i suoi processi educativi deve essere l'unica soggettività deputata ad intervenire con gli strumenti formativi e preventivi ma non repressivi a sua disposizione. Senza dimenticare che in Italia non esiste alcuna emergenza di  assunzione di droghe tra gli studenti, il Piano nazionale antidroga,per esempio, parla di decremento considerevole rispetto alla media europea, invece risulta essere in aumento  il consumo di alcol. 

Il Piano Nazionale Antidroga 2010/13 in nessuno dei suoi passaggi prevede perquisizioni o controlli nelle scuole, così come oggi vengono effettuati. Si parla, invece, di dialogo, formazione, informazione, ma non di controlli così invadenti come quelli attuati recentemente. D'altronde lo stesso Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze nel 2002 scriveva che “La maggior parte dei programmi di prevenzione dalla droga hanno l’obiettivo di evitare o di ritardare l’assunzione di stupefacenti e la tossicodipendenza, a partire dall’ambito scolastico tradizionale. È necessario distinguere tra programmi di prevenzione specifici al di fuori dei curricula scolastici e attività preventive integrate nei programmi scolastici. La prevenzione nella scuola non dovrebbe focalizzarsi esclusivamente sul problema droga, ma al contrario comprendere aspetti di carattere personale e sociale, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie degli  alunni”.
Anche il protocollo d'intesa stipulato tra il MIUR ed il Dipartimento delle Politiche Antidroga con la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel dicembre 2012 sembra indicare vie diverse da percorrere, rispetto ai controlli con unità cinofile o perquisizioni nelle scuole. Si scrive per esempio che “gli interventi di prevenzione, per essere maggiormente efficaci, devono essere associati a interventi finalizzati alla riduzione della disponibilità di droghe sul territorio attraverso il mantenimento del rispetto della legalità ed in particolare mediante la repressione del traffico, dello spaccio, della coltivazione e della produzione non autorizzata. Oltre a queste azioni dirette alla riduzione dell’offerta, è opportuno anche mantenere fattori e condizioni deterrenti l’uso di droghe mediante regolamentazioni e normative nel rispetto dei diritti umani. Tutto questo all’interno di un approccio bilanciato che deve trovare sempre il giusto  equilibrio tra le azioni di riduzione della domanda e le azioni di riduzione dell’offerta”.
Accade però che vengono stipulati accordi territoriali tra Prefetture, Questure, USP, USR e Comuni, che prevedono modalità operative di interventi specifici e dettagliati e spesso questi protocolli,andando oltre le indicazioni nazionali, prevedono procedure che possono legittimare controlli antidroga effettuati all'interno delle scuole. Ma il punto è il seguente:  le scuole coinvolte, in casi come questi, sono state realmente informate di tutto ciò? Il Consiglio d'Istituto ed il Collegio docenti, i rappresentati degli studenti e dei genitori, sono stati coinvolti nei processi formativi ed informativi che interessano la possibilità o la necessità di dover provvedere a simili azioni di controllo?
Spesso ciò non accade.
Ma accade che mentre svolgi la tua lezione in classe senti all'improvviso bussare la porta, e vedi le forze dell'ordine con le unità cinofile lì pronte ad entrare. Come rimanere indifferenti a ciò? Il problema è culturale, sociale, educativo, formativo.  Altra riflessione andrebbe fatta sulla correttezza, anche dal punto di vista normativo, del comportamento assunto dal Dirigente scolastico che richiede l'intervento delle forze dell'ordine per effettuare simili atti all'interno della scuola. Spesso il tutto senza alcuna prova di uso e consumo o spaccio di sostanze all'interno dell'area scolastica, spesso senza indizi gravi, precisi e concordanti, ma solo per un senso del dubbio. Ciò sembra non essere vietato, ma il fatto che non sia vietato non significa automaticamente che il detto comportamento possa essere considerato liberamente come lecito sia dal punto di vista civile che penale che
amministrativo che etico e morale.

LE SCUOLE NON SONO CASERME, NO ALLA POLIZIA A SCUOLA, I COBAS A FIANCO DI FRANCO COPPOLI

Un dirigente scolastico avvia un procedimento disciplinare contro Franco Coppoli, un docente dell’Istituto per Geometri di Terni che la settimana scorsa ha impedito l’irruzione in classe a una squadra di poliziotti con cane antidroga che pretendevano di interrompere le lezioni e controllare gli studenti e l’aula come se si trattasse del Bronx. L’insegnante, dopo aver accertato che non ci fosse alcun mandato della magistratura, alla notizia che la polizia era stata “autorizzata” dal dirigente scolastico ha espresso la sua totale opposizione all’interruzione dell’attività didattica annunciando agli agenti che -in caso di violazione dell’aula e della lezione- li avrebbe denunciati per interruzione di pubblico servizio ed è riuscito ad ottenerne l’allontanamento dalla classe in nome della libertà di insegnamento.
Qualche giorno dopo la dirigente scolastica pro tempore, Cinzia Fabrizi, ha iniziato un procedimento disciplinare contro il prof. Franco Coppoli, trasmettendo gli atti all’Ufficio scolastico provinciale di Terni e alla Direzione dell’Ufficio scolastico Regionale dell’Umbria. Questo significa che la sanzione disciplinare pretesa è superiore ai dieci giorni di sospensione. Siamo in attesa di ricevere le contestazioni di addebito per capire cosa sia contestato al docente, a cui va la solidarietà dei Cobas. (Qui il link con un’intervista al docente)
Il caso non è isolato ma si inquadra all’interno di una operazione mediatico-intimidatoria più vasta a livello nazionale, in quanto la presenza della polizia nelle scuole viene segnalata in molte cìttà, indice di una strategia mediatico, repressiva ed intimidatoria. La scorsa settimana in quattro istituti superiori di Terni le lezioni, le verifiche, la normale attività didattica sono state interrotte da poliziotti accompagnati da un cane antidroga che hanno fatto irruzione nelle aule scolastiche, facendo uscire gli studenti, controllandoli, perquisendoli e fermando qualche ragazzo.
E’ la prima volta si è assistito, dentro le nostre scuole,  a scene che ricordano gli stati di polizia più che le democrazie moderne o uno Stato di diritto. I comunicati stampa della Questura di Terni affermano che durante il controllo sono state sequestrate (sic!) “20 dosi di hascisc e marijuana”, quindi in totale dovrebbe trattarsi di 4 o 5 grammi al massimo su migliaia di adolescenti. La quantità è irrisoria e non comprendiamo questo spiegamento di forze che ci sembra  inopportuno, e gravissimo. Siamo sicuri che un controllo su migliaia amministratori delegati di aziende, banchieri o politici (ricordiamo l’inchiesta delle Iene di qualche anno fa) avrebbe dato ben altri risultati, ma quello che rimane e vogliamo denunciare, è un operazione senza alcun senso educativo, che viola gli spazi che i ragazzi dovrebbero vivere come propri, che tenta di criminalizzare i giovani e che contro gli auspicabili interventi di prevenzione e riduzione del danno propone la sola opzione repressiva.
L’irruzione nelle classi e l’interruzione dell’attività didattica si configura infatti come una pesante violazione degli spazi educativi, come un tentativo di disciplinamento dei giovani, cercando di far passare un messaggio che criminalizza ed intimidisce gli studenti e distrugge o attacca pesantemente la specificità e l’autonomia degli edifici scolastici.
Questo spettacolo della forza e della repressione avviene inoltre a poche settimane dal pronunciamento della Corte Costituzionale che ha sancito la totale incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, quella che ha riempito le carceri di consumatori e piccoli spacciatori proprio equiparando le droghe leggere a quelle pesanti. Mentre in Uruguay ed in molti stati USA ormai hascisc e marijuana vengono legalizzati per scopi terapeutici o ricreativi a Terni si scatena un’operazione mediatica di forza e potenza contro le giovani generazioni, cercando di affibbiare agli adolescenti l’etichetta di drogati. Ci chiediamo infatti quale sia la ratio educativa che sta dietro questa operazione chiaramente intimidatoria, se non quella dell’educare alla disciplina ed alla subordinazione prefigurando uno stato di polizia in cui i diritti diventano un optional.
Invitiamo i dirigenti scolastici ad evitare di far entrare, durante l’attività didattica, la polizia a scuola, attivando eventualmente, con operatori professionali, progetti di prevenzione e riflessione sui comportamenti adolescenziali.
Invitiamo i docenti a lottare per difendere la libertà di insegnamento e l’autonomia della scuola (quella vera…) e a rifiutarsi di interrompere le lezioni, visto che l’operazione -a meno che non sia su mandato di un magistrato- si configura come interruzione di pubblico servizio. Invitiamo i colleghi ad intervenire nei casi critici attraverso strumenti educativi e relazionali e non certamente con comportamenti repressivi che potrebbero rovinare il futuro, già nero, dei nostri studenti.
Invitiamo gli studenti a mobilitarsi contro la repressione ed ii tentativo di criminalizzarli ed intimidirli in massa.
Le nostre scuole non sono caserme o discariche sociali, difendiamo la libertà di insegnamento, la libertà degli spazi educativi contro l’intrusione della polizia nelle nostre aule.

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